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domenica 11 aprile 2010

Il Medio Oriente e la guerra totale

Quando nel giugno del 1941, la Germania attaccò alla Russia, la Gran Bretagna stava rafforzando le sue posizioni in Iraq, Siria e Libano. Nell'aprile del 1941 aveva istituito un organo di coordinamento incaricato di ripartire le importazioni ricevute dalla madrepatria dei diversi paesi del medio oriente. Nel 1944 anche di Stati Uniti parteciparono alla direzione di quest'organo che dominò praticamente la vita economica di tutto il Medioriente. Durante la guerra ci si sforzò di evitare ogni rivalità esistente fra gli alleati in questa regione vitale. L'esempio più interessante di collaborazione senza dubbio la questione dell'Iran.

L'occupazione dell'Iran

prima della guerra e del suo inizio, l'Iran era governato in modo dittatoriale dallo Scià Rehza Pahlevi, si stava aprendo sempre di più verso l'influenza tedesca. L'importanza della Germania nel commercio estero iraniano era enorme: imprese tedesche avevano costruito ferrovie e diverse fabbriche, comprese alcune fabbriche di armamenti. L'Inghilterra, che aveva grandi interessi nello sfruttamento petrolifero della zona, era gravemente minacciata da questa preponderanza tedesca. Quando la Germania attaccò l'unione sovietica, si pose subito il problema delle forniture di materiale allarmata rossa. L'Iran era una delle possibili vie di passaggio e per questo era importante garantire la sicurezza di questo paese a tutti i costi.

I governi russo e britannico cominciarono di comune accordo nell'agosto del 1941 con il reclamare al governo iraniano l'espulsione dei cittadini tedeschi. Ma il governo iraniano rifiutò con il pretesto della neutralità. Agendo di concerto, le due potenze inviarono delle truppe che alla fine dell'agosto del 1941 invasero l'Iran, senza praticamente incontrare alcuna resistenza. Diplomatici inglesi sovietici consegnarono al primo ministro iraniano delle note nelle quali dichiaravano la loro intenzione di obbligare il governo iraniano ad accettare le loro richieste in materia di trattamento dei cittadini tedeschi.affermavano comunque di non avere alcuna intenzione di attentare all'integrità territoriale dell'Iran. Il primo ministro rassegnò le dimissioni e il suo successore ordinò all'esercito di cessare qualsiasi resistenza. Così alla fine di agosto delle nuove note alleate precisarono quali sarebbero state le zone di occupazione. Gli alleati chiesero inoltre facilitazioni per il trasporto di materiale bellico. Si giunse così al 31 agosto con la consegna dei cittadini tedeschi alle autorità britanniche. Alcuni di essi riuscirono a nascondersi e organizzare una rete di resistenza. Il governo iraniano, comunque, pretese dagli alleati di avere il minor contatto possibile con lo popolazione e di percepire ogni un indennizzo per le perdite subite in seguito le operazioni militari. Gli alleati diedero parziale soddisfazione a queste richieste.

Ci si chiese se questa nuova situazione era compatibile con il mantenimento al trono dello Scià, inizialmente favorevole alla Germania. Quest'ultimo pensò di poter conservare il potere, chiedendo alla fine di agosto i buoni uffici del presidente Roosevelt per i negoziati fra l'Iran e le potenze occupanti. Roosevelt rispose in tono amichevole, facendogli ritenere la sua posizione solida. Ma una violenta propaganda inglese russa diretta contro di lui, lo portarono all'abdicazione a metà settembre in favore di suo figlio, che fu proclamato Scià.

Il nuovo governo fece buon viso a cattivo gioco e cercò da un lato di dare al paese un regime relativamente democratico, dall'altro di aiutare le potenze occupanti, divenendone un loro alleato. Questa politica portò ad un trattato di alleanza nel gennaio del 1942 fra Iran, Urss e regno unito. Gli ultimi due si impegnarono alla difesa dell'Iran contro ogni aggressione promettendo di ritirare le loro forze dal territorio iraniano entro sei mesi dalla fine delle ostilità. In cambio l'Iran avrebbe cooperato con gli alleati, ricevendo garanzie che l'amministrazione del paese non sarebbe stata modificata. Nel settembre del 1943 l'Iran dichiarò guerra alla Germania, ma si trattava di una manifestazione del tutto platonica.

In effetti l'Iran si trovava in una situazione di inferiorità e l'opinione pubblica sopportava con molta amarezza questa umiliazione. Così quando le tre grandi potenze scelsero Teheran come sede del loro primo incontro (novembre 1943), il governo iraniano non fu consultato preventivamente ed apprese la venuta di Churchill, Roosevelt e Stalin solo dopo l'inizio della conferenza. Quest'ultima però si occupò anche un po' degli affari iraniani, sebbene in assenza di un qualsiasi rappresentante governativo.

Il 1 dicembre del 1943 i tre grandi firmarono una dichiarazione sull'Iran, riconoscendo l'assistenza data da quel paese contro il nemico comune. Si impegnavano a continuare il loro aiuto economico a questo paese e riaffermava nel loro desiderio di mantenere l'indipendenza e la sovranità dell'Iran, auspicando la sua adesione ai principi della carta atlantica.

Gli inizi della rivalità tra gli alleati in Iran

Tuttavia dopo la conferenza di Teheran, l'unione sovietica fece un grande sforzo per estendere la propria influenza nell'Iran settentrionale, contrariamente alle dichiarazioni precedentemente fatte. L'occupazione del nord dell'Iran da parte dei sovietici fu accompagnata da un vasto sforzo di propaganda e da numerosi interventi politici. Esisteva per Anna una censura anglo-russo-iraniana creata nel gennaio del 1942, nella quale ciascuno dei partecipanti aveva il diritto di porre il proprio veto sulla pubblicazione di informazioni provenienti da fonti private. Ma l'agenzia TASS era considerata un organo statale, mentre al contrario tutte le altre agenzie occidentali erano private. Per cui i corrispondenti della stampa alleata non potevano recarsi nelle zone occupate dai russi. A partire dal 1944 si sviluppò una tensione fra sovietici e inglesi e americani. Il partito filo-comunista iraniano era apertamente sostenuto dalle autorità sovietiche di occupazione, che godevano peraltro di ottimi rapporti con il primo ministro.

La crisi diventò seria alla fine del 1944 a proposito del problema del petrolio, in relazione alle concessioni petrolifere del paese. Infatti, iniziò un vero e proprio braccio di ferro fra l'unione sovietica da un lato che pretendeva nuove concessioni e inglesi americani dall'altro, che difendevano invece quelle già acquisite. Il governo iraniano finì, in definitiva, per respingere tutte le richieste di nuove concessioni, suscitando le vivaci proteste sovietiche. In conseguenza di ciò, il partito comunista iraniano organizzò nel novembre del 1944 delle violente manifestazioni di massa. Ma il capo della minoranza non comunista del parlamento iraniano propose una legge che, approvata il 2 dicembre, stabiliva che nessun ministro avrebbe potuto trattare per una concessione petrolifera. Iniziò così un periodo di estrema tensione, che continuò anche dopo la fine della guerra.

La Palestina

Il resto del medio oriente, sottoposto per intero controllo britannico, conobbe durante gli anni che vanno dal 1941 al 1944 una relativa calma. In Palestina gli ebrei, per sostenere la lotta degli inglesi contro i nazisti, cessarono temporaneamente di lottare contro la politica dell'Inghilterra. Solo alcuni irriducibili rifiutarono qualsiasi compromesso e fondarono, poco dopo l'inizio della guerra, il Gruppo Stern, il cui scopo era di cacciare gli inglesi dalla Palestina. Tuttavia il fondatore di questo gruppo estremista fu ucciso nel 1941 dalla polizia inglese, ma il suo gruppo continuò funzionare. Nel novembre del 1944, il gruppo Stern si rese autore dell'omicidio di un ministro di Stato britannico al Cairo. Il gran Muftì di Gerusalemme era compromesso: cercò quindi di scappare e da lontano, tentò di organizzare una resistenza anti-inglese.

L’Egitto

In Egitto si ebbe un solo momento critico all'inizio del 1942, quando le truppe di Rommel minacciavano il paese. In queste circostanze gli inglesi sostituirono il primo ministro pascià, ritenuto troppo vicino alla Germania con una persona più favorevole ai britannici. Per ottenere ciò fecero pressione sul re Faruk inviando dei carri armati fin nel cortile del suo palazzo. Dopo due giorni di resistenza il re dovette cedere, non senza amarezza. Il primo ministro fu sostituito con un uomo politico molto più vicino agli inglesi. Egli ottenne dall'ambasciatore britannico però una dichiarazione con il quale il governo britannico si impegnava trattare l'Egitto come una nazione indipendente. Il nuovo ministro pascià si mostrò molto indipendente nei confronti dei britannici durante tutta la guerra: seguitò inoltre a reclamare l'ammissione dell'Egitto tre firmatari dei trattati di pace e invoco la revisione del trattato firmato con inglesi nel 1936, in modo che la zona del Canale di Suez fosse evacuata dai britannici e il Sudan anglo-egiziano incorporato dall'Egitto.

Siria e Libano

Nel giugno del 1941 il generale Catroux aveva annunciato la fine del regime dei mandati sulla Siria sul Libano. In seguito a ciò nel settembre del 1941 era stata proclamata l'indipendenza della Siria e in novembre quella del Libano. Il trattato che avrebbe definito i rapporti franco-libanesi, da definire successivamente alla proclamazione d'indipendenza, nelle speranze del generale de Gaulle avrebbe dovuto garantire alla Francia vantaggi paragonabili a quelli che l'Inghilterra godeva in Iraq e in Egitto. Tuttavia la scarsezza dei rifornimenti verso il paese alimentava il malcontento popolare, e inoltre le autorità francesi libere non si affrettarono a trasferire i loro poteri ai due nuovi stati. Solo nel 1943 ebbero luogo nei due paesi delle elezioni, dove i nazionalisti non farlo largamente.

Fu allora che iniziò una crisi breve, ma grave per l'avvenire dell'influenza francese in questa zona. Nel novembre del 1943, nonostante l'opposizione del delegato francese, il Parlamento libanese adottò una riforma della costituzione che sopprimeva gli articoli che mantenevano alla Francia una posizione privilegiata. Il governatore francese reagire brutalmente sospendendo la costituzione e facendo arrestare il presidente del consiglio libanese e i ministri, sciogliendo il Parlamento imponendo la legge marziale.

Scoppiarono però dei disordini a Beirut e in altre città, scatenando le proteste del resto del mondo arabo. Inglesi americani pretesero dal comitato francese di liberazione nazionale che queste misure fossero revocate. Fu inviato in novembre il generale Catroux a Beirut. In seguito a ciò il presidente libanese e i suoi ministri furono liberati e il parlamento ristabilito.

Si concluse la vicenda con un accordo nel dicembre del 1943, firmato dal generale Catroux dai governi di Siria e Libano, che stabiliva il trasferimento dei poteri esercitati dalle autorità francese a partire dal 1 gennaio del 1944.

Le relazioni tra gli alleati dal 1942 al 1944

The Big Three: British Prime Minister Winston ...

Image via Wikipedia

Capitolo VII, Paragrafo III

 

La conferenza di "Arcadia" o di Washington

L'attacco giapponese contro Pearl Harbor convinse Roosevelt ad accettare la proposta di Churchill di un incontro Washington.

Il primo ministro inglese vi giunse il 22 dicembre del 1941. Poiché gli Stati Uniti erano entrati in guerra era necessario stabilire solidamente le basi della loro collaborazione e determinare quale priorità sarebbe stata data alle operazioni in estremo oriente o quelle in Europa. L'ambasciatore dell'unione sovietica negli Stati Uniti, Litvinov assistette ad alcune di queste riunioni.

La prima decisione che fu presa fu quella di formulare una dichiarazione di principio che sarebbe stata sottoposta a tutte le nazioni in guerra contro l'asse. Questa "Dichiarazione delle Nazioni Unite" fu firmata il 1 gennaio del 1942 alla Casa Bianca dai rappresentanti di 26 nazioni.

Era un richiamo dei principi della Carta Atlantica con una giunta, quelle delle libertà religiose, ammessa anche dai sovietici. D'altra parte le Nazioni Unite si impegnavano a impiegare tutte le loro risorse militari ed economiche contro l'asse e a non firmare né armistizi né pace separata. Fu deciso che lo sforzo principale doveva essere diretto contro la Germania, il cui potenziale industriale era superiore a quello del Giappone. Questo principio della Germania per prima non fu difeso solo da Churchill ma anche dal generale americano Marshall che voleva si attaccasse il nemico più forte.

Fu anche accolto il principio di dividere il mondo in zone di operazioni, ognuna delle quali sarebbe sottoposta ad un comando unico. Infine si decise che l'autorità suprema sarebbe stato uno "Stato Maggiore combinato", con sede Washington.

In realtà però, le rivalità fra i membri americani britannici di questo organismo furono molto vive. Alla strategia di concentrazione degli americani, gli inglesi contrapponevano quella della divisione periferica, cioè logoramento del nemico nei suoi punti più deboli.

