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domenica 11 aprile 2010

Il Crollo dell’Italia

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Image via Wikipedia

La sconfitta italiana

Parallelamente agli inizi del risollevamento francese, si assistette alla fine dell'Italia di Mussolini.

Egli aveva gettato il suo paese in un conflitto nonostante l'avversione dell'opinione pubblica. Avrebbe potuto forse convincere quest'ultima con delle vittorie. Ma invece di Italia, quando si era abbattuta senza l'aiuto della Germania, in Libia, in Grecia o in Etiopia, aveva subito gravi disfatte.

L'Italia inoltre dipendeva fortemente dall'importazione di materie prime dalla Germania, e questa almeno a partire dall'autunno del 1941 destinava all'Italia pochi contingenti. La Germania intanto pensava ad un piano per l'occupazione dell'Italia, che prevedeva la soppressione di re Vittorio Emanuele III. Malgrado il parere sfavorevole dei suoi generali, Mussolini inviò sul fronte russo molte truppe.

Alla fine dell'aprile del 1942, Hitler e Mussolini si incontrarono vicino Salisburgo per preparare un attacco su Malta, idea che poi fu abbandonata in giugno. In quel tempo, Mussolini era scoraggiato e l'antifascismo in Italia si stava largamente diffondendo.

In quell'atmosfera, l'offensiva del generale Montgomery e l'occupazione alleata dell'Africa del Nord produssero un effetto disastroso sul morale italiano. Il 30 gennaio del 1943, Mussolini sostituì il capo di stato maggiore generale, decisamente filo-tedesco, con il generale Ambrosio; all'inizio di febbraio allontanò suo genero il conte Ciano dal ministero degli esteri. All'inizio del maggio 1943, durante la battaglia di Tunisia, Hitler e Mussolini si incontrarono ancora una volta a Salisburgo. Ma questa riunione fu un fiasco. Mussolini era cosciente che l'asse Italia-Germania si era rotto.

Gli italiani tirano fuori l'idea che occorreva assolutamente fare la pace con i russi. Durante l'incontro, il 7 maggio Tunisi era caduta in mano agli alleati. Era anche l'inizio della disfatte italiana, che precipitò. Il 10 luglio infine, gli alleati sbarcarono in Sicilia, dove la resistenza crollò rapidamente.

Le dimissioni di Mussolini

Il 19 luglio ebbe luogo a Feltre un nuovo incontro fra Hitler e Mussolini. Il generale Ambrosio chiese invano a Mussolini di spiegare di Hitler che l'Italia aveva bisogno di fare la pace. Il silenzio del duce convinse Ambrosio che Mussolini doveva essere allontanato dalla guida del governo. Anche il re era deciso a congedare Mussolini.

Al ritorno da Feltre Mussolini accettò di riunire, per la prima volta dopo il dicembre del 1939, il Gran Consiglio del fascismo. La riunione ebbe luogo il 24 luglio e dopo una notte serrata di dibattito, Mussolini cercò senza convinzione di difendere la politica di alleanza con la Germania. Ma la maggioranza dei membri del Consiglio votarono una risoluzione contraria Mussolini.

Nel pomeriggio del 25 luglio, il re convocò Mussolini e il annunciò che affidava il potere al maresciallo Badoglio. All'uscita del palazzo reale, Mussolini fu arrestato. Era un vero e proprio colpo di Stato.

I negoziati di armistizio

Badoglio costituì un gabinetto tecnico e dichiarò con grande malcontento della popolazione che l'Italia avrebbe continuato La guerra. In realtà egli voleva far uscire l'Italia dal conflitto e, al tempo stesso, voleva evitare la reazione tedesca.

Sperava di mitigare le clausole della capitolazione, promettendo agli alleati un rovesciamento di posizione e la partecipazione alla lotta contro la Germania. Da parte alleata ci si interrogava per sapere se si dovesse accettare di negoziare con un governo diretto da uno dei protagonisti del regime fascista e dal re Vittorio Emanuele.

C'era una certa resistenza in proposito negli Stati Uniti, ma il segretario di Stato Cordell Hull, accettava Badoglio come interlocutore. Roosevelt seguì quindi questa linea. D'altra parte Churchill era desideroso di veder mantenuto in Italia un governo monarchico.

Le prime aperture italiane furono fatte il 4 agosto a Lisbona dal marchese Lanza d'Ajeta. Questi intendeva spiegare agli alleati che l'Italia desiderava la pace, ma doveva fingere di continuare la guerra. A questo scopo il generale Ambrosio incontrò Von Ribbentrop e Keitel il 6 agosto. Ma quest'ultimo rifiutò di ammettere il rimpatrio delle truppe italiane dalla Francia e dalla Croazia. Inoltre, nonostante l'opposizione degli italiani, i tedeschi fecero entrare numerose truppe nell'Italia del nord. Nonostante le lamentele, gli italiani affermarono che l'Italia era risoluta a continuare la guerra.

Il 5 agosto un diplomatico italiano a Tangeri, aprì i negoziati di armistizio propriamente detti. Inglesi e americani si misero d'accordo per esigere una capitolazione senza condizioni, lasciando intendere che una volta firmata, le condizioni sarebbero state meno dure, quanto più l'Italia avesse collaborato alla lotta contro i tedeschi.

Il 15 agosto il capo dello Stato maggiore del generale Ambrosio si recò a Madrid come plenipotenziario e incontrò l'ambasciatore britannico. Roosevelt e Churchill inviarono allora due negoziatori. Questi avevano redatto un testo di armistizio breve e senza condizioni, ma promettevano di dare o ogni appoggio alle forze italiane che si fossero battute contro la Germania. Un altro testo più dettagliato, l'armistizio lungo, veniva contemporaneamente preparato dei due governi.

Il 19 agosto i due emissari alleati incontrarono Castellano, che partì per Roma con le clausole militari della capitolazione. Un altro emissario italiano si recò la settimana successiva a Lisbona per chiedere l'invio di una divisione aerotrasportata alleata nei dintorni di Roma.

Infine il 31 agosto gli alleati diedero tempo fino alla mezzanotte del 1 settembre per accettare l'armistizio e Eisenhower promise l'invio di una divisione aerotrasportata a Roma. Castellarano si recò a Roma per consultare il suo governo e tornò il 3 settembre a firmare l'armistizio nei pressi di Siracusa.

Il giorno stesso, all'alba, l'ottava armata britannica sbarca la nell'Italia continentale. L'armistizio non doveva essere annunciato che l'8 settembre, dopo l'arrivo della divisione aerotrasportata vicino a Roma. Ma nello stesso giorno i tedeschi si impossessarono degli aeroporti della zona romana; Eisenhower decise di annullare l'operazione e rifiutò di rinviare l'annuncio dell'armistizio che fu dato ugualmente. I tedeschi allora investirono Roma, dalla quale fuggirono il governo Badoglio e la famiglia reale, che arrivarono a Brindisi il 10 settembre. La resistenza italiana ai tedeschi nei dintorni di Roma cessò l'11 settembre e le truppe tedesche continuarono la loro avanzata verso l'Italia meridionale.

La reazione tedesca

il 25 luglio uno dei membri della Gran Consiglio del fascismo, Farinacci fuggì da Roma per recarsi da Hitler, che era addolorato per la caduta di Mussolini, che considerava suo modello e maestro. Decise di ristabilire il regime fascista in Italia e le truppe tedesche affluirono attraverso il Brennero. Il 10 settembre Hitler pronunciò un discorso in cui si lamentò del tradimento italiano, ma fece un elogio di Mussolini, che il 12 fu liberato nella Gran Sasso negli Abruzzi e condotto in Germania. Il 15 settembre Mussolini dichiarò che riprendeva la direzione del fascismo italiano e pochi giorni dopo creò la Repubblica sociale italiana, in cui al centro era La cittadina di Salò sul lago di Garda. Il potere effettivo della nuova Repubblica fu affidato a fascisti fanatici.

D'altra parte Hitler approfittò del crollo italiano per annettere alla Germania Trieste e gli stia, oltre al Tirolo del sud, il Trentino e il bellunese. L'Italia doveva ugualmente abbandonare anche la Dalmazia in favore della Croazia e rinunciare a tutte le sue pretese sulla Francia.

Hitler pretese anche una punizione esemplare per il votanti della mozione che aveva messo in minoranza nel gran consiglio Mussolini, che dovette far arrestare suo genero. Questi l'11 gennaio fu condannato a morte e fucilato, insieme ad altri dissidenti del consiglio.

Le truppe alleate entrarono a Roma il 4 giugno del 1944, 2 giorni prima dello sbarco in Normandia.

Mussolini nell'aprile del 1945 venne catturato dai partigiani e fucilato vicino al Lago di Como il 28 aprile.

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Gli inizi del risollevamento francese

 

Il 1941 era stato caratterizzato dai clamorosi successi della Germania. La prima metà del 1942 vide invece il Giappone riportare molte vittorie. All'inizio dell'autunno del 1942 i tedeschi combattevano a Stalingrado e alle frontiere dell'Egitto. I giapponesi invece occupavano una vasta zona dei mari del sud e solo con la battaglia del Mar dei Coralli (primi di maggio del 1942) si era impedita l'invasione dell'Australia.

Tuttavia sembra che si sia arrivati ad una svolta nelle operazioni militari e quest'evoluzione si va caratterizzando con importanti cambiamenti politici. Si assiste nei mesi successivi all'autunno del 1942 alla riapparizione della Francia, all'attacco britannico ad El-Alamein (ottobre 1942), ha lo sbarco anglo-americano in Africa del Nord (novembre 1942), all'ingresso nella lotta dell'impero coloniale francese e al crollo dell'Italia di Mussolini.

Preparativi politici che lo sbarco alleato in Africa

Il desiderio di sollevare l'Africa francese contro Germania era molto vivo presso gli anglosassoni, tra i Francesi liberi e tra i movimenti di resistenza dell'Africa del Nord. Sin dalla conferenza di Arcadia (Washington) del 22 dicembre 1941 Roosevelt e Churchill cominciarono a discutere di un possibile sbarco in Africa del Nord. Si trattava di sapere quale autorità francese avrebbe potuto sollevare contro la Germania le truppe francesi in quella zona.

Gli americani si erano sforzarsi invano di ottenere l'adesione del generale Weygand, comandante in capo delle truppe francesi nei tre paesi dell'Africa del Nord. Dopo di che il generale era stato richiamato, sotto la pressione dei tedeschi.

Il governo americano cercò nuovamente di convincerlo ad assumere il comando di una insurrezione, ma Weygand rifiutò in modo assoluto disubbidire al maresciallo Pétain. Quest'ultimo si limitava ad affermare che le truppe francesi d'Africa avrebbero resistito a qualsiasi invasione da parte degli anglosassoni, delle truppe del generale de Gaulle e della Germania.

Si sarebbe potuto chiedere al generale de Gaulle di farsi carico di quest'insurrezione, ma i alleati ritenevano che questo fosse impossibile. Pensavano che i Francesi liberi fossero impopolari in Africa del Nord e che fossero stati associati, nella mente dei coloni e degli arabi, agli inglesi, il cui atteggiamento a Mers-el-Kebir non era stato dimenticato. In larga maggioranza, il colpo gli ufficiali francesi, pur essendo ostile ai tedeschi e desideroso di riprendere un giorno la lotta contro di loro, era fedele al maresciallo Pétain e invece ostile al generale de Gaulle.

