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domenica 11 aprile 2010

Il Medio Oriente e la guerra totale

Quando nel giugno del 1941, la Germania attaccò alla Russia, la Gran Bretagna stava rafforzando le sue posizioni in Iraq, Siria e Libano. Nell'aprile del 1941 aveva istituito un organo di coordinamento incaricato di ripartire le importazioni ricevute dalla madrepatria dei diversi paesi del medio oriente. Nel 1944 anche di Stati Uniti parteciparono alla direzione di quest'organo che dominò praticamente la vita economica di tutto il Medioriente. Durante la guerra ci si sforzò di evitare ogni rivalità esistente fra gli alleati in questa regione vitale. L'esempio più interessante di collaborazione senza dubbio la questione dell'Iran.

L'occupazione dell'Iran

prima della guerra e del suo inizio, l'Iran era governato in modo dittatoriale dallo Scià Rehza Pahlevi, si stava aprendo sempre di più verso l'influenza tedesca. L'importanza della Germania nel commercio estero iraniano era enorme: imprese tedesche avevano costruito ferrovie e diverse fabbriche, comprese alcune fabbriche di armamenti. L'Inghilterra, che aveva grandi interessi nello sfruttamento petrolifero della zona, era gravemente minacciata da questa preponderanza tedesca. Quando la Germania attaccò l'unione sovietica, si pose subito il problema delle forniture di materiale allarmata rossa. L'Iran era una delle possibili vie di passaggio e per questo era importante garantire la sicurezza di questo paese a tutti i costi.

I governi russo e britannico cominciarono di comune accordo nell'agosto del 1941 con il reclamare al governo iraniano l'espulsione dei cittadini tedeschi. Ma il governo iraniano rifiutò con il pretesto della neutralità. Agendo di concerto, le due potenze inviarono delle truppe che alla fine dell'agosto del 1941 invasero l'Iran, senza praticamente incontrare alcuna resistenza. Diplomatici inglesi sovietici consegnarono al primo ministro iraniano delle note nelle quali dichiaravano la loro intenzione di obbligare il governo iraniano ad accettare le loro richieste in materia di trattamento dei cittadini tedeschi.affermavano comunque di non avere alcuna intenzione di attentare all'integrità territoriale dell'Iran. Il primo ministro rassegnò le dimissioni e il suo successore ordinò all'esercito di cessare qualsiasi resistenza. Così alla fine di agosto delle nuove note alleate precisarono quali sarebbero state le zone di occupazione. Gli alleati chiesero inoltre facilitazioni per il trasporto di materiale bellico. Si giunse così al 31 agosto con la consegna dei cittadini tedeschi alle autorità britanniche. Alcuni di essi riuscirono a nascondersi e organizzare una rete di resistenza. Il governo iraniano, comunque, pretese dagli alleati di avere il minor contatto possibile con lo popolazione e di percepire ogni un indennizzo per le perdite subite in seguito le operazioni militari. Gli alleati diedero parziale soddisfazione a queste richieste.

Ci si chiese se questa nuova situazione era compatibile con il mantenimento al trono dello Scià, inizialmente favorevole alla Germania. Quest'ultimo pensò di poter conservare il potere, chiedendo alla fine di agosto i buoni uffici del presidente Roosevelt per i negoziati fra l'Iran e le potenze occupanti. Roosevelt rispose in tono amichevole, facendogli ritenere la sua posizione solida. Ma una violenta propaganda inglese russa diretta contro di lui, lo portarono all'abdicazione a metà settembre in favore di suo figlio, che fu proclamato Scià.

Il nuovo governo fece buon viso a cattivo gioco e cercò da un lato di dare al paese un regime relativamente democratico, dall'altro di aiutare le potenze occupanti, divenendone un loro alleato. Questa politica portò ad un trattato di alleanza nel gennaio del 1942 fra Iran, Urss e regno unito. Gli ultimi due si impegnarono alla difesa dell'Iran contro ogni aggressione promettendo di ritirare le loro forze dal territorio iraniano entro sei mesi dalla fine delle ostilità. In cambio l'Iran avrebbe cooperato con gli alleati, ricevendo garanzie che l'amministrazione del paese non sarebbe stata modificata. Nel settembre del 1943 l'Iran dichiarò guerra alla Germania, ma si trattava di una manifestazione del tutto platonica.

