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domenica 11 aprile 2010

Il Crollo dell’Italia

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Image via Wikipedia

La sconfitta italiana

Parallelamente agli inizi del risollevamento francese, si assistette alla fine dell'Italia di Mussolini.

Egli aveva gettato il suo paese in un conflitto nonostante l'avversione dell'opinione pubblica. Avrebbe potuto forse convincere quest'ultima con delle vittorie. Ma invece di Italia, quando si era abbattuta senza l'aiuto della Germania, in Libia, in Grecia o in Etiopia, aveva subito gravi disfatte.

L'Italia inoltre dipendeva fortemente dall'importazione di materie prime dalla Germania, e questa almeno a partire dall'autunno del 1941 destinava all'Italia pochi contingenti. La Germania intanto pensava ad un piano per l'occupazione dell'Italia, che prevedeva la soppressione di re Vittorio Emanuele III. Malgrado il parere sfavorevole dei suoi generali, Mussolini inviò sul fronte russo molte truppe.

Alla fine dell'aprile del 1942, Hitler e Mussolini si incontrarono vicino Salisburgo per preparare un attacco su Malta, idea che poi fu abbandonata in giugno. In quel tempo, Mussolini era scoraggiato e l'antifascismo in Italia si stava largamente diffondendo.

In quell'atmosfera, l'offensiva del generale Montgomery e l'occupazione alleata dell'Africa del Nord produssero un effetto disastroso sul morale italiano. Il 30 gennaio del 1943, Mussolini sostituì il capo di stato maggiore generale, decisamente filo-tedesco, con il generale Ambrosio; all'inizio di febbraio allontanò suo genero il conte Ciano dal ministero degli esteri. All'inizio del maggio 1943, durante la battaglia di Tunisia, Hitler e Mussolini si incontrarono ancora una volta a Salisburgo. Ma questa riunione fu un fiasco. Mussolini era cosciente che l'asse Italia-Germania si era rotto.

Gli italiani tirano fuori l'idea che occorreva assolutamente fare la pace con i russi. Durante l'incontro, il 7 maggio Tunisi era caduta in mano agli alleati. Era anche l'inizio della disfatte italiana, che precipitò. Il 10 luglio infine, gli alleati sbarcarono in Sicilia, dove la resistenza crollò rapidamente.

Le dimissioni di Mussolini

Il 19 luglio ebbe luogo a Feltre un nuovo incontro fra Hitler e Mussolini. Il generale Ambrosio chiese invano a Mussolini di spiegare di Hitler che l'Italia aveva bisogno di fare la pace. Il silenzio del duce convinse Ambrosio che Mussolini doveva essere allontanato dalla guida del governo. Anche il re era deciso a congedare Mussolini.

Al ritorno da Feltre Mussolini accettò di riunire, per la prima volta dopo il dicembre del 1939, il Gran Consiglio del fascismo. La riunione ebbe luogo il 24 luglio e dopo una notte serrata di dibattito, Mussolini cercò senza convinzione di difendere la politica di alleanza con la Germania. Ma la maggioranza dei membri del Consiglio votarono una risoluzione contraria Mussolini.

Nel pomeriggio del 25 luglio, il re convocò Mussolini e il annunciò che affidava il potere al maresciallo Badoglio. All'uscita del palazzo reale, Mussolini fu arrestato. Era un vero e proprio colpo di Stato.

I negoziati di armistizio

Badoglio costituì un gabinetto tecnico e dichiarò con grande malcontento della popolazione che l'Italia avrebbe continuato La guerra. In realtà egli voleva far uscire l'Italia dal conflitto e, al tempo stesso, voleva evitare la reazione tedesca.

Sperava di mitigare le clausole della capitolazione, promettendo agli alleati un rovesciamento di posizione e la partecipazione alla lotta contro la Germania. Da parte alleata ci si interrogava per sapere se si dovesse accettare di negoziare con un governo diretto da uno dei protagonisti del regime fascista e dal re Vittorio Emanuele.

C'era una certa resistenza in proposito negli Stati Uniti, ma il segretario di Stato Cordell Hull, accettava Badoglio come interlocutore. Roosevelt seguì quindi questa linea. D'altra parte Churchill era desideroso di veder mantenuto in Italia un governo monarchico.

Le prime aperture italiane furono fatte il 4 agosto a Lisbona dal marchese Lanza d'Ajeta. Questi intendeva spiegare agli alleati che l'Italia desiderava la pace, ma doveva fingere di continuare la guerra. A questo scopo il generale Ambrosio incontrò Von Ribbentrop e Keitel il 6 agosto. Ma quest'ultimo rifiutò di ammettere il rimpatrio delle truppe italiane dalla Francia e dalla Croazia. Inoltre, nonostante l'opposizione degli italiani, i tedeschi fecero entrare numerose truppe nell'Italia del nord. Nonostante le lamentele, gli italiani affermarono che l'Italia era risoluta a continuare la guerra.

Il 5 agosto un diplomatico italiano a Tangeri, aprì i negoziati di armistizio propriamente detti. Inglesi e americani si misero d'accordo per esigere una capitolazione senza condizioni, lasciando intendere che una volta firmata, le condizioni sarebbero state meno dure, quanto più l'Italia avesse collaborato alla lotta contro i tedeschi.

Il 15 agosto il capo dello Stato maggiore del generale Ambrosio si recò a Madrid come plenipotenziario e incontrò l'ambasciatore britannico. Roosevelt e Churchill inviarono allora due negoziatori. Questi avevano redatto un testo di armistizio breve e senza condizioni, ma promettevano di dare o ogni appoggio alle forze italiane che si fossero battute contro la Germania. Un altro testo più dettagliato, l'armistizio lungo, veniva contemporaneamente preparato dei due governi.