La questione di Saint Pierre e Miquelon

Un incidente, de il vero estremamente limitato, ma irritante del governo americano, aveva accresciuto la tensione fra quest'ultimo e il generale de Gaulle. Nel dicembre del 1941, proprio durante la conferenza di Washington, le forze navali francese libere sbarcarono nelle isole di Saint Pierre e Miquelon, al largo di Terranova, che dipendevano dal governo di Vichy: su queste isole era presente un'emittente radio, il governo canadese aveva proposto di organizzare una spedizione per distruggerla. Il generale de Gaulle l'aveva preteso che i Francesi liberi fossero incaricati dell'operazione, ma il presidente Roosevelt vi si era opposto a causa di un accordo che stava concludendo con l'ammiraglio Robert e che prevedeva il mantenimento dello status quo nei possedimenti francesi di America. Nonostante ciò, il generale de Gaulle si assunse la responsabilità di un'operazione più ampia, che avrebbe soppresso la sovranità di Vichy su queste isole. I Francesi liberi furono accolti con entusiasmo e un plebiscito pro o contro l'operazione ottenne una schiacciante maggioranza.

L'opinione pubblica americana fu nel suo insieme soddisfatta, ma il governo di Vichy protestò e accusò il governo americano di doppiezza. Churchill, al contrario, accolse l'occupazione delle isole con soddisfazione.

In seguito a questo fatto, Cordell Hull estremamente irritato indirizzò a Roosevelt un memorandum nel quale suggeriva di far a meno per il futuro della cooperazione del generale de Gaulle soprattutto per i progetti dell'Africa del Nord. Da quel punto in poi gli Stati Uniti avrebbero mantenuto il loro atteggiamento ostile nei confronti del generale.

Negoziati con Giraud

Gli americani finirono per scegliere come eventuali capo dei Francesi d'Africa del Nord il generale Giraud, evaso nel frattempo dalla Germania.

Il generale Giraud aveva un piano ambizioso: usare l'esercito dell'armistizio per creare una testa di ponte sulla costa francese del Mediterraneo, in modo da permettere lo sbarco di importanti forze anglo americane; pensava ad uno sbarco alleato in Africa del Nord, ma come operazioni secondarie. Era necessario convincere Giraud a modificare il suo piano, tanto più che gli americani avevano già deciso che il comandante in capo dell'operazione sarebbe stata il generale Eisenhower.

Per risolvere questi problemi, fu organizzato un incontro segreto nell'ottobre del 1942 tre capi militari francesi e americani. Si decise che Murphy avrebbe indirizzato a Giraud tre lettere. Queste, una volta approvate dal generale francese, sarebbero divenute quello che è noto come "l'accordo Murphy-Giraud". La prima riguardava l'equipaggiamento delle forze francesi. La terza e escludeva preventivamente i Francesi liberi dall'operazione. La seconda, di carattere politico, era la più importante: garantiva la restaurazione della potenza francese, con tutti i suoi possedimenti territoriali di ante guerra, sia in Europa che oltremare, al termine della guerra. La Francia sarebbe stata alleata degli Stati Uniti, mentre il comando dell'operazione sarebbe stato americano finché la sicurezza dell'area dell'Africa del Nord non sarebbe stata assicurata.

Queste lettere furono recapitate al generale Giraud, il 5 novembre lasciò la Francia. Tuttavia perse parecchie ore a rivendicare il comando. Arrivò ad Algeri solo il 9 novembre, quando lo sbarco americano era già cominciato.

L'intermezzo Darlan

Come detto lo sbarco americano iniziò l'8 novembre. L'ammiraglio Darlan era ancora ad Algeri e sembrò inizialmente atterrito nell'apprendere la notizia. Inviò un messaggio via radio al maresciallo Pétain, che forse non ricevette. Il presidente Roosevelt inviò a sua volta un messaggio al maresciallo, che questa volta rispose protestando e diede ordine di resistere agli invasori. Vi fu una una resistenza solo sporadica in Algeria e soprattutto in Marocco. Dopo lunghi negoziati con Murphy, il generale Darlan, che non credeva più come nel 1941 alla vittoria tedesca, ordinò il cessate il fuoco (l'8 novembre alle 19:00).

Indirizzò messaggio Pétain, dal quale ricevette due risposte. La prima accettava il principio del cessate il fuoco e ordinava alla flotta di Tolone di prendere il mare. La seconda, probabilmente ispirata da Laval, condannava l'atteggiamento di Darlan e lo rimuoveva dall'incarico. Alla fine, il generale Darlan aderì alla tesi secondo il quale il maresciallo Pétain era prigioniero dei tedeschi e, non essendo più libero, doveva lui prendere il comando in Africa del nord. Con questo espediente, mostrava di voler mantenere all'interno il regime autoritario del governo di Vichy. Gli americani si rassegnarono a questa soluzione, così i rapporti fra le autorità americani e francesi furono regolati dagli accordi Darlan-Clark del 22 novembre, molto meno vantaggiosi per la Francia rispetto agli accordi originali Giraud-Murphy anteriori allo sbarco.

Questo voltafaccia di Darlan ebbe gravi conseguenze. Il 9 novembre Hitler convocò Laval a Monaco e lo stesso giorno decise di invadere la zona non occupata per mettere la costa francese del Mediterraneo in stato di difesa. Intimò a Laval di firmare un'alleanza con l'asse, ma questi rifiutò, promettendo però in cambio delle basi in Tunisia a partire dal 14 novembre. I tedeschi l'avevano peraltro già invasa prima di quella data. Così l'11 novembre Darlan inviò alla flotta di Tolone l'ordine di dirigersi verso l'Africa settentrionale, ma il comandante in capo della squadra rifiutò di obbedire di obbedirgli. I tedeschi garantirono uno statuto speciale al porto e alla zona nei dintorni della città. Ma l'intenzione reale di Hitler era di impadronirsi della flotta.

Un improvviso attacco contro di questa, il 27 novembre la obbligò ad autoaffondarsi. I tedeschi, allora in difficoltà sul fronte russo (battaglia di Stalingrado), accentuarono la pressione sulla Francia.

Ad Algeri, Darlan aveva preso posizione per favorire la ripresa della lotta. Il suo atteggiamento indusse i principali amministratori dell'impero francese ad unirsi alla lotta contro la Germania.

Questa soluzione, che prolungava il regime di Vichy in Africa settentrionale suscitò naturalmente le proteste del generale de Gaulle. Tuttavia, il 24 dicembre del 1942 un giovane di tendenze monarchiche e al tempo stesso gollista, assassinò l'ammiraglio Darlan ad Algeri. Fu immediatamente giudicato, condannato a morte e giustiziato. A questo punto subentrò Giraud con il titolo di alto commissario: abolì le leggi di Vichy e soprattutto le misure eccezionali contro gli ebrei, ma solo in seguito alle pressioni degli americani. Era piuttosto singolare che ci si trovasse nella condizione di avere due gruppi di francesi impegnati nella lotta contro la Germania: i Francesi liberi di Londra agli ordini del generale de Gaulle, e i Francesi di Algeri agli ordini del generale Giraud.

Il ristabilimento dell'unità

Ci vollero lunghi e difficili negoziati per realizzare la fine l'unità dei francesi nella lotta contro la Germania. Il 25 dicembre del 1942 il generale de Gaulle aveva scritto a Giraud per proporgli un incontro ad Algeri, ma questi rifiutò.

Nel frattempo Roosevelt e Churchill si riunirono, come già visto, ad Anfa vicino Casablanca (gennaio 1943). Erano desiderosi di mettere fine alla divisione dei francesi, così convocarono il generale de Gaulle e Giraud. Fu necessario inviare un vero e proprio ultimatum di Churchill perché de Gaulle si decidesse ad accettare. ma l'accordo fra i due uomini fu impossibile. Ad Anfa, Giraud aveva ottenuto un risultato interessante: aveva fissato un tasso vantaggioso per il franco.

In seguito consigli di Roosevelt, Giraud accettò la collaborazione di Jean Monnet. Questi persuase il generale ad assumere un atteggiamento più democratico, che manifestò nella dichiarazione del 14 marzo. Questa dichiarazione permise la ripresa dei negoziati con de Gaulle, che furono annunciati poco dopo. Ma il generale de Gaulle non poté recarsi subito ad Algeri. Peraltro i rapporti dei "francesi combattenti" con gli inglesi, dopo la conferenza di Anfa, erano pessimi. Temendo che l'arrivo del generale de Gaulle in Algeria avesse provocato disordini, gli inglesi gli rifiutarono l'autorizzazione a lasciare l'Inghilterra. In aprile, lo stesso generale Eisenhower si allineò su quest'opinione.

Dopo molte difficoltà, si riuscì ad intendersi sulla creazione di un "Comitato Francese di Liberazione Nazionale" con sede ad Algeri. Il generale de Gaulle arrivò infine in questa città il 30 maggio. Ma non tutte le difficoltà erano risolte: Giraud voleva restare comandante in capo, mentre de Gaulle era contrario alla fusione in una sola persona del potere politico e militare. Fu necessaria una pressione del generale Eisenhower perché fosse mantenuto lo status quo.

Il generale Giraud, preoccupato unicamente della guerra e ignorante materia politica, fu invitato nel luglio del 1943 negli Stati Uniti e in Canada per ottenere la promessa di importanti forniture di armi e munizioni. Ma questo viaggio in deboli la sua posizione ad Algeri. Così il 1 ottobre, per restare comandante in capo delle forze militari, fu costretto a dare le dimissioni dalla CFLN. Perse anche il ruolo di comandante in capo, in seguito ad una controversia con de Gaulle, nell'aprile del 1944, peraltro dopo aver brillantemente conquistato la Corsica, primo territorio metropolitano ad essere liberato.

Il CFLN, che nel giugno del 1944, dopo un anno dalla sua fondazione, prese il nome di "governo provvisorio della Repubblica francese", non fu però riconosciuto come governo di fatto dalle potenze alleate. Bisognerà attendere la liberazione della Francia e la decisione del 23 ottobre 1944.

Il suo ruolo non fu tuttavia meno importante perché poté organizzare un potente esercito, riconquistare la Corsica, ottenere l'adesione di tutte le parti dell'impero francese.

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Le relazioni tra gli alleati dal 1942 al 1944

The Big Three: British Prime Minister Winston ...

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Capitolo VII, Paragrafo III

 

La conferenza di "Arcadia" o di Washington

L'attacco giapponese contro Pearl Harbor convinse Roosevelt ad accettare la proposta di Churchill di un incontro Washington.

Il primo ministro inglese vi giunse il 22 dicembre del 1941. Poiché gli Stati Uniti erano entrati in guerra era necessario stabilire solidamente le basi della loro collaborazione e determinare quale priorità sarebbe stata data alle operazioni in estremo oriente o quelle in Europa. L'ambasciatore dell'unione sovietica negli Stati Uniti, Litvinov assistette ad alcune di queste riunioni.

La prima decisione che fu presa fu quella di formulare una dichiarazione di principio che sarebbe stata sottoposta a tutte le nazioni in guerra contro l'asse. Questa "Dichiarazione delle Nazioni Unite" fu firmata il 1 gennaio del 1942 alla Casa Bianca dai rappresentanti di 26 nazioni.

Era un richiamo dei principi della Carta Atlantica con una giunta, quelle delle libertà religiose, ammessa anche dai sovietici. D'altra parte le Nazioni Unite si impegnavano a impiegare tutte le loro risorse militari ed economiche contro l'asse e a non firmare né armistizi né pace separata. Fu deciso che lo sforzo principale doveva essere diretto contro la Germania, il cui potenziale industriale era superiore a quello del Giappone. Questo principio della Germania per prima non fu difeso solo da Churchill ma anche dal generale americano Marshall che voleva si attaccasse il nemico più forte.