In effetti l'Iran si trovava in una situazione di inferiorità e l'opinione pubblica sopportava con molta amarezza questa umiliazione. Così quando le tre grandi potenze scelsero Teheran come sede del loro primo incontro (novembre 1943), il governo iraniano non fu consultato preventivamente ed apprese la venuta di Churchill, Roosevelt e Stalin solo dopo l'inizio della conferenza. Quest'ultima però si occupò anche un po' degli affari iraniani, sebbene in assenza di un qualsiasi rappresentante governativo.

Il 1 dicembre del 1943 i tre grandi firmarono una dichiarazione sull'Iran, riconoscendo l'assistenza data da quel paese contro il nemico comune. Si impegnavano a continuare il loro aiuto economico a questo paese e riaffermava nel loro desiderio di mantenere l'indipendenza e la sovranità dell'Iran, auspicando la sua adesione ai principi della carta atlantica.

Gli inizi della rivalità tra gli alleati in Iran

Tuttavia dopo la conferenza di Teheran, l'unione sovietica fece un grande sforzo per estendere la propria influenza nell'Iran settentrionale, contrariamente alle dichiarazioni precedentemente fatte. L'occupazione del nord dell'Iran da parte dei sovietici fu accompagnata da un vasto sforzo di propaganda e da numerosi interventi politici. Esisteva per Anna una censura anglo-russo-iraniana creata nel gennaio del 1942, nella quale ciascuno dei partecipanti aveva il diritto di porre il proprio veto sulla pubblicazione di informazioni provenienti da fonti private. Ma l'agenzia TASS era considerata un organo statale, mentre al contrario tutte le altre agenzie occidentali erano private. Per cui i corrispondenti della stampa alleata non potevano recarsi nelle zone occupate dai russi. A partire dal 1944 si sviluppò una tensione fra sovietici e inglesi e americani. Il partito filo-comunista iraniano era apertamente sostenuto dalle autorità sovietiche di occupazione, che godevano peraltro di ottimi rapporti con il primo ministro.

La crisi diventò seria alla fine del 1944 a proposito del problema del petrolio, in relazione alle concessioni petrolifere del paese. Infatti, iniziò un vero e proprio braccio di ferro fra l'unione sovietica da un lato che pretendeva nuove concessioni e inglesi americani dall'altro, che difendevano invece quelle già acquisite. Il governo iraniano finì, in definitiva, per respingere tutte le richieste di nuove concessioni, suscitando le vivaci proteste sovietiche. In conseguenza di ciò, il partito comunista iraniano organizzò nel novembre del 1944 delle violente manifestazioni di massa. Ma il capo della minoranza non comunista del parlamento iraniano propose una legge che, approvata il 2 dicembre, stabiliva che nessun ministro avrebbe potuto trattare per una concessione petrolifera. Iniziò così un periodo di estrema tensione, che continuò anche dopo la fine della guerra.

La Palestina

Il resto del medio oriente, sottoposto per intero controllo britannico, conobbe durante gli anni che vanno dal 1941 al 1944 una relativa calma. In Palestina gli ebrei, per sostenere la lotta degli inglesi contro i nazisti, cessarono temporaneamente di lottare contro la politica dell'Inghilterra. Solo alcuni irriducibili rifiutarono qualsiasi compromesso e fondarono, poco dopo l'inizio della guerra, il Gruppo Stern, il cui scopo era di cacciare gli inglesi dalla Palestina. Tuttavia il fondatore di questo gruppo estremista fu ucciso nel 1941 dalla polizia inglese, ma il suo gruppo continuò funzionare. Nel novembre del 1944, il gruppo Stern si rese autore dell'omicidio di un ministro di Stato britannico al Cairo. Il gran Muftì di Gerusalemme era compromesso: cercò quindi di scappare e da lontano, tentò di organizzare una resistenza anti-inglese.

