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domenica 11 aprile 2010

Il Crollo dell’Italia

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Image via Wikipedia

La sconfitta italiana

Parallelamente agli inizi del risollevamento francese, si assistette alla fine dell'Italia di Mussolini.

Egli aveva gettato il suo paese in un conflitto nonostante l'avversione dell'opinione pubblica. Avrebbe potuto forse convincere quest'ultima con delle vittorie. Ma invece di Italia, quando si era abbattuta senza l'aiuto della Germania, in Libia, in Grecia o in Etiopia, aveva subito gravi disfatte.

L'Italia inoltre dipendeva fortemente dall'importazione di materie prime dalla Germania, e questa almeno a partire dall'autunno del 1941 destinava all'Italia pochi contingenti. La Germania intanto pensava ad un piano per l'occupazione dell'Italia, che prevedeva la soppressione di re Vittorio Emanuele III. Malgrado il parere sfavorevole dei suoi generali, Mussolini inviò sul fronte russo molte truppe.

Alla fine dell'aprile del 1942, Hitler e Mussolini si incontrarono vicino Salisburgo per preparare un attacco su Malta, idea che poi fu abbandonata in giugno. In quel tempo, Mussolini era scoraggiato e l'antifascismo in Italia si stava largamente diffondendo.

In quell'atmosfera, l'offensiva del generale Montgomery e l'occupazione alleata dell'Africa del Nord produssero un effetto disastroso sul morale italiano. Il 30 gennaio del 1943, Mussolini sostituì il capo di stato maggiore generale, decisamente filo-tedesco, con il generale Ambrosio; all'inizio di febbraio allontanò suo genero il conte Ciano dal ministero degli esteri. All'inizio del maggio 1943, durante la battaglia di Tunisia, Hitler e Mussolini si incontrarono ancora una volta a Salisburgo. Ma questa riunione fu un fiasco. Mussolini era cosciente che l'asse Italia-Germania si era rotto.

Gli italiani tirano fuori l'idea che occorreva assolutamente fare la pace con i russi. Durante l'incontro, il 7 maggio Tunisi era caduta in mano agli alleati. Era anche l'inizio della disfatte italiana, che precipitò. Il 10 luglio infine, gli alleati sbarcarono in Sicilia, dove la resistenza crollò rapidamente.

Le dimissioni di Mussolini

Il 19 luglio ebbe luogo a Feltre un nuovo incontro fra Hitler e Mussolini. Il generale Ambrosio chiese invano a Mussolini di spiegare di Hitler che l'Italia aveva bisogno di fare la pace. Il silenzio del duce convinse Ambrosio che Mussolini doveva essere allontanato dalla guida del governo. Anche il re era deciso a congedare Mussolini.

Al ritorno da Feltre Mussolini accettò di riunire, per la prima volta dopo il dicembre del 1939, il Gran Consiglio del fascismo. La riunione ebbe luogo il 24 luglio e dopo una notte serrata di dibattito, Mussolini cercò senza convinzione di difendere la politica di alleanza con la Germania. Ma la maggioranza dei membri del Consiglio votarono una risoluzione contraria Mussolini.

Nel pomeriggio del 25 luglio, il re convocò Mussolini e il annunciò che affidava il potere al maresciallo Badoglio. All'uscita del palazzo reale, Mussolini fu arrestato. Era un vero e proprio colpo di Stato.

I negoziati di armistizio

Badoglio costituì un gabinetto tecnico e dichiarò con grande malcontento della popolazione che l'Italia avrebbe continuato La guerra. In realtà egli voleva far uscire l'Italia dal conflitto e, al tempo stesso, voleva evitare la reazione tedesca.

Sperava di mitigare le clausole della capitolazione, promettendo agli alleati un rovesciamento di posizione e la partecipazione alla lotta contro la Germania. Da parte alleata ci si interrogava per sapere se si dovesse accettare di negoziare con un governo diretto da uno dei protagonisti del regime fascista e dal re Vittorio Emanuele.

C'era una certa resistenza in proposito negli Stati Uniti, ma il segretario di Stato Cordell Hull, accettava Badoglio come interlocutore. Roosevelt seguì quindi questa linea. D'altra parte Churchill era desideroso di veder mantenuto in Italia un governo monarchico.

