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domenica 11 aprile 2010

Il Crollo dell’Italia

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Image via Wikipedia

La sconfitta italiana

Parallelamente agli inizi del risollevamento francese, si assistette alla fine dell'Italia di Mussolini.

Egli aveva gettato il suo paese in un conflitto nonostante l'avversione dell'opinione pubblica. Avrebbe potuto forse convincere quest'ultima con delle vittorie. Ma invece di Italia, quando si era abbattuta senza l'aiuto della Germania, in Libia, in Grecia o in Etiopia, aveva subito gravi disfatte.

L'Italia inoltre dipendeva fortemente dall'importazione di materie prime dalla Germania, e questa almeno a partire dall'autunno del 1941 destinava all'Italia pochi contingenti. La Germania intanto pensava ad un piano per l'occupazione dell'Italia, che prevedeva la soppressione di re Vittorio Emanuele III. Malgrado il parere sfavorevole dei suoi generali, Mussolini inviò sul fronte russo molte truppe.

Alla fine dell'aprile del 1942, Hitler e Mussolini si incontrarono vicino Salisburgo per preparare un attacco su Malta, idea che poi fu abbandonata in giugno. In quel tempo, Mussolini era scoraggiato e l'antifascismo in Italia si stava largamente diffondendo.

In quell'atmosfera, l'offensiva del generale Montgomery e l'occupazione alleata dell'Africa del Nord produssero un effetto disastroso sul morale italiano. Il 30 gennaio del 1943, Mussolini sostituì il capo di stato maggiore generale, decisamente filo-tedesco, con il generale Ambrosio; all'inizio di febbraio allontanò suo genero il conte Ciano dal ministero degli esteri. All'inizio del maggio 1943, durante la battaglia di Tunisia, Hitler e Mussolini si incontrarono ancora una volta a Salisburgo. Ma questa riunione fu un fiasco. Mussolini era cosciente che l'asse Italia-Germania si era rotto.

Gli italiani tirano fuori l'idea che occorreva assolutamente fare la pace con i russi. Durante l'incontro, il 7 maggio Tunisi era caduta in mano agli alleati. Era anche l'inizio della disfatte italiana, che precipitò. Il 10 luglio infine, gli alleati sbarcarono in Sicilia, dove la resistenza crollò rapidamente.

Le dimissioni di Mussolini

Il 19 luglio ebbe luogo a Feltre un nuovo incontro fra Hitler e Mussolini. Il generale Ambrosio chiese invano a Mussolini di spiegare di Hitler che l'Italia aveva bisogno di fare la pace. Il silenzio del duce convinse Ambrosio che Mussolini doveva essere allontanato dalla guida del governo. Anche il re era deciso a congedare Mussolini.

Al ritorno da Feltre Mussolini accettò di riunire, per la prima volta dopo il dicembre del 1939, il Gran Consiglio del fascismo. La riunione ebbe luogo il 24 luglio e dopo una notte serrata di dibattito, Mussolini cercò senza convinzione di difendere la politica di alleanza con la Germania. Ma la maggioranza dei membri del Consiglio votarono una risoluzione contraria Mussolini.

Nel pomeriggio del 25 luglio, il re convocò Mussolini e il annunciò che affidava il potere al maresciallo Badoglio. All'uscita del palazzo reale, Mussolini fu arrestato. Era un vero e proprio colpo di Stato.

I negoziati di armistizio

Badoglio costituì un gabinetto tecnico e dichiarò con grande malcontento della popolazione che l'Italia avrebbe continuato La guerra. In realtà egli voleva far uscire l'Italia dal conflitto e, al tempo stesso, voleva evitare la reazione tedesca.

Sperava di mitigare le clausole della capitolazione, promettendo agli alleati un rovesciamento di posizione e la partecipazione alla lotta contro la Germania. Da parte alleata ci si interrogava per sapere se si dovesse accettare di negoziare con un governo diretto da uno dei protagonisti del regime fascista e dal re Vittorio Emanuele.

C'era una certa resistenza in proposito negli Stati Uniti, ma il segretario di Stato Cordell Hull, accettava Badoglio come interlocutore. Roosevelt seguì quindi questa linea. D'altra parte Churchill era desideroso di veder mantenuto in Italia un governo monarchico.

Le prime aperture italiane furono fatte il 4 agosto a Lisbona dal marchese Lanza d'Ajeta. Questi intendeva spiegare agli alleati che l'Italia desiderava la pace, ma doveva fingere di continuare la guerra. A questo scopo il generale Ambrosio incontrò Von Ribbentrop e Keitel il 6 agosto. Ma quest'ultimo rifiutò di ammettere il rimpatrio delle truppe italiane dalla Francia e dalla Croazia. Inoltre, nonostante l'opposizione degli italiani, i tedeschi fecero entrare numerose truppe nell'Italia del nord. Nonostante le lamentele, gli italiani affermarono che l'Italia era risoluta a continuare la guerra.

Il 5 agosto un diplomatico italiano a Tangeri, aprì i negoziati di armistizio propriamente detti. Inglesi e americani si misero d'accordo per esigere una capitolazione senza condizioni, lasciando intendere che una volta firmata, le condizioni sarebbero state meno dure, quanto più l'Italia avesse collaborato alla lotta contro i tedeschi.

Il 15 agosto il capo dello Stato maggiore del generale Ambrosio si recò a Madrid come plenipotenziario e incontrò l'ambasciatore britannico. Roosevelt e Churchill inviarono allora due negoziatori. Questi avevano redatto un testo di armistizio breve e senza condizioni, ma promettevano di dare o ogni appoggio alle forze italiane che si fossero battute contro la Germania. Un altro testo più dettagliato, l'armistizio lungo, veniva contemporaneamente preparato dei due governi.

Il 19 agosto i due emissari alleati incontrarono Castellano, che partì per Roma con le clausole militari della capitolazione. Un altro emissario italiano si recò la settimana successiva a Lisbona per chiedere l'invio di una divisione aerotrasportata alleata nei dintorni di Roma.

Infine il 31 agosto gli alleati diedero tempo fino alla mezzanotte del 1 settembre per accettare l'armistizio e Eisenhower promise l'invio di una divisione aerotrasportata a Roma. Castellarano si recò a Roma per consultare il suo governo e tornò il 3 settembre a firmare l'armistizio nei pressi di Siracusa.

Il giorno stesso, all'alba, l'ottava armata britannica sbarca la nell'Italia continentale. L'armistizio non doveva essere annunciato che l'8 settembre, dopo l'arrivo della divisione aerotrasportata vicino a Roma. Ma nello stesso giorno i tedeschi si impossessarono degli aeroporti della zona romana; Eisenhower decise di annullare l'operazione e rifiutò di rinviare l'annuncio dell'armistizio che fu dato ugualmente. I tedeschi allora investirono Roma, dalla quale fuggirono il governo Badoglio e la famiglia reale, che arrivarono a Brindisi il 10 settembre. La resistenza italiana ai tedeschi nei dintorni di Roma cessò l'11 settembre e le truppe tedesche continuarono la loro avanzata verso l'Italia meridionale.

La reazione tedesca

il 25 luglio uno dei membri della Gran Consiglio del fascismo, Farinacci fuggì da Roma per recarsi da Hitler, che era addolorato per la caduta di Mussolini, che considerava suo modello e maestro. Decise di ristabilire il regime fascista in Italia e le truppe tedesche affluirono attraverso il Brennero. Il 10 settembre Hitler pronunciò un discorso in cui si lamentò del tradimento italiano, ma fece un elogio di Mussolini, che il 12 fu liberato nella Gran Sasso negli Abruzzi e condotto in Germania. Il 15 settembre Mussolini dichiarò che riprendeva la direzione del fascismo italiano e pochi giorni dopo creò la Repubblica sociale italiana, in cui al centro era La cittadina di Salò sul lago di Garda. Il potere effettivo della nuova Repubblica fu affidato a fascisti fanatici.

D'altra parte Hitler approfittò del crollo italiano per annettere alla Germania Trieste e gli stia, oltre al Tirolo del sud, il Trentino e il bellunese. L'Italia doveva ugualmente abbandonare anche la Dalmazia in favore della Croazia e rinunciare a tutte le sue pretese sulla Francia.

Hitler pretese anche una punizione esemplare per il votanti della mozione che aveva messo in minoranza nel gran consiglio Mussolini, che dovette far arrestare suo genero. Questi l'11 gennaio fu condannato a morte e fucilato, insieme ad altri dissidenti del consiglio.

Le truppe alleate entrarono a Roma il 4 giugno del 1944, 2 giorni prima dello sbarco in Normandia.

Mussolini nell'aprile del 1945 venne catturato dai partigiani e fucilato vicino al Lago di Como il 28 aprile.

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domenica 14 marzo 2010

L’attacco tedesco contro l’Unione Sovietica

Parte II, Capitolo V, Paragrafo VI

La decisione di Hitler.

Il 12 e il 13 novembre del 1940, come detto, ebbe luogo l'incontro fra Molotov e Von Ribbentrop a Berlino. Fin dal 12 novembre era stata firmata una direttiva militare che abbandonava l'idea di uno sbarco immediato in Inghilterra e prevedeva un'accentuazione della spinta italo-tedesca nel Mediterraneo. Il fallimento dell'incontro fra Ribbentrop e Molotov, confermato peraltro dalla lettera che quest'ultimo inviò il 25 novembre precisando la volontà dell'unione sovietica relativamente agli allegati segreti, convinse Hitler a pensare in maniera più precisa ad una guerra contro la Russia. Non è sufficiente spiegare questa operazione solo per il suo odio contro il comunismo. Vi era il desiderio di abbattere un rivale, ma soprattutto La guerra contro la Gran Bretagna andava per le lunghe e diventava essenziale assicurarsi il controllo delle materie prime e i viveri necessari. Il progetto di guerra contro l'Urss si collocava nel piano più generale di Hitler in modo molto logico: non derivava da un colpo di testa. Pertanto nei primi di dicembre del 1940 ordinò di preparare un'offensiva da scatenarsi per il 15 maggio del 1941 (ritardata poi successivamente per intervenire in Jugoslavia e Grecia).

I dirigenti tedeschi si sforzavano così di mascherare il più possibile lo spostamento della Wermacht verso est. Il colpo di stato jugoslavo ritardò di circa cinque settimane l'operazione.

L'operazione Barbarossa venne definitivamente fissata per il 22 giugno. Nel corso dei mesi di maggio e giugno tutte le notizie che arrivavano in Inghilterra e negli Stati Uniti indicavano che un attacco tedesco contro i sovietici era imminente. Da parte sua, Stalin era riuscito a ottenere la neutralità del Giappone, verso cui moltiplicò i tentativi per allontanarlo dalla guerra.

I sovietici da parte loro accettarono le pretese tedesche sul tracciato delle frontiere tedesco-sovietiche in Polonia (aprile 1941) e riconobbero ufficialmente il governo favorevole alla Germania insediato in Iraq (maggio 1941). Stalin in persona assunse nel maggio del 1941 la direzione del governo per dimostrare la volontà di continuare la politica filo-tedesca del 1939. La collaborazione dei sovietici proseguì fino all'ultimo.

L'attacco tedesco (22 giugno 1941).

Tutti questi eventi non modificarono La decisione di Hitler. Così il 2 giugno Hitler incontrò Mussolini al Brennero. Il 12 giugno fu dato ordine alle navi tedesche di abbandonare i porti sovietici. Furono rafforzate le guarnigioni tedesche in Finlandia in Romania. Gli inglesi e gli americani moltiplicarono gli avvertimenti ai sovietici e questi ultimi adottarono diverse misure militari segrete di carattere difensivo.

