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domenica 11 aprile 2010

Il Crollo dell’Italia

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Image via Wikipedia

La sconfitta italiana

Parallelamente agli inizi del risollevamento francese, si assistette alla fine dell'Italia di Mussolini.

Egli aveva gettato il suo paese in un conflitto nonostante l'avversione dell'opinione pubblica. Avrebbe potuto forse convincere quest'ultima con delle vittorie. Ma invece di Italia, quando si era abbattuta senza l'aiuto della Germania, in Libia, in Grecia o in Etiopia, aveva subito gravi disfatte.

L'Italia inoltre dipendeva fortemente dall'importazione di materie prime dalla Germania, e questa almeno a partire dall'autunno del 1941 destinava all'Italia pochi contingenti. La Germania intanto pensava ad un piano per l'occupazione dell'Italia, che prevedeva la soppressione di re Vittorio Emanuele III. Malgrado il parere sfavorevole dei suoi generali, Mussolini inviò sul fronte russo molte truppe.

Alla fine dell'aprile del 1942, Hitler e Mussolini si incontrarono vicino Salisburgo per preparare un attacco su Malta, idea che poi fu abbandonata in giugno. In quel tempo, Mussolini era scoraggiato e l'antifascismo in Italia si stava largamente diffondendo.

In quell'atmosfera, l'offensiva del generale Montgomery e l'occupazione alleata dell'Africa del Nord produssero un effetto disastroso sul morale italiano. Il 30 gennaio del 1943, Mussolini sostituì il capo di stato maggiore generale, decisamente filo-tedesco, con il generale Ambrosio; all'inizio di febbraio allontanò suo genero il conte Ciano dal ministero degli esteri. All'inizio del maggio 1943, durante la battaglia di Tunisia, Hitler e Mussolini si incontrarono ancora una volta a Salisburgo. Ma questa riunione fu un fiasco. Mussolini era cosciente che l'asse Italia-Germania si era rotto.

Gli italiani tirano fuori l'idea che occorreva assolutamente fare la pace con i russi. Durante l'incontro, il 7 maggio Tunisi era caduta in mano agli alleati. Era anche l'inizio della disfatte italiana, che precipitò. Il 10 luglio infine, gli alleati sbarcarono in Sicilia, dove la resistenza crollò rapidamente.

Le dimissioni di Mussolini

Il 19 luglio ebbe luogo a Feltre un nuovo incontro fra Hitler e Mussolini. Il generale Ambrosio chiese invano a Mussolini di spiegare di Hitler che l'Italia aveva bisogno di fare la pace. Il silenzio del duce convinse Ambrosio che Mussolini doveva essere allontanato dalla guida del governo. Anche il re era deciso a congedare Mussolini.

Al ritorno da Feltre Mussolini accettò di riunire, per la prima volta dopo il dicembre del 1939, il Gran Consiglio del fascismo. La riunione ebbe luogo il 24 luglio e dopo una notte serrata di dibattito, Mussolini cercò senza convinzione di difendere la politica di alleanza con la Germania. Ma la maggioranza dei membri del Consiglio votarono una risoluzione contraria Mussolini.

Nel pomeriggio del 25 luglio, il re convocò Mussolini e il annunciò che affidava il potere al maresciallo Badoglio. All'uscita del palazzo reale, Mussolini fu arrestato. Era un vero e proprio colpo di Stato.

I negoziati di armistizio

Badoglio costituì un gabinetto tecnico e dichiarò con grande malcontento della popolazione che l'Italia avrebbe continuato La guerra. In realtà egli voleva far uscire l'Italia dal conflitto e, al tempo stesso, voleva evitare la reazione tedesca.

Sperava di mitigare le clausole della capitolazione, promettendo agli alleati un rovesciamento di posizione e la partecipazione alla lotta contro la Germania. Da parte alleata ci si interrogava per sapere se si dovesse accettare di negoziare con un governo diretto da uno dei protagonisti del regime fascista e dal re Vittorio Emanuele.

C'era una certa resistenza in proposito negli Stati Uniti, ma il segretario di Stato Cordell Hull, accettava Badoglio come interlocutore. Roosevelt seguì quindi questa linea. D'altra parte Churchill era desideroso di veder mantenuto in Italia un governo monarchico.

Le prime aperture italiane furono fatte il 4 agosto a Lisbona dal marchese Lanza d'Ajeta. Questi intendeva spiegare agli alleati che l'Italia desiderava la pace, ma doveva fingere di continuare la guerra. A questo scopo il generale Ambrosio incontrò Von Ribbentrop e Keitel il 6 agosto. Ma quest'ultimo rifiutò di ammettere il rimpatrio delle truppe italiane dalla Francia e dalla Croazia. Inoltre, nonostante l'opposizione degli italiani, i tedeschi fecero entrare numerose truppe nell'Italia del nord. Nonostante le lamentele, gli italiani affermarono che l'Italia era risoluta a continuare la guerra.

Il 5 agosto un diplomatico italiano a Tangeri, aprì i negoziati di armistizio propriamente detti. Inglesi e americani si misero d'accordo per esigere una capitolazione senza condizioni, lasciando intendere che una volta firmata, le condizioni sarebbero state meno dure, quanto più l'Italia avesse collaborato alla lotta contro i tedeschi.

Il 15 agosto il capo dello Stato maggiore del generale Ambrosio si recò a Madrid come plenipotenziario e incontrò l'ambasciatore britannico. Roosevelt e Churchill inviarono allora due negoziatori. Questi avevano redatto un testo di armistizio breve e senza condizioni, ma promettevano di dare o ogni appoggio alle forze italiane che si fossero battute contro la Germania. Un altro testo più dettagliato, l'armistizio lungo, veniva contemporaneamente preparato dei due governi.

Il 19 agosto i due emissari alleati incontrarono Castellano, che partì per Roma con le clausole militari della capitolazione. Un altro emissario italiano si recò la settimana successiva a Lisbona per chiedere l'invio di una divisione aerotrasportata alleata nei dintorni di Roma.

Infine il 31 agosto gli alleati diedero tempo fino alla mezzanotte del 1 settembre per accettare l'armistizio e Eisenhower promise l'invio di una divisione aerotrasportata a Roma. Castellarano si recò a Roma per consultare il suo governo e tornò il 3 settembre a firmare l'armistizio nei pressi di Siracusa.