Le prime aperture italiane furono fatte il 4 agosto a Lisbona dal marchese Lanza d'Ajeta. Questi intendeva spiegare agli alleati che l'Italia desiderava la pace, ma doveva fingere di continuare la guerra. A questo scopo il generale Ambrosio incontrò Von Ribbentrop e Keitel il 6 agosto. Ma quest'ultimo rifiutò di ammettere il rimpatrio delle truppe italiane dalla Francia e dalla Croazia. Inoltre, nonostante l'opposizione degli italiani, i tedeschi fecero entrare numerose truppe nell'Italia del nord. Nonostante le lamentele, gli italiani affermarono che l'Italia era risoluta a continuare la guerra.

Il 5 agosto un diplomatico italiano a Tangeri, aprì i negoziati di armistizio propriamente detti. Inglesi e americani si misero d'accordo per esigere una capitolazione senza condizioni, lasciando intendere che una volta firmata, le condizioni sarebbero state meno dure, quanto più l'Italia avesse collaborato alla lotta contro i tedeschi.

Il 15 agosto il capo dello Stato maggiore del generale Ambrosio si recò a Madrid come plenipotenziario e incontrò l'ambasciatore britannico. Roosevelt e Churchill inviarono allora due negoziatori. Questi avevano redatto un testo di armistizio breve e senza condizioni, ma promettevano di dare o ogni appoggio alle forze italiane che si fossero battute contro la Germania. Un altro testo più dettagliato, l'armistizio lungo, veniva contemporaneamente preparato dei due governi.

Il 19 agosto i due emissari alleati incontrarono Castellano, che partì per Roma con le clausole militari della capitolazione. Un altro emissario italiano si recò la settimana successiva a Lisbona per chiedere l'invio di una divisione aerotrasportata alleata nei dintorni di Roma.

Infine il 31 agosto gli alleati diedero tempo fino alla mezzanotte del 1 settembre per accettare l'armistizio e Eisenhower promise l'invio di una divisione aerotrasportata a Roma. Castellarano si recò a Roma per consultare il suo governo e tornò il 3 settembre a firmare l'armistizio nei pressi di Siracusa.

Il giorno stesso, all'alba, l'ottava armata britannica sbarca la nell'Italia continentale. L'armistizio non doveva essere annunciato che l'8 settembre, dopo l'arrivo della divisione aerotrasportata vicino a Roma. Ma nello stesso giorno i tedeschi si impossessarono degli aeroporti della zona romana; Eisenhower decise di annullare l'operazione e rifiutò di rinviare l'annuncio dell'armistizio che fu dato ugualmente. I tedeschi allora investirono Roma, dalla quale fuggirono il governo Badoglio e la famiglia reale, che arrivarono a Brindisi il 10 settembre. La resistenza italiana ai tedeschi nei dintorni di Roma cessò l'11 settembre e le truppe tedesche continuarono la loro avanzata verso l'Italia meridionale.

La reazione tedesca

il 25 luglio uno dei membri della Gran Consiglio del fascismo, Farinacci fuggì da Roma per recarsi da Hitler, che era addolorato per la caduta di Mussolini, che considerava suo modello e maestro. Decise di ristabilire il regime fascista in Italia e le truppe tedesche affluirono attraverso il Brennero. Il 10 settembre Hitler pronunciò un discorso in cui si lamentò del tradimento italiano, ma fece un elogio di Mussolini, che il 12 fu liberato nella Gran Sasso negli Abruzzi e condotto in Germania. Il 15 settembre Mussolini dichiarò che riprendeva la direzione del fascismo italiano e pochi giorni dopo creò la Repubblica sociale italiana, in cui al centro era La cittadina di Salò sul lago di Garda. Il potere effettivo della nuova Repubblica fu affidato a fascisti fanatici.

D'altra parte Hitler approfittò del crollo italiano per annettere alla Germania Trieste e gli stia, oltre al Tirolo del sud, il Trentino e il bellunese. L'Italia doveva ugualmente abbandonare anche la Dalmazia in favore della Croazia e rinunciare a tutte le sue pretese sulla Francia.

Hitler pretese anche una punizione esemplare per il votanti della mozione che aveva messo in minoranza nel gran consiglio Mussolini, che dovette far arrestare suo genero. Questi l'11 gennaio fu condannato a morte e fucilato, insieme ad altri dissidenti del consiglio.