La sera del 21 giugno fu fatto un passo distensivo tentato dei russi nei confronti dei tedeschi, ma era ormai troppo tardi. Il 22 giugno, al mattino, le truppe tedesche attaccarono l'unione sovietica. I pretesti principali forniti per questa aggressione erano: la minaccia che le truppe sovietiche facevano pesare sulla Germania, la propaganda del Komintern, la firma del trattato di amicizia sovietico-jugoslavo ante trattato al 5 aprile.

Ormai la guerra terrestre, che sin qui si era limitata a campagne fulminanti, avrebbe cambiato carattere. Hitler aveva impegnato le sue forze in una delle guerre più terribili della storia.

 

Le questioni della Grecia e della Jugoslavia

Parte II, Capitolo V, Paragrafo V

Le ambizioni italiane.

Mussolini intendeva sfruttare al massimo l'ingresso dell'Italia in guerra, forse anche per invidia dei successi tedeschi. Progettava nel corso dell'estate del 1940 di attaccare sia la Grecia sia la Jugoslavia.

Il primo progetto dovette essere abbandonato a causa dell'opposizione tedesca. In occasione della visita a Roma, del 19 settembre 1940, di Von Ribbentrop, egli dichiarò Mussolini che ogni ulteriore movimento che tendesse ad aumentare l'influenza sovietica in Bulgaria o in Jugoslavia, o di avvicinare i russi agli stretti, era assolutamente contrario alle intenzioni tedesche. Ma per quanto riguarda la Grecia allo Jugoslavia, si trattava di interessi completamente italiani per i quali spettava solo all'Italia di scegliere una soluzione.

Si trattava di un passo indietro dovuto lo stato di tensione tedesco-sovietico e al desiderio tedesco di affrettare l'adesione italiana al nuovo patto tripartito, firmato il 27 settembre? Mussolini pensò di avere le mani libere almeno in Grecia. Quindi, all'indomani dell'occupazione della Romania da parte delle truppe tedesche, avvenuta come al solito senza che Mussolini ne fosse informato, quest'ultimo disse a ciano di organizzare per il 26 ottobre l'invasione della Grecia. Questa sarebbe avvenuta in effetti solo il 28 il ottobre.

L'attacco italiano contro la Grecia.

Le truppe italo-albanese attaccarono la Grecia il 28 ottobre per ordine di Mussolini, nonostante il parere sfavorevole del capo di Stato maggiore generale Badoglio. Era stato rivolto un ultimatum al governo greco, in cui si domandava l'occupazione di alcuni punti strategici, ed era stato respinto. Dopo appena otto giorni le truppe italiane soffrivano l'iniziativa dei greci. Era l'inizio di una lunga serie di disfatte italiane che si sarebbero protratte nei mesi di novembre, dicembre e gennaio 1941. Ciò rendeva la situazione estremamente umiliante per Mussolini, poiché a partire dal 9 dicembre era in corso l'offensiva condotta dai britannici in Libia che porterà fra il gennaio e il settembre del 1941 alla conquista totale da parte degli inglesi dell'Africa orientale italiana. Non era quindi lui più in condizione di poter "controbilanciare" i tedeschi, ma era costretto a chiedere il loro aiuto.

 

Negoziati con la Russia

Hitler fin dall'ottobre del 1940 aveva pensato di allargare il patto tripartito facendovi aderire alla Russia. Questo presupponeva che Balcani sarebbero dovuti rimanere una zona riservata all'espansione italiana e tedesca. Si sarebbe dovuto anche a bollire la convenzione di Montreaux sugli stretti, per consentire il libero traffico attraverso i Dardanelli. In cambio di questo le quattro potenze avrebbero dovuto garantire lo status quo territoriale della Turchia. Hitler voleva assolutamente impedire ogni nuova avanzata della Russia in Europa, sia nei Balcani, si è Finlandia. In quest'ultimo paese le truppe tedesche stazionavano dal settembre del 1940, dopo la guerra d'inverno svoltasi in Carelia, col pretesto di assicurare le comunicazioni indispensabili con la Norvegia. Il governo finlandese aveva accettato di concludere un accordo, di cui l'Urss era stata avvertita sin dal settembre del 1940.

Lo scopo di Hitler era quello di allontanare la Russia dall'Europa. Il patto quadripartito sarebbe stato basato sul sistema delle zone di influenza. Germania e Italia si sarebbero divise l'Europa e l'Africa (Africa settentrionale ed orientale per l'Italia; Africa centrale per la Germania). Il Giappone avrebbe avuto nella sua sfera d'influenza la Siria e estremo-orientale. Alla Russia sarebbe stata lasciata la regione del Golfo Persico, l'Iran e forse l'India. In questo modo si sarebbe riusciti ad isolare l'Inghilterra e a scoraggiare gli Stati uniti.

Il viaggio di Molotov a Berlino.

Il 13 ottobre del 1940, Von Ribbentrop indirizzò a Stalin una lettera molto importante, che fu però consegnata solo il 17 ottobre. Proponeva un vasto accordo sulla base di reciproci interessi, per cui invitava Molotov a recarsi a Berlino. Stalin indirizzò alla sua risposta, accordando quest'incontro per il 12 novembre. Molotov incontrò a Berlino in questa data sia Von Ribbentrop che Hitler. Approvava i principi generali delle proposte tedesche e ammetteva che la spartizione in zone di influenza fatta nell'agosto del 1939 aveva bisogno di essere completata. Ma sulla sfera d'influenza russa non condivideva le idee di Hitler, e pur senza rifiutare un'espansione russa verso il Golfo Persico e l'Iran, reclamava più vantaggi in Europa.

Il 13 novembre Von Ribbentrop propose a Molotov la firma di un trattato, che prevedeva l'adesione al patto tripartito, e di due protocolli segreti. Il primo fissava alla spartizione delle zone di influenza sulle basi già indicate. Il secondo riconosceva l'Urss il libero passaggio attraverso gli stretti. Molotov però non si accontentò di queste proposte e lasciò Berlino il 14 novembre. Il 25 consegnò all'ambasciatore tedesco La risposta sovietica, in cui l'Urss accettava di aderire al patto tripartito a condizioni precise. Accettava il primo protocollo in cui si stabilivano le zone di influenza proposto da Von Ribbentrop. Ma il secondo protocollo sarebbe stato modificato: l'Urss avrebbe potuto creare una base terrestre navale negli stretti. La Turchia sarebbe stata invitata ad unirsi al patto quadripartito. In cambio sarebbe stata garantita la sua integrità territoriale, solo se essa avesse accettato. I sovietici proponevano anche altri tre protocolli:

1. La Germania avrebbe ritirato le sue truppe dalla Finlandia;

2. Il Giappone avrebbe rinunciato alle sue concessioni nel nord di Sakhalin;

3. La Bulgaria si trovava nella zona di sicurezza delle frontiere sovietiche, di conseguenza un patto di reciproca assistenza tra Urss e Bulgaria era politicamente necessario. Così l'Urss intendeva restare una potenza europea sia sulla costa del Baltico e nei Balcani. Nonostante l'insistenza sovietica, la Germania non rispose mai a queste proposte.

Hitler si sforza di isolare l'Urss.

Questo spiega molto bene perché Hitler, dopo aver esitato a un attacco immediato all'Inghilterra, che si rivelava molto difficoltoso dopo il fallimento della battaglia aerea che era durata tutta l'estate del 1940, decise l'attacco contro l'unione sovietica. Fin dal novembre e dicembre 1940 furono prese le prime misure per mettere in opera il "piano Barbarossa" contro l'Urss.

Per portare a buon fine il suo piano, Hitler aveva bisogno di dominare i Balcani e l'Europa centrale. Ungheria e Romania avevano del resto aderito al patto tripartito. Restavano la Bulgaria e la Jugoslavia. Hitler voleva che anche questi due paesi dessero la loro adesione. Egli dichiarò formalmente a ciano, almeno per quanto riguardava la Jugoslavia. Promise di attaccare la Grecia a partire dalla metà di marzo del 1941. Per soddisfare l'Italia, suggeriva solamente che la Jugoslavia smilitarizzasse la costa dalmata. Quanto alla Bulgaria, le sarebbe stata concessa uno sbocco sul mar Egeo. L'attacco italiano contro l'Egitto avrebbe contribuito ad accrescere l'entità della disfatta britannica.

Hitler seguitava sperare di poter convincere Franco ad entrare in guerra. Così nel dicembre del 1940 fu chiesto da parte della Germania l'autorizzazione al passaggio delle truppe tedesche attraverso la Spagna, prevedendo un attacco contro Gibilterra. Ma Franco rifiutò. Hitler chiese quindi a Mussolini di insistere. Franco e il suo ministro degli affari esteri accettarono un incontro a Bordighera per il febbraio del 1941. Ma il rifiuto di Franco fu ancora determinato. Avrebbe accettato solo a condizione di massicce forniture di prodotti alimentari, oltre che con la cessione del Marocco francese.

Per quanto riguarda la Bulgaria, si scatenò un duello diplomatico fra la Germania e l'Urss. Fin dal 18 novembre del 1940, Molotov propose al primo ministro bulgaro la garanzia sovietica, offrendo alla Bulgaria anche un patto di reciproca assistenza. Tuttavia il 30 novembre la Bulgaria rifiutò, sostenendo che non voleva preoccupare La Germania. Nel febbraio del 1941, Von Ribbentrop riuscì ad ottenere l'adesione della Bulgaria al patto tripartito. Nello stesso giorno, il 1 marzo, le truppe tedesche entrarono in Bulgaria, nonostante le proteste sovietiche.

L'attacco contro la Jugoslavia.

Hitler stava per ottenere un accordo analogo con il governo jugoslavo. Il 25 marzo infatti la Jugoslavia aderì al patto, ma si verificò un colpo di scena: il 27 marzo il giovane re Pietro II, benché ancora minorenne, fu convinto ad assumere il potere, allontanando il principe Paolo e a costruire un governo di unità nazionale. Era un colpo di stato militare filo-britannico sostenuto dagli elementi dell'opposizione democratica serba. Hitler irritato, decise di attaccare la Jugoslavia anche se ciò avrebbe ritardato l'entrata in guerra contro l'Urss, prevista per il 15 maggio.

Il 6 aprile le truppe tedesche entrarono in Jugoslavia e in Grecia. Lo stesso giorno Stalin firmò con il ministro jugoslavo a Mosca un patto di non-aggressione ed amicizia a cui fece apporre la data del 5 aprile, ovvero un giorno prima dell'invasione tedesca. Il 18 aprile, appena 12 giorni dopo, terminarono in Jugoslavia le operazioni militari con la vittoria totale della Germania. Il 27 aprile i tedeschi entrarono ad Atene. Il loro atteggiamento scontentò del tutto Mussolini, irritato di vedere conquistare così facilmente la Germania questo paese che aveva messo in scacco le sue truppe. I tedeschi costituirono un governo satellite ad Atene.

La spartizione della Jugoslavia.

Quale sarebbe stata la sorte della Jugoslavia vinta? Sin dal 10 aprile, la Croazia si era proclamata indipendente. Pavelic, capo degli Ustascià, fu nominato capo del nuovo stato, che doveva comprendere la Croazia, la Bosnia e l'Erzegovina. Von Ribbentrop incontrò ciano a Vienna verso la fine di aprile del 1941, dopo che le operazioni militari in Jugoslavia e Grecia erano completate. Mostrò di ritenere che la Croazia facesse parte della sfera d'influenza italiana, così fu deciso che un principe della casa Savoia sarebbe diventato re di Croazia. Le frontiere del nuovo stato prevedevano che a nord la Germania annettesse la Slovenia settentrionale, mentre l'Italia annetteva la Slovenia meridionale. Ad ovest gli italiani rivendicavano l'intera Dalmazia. Tuttavia Von Ribbentrop per non scontentare il nuovo Stato croato, privandolo di uno sbocco sul mare, gli lasciò una striscia di territorio costiero vicino fiume. Fu ricostituito anche il Montenegro, secondo le frontiere del 1914, che avrebbe dovuto essere "indipendente", ma soggetto alla corona italiana.