L'alleanza anglo-sovietica

Durante primi mesi del 1942, gli alleati subirono numerose sconfitte. Solo sul fronte russo la situazione era migliore, grazie ai successi sovietici ottenuti durante l'inverno. Stalin non cessava di chiedere l'apertura del secondo fronte e l'accelerazione delle forniture di armi all'unione sovietica. Si decise allora che Molotov avrebbe fatto un viaggio in Inghilterra e negli Stati Uniti.

A Londra, il ministro sovietico negozio e firmò un trattato di alleanza con l'Inghilterra (26 maggio 1942). Questo trattato era diretto contro la Germania e i suoi associati. I due paesi si impegnavano a non entrare i negoziati con il governo di Hitler, né con nessun altro governo tedesco.

A Washington, Molotov arrivò il 29 maggio. Ebbe diversi incontri con Roosevelt, Cordell Hull, Hopkins e l'ambasciatore Litvinov. Il presidente degli Stati Uniti approfittò di quest'incontro per dichiarare che era convinto che la pace avrebbe potuta essere garantita per almeno 25 anni. La discussione principale si svolse ancora sul secondo fronte, che Molotov pretendeva per il 1942. Il presidente Roosevelt dichiarò che gli sarebbe piaciuto incontrare Stalin. Discutendo ancora dei problemi del dopoguerra, Roosevelt suggerì un sistema di tutela internazionale sul numerose isole e possedimenti coloniali, che sarebbe stato opportuno sottrarre nazioni troppo deboli per avviarle verso l'indipendenza totale. Roosevelt alla precisa domanda di Molotov dichiarò che il secondo fronte poteva essere aperto nel 1942 (questo suscitò però obiezioni da parte di Marshall e di Hopkins). In definitiva il soggiorno di Molotov fece un'ottima impressione negli Stati Uniti.

Le conferenze della Casa Bianca, di Mosca e di Anfa

Churchill era estremamente contrariato all'idea di uno sbarco, anche se limitato, in Francia nel 1942. Riteneva più preferibile spingere a fondo per la preparazione dello sbarco in Africa del Nord.

Nel giugno del 1942, Churchill tornò a Washington, proprio in coincidenza con i successi enormi di Rommel in Nord Africa, situazione che lo preoccupava molto. Malgrado le proteste dei generali americani, si decise nel luglio del 1942 di sostituire lo sbarco in Francia, con uno in Africa del Nord, in modo da attenuare gli effetti della sconfitta dell'esercito britannico stava subendo in Libia.

Restava da far accettare a Stalin il ritardo nello stabilimento di un secondo fronte. Churchill si recò quindi a Mosca, dove arrivò nel settembre del 1942 e vi rimase tre giorni. Stalin fu estremamente scontento del ritardo e l'inizio della conferenza fu molto difficile. Si rassegnò tuttavia d'accettare quello degli proponeva Churchill, cioè un'intensificazione dei bombardamenti aerei e l'operazione di sbarco in Africa del Nord.

Nel corso di una riunione, Churchill e Stalin per essere in considerazione la possibilità di un incontro con il presidente Roosevelt. Ma questa eventualità era molto lontana da potersi realizzare e corse voce alla fine del 1942 della possibilità di una pace separata fra l'unione sovietica e la Germania attraverso la mediazione del Giappone.

Dopo lo sbarco in Africa del Nord, Stalin ruppe il suo lungo silenzio e si felicitò con Churchill di successi riportati. I due capi di governo anglosassoni decisero allora di incontrarsi nel gennaio del 1943 in Marocco. Avrebbero voluto che venisse anche Stalin, ma questi rifiutò a casa dell'importanza del operazioni militari in corso (battaglia di Stalingrado).

Si decise che la conferenza avrebbe avuto luogo ad Anfa. L'incontro aveva tre scopi principali:

1. Organizzare le operazioni militari nel Mediterraneo La conquista della Sicilia;

2. Cercare di riconciliare i francesi di Londra con quelli di Algeri;

3. Rassicurare i russi sulla volontà degli anglosassoni di proseguire la lotta.

Riguardo a quest'ultimo punto, Churchill accolse la proposta che Roosevelt aveva avanzato senza consultarlo: l'eliminazione totale della potenza bellica nemica.

La tensione tra anglosassoni e russi

La prima metà del 1943 è probabilmente quella in cui gli anglosassoni e russi si intesero peggio. I sovietici moltiplicarono le loro allusioni offensive su ritardo nell'apertura del secondo fronte o sulla lentezza della campagna d'Africa. E questa atmosfera che ebbero luogo tre importanti incontri anglo-americani.

Il primo si ebbe in occasione del viaggio di eden a Washington nel marzo del 1943. Gli incontri del capo del Foreign Office con Roosevelt, Cordell Hull, Summer Welles e Hopkins riguardarono quasi esclusivamente sulla situazione del mondo dopo la guerra. Di questi dibattiti si possono ricordare questi punti:

1. Gli anglosassoni ammettevano l'incorporazione di paesi baltici nell'Urss, ma desideravano un plebiscito a tale proposito.

2. Essi erano d'accordo nel ritenere che la Polonia poteva essere limitata verso est dalla linea Curzon. Per contro si sarebbe potuta dare la Russia orientale alla Polonia e di evacuare la popolazione tedesca.

3. Si ammetteva che la Bessarabia sarebbe stato incorporata nella Russia.

4. A proposito della Germania, Roosevelt e eden furono d'accordo nel ritenere che avrebbe dovuto essere smembrata. Furono ugualmente d'accordo che l'Austria vi divenisse indipendente.

5. Per l'estremo oriente, Eden proposte che le isole del Pacifico sotto mandato giapponese fossero attribuite agli Stati Uniti. Era invece poco favorevole al sistema dei mandati auspicato da Roosevelt. Non credeva nemmeno, al contrario del presidente americano, che La Cina avrebbe potuto diventare una grande potenza dopo la guerra.

6. A proposito della futura organizzazione internazionale, furono invece prese poche decisione.

D'altra parte inglesi americani non riusciva ad accordarsi a proposito della Francia. Eden desiderava l'unificazione sotto un'unità forte, dei francesi liberi di Londra e dei francesi di Algeri. Roosevelt preferiva continuare a negoziare invece con le diverse autorità locali.

In definitiva il viaggio di Eden a Washington aveva ampiamente chiarito i problemi che si sarebbero posti dopo la guerra, senza tuttavia che gli anglosassoni avessero calcolato nel loro esatto valore le rivendicazioni future dei sovietici.

Le conferenze "Tridente" e "Quadrante"

Il viaggio di eden a Washington fu seguito da due incontri successivi tra Roosevelt e Churchill. Il primo (conferenza Tridente) ebbe luogo a Washington nel maggio del 1943. Era una conferenza di carattere militare. La principale decisione presa fu lo sbarco in Europa occidentale che avrebbe avuto luogo il 1 maggio del 1944. Si decise di affidare a Churchill la cura di negoziare con il Portogallo per la creazione di basi alleate nelle Azzorre. Questo negoziato si concluse nell'ottobre del 1943 con un accordo.

Ci si rifiutò di dare la priorità alla guerra nel Pacifico, come chiedeva il generale Stilwel. Si pensò di organizzare un incontro con Stalin, sia che Roosevelt vi prendesse parte, sia revisioniste anche Churchill. Niente però consentiva di sperare in una prossima realizzazione di questo obiettivo. Senza dubbio Stalin diede un pegno della sua moderazione dissolvendo il Komintern. Ma nello stesso tempo scambiava con Churchill una corrispondenza estremamente vivace, nella quale si dichiarava che gli anglosassoni avendo già rinviato varie volte l'apertura del secondo fronte non respiravano più fiducia, quando promettevano di aprirlo nel maggio del 1944.

Si poté temere che l'Urss, con un rovesciamento simile a quello avutosi nell'agosto del 1939, tentasse una pace separata con la Germania. D'altra parte La Cina, la cui situazione era decisamente cattiva (era rifornita solo dal ponte aereo al di sopra dell'Himalaya), poteva anche essa essere costretta a concludere una pace separata con il Giappone.

Le dimissioni di Mussolini e la creazione del governo Badoglio (25 luglio 1943) spinsero Roosevelt e Churchill e incontrarsi nuovamente. Questa volta La conferenza organizzata nella città canadese di Quebec (conferenza Quadrante). Cominciò il 17 agosto del 1943. E alla conferenza di Quebec che fu redatto il progetto di dichiarazione delle quattro grandi potenze (regno unito, Stati Uniti, Urss, Cina) per l'istituzione di una organizzazione internazionale. Nonostante le reticenze di Churchill, assai poco favorevole all'operazione di sbarco in Francia, e propensi invece ad uno sbarco nei Balcani, fu confermata la decisione di fissare l'operazione per il 1 maggio del 1944 e fu deciso di completarla con uno sbarco nel sud della Francia.

Fatto essenziale, si apprese alla fine della conferenza di Stalin accettava una proposta americana di riunire prossimamente a Mosca i ministri degli esteri dei tre grandi.

La conferenza terminò il 24 agosto. Churchill passò ancora tre settimane a Washington e si trovava la quando le truppe alleate sbarcarono in Italia e quest'ultima capitolò (3 settembre). Ricevette all'università di Harvard una laurea honoris causa, in quell'occasione pronunciò un discorso nel quale propose per l'avvenire che fosse creata una cittadinanza comune fra americani e britannici, in toni vaghi esattamente come era avvenuto nel giugno del 1940 quando venne proposta l'idea dell'unione franco-britannica.

Poco dopo la conferenza del Quebec, il 25 settembre ebbe luogo un importante modifica nella direzione della politica estera degli Stati Uniti. Il sottosegretario di Stato Samner Welles rassegnò le dimissioni e fu sostituito da Stettinius. Da parecchio tempo infatti Welles non andava d'accordo con Cordell Hull e poiché quest'ultimo godeva al Senato di un notevole prestigio, Roosevelt preferì questa soluzione per evitare un fallimento clamoroso com'era accaduto al suo predecessore Wilson.

La conferenza dei tre ministri a Mosca

Accettato da Stalin il 10 agosto, la conferenza dei ministri degli esteri era la prima riunione fra i rappresentanti dei tre alleati. Churchill e Roosevelt speravano di poterla completare con una riunione fra i tre capi di governo. Eden e Cordell Hull si recarono a Mosca, dove la conferenza si aprì il 19 ottobre 1943. Subito il anglosassoni constatarono una maggiore preoccupazione del loro collega russo Molotov, era di ottenere l'assicurazione che l'invasione della Francia, annunciata per la primavera del 1944 non fosse ritardata. Churchill, che desiderava uno sbarco nel Mediterraneo orientale e la prosecuzione attiva delle operazioni in Italia, sperava che non fossero presi impegni vincolanti. Per contro, appoggiava un'altra proposta russa che tendeva trascinare la Turchia in guerra.

Stalin acconsentì ad una riunione dei tre capi di governo a condizione che avesse luogo a Teheran. I tre ministri discussero anche dei problemi del dopoguerra e decisero la creazione di una "commissione consultiva Europea", che si sarebbe riunita a Londra nel momento in cui il regime di Hitler fosse stato vicino al crollo, in modo da studiare le soluzioni per risolvere problema tedesco. La conferenza terminò il 3 novembre e pose fine all'attenzione degli alleati. Tuttavia aveva lasciato nell'ombra un punto essenziale: quello di sapere quale regolamento sarebbe stato dato nel dopoguerra ai problemi europei.

La prima conferenza del Cairo

Recandosi a Teheran, Roosevelt e Churchill dovette rincontrare il generale Chang Kai Sheck al Cairo; la conferenza regolò principalmente problemi militari. Sul piano politico, Churchill insistette sulla necessità della Gran Bretagna di recuperare Singapore e Hong Kong. Si parlò soprattutto dell'avvenire della Cina.

Il 1 dicembre del 1943 fu pubblicata una dichiarazione dei tre capi di governo, che costituiva la base degli ulteriori sviluppi in estremo oriente. Gli scopi di guerra delle tre potenze sarebbero stati di punire l'aggressione giapponese. Quest'ultimo avrebbe dovuto abbandonare tutti gli ex arcipelaghi tedeschi conquistati nel 1914 e la Corea, che sarebbe divenuta libera e indipendente. Avrebbe restituito alla Cina i territori che le erano stati strappati in epoche differenti e soprattutto formosa e la Manciuria.

Si può notare il trattato di neutralità nippo-sovietico aveva quasi interamente interrotto le consegne di materiale bellico sovietico alla Cina.

La conferenza di Teheran

Roosevelt e Hopkins arrivarono a Teheran il 27 novembre del 1943. Il 28 Stalin fece visita al Roosevelt. I due uomini di Stato si limitarono a passare in rivista la situazione generale. Dopo di che vi raggiunse Churchill ed ebbe luogo la prima conferenza generale, presieduta da Roosevelt. Gli incontri durarono fino al 1 dicembre del 1943.