Il 19 agosto i due emissari alleati incontrarono Castellano, che partì per Roma con le clausole militari della capitolazione. Un altro emissario italiano si recò la settimana successiva a Lisbona per chiedere l'invio di una divisione aerotrasportata alleata nei dintorni di Roma.

Infine il 31 agosto gli alleati diedero tempo fino alla mezzanotte del 1 settembre per accettare l'armistizio e Eisenhower promise l'invio di una divisione aerotrasportata a Roma. Castellarano si recò a Roma per consultare il suo governo e tornò il 3 settembre a firmare l'armistizio nei pressi di Siracusa.

Il giorno stesso, all'alba, l'ottava armata britannica sbarca la nell'Italia continentale. L'armistizio non doveva essere annunciato che l'8 settembre, dopo l'arrivo della divisione aerotrasportata vicino a Roma. Ma nello stesso giorno i tedeschi si impossessarono degli aeroporti della zona romana; Eisenhower decise di annullare l'operazione e rifiutò di rinviare l'annuncio dell'armistizio che fu dato ugualmente. I tedeschi allora investirono Roma, dalla quale fuggirono il governo Badoglio e la famiglia reale, che arrivarono a Brindisi il 10 settembre. La resistenza italiana ai tedeschi nei dintorni di Roma cessò l'11 settembre e le truppe tedesche continuarono la loro avanzata verso l'Italia meridionale.

La reazione tedesca

il 25 luglio uno dei membri della Gran Consiglio del fascismo, Farinacci fuggì da Roma per recarsi da Hitler, che era addolorato per la caduta di Mussolini, che considerava suo modello e maestro. Decise di ristabilire il regime fascista in Italia e le truppe tedesche affluirono attraverso il Brennero. Il 10 settembre Hitler pronunciò un discorso in cui si lamentò del tradimento italiano, ma fece un elogio di Mussolini, che il 12 fu liberato nella Gran Sasso negli Abruzzi e condotto in Germania. Il 15 settembre Mussolini dichiarò che riprendeva la direzione del fascismo italiano e pochi giorni dopo creò la Repubblica sociale italiana, in cui al centro era La cittadina di Salò sul lago di Garda. Il potere effettivo della nuova Repubblica fu affidato a fascisti fanatici.

D'altra parte Hitler approfittò del crollo italiano per annettere alla Germania Trieste e gli stia, oltre al Tirolo del sud, il Trentino e il bellunese. L'Italia doveva ugualmente abbandonare anche la Dalmazia in favore della Croazia e rinunciare a tutte le sue pretese sulla Francia.

Hitler pretese anche una punizione esemplare per il votanti della mozione che aveva messo in minoranza nel gran consiglio Mussolini, che dovette far arrestare suo genero. Questi l'11 gennaio fu condannato a morte e fucilato, insieme ad altri dissidenti del consiglio.

Le truppe alleate entrarono a Roma il 4 giugno del 1944, 2 giorni prima dello sbarco in Normandia.

Mussolini nell'aprile del 1945 venne catturato dai partigiani e fucilato vicino al Lago di Como il 28 aprile.

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Il “Nuovo Ordine” in Europa

Capitolo VII, Paragrafo I

La volontà di Hitler era senza dubbio quella di dominare l'Europa. Ma alla sua politica presentò delle differenze considerevoli a seconda dei paesi presi in considerazione.

La Germania aveva annesso zone molto estese: l'Austria, il territorio dei Sudeti, la parte occidentale della Polonia (la parte orientale era invece occupata dall'Urss), il territorio di Danzica, Memel, l'Alsazia-Lorena, la Slovenia settentrionale e, dopo la disfatta italiana, anche Trieste e il Tirolo italiano.

Alcuni paesi erano soggetti al suo protettorato: la Boemia e la Moravia, la parte occidentale della Polonia non ammessa. E altri erano semplicemente occupati, ma erano trattati in modo molto diverso.

I paesi occidentali, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca e, in misura minore, la Norvegia godevano di un trattamento abbastanza favorevole.

Al contrario Serbia, Grecia, Polonia e tutti territori sovietici occupati erano invece soggetti ad un'occupazione estremamente dura. Altri paesi invece come la Spagna, l'Italia, l'Ungheria, la Bulgaria, la Romania, la Slovacchia, la Croazia e la Finlandia erano amici o alleati della Germania.

Solo tre paesi dell'Europa continentale sfuggivano completamente alla sua autorità: il Portogallo (tradizionalmente vicino all'Inghilterra), la Svizzera (neutrale) e la Svezia. L'Irlanda era rimasta neutrale.

La volontà di Hitler di dominare l'Europa si tradusse in diversi metodi che andavano dalla firma di un trattato, all'occupazione militare e all'attività poliziesca. Il carattere più comune della dominazione nazista fu la terribile persecuzione intrapresa contro gli ebrei che furono massacrati in parecchi milioni e l'invio degli oppositori in campi di concentramento.

Il patto tripartito

Il patto tripartito fu firmato il 27 settembre del 1941 a Berlino da Germania, Italia Giappone. Sul piano europeo, prevedeva la costruzione di un "nuovo ordine europeo" guidato da Germania Italia, e il diritto per queste due potenze ad avere in Europa lo "spazio vitale" che sarebbe loro convenuto.

In generale paesi occupati, presentavano soprattutto dei vantaggi per la macchina da guerra tedesca. In essi Hitler vi trovava le materie prime, i viveri e soprattutto la manodopera. Le pesanti indennità di occupazione gli permettevano di regolare a suo piacimento l'economia dei territori e di alleviare le finanze tedesche. L'adesione al patto tripartito fu per Hitler uno dei criteri di fedeltà all'ordine nuovo.

Quando la Germania attaccò l'Urss, un certo numero di paesi satelliti dichiararono guerra a quest'ultima sin dalla fine di giugno del 1941: Italia, Slovacchia, Ungheria e Romania. La Finlandia si unì nella lotta senza però allearsi con la Germania. La propaganda per la "crociata anti-bolscevica" diventò uno dei temi principali in tutti paesi filotedeschi.