L'Ungheria che era entrata in guerra il 10 aprile contro Jugoslavia, annetteva alcuni territori sulla riva sinistra del Danubio. Rimaneva una Serbia indipendente, ma ridotta praticamente ai confini dell'antica Serbia.

 

La Bulgaria annetteva verso sud quasi tutta la macedonia e la traccia a danno della Grecia. Il 18 maggio il duca di Spoleto fu proclamato Re di Croazia. Venne firmato contestualmente un trattato di garanzia e collaborazione fra l'Italia e la Croazia, che aderì il 15 giugno al patto tripartito.

L’Inghilterra sola contro l’asse

Parte II, Capitolo V, Paragrafo IV

Dopo la firma dell'armistizio da parte della Francia, l'Inghilterra rimaneva sola contro la Germania. Al massimo, poteva beneficiare del modesto appoggio dei governi in esilio, rifugiati a Londra, della piccola forza che si raggruppava intorno al generale de Gaulle, i all'amicizia sempre più attiva degli Stati Uniti. Le prime conseguenze della disfatta francese non tardarono a farsi sentire.

L'Urss annette gli Stati baltici.

L'immediata reazione avvenne da parte dell'Urss contro gli Stati baltici e la Romania. Durante la battaglia di Francia, l'Urss era rimasta silenziosa, limitandosi a riavvicinarsi alla Jugoslavia, particolarmente minacciata dall'Italia. Furono firmati una serie di accordi economici. All'inizio di giugno del 1940, Molotov dichiarò che sperava di problemi balcanici sarebbero stati risolti da una collaborazione fra Urss, Germania e Italia. Peraltro agli inizi di giugno l'Urss aveva fatto sapere che non sarebbe rimasta passiva in caso di attacco italiano nei Balcani. In aprile e maggio del 1940 la Gran Bretagna tentò di rinforzare i propri legami con l'Urss, ma senza risultati. Sembra che il governo russo fosse poco soddisfatto della rapidità delle vittorie tedesche. Ma la stampa sovietica continuava a insistere sull'importanza del trattato tedesco-sovietico del 23 agosto 1939 seguito dal trattato del 28 settembre 1939.

Furono indirizzati nel giugno del 1940 tre ultimatum alla Lituania, alla Lettonia e all'Estonia. Questi paesi peraltro erano già occupati da truppe russe. Furono costituiti dei nuovi governi, anche se non erano propriamente comunisti. Ma verso la metà di luglio ebbero luogo in questi paesi delle nuove elezioni di tipo sovietico, alle quali si presentarono, liste uniche, comunisti e simpatizzanti. I nuovi Parlamento di costituiti reclamarono l'incorporazione immediata degli Stati baltici all'unione sovietica.

 

L'Urss annette la Bessarabia.

Inoltre Molotov annunciò il 13 giugno all'ambasciatore tedesco l'intenzione dei sovietici di ammettere oltre alla Bessarabia, anche la Bucovina, che non era stato originariamente inclusa nelle zone di influenza sovietica. I tedeschi protestarono, sostenendo che quella provincia non era mai appartenuta alla Russia. Molotov limitò le pretese sovietiche solo la parte settentrionale della regione. Pertanto indirizzò un ultimatum al governo rumeno in cui esigeva il ritorno alla Russia della Bessarabia e la cessione del Nord della Bucovina.

In queste condizioni, il governo rumeno rivolse un appello a Germania e Italia, che rifiutarono intervenire e dovette cedere. Il 2 agosto del 1940 fu così costituita una Repubblica socialista sovietica di Moldavia. I tedeschi risposero inviando in Romania una missione militare, preludio ad un'occupazione militare più accentuata.

Acquisizioni bulgare e ungheresi.

Subito dopo questi avvenimenti, Bulgaria e Ungheria rivendicarono dei territori rumeni. Iniziarono dei negoziati a metà agosto e si conclusero il 22 agosto con un accordo bulgaro-rumeno per la cessione della Dobrugia meridionale alla Bulgaria.

I negoziati con l'Ungheria furono invece più difficili. I rumeni speravano di ottenere l'appoggio dell'Urss. Ma d'altra parte il governo rumeno non voleva un'occupazione delle truppe russe. Così il 29 agosto ciano e Von Ribbentrop convocarono a Venezia il Ministro degli affari esteri rumeno e quel ungherese. Si giunse alla firma di un secondo "arbitrato di Vienna". La Transilvania veniva divise in due.

Qualche giorno dopo re Carol abdicò in favore di suo figlio Michele. Infine l'11 ottobre Hitler, col protesto di proteggere i pozzi di petrolio contro sabotaggi degli inglesi, ordinò alla Wermacht di occupare la Romania, fatto che scontentò gli italiani.

Il patto tripartito.

Questo profondo rimaneggiamento della carta europea fu consacrato da parte tedesca con la firma, avvenuta il 27 settembre del 1940, del patto tripartito. I rapporti fra l'Urss e la Germania peggioravano dopo il secondo arbitrato di Vienna (fra Romania e Ungheria). Il 10 settembre, peraltro, Molotov fu avvertito che ormai Germania Italia avrebbero garantito le frontiere della Romania. Si può notare, comunque, che alla fine di luglio del 1940 Hitler pensava seriamente a preparare un attacco contro l'Urss, il piano "Barbarossa". Il 27 settembre a Berlino, Germania, Italia e Giappone firmarono il patto tripartito. Era un trattato di alleanza politica e militare, nel caso in cui uno dei tre contraenti fosse attaccato da una potenza non impegnata fino a quel momento nella guerra europea o nella guerra cino-giapponese. L'articolo quinto prevedeva che il patto non avrebbe inficiato i rapporti esistenti fra i tre firmatari e l'unione sovietica. Esso aveva una portata molto più ampia del patto anti-Komintern. Ormai la politica tedesca cercava di ottenere il maggior numero di adesioni possibili al patto tripartito.

 

Negoziati con la Spagna.

Fu anche fatto un tentativo per introdurre la Spagna nel patto. Hitler e Mussolini desideravano vivamente trascinare la Spagna franchista nella guerra. Al momento dell'armistizio franco-tedesco (giugno 1940), il generale Franco in termini vaghi si era dichiarato pronto. Ma voleva anche evitare di prendere impegni, tenendo conto che il suo paese era esaurito distrutto da una profondissima guerra civile. Reclamava inoltre l'assicurazione che la Spagna avrebbe ammesso Gibilterra, Marocco francese, il dipartimento di Orano e dei vasti territori in Africa. Inoltre sottoponeva ogni accordo ad aiuti economici ingenti e in ogni caso solo successivamente allo sbarco tedesco in Gran Bretagna.

Mussolini gli rispose verso la fine di agosto, per spronarlo ad affrettare la sua decisione. Ma in settembre, vedendo la Germania non riportava un successo decisivo nella battaglia d'Inghilterra, Franco divenne ancora più prudente.

Hitler però non aveva perso la speranza di far entrare la Spagna nel patto. Così si espresse con Mussolini in un suo incontro al Brennero avvenuto il 4 ottobre. In quell'occasione, entrambi esposero alcune rivendicazioni. Hitler voleva una parte del Marocco e intendeva costituire un vasto impero in Africa occidentale. Mussolini reclamava Nizza, la Corsica, la Tunisia e tributi; annunciò anche il suo progetto di attaccare l'Egitto, rifiutando prudentemente l'appoggio tedesco. I due dittatori si misero d'accordo per non fare promesse precise alla Spagna poté

La speranza di un interventi in guerra di questo paese scomparve quando il 23 ottobre Hitler si incontrò con Franco a Hendelaya. A quella data l'esercito l'italiano aveva fallito nella sua offensiva contro l'Egitto. I due firmarono protocollo molto vago nei quali Franco si limitava promettere l'ingresso in guerra della Spagna e la sua adesione al patto tripartito, senza però fissare una data.

Le sole adesioni al patto tripartito nel 1940 furono quelle dell'Ungheria, della Romania e della Slovacchia. Questi tre paesi diventarono dunque satelliti dell'asse.

L'atteggiamento del governo Pétain.

Durante questo periodo, La situazione dell'Inghilterra era particolarmente difficile. Il primo grave problema che dovete risolvere fu quello dei suoi rapporti con la Francia. Gli articoli dell'armistizio lasciavano supporre che la flotta francese avrebbe potuto cadere in mano ai tedeschi. Le sole garanzie contro questa eventualità erano due promesse: quella dei tedeschi nel testo dell'armistizio, che Churchill considerava senza valore; quelle dei membri del governo francese e dell'ammiraglio Darlan. Ma se questi ultimi eseguivano integralmente le clausole dell'armistizio, non sarebbero stati più in grado di mantenere la promessa.

In un suo discorso il 22 giugno, Churchill condannò violentemente l'armistizio. D'altra parte, Laval entrato nel consiglio dei ministri il 23 giugno insisteva per la rottura immediata dei rapporti con l'Inghilterra. Nel mese di agosto arrivò persino a dichiarare l'ingresso in guerra della Francia contro la sua ex alleata. Il maresciallo Pétain seguì nel corso dell'estate del 1940 i consigli di moderazione di Baudouin.

L'operazione inglesi contro la flotta francese di fronte a questa tragica situazione, Churchill prese la decisione di impedire la flotta francese di nuocere. Il 3 luglio cominciarono una serie di operazioni. A Mers-el-Kebir, l'ammiraglio Sommerville indirizzò un ultimatum all'ammiragliato francese. Quest'ultimo doveva accettare di riunirsi alla flotta britannica o di partire con equipaggiamenti ridotti verso le Antille francesi o gli Stati Uniti. Tuttavia Darlan diede ordine di respingere l'ultimatum. La flotta inglese attaccò. Parecchie navi furono fondate e danneggiate: vi furono in totale 1200 morti. Il giorno stesso le navi da guerra francesi di stanza in Inghilterra furono sequestrate. Per quanto riguarda invece la flotta di stanza in Egitto fu firmato un accordo fra il agli che ne prevedeva il disarmo.

Quale sarebbe stata la reazione francese? Il 4 luglio Laval e Darlan ottennero da Pétain che la squadra di stanza ad Algeri, sfuggita all'attacco inglese, sferra su un attacco rappresaglia. Dopo una vivace discussione, Baoudouin convinse Pétain ad annullare l'ordine. Ci si limitò a decidere la rottura delle relazioni diplomatiche con Londra.

Le relazioni anglo-francesi prima della questione di Dakar.

I rapporti fra la Repubblica di Vichy e l'Inghilterra presentarono un aspetto differente prime dopo la questione di Dakar (22-25 settembre 1940). Prima di Dakar, l'Inghilterra sosteneva energicamente il generale de Gaulle. Quest'ultimo aveva creato sin dal 30 luglio un "consiglio di difesa della Francia d'oltremare", i cui Churchill aveva provatolo costituzione. Diverse colonie francesi accettavano peraltro la sua autorità. Il 3 agosto fu decisa da Churchill una spedizione, approvata anche da de Gaulle. Un contingente francese, appoggiato dalla flotte dall'esercito britannico, avrebbe tentato di impadronirsi di Dakar. L'operazione fallì, in seguito a indiscrezioni trapelate tanto al governo di Vichy che a Londra.

Dopo questa data, Churchill cambiò completamente atteggiamento e pur senza abbandonare il generale de Gaulle, cercò un nuovo accordo con il governo francese. Ciò diede luogo, tra settembre dicembre del 1940, ad una serie di negoziati ufficiosi.

Negoziati Hoare-de la Baume.