Sul piano militare si parlò parecchio dello sbarco in Normandia, fissato per il 1 maggio del 1944. Il punto principale fu l'opposizione di Roosevelt e, soprattutto di Stalin, ad un piano di Churchill che voleva un'operazione simultanea nei Balcani.

A proposito della Germania, Stalin dichiarò che i polacchi dovevano estendere la loro frontiera fino al fiume Oder. Si mostrò estremamente pessimista sulla possibilità di cambiare il popolo tedesco e, come gli inglesi, era favorevole ad uno smembramento della Germania. Riteneva che una Germania unita potesse recuperare la sua potenza entro un periodo di 15-20 anni. Raccomandava l'installazione di un sistema di basi in Germania e fuori che permettesse di sorvegliare questo paese. Suggerì peraltro un sistema analogo per il Giappone. Roosevelt propose la creazione di cinque Stati autonomi in Germania.

Churchill sembrava pensare invece a tre Stati: Russia, Germania centrale e Germania meridionale. Stalin si mostrò assai scettico su questi due piani e fu deciso di affidare nello studio alla Commissione Consultiva Europea.

Si discusse anche dell'organizzazione internazionale delle Nazioni Unite. Roosevelt propose che l'Onu fosse composta da tre elementi: un'assemblea, che avrebbe riunito tutti i membri per discutere problemi mondiali, un Comitato esecutivo che avrebbe trattato le questioni non militari, composto da Urss e Stati Uniti, dal regno unito e dalla Cina ed almeno due nazioni europee, da una sudamericana e da una del medio oriente, da una dell'estremo oriente e da un Dominion. Infine ciò che Roosevelt e chiamava "quattro poliziotti" (Urss, Stati Uniti, regno unito, Cina), incaricati di prendere misure energiche e immediate nel caso in cui la pace fosse minacciata. Non era prevista l'eventualità di una minaccia alla pace da parte di uno di questi quattro poliziotti.

In definitiva La conferenza risultò importante, non tanto per i risultati concreti ottenuti, quanto per la nuova atmosfera che sembrava creare. Al termine della conferenza fu pubblicato un comunicato ufficiale ed una dichiarazione sull'Iran.

La seconda conferenza del Cairo

Sulla via del ritorno, Roosevelt e Churchill si fermarono di nuovo al Cairo, dove dal quattro al 6 settembre del 1943, ebbero incontri con i presidenti della Repubblica turca e del suo ministro degli esteri. Scopo di questi incontri era trascinare la Turchia in guerra. Questa avrebbe facilitato il piano di Churchill di intraprendere un'offensiva nei Balcani. I turchi però si rifiutarono, accampando l'insufficienza delle loro forze. Il presidente Roosevelt si recò poi via Tunisi dove annunciò che sarebbe stato nominato comandante in capo dello sbarco in Normandia il generale Eisenhower.

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Il "Nuovo Ordine" giapponese in Estremo Oriente.

Capitolo VII, Paragrafo II

Nelle settimane nei mesi che seguirono allo scoppio delle ostilità, i giapponesi riportarono considerevoli successi militari. L'attacco a Pearl Harbor (7 dicembre 1941) aveva reso utilizzabile gran parte della flotta americana nel Pacifico.

Inoltre la distruzione di alcune corazzate britanniche in Malesia aveva parzialmente annientato la flotta britannica dell'oceano indiano. I giapponesi erano sbarcati in dicembre nel Siam, avevano attaccato la Malesia britannica. Nel febbraio del 1942 Singapore dovette arrendersi.

Il 10 dicembre del 1941 erano sbarcati nelle Filippine. Il grosso dell'esercito americano dovette ritirarsi. Il generale americano MacArthur lasciò le Filippine, ma giurò di ritornarvi. I giapponesi si insediarono nel gennaio del 1942 anche nel Borneo e in Nuova Britannia. Una grave disfatta navale degli alleati aveva permesso ai giapponesi di conquistare Giava, dove il governatore olandese si arrese senza condizioni. Nel dicembre del 1941 si erano già impadroniti di Hong Kong. Nell'aprile del 1942 cominciavano a minacciare l'Australia a partire dalla nuova Guinea e dalla nuova Britannia.

Gli americani reagirono insediando un'importante base navale nella Nuova Caledonia francese e nelle Nuove Ebridi. Nell'aprile del 1942 il generale MacArthur fu nominato comandante del Pacifico di sud-ovest. Mentre l'ammiraglio Nimitz assunse il comando delle forze del Pacifico centrale. Queste misure e la concentrazione nuove forze navali permisero agli americani di scatenare un'importante battaglia nel Mar dei coralli che impedì momentaneamente al Giappone di avanzare ulteriormente (maggio 1942). A partire dal giugno del 1942 la flotta americana cominciò a riportare notevoli successi, iniziati dal grande successo nella battaglia delle Midway. L'equilibrio delle forze navali nel Pacifico era ora sul punto di di stabilirsi. Così a partire dal luglio del 1942 la lotta si stabilizzò.

I giapponesi, divenuti ormai padroni dell'Indocina, nel Siam e della Malesia, si erano impossessati anche della Birmania (gennaio-aprile 1942). Nel nord del Pacifico erano sbarcati in diversi arcipelaghi.

L'occupazione giapponese delle Filippine

Nel 1934 il presidente Roosevelt aveva ratificato una legge secondo la quale, dopo un periodo transitorio di 10 anni, le Filippine avrebbero ottenuto La completa indipendenza. Nel 1935 una costituente filippina aveva votato una costituzione sul modello di quella americana e Manuel Quezon era stato eletto presidente (1941). Ma nel frattempo il Giappone aveva conquistato tutto l'arcipelago. All'arrivo dei giapponesi nel gennaio del 1942, Quezon fuggì negli Stati Uniti.

Alla fine dell'anno i giapponesi costituirono un partito unico di tipo totalitario. Tutti gli organismi politici ed economici furono posti sotto l'autorità giapponese. Il governo giapponese decise di andare oltre: nel maggio del 1943 il primo ministro del Giappone visitò l'arcipelago. In quell'occasione fu eletta una Assemblea costituente che approvò una nuova costituzione. Nell'ottobre del 1943 l'amministrazione militare giapponese dichiarò che cedeva il potere alla nuova Repubblica indipendente delle Filippine. Così a Tokio i nuovi plenipotenziari filippini firmarono un patto di alleanza con il Giappone. Fu solamente nel settembre del 1944, dopo l'inizio dei bombardamenti alleati sulle Filippine che il governo filo-giapponese dichiarò guerra alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti.

I giapponesi durante la loro occupazione fecero un grosso sforzo per spazzare via le tracce di americanizzazione dall'arcipelago, ma portarono anche verso il Giappone una grossa parte della ricchezza del paese. Così il malcontento dovuto all'invasione e la crisi economica suscitata da questa esportazioni coatte favorì la formazione di importanti movimenti di resistenza. Dal suo esilio il presidente Quezon tentò di coordinare i vari movimenti di resistenza. Nel giugno del 1944 fu votato dal Congresso americano una risoluzione favore della restaurazione della democrazia nelle isole Filippine e la concessione dell'indipendenza alla data del 4 luglio del 1946. Alla fine di ottobre del 1944, le truppe americane al comando di MacArthur sbarcarono ed iniziano liberazione delle Filippine, che si sarebbe completata nel febbraio del 1945.

Le Indie olandesi.

Nella vasta colonia olandese d'Indonesia, i giapponesi adottarono metodo analogo. Si proclamarono campioni dell'indipendenza rispetto al Olanda. Già prima dell'occupazione, il leader nazionalisti indonesiani avevano reclamato l'autonomia e la sostituzione del nome "Indonesia" a quello di "Indie olandesi". Avevano anche ottenuto dal governo della regina Guglielmina, rifugiato a Londra, la promessa che dopo la guerra sarebbe stata riunita una conferenza imperiale per creare una confederazione olandese-indonesiana.

Quando i giapponesi si impadronirono dell'arcipelago, iniziò un'intensa propaganda in favore della costituzione di un governo filo-giapponese. Il nuovo movimento di indipendenza nazionale era presieduto da un indonesiano. Come nelle Filippine, il leader nazionalisti si divisero in due gruppi. Uno, diretto da Sukarno e Hatta, deciso a collaborare con i giapponesi. Un altro invece organizzò la resistenza contro giapponesi. Nel giugno del 1943, il primo ministro giapponese, il generale Tojo, fece un viaggio a Java, in cui promise di indonesiani una partecipazione al governo del paese. Così in settembre fu creato un Consiglio consultivo centrale, presieduto da Sukarno. Questi accompagnato da Hatta, fece un viaggio a Tokio nel novembre del 1943: ma differenza delle Filippine e della Birmania non si trattò ancora di indipendenza. Fu solamente nel settembre del 1944 che il governo giapponese promise d'Indonesia l'indipendenza. Nell'agosto del 1945 fu annunciata la decisione giapponese di accordare all'Indonesia l'indipendenza totale e immediata. Forse l'intenzione era quella di creare disordini nel paese dopo l'imminente capitolazione giapponese. In ogni caso il leader indonesiani il 14 agosto del 1945 pubblicarono una dichiarazione d'indipendenza.

La Birmania

quando conquistarono Birmania, giapponesi vi trovarono un regime di autonomia stabilito dagli inglesi nel 1935. Tuttavia il governatore britannico manteneva il diritto di veto sugli atti del parlamento e continuava ad esercitare un'autorità assoluta su larghe parti del territorio. Nel 1941 il leader del partito patriottico si recò a Londra per ottenere da Churchill La proposta che La Birmania avrebbe ceduto dopo la guerra lo status di Dominions. Churchill rifiutò. Nell'agosto del 1943 il Giappone accordò l'indipendenza La Birmania e creò un governo satellite. Questi dichiarò guerra all'Inghilterra e gli Stati Uniti. Tuttavia, durezza dell'occupazione giapponese La crisi economica dovuta all'arresto delle esportazioni diviso favorirono sviluppo più piccolo movimento di resistenza parzialmente soggetto all'influenza comunista.

La riconquista della Birmania da parte degli alleati (fine 1944-maggio 1945) pose termine al governo filo-giapponese, ma il sentimento nazionalista birmana aveva sviluppato nel frattempo un'agitazione comunista.

La Malesia britannica

I movimenti nazionalisti erano all'inizio meno attivi Malesia che in Birmania. La presenza di numerosi cinesi e indiani riduceva le teniamo anziana ad una parte minoritaria della popolazione e rendeva utile l'arbitrato britannico. Il governo cinese nazionalista di Ciang Kai Scek si sforzava di distoglier i cinesi della Malesia da un sentimento di patriottismo malese. La conquista giapponese si spiega con l'insufficienza dei preparativi militari britannici i con la mancata complicità della popolazione come giapponesi. Inversamente resistenza giapponesi fu molto più forte in Birmania. Questi invece di programmare un'indipendenza illusoria, preferirono stimolare sentimenti di diffidenza dei malesi nei confronti di cinesi. Quando il Giappone si rese, le truppe britanniche che sbarcarono in Malesia furono accolte con entusiasmo.

Il Siam o Thailandia e l'Indocina francese

Nel giugno del 1939 il Siam cambiò il nome in Thailandia. Questo significava il rifiuto della dominazione di origine straniera e lo sviluppo di un movimento xenofobo. Il partito nazionale popolar tutti partiti rivali instaurò un regime a partito unico. La Thailandia era in buone relazioni con il Giappone cementavano sempre più La loro partecipazione al commercio del paese. Il Giappone aveva anche partecipato alla breve guerra che le opposto La Thailandia la Francia e avevo obbligato quest'ultima accedere ai thailandesi alcune province del Laos e dalla Cambogia. Quando i giapponesi nel dicembre del 1941 sbarcarono in Siam, La resistenza fu insignificante e il primo ministro dichiarò guerra ai inglesi e americani nel gennaio del 1942. A differenza degli altri paesi, il Giappone non dovete creare di sana pianta un governo satellite ma potevo utilizzare il governo esistente. Un governo rivale si insediò però nel nord del paese e assunse il comando di un movimento di resistenza anti-giapponese organizzato con la collaborazione di Stati Uniti Gran Bretagna. Il re, che in quel momento non era nel paese, scelse questo movimento di resistenza. Il governo filo giapponese cadde e il nuovo primo ministro si sforzò di praticare una politica più favorevole agli anglosassoni.

Si è visto come le autorità francesi di Indocina fossero state obbligate a permettere giapponesi di occupare fattivamente l'Indocina del nord (settembre 1940), e poi successivamente tutta l'Indocina (luglio 1941). Sembra che le autorità della colonia avessero brigato durante la guerra una politica di attesa. Si temeva in effetti i cinesi nazionalisti, ostili alla colonizzazione francese, si impadronissero del paese. Per impedire che le guarnigioni francesi aiutassero l'eventuale sbarco alleato in Indocina, i giapponesi decisero però di modificare la situazione. Nel marzo del 1945 fu indirizzato un ultimatum in cui si reclamava una cooperazione più stretta per la difesa comune dell'Indocina. L'ammiraglio Decoux rifiutò e questo provocò alla reazione giapponese, che annientarono le guarnigioni francesi. L'imperatore Bao Dai, sino ad allora sotto protettorato francese, a questo punto proclamò l'indipendenza e costituì un nuovo governo. I re di Cambogia e del Laos è fecero lo stesso. Ma al governo dell'imperatore vietnamita si opponeva il partito comunista diretto da Ho Chi Minh. Quest'ultimo riceveva armi e appoggio tecnico dagli americani e si era insediato solidamente nel nord del Tonchino. Quando i giapponesi capitolarono si costituì un governo provvisorio comunista, sotto la presidenza di Ho Chi Minh, che proclamò l'indipendenza nel paese.