Fu anche accolto il principio di dividere il mondo in zone di operazioni, ognuna delle quali sarebbe sottoposta ad un comando unico. Infine si decise che l'autorità suprema sarebbe stato uno "Stato Maggiore combinato", con sede Washington.

In realtà però, le rivalità fra i membri americani britannici di questo organismo furono molto vive. Alla strategia di concentrazione degli americani, gli inglesi contrapponevano quella della divisione periferica, cioè logoramento del nemico nei suoi punti più deboli.

L'alleanza anglo-sovietica

Durante primi mesi del 1942, gli alleati subirono numerose sconfitte. Solo sul fronte russo la situazione era migliore, grazie ai successi sovietici ottenuti durante l'inverno. Stalin non cessava di chiedere l'apertura del secondo fronte e l'accelerazione delle forniture di armi all'unione sovietica. Si decise allora che Molotov avrebbe fatto un viaggio in Inghilterra e negli Stati Uniti.

A Londra, il ministro sovietico negozio e firmò un trattato di alleanza con l'Inghilterra (26 maggio 1942). Questo trattato era diretto contro la Germania e i suoi associati. I due paesi si impegnavano a non entrare i negoziati con il governo di Hitler, né con nessun altro governo tedesco.

A Washington, Molotov arrivò il 29 maggio. Ebbe diversi incontri con Roosevelt, Cordell Hull, Hopkins e l'ambasciatore Litvinov. Il presidente degli Stati Uniti approfittò di quest'incontro per dichiarare che era convinto che la pace avrebbe potuta essere garantita per almeno 25 anni. La discussione principale si svolse ancora sul secondo fronte, che Molotov pretendeva per il 1942. Il presidente Roosevelt dichiarò che gli sarebbe piaciuto incontrare Stalin. Discutendo ancora dei problemi del dopoguerra, Roosevelt suggerì un sistema di tutela internazionale sul numerose isole e possedimenti coloniali, che sarebbe stato opportuno sottrarre nazioni troppo deboli per avviarle verso l'indipendenza totale. Roosevelt alla precisa domanda di Molotov dichiarò che il secondo fronte poteva essere aperto nel 1942 (questo suscitò però obiezioni da parte di Marshall e di Hopkins). In definitiva il soggiorno di Molotov fece un'ottima impressione negli Stati Uniti.

Le conferenze della Casa Bianca, di Mosca e di Anfa

Churchill era estremamente contrariato all'idea di uno sbarco, anche se limitato, in Francia nel 1942. Riteneva più preferibile spingere a fondo per la preparazione dello sbarco in Africa del Nord.

Nel giugno del 1942, Churchill tornò a Washington, proprio in coincidenza con i successi enormi di Rommel in Nord Africa, situazione che lo preoccupava molto. Malgrado le proteste dei generali americani, si decise nel luglio del 1942 di sostituire lo sbarco in Francia, con uno in Africa del Nord, in modo da attenuare gli effetti della sconfitta dell'esercito britannico stava subendo in Libia.

Restava da far accettare a Stalin il ritardo nello stabilimento di un secondo fronte. Churchill si recò quindi a Mosca, dove arrivò nel settembre del 1942 e vi rimase tre giorni. Stalin fu estremamente scontento del ritardo e l'inizio della conferenza fu molto difficile. Si rassegnò tuttavia d'accettare quello degli proponeva Churchill, cioè un'intensificazione dei bombardamenti aerei e l'operazione di sbarco in Africa del Nord.

Nel corso di una riunione, Churchill e Stalin per essere in considerazione la possibilità di un incontro con il presidente Roosevelt. Ma questa eventualità era molto lontana da potersi realizzare e corse voce alla fine del 1942 della possibilità di una pace separata fra l'unione sovietica e la Germania attraverso la mediazione del Giappone.

Dopo lo sbarco in Africa del Nord, Stalin ruppe il suo lungo silenzio e si felicitò con Churchill di successi riportati. I due capi di governo anglosassoni decisero allora di incontrarsi nel gennaio del 1943 in Marocco. Avrebbero voluto che venisse anche Stalin, ma questi rifiutò a casa dell'importanza del operazioni militari in corso (battaglia di Stalingrado).

Si decise che la conferenza avrebbe avuto luogo ad Anfa. L'incontro aveva tre scopi principali:

1. Organizzare le operazioni militari nel Mediterraneo La conquista della Sicilia;

2. Cercare di riconciliare i francesi di Londra con quelli di Algeri;

3. Rassicurare i russi sulla volontà degli anglosassoni di proseguire la lotta.

Riguardo a quest'ultimo punto, Churchill accolse la proposta che Roosevelt aveva avanzato senza consultarlo: l'eliminazione totale della potenza bellica nemica.

La tensione tra anglosassoni e russi

La prima metà del 1943 è probabilmente quella in cui gli anglosassoni e russi si intesero peggio. I sovietici moltiplicarono le loro allusioni offensive su ritardo nell'apertura del secondo fronte o sulla lentezza della campagna d'Africa. E questa atmosfera che ebbero luogo tre importanti incontri anglo-americani.

Il primo si ebbe in occasione del viaggio di eden a Washington nel marzo del 1943. Gli incontri del capo del Foreign Office con Roosevelt, Cordell Hull, Summer Welles e Hopkins riguardarono quasi esclusivamente sulla situazione del mondo dopo la guerra. Di questi dibattiti si possono ricordare questi punti:

1. Gli anglosassoni ammettevano l'incorporazione di paesi baltici nell'Urss, ma desideravano un plebiscito a tale proposito.

2. Essi erano d'accordo nel ritenere che la Polonia poteva essere limitata verso est dalla linea Curzon. Per contro si sarebbe potuta dare la Russia orientale alla Polonia e di evacuare la popolazione tedesca.

3. Si ammetteva che la Bessarabia sarebbe stato incorporata nella Russia.

4. A proposito della Germania, Roosevelt e eden furono d'accordo nel ritenere che avrebbe dovuto essere smembrata. Furono ugualmente d'accordo che l'Austria vi divenisse indipendente.

5. Per l'estremo oriente, Eden proposte che le isole del Pacifico sotto mandato giapponese fossero attribuite agli Stati Uniti. Era invece poco favorevole al sistema dei mandati auspicato da Roosevelt. Non credeva nemmeno, al contrario del presidente americano, che La Cina avrebbe potuto diventare una grande potenza dopo la guerra.

6. A proposito della futura organizzazione internazionale, furono invece prese poche decisione.

D'altra parte inglesi americani non riusciva ad accordarsi a proposito della Francia. Eden desiderava l'unificazione sotto un'unità forte, dei francesi liberi di Londra e dei francesi di Algeri. Roosevelt preferiva continuare a negoziare invece con le diverse autorità locali.

In definitiva il viaggio di Eden a Washington aveva ampiamente chiarito i problemi che si sarebbero posti dopo la guerra, senza tuttavia che gli anglosassoni avessero calcolato nel loro esatto valore le rivendicazioni future dei sovietici.

Le conferenze "Tridente" e "Quadrante"

Il viaggio di eden a Washington fu seguito da due incontri successivi tra Roosevelt e Churchill. Il primo (conferenza Tridente) ebbe luogo a Washington nel maggio del 1943. Era una conferenza di carattere militare. La principale decisione presa fu lo sbarco in Europa occidentale che avrebbe avuto luogo il 1 maggio del 1944. Si decise di affidare a Churchill la cura di negoziare con il Portogallo per la creazione di basi alleate nelle Azzorre. Questo negoziato si concluse nell'ottobre del 1943 con un accordo.

Ci si rifiutò di dare la priorità alla guerra nel Pacifico, come chiedeva il generale Stilwel. Si pensò di organizzare un incontro con Stalin, sia che Roosevelt vi prendesse parte, sia revisioniste anche Churchill. Niente però consentiva di sperare in una prossima realizzazione di questo obiettivo. Senza dubbio Stalin diede un pegno della sua moderazione dissolvendo il Komintern. Ma nello stesso tempo scambiava con Churchill una corrispondenza estremamente vivace, nella quale si dichiarava che gli anglosassoni avendo già rinviato varie volte l'apertura del secondo fronte non respiravano più fiducia, quando promettevano di aprirlo nel maggio del 1944.

Si poté temere che l'Urss, con un rovesciamento simile a quello avutosi nell'agosto del 1939, tentasse una pace separata con la Germania. D'altra parte La Cina, la cui situazione era decisamente cattiva (era rifornita solo dal ponte aereo al di sopra dell'Himalaya), poteva anche essa essere costretta a concludere una pace separata con il Giappone.

Le dimissioni di Mussolini e la creazione del governo Badoglio (25 luglio 1943) spinsero Roosevelt e Churchill e incontrarsi nuovamente. Questa volta La conferenza organizzata nella città canadese di Quebec (conferenza Quadrante). Cominciò il 17 agosto del 1943. E alla conferenza di Quebec che fu redatto il progetto di dichiarazione delle quattro grandi potenze (regno unito, Stati Uniti, Urss, Cina) per l'istituzione di una organizzazione internazionale. Nonostante le reticenze di Churchill, assai poco favorevole all'operazione di sbarco in Francia, e propensi invece ad uno sbarco nei Balcani, fu confermata la decisione di fissare l'operazione per il 1 maggio del 1944 e fu deciso di completarla con uno sbarco nel sud della Francia.

Fatto essenziale, si apprese alla fine della conferenza di Stalin accettava una proposta americana di riunire prossimamente a Mosca i ministri degli esteri dei tre grandi.

La conferenza terminò il 24 agosto. Churchill passò ancora tre settimane a Washington e si trovava la quando le truppe alleate sbarcarono in Italia e quest'ultima capitolò (3 settembre). Ricevette all'università di Harvard una laurea honoris causa, in quell'occasione pronunciò un discorso nel quale propose per l'avvenire che fosse creata una cittadinanza comune fra americani e britannici, in toni vaghi esattamente come era avvenuto nel giugno del 1940 quando venne proposta l'idea dell'unione franco-britannica.

Poco dopo la conferenza del Quebec, il 25 settembre ebbe luogo un importante modifica nella direzione della politica estera degli Stati Uniti. Il sottosegretario di Stato Samner Welles rassegnò le dimissioni e fu sostituito da Stettinius. Da parecchio tempo infatti Welles non andava d'accordo con Cordell Hull e poiché quest'ultimo godeva al Senato di un notevole prestigio, Roosevelt preferì questa soluzione per evitare un fallimento clamoroso com'era accaduto al suo predecessore Wilson.

La conferenza dei tre ministri a Mosca

Accettato da Stalin il 10 agosto, la conferenza dei ministri degli esteri era la prima riunione fra i rappresentanti dei tre alleati. Churchill e Roosevelt speravano di poterla completare con una riunione fra i tre capi di governo. Eden e Cordell Hull si recarono a Mosca, dove la conferenza si aprì il 19 ottobre 1943. Subito il anglosassoni constatarono una maggiore preoccupazione del loro collega russo Molotov, era di ottenere l'assicurazione che l'invasione della Francia, annunciata per la primavera del 1944 non fosse ritardata. Churchill, che desiderava uno sbarco nel Mediterraneo orientale e la prosecuzione attiva delle operazioni in Italia, sperava che non fossero presi impegni vincolanti. Per contro, appoggiava un'altra proposta russa che tendeva trascinare la Turchia in guerra.

Stalin acconsentì ad una riunione dei tre capi di governo a condizione che avesse luogo a Teheran. I tre ministri discussero anche dei problemi del dopoguerra e decisero la creazione di una "commissione consultiva Europea", che si sarebbe riunita a Londra nel momento in cui il regime di Hitler fosse stato vicino al crollo, in modo da studiare le soluzioni per risolvere problema tedesco. La conferenza terminò il 3 novembre e pose fine all'attenzione degli alleati. Tuttavia aveva lasciato nell'ombra un punto essenziale: quello di sapere quale regolamento sarebbe stato dato nel dopoguerra ai problemi europei.