Sir Samuel Hoare, ambasciatore britannico a Madrid, e il suo collega francese de la Baume, si incontrarono a varie riprese durante il mese di agosto. Il 27 settembre, ovvero due giorni dopo il fallito attacco a Dakar, essi furono ripresi. L'ambasciatore britannico consegnò al collega francese un memorandum nel quale il governo britannico domandava al governo francese l'impegno di non attaccare le navi con i porti britannici, di non discutere l'appoggio dell'Inghilterra al generale de Gaulle, di non lasciar passare sotto influenza tedesca o italiana le colonie rimaste fedeli al maresciallo nella flotta. Il 22 ottobre il governo francese annunciò il suo desiderio di proseguire negoziati per raggiungere un'intesa. Esso tuttavia non riconosceva l'autorità di de Gaulle. Avrebbe però risposto ad ogni nuovo attacco inglese. Furono però raggiunte le basi di un accordo: il governo francese avrebbe rinunciato ad intraprendere la conquista dei territori che sinistra la Francia libera, se il governo inglese non avesse intrapreso alcuna azione contro altri territori. Le relazioni marittime sarebbero riprese fra la Francia metropolitana e le colonie.

Montoire

Pétain e Hitler si incontrarono a Montoire il 24 ottobre: questo pose bruscamente fine alle trattative con il britannici.

Nel corso dell'estate del 1940, la politica francese nei confronti della Germania, era divisa fra le tendenze moderate di Baudouin e quelle filo-tedesche di Laval. Il fatto principale fu il tentativo di Laval di entrare direttamente in contatto con i tedeschi per guadagnare la loro fiducia. Il 21 ottobre, Laval si recò a Parigi per vedere Von Ribbentrop. Il 22 ottobre nel corso dell'incontro di Hitler compie tre, gli promise che avrebbe convinto il maresciallo ad incontrarsi con lui. Hitler era si stava recando, come abbiamo visto, ad un incontro con Franco per convincerlo ad entrare in guerra. Al suo ritorno ebbe luogo l'incontro di Montoire. Fu ammesso il principio di una "collaborazione" fra i due   paesi e fu redatto un protocollo sull'impero francese.

In Inghilterra si credette inizialmente che il maresciallo Pétain si fosse impegnato a firmare una pace separata con la Germania e ciò causò gravi preoccupazioni. Re Giorgio VI indirizzò al maresciallo una lettera, chiedendo in ogni caso il sostegno della Francia, storica alleata della Gran Bretagna.

Quando il 28 ottobre Mussolini si incontrò a Firenze con Hitler, quest'ultimo dichiarò di non nutrire alcuna fiducia in Laval. Aveva però un altro opinione del maresciallo Pétain. Lo misi al corrente che il Laval si era dichiarato d'accordo ad una guerra contro l'Inghilterra, quando le condizioni psicologiche del suo paese fossero migliorate. Per i assicurare Mussolini, preoccupato da un eventuale riavvicinamento franco-tedesco, Hitler dichiarò che non avrebbe firmato alcun trattato di pace con la Francia se prima le rivendicazioni italiane non fossero state soddisfatte.

 

La missione Rougier.

Le trattative ufficiose dal governo francese l'Inghilterra furono riprese il 20 settembre da Rougier. Il maresciallo Pétain lo incoraggiò, comunicando il suo disprezzo e la sua sfiducia per Laval. Il mediatore ripartì per Londra, dove incontrò il sottosegretario di Stato al Foreign Office, che esigete da lui l'impegno preventivo di non incontrare de Gaulle. Si arrivò al 24 settembre ad un incontro di Rougier con Churchill. Propose un accordo su basi analoghe a quello scaturito dagli incontri Hoare-de La Baume. Ma la notizia dell'incontro del maresciallo Pétain con Hitler a Montoire, il 25 ottobre, rischiò di far fallire le trattative. Nel protocollo Churchill annotò che se il generale Weygand fosse passato la dissidenza in Africa settentrionale, avrebbe ottenuto l'appoggio incondizionato dei britannici. Se al contrario il governo francese avesse ceduto delle classi alla Germania, l'Inghilterra avrebbe fatto tutto il possibile per abbattere un governo considerato come traditore.

Il generale Weygand però non accettò. Arrivato a Vichy l'8 novembre, Rougier redasse una nota al in seduta di Laval, che nel frattempo aveva assunto la responsabilità degli affari esteri, e l'11 novembre fece una lunga visita al maresciallo Pétain. Quest'ultimo fece sapere che aveva dato ordine di ratificare il negoziato e il governo britannico aveva preso una decisione analoga. Ma si trattava in realtà della ratifica di un accordo?

Gli accordi Halifax-Chevalier.

Un terzo negoziato si svolse nel dicembre del 1940. Una coincidenza favorevole portò a Vichy ai primi di dicembre l'incaricato d'affari canadese Pier Dupuy, latore di un messaggio di Lord Halifax per il ministro della pubblica istruzione Jacques Chevalier. Si parlava della necessità di mantenere fra la Francia La Gran Bretagna uno stato di "tensione artificiale". Secondo Dupuy, gli inglesi si erano ben disposti nei confronti della Francia e scontenti di quanto accaduto a Mers-el-Kebir e a Dakar. Si sarebbe quindi mantenuta un'atmosfera di freddezza artificiale. Per le colonie francesi sarebbe stata mantenuto lo status quo. Nella flotta, nelle colonie sarebbero state però consegnate alla Germania. Il blocco verso la Francia sarebbe stato allentato. Durante il viaggio di ritorno, Dupuy inviò un telegramma di conferma della "ratifica" britannica dell'accordo. Da parte sua, il maresciallo Pétain congedò Laval il 13 dicembre, nominando Jacques Chevalier ministro della pubblica istruzione, onde offrire al Lord Halifax una prova tangibile delle sue intenzioni. Questi accordi, però, ebbero scarsi effetti, ma furono condotti all'insaputa del generale de Gaulle, dei quali Churchill si andava allontanando, dopo il fallimento di Dakar.

Gli anglo-sassoni e Vichy all'inizio del 1941.

Il maresciallo Pétain, dopo aver congedato il 13 dicembre del 1940 Laval, lo sostituì con Flandin, non ispirava però fiducia ai tedeschi. Il personale personaggio del regime divenne l'ammiraglio Darlan, che divenne vice-presidente del consiglio e successore designato del maresciallo, oltre che il Ministro degli affari esteri, delle informazioni e degli interni.

Mentre la rottura delle relazioni diplomatiche anglo-francesi continuava, Roosevelt, d'accordo con Churchill, decise di inviare un ambasciatore presso il governo francese. L'opinione pubblica americana perdeva però sfavorevolmente queste relazioni. Lo scopo di Roosevelt era quello di operare una pressione su Pétain e impedirgli di cedere le basi dell'impero francese ai tedeschi o agli italiani. Voleva anche favorire il ritorno al combattimento nei territori francesi d'oltremare. Il miglior accordo di pressione a disposizione gli americani fu la firma degli accordi Weygand-Murphy. Il nuovo console generale degli Stati uniti in Algeria, Murphy, ricevette il generale Weygand, comandante delle truppe francesi dell'Africa del Nord, ai quali trasmise diversi promemoria riguardanti le necessità dell'Africa del nord, ormai quasi completamente isolata dalla metropoli. Si svolsero dei negoziati ad Algeri. Le clausole consistevano nel promettere l'invio di carichi indispensabili da parte degli Stati Uniti all'Africa del Nord, con la tolleranza dei britannici. Weygand aveva però promesso di opporsi con tutti i mezzi a disposizione da un attacco contro l'Africa del Nord da parte di chiunque.

I protocolli di Parigi (maggio 1941).

L'ammiraglio Darlan, pur detestando gli inglesi, non era però filo-tedesco, anche se era convinto che tedeschi avrebbero vinto la guerra. I terribili rovesci subiti dai britannici durante la primavera del 1941 rafforzarono questa sua idea. Egli voleva anche ottenere dai tedeschi l'autorizzazione a riarmare le navi da guerra francesi. Il 3 maggio accettò un invito a Parigi dell'ambasciatore tedesco; in cambio del riarmo e alcune navi da guerra, permise che degli aerei tedeschi diretti in Iraq concessero scalo in Siria per rifornimenti e per fornire delle armi ai ribelli iracheni.

L'11 il 12 maggio Darlan incontrò il Hitler a Berchtesgaden. Si discusse soprattutto del dopoguerra. Hitler pensava di dare la Francia, se avesse collaborato con la Germania, la vallona e la Svizzera romanza in cambio della Alsazia-Lorena. La Francia avrebbe mantenuto il suo impero coloniale, eccetto il Marocco e la Tunisia. Avrebbe potuto ottenere dei compensi a spese dell'impero britannico. Tutto ciò restava però piuttosto vago. E americani, che avevano potuto violare il segreto, erano molto preoccupati.

Il 28 maggio Darlan firmò Parigi tre "protocolli". Il primo confermava l'appoggio della Francia i tedeschi in Siria. Il secondo metteva a disposizione dei tedeschi Biserta e la sua ferrovia, mentre navi da guerra francesi avrebbero scortato i convogli di rifornimento per le truppe di Rommel. Il terzo autorizzava i sottomarini tedeschi a rifornirsi a Dakar. Restava da rettificare protocolli. Il maresciallo Pétain convocò a questo scopo Weygand e diverse altre personalità. Quest'ultimo criticò violentemente il progetto di Darlan e rifiutò di consegnare le basi. Pétain si dichiarò d'accordo e, infine, il 6 giugno Darlan finì per cedere. Lo sforzo della guerra contro l'Urss allontanò l'attenzione tedesca da questi problemi.

Gli americani furono però molto di delusi quando Weygand, in disaccordo con Darlan, fu richiamato a Vichy nel novembre del 1941, in seguito forti pressioni tedesche. E si sospesero momentaneamente gli accordi Murphy-Weygand. Tuttavia la pressione tedesca era meno forte di quanto si credesse a Washington.

Bisognerà attendere il ritorno di Laval (aprile 1942) perché il governo francese cessasse praticamente di avere una politica indipendente. Fu in questa occasione che l'ambasciatore americano fu richiamata Washington.

sabato 13 marzo 2010

La Drole de Guerre.

Parte II, Capitolo V, Paragrafo II

Il tentativo di pace e di Hitler

dopo la disfatta della Polonia, fino al maggio del 1940, la guerra terrestre sul fronte occidentale assunse un andamento molto tranquillo. Solo il problema della Norvegia sarebbe venuto a turbare questa calma prima dell'attacco decisivo della Germania. In queste condizioni non c'è da stupirsi che Hitler avesse tentato di fare la pace, in modo da consacrare le sue conquiste ed assorbirle. La fine del 1939 fu quindi caratterizzata da alcuni tentativi di pace. Egli si dichiarò pronto a disporre gli scopi della guerra, ad eccezione delle rivendicazioni coloniali non domandava nulla né alla Francia nell'Inghilterra. Ma nella Francia nell'Inghilterra potevano ammettere queste richieste. In Inghilterra erano ben pochi favorevoli del resto alle proposte di Hitler. L'offensiva di pace tedesca languiva, così il 13 ottobre il governo tedesco pubblicò una dichiarazione in cui constatava l'assenza di volontà per raggiungere un compromesso di pace.

Il tentativo di piccoli stati neutrali

un secondo tentativo di differente origine ebbe luogo nel novembre del 1939. Gli Stati Uniti avevano anche pensato di offrire una loro mediazione, ma dopo aver consultato i propri collaboratori il segretario di Stato Cordell Hull ritenne che ciò fosse inutile, sicché il presidente Roosevelt rese pubblica questa decisione l'11 ottobre. Hitler, nonostante il parere contrario dei suoi generali, aveva peraltro deciso di iniziare le operazioni ad ovest per il 12 novembre. Ben 90 divisioni tedesche erano ammassate lungo la frontiera del Belgio e dell'Olanda. Questi due paesi erano neutrale e non volevano chiedere aiuto né alla Francia e all'Inghilterra. Avevano quindi rifiutato tutte le proposte franco-inglesi, avanzate sin dal mese di settembre, di iniziare delle conversazioni militari. I due alleati fecero allora sapere al Belgio che, in caso di attacco, non avrebbero portato le loro truppe in territorio belga.