Il giorno stesso, all'alba, l'ottava armata britannica sbarca la nell'Italia continentale. L'armistizio non doveva essere annunciato che l'8 settembre, dopo l'arrivo della divisione aerotrasportata vicino a Roma. Ma nello stesso giorno i tedeschi si impossessarono degli aeroporti della zona romana; Eisenhower decise di annullare l'operazione e rifiutò di rinviare l'annuncio dell'armistizio che fu dato ugualmente. I tedeschi allora investirono Roma, dalla quale fuggirono il governo Badoglio e la famiglia reale, che arrivarono a Brindisi il 10 settembre. La resistenza italiana ai tedeschi nei dintorni di Roma cessò l'11 settembre e le truppe tedesche continuarono la loro avanzata verso l'Italia meridionale.

La reazione tedesca

il 25 luglio uno dei membri della Gran Consiglio del fascismo, Farinacci fuggì da Roma per recarsi da Hitler, che era addolorato per la caduta di Mussolini, che considerava suo modello e maestro. Decise di ristabilire il regime fascista in Italia e le truppe tedesche affluirono attraverso il Brennero. Il 10 settembre Hitler pronunciò un discorso in cui si lamentò del tradimento italiano, ma fece un elogio di Mussolini, che il 12 fu liberato nella Gran Sasso negli Abruzzi e condotto in Germania. Il 15 settembre Mussolini dichiarò che riprendeva la direzione del fascismo italiano e pochi giorni dopo creò la Repubblica sociale italiana, in cui al centro era La cittadina di Salò sul lago di Garda. Il potere effettivo della nuova Repubblica fu affidato a fascisti fanatici.

D'altra parte Hitler approfittò del crollo italiano per annettere alla Germania Trieste e gli stia, oltre al Tirolo del sud, il Trentino e il bellunese. L'Italia doveva ugualmente abbandonare anche la Dalmazia in favore della Croazia e rinunciare a tutte le sue pretese sulla Francia.

Hitler pretese anche una punizione esemplare per il votanti della mozione che aveva messo in minoranza nel gran consiglio Mussolini, che dovette far arrestare suo genero. Questi l'11 gennaio fu condannato a morte e fucilato, insieme ad altri dissidenti del consiglio.

Le truppe alleate entrarono a Roma il 4 giugno del 1944, 2 giorni prima dello sbarco in Normandia.

Mussolini nell'aprile del 1945 venne catturato dai partigiani e fucilato vicino al Lago di Como il 28 aprile.

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domenica 14 marzo 2010

Le questioni della Grecia e della Jugoslavia

Parte II, Capitolo V, Paragrafo V

Le ambizioni italiane.

Mussolini intendeva sfruttare al massimo l'ingresso dell'Italia in guerra, forse anche per invidia dei successi tedeschi. Progettava nel corso dell'estate del 1940 di attaccare sia la Grecia sia la Jugoslavia.

Il primo progetto dovette essere abbandonato a causa dell'opposizione tedesca. In occasione della visita a Roma, del 19 settembre 1940, di Von Ribbentrop, egli dichiarò Mussolini che ogni ulteriore movimento che tendesse ad aumentare l'influenza sovietica in Bulgaria o in Jugoslavia, o di avvicinare i russi agli stretti, era assolutamente contrario alle intenzioni tedesche. Ma per quanto riguarda la Grecia allo Jugoslavia, si trattava di interessi completamente italiani per i quali spettava solo all'Italia di scegliere una soluzione.

Si trattava di un passo indietro dovuto lo stato di tensione tedesco-sovietico e al desiderio tedesco di affrettare l'adesione italiana al nuovo patto tripartito, firmato il 27 settembre? Mussolini pensò di avere le mani libere almeno in Grecia. Quindi, all'indomani dell'occupazione della Romania da parte delle truppe tedesche, avvenuta come al solito senza che Mussolini ne fosse informato, quest'ultimo disse a ciano di organizzare per il 26 ottobre l'invasione della Grecia. Questa sarebbe avvenuta in effetti solo il 28 il ottobre.

L'attacco italiano contro la Grecia.

Le truppe italo-albanese attaccarono la Grecia il 28 ottobre per ordine di Mussolini, nonostante il parere sfavorevole del capo di Stato maggiore generale Badoglio. Era stato rivolto un ultimatum al governo greco, in cui si domandava l'occupazione di alcuni punti strategici, ed era stato respinto. Dopo appena otto giorni le truppe italiane soffrivano l'iniziativa dei greci. Era l'inizio di una lunga serie di disfatte italiane che si sarebbero protratte nei mesi di novembre, dicembre e gennaio 1941. Ciò rendeva la situazione estremamente umiliante per Mussolini, poiché a partire dal 9 dicembre era in corso l'offensiva condotta dai britannici in Libia che porterà fra il gennaio e il settembre del 1941 alla conquista totale da parte degli inglesi dell'Africa orientale italiana. Non era quindi lui più in condizione di poter "controbilanciare" i tedeschi, ma era costretto a chiedere il loro aiuto.

 

Negoziati con la Russia

Hitler fin dall'ottobre del 1940 aveva pensato di allargare il patto tripartito facendovi aderire alla Russia. Questo presupponeva che Balcani sarebbero dovuti rimanere una zona riservata all'espansione italiana e tedesca. Si sarebbe dovuto anche a bollire la convenzione di Montreaux sugli stretti, per consentire il libero traffico attraverso i Dardanelli. In cambio di questo le quattro potenze avrebbero dovuto garantire lo status quo territoriale della Turchia. Hitler voleva assolutamente impedire ogni nuova avanzata della Russia in Europa, sia nei Balcani, si è Finlandia. In quest'ultimo paese le truppe tedesche stazionavano dal settembre del 1940, dopo la guerra d'inverno svoltasi in Carelia, col pretesto di assicurare le comunicazioni indispensabili con la Norvegia. Il governo finlandese aveva accettato di concludere un accordo, di cui l'Urss era stata avvertita sin dal settembre del 1940.

Lo scopo di Hitler era quello di allontanare la Russia dall'Europa. Il patto quadripartito sarebbe stato basato sul sistema delle zone di influenza. Germania e Italia si sarebbero divise l'Europa e l'Africa (Africa settentrionale ed orientale per l'Italia; Africa centrale per la Germania). Il Giappone avrebbe avuto nella sua sfera d'influenza la Siria e estremo-orientale. Alla Russia sarebbe stata lasciata la regione del Golfo Persico, l'Iran e forse l'India. In questo modo si sarebbe riusciti ad isolare l'Inghilterra e a scoraggiare gli Stati uniti.

Il viaggio di Molotov a Berlino.