Le truppe alleate entrarono a Roma il 4 giugno del 1944, 2 giorni prima dello sbarco in Normandia.

Mussolini nell'aprile del 1945 venne catturato dai partigiani e fucilato vicino al Lago di Como il 28 aprile.

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sabato 6 marzo 2010

Parte II, Capitolo II, Paragrafi I e II: il riarmo della Germania e il fallimento delle intese anti-naziste

 

Il ripristino della coscrizione obbligatoria in Germania

La distensione apparente

dopo il 17 aprile del 1934, era ormai chiaro che la Germania avrebbe riarmato. Nessuno dei governi europei ignoravano che essa aveva intrapreso un vasto sforzo in tal senso, ma sperava di poter riallacciare dei negoziati, soprattutto dopo il positivo risultato del plebiscito della Saar. Ci si aspettava in tal senso un gesto conciliante. Così Francia Inghilterra avevano elaborato un piano di rafforzamento della pace, attraverso accordi regionali di reciproca assistenza sia d'Occidente che ad oriente della Germania, oltre che un patto aereo.

Hitler non aveva rifiutato ed aveva invitato l'ambasciatore britannico a Berlino per il 6 marzo. In effetti Hitler aspettava solo un pretesto per rendere pubblico lo sforzo di riarmo tedesco. Ora però il 4 marzo era apparso a Londra un "libro bianco" firmato da MacDonald che giustificava l'aumento delle spese militari britanniche con il riarmo tedesco. La stampa nazista si indignò; Hitler con la scusa di una malattia, rifiutò quindi di ricevere l'ambasciatore britannico. Il 10 marzo Goering annunciò ad un quotidiano inglese che la Germania aveva intenzione di creare un'aviazione senza precisare i limiti della potenza. In Francia contemporaneamente il governo presentò un progetto di ristabilire la legge militare che prevedeva un servizio effettivo di due anni.

Il ripristino della coscrizione obbligatoria in Germania

La risposta di Hitler fu immediata. Convocò Francois Poncet, annunciandogli di aver promulgato una legge che avrebbe ripristinato la coscrizione obbligatoria in Germania, aumentando a 36 le divisioni di effettivi dell'esercito tedesco. Il pretesti che adducevano era il fallimento del disarmo e il riarmo delle altre potenze. Inghilterra, Francia e Russia si mostravano ostili alla Germania. Francois Poncet contestò immediatamente questa decisione come violazione del trattato di Versailles e protestò contro il metodo del fatto compiuto.

Quale sarebbe stata la reazione delle altre potenze? Il governo francese non accolse il suggerimento di Francois Poncet di richiamare l'ambasciatore a Berlino, ma diede istruzioni di accelerare la conclusione di un patto orientale danubiano. Il governo inglese protestò, ma ordinò a Sir Simmon di continuare la sua missione in Germania. Protestò anche il governo italiano. Così il 23 marzo, si incontrarono a Parigi i ministri Laval, eden e Suvich. Si stabilì che Sir Simmon si sarebbe recato da Hitler, alla ricerca di una mediazione. Hitler dichiarò che il riarmo era stato imposto la Germania e che quest'ultima sarebbe tornata a Ginevra solo dopo una profonda riforma della società delle nazioni, che rifiutava di partecipare a qualsiasi patto orientale, ma che rispettava tuttavia gli accordi di Locarno. Annunciò anche la sua intenzione di costruire una flotta tedesca.

Le garanzie contro la Germania.

L'accordo di Stresa.

Tre accordi internazionali furono firmati in risposta della legge tedesca del 16 marzo 1935. L'accordo anglo-franco-italiano di Stresa (aprile 1935). Il trattato franco-sovietico (maggio) e il trattato ceco-sovietico (maggio).

La conferenza di Stresa si riunì, come previsto, l'11 aprile. Mussolini rappresentava l'Italia, McDonald e Sir Simmon la Gran Bretagna, la Val la Francia.

Laval

Le decisioni prese a Stresa sembravano dimostrare l'esistenza di un fronte comune contro la Germania. I tre paesi protestavano contro il metodo della denuncia unilaterale dei trattati. Gli affermavano il rispetto per il trattato di Locarno. Confermavano le dichiarazioni anglo-franco-italiane del 17 febbraio e del 27 settembre 1934 sulla necessità di mantenere l'indipendenza e l'integrità dell'Austria.