Il Ministro degli affari esteri olandese propose il 5 novembre alla regina Guglielmina una mediazione belga-olandese. I due sovrani inviarono un telegramma a Giorgio VI e a Hitler, offrendo i loro buoni uffici e la mediazione per risolvere il conflitto. Questa proposta ricevette immediata adesione dai re dei paesi del Nord, Danimarca, Norvegia, Svezia, oltre che della Repubblica finlandese, della Romania e del Papa. Ma Hitler oppose un rifiuto: il 9 novembre, proprio in quest'occasione, era scampato ad un attentato in una birreria di Monaco. Infine anche i capi di Stato inglese francese rifiutarono la mediazione. Questo metteva fine alle speranze tedesche di una guerra limitata.

La "guerra d'inverno" russo-finlandese

La situazione era molto tesa nei paesi nordici e soprattutto in Finlandia. Questo paese era considerato dall'Urss come facente parte della zona di influenza sovietica. Fra questi due paesi era stato firmato nel 1932 un trattato di non aggressione, prolungato nel 1934 sino alla fine del 1945. La Russia, dopo aver ottenuto delle basi militari negli Stati baltici, iniziò il 12 ottobre dei negoziati con la Finlandia per ottenere vantaggi analoghi.

Ma il 28 novembre l'Urss denunciò il patto di non aggressione del 1932, e dopo aver rotto le relazioni diplomatiche il giorno seguente, l'armata Rossa il 30 invase il territorio finlandese. Il 1 dicembre con l'appoggio sovietico fu costituito un governo finlandese comunista. Il 3 dicembre il nuovo governo finlandese rivolse un appello alla società delle nazioni, che il 14 decise di escludere l'Urss dalla lista dei suoi membri. Questo fatto importante perché spiega l'insistenza sovietica nel 1944-1945 per creare al posto del primo organismo internazionale, la società delle nazioni, un'istituzione del tutto nuova.

La dichiarazione di neutralità fatta nel febbraio del 1940 dagli altri Stati scandinavi, impedì alle truppe alleate di giungere in Finlandia. La Germania dal canto suo aveva cessato di fornire le armi alla Finlandia fin dall'inizio della guerra russo-finlandese. La Germania era strettamente fedele al patto con l'Urss.

La vittoria faticosamente conquistata dall'armata Rossa in Finlandia allontanò ogni nuovo occasione di pace. Nel marzo del 1940 la Finlandia cedeva definitivamente all'Urss l'istmo di Carelia.

La guerra di Norvegia

Dalla guerra russo-finlandese deriva la guerra di Norvegia.

In Francia alla fine di marzo del 1940, il governo Daladier rassegnò le dimissioni. Il nuovo governo diretto da Paul Reynaud ottenne una maggioranza risicatissima. Reynaud firmò con la Gran Bretagna una dichiarazione con la quale due stati si impegnavano a non concludere né armistizio, né pace separata, ci si aspettava che il nuovo governo francese agisse con maggior energia. Per questo fu richiamato l'ambasciatore dell'Urss a Parigi.

Fino all'8 aprile Francia Inghilterra avevano informato la Norvegia che avrebbero posto delle mine nelle sue acque territoriali. Così il 9 aprile, cogliendo questo pretesto, la Germania invase da prima la Danimarca, occupata senza che questa resistesse in alcun modo e posta quindi sotto protezione armata, e la Norvegia, dove fu installato un governo filo tedesco. Si trattava di un semplice pretesto, dal momento che la campagna era stata ordinata da Hitler fin dal 1 marzo del 1940. Essa terminò una rapida vittoria dei tedeschi e con la fuga del re di Norvegia a Londra, avvenuta il 10 giugno. Inoltre il 10 aprile, l'Islanda, dipendente dalla Danimarca, prese in mano la condotta dei propri affari esteri in modo autonomo, stipulando un accordo con Washington.

Il 10 maggio del 1940, con il pretesto di salvaguardare la loro neutralità, le truppe tedesche attaccarono il Belgio e l'Olanda. Iniziava la campagna militare voluta da Hitler per sferrare sugli alleati un colpo decisivo. In quello stesso giorno Winston Churchill succedette a Chamberlain, al quale si rimproverava la disfatta della Norvegia, costituendo un gabinetto di unione nazionale.

Parte II, Capitolo V: La fase europea della Guerra (1939-1941)

German dictator Adolf Hitler (right) and Itali...

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Durante tutta la guerra, la diplomazia propriamente detta passò in secondo piano. Erano le operazioni militari che occupavano il primo posto. Tutto si riduceva ad una questione di forza. La diplomazia giocava tuttavia il suo ruolo. Si proponeva di rafforzare le alleanze esistenti, di guadagnare la simpatia dei paesi neutrali, o anche di convincerli all'intervento e qualche volta di affrettare la conclusione della pace.

Il periodo che va dal 1939 al 1941 vide svilupparsi i successi della Germania in Europa. Volta a volta caddero Polonia, Norvegia, Francia, Grecia e Jugoslavia. La fase europea della guerra, in attesa dell'entrata in guerra dell'unione sovietica (22 giugno 1941), del Giappone e degli Stati Uniti (7 dicembre 1941).

La disfatta polacca

Vittoria tedesca e di intervento russo

Sul piano militare la Polonia non resistette a lungo. L'offensiva della Germania fu folgorante e condotta con forze molto superiori, anche se polacchi fecero subire delle serie perdite ai tedeschi. L'episodio determinante però avvenne il 17 settembre, quando le truppe sovietiche penetrarono in Polonia. Il 3 settembre, ancora prima dell'entrata in guerra delle democrazie occidentali, l'ambasciatore polacco a Mosca fu ricevuto da Molotov, che parve inizialmente favorevole ad un aiuto economico alla Polonia. Ma sembra che nel frattempo l'unione sovietica avesse cominciato la sua mobilitazione parziale. L'8 settembre, rendendo pretesto l'entrata in guerra della Francia e della Gran Bretagna, Molotov dichiarò all'ambasciatore polacco di non poter più facilitare le forniture alla Polonia. In effetti il giorno dopo Molotov aveva informato la Germania dell'imminenza di un intervento russo. Sembra che i sovietici avessero atteso prima di intervenire la firma di una tregua con i giapponesi, ottenuta il 16 settembre in seguito ai combattimenti che si svolgevano dal mese di maggio sulla frontiera mongolo-mancese. Il 17 settembre, adducendo il disfacimento dello Stato polacco, che rendeva caduchi tutti gli accordi precedentemente conclusi fra la Polonia l'Urss, il governo sovietico fece sapere che aveva dato ordine alle sue truppe di oltrepassare la frontiera. Nel frattempo Von Ribbentrop informò Ciano che questo era conforme ad un piano prestabilito. Il 18 settembre una dichiarazione congiunta tedesco-sovietica attestava l'identità di vedute dei due Stati e la volontà di restaurare in Polonia l'ordine. In effetti non sembra che la Germania avesse inizialmente considerato favorevolmente l'operazione sovietica, tanto più che l'Urss non incontrò quasi alcuna resistenza e avanzò molto più in fretta della Germania con perdite insignificanti.

La spartizione della Polonia

il 2 settembre fu fissata la linea di demarcazione fra le due zone di occupazione in modo conforme agli accordi segreti del 23 agosto. Varsavia resistette fino al 29 settembre, anche se uno dei suoi quartieri era posizionato sulla riva destra della Vistola, quindi in zona russa. Stalin aveva abbandonato l'idea di mantenere uno Stato polacco anche se ridotto, per cui il 28 agosto fu firmato un nuovo protocollo segreto fra la Germania e l'Urss in cui venivano ristabilite delle nuove linee di frontiera, questa volta più vantaggiose per i tedeschi. In cambio la Lituania, contrariamente a quanto era stato deciso il 23 agosto, passava nella zona di influenza sovietica.

Lo stabilimento di basi sovietiche nei paesi baltici

l'Urss non tardò ad approfittare dei protocolli segreti del 23 agosto e del 28 settembre. Il leader dei tre paesi baltici dovettero presto recarsi a Mosca per firmare dei patti di non aggressione. Erano dei trattati di mutua assistenza, dove questi paesi accordavano ai sovietici il diritto di mantenere delle forze armate sul loro territorio. Vilna e la sua regione erano restituiti alla Lituania.

Si trattava in realtà di annessioni dissimulate che però ponevano un problema: nei paesi baltici erano numerosi gli abitanti di lingua tedesca. Il protocollo segreto del 28 settembre prevedeva che i tedeschi nella zona di influenza sovietica potessero emigrare verso la Germania o verso la Polonia occupata dai tedeschi. Reciprocamente lo stesso era stabilito per gli ucraini e i russi bianchi della zona tedesca.

L'atteggiamento italiano

le democrazie occidentali e l'Italia non poterono far altro che assistere impotenti a questi avvenimenti. L'Italia fascista era contraria ai bolscevichi, ma deplorava il trattamento riservato ai cattolici polacchi. Per di più Mussolini e ciano temevano l'estendersi della penetrazione sovietica verso i Balcani, zona che consideravano di influenza italiana. Francia Inghilterra cercarono di approfittare di questo malcontento per tentare di disgregare il patto d'acciaio. Fin dal 5 settembre la Francia aveva revocato diverse misure precauzionali adottate contro gli italiani a Tunisi, Agip fu. Ma a quell'epoca Mussolini esitava, ma pensava comunque di fare la guerra a fianco della Germania.

La corrispondenza fra Halifax e il conte ciano era comunque amichevole. L'ambasciatore di Francia a Roma tentò anche di portare dalla propria parte l'Italia, dichiarando l'apprezzamento di Parigi per l'atteggiamento assunto dal governo fascista. Ma i tedeschi non volevano permettere allora alleato italiano di abbandonarli. Gli accordi segreti di Mosca del 28 settembre tuttavia furono firmati senza dell'Italia ne fosse stata avvertita. Così al ritorno di Von Ribbentrop quest'ultimo telefonò a ciano per proporre un incontro fra Hitler e Mussolini a Monaco oppure un viaggio di ciano a Berlino. Quest'ultimo si recò a Berlino il primo e il 2 ottobre, trovando Hitler la molto disteso. Quest'ultimo insisteva sul fatto che l'Italia dovesse diventare padrona assoluta del Mediterraneo. Annunciò anche una prossima offerta di pace ai governi occidentali.

Rafforzamento dei legami franco-britannici

Francia Inghilterra si accontentarono in questo periodo di rafforzare i rispettivi governi i propri legami. Il generale francese Gamelin fu riconosciuto dagli inglesi come generalissimo sul fronte occidentale. Mentre un consiglio supremo di guerra anglo-francese si riunì per la prima volta il 12 settembre. In ottobre quattro divisioni britanniche erano schierate lungo la frontiera belga. A Parigi si costituì il 30 settembre un governo polacco in esilio.

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Parte II, Capitolo IV, Paragrafo V: La dichiarazione di Guerra

La notizia del viaggio di Von Ribbentrop a Mosca, e la successiva pubblicazione del trattato di non aggressione firmato il 24 agosto, portarono al massimo la tensione che regnava sin dalla primavera. L'opinione pubblica mondiale aveva compreso che la guerra era ormai inevitabile.

Tornando indietro per esaminare la crisi che si era sviluppata tra la Germania la Polonia, si può notare che la politica francese durante tutto questo periodo consistette nel rafforzare l'alleanza franco-polacca ma anche nel dare alla Polonia consigli di moderazione. Il governo francese era cosciente dell'impreparazione dell'esercito polacco. L'ambasciatore Georges Bonnet sembrava essere meno fermo di quello del presidente Daladier, poiché fino all'ultimo istante avrebbe voluto realizzare una nuova conferenza di Monaco.