Il 13 ottobre del 1940, Von Ribbentrop indirizzò a Stalin una lettera molto importante, che fu però consegnata solo il 17 ottobre. Proponeva un vasto accordo sulla base di reciproci interessi, per cui invitava Molotov a recarsi a Berlino. Stalin indirizzò alla sua risposta, accordando quest'incontro per il 12 novembre. Molotov incontrò a Berlino in questa data sia Von Ribbentrop che Hitler. Approvava i principi generali delle proposte tedesche e ammetteva che la spartizione in zone di influenza fatta nell'agosto del 1939 aveva bisogno di essere completata. Ma sulla sfera d'influenza russa non condivideva le idee di Hitler, e pur senza rifiutare un'espansione russa verso il Golfo Persico e l'Iran, reclamava più vantaggi in Europa.

Il 13 novembre Von Ribbentrop propose a Molotov la firma di un trattato, che prevedeva l'adesione al patto tripartito, e di due protocolli segreti. Il primo fissava alla spartizione delle zone di influenza sulle basi già indicate. Il secondo riconosceva l'Urss il libero passaggio attraverso gli stretti. Molotov però non si accontentò di queste proposte e lasciò Berlino il 14 novembre. Il 25 consegnò all'ambasciatore tedesco La risposta sovietica, in cui l'Urss accettava di aderire al patto tripartito a condizioni precise. Accettava il primo protocollo in cui si stabilivano le zone di influenza proposto da Von Ribbentrop. Ma il secondo protocollo sarebbe stato modificato: l'Urss avrebbe potuto creare una base terrestre navale negli stretti. La Turchia sarebbe stata invitata ad unirsi al patto quadripartito. In cambio sarebbe stata garantita la sua integrità territoriale, solo se essa avesse accettato. I sovietici proponevano anche altri tre protocolli:

1. La Germania avrebbe ritirato le sue truppe dalla Finlandia;

2. Il Giappone avrebbe rinunciato alle sue concessioni nel nord di Sakhalin;

3. La Bulgaria si trovava nella zona di sicurezza delle frontiere sovietiche, di conseguenza un patto di reciproca assistenza tra Urss e Bulgaria era politicamente necessario. Così l'Urss intendeva restare una potenza europea sia sulla costa del Baltico e nei Balcani. Nonostante l'insistenza sovietica, la Germania non rispose mai a queste proposte.

Hitler si sforza di isolare l'Urss.

Questo spiega molto bene perché Hitler, dopo aver esitato a un attacco immediato all'Inghilterra, che si rivelava molto difficoltoso dopo il fallimento della battaglia aerea che era durata tutta l'estate del 1940, decise l'attacco contro l'unione sovietica. Fin dal novembre e dicembre 1940 furono prese le prime misure per mettere in opera il "piano Barbarossa" contro l'Urss.

Per portare a buon fine il suo piano, Hitler aveva bisogno di dominare i Balcani e l'Europa centrale. Ungheria e Romania avevano del resto aderito al patto tripartito. Restavano la Bulgaria e la Jugoslavia. Hitler voleva che anche questi due paesi dessero la loro adesione. Egli dichiarò formalmente a ciano, almeno per quanto riguardava la Jugoslavia. Promise di attaccare la Grecia a partire dalla metà di marzo del 1941. Per soddisfare l'Italia, suggeriva solamente che la Jugoslavia smilitarizzasse la costa dalmata. Quanto alla Bulgaria, le sarebbe stata concessa uno sbocco sul mar Egeo. L'attacco italiano contro l'Egitto avrebbe contribuito ad accrescere l'entità della disfatta britannica.

Hitler seguitava sperare di poter convincere Franco ad entrare in guerra. Così nel dicembre del 1940 fu chiesto da parte della Germania l'autorizzazione al passaggio delle truppe tedesche attraverso la Spagna, prevedendo un attacco contro Gibilterra. Ma Franco rifiutò. Hitler chiese quindi a Mussolini di insistere. Franco e il suo ministro degli affari esteri accettarono un incontro a Bordighera per il febbraio del 1941. Ma il rifiuto di Franco fu ancora determinato. Avrebbe accettato solo a condizione di massicce forniture di prodotti alimentari, oltre che con la cessione del Marocco francese.

Per quanto riguarda la Bulgaria, si scatenò un duello diplomatico fra la Germania e l'Urss. Fin dal 18 novembre del 1940, Molotov propose al primo ministro bulgaro la garanzia sovietica, offrendo alla Bulgaria anche un patto di reciproca assistenza. Tuttavia il 30 novembre la Bulgaria rifiutò, sostenendo che non voleva preoccupare La Germania. Nel febbraio del 1941, Von Ribbentrop riuscì ad ottenere l'adesione della Bulgaria al patto tripartito. Nello stesso giorno, il 1 marzo, le truppe tedesche entrarono in Bulgaria, nonostante le proteste sovietiche.

L'attacco contro la Jugoslavia.

Hitler stava per ottenere un accordo analogo con il governo jugoslavo. Il 25 marzo infatti la Jugoslavia aderì al patto, ma si verificò un colpo di scena: il 27 marzo il giovane re Pietro II, benché ancora minorenne, fu convinto ad assumere il potere, allontanando il principe Paolo e a costruire un governo di unità nazionale. Era un colpo di stato militare filo-britannico sostenuto dagli elementi dell'opposizione democratica serba. Hitler irritato, decise di attaccare la Jugoslavia anche se ciò avrebbe ritardato l'entrata in guerra contro l'Urss, prevista per il 15 maggio.

Il 6 aprile le truppe tedesche entrarono in Jugoslavia e in Grecia. Lo stesso giorno Stalin firmò con il ministro jugoslavo a Mosca un patto di non-aggressione ed amicizia a cui fece apporre la data del 5 aprile, ovvero un giorno prima dell'invasione tedesca. Il 18 aprile, appena 12 giorni dopo, terminarono in Jugoslavia le operazioni militari con la vittoria totale della Germania. Il 27 aprile i tedeschi entrarono ad Atene. Il loro atteggiamento scontentò del tutto Mussolini, irritato di vedere conquistare così facilmente la Germania questo paese che aveva messo in scacco le sue truppe. I tedeschi costituirono un governo satellite ad Atene.

La spartizione della Jugoslavia.