La prima conferenza del Cairo

Recandosi a Teheran, Roosevelt e Churchill dovette rincontrare il generale Chang Kai Sheck al Cairo; la conferenza regolò principalmente problemi militari. Sul piano politico, Churchill insistette sulla necessità della Gran Bretagna di recuperare Singapore e Hong Kong. Si parlò soprattutto dell'avvenire della Cina.

Il 1 dicembre del 1943 fu pubblicata una dichiarazione dei tre capi di governo, che costituiva la base degli ulteriori sviluppi in estremo oriente. Gli scopi di guerra delle tre potenze sarebbero stati di punire l'aggressione giapponese. Quest'ultimo avrebbe dovuto abbandonare tutti gli ex arcipelaghi tedeschi conquistati nel 1914 e la Corea, che sarebbe divenuta libera e indipendente. Avrebbe restituito alla Cina i territori che le erano stati strappati in epoche differenti e soprattutto formosa e la Manciuria.

Si può notare il trattato di neutralità nippo-sovietico aveva quasi interamente interrotto le consegne di materiale bellico sovietico alla Cina.

La conferenza di Teheran

Roosevelt e Hopkins arrivarono a Teheran il 27 novembre del 1943. Il 28 Stalin fece visita al Roosevelt. I due uomini di Stato si limitarono a passare in rivista la situazione generale. Dopo di che vi raggiunse Churchill ed ebbe luogo la prima conferenza generale, presieduta da Roosevelt. Gli incontri durarono fino al 1 dicembre del 1943.

Sul piano militare si parlò parecchio dello sbarco in Normandia, fissato per il 1 maggio del 1944. Il punto principale fu l'opposizione di Roosevelt e, soprattutto di Stalin, ad un piano di Churchill che voleva un'operazione simultanea nei Balcani.

A proposito della Germania, Stalin dichiarò che i polacchi dovevano estendere la loro frontiera fino al fiume Oder. Si mostrò estremamente pessimista sulla possibilità di cambiare il popolo tedesco e, come gli inglesi, era favorevole ad uno smembramento della Germania. Riteneva che una Germania unita potesse recuperare la sua potenza entro un periodo di 15-20 anni. Raccomandava l'installazione di un sistema di basi in Germania e fuori che permettesse di sorvegliare questo paese. Suggerì peraltro un sistema analogo per il Giappone. Roosevelt propose la creazione di cinque Stati autonomi in Germania.

Churchill sembrava pensare invece a tre Stati: Russia, Germania centrale e Germania meridionale. Stalin si mostrò assai scettico su questi due piani e fu deciso di affidare nello studio alla Commissione Consultiva Europea.

Si discusse anche dell'organizzazione internazionale delle Nazioni Unite. Roosevelt propose che l'Onu fosse composta da tre elementi: un'assemblea, che avrebbe riunito tutti i membri per discutere problemi mondiali, un Comitato esecutivo che avrebbe trattato le questioni non militari, composto da Urss e Stati Uniti, dal regno unito e dalla Cina ed almeno due nazioni europee, da una sudamericana e da una del medio oriente, da una dell'estremo oriente e da un Dominion. Infine ciò che Roosevelt e chiamava "quattro poliziotti" (Urss, Stati Uniti, regno unito, Cina), incaricati di prendere misure energiche e immediate nel caso in cui la pace fosse minacciata. Non era prevista l'eventualità di una minaccia alla pace da parte di uno di questi quattro poliziotti.

In definitiva La conferenza risultò importante, non tanto per i risultati concreti ottenuti, quanto per la nuova atmosfera che sembrava creare. Al termine della conferenza fu pubblicato un comunicato ufficiale ed una dichiarazione sull'Iran.

La seconda conferenza del Cairo

Sulla via del ritorno, Roosevelt e Churchill si fermarono di nuovo al Cairo, dove dal quattro al 6 settembre del 1943, ebbero incontri con i presidenti della Repubblica turca e del suo ministro degli esteri. Scopo di questi incontri era trascinare la Turchia in guerra. Questa avrebbe facilitato il piano di Churchill di intraprendere un'offensiva nei Balcani. I turchi però si rifiutarono, accampando l'insufficienza delle loro forze. Il presidente Roosevelt si recò poi via Tunisi dove annunciò che sarebbe stato nominato comandante in capo dello sbarco in Normandia il generale Eisenhower.

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domenica 21 marzo 2010

Il contrasto tra il Giappone e gli Stati Uniti e la rottura (1939-1941)

 

Negli Stati Uniti, dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale l'isolazionismo perse progressivamente terreno. Una forte tendenza dell'opinione pubblica, guidata soprattutto dall'ex segretario di Stato Stimson e da diversi quotidiani, sosteneva l'idea che occorreva distinguere fra aggressore vittima, e cessare di predicare una neutralità senza condizioni. Inoltre molti americani erano irritati nel vedere il Giappone bombardare le popolazioni civili.

L'evoluzione del politica giapponese

Da parte giapponese, vi fu un cambiamento di atteggiamento del governo in occasione delle dimissioni nel gennaio del 1939 del principe Konoye, che fu sostituito da un governo militarista vicino alle posizioni dell'Italia della Germania.

Konoye

Infatti questi due paesi firmarono il "patto d'acciaio" nel maggio del 1939. Restava da capire se il Giappone intendeva aderire a una vera e propria alleanza oppure si sarebbe accontentato di parteciparvi in termini molto vaghi com'era accaduto per il patto anti-Komintern che aveva firmato nel 1936.

Il nuovo governo giapponese inizialmente esitò, tanto da proporre gli Stati Uniti di unirsi al Giappone in un tentativo di mantenimento della pace in Europa. Fu però assai preoccupato nel vedere gli americani denunciare il trattato di commercio. Peraltro il Giappone era soddisfatto della firma del patto anti-Komintern.

Infatti la minaccia che Hitler faceva pensare sull'Occidente aveva impedito alle democrazie europee di aiutare La Cina nella sua lotta contro il Giappone. Tuttavia, Hitler non era contento della guerra cino-giapponese, e avrebbe preferito porre le basi per un trattamento privilegiato della Germania per il commercio con La Cina. Il gabinetto Konoye aveva accettato l'idea di aderire ad un'alleanza difensiva con la Germania l'Italia, ma a condizione che questo trattato fosse rivolto esclusivamente contro l'unione sovietica, cosa che non conveniva ad Hitler. L'esercito giapponese voleva invece un'alleanza molto più generale. I negoziati proseguirono durante tutta l'estate del 1939.

Ma il 21 agosto Von Ribbentrop telefono all'addetto militare giapponese a Berlino per informarlo che stava recandosi a Mosca per firmare un patto con la Russia sovietica. Il governo giapponese considerò questo patto come un tradimento e anche l'esercito nel fu profondamente scontento.

Il 18 settembre, quando Hitler si era assicurato l'occupazione tedesca in Polonia, con parecchio ritardo il governo giapponese presentò alla Germania una protesta. Ma nel frattempo in Giappone vi era stato un rovescio di governo che avrebbe portato il generale Abe al comando.

Lo scoppio della guerra in Europa indusse gli Stati Uniti a preparare più attivamente la loro difesa e ad aumentare la produzione di armamenti. Questo rendeva necessaria una limitazione dell'esportazione di materie prime verso il Giappone. Il 26 settembre, Roosevelt chiese alle imprese private di cessare l'esportazione di 11 materie prime. Il 3 novembre, il congresso rivide la legge di neutralità sopprimendo l'embargo sulle armi e sulle munizioni. Si stava sviluppando l'idea negli Stati Uniti di dover agire con dolcezza ma anche con determinazione. Per di più Francia e Inghilterra, occupate in Europa in un duro conflitto, non potevano più agire in Estremo Oriente, e questo cresceva le responsabilità dell'America. All'inizio del 1940 gli Stati Uniti rifiutarono di rinnovare il trattato di commercio con il Giappone. Questa politica portò alla caduta del governo Abe, che l'esercito non riteneva abbastanza energico.

I progetti di espansione verso il sud

Nel 1940 il governo giapponese si orientò deliberatamente verso una politica di espansione nei mari del Sud. Ancor prima dell'invasione dell'Olanda e della Francia da parte della Germania, nel gennaio del 1940 il Giappone dichiarò che rinunciava al trattato di arbitrato e di conciliazione che aveva firmato con i Paesi Bassi, chiedendo a quest'ultimo paese che gli venissero accordate vantaggi commerciali e lindi olandesi. Cordel Hull in aprile dichiarò che gli Stati Uniti erano contrari ad ogni cambiamento politiche in Indonesia, e nel mese di maggio propose agli inglesi un passo comune su quest'argomento presso il governo giapponese, senza però prendere alcun impegno di intervento nelle Indie olandesi.

In effetti, è verso l'Indocina che si rivolsero gli interessi del Giappone. Nel giugno del 1940 il governo giapponese chiese al maresciallo Pétain di permettere ad una missione militare giapponese di operare in Indocina. Il suo scopo era di tagliare i rifornimenti verso La Cina nazionalistica di Ciang Kai Scek. Il governatore generale dell'Indocina aveva accettato di sospendere il movimento di materiale bellico, ma questo non bastava giapponesi. La Francia accettò anche l'arrivo di una missione giapponese di osservazione, mentre il Giappone aveva anche chiesto all'Inghilterra di ritirare le sue truppe da Sciangai e di chiudere la frontiera di Hong Kong, come anche la strada della Birmania. In seguito al loro rifiuto, in luglio fu firmato un accordo anglo-giapponese che sospendeva per tre mesi il trasporto di materiale bellico verso La Cina.

Il ministro degli esteri giapponese nel giugno del 1940 aveva dichiarato che era necessario stabilire un nuovo ordine in Estremo Oriente. Si trattava di un vero e proprio ramo politico, che sarebbe stato realizzato "con mezzi pacifici". Quest'ultima frase però scontentò l'esercito. Il governo fu giudicato troppo pacifista e fu obbligata a rassegnare le dimissioni in luglio. Il principe Konoye accettò nuovamente di costituire il nuovo gabinetto, questa volta molto più favorevole ai fautori della guerra. Il programma segreto elaborato dal nuovo governo prevedeva:

  1. Di affrettare la guerra alla Cina;
  2. Di risolvere il problema della "nuovo ordine" nei paesi asiatici, in un quadro di riavvicinamento alla Germania e all'Italia, assumendo un atteggiamento più severo nei confronti della Cina, di Hong Kong e delle concessioni straniere in Cina.

L'occupazione del Tonchino e la risposta americana

Il Giappone, in seguito a questo cambiamento di governo, adottò immediatamente delle misure, indirizzando un ultimatum il 1 agosto al governo di Vichy, in cui esigeva il diritto di inviare delle truppe nella regione del Tonchino e di controllarvi gli aeroporti. Sotto pressione tedesca, il governo francese cedette. Così il 29 agosto fu firmata Tokio un accordo che garantiva queste richieste il Giappone. In cambio il governo nipponico prometteva di rispettare la sovranità francese in Indocina.

Fu inviata e lindi olandesi una missione giapponese che chiese la concessione di privilegi economici specialmente per quanto riguardava l'esportazione di petrolio verso il Giappone. Appoggiato dagli Stati Uniti dall'Inghilterra il negoziatore olandese resistette palmo a palmo.