L'Ungheria

Dopo il 1938 l'orientamento dell'Ungheria era nettamente filo-tedesco. Gli ungheresi avevano beneficiato di quest'atteggiamento e annesso, poco dopo la conferenza di Monaco, il sud della Slovacchia (novembre 1938), la Rutenia subcarpatica (marzo 1939, immediatamente dopo la dissoluzione dello stato cecoslovacco) e i due terzi della Transilvania (agosto 1940, ai danni della Romania occupata dai tedeschi) e infine dei territori jugoslavi (aprile 1941, in occasione dell'invasione tedesca di questo paese).

Tuttavia il capo della Stato ungherese evitava di impegnarsi a fondo nella guerra e predicava una decisa politica antisemita.

Nell'aprile del 1941 vi fu un avvicendamento di governo, che garantì una politica di maggiore sottomissione alla Germania. Infatti l'Ungheria dichiarò guerra alla Russia sin dal 27 giugno del 1941. A ciò valse all'Ungheria una direzione di guerra della Gran Bretagna nel dicembre del 1941 e la rottura delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti. Quando, poco più tardi, gli Stati Uniti entrarono in guerra, Hitler spinse i governi ungherese, bulgaro perlomeno a dichiarare guerra a questo paese.

Il nuovo capo di Stato ungherese tuttavia cercò di ridurre al minimo la partecipazione ungherese alla guerra. Per questa ragione nel marzo del 1942 fu costretto a rassegnare le dimissioni e fu sostituito da Kallay. Questo comporta un cambiamento completo della politica estera ungherese.

Kallay infatti si adoperò personalmente per far uscire il paese della guerra e di concludere un armistizio con gli alleati. Ma temendo di veder i tedeschi costituirono una specie di blocco romeno-croato-slovacco diretto contro l'Ungheria, per altro abbastanza simile alla vecchia Piccola Intesa, Kallay cercò di ottenere contro questa coalizione l'appoggio italiano e si recò a Roma nell'aprile del 1943.

Ma Mussolini in quella fase era ormai troppo debole per resistere seriamente alla Germania. Inoltre cercò anche di stabilire dei contatti ufficiosi con i diplomatici anglosassoni ad Istanbul, accettando anche l'idea di una resa senza condizioni. Le stesse proposte furono anche trasmesse alla Russia nel settembre del 1943. L'ambasciatore britannico ad Istanbul con un i colla risposta degli alleati: la capitolazione ungherese a dover essere tenuta segreta. L'Ungheria doveva ridurre progressivamente la sua cooperazione militare ed economica con la Germania, promettere di resistere ad un eventuale occupazione militare da parte dei tedeschi e lasciar passare ieri alleati sul territorio ungherese. Si sarebbero dovuti, in un secondo momento, impegnare ad attaccare i tedeschi. Questo tentativo per uscire dalla guerra fallì. Nell'aprile del 1943, Hitler aveva protestato energicamente contro la politica del governo Kallay.

Così alla fine di febbraio del 1944 la Germania reclamò il diritto di passaggio attraverso l'Ungheria di 100.000 soldati diretti al fronte russo. Il governo esitò credendo che queste truppe fossero in effetti destinate ad occupare l'Ungheria. Così Horthy, presidente ungherese, accettò di incontrare Hitler a Berchtesgaden. Questi gli fece una violenta scenata e pretese una completa cooperazione militare d'economica e severe misure contro gli ebrei. Ma Horthy rifiutò. Così nella notte fra il 18 19 marzo le truppe tedesche entrano in Ungheria, senza che fosse possibile una resistenza. Quando Horthy tornò Budapest, ormai l'Ungheria era già occupata dai tedeschi.

L'11 ottobre del 1944 fu firmato a Mosca un armistizio e il 15 venne reso pubblico. A quel punto i tedeschi insediarono un governo formato dal partito della "Croce Frecciata". Il nuovo regime durò però solo alcuni mesi e fece regnare il terrorismo Ungheria.

 

La Romania

La Romania e la Bulgaria furono i due principali alleati della Germania nell'Europa balcanica. Nel settembre del 1940, re Carol di Romania aveva invano cercato di dissipare la diffidenza di Hitler e fu obbligato ad abdicare. A quel punto divenne dittatore della Romania Antonescu, che sviluppò una politica apertamente filo-tedesca e una campagna antisemita. Aprì il suo paese tedeschi, gli consegnò i campi petroliferi rumeni e dichiarò guerra alla Russia sin dal 22 giugno del 1941.

Il suo scopo sembra sia stato quello di convincere Hitler che il secondo arbitrato di Vienna (agosto 1940) doveva essere annullato e l'intera Transilvania riunita alla Romania (l'arbitrato aveva di fatto spartito le zone contese della Romania, tra cui la Bessarabia).

Le vittorie russe dell'inverno 1943-1944 misero La Romania in una situazione difficile. Gli avversari del dittatore Antonescu cercarono di negoziare con gli alleati e fu inviata una delegazione segreta al Cairo dove nell'aprile del 1944 ebbero luogo i primi negoziati di armistizio. Molotov annunciò pubblicamente l'unione sovietica non aveva alcuna rivendicazione territoriale verso la Romania, ad eccezione della Bessarabia e della Bucovina del Nord.

Mentre l'armata Rossa penetrava in territorio rumeno, ebbe luogo a Bucarest un colpo di Stato (agosto 1944) che accelerò definitivamente l'avanzata dei sovietici. La Romania accettò le condizioni di armistizio alleate e lo stesso giorno il giovane re Michele fece arrestare Antonescu e costituì un nuovo governo.