Così il metodo giapponese nel sudest dell'Asia era consistito in uno sforzo per creare ovunque governi satelliti strettamente sottomessi a Tokio.

L'India

La minaccia giapponese sull'India rendeva particolarmente urgente la necessità di dare soddisfazione dei sentimenti nazionalisti molto sviluppati nel paese. Nel partito della Congresso, Gandhi faceva un attiva propaganda in favore della neutralità e della non resistenza. Solo una minoranza, capeggiata da Nehru, sebbene ostile alla dominazione inglese, dichiarava che non sarebbe stata limitati in alcun modo la cooperazione con lo sforzo bellico inglese e che l'India avrebbe resistito con la forza qualsiasi tentativo di invasione da parte del Giappone. Il presidente Roosevelt aveva suggerito a Churchill che il governo britannico concedessi immediatamente l'indipendenza all'India; il primo ministro britannico però rifiutava energicamente questa eventualità. Riteneva infatti che una indipendenza concessa in piena guerra avrebbe gettato l'India nel caos e facilitato un'invasione giapponese. Contro il partito del congresso si era però schierata la Lega musulmana, rappresentante oltre 100 milioni di abitanti. La Lega musulmana rifiutava la creazione di uno Stato indiano unico in cui musulmani sarebbero stati minoranza.

Il gabinetto di guerra britannico decise quindi di rifiutare la concessione dell'indipendenza in piena guerra, ma la promise per il periodo immediatamente successivo, a condizione che questo fosse il desiderio espresso da una Assemblea costituente indiana.

Nonostante un tentativo fallito di mediazione, non vi fu un mutamento consistente durante la guerra, né i disordini il pacifismo di Gandhi poterono in alcun modo nuocere al morale dell'esercito indiano.

L'esercito nazionale indiano

I giapponesi cercarono attualmente di sfruttare il nazionalismo indiano nell'interesse della loro causa. Crearono con una parte delle truppe indiane fatte prigioniere Singapore è, un esercito nazionale indiano che contava circa 10.000 uomini. Nel 1943 l'esercito nazionale indiano fu posto sotto il comando del leader nazionalista Bose. Il primo ministro giapponese, generale Tojo, arrivò a Singapore è nell'ottobre del 1943 e passò in rivista il nuovo esercito nazionale indiano. In ottobre era stato anche creato un governo indiano filo-giapponese con Bose come capo di Stato. Questo governo fantoccio dichiarò guerra agli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Esso però fu praticamente disintegrato quando gli alleati riconquistarono la Birmania, paese nel quale si era nel frattempo insediato. Vi è da rilevare che l'armata delle Indie che combatteva con gli alleati comprendeva 2 milioni e mezzo di uomini, tutti volontari, mentre l'esercito nazionale indiano non supera mai i 30.000 uomini.

La Cina

Nella parte della Cina rimasti indipendente il problema essenziale era quello delle relazioni fra il governo nazionalista e i comunisti. I buoni rapporti stabiliti nel settembre del 1937, in occasione dell'avanzata giapponese, non avevano tardato a deteriorarsi nell'agosto del 1938. Le ostilità non erano riprese in grande scala. Tuttavia, nel gennaio del 1941, vi fu un incidente che portò ad una vera e propria battaglia. Non fu concluso alcun accordo dopo quest'incidente gli scontri fra nazionalisti comunisti continuarono. Nel maggio del 1944 si incontrarono i delegati delle due parti, che non raggiunsero alcun accordo, ma lanciarono l'idea di un governo di coalizione. Gli americani seguirono da vicino questi avvenimenti. Ma i loro rappresentanti locali erano divisi.

Da un lato il generale Stilwel auspicava la collaborazione fra nazionalisti comunisti e vaste operazioni terrestri contro i giapponesi. Altri invece preferivano limitarsi ad operazioni di bombardamento. Chang Kai Sheck peraltro detestava il generale Stilwel e riuscì a farlo richiamare nell'agosto del 1944. Nel giugno del 1944, il presidente Roosevelt incaricò il vice presidente di visitare La Cina per esaminare il suo sforzo bellico e come poteva essere sostenuto. Questi suggerì a Ciang Kai Sheck una mediazione americana fra il governo nazionalista i comunisti. Il generalissimo finì per accettare l'invio di una missione in territorio comunista (giugno). Ma insistete sul fatto che i comunisti non erano in buona fede.

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domenica 21 marzo 2010

Il contrasto tra il Giappone e gli Stati Uniti e la rottura (1939-1941)

 

Negli Stati Uniti, dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale l'isolazionismo perse progressivamente terreno. Una forte tendenza dell'opinione pubblica, guidata soprattutto dall'ex segretario di Stato Stimson e da diversi quotidiani, sosteneva l'idea che occorreva distinguere fra aggressore vittima, e cessare di predicare una neutralità senza condizioni. Inoltre molti americani erano irritati nel vedere il Giappone bombardare le popolazioni civili.

L'evoluzione del politica giapponese

Da parte giapponese, vi fu un cambiamento di atteggiamento del governo in occasione delle dimissioni nel gennaio del 1939 del principe Konoye, che fu sostituito da un governo militarista vicino alle posizioni dell'Italia della Germania.

Konoye

Infatti questi due paesi firmarono il "patto d'acciaio" nel maggio del 1939. Restava da capire se il Giappone intendeva aderire a una vera e propria alleanza oppure si sarebbe accontentato di parteciparvi in termini molto vaghi com'era accaduto per il patto anti-Komintern che aveva firmato nel 1936.

Il nuovo governo giapponese inizialmente esitò, tanto da proporre gli Stati Uniti di unirsi al Giappone in un tentativo di mantenimento della pace in Europa. Fu però assai preoccupato nel vedere gli americani denunciare il trattato di commercio. Peraltro il Giappone era soddisfatto della firma del patto anti-Komintern.

Infatti la minaccia che Hitler faceva pensare sull'Occidente aveva impedito alle democrazie europee di aiutare La Cina nella sua lotta contro il Giappone. Tuttavia, Hitler non era contento della guerra cino-giapponese, e avrebbe preferito porre le basi per un trattamento privilegiato della Germania per il commercio con La Cina. Il gabinetto Konoye aveva accettato l'idea di aderire ad un'alleanza difensiva con la Germania l'Italia, ma a condizione che questo trattato fosse rivolto esclusivamente contro l'unione sovietica, cosa che non conveniva ad Hitler. L'esercito giapponese voleva invece un'alleanza molto più generale. I negoziati proseguirono durante tutta l'estate del 1939.

Ma il 21 agosto Von Ribbentrop telefono all'addetto militare giapponese a Berlino per informarlo che stava recandosi a Mosca per firmare un patto con la Russia sovietica. Il governo giapponese considerò questo patto come un tradimento e anche l'esercito nel fu profondamente scontento.

Il 18 settembre, quando Hitler si era assicurato l'occupazione tedesca in Polonia, con parecchio ritardo il governo giapponese presentò alla Germania una protesta. Ma nel frattempo in Giappone vi era stato un rovescio di governo che avrebbe portato il generale Abe al comando.

Lo scoppio della guerra in Europa indusse gli Stati Uniti a preparare più attivamente la loro difesa e ad aumentare la produzione di armamenti. Questo rendeva necessaria una limitazione dell'esportazione di materie prime verso il Giappone. Il 26 settembre, Roosevelt chiese alle imprese private di cessare l'esportazione di 11 materie prime. Il 3 novembre, il congresso rivide la legge di neutralità sopprimendo l'embargo sulle armi e sulle munizioni. Si stava sviluppando l'idea negli Stati Uniti di dover agire con dolcezza ma anche con determinazione. Per di più Francia e Inghilterra, occupate in Europa in un duro conflitto, non potevano più agire in Estremo Oriente, e questo cresceva le responsabilità dell'America. All'inizio del 1940 gli Stati Uniti rifiutarono di rinnovare il trattato di commercio con il Giappone. Questa politica portò alla caduta del governo Abe, che l'esercito non riteneva abbastanza energico.

I progetti di espansione verso il sud

Nel 1940 il governo giapponese si orientò deliberatamente verso una politica di espansione nei mari del Sud. Ancor prima dell'invasione dell'Olanda e della Francia da parte della Germania, nel gennaio del 1940 il Giappone dichiarò che rinunciava al trattato di arbitrato e di conciliazione che aveva firmato con i Paesi Bassi, chiedendo a quest'ultimo paese che gli venissero accordate vantaggi commerciali e lindi olandesi. Cordel Hull in aprile dichiarò che gli Stati Uniti erano contrari ad ogni cambiamento politiche in Indonesia, e nel mese di maggio propose agli inglesi un passo comune su quest'argomento presso il governo giapponese, senza però prendere alcun impegno di intervento nelle Indie olandesi.

In effetti, è verso l'Indocina che si rivolsero gli interessi del Giappone. Nel giugno del 1940 il governo giapponese chiese al maresciallo Pétain di permettere ad una missione militare giapponese di operare in Indocina. Il suo scopo era di tagliare i rifornimenti verso La Cina nazionalistica di Ciang Kai Scek. Il governatore generale dell'Indocina aveva accettato di sospendere il movimento di materiale bellico, ma questo non bastava giapponesi. La Francia accettò anche l'arrivo di una missione giapponese di osservazione, mentre il Giappone aveva anche chiesto all'Inghilterra di ritirare le sue truppe da Sciangai e di chiudere la frontiera di Hong Kong, come anche la strada della Birmania. In seguito al loro rifiuto, in luglio fu firmato un accordo anglo-giapponese che sospendeva per tre mesi il trasporto di materiale bellico verso La Cina.

Il ministro degli esteri giapponese nel giugno del 1940 aveva dichiarato che era necessario stabilire un nuovo ordine in Estremo Oriente. Si trattava di un vero e proprio ramo politico, che sarebbe stato realizzato "con mezzi pacifici". Quest'ultima frase però scontentò l'esercito. Il governo fu giudicato troppo pacifista e fu obbligata a rassegnare le dimissioni in luglio. Il principe Konoye accettò nuovamente di costituire il nuovo gabinetto, questa volta molto più favorevole ai fautori della guerra. Il programma segreto elaborato dal nuovo governo prevedeva:

  1. Di affrettare la guerra alla Cina;
  2. Di risolvere il problema della "nuovo ordine" nei paesi asiatici, in un quadro di riavvicinamento alla Germania e all'Italia, assumendo un atteggiamento più severo nei confronti della Cina, di Hong Kong e delle concessioni straniere in Cina.

L'occupazione del Tonchino e la risposta americana

Il Giappone, in seguito a questo cambiamento di governo, adottò immediatamente delle misure, indirizzando un ultimatum il 1 agosto al governo di Vichy, in cui esigeva il diritto di inviare delle truppe nella regione del Tonchino e di controllarvi gli aeroporti. Sotto pressione tedesca, il governo francese cedette. Così il 29 agosto fu firmata Tokio un accordo che garantiva queste richieste il Giappone. In cambio il governo nipponico prometteva di rispettare la sovranità francese in Indocina.

Fu inviata e lindi olandesi una missione giapponese che chiese la concessione di privilegi economici specialmente per quanto riguardava l'esportazione di petrolio verso il Giappone. Appoggiato dagli Stati Uniti dall'Inghilterra il negoziatore olandese resistette palmo a palmo.

In queste circostanze il governo americano prese una serie di energiche misure. Nel giugno del 1940 era stata votata una legge "sul rafforzamento della difesa nazionale", che autorizzava il presidente additarono limitare l'invio di qualsiasi prodotto necessario la difesa nazionale. Nei primi di luglio il presidente Roosevelt aveva posto sotto licenza l'esportazione di tre gruppi di prodotti, che includevano l'alluminio e pezzi di ricambio degli aerei. Verso la fine di luglio, Roosevelt firmò un decreto che sottoponeva a licenza l'esportazione dei materiali ferrosi, degli oli e dei carburanti per l'aviazione, fino alla decisione di metà settembre di interrompere completamente l'esportazione di metalli ferrosi. Era il primo grave colpo portato alla produzione bellica giapponese, dal momento che per più della metà dipendeva dalle esportazioni americane. Ma i dirigenti giapponesi continuarono ugualmente la loro politica di espansione territoriale.

Il patto tripartito 

Il Giappone rispose firmando a Berlino, il 27 settembre del 1940, il patto tripartito con la Germania e l'Italia.