In queste circostanze il governo americano prese una serie di energiche misure. Nel giugno del 1940 era stata votata una legge "sul rafforzamento della difesa nazionale", che autorizzava il presidente additarono limitare l'invio di qualsiasi prodotto necessario la difesa nazionale. Nei primi di luglio il presidente Roosevelt aveva posto sotto licenza l'esportazione di tre gruppi di prodotti, che includevano l'alluminio e pezzi di ricambio degli aerei. Verso la fine di luglio, Roosevelt firmò un decreto che sottoponeva a licenza l'esportazione dei materiali ferrosi, degli oli e dei carburanti per l'aviazione, fino alla decisione di metà settembre di interrompere completamente l'esportazione di metalli ferrosi. Era il primo grave colpo portato alla produzione bellica giapponese, dal momento che per più della metà dipendeva dalle esportazioni americane. Ma i dirigenti giapponesi continuarono ugualmente la loro politica di espansione territoriale.

Il patto tripartito 

Il Giappone rispose firmando a Berlino, il 27 settembre del 1940, il patto tripartito con la Germania e l'Italia.

Fin dalla sua costituzione, il ministero Konoye era disposto concludere un'alleanza con l'asse e desiderava far riconoscere alla Germania il predominio giapponese nella "sfera estremo-orientale". Von Ribbentrop voleva in cambio di vantaggi tangibili: riconoscimento reciproco del "nuovo ordine" in Europa in Asia e delle "sfera d'esistenza" giapponesi in estremo oriente, e tedesche e italiane in Europa e in Africa. La sfera giapponese si sarebbe estesa fino alle Indie. Il Giappone era risoluto ad usare la forza per raggiungere i suoi scopi, ma si sforzava di rimanere in pace con gli Stati Uniti. Sin dal 25 settembre Von Ribbentrop aveva fatto sapere a Molotov che questa alleanza non era diretta verso l'unione sovietica, ma contro gli Stati Uniti. Il trattato era breve, e negli articoli si fissava quanto detto prima: il riconoscimento del "nuovo ordine" in Asia orientale e in Europa, i principi della cooperazione politica, economica e militare, oltre alla cooperazione in caso di attacco di una de le potenze, ad eccezione di quanto già accaduto nella guerra europea con il conflitto cino-giapponese. I tre paesi si dichiaravano inoltre concordi nel non mutare la situazione politica esistente fra ciascuno di loro e l'unione sovietica.

Contrariamente al patto anti-Komintern, il patto tripartito non era più diretto contro l'unione sovietica ma contro gli Stati Uniti, arbitri della situazione nel Pacifico come in Europa.

Lo sviluppo della cooperazione anglo-americana nel Pacifico nuova linea nuova linea a partire dalla firma del patto tripartito (27 settembre), il governo americano e dei chiaramente coscienza che una guerra con il Giappone era possibile. Il problema era di sapere se bisognava prepararvisi stabilendo un embargo sui prodotti petroliferi, così sarebbe stato sufficiente preparare dei piani di resistenza accordi nati con la Gran Bretagna. Gli inglesi decisero in ottobre, con l'approvazione americana, di riaprire la strada della Birmania interrotta nel rispetto degli accordi di luglio con il Giappone.

La trionfale rielezione di Roosevelt, avvenuta nel 5 novembre, confermò La nuova tendenza dell'opinione pubblica americana in favore di una politica di fermezza. Non fu fatta alcuna promessa di difendere l'India olandesi in caso di attacco, nonostante le pressioni del governo australiano, ma fu accresciuto notevolmente l'aiuto verso La Cina. La politica dell'embargo progressivo nel frattempo in crudele La ogni settimana un numero sempre più crescente di prodotti soggetti a licenza. Furono avvistati anche alcuni politici giapponesi ufficiosamente gli Stati Uniti erano decisi ad appoggiare l'Inghilterra anche rischio di una guerra, dal momento dell'opinione pubblica era sempre più favorevole a questa eventualità.

Verso la fine del gennaio del 1941, iniziarono a Washington incontri segreti tra gli stati maggiori di Inghilterra, Stati Uniti e Dominions britannici. Le decisioni prese Washington furono estremamente importanti. In caso di entrata in guerra degli Stati Uniti era stabilito il principale sforzo militare americano doveva concentrarsi nella Atlantico e in Europa, essendo la Germania il membro principale dell'asse. Gli Stati Uniti avrebbero sviluppato le loro forze nel Atlantico e nel Mediterraneo, in modo da liberare le forze britanniche per la difesa dei territori britannici in estremo oriente. La flotta americana nel Pacifico non sarebbe stata incaricata della difesa di Singapore e, come gli inglesi però auspicavano, ma della produzione delle isole Hawaii, delle Filippine, di Guam e di altre isole del Pacifico. Questo piano fu approvato tra il mese di maggio e il giugno del 1940 dai due governi. Questo non impediva al segretario di Stato di tentare, nel frattempo, numerosi incontri con l'ambasciatore giapponese per tentare di raggiungere un accordo. Sembra infatti che l'ambasciatore giapponese presso gli Stati Uniti fosse sincero nel suo intento di trattativa, ma il suo governo lo poggiava sulla metà: gli americani erano a conoscenza delle realizzazioni giapponesi in quanto erano in grado di decodificare i loro codici segreti.

La base delle discussioni è un progetto secondo quale gli Stati Uniti avrebbero ristabilito completamente le loro relazioni commerciali con il Giappone e sarebbero intervenuti come mediatori presso Ciang Kai Scek, se il Giappone si fosse impegnato ad usare solo mezzi pacifici nei mari del sud, astenendosi dall'aiutare la Germania.

Le esitazioni giapponesi (primavera 1941)

In effetti fu solo durante la primavera del 1941 che il Giappone si preparò seriamente alla conduzione di una guerra. Dapprima il governo giapponese decise di chiarire con Berlino e Mosca La definizione precisa nella zona di influenza giapponese, la conclusione di un accordo con l'Urss che avrebbe armonizzato La politica di questo paese con quella delle potenze del patto tripartito. Il governo giapponese ignorava completamente l'intenzione di Hitler di attaccare l'unione sovietica. Hitler accettava volentieri questa prospettiva e incitava i giapponesi ad entrare immediatamente in guerra.
Matsuoka in un suo viaggio programmato in Germania, nel viaggio di andata il 23 marzo del 1941 passò per Mosca, offrendo a Stalin e a Molotov un patto di non aggressione. Poi dal 27 marzo al 4 aprile ebbe lunghe conversazioni con Hitler e Von Ribbentrop. Questi ultimi cercarono di persuaderlo essendo La disfatta inglesi imminente, il Giappone avrebbe avuto interesse a prendere immediatamente Singapore. Matsuoka, che non aveva il potere di prendere una tale decisione, si limitò a dichiarare che riteneva certa La guerra fra gli Stati Uniti Giappone, ma che non poteva fissarne la data. D'altra parte, Hitler cercò di dissuaderlo da concludere un patto di non aggressione con l'Urss, che avrebbe potuto diventare un nemico, senza però svelare le sue reali intenzioni aggressive nei confronti di questo paese.

Al ritorno Matsuoka passò di nuovo per Mosca: Stalin era cosciente del pericolo tedesco, abbandonò tutte le condizioni che aveva posto prima alla firma di un accordo. Si giunse così il 13 aprile alla firma di un patto di neutralità valido per cinque anni che fu immediatamente approvato dal governo giapponese. I due paesi si impegnavano a rimanere neutrale se l'uno all'altro fossero diventati "oggetto di ostilità da parte di una o più potenze". Nulla era detto invece circa le zone di influenza. Hitler fu assai irritato per la firma di questo trattato.

Il 21 aprile, i principali dirigenti politici e militari giapponesi decisero di continuare i negoziati con gli Stati Uniti, ponendo però deve condizioni che, di fatto, rendevano impossibile un accordo. Si manifestarono due tendenze: quella dell'esercito, favorevole ad una guerra immediata; quella del principe Konoye e della marina, contraria d'una guerra contro gli Stati Uniti e fiduciosi Roosevelt per arrivare al regolamento del conflitto cino-giapponese. Quanto a Matsuoka, tornato dal suo viaggio, desiderava che in caso di guerra tedesco-sovietica, il Giappone combattè si affiancò la Germania. Chiedeva anche che fosse proposto agli Stati Uniti un patto di neutralità. In generale si trattava di un approccio estremamente confuso, cosa che lo indusse anche mandare verso la fine di maggio un messaggio al suo Ribbentrop chiedendogli di vita ad ogni costo una guerra contro la Russia. Quando il 22 giugno del 1941 La Germania attaccò l'Urss, Matsuoka invocò dall'imperatore l'ingresso in guerra del Giappone. Il principe Konoye vi si oppose.

Le decisioni giapponesi (giugno-luglio 1941)

La politica giapponese fu definita nelle conferenze dalla fine di giugno e gli inizi di luglio, nelle quali l'esercito fece prevalere le sue opinioni. Quella del 25 giugno decise l'estensione dell'influenza giapponese in Indocina e in Thailandia. Quella del 2 luglio, decise di spingere Ciang Kai Scek alla capitolazione con una manovra da sud. I preparativi per un eventuale guerra contro gli Stati Uniti l'Inghilterra sarebbero stati completati. Per sbarazzarsi di ogni opposizione, il gabinetto Konoye fu costretto a rassegnare le dimissioni il 16 luglio.

Il primo risultato delle decisioni del 25 giugno e del 2 luglio fu l'occupazione dell'Indocina. Si sa che verso la fine del settembre del 1940, il Giappone aveva ottenuto dei vantaggi dell'Indocina del nord. Aveva in seguito preso parte alla lotta che la Thailandia aveva iniziato contro la Francia (novembre 1940). Anche se le truppe francesi e la marina riportarono qualche   successo, la pressione giapponese non tardò a manifestarsi. Mentre il rapporto di alleanze cooperazione tra Giappone e la Thailandia aumentava, nel gennaio del 1941 quest'ultima accettò la mediazione giapponese sul conflitto scatenato contro la Francia. Minacciata da un intervento giapponese, nel marzo del 1941 il governo di Vichy si era rassegnata cedere alcuni territori della Cambogia e del Laos alla Thailandia. Un trattato di pace era stato firmato nel maggio del 1941.

Ma alla fine del giugno del 1941 con l'appoggio della diplomazia tedesca, il governo giapponese avanzò nuove rivendicazioni a proposito dell'Indocina. Si chiedeva il diritto di occupare nuovi aereoporti e nuove basi navali. In caso di rifiuto l'esercito giapponese si sarebbe impadronito con la forza di questi obiettivi.

Di fronte a queste pressioni, probabilmente sopportati da Berlino, il governo di Vichy cedette e con l'accordo del 31 luglio 1941 sanzionò le rivendicazioni giapponesi. Il Giappone avrebbe potuto inviare delle truppe dell'Indocina del sud; lo scopo di questo era in realtà minacciare Singapore è. L'occupazione ben immediatamente a partire dalla Cina del sud, dove le truppe giapponesi erano molto numerosi.

Di fronte a questa situazione piena di minacce, Gran Bretagna e Stati Uniti decisero di reagire energicamente. Sin dal 20 giugno era stata vietata l'esportazione dei prodotti petroliferi provenienti da tutti porti americani. In luglio ebbero luogo diverse conversazioni anglo-americane per studiare le rappresaglie da adottare nel caso in cui il Giappone avesse effettivamente invaso l'Indocina. Il 24 luglio si apprese che navi da guerra da trasporto cariche di truppe giapponesi erano in viaggio verso il sud dell'Indocina. Il 25 luglio, il presidente Roosevelt chiese di congelare tutti i fondi giapponesi negli Stati Uniti, cosa che danneggia notevolmente gli acquisti nipponici e permise al governo di interrompere ogni eventuale esportazione di prodotti petroliferi verso il Giappone. Si è Roosevelt e Churchill ritenevano che questa misura avrebbe scoraggiato l'intervento in guerra del Giappone nell'immediato. Il governo delle Indie olandesi avrebbe voluto l'assicurazione che gli Stati Uniti sarebbero intervenuti se il paese fosse stato attaccato, ma il governo americano rifiutò di assumersi una simile responsabilità.