 

La Bulgaria

Re Boris di Bulgaria scelse il campo tedesco durante il 1940. La Bulgaria, dove le simpatie filo-russe erano notevoli, non dichiarò guerra alla Russia nonostante la pressione dei nazisti. I bulgari, che avevano firmato nel 1941 un trattato di non aggressione con la Turchia, si limitarono ad occupare la macedonia jugoslava e la Tracia.

Alla fine di agosto del 1943 morì re Boris, cui successe suo figlio di soli sei anni. Il principale reggente era molto favorevole ai nazisti: per cui fu costituito un nuovo governo che dette una svolta alle relazioni con la Germania. Tra l'agosto e l'ottobre del 1944 situazione era molto confusa. Il governo reclamò la partenza delle truppe tedesche ed inviò un emissario al Cairo. Temendo di essere escluso dai negoziati, dichiarò guerra Germania il 5 settembre. Tuttavia l'armata Rossa aveva invaso La Bulgaria il 9 settembre. Vi fu un solo definitivo armistizio firmato a Mosca per conto dei tre alleati.

 

La Jugoslavia e l'Albania

Quando fu sconfitta La Jugoslavia, re Pietro II andò in esilio a Londra con il suo governo. Sul territorio jugoslavo furono costituiti due principali movimenti di resistenza. Da una parte, il generale serbo Mihailovic, poco propenso ad azioni di guerriglia e decisa conservare le sue forze intatte per appoggiare un eventuale sbarco alleato. Questa soluzione era voluta dal governo in esilio a Londra, per questo abbandonò praticamente qualsiasi operazione militare.

Un altro movimento di resistenza si era invece sviluppato sotto la guida del segretario generale del partito comunista, che dei primi della guerra aveva assunto il nome di Tito. Egli aveva costituito il "Movimento dei partigiani". Questi partigiani riuscirono a sette mettere le mani sulla maggior parte delle armi abbandonate dalle truppe italiane di occupazione dopo l'armistizio dell'Italia nel settembre del 1943.

Tito fu anche moderatamente appoggiato dai russi. Ben presto però entrò in opposizione a Mihailovic, così il comitato nazionale di Tito decise di inviarono una delegazione al Cairo per negoziare con il governo Di Pietro II.

Il re era assai contraria Tito e rifiutò di ricevere una delegazione. Così il 23 dicembre del 1943 il comitato nazionale jugoslavo proclamò la decadenza del governo e accusò il generale Mihailovic di essere in contatto con le autorità tedesche. A partire da questa data la tensione fra re Pietro II e il maresciallo Tito divenne estrema. Nel maggio del 1944 re Pietro II affidò l'incarico di formare un nuovo governo, che tentò di raggiungere un accordo con Tito.

Nel giugno del 1944 si recò in Jugoslavia per incontrarlo. Contemporaneamente il governo britannico faceva sapere che ritirano le proprie appoggio a Mihailovic a causa della sua collaborazione con i tedeschi.

Fu firmato un accordo fra Tito e Subasic, primo ministro del governo in esilio, il 31 agosto in vista della liberazione della Jugoslavia.

Alla conferenza anglo-sovietica di Mosca nell'ottobre del 1944, russi e inglesi si misero d'accordo per trovare una soluzione difficoltà interne di questo paese. Il maresciallo Tito si trovava Mosca durante la conferenza. E’ durante questa stessa conferenza, che russi e partigiani liberarono Belgrado. Vi è da rilevare che la Jugoslavia e l'unico paese che si liberò con le sue sole forze.

Il governo croato, rimasto fedele alla Germania, tentò invano di resistere all'avanzata dei partigiani. Dopo la disfatta italiana, i nazisti presero in mano l'amministrazione dell'Albania. Nel giugno del 1944 tentarono inutilmente di eliminare guerriglieri comunisti guidati da Hoxha. Nel novembre del 1944 quest'ultimo entrò nella capitale liberata e di costituì un governo comunista.

 

L'Europa occidentale

In Europa occidentale si tenta di stabilire un nuovo ordine come riforme. A partire dal 1942 l'occupazione divenne più dura. Hitler aveva creduto di vincere qualche mese con guerra lampo, cosa che gli era ben riuscita almeno fino a quella data. La resistenza dei sovietici lo obbligò a lanciarsi nel 1942 e soprattutto dal 1943 nella guerra totale.

Alla Germania occorreva utilizzare molto più sistematicamente le risorse dei paesi occupati. Così gli attentati anti-tedeschi si moltiplicarono provocarono violente rappresaglie. Il Belgio e il nord della Francia erano soggetti al comando tedesco. Il governo danese si sforzava di limitare per quanto possibile la collaborazione con le autorità tedesche. In Norvegia fu creato un governo satellite, che però ebbe contro la stragrande maggioranza la popolazione. Il re di Norvegia si era rifugiato peraltro Londra con il suo governo e una gran parte della flotta mercantile norvegese si era messa a disposizione degli alleati.

La situazione dei Paesi Bassi era simile, poiché la regina Guglielmina si trovava anch'essa Londra. I re del Belgio Leopoldo III era rimasto in patria, considerandosi prigioniero dei tedeschi, con i quali rifiutava di collaborare.

La situazione Francia era molto differente per il fatto dell'esistenza del governo di Vichy. Dopo il ritorno al potere di Laval, il governo di Vichy aveva accentuato la sua politica di collaborazione.

Tuttavia nonostante fosse filo-tedesco, sembra che Laval abbia cercato fra il novembre del 1942 l'aprile del 1943 di evitare una collaborazione militare diretta con la Germania. L'occupazione della zona libera da parte della Germania (novembre 1942) e la ripresa della lotta nel resto dell'impero francese ridusse quasi a zero l'autorità del governo di Vichy. Le sue relazioni diplomatiche con l'estero si erano progressivamente rotte tanto che a partire dal 1943 si può dire che la Francia occupata non avesse più una politica estera propria. Il governo di Vichy dovette sparire con la liberazione della Francia e con la rimozione del maresciallo Pétain, condotto in Germania contro la sua volontà nel mese di agosto del 1944.