Gli incidenti di frontiera

a partire quindi dal memorandum della Germania, Polonia il 27 aprile e il discorso di Hitler al Reichstag si moltiplicarono gli incidenti nella parte della Polonia in cui vivevano le minoranze tedesche. Il 20 e il 21 agosto i preparativi militari tedeschi si erano intensificati. Senza averlo programmato, la Germania era praticamente in stato di mobilitazione generale, con un conseguente intensificarsi degli incidenti di frontiera.

La crisi

a partire dal 24 agosto, gli avvenimenti precipitarono. Chamberlain dichiarò che la Gran Bretagna avrebbe mantenuto i suoi impegni nei confronti della Polonia, mentre la Germania del resto non poteva contare sull'Italia.

Il ministro ciano era spaventato dalla scoperta che la Germania si preparava realmente a fare la guerra, per cui aveva insistito sulla necessità per l'Italia periodo di parecchi anni prima di potervi partecipare. Hitler invece da parte sua aveva confermato che la guerra era molto prossima, avendo più possibilità di essere vittoriosa finché la Germania l'Italia sarebbero state governate da due grandi dittatori. Inoltre era necessario liquidare al più presto la Polonia e la Jugoslavia, dovendo entrare quindi in guerra prima della fine di ottobre, sfruttando le favorevoli condizioni climatiche.

In queste condizioni anche l'ambasciatore italiano in Germania avrebbe voluto che Senato città se per denunciare il patto di acciaio. Mussolini invece, benché rimasto male per l'iniziativa tedesca, era deciso a mantenere quest'ultimo in vigore, benché non fosse intenzionato a fare la guerra. La decisione italiana di astenersi dalla guerra non fu resa pubblica, benché la notizia trapelasse facilmente.

Hitler aveva ordinato il 22 agosto al tre comandanti in capo di attaccare la Polonia nella notte fra il 25 e 26 agosto, immediatamente dopo la firma del trattato tedesco-sovietico. Tuttavia il sito, poiché Hitler tentava di staccare definitivamente la Francia dalla Polonia, ma il governo inglese il 25 agosto aveva firmato un trattato di alleanza con la Polonia. Trattato che prevedeva un intervento automatico in caso di aggressione o nel caso di un'azione che avesse minacciato l'indipendenza di uno dei due paesi: quest'evenienza prevedeva un'azione contro Danzica. La tendenza favorevole ad una distensione, dal punto di vista della Gran Bretagna era del tutto svanita dopo la firma del trattato tedesco sovietico del 24 agosto, rafforzando la posizione di necessità della guerra.

Hitler fu condizionato anche da una lettera che Mussolini gli indirizzò il 25 agosto. La terza mattina Hitler aveva scritto a Mussolini per illustrargli la portata dell'accordo tedesco-sovietico, del quale l'Italia non era stata preavvisato. Gli annunciava la sua intenzione di attaccare la Polonia. Mussolini gli rispose che per lui era troppo presto per iniziare una guerra, egli propose una conferenza generale. Sarebbe stato diverso se l'Italia avesse ricevuto dalla Germania armi e materie prime per resistere ad un attacco anglo-francese; in tal caso l'Italia avrebbe potuto intervenire immediatamente al fianco della Germania.

Hitler chiese allora quali fossero le necessità dell'Italia: esse erano enormi, tanto da non essere possibile da parte della Germania impegnarsi in tal senso. Hitler dichiarò infine, che a queste condizioni comprendeva l'astensione militare dell'Italia. Mussolini era uscito certamente umiliato dalla confessione della sua debolezza militare, ma voleva giocare comunque il suo ruolo di mediatore. Chiedeva a tutti i costi la riunione di una conferenza internazionale.

Il tentativo di pace anglo-francese

Francia e Inghilterra cercarono tuttavia di ristabilire la Germania la Polonia un contatto, interrotto da mesi. Il 28 agosto il governo britannico propose Hitler di aprire questi negoziati. Ma Hitler rispose formulando delle nuove rivendicazioni: voleva Danzica, tutto il corridoio, una parte dell'alta Slesia polacca. Il giorno dopo ricevendo l'ambasciatore britannico, Hitler si mostrò ancora più minaccioso, ma accettò il principio dei negoziati diretti, pur dichiarando che non avrebbero portato nulla. Acconsentiva ricevere un inviato polacco, munito di pieni poteri, a condizione che arrivasse entro il 30 agosto.

Per gli inglesi questo inviato doveva essere il colonnello Beck impersona. Solamente però il mattino del 31 agosto Beck accettò questa idea. Credendo che non si trattasse di un ultimatum, il governo inglese non si era affrettato a comunicare la proposta tedesca al governo polacco. Così intorno a mezzogiorno becca incaricò l'ambasciatore polacco presso la Germania di andare ad accettare la sua presenza a Von Ribbentrop. Ma i dirigenti tedeschi avevano ritenuto che fosse ormai troppo tardi per negoziare.

Pertanto Von Ribbentrop liquido l'ambasciatore polacco in pochi minuti, anche se non fece nulla per lasciar intravedere l'imminenza di un'aggressione.

Verso sera la radio tedesca annunciava che Hitler e il governo avevano invano atteso l'arrivo di un negoziatore polacco per tutti i precedenti due giorni. Venne comunicato un programma in 16 punti, che prevedeva l'annessione di Danzica, un plebiscito nel corridoio da organizzarsi entro lo scadere dell'anno, durante il quale le truppe polacche avrebbero dovuto evacuare la regione. Il corridoio di Danzica sarebbe stato durante questo periodo amministrato da una commissione internazionale. Danzica sarebbe stata smilitarizzata, mentre una commissione d'inchiesta internazionale avrebbe esaminato la sorte delle minoranze in Germania e in Polonia dopo il 1918, per riparare ai torti subiti.

Queste condizioni non erano state conosciute in tempo dei polacchi; era però poco probabile che le avrebbero accettate. In effetti durante il corso degli avvenimenti, la volontà ferma di Hitler era quello di portare la Polonia alla capitolazione, quindi di fare la guerra.

Fu quindi durante la mattinata del 30 agosto che fu proclamata la mobilitazione generale polacca. L'esercito tedesco era stato peraltro messo in stato di guerra. All'alba del 1 settembre l'esercito tedesco penetrò in Polonia. Nello stesso momento, Danzica proclamò la riunione alla Germania.

Il tentativo di pace di Mussolini

un altro di tentativo di pace ebbe luogo il 31 agosto: Mussolini offrì alla Francia e alla Gran Bretagna la riunione di una conferenza da convocarsi per il 5 settembre. Il governo francese era disposto ad accettare, purché la Polonia vi fosse rappresentata. Ma il 1 settembre il colonnello Beck rifiutò, dato lo scoppio della guerra. La conferenza era quindi divenuta impossibile. Il 2 settembre i governi francese inglese fecero sapere che avrebbero accettato la conferenza solo condizione che le truppe tedesche avessero evacuato prima il territorio polacco. Mussolini rifiutò di mantenere la sua proposta.

La Polonia fece appello ai suoi alleati. Il governo francese fin dal 1 settembre ordinò la mobilitazione generale. La sera del 2 settembre il colonnello Beck aveva indirizzato un appello pressante a Francia e Inghilterra: temeva che certi uomini politici trovassero mezzo all'ultima ora per eludere le obbligazioni dell'alleanza. In effetti sia Bonnet che Chamberlain sembravano intenzionati a ritardare il più possibile l'invio di un ultimatum alla Germania. Speravano che Hitler era avrebbe fatto un gesto distensivo. Questo spiega l'intervallo di due giorni fra l'aggressione tedesca e l'intervento di due alleati in favore della Polonia. In Francia con la seduta del 2 settembre in Parlamento non vi fu alcun incidente. Al contrario alla camera dei comuni in Gran Bretagna l'atmosfera fu tempestosa: alcuni deputati non nascosero la loro indignazione per le lungaggini di Chamberlain. Si può dire che fu questo risveglio dell'opinione pubblica e dei parlamentari che fece decidere al governo di agire.

Il 3 settembre alle nove del mattino l'Inghilterra inviò un ultimatum alla Germania. Se alle 11:00 il governo tedesco non avesse dato l'assicurazione che avrebbe ritirato le sue truppe dalla Polonia, sarebbe stata la guerra. A mezzogiorno fu la volta della Francia, che presentò un ultimatum analogo che scadeva le 17. Essendo stati respinti questi ultimatum, il regno unito e la Francia dichiararono guerra alla Germania.

I negoziati tedesco-sovietivi e il Trattato del 23 agosto 1939

Parte II, Capitolo IV, Paragrafo IV
 
Molotov

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I primi passi

tutto porta a credere che l'iniziativa del riavvicinamento fra la Germania e l'Urss venisse da quest'ultimo paese. In realtà anche i sovietici volevano un riavvicinamento con la Germania, per questo Molotov sostituì al Ministero degli Affari Esteri Litvinov, più vicino al Francia Inghilterra. Sin dall'aprile del 1939 erano stati compiuti i primi passi di intesa fra i due governi, inizialmente per motivi di cooperazione economica.

La decisione tedesca

fu tra il 29 il 30 maggio che la Germania decise per l'alleanza in favore dell'Urss. Si trattava solo di arrivare ad un accordo economico sulla base delle proposte sovietiche avanzate nel febbraio del 1939. Il 26 luglio il riavvicinamento fra due paesi fece un ulteriore passo in avanti. In una incontro fra ambasciatori dei due paesi si discusse a lungo delle similitudini fra le due ideologie e la distanza dei due paesi dai paesi democratici, inoltre la Germania dimostrò di poter offrire all'unione sovietica più vantaggi dell'Inghilterra.

La Germania affretta a conclusione di un accordo

questa conversazione riportata è di grande importanza. Nel corso del mese di agosto il negoziato fra i due paesi era ormai ben avviato, si svolgeva soprattutto sul problema delle zone di influenza. Hitler aveva deciso di attaccare la Polonia per il 1 settembre. Bisognava agire rapidamente. Il 12 agosto, stesso giorno in cui cominciavano le trattative militari con gli occidentali, Von Ribbentrop decise di recarsi di persona a Mosca. Il 16 agosto Molotov e Von Ribbentrop si accordarono sul principio di un trattato di non aggressione, con annessi un protocollo del limitante le zone di influenza dei due paesi. Il 20 agosto Hitler indirizzò un telegramma personale a Stalin in cui sottolineava la tensione fra la Germania la Polonia e domandava di anticipare la firma del trattato al 22 o al massimo al 23 agosto. Stalin accettò la data del 23.

Il trattato di non aggressione

Von Ribbentrop partì con pieni poteri, che gli erano stati conferiti da Hitler per firmare un trattato immediatamente applicabile. Questo permise di raggiungere un risultato molto rapidamente. Il patto fu firmato nella notte del 23 agosto, si componeva di due elementi. Il primo, un trattato di non aggressione, reso pubblico il giorno dopo, in cui si dichiarava che due paesi volevano rafforzare la causa della pace e si impegnavano a non partecipare ad alcun atto di aggressione l'uno contro l'altro, a non sostenere una terza potenza contro di essi e a non unirsi ad un gruppo di potenze ostili. Si decideva inoltre di risolvere le controversie reciproche solo attraverso scambi di opinione amichevoli o arbitrato. Il trattato era immediatamente applicabile ed era concluso per 10 anni, si sarebbe inoltre prolungato automaticamente per altri cinque se nessuna delle due parti l'avesse denunciato un anno prima della scadenza.

Il protocollo segreto

il protocollo segreto era invece molto più importante, si componeva di tre articoli principali. Il primo articolo comprendeva nelle zone di influenza russa la Finlandia, l'Estonia e la Lettonia. La Lituania sarebbe stata invece nella zona d'influenza tedesca: i due paesi riconoscevano gli interessi della Lituania a su Vilna. L'articolo due fissava il limite delle zone di influenza in Polonia su una linea corrispondente orientativamente sul tracciato della Vistola. L'articolo tre

Sottolinea l'interesse dell'Urss per la Bessarabia. La Germania dichiarava infine di non avere alcun interesse politico per questa regione.