Stresa

Qualche giorno dopo, il consiglio della società delle nazioni, a cui la Francia si era rivolta per la violazione del trattato di Versailles, pronunciò navigazione di condanna dell'atteggiamento tedesco, precisando che ogni iniziativa analoga suscettibile di nuocere al mantenimento della pace in Europa, avrebbe provocato delle misure  appropriate.

Il patto franco-sovietico.

Dopo il rifiuto tedesco e polacco di aderire ad un patto orientale, la Val decise di limitare le sue ambizioni all'elaborazione di un trattato di alleanza franco-sovietico, al quale avrebbe aderito alla Cecoslovacchia. Tuttavia egli era poco disposto a farne uno strumento davvero efficace. Gli avvenimenti del marzo 1935 provavano definitivamente che il patto multilaterale dell'est non avrebbe potuto essere realizzato. Sembra che l'unione sovietica stessa spingesse la Francia a concludere un accordo bilaterale. Alcuni membri del governo francese in citavano Laval ad affrettarne la conclusione. Due giorni prima dell'accordo di Stresa, fu annunciata la prossima firma di un trattato di reciproca assistenza franco-sovietico. La Cecoslovacchia annunciò, il 18 aprile, che era imminente la firma di un accordo analogo un'unione sovietica.

Il trattato franco-sovietico prevedeva che in caso di minaccia o di aggressione da parte di uno stato europeo contro l'Urss o contro la Francia, i due paesi si sarebbero consultate al rafforzamento dell'articolo 10 del patto della società delle nazioni. Se la società delle nazioni avesse deciso delle sanzioni contro un paese europeo, membro o meno della società delle nazioni, colpevole di aggressione contro una delle due potenze contraenti, l'altra potenza avrebbe prestato tutto il suo aiuto. Se Francia o Urss fossero state attaccate senza provocazione da uno stato europeo e se il consiglio della società delle nazioni non avesse potuto prendere una decisione all'unanimità, l'altra potenza avrebbe prestato "immediatamente" aiuto e assistenza. Un protocollo speciale garantiva che, in caso di aggressione tedesca, il patto sarebbe entrato in vigore solo se l'aggressione fosse stata riconosciuta come tale dalle potenze garanti del trattato di Locarno: Gran Bretagna ed Italia. Così, conformemente al desiderio della Gran Bretagna, il patto franco-sovietico era subordinato al patto di Locarno.

Il patto ceco-sovietico.

Il trattato ceco-sovietico fu firmato a Praga il 16 maggio da Benes. Era simile al patto franco-sovietico, ma il protocollo annesso prevedeva che le misure di reciproca assistenza in caso di aggressione sarebbero entrate in vigore solo se la Francia avesse concesso il suo aiuto al paese attaccato. Così La responsabilità della Francia era doppio in caso di attacco contro la Cecoslovacchia.

Qual era la portata di questi due trattati? Sul piano interno francese, il patto franco-sovietico avrebbe facilitato il compito del governo. La Germania non nascondeva il suo malcontento e furono pubblicate numerose dichiarazioni nelle quali questo patto era dichiaratamente incompatibile con il trattato di Locarno.

Tra Francia e Russia il trattato non stabiliva dei veri rapporti di amicizia di fiducia; per renderlo efficace, sarebbe stato necessario un accordo militare. Francia, Cecoslovacchia e Urss si scambiarono delle missioni militari, che assistettero alle grandi manovre dei tre eserciti. Sebbene le missioni francesi tornassero dall'Urss favorevolmente impressionata, i negoziati non proseguirono vivamente, soprattutto per colpa dello stesso Laval.

 

La RAF sarà decisiva durante la “battaglia d’Inghilterra”, riportando un successo decisivo sulla pur potente Luftwaffe tedesca e salvando l’isola da una certa invasione.

Anche la Francia prolungò il fermo militare a due anni.

La reazione di Hitler si concretizzò nell’annuncio della prossima costruzione di una flotta aerea militare e nel ripristino della coscrizione obbligatoria in Germania (marzo 1935), annunciò inoltre la costituzione di una marina militare pari al 35% di quella inglese ma confermò la sua adesione agli accordi di Locarno.