L’Egitto

In Egitto si ebbe un solo momento critico all'inizio del 1942, quando le truppe di Rommel minacciavano il paese. In queste circostanze gli inglesi sostituirono il primo ministro pascià, ritenuto troppo vicino alla Germania con una persona più favorevole ai britannici. Per ottenere ciò fecero pressione sul re Faruk inviando dei carri armati fin nel cortile del suo palazzo. Dopo due giorni di resistenza il re dovette cedere, non senza amarezza. Il primo ministro fu sostituito con un uomo politico molto più vicino agli inglesi. Egli ottenne dall'ambasciatore britannico però una dichiarazione con il quale il governo britannico si impegnava trattare l'Egitto come una nazione indipendente. Il nuovo ministro pascià si mostrò molto indipendente nei confronti dei britannici durante tutta la guerra: seguitò inoltre a reclamare l'ammissione dell'Egitto tre firmatari dei trattati di pace e invoco la revisione del trattato firmato con inglesi nel 1936, in modo che la zona del Canale di Suez fosse evacuata dai britannici e il Sudan anglo-egiziano incorporato dall'Egitto.

Siria e Libano

Nel giugno del 1941 il generale Catroux aveva annunciato la fine del regime dei mandati sulla Siria sul Libano. In seguito a ciò nel settembre del 1941 era stata proclamata l'indipendenza della Siria e in novembre quella del Libano. Il trattato che avrebbe definito i rapporti franco-libanesi, da definire successivamente alla proclamazione d'indipendenza, nelle speranze del generale de Gaulle avrebbe dovuto garantire alla Francia vantaggi paragonabili a quelli che l'Inghilterra godeva in Iraq e in Egitto. Tuttavia la scarsezza dei rifornimenti verso il paese alimentava il malcontento popolare, e inoltre le autorità francesi libere non si affrettarono a trasferire i loro poteri ai due nuovi stati. Solo nel 1943 ebbero luogo nei due paesi delle elezioni, dove i nazionalisti non farlo largamente.

Fu allora che iniziò una crisi breve, ma grave per l'avvenire dell'influenza francese in questa zona. Nel novembre del 1943, nonostante l'opposizione del delegato francese, il Parlamento libanese adottò una riforma della costituzione che sopprimeva gli articoli che mantenevano alla Francia una posizione privilegiata. Il governatore francese reagire brutalmente sospendendo la costituzione e facendo arrestare il presidente del consiglio libanese e i ministri, sciogliendo il Parlamento imponendo la legge marziale.

Scoppiarono però dei disordini a Beirut e in altre città, scatenando le proteste del resto del mondo arabo. Inglesi americani pretesero dal comitato francese di liberazione nazionale che queste misure fossero revocate. Fu inviato in novembre il generale Catroux a Beirut. In seguito a ciò il presidente libanese e i suoi ministri furono liberati e il parlamento ristabilito.

Si concluse la vicenda con un accordo nel dicembre del 1943, firmato dal generale Catroux dai governi di Siria e Libano, che stabiliva il trasferimento dei poteri esercitati dalle autorità francese a partire dal 1 gennaio del 1944.

giovedì 18 marzo 2010

Il medio oriente (1933-1941)

Parte II, Capitolo VI, Paragrafo I

 

La ripresa dei negoziati anglo-egiziani

Dopo il fallimento dei negoziati anglo-egiziani svoltesi nel 1932, non sarebbero stato possibile trovare una soluzione nell'ottobre del 1935 l'Italia non avesse aggredito l'Etiopia. Trovandosi fra l'Etiopia e la Libia, l'Egitto e il Sudan anglo-egiziano erano minacciati dalle ambizioni dell'Italia. Era naturale i dirigenti egiziani vedessero conveniente un'alleanza con la Gran Bretagna.

Sin dal dicembre del 1935 si costituì con il nome di "fronte unico" un partito che comprendeva anche lo storico movimento popolare Wafd. Si ottenne immediatamente da parte di re Fuad la cessazione del regime dittatoriale. Venne inoltrata una spedizione rappresentante britannico, chiedendo la ripresa dei negoziati.

L'Egitto aveva risposto all'appello della società delle nazioni ed applicava le sanzioni contro l'Italia, reclamava inoltre un'alleanza con la Gran Bretagna. Alla morte di re Fuad (aprile 1936) successe il figlio re Faruk, che non modificò però l'atteggiamento egiziano. Le elezioni generali del maggio 1936 diedero al fronte nazionale una schiacciante maggioranza e Pascià divenne Primo Ministro.