Quale sarebbe stata la sorte della Jugoslavia vinta? Sin dal 10 aprile, la Croazia si era proclamata indipendente. Pavelic, capo degli Ustascià, fu nominato capo del nuovo stato, che doveva comprendere la Croazia, la Bosnia e l'Erzegovina. Von Ribbentrop incontrò ciano a Vienna verso la fine di aprile del 1941, dopo che le operazioni militari in Jugoslavia e Grecia erano completate. Mostrò di ritenere che la Croazia facesse parte della sfera d'influenza italiana, così fu deciso che un principe della casa Savoia sarebbe diventato re di Croazia. Le frontiere del nuovo stato prevedevano che a nord la Germania annettesse la Slovenia settentrionale, mentre l'Italia annetteva la Slovenia meridionale. Ad ovest gli italiani rivendicavano l'intera Dalmazia. Tuttavia Von Ribbentrop per non scontentare il nuovo Stato croato, privandolo di uno sbocco sul mare, gli lasciò una striscia di territorio costiero vicino fiume. Fu ricostituito anche il Montenegro, secondo le frontiere del 1914, che avrebbe dovuto essere "indipendente", ma soggetto alla corona italiana.

L'Ungheria che era entrata in guerra il 10 aprile contro Jugoslavia, annetteva alcuni territori sulla riva sinistra del Danubio. Rimaneva una Serbia indipendente, ma ridotta praticamente ai confini dell'antica Serbia.

 

La Bulgaria annetteva verso sud quasi tutta la macedonia e la traccia a danno della Grecia. Il 18 maggio il duca di Spoleto fu proclamato Re di Croazia. Venne firmato contestualmente un trattato di garanzia e collaborazione fra l'Italia e la Croazia, che aderì il 15 giugno al patto tripartito.

Parte II, Capitolo V, Paragrafo III: La disfatta della Francia e l’armistizio

La disfatta militare

il 10 maggio del 1940 Hitler lanciò la grande offensiva militare contro Olanda, Belgio e Francia. La disfatta anglo-francesi sul continente era certa.

La prima sconfitta subita dai francesi avvenne fra il 10 e il 14 maggio, determinando l'esito negativo di tutte le operazioni successive.

I tedeschi riportarono due successi decisivi: gli olandesi deposero le armi il 15 maggio; le truppe tedesche penetrarono dal 14 al 16 maggio nel verde in, rompendo il fronte francese. Infatti i francesi attendevano, com'era accaduto nella prima guerra mondiale, una penetrazione tedesca dal confine belga. A tal fine era stata predisposta la linea Maginot, mentre le truppe francesi unitamente alle quattro divisioni britanniche si erano disposte lungo il confine belga. Si riteneva improbabile che le truppe tedesche potessero penetrare attraverso la regione montuosa del bene. Dopo l'attacco sorpresa del 16 maggio, il generale Gamelin dichiarò che Parigi poteva essere presa in serata. La folgorante rapidità con cui le truppe tedesche operarono lo sfondamento, testimoniava la superiorità tedesca in fatto di armamenti, oltre che una migliore padronanza dell'uso dell'aviazione. Nonostante gli sforzi fatti dalla Francia negli anni 30, lo stato maggiore francese era rimasto fermo ad una concezione difensiva e classica. Il presidente francese Raynauld, contraria generale Gamelin, nominò questo punto il generale Weygand comandanti in capo delle operazioni belliche.

La seconda fase durò dal 19 maggio fino ai primi di giugno. Lo sfondamento tedesco aveva diviso le due linee difensive: il grosso delle truppe francesi era rimasto tagliato fuori in Belgio, mentre le truppe meno equipaggiate erano rimaste in territorio francese. Nonostante gli sforzi l'operazione fallì, portò alla resa incondizionata dell'esercito belga avvenuta il 28 maggio.

 

La terza fase fu il tentativo disperato del generale Weygand di organizzare una linea difensiva lungo il fiume insomma. Ma le divisioni francesi a disposizione erano male armate e inferiori di numero alle divisioni tedesche. La battaglia durò fino al 5 giugno, quando questo fronte fu definitivamente rotto dalle truppe tedesche. Il governo abbandonò Parigi il 10 giugno, lo stesso giorno in cui l'Italia entrò in guerra.

Parallelamente a questa evoluzione militare, la diplomazia tentava di concentrarsi su due punti: il rafforzamento degli effettivi e l'intervento dell'aviazione inglese, l'atteggiamento dell'Italia.

Le richieste di aiuto all'Inghilterra

All'indomani del 13 maggio, Churchill dopo aver scoperto che la Francia non disponeva di alcuna riserva generale, decise prudentemente di rimpatriare il corpo di spedizione britannico. Tuttavia il premier britannico diede a Reynaud la figurazione che se uno dei due paesi fosse caduto nella lotta, l'altro non lo avrebbe abbandonato. Vide anche il maresciallo Pétain, il cui atteggiamento era orientato verso una pace separata. Ma la risoluzione inglese era quella di proseguire i combattimenti ad ogni costo. Churchill il 4 giugno pronunciò di fronte al Parlamento un discorso celebre, nel quale dichiarava che la Gran Bretagna non si sarebbe mai resa. Per il 6 giugno annunciò l'arrivo in Francia di due nuove divisioni britanniche. Ma da quel momento le domande francesi di soccorso non furono più soddisfatte.

Ultimi negoziati con l'Italia

L'entrata in guerra dell'Italia a fianco della Germania, fu praticamente decisa nel corso dell'incontro tra Hitler e Mussolini al Brennero, il 18 marzo del 1940.

Il presidente francese, vedendola situazione che peggiorava, provò a contattare l'Italia offrendo amplissime concessioni territoriali nelle colonie. Il 26 maggio il presidente Roosevelt indirizzò a Mussolini un messaggio nel quale gli proponeva di divenire intermediario fra le richieste del governo italiano e quello francese e inglese.

Una volta trovata la soluzione, Roosevelt avrebbe garantito il nome degli Stati Uniti che dopo la guerra sarebbero stati raccordati all'Italia quei compensi territoriali promessi perché questa non entrasse nella lotta. Il governo italiano, peraltro, memore dell'accordo di Londra del 1915 mai onorato dagli alleati, non aveva fiducia in questo genere di promesse. Tuttavia ciano, rispose con un rifiuto. Con una lettera Mussolini comunicò a Hitler il 25 maggio, che l'Italia sarebbe entrata in guerra dopo il 5 giugno. Il Consiglio dei Ministri francese indirizzò allora la sera del 27 maggio un progetto di massicce concessioni agli italiani. Sarebbero stati ceduti degli immensi territori a spese dell'Africa equatoriale francese, assurdo della Libia e nel golfo di Guinea. Si aggiunsero anche cessioni della costa francese dei somali e della ferrovia di Addis Abeba.