In occasione dell'incontro dell'Atlantico tra Roosevelt e Churchill nell'agosto del 1941 al largo di Terranova, la minaccia giapponese costituì uno degli argomenti principali di conversazione fra due uomini di Stato.

Churchill era più pessimista rispetto ad alcune settimane prima e proponeva che fosse dato al Giappone un avvertimento esplicito: proseguendo la sua espansione verso sud rischiava la guerra generale. Roosevelt accettò questo suggerimento, a condizione che fosse accompagnato da un'offerta di conversazioni con il Giappone. Ma Cordel al ritenne che in tal modo questo basta avrebbe esasperato il Giappone. Così ci si limitò due avvertimenti separati.

Gli ultimi i negoziati e il loro fallimento

il governo giapponese pensava di proporre degli incontri personali fra Konoye e Roosevelt e cercò di mitigare l'effetto prodotto sull'opinione pubblica internazionale dalle dichiarazioni dei governi inglesi e americane. Ma Roosevelt si oppose a ciò, nel timore che si sarebbe risolto in una specie di conferenza di Monaco asiatica. Il fallimento di questo progetto affrettò la caduta del governo Konoye. L'idea che i metodi diplomatici erano ormai superati si andava facendo strada in Giappone. Il cinque il 6 settembre una conferenza presieduta dall'imperatore ebbe luogo, dove fu dibattuto il programma della politica giapponese. Si decise che laddove metodi diplomatici non fossero stati più utili per raggiungere un accordo, il Giappone avrebbe mosso guerra agli Stati Uniti all'Inghilterra, e all'Olanda. Il capo di Stato Maggiore dell'esercito dichiarò che la campagna nei mari del sud sarebbe terminata in tre mesi. L'imperatore avanzò seri dubbi in proposito. In effetti l'esercito riteneva che le riduzioni considerevoli della fornitura di prodotti petroliferi e di molte altre materie prime da parte degli Stati Uniti rendeva necessaria una rapida conquista del sud-est asiatico. Ciò implicava la necessità di cacciare gli inglesi da Singapore e gli americani dalle Filippine e dalle altre isole del Pacifico. La data più favorevole per un'operazione di questo tipo sarebbe stata fra ottobre e novembre, al più tardi dicembre. Poiché si era già all'inizio di ottobre, bisognava prendere una decisione. Dopo alcuni giorni di aspre discussioni, prevalse il partito della guerra rispetto a Konoye, che rassegnò definitivamente le dimissioni. Il due e il 5 novembre una conferenza stabilì che sarebbero state fatte agli Stati Uniti delle proposte finali e che se, il 25 novembre, non fosse stata raggiunta alcun accordo, l'imperatore avrebbe deciso nella guerra. Le proposte giapponese precisavano:
uno. Che sarebbe stata accettato il principio dell'uguaglianza economica in Cina e nel Pacifico, se questo uguaglianza fosse stata ammessa nel resto del mondo; nuova linea due. Che dell'unità giapponesi sarebbero rimaste nella Cina del Nord, in Mongolia e nella regione di Hainan per circa 25 anni: le altre truppe giapponesi sarebbero state ritirate dalla Cina entro due anni seguenti ristabilimento della pace dell'ordine; nuova linea tre. Che le forze giapponese in Indocina sarebbero state ritirate quando fosse stata conclusa una giusta pace in estremo oriente.

Se queste proposte, dette "proposte A", fossero state respinte sarebbero state avanzate delle nuove proposte, chiamate Di, per ottenere un modus vivendi. Queste differivano dalla prima in quanti giapponesi si dichiaravano pronti ad evacuare immediatamente il sud dell'Indocina se fosse stato firmato un accordo o gli Stati Uniti, che avrebbero aiutato il Giappone ad ottenere dal Indie olandesi i prodotti di cui aveva bisogno. Il Giappone avrebbe ottenuto compensi in termini di forniture di prodotti. Inoltre gli Stati Uniti non avrebbero aiutato La Cina nella sua lotta contro il Giappone.

Le "proposte A" furono presentate a Cordell Hull La sera del 7 novembre del 1941. Il 10 novembre Roosevelt è praticamente le respinse dichiarando che prima di qualsiasi decisione, il Giappone avrebbe dovuto ritirare le sue truppe della Cina. Furono allora presentate dall'ambasciatore giapponese le "proposte Di", il 20 novembre, che furono però dichiarate subito inaccettabili.

In accordo con il governo britannico, il governo americano respingendo ufficialmente tutte le proposte, offrì all'ambasciatore giapponese una serie di controproposte basate sui principi del diritto internazionale: il Giappone e gli Stati Uniti avrebbero facilitato la firma di patti di non aggressione fra tutti paesi interessati ai problemi dell'estremo oriente. Il Giappone avrebbe ritirato tutte le sue truppe dalla Cina dall'Indocina. È evidente che queste proposte erano assolutamente contrarie alle ambizioni militari giapponesi. Ma non s'immaginava ne nell'opinione pubblica americana, né nei circoli governativi e neppure negli ambienti militari della guerra contro il Giappone fosse imminente. In quel momento, in particolar modo, i preparativi militari americani erano insufficienti.

Il 6 dicembre il presidente Roosevelt indirizzò un ultimo messaggio al imperatore Hiroito. Bisogna ricordare che servizi segreti americani erano riusciti a decifrare i codici giapponesi e conoscevano il senso generale delle proposte nipponiche.

Pearl Harbor

Il 26 novembre, una potente flotta giapponese lasciò le isole Curili e navigava verso Pearl Harbor, nelle isole Hawaii.

La Germania aveva fatto sapere più riprese che si il Giappone fu senza di in guerra contro Gran Bretagna e gli Stati Uniti, si sarebbe immediatamente schierata al suo fianco e avrebbe dichiarato guerra agli Stati Uniti. Il 1 dicembre una conferenza imperiale decise definitivamente l'ingresso in guerra del Giappone. Si tratta ormai di favorire l'effetto sorpresa, fingendo di continuare negoziati.

La mattina del 7 dicembre, i giapponesi attaccavano Pearl Harbor, distruggendo o danneggiando gran parte della flotta del Pacifico. Nel frattempo sbarcavano con delle truppe in Malesia. Il governo americano, mentre prevedeva un attacco in Siam o in Malesia, sembrò essere stato completamente colto di sorpresa per l'attacco a Pearl Harbor. Non era stata presa alcuna precauzione. In effetti questo attacco diede all'opinione pubblica americana un impulso senza il quale la guerra non sarebbe stata possibile. Gli Stati Uniti furono brutalmente cacciati nel conflitto, che diveniva una guerra mondiale.
l'11 dicembre Germania e Italia dichiararono guerra agli Stati Uniti.

giovedì 18 marzo 2010

La politica americana: neutralismo e "buon vicinato"

 

Parte II, Capitolo VI, Paragrafo II

Roosevelt e Cordell Hull.

Nel marzo del 1933 il nuovo presidente democratico Roosevelt prestò giuramento e assunse il potere. Scelse come segretario di Stato un uomo politico conosciuto, da lungo tempo membro del congresso: Cordell Hull.

Cordell Hull

Lo mantenne come collaboratore fino al novembre del 1944. In apparenza nulla era cambiato rispetto La politica estera dei repubblicani. Nel suo discorso inaugurale, Roosevelt non parlo quasi mai dei problemi di politica estera: ciò parve indicare un isolazionismo pronunciato. L'unica allusione rilevante alle relazioni internazionali, era la volontà che gli esprimeva di predicare nei riguardi delle repubbliche dell'America Latina una politica di non intervento e di "buon vicinato".

È probabile che nel 1933 Roosevelt, già fautore dell'idea di Wilson e della società delle nazioni, fosse deluso dai fallimenti dall'inefficienza di quest'ultimo. D'altra parte, la terribile crisi economica in cui si dibattevano gli Stati Uniti lo incitava a occuparsi soprattutto dei problemi interni. Egli non credeva all'efficacia degli accordi economici internazionali.

In effetti Cordell Hull, fautore dichiarato di una diplomazia leale pubblica e della sicurezza collettiva, era molto meno isolazionista e neutralista di quanto non sembrasse. Dover tener conto di tutte le sue azioni il movimento di opinione pubblica che faceva dell'isolazionismo un caposaldo da politica estera americana. Il Senato soprattutto nel baluardo. Ne risultò, fino al 1939, una politica estera timida e principalmente rivolta verso l'America Latina. Gli Stati uniti favorirono società delle nazioni ma senza osare entrarvi e nemmeno appoggiandola in fondo, la loro politica rende efficace di fronte nazionalismi scatenati e metodi brutali di Germania, Italia e Giappone.

Così Cordell Hull voleva che gli Stati Uniti mettessero l'embargo su tutte le forniture di armi ad un paese aggressore. Peraltro il governo americano era sei contrario alle persecuzioni degli ebrei in Germania, preoccupato dal riarmo tedesco ma contento di vedere il governo di Hitler ridurre rimborso delle somme investite dai capitalisti americani in Germania, e si contentò in tutti questi casi solo che di prime timide proteste.

L'allacciamento delle relazioni diplomatiche con l'Urss.

Uno dei primi atti della nuova amministrazione fu l'allacciamento delle relazioni diplomatiche con l'Urss. Il segretario di Stato riteneva che un riavvicinamento con questo paese potesse essere molto utile per la causa delle democrazie, riuscendo a convincere il presidente Roosevelt sull'opportunità di tale atto. La Russia aveva bisogno di crediti americani per il completamento del suo primo piano quinquennale. Gli Stati Uniti da parte loro auspicavano di veder regolata la questione dei debiti russi verso i creditori americani. E si può desideravano l'impegno sovietico di non intervento negli affari interni americani attraverso il partito comunista.

Così nell'ottobre del 1933 Roosevelt indirizzò una lettera a Kalinin per domandare l'avvio delle trattative per la risoluzione delle difficoltà in corso. Quest'ultimo rispose cordialmente, ma lascia intendere che sarebbe stato meglio ristabilire in primo luogo le relazioni diplomatiche e poi ritentare in seguito di risolvere difficoltà. Fu raggiunto un accordo verso la metà di novembre del 1933. Fu inviato come ambasciatore a Mosca William Bullit.

Subito però cominciarono delle difficoltà per l'interpretazione del trattato appena stipulato, soprattutto sulle modalità di rimborso dei debiti russi verso capitalisti americani. Così sebbene i rapporti fossero stati ristabiliti, le relazioni restarono mediocri.

Il "buon vicinato".

Più felice fu invece la politica di Washington in America Latina. Hoover aveva già fatto delle concessioni, ma la sfiducia nei confronti degli Stati Uniti da parte delle repubbliche americane era molto alta. Cordell Hull e Roosevelt decisero di fare tutto il possibile per migliorare situazione. Era essenziale proclamare il principio del "non intervento" ed applicarlo rigorosamente per diminuire le diffidenze dei latino americani.

A Cuba fu nominato ambasciatore Samner Welles che cercò di rivestire il ruolo di mediatore fra le fazioni che si disputavano il potere.

La conferenza di Montevideo.