 

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Parte II, Capitolo IV, Paragrafo III: I negoziati delle Democrazie con l’URSS

Le esitazioni dell'Urss

La prospettiva di una guerra per la Polonia rendeva fondamentale la collaborazione con l'Urss. Non c'è quindi da meravigliarsi che le democrazie occidentali e la Germania abbiano tentato di trascinarla dalla propria parte. Sin dal mese di agosto del 1939, l'unione sovietica non aveva fatto una scelta. Per questo si ebbero due negoziati paralleli.

L'unione sovietica era separata dalla Germania, dalla Polonia ed alla Romania, paesi con cui Francia Inghilterra avevano stipulato dei trattati di alleanza. Di conseguenza essa non aveva una necessità di alleanza con la Germania. Inoltre sul piano ideologico, essa non condivideva né le idee delle democrazie liberali, né quelli di Hitler, né quelle della Polonia del Colonnello Beck.

Tuttavia l'Urss sembrò orientarsi inizialmente dalla parte delle democrazie. Tanto è vero che il 19 marzo protestò contro la Germania per l'occupazione di Praga. Iniziarono così degli scambi di opinione fra l'Inghilterra e l'unione sovietica.

 

Il negoziato per un accordo politico

 

il vere proprio negoziato per un accordo cominciò nell'aprile del 1939. Il 14 aprile il governo francese aveva proposto l'unione sovietica una dichiarazione congiunta in cui Francia Inghilterra si sarebbero impegnate per la di difesa di Romania e Polonia in caso di aggressione non provocata. Ma il punto di vista francese non coincideva con quello della Gran Bretagna. Mentre la Francia accettava il principio di una vera alleanza, l'Inghilterra invece auspicava l'appoggio sovietico alla Polonia, ma non era disposta a combattere in favore dell'Urss si quest'ultima fosse stata attaccata.

 

Il 18 aprile Litvinov presentò delle controproposte volta la firma di un patto fra i tre paesi contro l'ipotesi di un'aggressione fascista. Questo accordo si sarebbe composto da tre atti, di cui uno di reciproca assistenza, uno che stipulavano convenzione militare e uno per la garanzia di tutti gli stati situati tra il Mar Baltico e il Mar Nero, compresi paesi baltici. Nell'eventualità di una guerra i tre paesi si sarebbero impegnati a non firmare una pace separata. Tuttavia durante lo svolgimento dei negoziati, Litvinov rassegnò le dimissioni e fu sostituito da Molotov. Litvinov aveva la reputazione di essere un uomo favorevole al principio della sicurezza collettiva e quindi un amico della Francia e dell'Inghilterra. Le sue dimissioni furono interpretate come il segno di un possibile cambiamento della politica sovietica.

 

In questo contesto si inseriva la Polonia che rifiutava sistematicamente di accordarsi con tutti i suoi grandi vicini, poiché il colonnello Beck cercava di praticare la politica dell'equilibrio che aveva mantenuto sino ad allora l'indipendenza della Polonia.

 

Gli inglesi, per evitare il fallimento delle trattative trasmisero Molotov il 27 maggio delle nuove proposte. Questa volta si trattava di un trattato di reciproca assistenza nel caso di una guerra scoppiata a causa di un'aggressione contro la Polonia, la Romania, la Grecia, la Turchia o il Belgio; non era previsto nulla invece in favore dei paesi baltici. L'Urss invece teneva moltissimo a quest'ultima inclusione, poiché forse pensava di estendere la propria influenza su questi paesi. Questo sembrò porre fine alle trattative, perché paesi baltici rifiutavano a loro volta di essere garantiti dall'Inghilterra contro la loro volontà.

 

Dopo qualche tempo i negoziati ripresero a Mosca, ma ci si scontrò grosso modo sulle stesse difficoltà. Peraltro i sovietici insistevano perché una convenzione militare accompagnasse la convenzione politica. Sembra che in realtà il governo sovietico, impegnato in un negoziato segreto con la Germania, cercasse soprattutto di guadagnare tempo.

 

Il 1 luglio furono presentate delle nuove proposte anglo-francesi, in cui si ammetteva una garanzia anche per i paesi baltici e la Finlandia, ma si giungeva anche l'Olanda e la Svizzera. Quest'ultima ipotesi non fu accettata da Molotov, e suscitò anche le proteste di questi ultimi paesi.

 

Verso la metà di luglio Francia e Inghilterra abbandonarono il progetto di garanzia per Olanda e Svizzera, ma restava da regolare il problema dei rapporti tra una convenzione politica e una militare. Infine il 24 luglio tutti questi punti erano stati regolati, ma non era stato firmato ancora alcun accordo.

 

Le trattative per un accordo militare

 

Molotov si dichiarò pronto ad iniziare dei negoziati per una convenzione militare entro pochi giorni. Francia Inghilterra inviarono nel frattempo delle delegazioni militari e navali. Sorse però una difficoltà: quali erano i reali poteri dei negoziatori occidentali? I sovietici si lamentavano del fatto di non avere di fronte dei plenipotenziari. Poi vi era una difficoltà ancora più seria: la Polonia avrebbe accettato il passaggio delle truppe sovietiche sul suo territorio?

Si sapeva in linea di principio che i polacchi erano contrari al passaggio delle truppe sovietiche, ma si aspettava una risposta diretta. La Francia era orientata a portare avanti le trattative anche se questo paese avesse rifiutato, poiché riteneva fondamentale raggiungere un accordo ad ogni costo con l'Urss. In effetti inizialmente sembrò che il governo polacco avrebbe accettato il passaggio dei sovietici, sotto la minaccia di vedere la Francia denunciare la sua alleanza con la Polonia. Ma il 24 agosto smentì formalmente tale consenso.

Era ormai troppo tardi. L'Urss pretendeva la medesima garanzia anche per la Romania, oltre che per la Polonia. Mentre si dibattevano queste questioni, nel frattempo il 23 agosto Von Ribbentrop era arrivato a Mosca per firmare un patto di non aggressione: era il fallimento definitivo della politica anglo-francese.

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Anche il trattato franco-sovietico del 1935 divenne inoperante: questo genere di risposta ricevette l'ambasciatore francese dopo che il patto di non aggressione franco-tedesco del 1938 era stato firmato.

Parte II, Capitolo IV, Paragrafo II: Il Patto d’Acciaio

Preliminari

Pur preparando l'aggressione contro lo Polonia, Hitler lavorava per rafforzare la sua posizione diplomatica.

Da tempo desiderava firmare con l'Italia un'alleanza militare, ma all'atteggiamento di Mussolini alla conferenza di Monaco lo aveva deluso.

Nel corso dell'estate del 1938, von Ribbentrop aveva proposto all'Italia di trasformare il patto anti-Komintern in una triplice alleanza difensiva. Nell'ottobre del 1938, von Ribbentrop durante il suo viaggio a Roma aveva prospettato nuovamente questa sua proposta, dichiarando in maniera esplicita che il conflitto con le democrazie sarebbe scoppiato nel settembre del 1939. Mussolini in quell'occasione rifiutò, ma cambiò opinione nel dicembre del 1938.

Da quel momento e iniziarono dei negoziati: Ciano sperava di ottenere una garanzia per il Tirolo meridionale, appartenente all'Italia dal 1920, ma abitato da cittadini di lingua tedesca. L'annessione della Cecoslovacchia avvenuta il 15 marzo irritò profondamente l'opinione pubblica italiana, tanto che Mussolini ritenne di abbandonare il progetto di alleanza. Ma cambiò di nuovo idea alla fine di marzo, dichiarandosi al gran consiglio fascista assolutamente fedele all'asse. Peraltro il successo ottenuto in Albania cancellò l'umiliazione causata dal colpo di forza tedesco, concertato a sua insaputa. L'Italia si gettava così nelle braccia della Germania. Tuttavia il 2 aprile il Giappone rifiutò di aderire ad un'alleanza militare: si trattava quindi di una alleanza italo-tedesca.

 

La conclusione del trattato

 

Nel maggio del 1939 Mussolini, preoccupato dai preparativi tedeschi contro Polonia, decise di affrettare la conclusione del trattato. Diedi istruzioni precise a ciano di insistere sul fatto che l'Italia non voleva entrare in guerra prima del 1943, dal momento che prima era necessario pacificare l'Albania dell'Etiopia, rafforzare l'esercito, far rientrare dalla Francia la maggior parte degli italiani che vi lavoravano e infine spostare l'industria dalla pianura padana verso sud.

Ci fu un incontro fra i due ministri degli esteri a Milano nei primi di maggio. I tedeschi insistevano sull'urgenza della risoluzione del problema di Danzica, mentre gli italiani sul rifiuto di entrare immediatamente in guerra. Fu però stabilito un progetto di patto, in cui il testo sarebbe stato firmato a Berlino successivamente. Questo trattato è conosciuto sotto il nome di patto d'acciaio: si trattava di un trattato offensivo, dove era anche previsto un rafforzamento della cooperazione militare fra i due paesi. In questo trattato era chiaro che la politica italiana si metteva alle dipendenze della politica tedesca.

La questione del Tirolo meridionale

nel trattato non si parlava del Tirolo meridionale. Per questo furono avviati dei negoziati, che portarono ad un accordo nel luglio del 1939 dove si stabiliva che i tirolesi di lingua tedesca avrebbero potuto portare per la nazionalità italiana o l'emigrazione in Germania. Inoltre veniva concessa alla Germania una zona franca Trieste, che gli assicurava anche grossi vantaggi commerciali.

Hitler voleva estendere questo sistema firmando anche dei patti di non aggressione con diversi paesi. Norvegia, Svezia e Finlandia rifiutarono, mentre la Danimarca, la Lettonia e l'Estonia accettarono.

domenica 7 marzo 2010

Parte II, Capitolo III, Paragrafo I e II: Gli “Accordi di Pasqua” e l’Anschluss.

 

Durante il 1937 non vi fu alcuna nuova aggressione e questo periodo sembra essere caratterizzato dall’atteggiamento di “Appeasement” (pacificazione) adottato dall’Inghilterra di Chamberlain, fautore delle concessioni a Hitler e Mussolini per mantenere la pace, portando ad una distensione favorita dalla necessità del Fuhrer di aumentare i propri armamenti.

La Guerra in Spagna

In Spagna la politica di non intervento radicalmente languiva. Nel dicembre del 1936 Gran Bretagna Francia proposero ai governi tedesco, russo, italiano e portoghese di instaurare un controllo effettivo per impedire l'arruolamento e l'arrivo di volontari in Spagna. Dopo molte difficoltà, nel febbraio del 1937 fu raggiunto un accordo: navi da guerra francesi ed inglesi avrebbero controllato le coste occupate dai nazionalisti, mentre le navi italiane tedesche avrebbero mantenuto il controllo delle coste tenute da governativi. Questo sistema di controllo navale provocò gravi incidenti, tanto che ben presto Germania e Italia dichiararono di voler rinunciare a questo sistema. Nel giugno del 1937, nonostante gli sforzi dei negoziatori francesi di inglesi, Germania Italia abbandonarono definitivamente la loro sorveglianza.

Fin dal 2 luglio del 1937 Germania Italia proposero di riconoscere la belligeranza dei due avversari: si trattava di una misura che favoriva il generale Franco, il cui potere era così sanzionato. Il governo inglese propose invece un compromesso che collegava il riconoscimento della belligeranza a ritiro dei militari e all'instaurazione di un controllo sui porti. Ma l'opposizione sovietica fece fallire questo progetto.