Questo piano però fu aspramente criticato dal governo britannico, soprattutto per l'effetto morale che concessione di questo tipo avrebbero avuto in Francia e in Inghilterra.

L'entrata in guerra dell'Italia

Di fronte a questo posizione, il progetto fu abbandonato prima di essere sottoposto all'Italia. Infine fu deciso il 31 maggio di avviare un'ulteriore offerta di trattative all'Italia, concepita però in termini molto più vaghi. Lo stesso giorno il presidente Roosevelt fece un nuovo passo. Minacciò che l'intervento italiano avrebbe portato autunno aumento della produzione americana di armamenti. Tuttavia questi tentativi non ottennero risultati. Mussolini aveva inviato a Hitler una lettera in cui gli annunciava l'entrata in guerra dell'Italia per il 5 giugno, ma Hitler di risposte domandandogli di ritardare alcuni giorni. Ci si accordò quindi per l'11 giugno. La dichiarazione di guerra fu notificata il 10 giugno all'ambasciatore francese da ciano, che dichiarò che si trattava di un colpo di pugnale inferto ad un uomo in terra.

 

Sebbene il trattato anglo-franco-turco implicasse un intervento di quest'ultimo paese se la guerra si fosse stessa nel Mediterraneo, la Turchia non osò intervenire. Fu nominato ambasciatore ad Ankara sin dall'aprile del 1939 Von Papen per ottenere la neutralità della Turchia. Quest'ultima firmò con la Germania un trattato di non aggressione nel giugno del 1941 e un'importante trattato di commercio nell'ottobre del 1941, ma la Germania non riuscì a portare la Turchia in guerra contro l'Urss.

Negoziati anglo-francesi per l'armistizio

a partire dal 10 giugno, l'esercito francese era sconfitto. Il problema principale era quello di sapere quali sarebbe stato l'atteggiamento dei governi francese e britannico.

Le principali deliberazioni del governo francese ebbero luogo fra il primo e il 16 giugno. Nel frattempo il governo si era installato nella regione di Tours. L'11 giugno ebbe luogo un consiglio supremo inter-alleato. Churchill incontrò l'presidente francese, Weygand, Pétain, de Gaulle. Il generale Weygand reclamò ancora una volta l'intervento di squadriglie inglesi. Ma Churchill rifiutò: era assolutamente necessario mantenere tutte le forze per la difesa della Gran Bretagna. Weygand, a questo punto comprese che l'unica soluzione era l'armistizio. Il problema che si poneva era di sapere se si sarebbe proceduto ad una domanda di armistizio nel quale il governo si sarebbe impegnato, e che avrebbe immobilizzato la flotta e le truppe disponibili nelle colonie e nel nord Africa. Il maresciallo Pétain e Weygand non ammettevano questa seconda soluzione, vietata dal codice francese di giustizia militare. Per costoro il governo doveva rimanere in Francia per difendere il territorio. Al contrario il presidente Reynaud auspicavano la capitolazione dell'esercito e la partenza del governo per l'Africa del nord. Questa soluzione peraltro era la sola conforme al trattato anglo-francese stipulato il 28 marzo del 1940; questo prevedeva che non ci sarebbe stato né armistizio né pace separata. Inoltre questa soluzione avrebbe avvantaggiato l'Inghilterra, perché la flotta francese avrebbe continuato la lotta così come anche le divisioni d'oltremare. Ma ciò presentava un grave pericolo: le divisioni che stanziava no in Africa del Nord erano state trasportate in Francia. Queste erano mediocremente addestrate e male armate. Inoltre gli alleati pur avendo una supremazia sul mare, soprattutto nel Mediterraneo la loro aviazione era quasi inesistente. Ora il generale Franco, almeno in apparenza, era favorevole all'asse. Senza dubbio non avrebbe potuto impedire l'avanzamento delle truppe tedesche in Spagna, per poter sbarcare nell'Africa francese. Si sarebbe potuto prevenire questi invasione occupando il Marocco spagnolo. Ma questo avrebbe trascinato la Spagna in guerra. Questo fu alla base delle esitazioni degli uomini di governo francese.

Gli ultimi consigli supremi intera alleati

Churchill seguitava a mantenere contatti con il governo francese. Quando il 12 giugno al mattino, dovendo ripartire per l'Inghilterra, egli aveva ottenuto dall'ammiraglio Darlan l'assicurazione che la flotta francese non sarebbe mai caduta in mano ai tedeschi. Il presidente francese per altro aveva chiesto a Churchill quale sarebbe stato l'atteggiamento della Gran Bretagna nel caso in cui si verificasse il peggio, ottenendo da quest'ultimo la garanzia che l'Inghilterra avrebbe resistito fino all'ultimo ad Hitler.

A questo punto il presidente francese Raynaud decise di inviare un messaggio al presidente Roosevelt, nel quale si appellava adesso per ottenere tutto l'aiuto possibile il carattere non militare. Roosevelt peraltro gli rispose il 13 giugno incoraggiandolo a continuare la lotta. In un secondo messaggio egli chiedeva esplicitamente agli Stati Uniti un intervento militare mettendoli di fronte alle loro responsabilità per la difesa della civiltà occidentale. Churchill appoggiava in pieno peraltro Paul Raynaud.

Prima di prendere qualsiasi ulteriore decisione il presidente francese attendeva la risposta di Roosevelt.

Questa arrivò il 13 giugno, ma fu piena di simpatie, ma negativa. Il presidente Roosevelt insisteva in maniera pressante affinché la Francia continuasse la sua lotta in Africa del Nord.

Le due note inglesi

l'Inghilterra fece allora due passi successivi. L'ambasciatore inglese consegnò al presidente francese due messaggi. Il primo ricordava che l'accordo stipulato il 28 marzo impegnava tutto il governo francese. L'Inghilterra dava al suo consenso ad una richiesta delle condizioni tedesche di armistizio, solo condizione che la flotta francese fosse immediatamente inviata nei porti britannici. Il secondo reclamava che il governo inglese fosse consultato prima che qualsiasi condizione di armistizio fosse ricevuta. L'Inghilterra mandava l'invio dell'aviazione in Africa del Nord o in Inghilterra, e che le truppe polacche, belliche e cecoslovacche fossero tratte d'impaccio.