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domenica 14 marzo 2010

L’attacco tedesco contro l’Unione Sovietica

Parte II, Capitolo V, Paragrafo VI

La decisione di Hitler.

Il 12 e il 13 novembre del 1940, come detto, ebbe luogo l'incontro fra Molotov e Von Ribbentrop a Berlino. Fin dal 12 novembre era stata firmata una direttiva militare che abbandonava l'idea di uno sbarco immediato in Inghilterra e prevedeva un'accentuazione della spinta italo-tedesca nel Mediterraneo. Il fallimento dell'incontro fra Ribbentrop e Molotov, confermato peraltro dalla lettera che quest'ultimo inviò il 25 novembre precisando la volontà dell'unione sovietica relativamente agli allegati segreti, convinse Hitler a pensare in maniera più precisa ad una guerra contro la Russia. Non è sufficiente spiegare questa operazione solo per il suo odio contro il comunismo. Vi era il desiderio di abbattere un rivale, ma soprattutto La guerra contro la Gran Bretagna andava per le lunghe e diventava essenziale assicurarsi il controllo delle materie prime e i viveri necessari. Il progetto di guerra contro l'Urss si collocava nel piano più generale di Hitler in modo molto logico: non derivava da un colpo di testa. Pertanto nei primi di dicembre del 1940 ordinò di preparare un'offensiva da scatenarsi per il 15 maggio del 1941 (ritardata poi successivamente per intervenire in Jugoslavia e Grecia).

I dirigenti tedeschi si sforzavano così di mascherare il più possibile lo spostamento della Wermacht verso est. Il colpo di stato jugoslavo ritardò di circa cinque settimane l'operazione.

L'operazione Barbarossa venne definitivamente fissata per il 22 giugno. Nel corso dei mesi di maggio e giugno tutte le notizie che arrivavano in Inghilterra e negli Stati Uniti indicavano che un attacco tedesco contro i sovietici era imminente. Da parte sua, Stalin era riuscito a ottenere la neutralità del Giappone, verso cui moltiplicò i tentativi per allontanarlo dalla guerra.

I sovietici da parte loro accettarono le pretese tedesche sul tracciato delle frontiere tedesco-sovietiche in Polonia (aprile 1941) e riconobbero ufficialmente il governo favorevole alla Germania insediato in Iraq (maggio 1941). Stalin in persona assunse nel maggio del 1941 la direzione del governo per dimostrare la volontà di continuare la politica filo-tedesca del 1939. La collaborazione dei sovietici proseguì fino all'ultimo.

L'attacco tedesco (22 giugno 1941).

Tutti questi eventi non modificarono La decisione di Hitler. Così il 2 giugno Hitler incontrò Mussolini al Brennero. Il 12 giugno fu dato ordine alle navi tedesche di abbandonare i porti sovietici. Furono rafforzate le guarnigioni tedesche in Finlandia in Romania. Gli inglesi e gli americani moltiplicarono gli avvertimenti ai sovietici e questi ultimi adottarono diverse misure militari segrete di carattere difensivo.

La sera del 21 giugno fu fatto un passo distensivo tentato dei russi nei confronti dei tedeschi, ma era ormai troppo tardi. Il 22 giugno, al mattino, le truppe tedesche attaccarono l'unione sovietica. I pretesti principali forniti per questa aggressione erano: la minaccia che le truppe sovietiche facevano pesare sulla Germania, la propaganda del Komintern, la firma del trattato di amicizia sovietico-jugoslavo ante trattato al 5 aprile.

Ormai la guerra terrestre, che sin qui si era limitata a campagne fulminanti, avrebbe cambiato carattere. Hitler aveva impegnato le sue forze in una delle guerre più terribili della storia.

 

Parte II, Capitolo V, Paragrafo III: La disfatta della Francia e l’armistizio

La disfatta militare

il 10 maggio del 1940 Hitler lanciò la grande offensiva militare contro Olanda, Belgio e Francia. La disfatta anglo-francesi sul continente era certa.

La prima sconfitta subita dai francesi avvenne fra il 10 e il 14 maggio, determinando l'esito negativo di tutte le operazioni successive.

I tedeschi riportarono due successi decisivi: gli olandesi deposero le armi il 15 maggio; le truppe tedesche penetrarono dal 14 al 16 maggio nel verde in, rompendo il fronte francese. Infatti i francesi attendevano, com'era accaduto nella prima guerra mondiale, una penetrazione tedesca dal confine belga. A tal fine era stata predisposta la linea Maginot, mentre le truppe francesi unitamente alle quattro divisioni britanniche si erano disposte lungo il confine belga. Si riteneva improbabile che le truppe tedesche potessero penetrare attraverso la regione montuosa del bene. Dopo l'attacco sorpresa del 16 maggio, il generale Gamelin dichiarò che Parigi poteva essere presa in serata. La folgorante rapidità con cui le truppe tedesche operarono lo sfondamento, testimoniava la superiorità tedesca in fatto di armamenti, oltre che una migliore padronanza dell'uso dell'aviazione. Nonostante gli sforzi fatti dalla Francia negli anni 30, lo stato maggiore francese era rimasto fermo ad una concezione difensiva e classica. Il presidente francese Raynauld, contraria generale Gamelin, nominò questo punto il generale Weygand comandanti in capo delle operazioni belliche.

La seconda fase durò dal 19 maggio fino ai primi di giugno. Lo sfondamento tedesco aveva diviso le due linee difensive: il grosso delle truppe francesi era rimasto tagliato fuori in Belgio, mentre le truppe meno equipaggiate erano rimaste in territorio francese. Nonostante gli sforzi l'operazione fallì, portò alla resa incondizionata dell'esercito belga avvenuta il 28 maggio.