Il comitato in onda-intervento decise di riunirsi a Nyon il 10 settembre, in una conferenza che riuniva tutti gli Stati leader Asti del Mar Nero e del Mediterraneo (Spagna esclusa), con la partecipazione della Germania, per occuparsi dei problemi della pirateria nel Mediterraneo. Tuttavia Germania, Italia e Albania rifiutarono di parteciparvi. La conferenza decise di affidare alle flotte francesi ed inglesi la protezione delle navi non spagnole contro i pirati. Alla fine di settembre, gli italiani accettarono di unirsi a queste pattuglie e i misteriosi sottomarini sparirono.

La politica del non intervento aveva ormai solo una debole speranza di arrivare a dei negoziati diretti fra le grandi potenze a proposito della Spagna. Soprattutto si sperava di staccare l'Italia dalla Germania. Ma la visita di Mussolini a Berlino alla fine del settembre del 1937, impedire la realizzazione di questo disegno. Il 10 ottobre il governo italiano rifiutò formalmente ogni conversazione sulla Spagna alla quale la Germania non avesse preso parte. Tutto lasciava supporre che la guerra civile spagnola sarebbe durata ancora lungo.

 

Il riavvicinamento anglo-italiano

Le controversie suscitate dalla guerra di Spagna, non dovevano però far dimenticare l'atmosfera di appeasement che aveva caratterizzato tutto il 1937. L'aspetto più appariscente di questa distensione fu il riavvicinamento della Gran Bretagna all'Italia. La tensione fra i due paesi, com'è noto, era altissima dal luglio del 1936, data in cui erano state abolite le sanzioni economiche contro l'Italia dalla società delle nazioni. Alla fine del 1936 veniva costruendosi l'idea di gentlemen's agreement fra i due paesi. Nel novembre del 1936, dopo lunghi negoziati fu firmato da ciano e l'ambasciatore inglese un accordo commerciale. Quest'ultimo iniziò anche delle trattative politiche, rivelando un cambiamento sostanziale dell'atteggiamento italiano. Nel gennaio del 1937 Italia e Gran Bretagna sottoscrissero un'accordo che precisava l'interesse vitale dei due paesi nell'area del Mediterraneo, impegnandosi entrambi hanno modificarne lo status quo. Peraltro il governo britannico temeva che franco cedesse agli italiani delle basi nelle isole Baleari, mentre il governo francese era preoccupato per un eventuale cessione all'Italia di basi nel Marocco spagnolo.

Quest'accordo per un timido passo verso il 10 avvicinamento dell'Italia verso le democrazie. Tuttavia pensava la questione di volontari italiani Spagna per poter andare oltre. Per di più l'Inghilterra nel 1937 rifiutava ancora di riconoscere la conquista dell'Etiopia. Nel corso dell'estate del 1937, i misteriosi sottomarini che attaccavano le navi governative avevano peraltro tentato di colare a picco una nave da guerra britannica, che aveva risposto così all'attacco. Il tentativo britannico di riavvicinamento non era quindi stato coronato da successo, benché dal maggio del 1937 il governo britannico fosse diviso da due tendenze. Chamberlain era fautore di una politica di appeasement, mentre il capo del Foreign Office, Anthony Eden desiderava mantenere un atteggiamento più fermo.

Nel maggio del 1937 fu nominato un nuovo ambasciatore britannico a Berlino, Henderson, che avrebbe dovuto praticare fino al limite estremo una politica di riavvicinamento è concessioni. D'altronde l'atmosfera fra Gran Bretagna e Germania era amichevole. Questa distensione apparente si spiegava soprattutto con la necessità in cui si trovava Hitler di sviluppare i suoi armamenti prima di correre nuovi rischi.

Rafforzamento dell’Asse Roma-Berlino

Ma contrariamente ai piani anglo-francesi vi fu in quell’anno un rafforzamento dell’Asse Roma-Berlino; Mussolini fu pressato da visite di Von Neurath, Goring e Von Ribbentrop (succeduto a Von Neurath perché ritenuto da Hitler troppo poco filo-nazista). In Italia che chiedevano l’adesione di Roma al patto anti-Komintern.

Von Neurath Goring

Von Ribbentrop

L’Italia aveva buoni rapporti con l’URSS e il Duce si convinse solo nel settembre 1937, in occasione di un viaggio in Germania in cui parlò ad una folla enorme in favore dell’amicizia italo-tedesca. In novembre Mussolini finì per firmare il patto anti-komintern.

 

L’Anschluss

La conferenza segreta del 5 novembre 1937.

Alla vigilia stessa del giorno in cui l'Italia aderiva al patto anti-Komintern, il 5 novembre Hitler riunì alcuni suoi consiglieri e generali, ai quali comunicò i suoi piani più segreti. Scopo della politica tedesca era la salvaguardia della comunità razziale germanica. Si trattava di tutelare gli interessi di ottantacinque milioni di uomini, di cui un buon numero di vela in Austria e in Cecoslovacchia. Per realizzare ciò, era necessario annettere l'Austria e la regione dei Sudeti. Occorreva però aspettarsi delle forti resistenze. Hitler peraltro in questa fase non si interessava delle colonie. Bisognava attendersi che l'Inghilterra si trovasse in difficoltà con i suoi possedimenti, con l'Irlanda, con l'India, in conflitto con il Giappone e con l'Italia. Una guerra anglo-franco-italiana era quindi auspicabile ma bisognava prima risolvere i problemi propriamente europei. La data di un conflitto doveva essere necessariamente molto vicina: dopo il 1943-1945 ogni cambiamento sarebbe stato per la Germania svantaggioso, dal momento che gli avversari avrebbero avuto il tempo per costruire armamenti sufficienti, mentre il tenore di vita dei tedeschi sarebbe diminuito. Quanto al metodo, Hitler pensava di attaccare prima la Cecoslovacchia. Egli pensava che Francia e Inghilterra avessero già segretamente rinunciato all'esistenza di questo stato. Mentre nel caso dell'Austria, era impossibile prevedere come avrebbe reagito l'Italia. Del resto però Hitler era si rallegrava nel vedere le truppe italiane profondamente impegnate nella guerra di Spagna, fatto che impediva a Mussolini di intervenire contro l'Anschluss.

Tuttavia alcuni dei suoi generali avanzarono delle riserve, per questo Hitler decise di sbarazzarsi di questi oppositori, sostituendone con altri.

Nel febbraio del 1938 Hitler creò un comando generale della Wermacht, diretto da un ufficiale a lui fedele, il generale Von Keitel. Al tempo stesso Hitler era sostituì il Ministro degli affari esteri Von Neurath, considerato troppo nazista, con Von Ribbentrop.

Preparativi tedeschi per l'Anschluss

per quale ragione Hitler decise di agire prima verso la Austria e non verso la Cecoslovacchia? Occorre fare riferimento all'accordo stipulato dalla Germania con l'Austria nel luglio del 1936. I nazisti austriaci utilizzavano infatti al massimo le facilitazioni di propaganda che concedeva loro l'accordo, mantenendo un'agitazione continua nel paese. Peraltro in occasione della visita che il ministro Von Neurath aveva effettuato a Vienna nel febbraio del 1937, si erano verificati degli incidenti. Il cancelliere austriaco era tuttavia deciso a resistere cercando appoggio in Ungheria, in Italia e persino in Cecoslovacchia. Tuttavia Mussolini respinse l'idea di una restaurazione della monarchia degli Asburgo in Austria.

Nel novembre del 1937, in occasione della firma del patto anti-Komintern, Von Ribbentrop si intrattenne con Mussolini per parlare del problema austriaco. Quest'incontro segnò un'evoluzione dell'atteggiamento italiano. Mussolini riconosce infatti che la Austria è un paese tedesco per cultura e lingua. La questione austriaca non doveva più essere considerata come un problema fra Italia e Germania. Poiché la Austria è il secondo maggiore Stato tedesco, essa non potrà mai fare nulla senza la Germania, a maggior ragione contro la Germania. L'interesse italiano sulla questione non era più così vivo come alcuni anni prima, anche a causa dello sviluppo imperiale dell'Italia verso il Mediterraneo e le colonie africane. Il duce si limitava a consigliare di lasciare che gli avvenimenti internazionali seguissero il loro corso naturale. Ma in caso di crisi in Austria, l'Italia non si sarebbe mossa.

Alla stessa epoca le politiche francesi ed inglesi sembravano orientarsi definitivamente verso l'appeasement. Chamberlain ritenne anche di doversi separare da Eden, convinto assertore di una politica più rigida.

Nel novembre del 1937, Von Papen di passaggio a Parigi incontrò Bonnet che parve favorevole ad un'unione economica e culturale più stretta fra la Germania e l'Austria, garantendo un'ampia autonomia per i tedeschi della Cecoslovacchia. Il presidente del consiglio ricevette poi segretamente Von Papen, poiché essendo fortemente anticomunista credeva nella vittoria di Franco in Spagna, ma riteneva necessario un nuovo orientamento della politica francese nell'Europa centrale. Inviò quindi a Hitler un messaggio distensivo di concerto futuro sulla politica europea.

Il colpo di forza contro l'Austria.

Questa politica di distensione fu bruscamente annientata dopo il colpo di forza della Anschluss.

Nel gennaio del 1938, il governo austriaco dopo la scoperta di un complotto tedesco cominciò a preoccuparsi. Il cancelliere Schuschnigg accettò di incontrare Hitler a Berchtesgaden il 12 febbraio. In quest'occasione Hitler si mostrò violento, rimproverando a Schuschnigg di non essere uscito dalla società delle nazioni e di essersi abbandonato ad ogni sorta di tradimenti contro la Germania. Von Papen e Von Ribbentrop consegnarono al cancelliere austriaco un ultimatum in cui il punto principale era la nomina del leader nazista Seyss-Inquart come Ministro dell'interno. Schuschnigg si rassegnò ad accettare, ma la polizia austriaca era in mano da quel momento ad un nazista. Il cancelliere cercò di reagire, così il 24 febbraio pronunciò un discorso in cui dichiarò che non sarebbe andato oltre, convocando per il 13 marzo un plebiscito sul problema dell'indipendenza. Questa decisione colse Hitler di sorpresa, poiché temeva per i risultati. Per questo deciso in fretta di risolvere la questione con la forza.

La giornata decisiva fu quella dell'11 marzo. Seyss-Inquart  intimò al cancelliere di rinunciare al plebiscito, col pretesto che Hitler lo pretendeva. Il Consiglio dei Ministri decise di cedere, comunicando la notizia a Berlino, che pretese però le ulteriori dimissioni di Schuschnigg. Il presidente della Repubblica rifiutò, ma finì per cedere a tarda notte. Il nuovo cancelliere dopo un ulteriore intimazione del governo tedesco fece appello alle truppe tedesche che nella giornata del 12 marzo varcarono la frontiera. Il 13 marzo una legge austriaca e una legge tedesca consacrarono l'unione fra due paesi. Un plebiscito avrebbe dato il 97% dei voti in favore della Anschluss.

Schuschnig Seyss-Inquart

Berchtesgaden

La reazione delle potenze.

La reazione delle potenze fu praticamente nulla. Come al solito Hitler non aveva consultato preventivamente Mussolini. Egli giustificò l'annessione come uno sviluppo delle relazioni amichevoli austro-cecoslovacche, adducendo la minaccia della restaurazione degli Asburgo. Il progetto di plebiscito avrebbe gettato l'Austria nell'anarchia, Hitler era quindi obbligato ad intervenire per ristabilire l'ordine. La frontiera del Brennero, come quella della Francia, era immutabile. Mussolini non si mosse e non rispose agli appelli di soccorso di Schuschnigg.

In Francia il governo era dimissionario quando scoppiò la crisi. Nel pomeriggio dell'11 marzo il presidente del consiglio riunì alcuni ministri. Questo comitato ristretto decise di applicare delle misure militari solo se la Gran Bretagna avesse concesso il suo appoggio. Ma Chamberlain fece sapere di sconsigliare la resistenza. La sola reazione fu dunque la protesta che il presidente Francois Poncet comunicò a tarda sera. Peraltro i tedeschi non temevano minimamente un intervento della Francia.

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