Il progetto di unione franco-britannica

queste due note però non furono sottoposte al Consiglio dei Ministri. L'ambasciatore inglese presentò invece un progetto di unione franco-britannica. Questo progetto, discusso da organismi privati sia a Parigi che a Londra, fu lanciato il 14 giugno a Londra. Il gabinetto britannico aveva deliberato su di esso tra il 15 e il 16 giugno. Il generale de Gaulle, arrivato a Londra il 16, lo approvò. Fu lui stesso che telefonò al presidente francese, leggendone il contenuto. La prima reazione di Churchill al testo fu favorevole, tanto che non si oppose.

Si proponeva la creazione di un'unione franco-britannica, laddove non ci sarebbero state più di due nazioni. Sarebbero stati creati degli organismi comuni per la difesa, la politica estera, le finanze degli affari economici. I cittadini francesi avrebbero goduto immediatamente della cittadinanza inglese e viceversa. I due paesi avrebbero condiviso la riparazione dei danni di guerra. Per tutta la durata della guerra ci sarebbe stato un solo gabinetto di guerra dal quale sarebbero dipese tutte le forze militari. I due Parlamento si sarebbero stati associati.

Quanto poteva considerarsi serio questo progetto? Non è facile dirlo. Si sa che se ne discusse, ma il presidente francese Raynauld fini per rassegnare le dimissioni. Il suo successore era il maresciallo Pétain, favorevole ad una domanda immediata di armistizio.

La domanda di armistizio

il maresciallo Pétain costituì il nuovo governo con una lista di fautori dell'armistizio. Per la direzione degli affari esteri scelse Baudouin invece di Laval, che rifiutò di far parte del nuovo governo. Questa scelta era importante perché la Val rappresentava la tendenza della rottura con l'Inghilterra. Infine alle 23:30 un breve Consiglio dei Ministri decise di domandare l'armistizio. A mezzanotte il ministro degli esteri francese convocò l'ambasciatore di Spagna, per chiedere al governo spagnolo di trasmettere il messaggio al governo tedesco. Nel frattempo furono avviati colloqui con gli ambasciatori di Inghilterra e degli Stati Uniti, ai quali il ministro dichiarò che in ogni caso la flotta francese non sarebbe stata consegnata nei tedeschi negli italiani.

Da quel momento i negoziati proseguirono parallelamente: tra la Francia, la Germania e l'Italia, per la conclusione dell'armistizio; tra Francia e la Gran Bretagna, quest'ultimo paese sforzandosi di evitare il peggio.

Le discussioni anglo-francesi

Fin dal 17 giugno Churchill aveva inviato un messaggio personale a Pétain, inviando un caloroso appello perché non consegnassero al nemico la flotta francese. Nel frattempo il 17 giugno dai microfoni della BBC il generale de Gaulle trasmetteva un celebre appello per il proseguimento della lotta. Durante la giornata del 19 giugno si ebbero numerosi incontri del primo Lord dell'ammiragliato inglese con diversi ministri francesi, che ripetutamente confermarono che la flotta non sarebbe caduta in mano dei tedeschi. Ma si rifiutarono in ogni caso di spostare le navi. Tutti tentativi britannici in questo senso furono vani, e quando la sera del 22 giugno il governo britannico ha prese che l'armistizio era stato firmato, richiamò il suo ambasciatore con tutto il personale dell'ambasciata, così come rappresentanti del Canada e del Sudafrica.

Gli inglesi allora si sforzarono di incoraggiare i movimenti di resistenza all'armistizio, in particolare quello del generale de Gaulle. Il 25 giugno il gabinetto di guerra britannico decise di inviare una delegazione in Marocco per prendere contatto con un certo numero di parlamentari che avevano lasciato la Francia il 21 giugno. Era stata predisposta una dichiarazione che istituiva un governo di resistenza. Questo messaggio fu comunicato a Pétain e a Darlan, senza però ottenere alcun risultato.

I negoziati di armistizio

Nel frattempo si svolgevano i negoziati di armistizio. Il governo tedesco aveva ricevuto la domanda francese il 17 giugno nelle prime ore del mattino. Bisognerà attendere il 19 perché l'ambasciatore spagnolo potesse comunicare al governo francese che la Germania era pronta a far conoscere le sue condizioni.

Nel frattempo Hitler aveva voluto conferire con Mussolini. L'incontro ebbe luogo il 18 e il 19 giugno a Monaco. Mussolini era scontento dei risultati ottenuti dalle sue truppe, che non avevano conseguito nessun successo militare. Voleva che fossero applicate delle condizioni estremamente dure alla Francia. Reclamava per l'Italia Nizza, la Corsica e la costa francese dei somali. Voleva inoltre la Tunisia, ingrandita a spese dell'Algeria.

Ma prima di tutto era necessario costringere l'Inghilterra alla pace e quindi impedire alla flotta francese di riunirsi a quelle inglese. Hitler, che aveva del resto assoluta libertà di decisione, era molto più moderato. Mussolini avrebbe voluto un solo armistizio fra la Francia e i due paesi dell'asse. Hitler invece insistette per due armistizi separati.

Il governo francese designò una delegazione, nelle cui istruzioni non era autorizzata a nessun titolo a consegnare la flotta francese.

Il 20 giugno il governo tedesco annunciò via radio che aspettava la delegazione francese al ponte di Tours. I tedeschi non avrebbero occupato questa città fino alla partenza del governo francese.

La delegazione francese penetrò nelle linee tedesche il 20 giugno di sera. Il giorno seguente a Rethondes ebbe luogo una grandiosa cerimonia nel "vagone dell'armistizio" del 1918.

Hitler stesso accolse i negoziatori francesi, rigettando sulla Francia la responsabilità della guerra. Tentò di presentare l'armistizio con un accordo fra soldati leali. Poi si ritirò e lasciò che i generali Keitel e Jodl e si ponessero le condizioni tedesche. Queste pervennero al governo francese il 21 giugno di sera. Ne seguì una riunione immediata del governo. Le condizioni erano dure ma non disonorevoli. Il Consiglio dei Ministri decise di redigere una serie di osservazioni: non occupazione di Parigi; la flotta da guerra sarebbe rimasta di stanza in Africa; sarebbe stato concluso un accordo sui militari stranieri che si trovavano in Francia; modifica della clausola relativa alla consegna dei rifugiati tedeschi in Francia. Il giorno seguente il Consiglio dei Ministri ha prese che tedeschi avevano respinto tutte queste osservazioni. Era solo previsto che la commissione di armistizio avrebbe esaminato la situazione della flotta.