 

La terza fase fu il tentativo disperato del generale Weygand di organizzare una linea difensiva lungo il fiume insomma. Ma le divisioni francesi a disposizione erano male armate e inferiori di numero alle divisioni tedesche. La battaglia durò fino al 5 giugno, quando questo fronte fu definitivamente rotto dalle truppe tedesche. Il governo abbandonò Parigi il 10 giugno, lo stesso giorno in cui l'Italia entrò in guerra.

Parallelamente a questa evoluzione militare, la diplomazia tentava di concentrarsi su due punti: il rafforzamento degli effettivi e l'intervento dell'aviazione inglese, l'atteggiamento dell'Italia.

Le richieste di aiuto all'Inghilterra

All'indomani del 13 maggio, Churchill dopo aver scoperto che la Francia non disponeva di alcuna riserva generale, decise prudentemente di rimpatriare il corpo di spedizione britannico. Tuttavia il premier britannico diede a Reynaud la figurazione che se uno dei due paesi fosse caduto nella lotta, l'altro non lo avrebbe abbandonato. Vide anche il maresciallo Pétain, il cui atteggiamento era orientato verso una pace separata. Ma la risoluzione inglese era quella di proseguire i combattimenti ad ogni costo. Churchill il 4 giugno pronunciò di fronte al Parlamento un discorso celebre, nel quale dichiarava che la Gran Bretagna non si sarebbe mai resa. Per il 6 giugno annunciò l'arrivo in Francia di due nuove divisioni britanniche. Ma da quel momento le domande francesi di soccorso non furono più soddisfatte.

Ultimi negoziati con l'Italia

L'entrata in guerra dell'Italia a fianco della Germania, fu praticamente decisa nel corso dell'incontro tra Hitler e Mussolini al Brennero, il 18 marzo del 1940.

Il presidente francese, vedendola situazione che peggiorava, provò a contattare l'Italia offrendo amplissime concessioni territoriali nelle colonie. Il 26 maggio il presidente Roosevelt indirizzò a Mussolini un messaggio nel quale gli proponeva di divenire intermediario fra le richieste del governo italiano e quello francese e inglese.

Una volta trovata la soluzione, Roosevelt avrebbe garantito il nome degli Stati Uniti che dopo la guerra sarebbero stati raccordati all'Italia quei compensi territoriali promessi perché questa non entrasse nella lotta. Il governo italiano, peraltro, memore dell'accordo di Londra del 1915 mai onorato dagli alleati, non aveva fiducia in questo genere di promesse. Tuttavia ciano, rispose con un rifiuto. Con una lettera Mussolini comunicò a Hitler il 25 maggio, che l'Italia sarebbe entrata in guerra dopo il 5 giugno. Il Consiglio dei Ministri francese indirizzò allora la sera del 27 maggio un progetto di massicce concessioni agli italiani. Sarebbero stati ceduti degli immensi territori a spese dell'Africa equatoriale francese, assurdo della Libia e nel golfo di Guinea. Si aggiunsero anche cessioni della costa francese dei somali e della ferrovia di Addis Abeba.

Questo piano però fu aspramente criticato dal governo britannico, soprattutto per l'effetto morale che concessione di questo tipo avrebbero avuto in Francia e in Inghilterra.

L'entrata in guerra dell'Italia

Di fronte a questo posizione, il progetto fu abbandonato prima di essere sottoposto all'Italia. Infine fu deciso il 31 maggio di avviare un'ulteriore offerta di trattative all'Italia, concepita però in termini molto più vaghi. Lo stesso giorno il presidente Roosevelt fece un nuovo passo. Minacciò che l'intervento italiano avrebbe portato autunno aumento della produzione americana di armamenti. Tuttavia questi tentativi non ottennero risultati. Mussolini aveva inviato a Hitler una lettera in cui gli annunciava l'entrata in guerra dell'Italia per il 5 giugno, ma Hitler di risposte domandandogli di ritardare alcuni giorni. Ci si accordò quindi per l'11 giugno. La dichiarazione di guerra fu notificata il 10 giugno all'ambasciatore francese da ciano, che dichiarò che si trattava di un colpo di pugnale inferto ad un uomo in terra.

 

Sebbene il trattato anglo-franco-turco implicasse un intervento di quest'ultimo paese se la guerra si fosse stessa nel Mediterraneo, la Turchia non osò intervenire. Fu nominato ambasciatore ad Ankara sin dall'aprile del 1939 Von Papen per ottenere la neutralità della Turchia. Quest'ultima firmò con la Germania un trattato di non aggressione nel giugno del 1941 e un'importante trattato di commercio nell'ottobre del 1941, ma la Germania non riuscì a portare la Turchia in guerra contro l'Urss.

Negoziati anglo-francesi per l'armistizio

a partire dal 10 giugno, l'esercito francese era sconfitto. Il problema principale era quello di sapere quali sarebbe stato l'atteggiamento dei governi francese e britannico.