Cordell Hull insistette perché la conferenza di Montevideo avesse luogo alla data fissata e decise di assumere egli stesso La direzione della delegazione americana. Ciò incoraggiò diversi altri paesi americani ad inviare i loro ministri degli affari esteri. Il suo scopo era triplice:

1. Voleva far proclamare la necessità di abbassare diritti di dogana, al fine di incoraggiare il commercio.

2. Voleva domandare a tutti i 21 Stati americani la ratifica dei cinque accordi in favore della pace firmati allora solo da alcuni di essi. Erano il "trattato per evitare o prevenire i conflitti fra gli Stati americani", firmato a Santiago del Cile nel 1923; il patto Briand-Kellog del 1928; la convenzione intera americana di conciliazione, firmata Washington nel 1929; la convenzione intera americana di arbitrato, firmata nella stessa data; il patto contro la guerra, proposto dal ministro argentino nell'ottobre del 1933 al quale però gli Stati Uniti avevano rifiutato di aderire.

3. Desiderava che la conferenza imponesse una tregua nella guerra del Chaco .

Suggerì quindi la riduzione dei diritti doganali, anche se non immediatamente perché la politica degli Stati Uniti del New Deal lo impediva. Inoltre fu avanzata la proposta di un accordo con il quale tutti paesi americani si impegnassero rinunciare al mezzo dell'intervento negli affari interni degli altri Stati. Contrariamente alla posizione assunta nel 1928 dagli Stati Uniti, Cordell Hull, tra sorpresa generale, accettò questo impegno. Il successo personale del segretario di Stato fu considerevole.

Cuba, Haiti e Panama.

Al ritorno a Montevideo, Cordell-Hull apprese che il governo cubano era stato rovesciato da un colpo di Stato e che il nuovo presidente Mendieta offriva alcune garanzie. Così il governo americano riconobbe il suo governo. Fu firmato agli Stati Uniti e Cuba un nuovo trattato che sopprimeva il diritto di intervento per i Stati Uniti, lasciando loro solamente il diritto di mantenere la base navale di Guantanamo . Nel 1009 35 fu revisionato anche il trattato con Panama. Infine nell'agosto del 1933, fu firmato un accordo con aiuti che annunciava il ritiro delle truppe americane: cosa che avvenne effettivamente nell'agosto del 1934. La politica di "buon vicinato" era così applicata senza riserve.

Fine della guerra del Chaco.

Più difficile fu la realizzazione della pace fra il Paraguay e la Bolivia. La società delle nazioni avendo deciso l'embargo sulle armi destinate due paesi (maggio 1934), Cordell-al ottenne dal congresso degli Stati Uniti di unirsi all'azione dell'organismo internazionale.

In effetti la società delle nazioni aver fallito i suoi scopi. Il confine fu risolto grazie alla mediazione della gentile del Cile, al quale si unirono anche il Brasile, il Perù, l'Uruguay e gli Stati Uniti. I mediatori si unirono nel maggio del 35 a Buenos Aires; in giugno i due avversari accettarono di firmare un accordo e di smobilitare le forze.

La commissione Nye .

Mentre finiva La guerra del Chaco, l'Italia si preparava nel frattempo ad attaccare l'Etiopia. Questa situazione, unito all'ondata di isolazionismo, spiega il perché il congresso abbia votato le leggi di neutralità. Per meglio comprendere, è indispensabile sapere che nel febbraio del 1934 il senatore repubblicano Nye aveva proposto la creazione di una commissione d'inchiesta sulla vendita di armi e munizioni da parte i fabbricanti americani persi paesi stranieri. Nye fu nominato presidente della commissione che lavoro con zelo, e arrivò a dimostrare che gli Stati Uniti erano entrati in guerra nel 1917 semplicemente a causa della pressione dei banchieri e dei fabbricanti d'armi, i quali, avendo commerciato quasi esclusivamente con gli alleati, volevano ad ogni costo la loro vittoria per essere rimborsati più sicuramente. Senza preoccuparsi delle possibili ripercussioni diplomatiche, La commissione pubblicò dei documenti confidenziali provenienti da governi stranieri. I giornali si impadronirono di queste informazioni e l'opinione pubblica americana ebbe la convinzione che gli Stati Uniti avrebbero potuto essere tenuti fuori dalla guerra evitando di fornire armi ai paesi belligeranti. Isolazionisti ad oltranza ritenevano inutile rafforzare la neutralità, possibile in ogni modo. Roosevelt e il suo segretario di Stato Cordell Hull non erano contrari all'idea di porre l'embargo su tutte le armi, ma si auguravano che il potere esecutivo restasse padrone di decidere quando sarebbe stato applicato l'embargo. Il congresso americano, al contrario, preferiva una legislazione imperativa, che obbligasse il potere esecutivo ammettere l'embargo sulle armi destinate tutti belligeranti.

La prima legge di neutralità.

Nel luglio del 1935, mentre la minaccia di guerra fra l'Italia e l'Etiopia si faceva più seria,, il Dipartimento di Stato propose un progetto di legge sulla neutralità e l'embargo delle armi.

Il 31 agosto del 1935, Roosevelt affermò una legge di neutralità. Questa legge, valida per sei mesi, obbligava il presidente a porre l'embargo su ogni invio di armi ai belligeranti, chiunque si fossero, purché esistesse lo stato di guerra. Roosevelt aveva accettato questa limitazione alla sua libertà di azione perché sperava che al termine dei sei mesi la legge potesse essere modificata.

Due giorni dopo lo scoppio della guerra italo-etiopica, il 5 ottobre, fu proclamato l'embargo delle armi dirette verso questi due paesi. Il segretario di Stato rifiutò di seguire società delle nazioni e di predicare le sanzioni riguarda l'Italia. Adottò invece il metodo dell'embargo morale. La legge di neutralità impediva solo l'esportazione di armi, ma nessuna legge si opponeva all'invio di prodotti utili alla guerra come ad esempio il petrolio e l'acciaio. Il risultato di questa politica sembrava deludente nonostante l'ottimismo del segretario di Stato.

La seconda legge di neutralità.

Quando la prima arrivò a scadenza, fu necessario votare un'altra legge di neutralità. Ancora una volta Roosevelt e Cordell al non riuscirono a far ammettere la libertà di manovra del potere esecutivo. La legge manteneva infatti l'obbligo di decretare l'embargo sulle armi destinate ai belligeranti. L'unico progresso consisteva nel lasciare il presidente il diritto di stabilire se lo stato di guerra e si stesso meno. Roosevelt dovette approfittare di questa clausola per fornire armi alla Cina, dopo che questa era stata attaccata dal Giappone senza dichiarazione di guerra.

Quando l'Etiopia fu vinta, il governo americano si limitò rifiutare il riconoscimento della sua incorporazione all'Italia.

La terza legge di neutralità.

Anche la guerra di Spagna pose il problema dell'embargo sulle armi. Era una guerra civile, ma diverse potenze straniere vi erano implicate. Negli Stati Uniti erano forti tendenze in favore della fornitura di armi ai repubblicani e dell'embargo sulle armi destinate all'Italia e alla Germania. D'altra parte, nonostante la legislazione americana, 1000 settecento cittadini americani si arruolarono delle truppe repubblicane. Nell'agosto del 1936, il Dipartimento di Stato americano annunciò che l'embargo sulle armi non poteva essere programmato perché si trattava di una guerra civile, ma gli Stati Uniti, fedeli alla dichiarazione firmata Montevideo nel 1935, non sarebbero intervenuti in alcun modo nella guerra civile spagnola, trattandosi di una questione interna di questo paese. Ancora una volta Cordell al praticava l'embargo morale, questa volta non più solamente sui prodotti necessari alla fabbricazione delle armi, ma sulle armi stesse. Rifiutò ogni partecipazione al comitato di "non intervento". Tuttavia Roosevelt, rieletto trionfalmente nel novembre del 1936, decise di invitare il congresso a votare una nuova legge che ristabilirsi l'embargo sulle armi destinata la Spagna. Questa terza legge fu approvata ed entrò in vigore nel gennaio del 1937.

La quarta legge di neutralità.

La terza legge scadeva il 1 maggio del 1937: il congresso discusse attivamente dal gennaio all'aprile del 1937 i termini di una nuova legge. La nuova legge di neutralità fu firmare il 1 maggio dal presidente. A differenza delle precedenti, aveva un carattere permanente. Come quella del 1936, lasciava presidente La cura di decidere se ci fossero meno lo stato di guerra. Obbligava il presidente, in caso di guerra, a porre l'embargo sulle armi a destinazione dei belligeranti. Introduceva per tutti i prodotti una nuova clausola, chiamata "Cash and Carry". Nessuna merce americana destinata a paesi belligeranti avrebbe potuto essere trasportata su navi americane. Inoltre i paesi belligeranti avrebbero dovuto pagare in contanti. Tuttavia presidente sarebbe stato libero in una certa misura di decidere l'applicazione della clausola relativa al pagamento in contanti.

Si comprende le preoccupazioni britanniche francesi a tale riguardo e i ripetuti passi di questi due governi per ottenere la modifica delle leggi di neutralità. Nonostante i loro sforzi bisognerà attendere il novembre del 1939 perché fosse votata una nuova legge di neutralità, che eliminava l'embargo sulle armi ed applicava alle forniture di armi la clausola "Cash and Carry".

Un rappresentante democratico propose un emendamento costituzionale con il quale autorità del congresso, per dichiarare la guerra, sarebbe divenuta effettiva (eccetto nel caso di invasione del territorio americano) solo dopo essere stata confermata da un referendum popolare. Una vivace campagna degli isolazionisti appoggiò questa proposta, tanto che Roosevelt e Cordell al La combatterono con energia, perché annullavano possibilità di azione del governo. Tuttavia nel gennaio del 1938 La camera dei rappresentanti la approvò. Ma in effetti questo voto rappresentava un rifiuto, non essendo stata raggiunta la maggioranza dei due terzi (legge costituzionale).

La conferenza di Buenos Aires (1936).

Il desiderio di neutralità degli americani si manifestava anche nelle conferenze intere americane. La conferenza di Montevideo del 1935 aveva deciso che la prossima conferenza panamericana avrebbe avuto luogo a Lima, verso la fine del 1938. Ma il crescente pericolo di una guerra spinse il Dipartimento americano a proporre la riunione di una conferenza inter americana speciale nel 1936. Bisognerà però attendere che fosse firmata una pace definitiva fra Bolivia Paraguay relativamente La guerra del Chaco, cosa che avvenne alla fine di gennaio del 1936.

Cordell al, dell'uso dei fallimenti della società delle nazioni, voleva rafforzare il panamericanismo. Era molto preoccupato dell'attività dei nazisti fra il milione mezzo di tedeschi risiedevano nell'America del sud, dalla loro propaganda diretta contro gli Stati Uniti, dai loro metodi di accordi bilaterali volte soppiantare il commercio degli Stati Uniti nelle pubbliche latino-americane e da ruolo preponderante delle compagnie aeree tedesche in America Latina. Il presidente Roosevelt stesso si recò a Buenos Aires, dove fu accolto trionfalmente ed inaugurò alla conferenza il 1 dicembre 1936.

Questa aveva lo scopo di assicurare il mantenimento della pace in America. Cordell al proponeva che, in caso di minaccia di guerra nell'emisfero occidentale, i ministri degli affari esteri dei paesi americani si sarebbero consultati immediatamente. Questo scopo sarebbe stato creato un "comitato consultivo intera americano" permanente.

La proposta di Cordell al fallì. Si raggiunse solamente l'accordo su una dichiarazione di solidarietà, che avrebbe ristabilito che ogni attentato alla pace di uno Stato americano avrebbe riguardato tutti gli altri e prevedeva in tal caso una consultazione. Ma a differenza del progetto del segretario di Stato americano, la consultazione non è automatica e non sarebbe stato creato alcun organismo permanente. È ribadito l'impegno assunto a Montevideo di non intervenire negli affari interni con esterni di un altro Stato. In breve, i risultati erano scarsi.