Il Consiglio dei Ministri accettò, per cui la firma dell'armistizio ebbe luogo alle 18 50.

 

L'armistizio con l'Italia

Perché l'armistizio franco-tedesco entrasse in vigore, era necessario che fosse fermato l'armistizio italo-francese. Alcuni speravano che quest'ultimo sarebbe stato inaccettabile e che la Francia sarebbe stata così costretta a continuare la guerra.

I negoziatori arrivarono a Roma il 23 giugno. L'armistizio fu firmato nel tardo pomeriggio, per cui i due armistizi entrarono in vigore sei ore dopo, dopo che il governo tedesco fosse stato informato dell'avvenuta firma dell'armistizio con l'Italia.

Clausole dell'armistizio

quali erano le clausole di questi due armistizi? L'armistizio franco-tedesco era di gran lunga il più importante. Veniva creata una zona occupata, lungo tutta la costa dell'Atlantico. Il governo avrebbe potuto risiedere nella zona occupata o Parigi. Nella zona occupata, i tedeschi avrebbero avuto i diritti della potenza occupante. Nessun aereo, che equipaggiamento con nave sarebbe potuta essere trasferita in Inghilterra o all'estero. I prigionieri francesi sarebbero stati prigionieri fino alla pace, mentre quelli tedeschi sarebbero stati immediatamente restituiti. Il governo francese era obbligato a consegnare su richiesta della Germania tutti i rifugiati tedeschi.

Per la flotta gli articoli della convenzione erano poco rassicuranti dell'Inghilterra. Una parte di essa sarebbe rimasta a disposizione del governo francese per la salvaguardia dell'impero coloniale. L'altra parte sarebbe stata riunita in porti da indicare e avrebbe dovuto essere disarmata, sotto il controllo della Germania dell'Italia.

Il governo tedesco dichiarava solennemente di non aver intenzione di impiegare durante la guerra e per i suoi fini la flotta da guerra francese. Tutte le navi e certo quelle che avrebbero difeso l'impero, sarebbero state richiamate in Francia. Inoltre la clausola per la sorveglianza dei coste avrebbe permesso ai tedeschi di impadronirsene con un simulacro giuridico di tutte le navi.

Era previsto peraltro che il governo tedesco avrebbe potuto denunciare in ogni momento la convenzione di armistizio.

Quanto all'armistizio con l'Italia, esso non aggiungeva granché a queste clausole: veniva smilitarizzata una zona di 50 km lungo la frontiera italo francese. All'Italia veniva concesso il diritto di utilizzo del porto di tributi e della ferrovia di Addis Abeba.

Furono create delle commissioni di armistizio tedesche di italiane per assicurare l'esecuzione dei due accordi.

sabato 13 marzo 2010

Parte II, Capitolo V: La fase europea della Guerra (1939-1941)

German dictator Adolf Hitler (right) and Itali...

Image via Wikipedia

Durante tutta la guerra, la diplomazia propriamente detta passò in secondo piano. Erano le operazioni militari che occupavano il primo posto. Tutto si riduceva ad una questione di forza. La diplomazia giocava tuttavia il suo ruolo. Si proponeva di rafforzare le alleanze esistenti, di guadagnare la simpatia dei paesi neutrali, o anche di convincerli all'intervento e qualche volta di affrettare la conclusione della pace.

Il periodo che va dal 1939 al 1941 vide svilupparsi i successi della Germania in Europa. Volta a volta caddero Polonia, Norvegia, Francia, Grecia e Jugoslavia. La fase europea della guerra, in attesa dell'entrata in guerra dell'unione sovietica (22 giugno 1941), del Giappone e degli Stati Uniti (7 dicembre 1941).

La disfatta polacca

Vittoria tedesca e di intervento russo

Sul piano militare la Polonia non resistette a lungo. L'offensiva della Germania fu folgorante e condotta con forze molto superiori, anche se polacchi fecero subire delle serie perdite ai tedeschi. L'episodio determinante però avvenne il 17 settembre, quando le truppe sovietiche penetrarono in Polonia. Il 3 settembre, ancora prima dell'entrata in guerra delle democrazie occidentali, l'ambasciatore polacco a Mosca fu ricevuto da Molotov, che parve inizialmente favorevole ad un aiuto economico alla Polonia. Ma sembra che nel frattempo l'unione sovietica avesse cominciato la sua mobilitazione parziale. L'8 settembre, rendendo pretesto l'entrata in guerra della Francia e della Gran Bretagna, Molotov dichiarò all'ambasciatore polacco di non poter più facilitare le forniture alla Polonia. In effetti il giorno dopo Molotov aveva informato la Germania dell'imminenza di un intervento russo. Sembra che i sovietici avessero atteso prima di intervenire la firma di una tregua con i giapponesi, ottenuta il 16 settembre in seguito ai combattimenti che si svolgevano dal mese di maggio sulla frontiera mongolo-mancese. Il 17 settembre, adducendo il disfacimento dello Stato polacco, che rendeva caduchi tutti gli accordi precedentemente conclusi fra la Polonia l'Urss, il governo sovietico fece sapere che aveva dato ordine alle sue truppe di oltrepassare la frontiera. Nel frattempo Von Ribbentrop informò Ciano che questo era conforme ad un piano prestabilito. Il 18 settembre una dichiarazione congiunta tedesco-sovietica attestava l'identità di vedute dei due Stati e la volontà di restaurare in Polonia l'ordine. In effetti non sembra che la Germania avesse inizialmente considerato favorevolmente l'operazione sovietica, tanto più che l'Urss non incontrò quasi alcuna resistenza e avanzò molto più in fretta della Germania con perdite insignificanti.

La spartizione della Polonia

il 2 settembre fu fissata la linea di demarcazione fra le due zone di occupazione in modo conforme agli accordi segreti del 23 agosto. Varsavia resistette fino al 29 settembre, anche se uno dei suoi quartieri era posizionato sulla riva destra della Vistola, quindi in zona russa. Stalin aveva abbandonato l'idea di mantenere uno Stato polacco anche se ridotto, per cui il 28 agosto fu firmato un nuovo protocollo segreto fra la Germania e l'Urss in cui venivano ristabilite delle nuove linee di frontiera, questa volta più vantaggiose per i tedeschi. In cambio la Lituania, contrariamente a quanto era stato deciso il 23 agosto, passava nella zona di influenza sovietica.