Il trattato anglo-egiziano del 1936.

Eden, a capo del Foreign Office, accettò queste nuove proposte dopo qualche esitazione. Così nell'agosto del 1936 fu raggiunto un accordo. I plenipotenziari egiziani furono invitati a firmare un trattato di alleanza a Londra. Questo trattato comprendeva delle clausole politiche, militari e alcuni articoli riguardanti il Sudan, poneva su nuove basi le relazioni fra i due paesi.

Nelle clausole politiche si confermava l'indipendenza dell'Egitto e si annunciava la fine dell'occupazione britannica. L'Egitto sarebbe stato rappresentato Londra da un ambasciatore; l'Inghilterra non avrebbe avuto più in Egitto un alto commissario, ma anch'essa l'ambasciatore. I due paesi sarebbero stati alleati. In caso di minaccia di guerra contro una delle due parti, essi si sarebbero consultate sulle misure da adottare. In caso di guerra l'una e l'altra sarebbero corse immediatamente in loro aiuto. Per l'Egitto l'aiuto non sarebbe costituito nell'invio di truppe, ma avrebbe messo a disposizione dell'alleato il suo territorio, i suoi porti, i suoi aeroporti e le sue vie di comunicazione. L'Inghilterra avrebbe appoggiato una domanda di ammissione alla società delle nazioni dell'Egitto e l'avrebbe aiutato ad ottenere dalle potenze interessate l'abolizione delle capitolazioni.

Sul piano militare, l'Egitto autorizzava lo stanziamento di truppe inglesi nelle vicinanze del Canale di Suez, per assicurare le comunicazioni dell'impero britannico. Ciò non avrebbe però costituito un'occupazione militare. Così allo scadere di 10 anni i due paesi si sarebbero consultate per studiare la possibilità delle truppe egiziane di proteggere il Canale ponte

per il Sudan veniva rimesso in vigore l'accordo sospeso dopo l'assassinio di Sir Lee Stack. Si ristabiliva quindi il principio del regime di condominio. Il sud Anna sarebbe stato difeso solo dalle truppe britanniche, ma anche da soldati egiziani. Il governatore generale avrebbe nominato funzionari che sarebbero stati inglesi e egiziani.

Si era raggiunto così un compromesso accettabile per i due paesi. Bisognava ora trarre dalla nuova situazione giuridica tutte le conseguenze che essa comportava per l'aria l'indipendenza dell'Egitto. Sin da i primi mesi del 1937 il governo egiziano indirizzò delle note alle potenze che godevano del privilegio delle capitolazioni, reclamandone l'abolizione. Appoggiato dall'Inghilterra e dalla Francia, l'Egitto non tardò ad ottenere soddisfazione. Una conferenza internazionale si riunì a Montreaux, nell'aprile del 1937, e fu fu raggiunto un accordo senza difficoltà. Il trattato finale sarà firmato l'8 maggio del 1937. Nel corso del stesso mese di maggio del 1937 l'Egitto era ammesso alla società delle nazioni.

Il nuovo statuto degli stretti.

La convenzione sugli stretti, annessa al trattato di Losanna del luglio 1923, aveva stabilito la libertà di passaggio attraverso gli stretti per tutte le navi. Questa libertà era assoluta se la Turchia fosse stata neutrale in un'eventuale guerra, sarebbe stata limitata nel caso in cui essa fosse stata belligerante. La Turchia avrebbe allora potuto adottare tutte le misure atte ad impedire il passaggio delle navi nemiche. Il passaggio delle navi da guerra in tempo di pace era limitato, per quanto riguardava le potenze rivierasca e, ad un tonnellaggio massimo che sarebbe stato fissato da un'apposita commissione. Inoltre gli stretti erano smilitarizzati. Il regime di Losanna favoriva così le potenze marittime. La Russia e soprattutto la Turchia vi erano contrarie.