La conferenza di Lima (1938).

Un certo progresso fu compiuto due anni più tardi nella normale conferenza panamericana, tenutasi, come previsto, a Lima nel dicembre del 1938.

Furono votate all'unanimità un gran numero di dichiarazioni. La più importante di tutte, nota sotto il nome di "dichiarazione di Lima", affermava la solidarietà delle repubbliche americane, la loro decisione di difendere la prova sovranità contro ogni intervento straniero, e decideva che, in caso di minaccia contro la pace, la sicurezza o l'integrità territoriale di una repubblica americana, i paesi americani si sarebbero consultati. Sarebbe stato sufficiente che uno dei ministri degli affari esteri avesse dichiarato questa consultazione necessaria perché avesse luogo una riunione dei ministri degli affari esteri delle 21 repubbliche americane. Cordell al non era riuscito a far adottare una riunione automatica ogni due anni. I ministri in effetti, si riunirono tre volte durante la guerra: a Panama nel settembre 1939, a l'Avana nel luglio 1940 (dopo la disfatta della Francia), a Rio de Janeiro nel gennaio 1942 (dopo Pearl Harbor).

Così, mentre si rafforzava la solidarietà americana, si assisteva ad un movimento lento che da una rigorosa neutralità avrebbe portato gli Stati americani, soprattutto gli Stati Uniti, ad appoggiare le democrazie occidentali contro l'asse. Nel 1939 tuttavia si era ancora ben lontani da un appoggio dichiarato: senza dubbio la neutralità e l'isolazionismo prevalevano ancora.

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domenica 14 marzo 2010

Il rafforzamento dei legami anglo-americani

Franklin Delano Roosevelt, 1933.

Image via Wikipedia

Parte II, Capitolo V, Paragrafo VII

Il trattato sui cacciatorpediniere americani.

È fuori dubbio che il presidente Roosevelt e l'opinione pubblica americana restarono impressionati dalla rapida disfatta della Francia e dei messaggi disperati del presidente Raynaud. Churchill lo capii e decise di giocare fin in fondo La carta americana. Pertanto sin dal 15 maggio del 1940, nel suo primo telegramma indirizzato in qualità di primo ministro al presidente Roosevelt, Churchill domandò "il prestito di alcuni vecchi cacciatorpediniere per operare una saldatura fra quelli attualmente in uso e le costruzioni messe in cantiere all'inizio della guerra".

Il presidente Roosevelt era assai ben disposto; comprendeva che una rapida disfatta dell'Inghilterra avrebbe messo gli Stati uniti in una situazione molto pericolosa e, nonostante alcune difficoltà legali, non esitò a votare gli arsenali americani per rifornire di armi con tutta la rapidità possibile l'Inghilterra. Nonostante egli si trovasse in piena campagna elettorale presidenziale, aveva assunto questa decisione.

Alla fine di luglio del 1940, era chiaro che l'Inghilterra avrebbe accettato di dare in affitto delle basi nei possedimenti britannici in America in cambio del prestito immediato di queste navi. Si trattava peraltro per l'Inghilterra di una necessità vitale. Però per i Stati Uniti, questo significava la fine dell'isolazionismo e il passaggio dalla neutralità alla non belligeranza. I negoziati proseguirono per tutto il mese di agosto. Bisognava calmare l'opinione pubblica americana, preoccupata per le responsabilità che il governo americano si stava assumendo, e l'opinione pubblica britannica per le cessioni territoriali fatte agli Stati Uniti. Churchill da parte sua cercò di evitare che questa transazione avesse l'aria di una contrattazione. Per cui con uno scambio di note i britannici offrirono agli americani delle basi in affitto in vari territori dell'America, in cambio di 50 cacciatorpediniere che sarebbero stati messi a disposizione della Gran Bretagna. Non era un trattato, ma un Executive Agreement, che permetteva di evitare il voto di approvazione da parte del Senato americano.

Il 16 settembre del 1940 fu programmata una legge che istituiva il servizio militare negli Stati Uniti. Il presidente Roosevelt, nonostante la violenza e gli isolazionisti fu trionfalmente rieletto nel novembre del 1940. L'opinione pubblica americana sosteneva la politica di appoggio l'Inghilterra. Questo permise al presidente di far un nuovo passo: la proposta della legge "affitti e prestiti".

La legge "affitti e prestiti".

Mentre il governo americano aumentava sistematicamente le consegne di armi alla Gran Bretagna, si presentava un grave problema. La legge del novembre 1939 obbligava i britannici a pagare in contanti tutte le armi ricevute. Ma le finanze dell'Inghilterra nel novembre del 1940 erano prossime all'esaurimento. Si nei primi di dicembre, Churchill scrisse al presidente Roosevelt una lunga lettera in cui, oltre a descrivere il quadro completo delle operazioni militari in corso, sosteneva che la guerra sarebbe stata lunga. Occorreva affrontare la questione dei pagamenti, e chiedeva quindi agli Stati Uniti di non lasciare che l'Inghilterra si rovinasse completamente. Non suggeriva però alcuna soluzione.

Il presidente Roosevelt, che ricevete questo messaggio mentre era in crociera nel Mar dei Caraibi, ne rimase molto impressionato ed esaminò le soluzioni che poteva dare al problema. Capì che lo sforzo di riarmo americano, combinato con l'aumentato aiuto ai britannici, doveva implicare un cambiamento profondo nella vita economica del paese. Bisognava lanciarsi in un vasto sforzo di guerra con tutti i sacrifici che comportava.

Così il 17 dicembre propose un sistema che consisteva nel prestare in affitto tutto il materiale di cui l'Inghilterra o qualsiasi altro paese amico potesse avere bisogno. Un progetto di legge fu immediatamente sottoposto al congresso, che nonostante l'opposizione degli isolazionisti, lo provò. La legge "affitti e prestiti" fu infine promulgata l'11 marzo del 1941. Essa permetteva al presidente di far fabbricare, acquistare e consegnare a qualsiasi paese la cui difesa egli ritenesse vitale per gli interessi degli Stati Uniti, armi e ogni sorta di prodotto necessario. La contropartita per i Stati Uniti consisteva in un pagamento o in un rimborso in natura o in beni o in qualsiasi altro vantaggio che il presidente avesse giudicato soddisfacente. I due caratteri di questa legge erano:

1. Si apriva all'Inghilterra una linea di credito praticamente illimitata;

2. Al presidente veniva dato l'immenso potere di utilizzare a suo giudizio produzione bellica americana.

La legge sarebbe stata valida fino al 30 giugno del 1943; sarebbe stata rinnovata fino all'agosto del 1945.

Eden al Foreign Office.

Durante la crociera del presidente Roosevelt, era morto l'ambasciatore britannico. Churchill pensò di sostituirlo con il vecchio Lloyd George, lasciando cadere la sua scelta a capo del Foreign Office sul Lord Halifax. Era un modo di dimostrare l'importanza che egli attribuiva a questa funzione. Lord Halifax rimase ambasciatore Washington per sei anni. Fu sostituito al Foreign Office da eden, che aveva già diretto questo ministero e al quale Churchill era legato da un'amicizia. Roosevelt pensò così di inviare in missione presso Churchill un suo rappresentante personale, Harry Hopkins, che si insediò a Londra il 9 gennaio. Grazie a Hopkins, Roosevelt poté essere costantemente informato sulla necessità britanniche.

L'aiuto alla Russia.

Dopo l'attacco tedesco alla Russia, si presentò al problema in viale tutto materiale possibile per aiutarla a resistere all'aggressione. Churchill aveva dichiarato fin dal giorno dopo dell'attacco, il 23 giugno, che l'Inghilterra avrebbe aiutato a fondo l'Urss contro la Germania. Roosevelt, prima di prendere posizione, desiderava conoscere le necessità dell'armata Rossa. Decise quindi di inviare Hopkins prima a Londra e poi a Mosca. Hopkins incontrò prima Churchill, poi, dopo essersi recato a Mosca, incontrò Stalin e Molotov. Stalin gli diede subito fiducia egli espose francamente le necessità sovietiche in fatto di armamenti. Sul piano politico, Hopkins discusse il problema giapponese con Molotov che dichiarò di non avere preoccupazioni nell'immediato. Hopkins è fu colpito dalla fiducia che Stalin aveva nell'esito favorevole della guerra. Fin dal 16 agosto seguente gli ambasciatori britannico e americano a Mosca offrirono ufficialmente all'Urss l'aiuto dei rispettivi paesi. Il 30 ottobre ci fu uno scambio di lettere Roosevelt-Stalin, al quale seguì un ulteriore scambio di lettere che ne fissava le modalità di aiuto.

L'incontro dell'Atlantico.

Fin dal suo primo viaggio in Inghilterra, Hopkins aveva compreso l'utilità che avrebbe avuto un incontro fra Churchill e Roosevelt. Si pensava di organizzarlo nella primavera del 1941, ma la situazione era ancora troppo grave. Si pensò quindi di organizzarlo per il mese di agosto del 1941. Churchill e Hopkins si imbarcarono su una corazzata, che si trovò il 9 agosto per l'appuntamento fissato al largo di Terranova. Roosevelt arrivò con un incrociatore americano. La conferenza durò fino al 12 agosto. Fra i due uomini di stato furono dibattuti: principali: la minaccia di aggressione giapponese e il progetto di una "carta dell'Atlantico". Hopkins riferì degli incontri che aveva avuto con Stalin.

Quanto alla carta dell'Atlantico, essa si spiega con il timore che aveva Roosevelt di vedere la Gran Bretagna impegnarsi, com'era caduta nella prima guerra mondiale, in una politica di accordi segreti che prevedessero spartizioni territoriali. Roosevelt non voleva includere un progetto di una nuova organizzazione internazionale per il dopoguerra. La carta si sarebbe limitata ad enumerare otto principi democratici di natura generale che dovessero regolare le relazioni internazionali. I due firmatari non avrebbero ricercato alcun ingrandimento territoriale; non sarebbe stata effettuata alcuna modifica territoriale senza l'accordo liberamente espresso del popolazioni interessate. Dopo la distruzione del nazismo, sarebbe stata elaborata una pace che avrebbe garantito la sicurezza internazionale. Più importante ancora fu la decisione di principio, che in caso di entrata in guerra degli Stati Uniti, essi avrebbero dato la priorità alla lotta contro la Germania.

Il 9 aprile fu firmato a Washington un accordo fra il segretario di Stato Cordell Hull e i ministri danesi, per garantire la difesa della Groenlandia e per installarvi delle basi navali e aerei, pur restando il paese sotto la sovranità della Danimarca. Così l'8 luglio delle truppe americane sbarcarono in Islanda. L'11 settembre il presidente Roosevelt, agendo in qualità di capo supremo delle forze armate americane, ordinò alle navi da guerra di attaccare le navi da guerra dell'asse che fossero penetrate nella zona di difesa americana. Qualche giorno dopo il ministro della marina annunciò che la marina americana intendeva proteggere i convogli che trasportavano materiale bellico a titolo di "affitti e prestiti" tra gli Stati uniti e la zona dell'oceano vicino a l'Islanda.

Così molto tempo prima di Pearl Harbour, gli Stati Uniti avevano praticamente abbandonato la loro posizione di neutralità; il loro aiuto all'Inghilterra si sviluppava tutto campo. Il presidente Roosevelt aveva accettato l'idea che la democrazia americana si difendesse di fronte al rischio di una guerra.

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