Le principali deliberazioni del governo francese ebbero luogo fra il primo e il 16 giugno. Nel frattempo il governo si era installato nella regione di Tours. L'11 giugno ebbe luogo un consiglio supremo inter-alleato. Churchill incontrò l'presidente francese, Weygand, Pétain, de Gaulle. Il generale Weygand reclamò ancora una volta l'intervento di squadriglie inglesi. Ma Churchill rifiutò: era assolutamente necessario mantenere tutte le forze per la difesa della Gran Bretagna. Weygand, a questo punto comprese che l'unica soluzione era l'armistizio. Il problema che si poneva era di sapere se si sarebbe proceduto ad una domanda di armistizio nel quale il governo si sarebbe impegnato, e che avrebbe immobilizzato la flotta e le truppe disponibili nelle colonie e nel nord Africa. Il maresciallo Pétain e Weygand non ammettevano questa seconda soluzione, vietata dal codice francese di giustizia militare. Per costoro il governo doveva rimanere in Francia per difendere il territorio. Al contrario il presidente Reynaud auspicavano la capitolazione dell'esercito e la partenza del governo per l'Africa del nord. Questa soluzione peraltro era la sola conforme al trattato anglo-francese stipulato il 28 marzo del 1940; questo prevedeva che non ci sarebbe stato né armistizio né pace separata. Inoltre questa soluzione avrebbe avvantaggiato l'Inghilterra, perché la flotta francese avrebbe continuato la lotta così come anche le divisioni d'oltremare. Ma ciò presentava un grave pericolo: le divisioni che stanziava no in Africa del Nord erano state trasportate in Francia. Queste erano mediocremente addestrate e male armate. Inoltre gli alleati pur avendo una supremazia sul mare, soprattutto nel Mediterraneo la loro aviazione era quasi inesistente. Ora il generale Franco, almeno in apparenza, era favorevole all'asse. Senza dubbio non avrebbe potuto impedire l'avanzamento delle truppe tedesche in Spagna, per poter sbarcare nell'Africa francese. Si sarebbe potuto prevenire questi invasione occupando il Marocco spagnolo. Ma questo avrebbe trascinato la Spagna in guerra. Questo fu alla base delle esitazioni degli uomini di governo francese.

Gli ultimi consigli supremi intera alleati

Churchill seguitava a mantenere contatti con il governo francese. Quando il 12 giugno al mattino, dovendo ripartire per l'Inghilterra, egli aveva ottenuto dall'ammiraglio Darlan l'assicurazione che la flotta francese non sarebbe mai caduta in mano ai tedeschi. Il presidente francese per altro aveva chiesto a Churchill quale sarebbe stato l'atteggiamento della Gran Bretagna nel caso in cui si verificasse il peggio, ottenendo da quest'ultimo la garanzia che l'Inghilterra avrebbe resistito fino all'ultimo ad Hitler.

A questo punto il presidente francese Raynaud decise di inviare un messaggio al presidente Roosevelt, nel quale si appellava adesso per ottenere tutto l'aiuto possibile il carattere non militare. Roosevelt peraltro gli rispose il 13 giugno incoraggiandolo a continuare la lotta. In un secondo messaggio egli chiedeva esplicitamente agli Stati Uniti un intervento militare mettendoli di fronte alle loro responsabilità per la difesa della civiltà occidentale. Churchill appoggiava in pieno peraltro Paul Raynaud.

Prima di prendere qualsiasi ulteriore decisione il presidente francese attendeva la risposta di Roosevelt.

Questa arrivò il 13 giugno, ma fu piena di simpatie, ma negativa. Il presidente Roosevelt insisteva in maniera pressante affinché la Francia continuasse la sua lotta in Africa del Nord.

Le due note inglesi

l'Inghilterra fece allora due passi successivi. L'ambasciatore inglese consegnò al presidente francese due messaggi. Il primo ricordava che l'accordo stipulato il 28 marzo impegnava tutto il governo francese. L'Inghilterra dava al suo consenso ad una richiesta delle condizioni tedesche di armistizio, solo condizione che la flotta francese fosse immediatamente inviata nei porti britannici. Il secondo reclamava che il governo inglese fosse consultato prima che qualsiasi condizione di armistizio fosse ricevuta. L'Inghilterra mandava l'invio dell'aviazione in Africa del Nord o in Inghilterra, e che le truppe polacche, belliche e cecoslovacche fossero tratte d'impaccio.

Il progetto di unione franco-britannica

queste due note però non furono sottoposte al Consiglio dei Ministri. L'ambasciatore inglese presentò invece un progetto di unione franco-britannica. Questo progetto, discusso da organismi privati sia a Parigi che a Londra, fu lanciato il 14 giugno a Londra. Il gabinetto britannico aveva deliberato su di esso tra il 15 e il 16 giugno. Il generale de Gaulle, arrivato a Londra il 16, lo approvò. Fu lui stesso che telefonò al presidente francese, leggendone il contenuto. La prima reazione di Churchill al testo fu favorevole, tanto che non si oppose.

Si proponeva la creazione di un'unione franco-britannica, laddove non ci sarebbero state più di due nazioni. Sarebbero stati creati degli organismi comuni per la difesa, la politica estera, le finanze degli affari economici. I cittadini francesi avrebbero goduto immediatamente della cittadinanza inglese e viceversa. I due paesi avrebbero condiviso la riparazione dei danni di guerra. Per tutta la durata della guerra ci sarebbe stato un solo gabinetto di guerra dal quale sarebbero dipese tutte le forze militari. I due Parlamento si sarebbero stati associati.

Quanto poteva considerarsi serio questo progetto? Non è facile dirlo. Si sa che se ne discusse, ma il presidente francese Raynauld fini per rassegnare le dimissioni. Il suo successore era il maresciallo Pétain, favorevole ad una domanda immediata di armistizio.

La domanda di armistizio

il maresciallo Pétain costituì il nuovo governo con una lista di fautori dell'armistizio. Per la direzione degli affari esteri scelse Baudouin invece di Laval, che rifiutò di far parte del nuovo governo. Questa scelta era importante perché la Val rappresentava la tendenza della rottura con l'Inghilterra. Infine alle 23:30 un breve Consiglio dei Ministri decise di domandare l'armistizio. A mezzanotte il ministro degli esteri francese convocò l'ambasciatore di Spagna, per chiedere al governo spagnolo di trasmettere il messaggio al governo tedesco. Nel frattempo furono avviati colloqui con gli ambasciatori di Inghilterra e degli Stati Uniti, ai quali il ministro dichiarò che in ogni caso la flotta francese non sarebbe stata consegnata nei tedeschi negli italiani.