Gli avvenimenti del 1935-1936 e La rioccupazione della Germania fornirono ai turchi l'occasione per domandare la revisione di questo statuto. Tale fu il contenuto di una nota inviate firmatari della convenzione di Losanna nell'aprile del 1936. Questi ultimi accettarono la riunione di una conferenza, che si aprì a Montreaux il 22 giugno. La convenzione manteneva il principio della libertà di passaggio e di navigazione di amare. Questa libertà era totale per le navi mercantili in tempo di pace o in tempo di guerra se la Turchia era neutrale. Sussisteva, se la Turchia era belligerante, solo per i paesi non in guerra contro la Turchia, la condizione di non aiutar in alcun modo il nemico. Per le navi da guerra, i paesi non rivierasca si avevano un diritto di passaggio limitato in tempo di pace a 15.000 t. Tale limite era un po' complicato per i paesi rivierasca. In tempo di guerra il passaggio era praticamente vietato alle navi da guerra dei belligeranti.

La clausola più importante della convenzione era la soppressione dei due principali ostacoli alla sovranità turca: la "commissione degli stretti", creata Losanna veniva abolita e le sue attribuzioni trasferiva governo turco. Inoltre la Turchia otteneva l'autorizzazione a rimilitarizzare gli stretti. La convenzione era conclusa per 20 anni.

La questione palestinese.

In Palestina La situazione andava peggiorando. Il nuovo commissario britannico era giunto in Palestina alla fine 1931. Il paese era apparentemente calmo, ma ebrei ed arabi vivevano il unione confronti degli altri in stato di profonda diffidenza. Nel novembre del 1931 la popolazione ebraica in Palestina ammontava a circa 175.000 abitanti. In coincidenza con lo sviluppo della politica antisemitica della Germania nazista, nel 1935 si contarono più di 60.000 immigrati ebrei, senza tenere conto dell'immigrazione clandestina.

Nell'ottobre del 1933, si verificò una sommossa araba contro britannici, accusati di favorire l'aumento dell'immigrazione ebraica e l'acquisto da parte di questi ultimi di terre.

È solo nel 1936 però che la tensione aumentò ad un punto tale da convincere il governo inglese a rivedere la proprio politica in Palestina. Nel novembre del 1935, i partiti arabi avevano presentato al commissario britannico delle rivendicazioni in favore della costituzione di un governo democratico. Reclamavano anche la cessazione immediata dell'immigrazione clandestina. L'alto commissario accettò di vietare la vendita delle terre e propose la creazione di un consiglio legislativo. Questo progetto fu accettato dai capi arabi, ma non dagli ebrei. Così nel marzo del 1936 il parlamento britannico respinse, facendo saltare l'opinione pubblica ebraica.

Questo spiega le ragioni dello scoppio nell'aprile del 1936 di una rivolta araba di notevole entità si iniziò con degli assassini isolati per poi estendersi ad uno sciopero generale, fino ad arrivare ad una vera e propria guerriglia. Il governo inglese dovette inviare notevoli rinforzi, riuscendo a controllare la rivolta solo verso la fine del 1936. Venne nominata anche una commissione reale che giunse nel novembre del 1936. Anche governi arabi vicini della Transgiordania, del Iraq e dell'Arabia Saudita avevano invitato il comitato arabo ad adottare un atteggiamento più moderato.

La commissione reale ascolto rappresentanti delle due parti e tornò in Inghilterra, dove pubblicò un suo rapporto. E se raggiunta la conclusione che La potenza mandataria aver fallito il suo compito e che quest'ultimo era contraddittorio, poiché gli arabi si opponevano la creazione di un focolare nazionale ebraico reclamavano invece un governo autonomo. Gli arabi erano sempre più diffidenti nei confronti degli inglesi, mentre si ha la un ardente nazionalismo ebraico. L'unica soluzione era quindi di dividere la Palestina in due Stati. Uno Stato ebraico comprendente il nord della Palestina, ad eccezione di un corridoio collegante i luoghi santi di Gerusalemme e Betlemme. Questi ultimi sarebbero rimasti sotto mandato, per i propri "sacrari di civiltà", come anche Nazaret e il mare di Galilea. Il resto della Palestina sarebbe stato invece unito alla Transgiordania.

Questo progetto incontrò una viva ciò posizione. Solo Transgiordania era favorevole al progetto. La commissione dei mandati della società delle nazioni, pur ammettendo il principio della spartizione, consigliava di prolungare il mandato nella sua forma attuale.