Fin dalla sua costituzione, il ministero Konoye era disposto concludere un'alleanza con l'asse e desiderava far riconoscere alla Germania il predominio giapponese nella "sfera estremo-orientale". Von Ribbentrop voleva in cambio di vantaggi tangibili: riconoscimento reciproco del "nuovo ordine" in Europa in Asia e delle "sfera d'esistenza" giapponesi in estremo oriente, e tedesche e italiane in Europa e in Africa. La sfera giapponese si sarebbe estesa fino alle Indie. Il Giappone era risoluto ad usare la forza per raggiungere i suoi scopi, ma si sforzava di rimanere in pace con gli Stati Uniti. Sin dal 25 settembre Von Ribbentrop aveva fatto sapere a Molotov che questa alleanza non era diretta verso l'unione sovietica, ma contro gli Stati Uniti. Il trattato era breve, e negli articoli si fissava quanto detto prima: il riconoscimento del "nuovo ordine" in Asia orientale e in Europa, i principi della cooperazione politica, economica e militare, oltre alla cooperazione in caso di attacco di una de le potenze, ad eccezione di quanto già accaduto nella guerra europea con il conflitto cino-giapponese. I tre paesi si dichiaravano inoltre concordi nel non mutare la situazione politica esistente fra ciascuno di loro e l'unione sovietica.

Contrariamente al patto anti-Komintern, il patto tripartito non era più diretto contro l'unione sovietica ma contro gli Stati Uniti, arbitri della situazione nel Pacifico come in Europa.

Lo sviluppo della cooperazione anglo-americana nel Pacifico nuova linea nuova linea a partire dalla firma del patto tripartito (27 settembre), il governo americano e dei chiaramente coscienza che una guerra con il Giappone era possibile. Il problema era di sapere se bisognava prepararvisi stabilendo un embargo sui prodotti petroliferi, così sarebbe stato sufficiente preparare dei piani di resistenza accordi nati con la Gran Bretagna. Gli inglesi decisero in ottobre, con l'approvazione americana, di riaprire la strada della Birmania interrotta nel rispetto degli accordi di luglio con il Giappone.

La trionfale rielezione di Roosevelt, avvenuta nel 5 novembre, confermò La nuova tendenza dell'opinione pubblica americana in favore di una politica di fermezza. Non fu fatta alcuna promessa di difendere l'India olandesi in caso di attacco, nonostante le pressioni del governo australiano, ma fu accresciuto notevolmente l'aiuto verso La Cina. La politica dell'embargo progressivo nel frattempo in crudele La ogni settimana un numero sempre più crescente di prodotti soggetti a licenza. Furono avvistati anche alcuni politici giapponesi ufficiosamente gli Stati Uniti erano decisi ad appoggiare l'Inghilterra anche rischio di una guerra, dal momento dell'opinione pubblica era sempre più favorevole a questa eventualità.

Verso la fine del gennaio del 1941, iniziarono a Washington incontri segreti tra gli stati maggiori di Inghilterra, Stati Uniti e Dominions britannici. Le decisioni prese Washington furono estremamente importanti. In caso di entrata in guerra degli Stati Uniti era stabilito il principale sforzo militare americano doveva concentrarsi nella Atlantico e in Europa, essendo la Germania il membro principale dell'asse. Gli Stati Uniti avrebbero sviluppato le loro forze nel Atlantico e nel Mediterraneo, in modo da liberare le forze britanniche per la difesa dei territori britannici in estremo oriente. La flotta americana nel Pacifico non sarebbe stata incaricata della difesa di Singapore e, come gli inglesi però auspicavano, ma della produzione delle isole Hawaii, delle Filippine, di Guam e di altre isole del Pacifico. Questo piano fu approvato tra il mese di maggio e il giugno del 1940 dai due governi. Questo non impediva al segretario di Stato di tentare, nel frattempo, numerosi incontri con l'ambasciatore giapponese per tentare di raggiungere un accordo. Sembra infatti che l'ambasciatore giapponese presso gli Stati Uniti fosse sincero nel suo intento di trattativa, ma il suo governo lo poggiava sulla metà: gli americani erano a conoscenza delle realizzazioni giapponesi in quanto erano in grado di decodificare i loro codici segreti.

La base delle discussioni è un progetto secondo quale gli Stati Uniti avrebbero ristabilito completamente le loro relazioni commerciali con il Giappone e sarebbero intervenuti come mediatori presso Ciang Kai Scek, se il Giappone si fosse impegnato ad usare solo mezzi pacifici nei mari del sud, astenendosi dall'aiutare la Germania.

Le esitazioni giapponesi (primavera 1941)

In effetti fu solo durante la primavera del 1941 che il Giappone si preparò seriamente alla conduzione di una guerra. Dapprima il governo giapponese decise di chiarire con Berlino e Mosca La definizione precisa nella zona di influenza giapponese, la conclusione di un accordo con l'Urss che avrebbe armonizzato La politica di questo paese con quella delle potenze del patto tripartito. Il governo giapponese ignorava completamente l'intenzione di Hitler di attaccare l'unione sovietica. Hitler accettava volentieri questa prospettiva e incitava i giapponesi ad entrare immediatamente in guerra.
Matsuoka in un suo viaggio programmato in Germania, nel viaggio di andata il 23 marzo del 1941 passò per Mosca, offrendo a Stalin e a Molotov un patto di non aggressione. Poi dal 27 marzo al 4 aprile ebbe lunghe conversazioni con Hitler e Von Ribbentrop. Questi ultimi cercarono di persuaderlo essendo La disfatta inglesi imminente, il Giappone avrebbe avuto interesse a prendere immediatamente Singapore. Matsuoka, che non aveva il potere di prendere una tale decisione, si limitò a dichiarare che riteneva certa La guerra fra gli Stati Uniti Giappone, ma che non poteva fissarne la data. D'altra parte, Hitler cercò di dissuaderlo da concludere un patto di non aggressione con l'Urss, che avrebbe potuto diventare un nemico, senza però svelare le sue reali intenzioni aggressive nei confronti di questo paese.

Al ritorno Matsuoka passò di nuovo per Mosca: Stalin era cosciente del pericolo tedesco, abbandonò tutte le condizioni che aveva posto prima alla firma di un accordo. Si giunse così il 13 aprile alla firma di un patto di neutralità valido per cinque anni che fu immediatamente approvato dal governo giapponese. I due paesi si impegnavano a rimanere neutrale se l'uno all'altro fossero diventati "oggetto di ostilità da parte di una o più potenze". Nulla era detto invece circa le zone di influenza. Hitler fu assai irritato per la firma di questo trattato.

Il 21 aprile, i principali dirigenti politici e militari giapponesi decisero di continuare i negoziati con gli Stati Uniti, ponendo però deve condizioni che, di fatto, rendevano impossibile un accordo. Si manifestarono due tendenze: quella dell'esercito, favorevole ad una guerra immediata; quella del principe Konoye e della marina, contraria d'una guerra contro gli Stati Uniti e fiduciosi Roosevelt per arrivare al regolamento del conflitto cino-giapponese. Quanto a Matsuoka, tornato dal suo viaggio, desiderava che in caso di guerra tedesco-sovietica, il Giappone combattè si affiancò la Germania. Chiedeva anche che fosse proposto agli Stati Uniti un patto di neutralità. In generale si trattava di un approccio estremamente confuso, cosa che lo indusse anche mandare verso la fine di maggio un messaggio al suo Ribbentrop chiedendogli di vita ad ogni costo una guerra contro la Russia. Quando il 22 giugno del 1941 La Germania attaccò l'Urss, Matsuoka invocò dall'imperatore l'ingresso in guerra del Giappone. Il principe Konoye vi si oppose.

Le decisioni giapponesi (giugno-luglio 1941)

La politica giapponese fu definita nelle conferenze dalla fine di giugno e gli inizi di luglio, nelle quali l'esercito fece prevalere le sue opinioni. Quella del 25 giugno decise l'estensione dell'influenza giapponese in Indocina e in Thailandia. Quella del 2 luglio, decise di spingere Ciang Kai Scek alla capitolazione con una manovra da sud. I preparativi per un eventuale guerra contro gli Stati Uniti l'Inghilterra sarebbero stati completati. Per sbarazzarsi di ogni opposizione, il gabinetto Konoye fu costretto a rassegnare le dimissioni il 16 luglio.

Il primo risultato delle decisioni del 25 giugno e del 2 luglio fu l'occupazione dell'Indocina. Si sa che verso la fine del settembre del 1940, il Giappone aveva ottenuto dei vantaggi dell'Indocina del nord. Aveva in seguito preso parte alla lotta che la Thailandia aveva iniziato contro la Francia (novembre 1940). Anche se le truppe francesi e la marina riportarono qualche   successo, la pressione giapponese non tardò a manifestarsi. Mentre il rapporto di alleanze cooperazione tra Giappone e la Thailandia aumentava, nel gennaio del 1941 quest'ultima accettò la mediazione giapponese sul conflitto scatenato contro la Francia. Minacciata da un intervento giapponese, nel marzo del 1941 il governo di Vichy si era rassegnata cedere alcuni territori della Cambogia e del Laos alla Thailandia. Un trattato di pace era stato firmato nel maggio del 1941.

Ma alla fine del giugno del 1941 con l'appoggio della diplomazia tedesca, il governo giapponese avanzò nuove rivendicazioni a proposito dell'Indocina. Si chiedeva il diritto di occupare nuovi aereoporti e nuove basi navali. In caso di rifiuto l'esercito giapponese si sarebbe impadronito con la forza di questi obiettivi.

Di fronte a queste pressioni, probabilmente sopportati da Berlino, il governo di Vichy cedette e con l'accordo del 31 luglio 1941 sanzionò le rivendicazioni giapponesi. Il Giappone avrebbe potuto inviare delle truppe dell'Indocina del sud; lo scopo di questo era in realtà minacciare Singapore è. L'occupazione ben immediatamente a partire dalla Cina del sud, dove le truppe giapponesi erano molto numerosi.

Di fronte a questa situazione piena di minacce, Gran Bretagna e Stati Uniti decisero di reagire energicamente. Sin dal 20 giugno era stata vietata l'esportazione dei prodotti petroliferi provenienti da tutti porti americani. In luglio ebbero luogo diverse conversazioni anglo-americane per studiare le rappresaglie da adottare nel caso in cui il Giappone avesse effettivamente invaso l'Indocina. Il 24 luglio si apprese che navi da guerra da trasporto cariche di truppe giapponesi erano in viaggio verso il sud dell'Indocina. Il 25 luglio, il presidente Roosevelt chiese di congelare tutti i fondi giapponesi negli Stati Uniti, cosa che danneggia notevolmente gli acquisti nipponici e permise al governo di interrompere ogni eventuale esportazione di prodotti petroliferi verso il Giappone. Si è Roosevelt e Churchill ritenevano che questa misura avrebbe scoraggiato l'intervento in guerra del Giappone nell'immediato. Il governo delle Indie olandesi avrebbe voluto l'assicurazione che gli Stati Uniti sarebbero intervenuti se il paese fosse stato attaccato, ma il governo americano rifiutò di assumersi una simile responsabilità.

In occasione dell'incontro dell'Atlantico tra Roosevelt e Churchill nell'agosto del 1941 al largo di Terranova, la minaccia giapponese costituì uno degli argomenti principali di conversazione fra due uomini di Stato.

Churchill era più pessimista rispetto ad alcune settimane prima e proponeva che fosse dato al Giappone un avvertimento esplicito: proseguendo la sua espansione verso sud rischiava la guerra generale. Roosevelt accettò questo suggerimento, a condizione che fosse accompagnato da un'offerta di conversazioni con il Giappone. Ma Cordel al ritenne che in tal modo questo basta avrebbe esasperato il Giappone. Così ci si limitò due avvertimenti separati.

Gli ultimi i negoziati e il loro fallimento

il governo giapponese pensava di proporre degli incontri personali fra Konoye e Roosevelt e cercò di mitigare l'effetto prodotto sull'opinione pubblica internazionale dalle dichiarazioni dei governi inglesi e americane. Ma Roosevelt si oppose a ciò, nel timore che si sarebbe risolto in una specie di conferenza di Monaco asiatica. Il fallimento di questo progetto affrettò la caduta del governo Konoye. L'idea che i metodi diplomatici erano ormai superati si andava facendo strada in Giappone. Il cinque il 6 settembre una conferenza presieduta dall'imperatore ebbe luogo, dove fu dibattuto il programma della politica giapponese. Si decise che laddove metodi diplomatici non fossero stati più utili per raggiungere un accordo, il Giappone avrebbe mosso guerra agli Stati Uniti all'Inghilterra, e all'Olanda. Il capo di Stato Maggiore dell'esercito dichiarò che la campagna nei mari del sud sarebbe terminata in tre mesi. L'imperatore avanzò seri dubbi in proposito. In effetti l'esercito riteneva che le riduzioni considerevoli della fornitura di prodotti petroliferi e di molte altre materie prime da parte degli Stati Uniti rendeva necessaria una rapida conquista del sud-est asiatico. Ciò implicava la necessità di cacciare gli inglesi da Singapore e gli americani dalle Filippine e dalle altre isole del Pacifico. La data più favorevole per un'operazione di questo tipo sarebbe stata fra ottobre e novembre, al più tardi dicembre. Poiché si era già all'inizio di ottobre, bisognava prendere una decisione. Dopo alcuni giorni di aspre discussioni, prevalse il partito della guerra rispetto a Konoye, che rassegnò definitivamente le dimissioni. Il due e il 5 novembre una conferenza stabilì che sarebbero state fatte agli Stati Uniti delle proposte finali e che se, il 25 novembre, non fosse stata raggiunta alcun accordo, l'imperatore avrebbe deciso nella guerra. Le proposte giapponese precisavano:
uno. Che sarebbe stata accettato il principio dell'uguaglianza economica in Cina e nel Pacifico, se questo uguaglianza fosse stata ammessa nel resto del mondo; nuova linea due. Che dell'unità giapponesi sarebbero rimaste nella Cina del Nord, in Mongolia e nella regione di Hainan per circa 25 anni: le altre truppe giapponesi sarebbero state ritirate dalla Cina entro due anni seguenti ristabilimento della pace dell'ordine; nuova linea tre. Che le forze giapponese in Indocina sarebbero state ritirate quando fosse stata conclusa una giusta pace in estremo oriente.