Lo stabilimento di basi sovietiche nei paesi baltici

l'Urss non tardò ad approfittare dei protocolli segreti del 23 agosto e del 28 settembre. Il leader dei tre paesi baltici dovettero presto recarsi a Mosca per firmare dei patti di non aggressione. Erano dei trattati di mutua assistenza, dove questi paesi accordavano ai sovietici il diritto di mantenere delle forze armate sul loro territorio. Vilna e la sua regione erano restituiti alla Lituania.

Si trattava in realtà di annessioni dissimulate che però ponevano un problema: nei paesi baltici erano numerosi gli abitanti di lingua tedesca. Il protocollo segreto del 28 settembre prevedeva che i tedeschi nella zona di influenza sovietica potessero emigrare verso la Germania o verso la Polonia occupata dai tedeschi. Reciprocamente lo stesso era stabilito per gli ucraini e i russi bianchi della zona tedesca.

L'atteggiamento italiano

le democrazie occidentali e l'Italia non poterono far altro che assistere impotenti a questi avvenimenti. L'Italia fascista era contraria ai bolscevichi, ma deplorava il trattamento riservato ai cattolici polacchi. Per di più Mussolini e ciano temevano l'estendersi della penetrazione sovietica verso i Balcani, zona che consideravano di influenza italiana. Francia Inghilterra cercarono di approfittare di questo malcontento per tentare di disgregare il patto d'acciaio. Fin dal 5 settembre la Francia aveva revocato diverse misure precauzionali adottate contro gli italiani a Tunisi, Agip fu. Ma a quell'epoca Mussolini esitava, ma pensava comunque di fare la guerra a fianco della Germania.

La corrispondenza fra Halifax e il conte ciano era comunque amichevole. L'ambasciatore di Francia a Roma tentò anche di portare dalla propria parte l'Italia, dichiarando l'apprezzamento di Parigi per l'atteggiamento assunto dal governo fascista. Ma i tedeschi non volevano permettere allora alleato italiano di abbandonarli. Gli accordi segreti di Mosca del 28 settembre tuttavia furono firmati senza dell'Italia ne fosse stata avvertita. Così al ritorno di Von Ribbentrop quest'ultimo telefonò a ciano per proporre un incontro fra Hitler e Mussolini a Monaco oppure un viaggio di ciano a Berlino. Quest'ultimo si recò a Berlino il primo e il 2 ottobre, trovando Hitler la molto disteso. Quest'ultimo insisteva sul fatto che l'Italia dovesse diventare padrona assoluta del Mediterraneo. Annunciò anche una prossima offerta di pace ai governi occidentali.

Rafforzamento dei legami franco-britannici

Francia Inghilterra si accontentarono in questo periodo di rafforzare i rispettivi governi i propri legami. Il generale francese Gamelin fu riconosciuto dagli inglesi come generalissimo sul fronte occidentale. Mentre un consiglio supremo di guerra anglo-francese si riunì per la prima volta il 12 settembre. In ottobre quattro divisioni britanniche erano schierate lungo la frontiera belga. A Parigi si costituì il 30 settembre un governo polacco in esilio.

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Parte II, Capitolo IV, Paragrafo II: Il Patto d’Acciaio

Preliminari

Pur preparando l'aggressione contro lo Polonia, Hitler lavorava per rafforzare la sua posizione diplomatica.

Da tempo desiderava firmare con l'Italia un'alleanza militare, ma all'atteggiamento di Mussolini alla conferenza di Monaco lo aveva deluso.

Nel corso dell'estate del 1938, von Ribbentrop aveva proposto all'Italia di trasformare il patto anti-Komintern in una triplice alleanza difensiva. Nell'ottobre del 1938, von Ribbentrop durante il suo viaggio a Roma aveva prospettato nuovamente questa sua proposta, dichiarando in maniera esplicita che il conflitto con le democrazie sarebbe scoppiato nel settembre del 1939. Mussolini in quell'occasione rifiutò, ma cambiò opinione nel dicembre del 1938.

Da quel momento e iniziarono dei negoziati: Ciano sperava di ottenere una garanzia per il Tirolo meridionale, appartenente all'Italia dal 1920, ma abitato da cittadini di lingua tedesca. L'annessione della Cecoslovacchia avvenuta il 15 marzo irritò profondamente l'opinione pubblica italiana, tanto che Mussolini ritenne di abbandonare il progetto di alleanza. Ma cambiò di nuovo idea alla fine di marzo, dichiarandosi al gran consiglio fascista assolutamente fedele all'asse. Peraltro il successo ottenuto in Albania cancellò l'umiliazione causata dal colpo di forza tedesco, concertato a sua insaputa. L'Italia si gettava così nelle braccia della Germania. Tuttavia il 2 aprile il Giappone rifiutò di aderire ad un'alleanza militare: si trattava quindi di una alleanza italo-tedesca.

 

La conclusione del trattato

 

Nel maggio del 1939 Mussolini, preoccupato dai preparativi tedeschi contro Polonia, decise di affrettare la conclusione del trattato. Diedi istruzioni precise a ciano di insistere sul fatto che l'Italia non voleva entrare in guerra prima del 1943, dal momento che prima era necessario pacificare l'Albania dell'Etiopia, rafforzare l'esercito, far rientrare dalla Francia la maggior parte degli italiani che vi lavoravano e infine spostare l'industria dalla pianura padana verso sud.

Ci fu un incontro fra i due ministri degli esteri a Milano nei primi di maggio. I tedeschi insistevano sull'urgenza della risoluzione del problema di Danzica, mentre gli italiani sul rifiuto di entrare immediatamente in guerra. Fu però stabilito un progetto di patto, in cui il testo sarebbe stato firmato a Berlino successivamente. Questo trattato è conosciuto sotto il nome di patto d'acciaio: si trattava di un trattato offensivo, dove era anche previsto un rafforzamento della cooperazione militare fra i due paesi. In questo trattato era chiaro che la politica italiana si metteva alle dipendenze della politica tedesca.

La questione del Tirolo meridionale

nel trattato non si parlava del Tirolo meridionale. Per questo furono avviati dei negoziati, che portarono ad un accordo nel luglio del 1939 dove si stabiliva che i tirolesi di lingua tedesca avrebbero potuto portare per la nazionalità italiana o l'emigrazione in Germania. Inoltre veniva concessa alla Germania una zona franca Trieste, che gli assicurava anche grossi vantaggi commerciali.

Hitler voleva estendere questo sistema firmando anche dei patti di non aggressione con diversi paesi. Norvegia, Svezia e Finlandia rifiutarono, mentre la Danimarca, la Lettonia e l'Estonia accettarono.