L'agitazione araba riprese così nel 1937. L'alto comitato arabo fu disciolto dalle autorità britanniche.

Nel settembre del 1937 numerosi delegati giunti da tutte le parti del mondo arabo, si riunirono vicino a Damasco per studiare la questione palestinese. La conferenza adottò all'unanimità una risoluzione in cui si dichiarava che la Palestina era parte integrante del patrimonio arabo, respingendo ogni progetto di spartizione e reclamando l'annullamento della dichiarazione di Balfour, l'abrogazione del mandato britannico La conclusione di un trattato anglo-palestinese che creasse una Palestina indipendente con delle garanzie per le minoranze. Così gli arabi, contrariamente agli ebrei, escludevano assolutamente il principio della spartizione.

L'alto commissario britannico rassegnò le sue dimissioni nell'ottobre del 1937. Il suo sostituto dovette affrontare una situazione sempre più tormentata. I ribelli arabi si organizzavano. Alla fine del 1938, tuttavia La situazione tornò quasi alla normalità il governo britannico aveva inviato sul posto, per studiare il problema della spartizione, una commissione tecnica, che giunsero conclusione che la spartizione era impossibile sul piano economico e strategico. Se si fosse deciso in favore di una spartizione, sarebbe stato necessario ridurre considerevolmente il territorio destinato agli ebrei. Anche governo britannico abbandonò al progetto e cercò di giungere a un accordo tra arabi ed ebrei. I governi arabi l'avevano accettata, ma non gli arabi di Palestina che rifiutavano energicamente di riconoscere l'agenzia ebraica, che non era decisa cedere sul computo delle rivendicazioni.

Allora il governo britannico pubblicò un "libro bianco", nel qual annunciava che uno Stato sovrano e indipendente di Palestina sarebbe stato creato allo scadere di un periodo di 10 anni. Ci si sarebbe sforzarsi di far collaborare arabi ed ebrei nell'amministrazione di uno Stato. Durante primi cinque anni sarebbero stati ammessi in Palestina solo 75.000 immigrati ebrei, ciò avrebbe voltato popolazione ebraica ad un terzo del totale della popolazione palestinese. Al termine di questi cinque anni una specie di assemblea costituente, nei quali sarebbero stati rappresentati gli inglesi, avrebbe elaborato una costituzione. Il paese sarebbe stato diviso in tre zone: una in cui l'acquisto delle terre da parte degli ebrei era vietato, una seconda in cui sarebbe stato limitato e una terza in cui sarebbe stato libero.

Questo progetto favoriva gli arabi, egli brevi si oppose energicamente. La guerra europea impedì di sottoporre questo progetto al consiglio delle società delle nazioni. La commissione dei mandati tuttavia lo disapprovo. Quando scoppiò il secondo conflitto mondiale, il problema palestinese era lontano dall'essere risolto.

Gli altri paesi del medio oriente prima del 1939.

L'attività diplomatica era stata meno importante del 1939 negli altri paesi del medio oriente

Gli inglesi avevano delle difficoltà con lo Yemen dove alcune tribù operavano dell'incursione nella colonia britannica. Inoltre l'Arabia Saudita e l'iman dello Yemen erano spesso in conflitto. Peraltro gli avversari di Saud si rifugiavano spesso nello Yemen. Scoppiò una guerra fra l'Arabia Saudita e nello Yemen nel marzo del 1934. L'armistizio fu firmato in maggio, a cui seguì un trattato di pace. Saud riconosceva l'indipendenza dello Yemen e non annetteva alcuno dei suoi territori, mentre due paesi avrebbero predicato una politica di fraternità e di amicizia islamica. Tuttavia lo Yemen era preoccupato per la penetrazione italiana nel suo territorio. Si era affrontato questo problema nel Gentlemen's agreement anglo-italiano nell'aprile del 1938, dove una clausola riguardava il medio oriente. I due paesi si impegnavano a rispettare la sovranità dell'Arabia Saudita dello Yemen e non fortificare le isole del Mar Rosso.

La questione del Iraq (1941).