Se queste proposte, dette "proposte A", fossero state respinte sarebbero state avanzate delle nuove proposte, chiamate Di, per ottenere un modus vivendi. Queste differivano dalla prima in quanti giapponesi si dichiaravano pronti ad evacuare immediatamente il sud dell'Indocina se fosse stato firmato un accordo o gli Stati Uniti, che avrebbero aiutato il Giappone ad ottenere dal Indie olandesi i prodotti di cui aveva bisogno. Il Giappone avrebbe ottenuto compensi in termini di forniture di prodotti. Inoltre gli Stati Uniti non avrebbero aiutato La Cina nella sua lotta contro il Giappone.

Le "proposte A" furono presentate a Cordell Hull La sera del 7 novembre del 1941. Il 10 novembre Roosevelt è praticamente le respinse dichiarando che prima di qualsiasi decisione, il Giappone avrebbe dovuto ritirare le sue truppe della Cina. Furono allora presentate dall'ambasciatore giapponese le "proposte Di", il 20 novembre, che furono però dichiarate subito inaccettabili.

In accordo con il governo britannico, il governo americano respingendo ufficialmente tutte le proposte, offrì all'ambasciatore giapponese una serie di controproposte basate sui principi del diritto internazionale: il Giappone e gli Stati Uniti avrebbero facilitato la firma di patti di non aggressione fra tutti paesi interessati ai problemi dell'estremo oriente. Il Giappone avrebbe ritirato tutte le sue truppe dalla Cina dall'Indocina. È evidente che queste proposte erano assolutamente contrarie alle ambizioni militari giapponesi. Ma non s'immaginava ne nell'opinione pubblica americana, né nei circoli governativi e neppure negli ambienti militari della guerra contro il Giappone fosse imminente. In quel momento, in particolar modo, i preparativi militari americani erano insufficienti.

Il 6 dicembre il presidente Roosevelt indirizzò un ultimo messaggio al imperatore Hiroito. Bisogna ricordare che servizi segreti americani erano riusciti a decifrare i codici giapponesi e conoscevano il senso generale delle proposte nipponiche.

Pearl Harbor

Il 26 novembre, una potente flotta giapponese lasciò le isole Curili e navigava verso Pearl Harbor, nelle isole Hawaii.

La Germania aveva fatto sapere più riprese che si il Giappone fu senza di in guerra contro Gran Bretagna e gli Stati Uniti, si sarebbe immediatamente schierata al suo fianco e avrebbe dichiarato guerra agli Stati Uniti. Il 1 dicembre una conferenza imperiale decise definitivamente l'ingresso in guerra del Giappone. Si tratta ormai di favorire l'effetto sorpresa, fingendo di continuare negoziati.

La mattina del 7 dicembre, i giapponesi attaccavano Pearl Harbor, distruggendo o danneggiando gran parte della flotta del Pacifico. Nel frattempo sbarcavano con delle truppe in Malesia. Il governo americano, mentre prevedeva un attacco in Siam o in Malesia, sembrò essere stato completamente colto di sorpresa per l'attacco a Pearl Harbor. Non era stata presa alcuna precauzione. In effetti questo attacco diede all'opinione pubblica americana un impulso senza il quale la guerra non sarebbe stata possibile. Gli Stati Uniti furono brutalmente cacciati nel conflitto, che diveniva una guerra mondiale.
l'11 dicembre Germania e Italia dichiararono guerra agli Stati Uniti.

giovedì 18 marzo 2010

L’espansione giappone e gli inizi della guerra della Cina (1934-1939)

Parte II, Capitolo VI, Paragrafo III

 

IL Giappone pur non avendo per proprio governo fascista, era dominato da tendenze espansionistiche ed imperialistiche. Quest'atteggiamento si manifestò principalmente sotto due profili: la corsa agli armamenti navali e nella guerra contro la Cina.

 

Gli armamenti navali.

Sul piano navale, il Giappone era firmatario degli accordi di Washington (1922) e di Londra (1930). Mentre l'Inghilterra aveva quasi raggiunto i limiti fissati con un certo numero di vecchie navi (i trattati stabilivano delle proporzioni relative al tonnellaggio delle navi fra le varie potenze), il Giappone aveva spinto le sue costruzioni navali in modo da raggiungere il 95% di quanto gli era permesso, mentre gli Stati Uniti nel 1933 avevano solo il 65% del tonnellaggio che era loro concesso. Roosevelt e il segretario la marina incoraggiati dal segretario di Stato, annunciarono l'intenzione di proseguire le costruzioni navali fine limiti permessi. Quest'atteggiamento incoraggiò il Giappone a sbarazzarsi dell'intralcio di questi trattati, cosicché il bilancio navale di questo paese raddoppiò nel periodo che va dal 1931 al 1934. Inoltre, si riunì a Londra nel 1935 una conferenza per discutere sugli armamenti navali. I dirigenti giapponesi decisero di rivendicare la parità navale con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna e, in caso di rifiuto, di denunciare gli accordi di Washington e di Londra, ciò che avrebbe significato la ripresa della corsa agli armamenti navali. Sebbene Roosevelt avesse deciso di dare un gesto distensivo, trasferendo nell'aprile del 1934 la flotta americana del Pacifico verso l'Atlantico, il ministro giapponese degli affari esteri annunciò ufficiosamente che il Giappone aveva deciso di denunciare il trattato di Washington (settembre 1934). Gli Stati Uniti l'Inghilterra, obbliga di suddividere la loro flotta tra diversi oceani, rifiutarono energicamente di accettare la parità. In queste condizioni, nel dicembre del 1934, il Giappone dichiarò che dal 31 dicembre 1936 avrebbe rinunciato i limiti fissati dal trattato di Washington.

La conferenza navale di Londra.

La conferenza navale di Londra ebbe tuttavia luogo nel dicembre del 1935, protraendosi sino alla fine di marzo del 1936, che riuniva gli Stati Uniti, il regno unito, la Francia, il Giappone e l'Italia. Le circostanze non erano affatto favorevoli, tanto più che era in corso la guerra italo-etiopica e che l'Inghilterra, senza consultare le altre potenze, aveva firmato nel giugno del 1935, un trattato navale con la Germania. Ancora una volta i giapponesi reclamavano la parità navale, ma le loro rivendicazioni urtarono contro l'opposizione americana e inglese. Nel gennaio del 1936 tutte le altre potenze, eccetto il Giappone, rifiutarono di acconsentire alle richieste giapponesi. Allora il Giappone si ritirò della conferenza, mantenendo solamente un osservatore. Il ritiro del Giappone diminuì notevolmente i risultati La conferenza. Essa si sciolse nel marzo del 1936, ma era evidente che presto o tardi, la corsa degli armamenti navali sarebbe ripresa, esattamente com'era accaduto per gli armamenti terrestri.

La ripresa dell'espansione giapponese in Cina.

Per quasi due anni, la tregua tra Giappone Cina (maggio 1933) fu rispettata. Ma il Giappone ne approfittava per organizzare solidamente l'occupazione del Manciukuò. Peraltro era sempre più preoccupato di vedere il governo nazionalista cinese, diretto da Ciang Kai Scek, sforzarsi di modernizzare La Cina per assicurare la sua indipendenza. Se vi fosse riuscito sarebbe stata la fine dei sogni giapponesi nell'estremo oriente e presto tardi una grave minaccia sarebbe pesata sul Giappone. Così a partire dalla primavera del 1935, il Giappone riprese la sua politica espansionistica.

Nell'agosto del 1935 il ministro giapponese degli affari esteri propose alla Cina la sottoscrizione di un accordo con il quale riconoscesse l'esistenza del Manciukuò e si accordasse con il Giappone per combattere i comunisti. Ma Chang Kai Scek rifiutò. I giapponesi cominciarono allora a costruire una specie di Stato autonomo nella Mongolia interna. Diffusero anche La voce che questo governo autonomo avrebbe potuto essere stesso altre province cinesi. In tal modo si sarebbe creato un nuovo Stato, simile a quello del Manciukuò. Ma queste notizie erano premature: il governo giapponese, preoccupato di vedere Ciang Kai Scek inviare 150.000 uomini alla frontiera meridionale di queste province, e senza dubbio tremendo atto una guerra contro la Russia, destituì il generale giapponese che ne era responsabile.

 

Negoziati con l'Urss.

L'Urss seguiva con preoccupazione i progressi della penetrazione giapponese in Cina. Essa aveva cercato di essere conciliante riconobbe in effetti il nuovo Stato del Manciukuò. Ma fin dall'ottobre del 1935 si ebbero gravi incidenti di frontiera fra il Manciukuò e la Siberia, fra le truppe sovietiche e le pattuglie comandate da ufficiali giapponesi. Più ad ovest, nel marzo del 1936, truppe giapponesi provenienti da Mongolia interna erano penetrate nella Mongolia esterna e si erano scontrate con truppe mongole. Ne era risultata nel marzo del 1936 la firma di un trattato di assistenza fra l'Urss e la Repubblica popolare mongola.

Nel novembre del 1935 riprese l'espansione giapponese. Truppe giapponesi penetrarono nella regione di Pechino e di Tientsin. Le guarnigioni cinesi rimasero al loro posto e Ciang Kai Scek, non avendo completa di preparativi, preferì accettare lo stato di fatto.

Ci si rese conto che questa situazione estremamente pericolosa essendo alla mercé di minimi incidenti. Ciang Kai Scek era tuttavia sempre più deciso a resistere.

Il patto anti-Komintern.

Il 25 novembre del 1936 fu firmato il patto anti-Komintern fra Germania Giappone. Questo trattato aveva teoricamente lo scopo di organizzare la difesa contro la stampa comunista. In effetti significava che la Germania nonostante lo sviluppo del suo commercio con la Cina, gli ammetteva l'espansione giapponese. Nonostante il diniego dei firmatari vi era un accordo segreto allegato al patto. L'articolo uno dichiarava che se uno dei due paesi fosse stato minacciato o attaccato dall'Urss senza provocazione l'altro non avrebbe lodato l'Urss e sarebbero state organizzate delle consultazioni. L'articolo due affermava che né l'uno né l'altro dei firmatari avrebbe concluso un accordo politico con l'unione sovietica senza il consenso dell'altro.

Per protesta, l'Urss decise di avvicinarsi alla Cina e chiese al partito comunista cinese di interrompere la guerra civile e di offrire una collaborazione amichevole al governo del Kuomintang per la lotta contro il Giappone.

L'inizio della guerra cino-giapponese.

Nel 1937 l'espansione giapponese in Cina subì una profonda trasformazione. Invece di continuare la sua politica di conquiste progressive, il Giappone iniziò una guerra che, sebbene non dichiarata, presentò immediatamente tutti i caratteri di una lotta senza vita. Il Giappone voleva stabilire un per proprio protettorato sulla Cina, impedendole di industrializzata si, di creare un esercito forte, di risvegliare un sentimento nazionale. È da notare che in tali occasioni, dopo lo scoppio della guerra, i rappresentanti giapponesi all'estero dichiararono che il loro paese non cercava di annettere alcuna parte del territorio cinese. In effetti il sistema utilizzato nel Manciukuò si rivelava molto pratico. L'ideale sarebbe stato sostituire Ciang Kai Scek con uno pseudo-governo cinese fedele giapponesi.

La guerra vicina scoppiò in seguito ad un incidente avvenuto nei pressi di Pechino, usato dai giapponesi come pretesto persi primi di luglio del 1937. Pechino fu conquistati in due giorni. Ciang Kai Scek inviò dei rinforzi, ma i giapponesi fecero stesso. Per lasciare il tempo a rinforzi di giungere, i giapponesi si prestano ad un negoziato. Ciang Kai Scek rifiutò e accettò di negoziare sola condizione che nel frattempo le truppe giapponesi evacuassero le posizioni conquistate. Subito il comandante in capo giapponese, deciso ad un'azione in grande stile, ruppe le trattative il 25 luglio, indirizzando ultimatum al comandante cinese chiedendo l'evacuazione di Pechino. Il 26 dicembre iniziò la guerra senza che questa fosse dichiarata. Anche il governo cinese rifiutò di dichiarare La guerra, perché considerava i giapponesi come dei pirati e una direzione di guerra, secondo il diritto internazionale, avrebbe dato alle loro azioni una sanzione di legalità.

La guerra.

Pechino fu conquistata in soli due giorni. Le forze giapponesi si diressero immediatamente verso sud e in agosto sbarcarono presso Sciangai, che fu conquistata alla fine di ottobre. Infine i giapponesi marciarono verso ovest risalendo il fiume Yang-Tse-Kiang, prendendo l'inchino. Nel gennaio del 1938 ebbero luogo altri due sbarchi importanti nello Shantung, l'altro invece a Canton, siede del governo nazionalista. Ciang Kai Scek fu costretto a spostare il governo in una regione remota interna, dove condusse una resistenza ad oltranza, mentre un po' dappertutto si organizzavano delle guerriglia. Benché i cinesi avessero riportato nel corso del 1938 alcune battaglie vittoriose, queste non furono decisive. Non fecero altro che convincere i giapponesi che avrebbero potuto vincere i loro avversari solo se quest'ultimi non avessero più ricevuto armi e munizioni dall'estero. A partire dal 1938 fino al 1944, La campagna di Cina rallentò. I giapponesi non scatenarono offensive e si limitarono ad allargare progressivamente le zone conquistate.

Piuttosto che con una vittoria militare, il governo giapponese cercò di vincere suo avversario con l'asfissia, tagliando una dopo l'altra le sue vie di rifornimento di armi e munizioni.

I tentativi di pace.

Pur proseguendo la lotta, il governo giapponese in due occasioni fece conoscere alla Cina le suo condizioni di pace:

uno. Nel dicembre del 1937, prima dell'attacco di Nanchino, il Giappone esigeva dei vantaggi economici considerevoli. Reclamava la creazione di una zona smilitarizzata nella Cina del Nord, sotto controllo effettivo giapponese; reclamava l'autonomia della Mongolia interna; voleva l'adesione della Cina al patto anti-Komintern. Ciang Kai Scek rifiutò queste proposte.

Due. Nel dicembre del 1938, giapponesi proposero al in circa le stesse condizioni. Pretesero che prima di qualsiasi negoziato il governo di Ciang Kai Scek fosse rovesciato. Non parlava più di autonomia della Mongolia interna, ma avanzavano una nuova richiesta: il mantenimento temporaneo di guarnigioni giapponesi in alcune regioni della Cina. Queste proposte non ebbero alcun seguito.

Restava il metodo consistente lo stabilire un governo satellite. I giapponesi avevano creato nei territori occupati un "partito del rinnovamento del popolo", copiato dal Kuomintang. Questo partito aveva però poche influenza. Nel corso del 1938 furono iniziati dei negoziati con un dirigente del Kuomintang, che dopo lunghe trattative accettò di fondare a Nanchino nel gennaio del 1940, un "governo centrale della Repubblica cinese" fedele giapponesi, che entrò in funzione nel marzo del 1940. In cambio, il 30 novembre dello stesso anno, il Giappone si impegnò a rispettare la sovranità della Cina. L'esercito giapponese avrebbe potuto mantenere delle guarnigioni nella Cina del Nord, in Mongolia interna e nei grandi porti, per due anni dopo la disfatta di Ciang Kai Scek. Dopo di che, avrebbe evacuato il paese. L'importante per il Giappone era di trasformare La Cina in uno Stato vassallo, ma la resistenza del generale Ciang Kai Scek mandava a monte questo piano. Subito si ci si accorse che l'influenza del nuovo partito fondato era sei debole e che senza l'appoggio delle forze giapponesi non sarebbe data da crollare.

L'atteggiamento degli Usa.

Quale fu l'atteggiamento delle potenze di fronte a questi avvenimenti? La guerra vicina era dovuta incontestabilmente ad un'aggressione del Giappone. Il Giappone predicavano politica contraria sia alla "trattato delle nove potenze" firmata Washington nel 1922, si al patto Briand-Kellog. Questa aggressione poteva essere solo fermata con un'azione comune delle potenze interessate, specialmente dell'Inghilterra e degli Usa. L'Urss era nel 1937 in preda a serie difficoltà interne. Ora nel giugno del 1937, poco prima dello scoppio della guerra, Cordell-al aveva fatto sapere al nuovo primo ministro inglese Chamberlain, che gli Stati Uniti erano contrari ad un'azione comune concertata.

Così Roosevelt si limitò il 10 agosto ad un passo comune con gli inglesi, i tedeschi, i francesi e gli italiani per impedire le ostilità nella regione di Sciangai. Ma questo passo non ebbe alcun effetto. Gran parte dell'opinione pubblica americana reclamava il ritiro dei due 1000 cinquecento soldati americani dispersi in Cina e l'evacuazione dei civili.

D'altra parte il presidente Roosevelt, approfittando del fatto che la guerra non era stata dichiarata, si astenne dal mettere in vigore le leggi di neutralità, la quale avrebbe impedito agli Stati Uniti di fornire armi La Cina e, in virtù della clausola Cash and Carry, avrebbe favorito il Giappone che sola possedeva una flotta per l'acquisto del materiale e dei prodotti non militari. Così gli Stati Uniti si limitarono a condannare moralmente l'aggressione giapponese, pur continuando l'invio di armi alla Cina nazionalista.

La società delle nazioni e la conferenza di Bruxelles.

La società delle nazioni mantenne un atteggiamento esitante. La Cina le aveva indirizzato un appello nel settembre del 1937, poco dopo l'ultima ad un giapponese. La società delle nazioni incaricò la "commissione consultiva dell'estremo oriente", creata nel 1933 per studiare il problema della Cina, di trovare una soluzione. Poi il 6 ottobre adottò una risoluzione che denunciava l'atteggiamento giapponese, perché contrario al trattato delle nove potenze e al patto Briand-Kellog, ma guardandosi bene dal dichiarare il Giappone come aggressore o di votare sanzioni. Essa suggeriva i firmatari del trattato delle nove potenze si riunissero in una conferenza per sugli alimenti per porre fine al conflitto.

L'atteggiamento dell'Urss.

Quanto all'Urss, essa si limitava a difendere le sue frontiere e quelle della Mongolia esterna. Firmò con la Cina un patto di non aggressione nell'agosto del 1937. Le forniva del materiale bellico attraverso la Mongolia esterna.

Fin dall'inizio del 1938, i giapponesi protestarono contro queste forniture di armi e si verificarono diversi incidenti, soprattutto a proposito della pescheria giapponesi di Sakhalin. Il più grave di tutti fu quello noto come quello del conflitto del lago Hasan. In seguito ad una serie di incidenti di frontiera l'esercito giapponese attaccò quello sovietico ma il 10 agosto l'Urss propose un armistizio che stabiliva che le due parti sarebbero rimasti sulle loro posizioni e la frontiera sarebbe stata fissata in seguito da una commissione composta da giapponesi, sovietici e un mediatore neutrale. I giapponesi accettarono una tregua, ma non La nuova delimitazione le frontiere e le operazioni terminano.

La tregua non migliorò le relazioni fra due paesi tanto che nel marzo del 1939 Stalin denunciò La politica aggressiva del Giappone e si dichiarò contrario al sistema del non intervento radicato gli occidentali. Anche nel maggio del 1939 si verificò un nuovo incidente. Nel settembre del 1939 fu conclusa fra l'Urss e il Giappone una tregua. Questa volta le operazioni erano state più favorevoli ai sovietici che non è giapponesi. Tuttavia in occasione di tutti questi conflitti di frontiera, le relazioni fra i due paesi non mutarono nei si trattò di conflitti di natura tale da provocare un conflitto generale tra il Giappone l'Urss. Senza dubbio questo dipendeva da volontà dei due paesi di non sacrificare i loro interessi vitali, che per l'Urss erano in Europa, e per il Giappone in Cina e nell'oceano indiano. Nel 1939 si assistette ad una sensibile evoluzione della politica americana così come quella giapponese.

 

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La politica americana: neutralismo e "buon vicinato"

 

Parte II, Capitolo VI, Paragrafo II

Roosevelt e Cordell Hull.

Nel marzo del 1933 il nuovo presidente democratico Roosevelt prestò giuramento e assunse il potere. Scelse come segretario di Stato un uomo politico conosciuto, da lungo tempo membro del congresso: Cordell Hull.

Cordell Hull

Lo mantenne come collaboratore fino al novembre del 1944. In apparenza nulla era cambiato rispetto La politica estera dei repubblicani. Nel suo discorso inaugurale, Roosevelt non parlo quasi mai dei problemi di politica estera: ciò parve indicare un isolazionismo pronunciato. L'unica allusione rilevante alle relazioni internazionali, era la volontà che gli esprimeva di predicare nei riguardi delle repubbliche dell'America Latina una politica di non intervento e di "buon vicinato".

È probabile che nel 1933 Roosevelt, già fautore dell'idea di Wilson e della società delle nazioni, fosse deluso dai fallimenti dall'inefficienza di quest'ultimo. D'altra parte, la terribile crisi economica in cui si dibattevano gli Stati Uniti lo incitava a occuparsi soprattutto dei problemi interni. Egli non credeva all'efficacia degli accordi economici internazionali.

In effetti Cordell Hull, fautore dichiarato di una diplomazia leale pubblica e della sicurezza collettiva, era molto meno isolazionista e neutralista di quanto non sembrasse. Dover tener conto di tutte le sue azioni il movimento di opinione pubblica che faceva dell'isolazionismo un caposaldo da politica estera americana. Il Senato soprattutto nel baluardo. Ne risultò, fino al 1939, una politica estera timida e principalmente rivolta verso l'America Latina. Gli Stati uniti favorirono società delle nazioni ma senza osare entrarvi e nemmeno appoggiandola in fondo, la loro politica rende efficace di fronte nazionalismi scatenati e metodi brutali di Germania, Italia e Giappone.

Così Cordell Hull voleva che gli Stati Uniti mettessero l'embargo su tutte le forniture di armi ad un paese aggressore. Peraltro il governo americano era sei contrario alle persecuzioni degli ebrei in Germania, preoccupato dal riarmo tedesco ma contento di vedere il governo di Hitler ridurre rimborso delle somme investite dai capitalisti americani in Germania, e si contentò in tutti questi casi solo che di prime timide proteste.

L'allacciamento delle relazioni diplomatiche con l'Urss.

Uno dei primi atti della nuova amministrazione fu l'allacciamento delle relazioni diplomatiche con l'Urss. Il segretario di Stato riteneva che un riavvicinamento con questo paese potesse essere molto utile per la causa delle democrazie, riuscendo a convincere il presidente Roosevelt sull'opportunità di tale atto. La Russia aveva bisogno di crediti americani per il completamento del suo primo piano quinquennale. Gli Stati Uniti da parte loro auspicavano di veder regolata la questione dei debiti russi verso i creditori americani. E si può desideravano l'impegno sovietico di non intervento negli affari interni americani attraverso il partito comunista.

Così nell'ottobre del 1933 Roosevelt indirizzò una lettera a Kalinin per domandare l'avvio delle trattative per la risoluzione delle difficoltà in corso. Quest'ultimo rispose cordialmente, ma lascia intendere che sarebbe stato meglio ristabilire in primo luogo le relazioni diplomatiche e poi ritentare in seguito di risolvere difficoltà. Fu raggiunto un accordo verso la metà di novembre del 1933. Fu inviato come ambasciatore a Mosca William Bullit.

Subito però cominciarono delle difficoltà per l'interpretazione del trattato appena stipulato, soprattutto sulle modalità di rimborso dei debiti russi verso capitalisti americani. Così sebbene i rapporti fossero stati ristabiliti, le relazioni restarono mediocri.

Il "buon vicinato".

Più felice fu invece la politica di Washington in America Latina. Hoover aveva già fatto delle concessioni, ma la sfiducia nei confronti degli Stati Uniti da parte delle repubbliche americane era molto alta. Cordell Hull e Roosevelt decisero di fare tutto il possibile per migliorare situazione. Era essenziale proclamare il principio del "non intervento" ed applicarlo rigorosamente per diminuire le diffidenze dei latino americani.

A Cuba fu nominato ambasciatore Samner Welles che cercò di rivestire il ruolo di mediatore fra le fazioni che si disputavano il potere.

La conferenza di Montevideo.