L'inizio della guerra portò diverse complicazioni diplomatiche e militari in Medioriente. In applicazione del trattato del 1936, le guarnigioni britanniche in Egitto furono rafforzate. Senza dichiarare guerra Germania, l'Egitto ruppe le relazioni diplomatiche con questo paese. Fu proclamato lo stato di emergenza e furono ristabiliti diversi controlli militari e politici. Nel giugno del 1940 il governo egiziano indirizzò una nota l'Italia: l'Egitto avrebbero partecipato alla guerra solo se truppe italiane fossero penetrate profondamente in territorio egiziano, avessero bombardato città egiziane obiettivi militari. Nell'aprile del 1941 al momento dell'offensiva di Rommel verso l'Egitto, la camera egiziana riaffermò la sua politica di non belligeranza.

Le cose si svolsero in modo differente in Iraq. Dopo il trattato del 1930, la vita politica irachena era abbastanza travagliata. Re Faisal era morto nel 33, mentre suo figlio era morto nel 1939 * 1 incidente d'auto. Il nuovo re aveva solo nove anni ed era soggetto alla reggenza dello zio. In questo paese agitato, La propaganda tedesca si sviluppò energicamente. I tedeschi trascinarono dalla loro parte alcuni ministri. Rascid Alì con l'appoggio di quattro colonnelli rovesciò il governo e creò un "governo di difesa nazionale" appoggiato dall'esercito, deponendo il reggente. Si dichiarò dapprima favorevole all'applicazione del trattato anglo-iracheno, così nell'aprile del 1939 truppe britanniche sbarcarono a Bassora. Ma nel maggio del 39 il nuovo primo ministro si oppose energicamente ogni nuovo sbarco e gli iracheni attaccarono l'aeroporto di Bagdad. Il governo inglese protestò ed iniziò una campagna militare, mentre il nuovo reggente e il gabinetto rovesciato da Rascid Alì si erano rifugiati in Siria e in Transgiordania. L'azione britannica fu energica, tanto che tedeschi non ebbero il tempo di variare rivoltosi iracheni che un piccolo numero di tecnici. Rascid Alì sconfitto dovette fuggire. Nel giugno del 1939 il governo britannico proclamò nuovamente il suo rispetto per l'indipendenza del Iraq. Grazie all'influenza del nuovo ambasciatore britannico, l'Iraq ruppe le relazioni diplomatiche nel giugno del 1939 con l'Italia. Dichiarò guerra Germania, all'Italia e al Giappone solo nel gennaio del 1943.

La questione della Siria e del Libano.

La Siria e il Libano avevano concluso nel settembre e nel novembre del 1936 dei trattati di amicizia di alleanza con la Francia. Questi trattati, conclusi per 25 anni, prevedevano che al termine di tre anni questi due paesi sarebbero divenuti indipendenti e avrebbero presentato la loro candidatura alla società delle nazioni. La Francia ne avrebbe mantenuto per altri cinque anni in Siria delle truppe e alcune basi. Nel Libano non era stato fissato alcun limite di stazionamento delle truppe francesi. Ma né l'uno né l'altro di questi trattati fu ratificato dalla Francia, ciò che suscitò un vivo malcontento nei due paesi arabi sotto mandato. Dopo l'armistizio del giugno del 1940, ambedue si trovarono una situazione economica difficile e una commissione di armistizio italiana vi si installò. Nel maggio del 1941, Darlan acconsentì al passaggio di aerei tedeschi sulla Siria per portare aiuto ai ribelli iracheni e alla fornitura di armi al nuovo governo insediato. Il generale Catroux cercò invano di ottenere l'adesione pacifica alla Francia libera di de Gaulle. Infine il generale Catroux annunciò che la Francia avrebbe rinunciato al mandato e fatto della Siria del Libano due paesi sovrani e indipendenti.

Churchill affermò il 10 giugno del 1941 che l'Inghilterra non aveva alcuna ambizione territoriale sulla Siria, né sul con territorio francese. Le ostilità contro le forze del governo di Vichy durarono fino al 14 luglio, data in cui fu firmato un armistizio.

Il 27 luglio del 1941, il generale de Gaulle e il ministro di Stato Lyttleton con uno scambio di lettere garantirono indipendenza dei due paesi, che fu così programmata il 27 settembre del 1941 per la Siria e del 21 novembre del 1941 per il Libano. Nello stesso scambio di lettere si precisarono i diritti della Francia libera.