Cordell Hull insistette perché la conferenza di Montevideo avesse luogo alla data fissata e decise di assumere egli stesso La direzione della delegazione americana. Ciò incoraggiò diversi altri paesi americani ad inviare i loro ministri degli affari esteri. Il suo scopo era triplice:

1. Voleva far proclamare la necessità di abbassare diritti di dogana, al fine di incoraggiare il commercio.

2. Voleva domandare a tutti i 21 Stati americani la ratifica dei cinque accordi in favore della pace firmati allora solo da alcuni di essi. Erano il "trattato per evitare o prevenire i conflitti fra gli Stati americani", firmato a Santiago del Cile nel 1923; il patto Briand-Kellog del 1928; la convenzione intera americana di conciliazione, firmata Washington nel 1929; la convenzione intera americana di arbitrato, firmata nella stessa data; il patto contro la guerra, proposto dal ministro argentino nell'ottobre del 1933 al quale però gli Stati Uniti avevano rifiutato di aderire.

3. Desiderava che la conferenza imponesse una tregua nella guerra del Chaco .

Suggerì quindi la riduzione dei diritti doganali, anche se non immediatamente perché la politica degli Stati Uniti del New Deal lo impediva. Inoltre fu avanzata la proposta di un accordo con il quale tutti paesi americani si impegnassero rinunciare al mezzo dell'intervento negli affari interni degli altri Stati. Contrariamente alla posizione assunta nel 1928 dagli Stati Uniti, Cordell Hull, tra sorpresa generale, accettò questo impegno. Il successo personale del segretario di Stato fu considerevole.

Cuba, Haiti e Panama.

Al ritorno a Montevideo, Cordell-Hull apprese che il governo cubano era stato rovesciato da un colpo di Stato e che il nuovo presidente Mendieta offriva alcune garanzie. Così il governo americano riconobbe il suo governo. Fu firmato agli Stati Uniti e Cuba un nuovo trattato che sopprimeva il diritto di intervento per i Stati Uniti, lasciando loro solamente il diritto di mantenere la base navale di Guantanamo . Nel 1009 35 fu revisionato anche il trattato con Panama. Infine nell'agosto del 1933, fu firmato un accordo con aiuti che annunciava il ritiro delle truppe americane: cosa che avvenne effettivamente nell'agosto del 1934. La politica di "buon vicinato" era così applicata senza riserve.

Fine della guerra del Chaco.

Più difficile fu la realizzazione della pace fra il Paraguay e la Bolivia. La società delle nazioni avendo deciso l'embargo sulle armi destinate due paesi (maggio 1934), Cordell-al ottenne dal congresso degli Stati Uniti di unirsi all'azione dell'organismo internazionale.

In effetti la società delle nazioni aver fallito i suoi scopi. Il confine fu risolto grazie alla mediazione della gentile del Cile, al quale si unirono anche il Brasile, il Perù, l'Uruguay e gli Stati Uniti. I mediatori si unirono nel maggio del 35 a Buenos Aires; in giugno i due avversari accettarono di firmare un accordo e di smobilitare le forze.

La commissione Nye .

Mentre finiva La guerra del Chaco, l'Italia si preparava nel frattempo ad attaccare l'Etiopia. Questa situazione, unito all'ondata di isolazionismo, spiega il perché il congresso abbia votato le leggi di neutralità. Per meglio comprendere, è indispensabile sapere che nel febbraio del 1934 il senatore repubblicano Nye aveva proposto la creazione di una commissione d'inchiesta sulla vendita di armi e munizioni da parte i fabbricanti americani persi paesi stranieri. Nye fu nominato presidente della commissione che lavoro con zelo, e arrivò a dimostrare che gli Stati Uniti erano entrati in guerra nel 1917 semplicemente a causa della pressione dei banchieri e dei fabbricanti d'armi, i quali, avendo commerciato quasi esclusivamente con gli alleati, volevano ad ogni costo la loro vittoria per essere rimborsati più sicuramente. Senza preoccuparsi delle possibili ripercussioni diplomatiche, La commissione pubblicò dei documenti confidenziali provenienti da governi stranieri. I giornali si impadronirono di queste informazioni e l'opinione pubblica americana ebbe la convinzione che gli Stati Uniti avrebbero potuto essere tenuti fuori dalla guerra evitando di fornire armi ai paesi belligeranti. Isolazionisti ad oltranza ritenevano inutile rafforzare la neutralità, possibile in ogni modo. Roosevelt e il suo segretario di Stato Cordell Hull non erano contrari all'idea di porre l'embargo su tutte le armi, ma si auguravano che il potere esecutivo restasse padrone di decidere quando sarebbe stato applicato l'embargo. Il congresso americano, al contrario, preferiva una legislazione imperativa, che obbligasse il potere esecutivo ammettere l'embargo sulle armi destinate tutti belligeranti.

La prima legge di neutralità.

Nel luglio del 1935, mentre la minaccia di guerra fra l'Italia e l'Etiopia si faceva più seria,, il Dipartimento di Stato propose un progetto di legge sulla neutralità e l'embargo delle armi.

Il 31 agosto del 1935, Roosevelt affermò una legge di neutralità. Questa legge, valida per sei mesi, obbligava il presidente a porre l'embargo su ogni invio di armi ai belligeranti, chiunque si fossero, purché esistesse lo stato di guerra. Roosevelt aveva accettato questa limitazione alla sua libertà di azione perché sperava che al termine dei sei mesi la legge potesse essere modificata.

Due giorni dopo lo scoppio della guerra italo-etiopica, il 5 ottobre, fu proclamato l'embargo delle armi dirette verso questi due paesi. Il segretario di Stato rifiutò di seguire società delle nazioni e di predicare le sanzioni riguarda l'Italia. Adottò invece il metodo dell'embargo morale. La legge di neutralità impediva solo l'esportazione di armi, ma nessuna legge si opponeva all'invio di prodotti utili alla guerra come ad esempio il petrolio e l'acciaio. Il risultato di questa politica sembrava deludente nonostante l'ottimismo del segretario di Stato.

La seconda legge di neutralità.

Quando la prima arrivò a scadenza, fu necessario votare un'altra legge di neutralità. Ancora una volta Roosevelt e Cordell al non riuscirono a far ammettere la libertà di manovra del potere esecutivo. La legge manteneva infatti l'obbligo di decretare l'embargo sulle armi destinate ai belligeranti. L'unico progresso consisteva nel lasciare il presidente il diritto di stabilire se lo stato di guerra e si stesso meno. Roosevelt dovette approfittare di questa clausola per fornire armi alla Cina, dopo che questa era stata attaccata dal Giappone senza dichiarazione di guerra.

Quando l'Etiopia fu vinta, il governo americano si limitò rifiutare il riconoscimento della sua incorporazione all'Italia.

La terza legge di neutralità.

Anche la guerra di Spagna pose il problema dell'embargo sulle armi. Era una guerra civile, ma diverse potenze straniere vi erano implicate. Negli Stati Uniti erano forti tendenze in favore della fornitura di armi ai repubblicani e dell'embargo sulle armi destinate all'Italia e alla Germania. D'altra parte, nonostante la legislazione americana, 1000 settecento cittadini americani si arruolarono delle truppe repubblicane. Nell'agosto del 1936, il Dipartimento di Stato americano annunciò che l'embargo sulle armi non poteva essere programmato perché si trattava di una guerra civile, ma gli Stati Uniti, fedeli alla dichiarazione firmata Montevideo nel 1935, non sarebbero intervenuti in alcun modo nella guerra civile spagnola, trattandosi di una questione interna di questo paese. Ancora una volta Cordell al praticava l'embargo morale, questa volta non più solamente sui prodotti necessari alla fabbricazione delle armi, ma sulle armi stesse. Rifiutò ogni partecipazione al comitato di "non intervento". Tuttavia Roosevelt, rieletto trionfalmente nel novembre del 1936, decise di invitare il congresso a votare una nuova legge che ristabilirsi l'embargo sulle armi destinata la Spagna. Questa terza legge fu approvata ed entrò in vigore nel gennaio del 1937.

La quarta legge di neutralità.

La terza legge scadeva il 1 maggio del 1937: il congresso discusse attivamente dal gennaio all'aprile del 1937 i termini di una nuova legge. La nuova legge di neutralità fu firmare il 1 maggio dal presidente. A differenza delle precedenti, aveva un carattere permanente. Come quella del 1936, lasciava presidente La cura di decidere se ci fossero meno lo stato di guerra. Obbligava il presidente, in caso di guerra, a porre l'embargo sulle armi a destinazione dei belligeranti. Introduceva per tutti i prodotti una nuova clausola, chiamata "Cash and Carry". Nessuna merce americana destinata a paesi belligeranti avrebbe potuto essere trasportata su navi americane. Inoltre i paesi belligeranti avrebbero dovuto pagare in contanti. Tuttavia presidente sarebbe stato libero in una certa misura di decidere l'applicazione della clausola relativa al pagamento in contanti.

Si comprende le preoccupazioni britanniche francesi a tale riguardo e i ripetuti passi di questi due governi per ottenere la modifica delle leggi di neutralità. Nonostante i loro sforzi bisognerà attendere il novembre del 1939 perché fosse votata una nuova legge di neutralità, che eliminava l'embargo sulle armi ed applicava alle forniture di armi la clausola "Cash and Carry".

Un rappresentante democratico propose un emendamento costituzionale con il quale autorità del congresso, per dichiarare la guerra, sarebbe divenuta effettiva (eccetto nel caso di invasione del territorio americano) solo dopo essere stata confermata da un referendum popolare. Una vivace campagna degli isolazionisti appoggiò questa proposta, tanto che Roosevelt e Cordell al La combatterono con energia, perché annullavano possibilità di azione del governo. Tuttavia nel gennaio del 1938 La camera dei rappresentanti la approvò. Ma in effetti questo voto rappresentava un rifiuto, non essendo stata raggiunta la maggioranza dei due terzi (legge costituzionale).

La conferenza di Buenos Aires (1936).

Il desiderio di neutralità degli americani si manifestava anche nelle conferenze intere americane. La conferenza di Montevideo del 1935 aveva deciso che la prossima conferenza panamericana avrebbe avuto luogo a Lima, verso la fine del 1938. Ma il crescente pericolo di una guerra spinse il Dipartimento americano a proporre la riunione di una conferenza inter americana speciale nel 1936. Bisognerà però attendere che fosse firmata una pace definitiva fra Bolivia Paraguay relativamente La guerra del Chaco, cosa che avvenne alla fine di gennaio del 1936.

Cordell al, dell'uso dei fallimenti della società delle nazioni, voleva rafforzare il panamericanismo. Era molto preoccupato dell'attività dei nazisti fra il milione mezzo di tedeschi risiedevano nell'America del sud, dalla loro propaganda diretta contro gli Stati Uniti, dai loro metodi di accordi bilaterali volte soppiantare il commercio degli Stati Uniti nelle pubbliche latino-americane e da ruolo preponderante delle compagnie aeree tedesche in America Latina. Il presidente Roosevelt stesso si recò a Buenos Aires, dove fu accolto trionfalmente ed inaugurò alla conferenza il 1 dicembre 1936.

Questa aveva lo scopo di assicurare il mantenimento della pace in America. Cordell al proponeva che, in caso di minaccia di guerra nell'emisfero occidentale, i ministri degli affari esteri dei paesi americani si sarebbero consultati immediatamente. Questo scopo sarebbe stato creato un "comitato consultivo intera americano" permanente.

La proposta di Cordell al fallì. Si raggiunse solamente l'accordo su una dichiarazione di solidarietà, che avrebbe ristabilito che ogni attentato alla pace di uno Stato americano avrebbe riguardato tutti gli altri e prevedeva in tal caso una consultazione. Ma a differenza del progetto del segretario di Stato americano, la consultazione non è automatica e non sarebbe stato creato alcun organismo permanente. È ribadito l'impegno assunto a Montevideo di non intervenire negli affari interni con esterni di un altro Stato. In breve, i risultati erano scarsi.

La conferenza di Lima (1938).

Un certo progresso fu compiuto due anni più tardi nella normale conferenza panamericana, tenutasi, come previsto, a Lima nel dicembre del 1938.

Furono votate all'unanimità un gran numero di dichiarazioni. La più importante di tutte, nota sotto il nome di "dichiarazione di Lima", affermava la solidarietà delle repubbliche americane, la loro decisione di difendere la prova sovranità contro ogni intervento straniero, e decideva che, in caso di minaccia contro la pace, la sicurezza o l'integrità territoriale di una repubblica americana, i paesi americani si sarebbero consultati. Sarebbe stato sufficiente che uno dei ministri degli affari esteri avesse dichiarato questa consultazione necessaria perché avesse luogo una riunione dei ministri degli affari esteri delle 21 repubbliche americane. Cordell al non era riuscito a far adottare una riunione automatica ogni due anni. I ministri in effetti, si riunirono tre volte durante la guerra: a Panama nel settembre 1939, a l'Avana nel luglio 1940 (dopo la disfatta della Francia), a Rio de Janeiro nel gennaio 1942 (dopo Pearl Harbor).

Così, mentre si rafforzava la solidarietà americana, si assisteva ad un movimento lento che da una rigorosa neutralità avrebbe portato gli Stati americani, soprattutto gli Stati Uniti, ad appoggiare le democrazie occidentali contro l'asse. Nel 1939 tuttavia si era ancora ben lontani da un appoggio dichiarato: senza dubbio la neutralità e l'isolazionismo prevalevano ancora.

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