Da quel momento i negoziati proseguirono parallelamente: tra la Francia, la Germania e l'Italia, per la conclusione dell'armistizio; tra Francia e la Gran Bretagna, quest'ultimo paese sforzandosi di evitare il peggio.

Le discussioni anglo-francesi

Fin dal 17 giugno Churchill aveva inviato un messaggio personale a Pétain, inviando un caloroso appello perché non consegnassero al nemico la flotta francese. Nel frattempo il 17 giugno dai microfoni della BBC il generale de Gaulle trasmetteva un celebre appello per il proseguimento della lotta. Durante la giornata del 19 giugno si ebbero numerosi incontri del primo Lord dell'ammiragliato inglese con diversi ministri francesi, che ripetutamente confermarono che la flotta non sarebbe caduta in mano dei tedeschi. Ma si rifiutarono in ogni caso di spostare le navi. Tutti tentativi britannici in questo senso furono vani, e quando la sera del 22 giugno il governo britannico ha prese che l'armistizio era stato firmato, richiamò il suo ambasciatore con tutto il personale dell'ambasciata, così come rappresentanti del Canada e del Sudafrica.

Gli inglesi allora si sforzarono di incoraggiare i movimenti di resistenza all'armistizio, in particolare quello del generale de Gaulle. Il 25 giugno il gabinetto di guerra britannico decise di inviare una delegazione in Marocco per prendere contatto con un certo numero di parlamentari che avevano lasciato la Francia il 21 giugno. Era stata predisposta una dichiarazione che istituiva un governo di resistenza. Questo messaggio fu comunicato a Pétain e a Darlan, senza però ottenere alcun risultato.

I negoziati di armistizio

Nel frattempo si svolgevano i negoziati di armistizio. Il governo tedesco aveva ricevuto la domanda francese il 17 giugno nelle prime ore del mattino. Bisognerà attendere il 19 perché l'ambasciatore spagnolo potesse comunicare al governo francese che la Germania era pronta a far conoscere le sue condizioni.

Nel frattempo Hitler aveva voluto conferire con Mussolini. L'incontro ebbe luogo il 18 e il 19 giugno a Monaco. Mussolini era scontento dei risultati ottenuti dalle sue truppe, che non avevano conseguito nessun successo militare. Voleva che fossero applicate delle condizioni estremamente dure alla Francia. Reclamava per l'Italia Nizza, la Corsica e la costa francese dei somali. Voleva inoltre la Tunisia, ingrandita a spese dell'Algeria.

Ma prima di tutto era necessario costringere l'Inghilterra alla pace e quindi impedire alla flotta francese di riunirsi a quelle inglese. Hitler, che aveva del resto assoluta libertà di decisione, era molto più moderato. Mussolini avrebbe voluto un solo armistizio fra la Francia e i due paesi dell'asse. Hitler invece insistette per due armistizi separati.

Il governo francese designò una delegazione, nelle cui istruzioni non era autorizzata a nessun titolo a consegnare la flotta francese.

Il 20 giugno il governo tedesco annunciò via radio che aspettava la delegazione francese al ponte di Tours. I tedeschi non avrebbero occupato questa città fino alla partenza del governo francese.

La delegazione francese penetrò nelle linee tedesche il 20 giugno di sera. Il giorno seguente a Rethondes ebbe luogo una grandiosa cerimonia nel "vagone dell'armistizio" del 1918.

Hitler stesso accolse i negoziatori francesi, rigettando sulla Francia la responsabilità della guerra. Tentò di presentare l'armistizio con un accordo fra soldati leali. Poi si ritirò e lasciò che i generali Keitel e Jodl e si ponessero le condizioni tedesche. Queste pervennero al governo francese il 21 giugno di sera. Ne seguì una riunione immediata del governo. Le condizioni erano dure ma non disonorevoli. Il Consiglio dei Ministri decise di redigere una serie di osservazioni: non occupazione di Parigi; la flotta da guerra sarebbe rimasta di stanza in Africa; sarebbe stato concluso un accordo sui militari stranieri che si trovavano in Francia; modifica della clausola relativa alla consegna dei rifugiati tedeschi in Francia. Il giorno seguente il Consiglio dei Ministri ha prese che tedeschi avevano respinto tutte queste osservazioni. Era solo previsto che la commissione di armistizio avrebbe esaminato la situazione della flotta.

Il Consiglio dei Ministri accettò, per cui la firma dell'armistizio ebbe luogo alle 18 50.

 

L'armistizio con l'Italia

Perché l'armistizio franco-tedesco entrasse in vigore, era necessario che fosse fermato l'armistizio italo-francese. Alcuni speravano che quest'ultimo sarebbe stato inaccettabile e che la Francia sarebbe stata così costretta a continuare la guerra.

I negoziatori arrivarono a Roma il 23 giugno. L'armistizio fu firmato nel tardo pomeriggio, per cui i due armistizi entrarono in vigore sei ore dopo, dopo che il governo tedesco fosse stato informato dell'avvenuta firma dell'armistizio con l'Italia.

Clausole dell'armistizio

quali erano le clausole di questi due armistizi? L'armistizio franco-tedesco era di gran lunga il più importante. Veniva creata una zona occupata, lungo tutta la costa dell'Atlantico. Il governo avrebbe potuto risiedere nella zona occupata o Parigi. Nella zona occupata, i tedeschi avrebbero avuto i diritti della potenza occupante. Nessun aereo, che equipaggiamento con nave sarebbe potuta essere trasferita in Inghilterra o all'estero. I prigionieri francesi sarebbero stati prigionieri fino alla pace, mentre quelli tedeschi sarebbero stati immediatamente restituiti. Il governo francese era obbligato a consegnare su richiesta della Germania tutti i rifugiati tedeschi.

Per la flotta gli articoli della convenzione erano poco rassicuranti dell'Inghilterra. Una parte di essa sarebbe rimasta a disposizione del governo francese per la salvaguardia dell'impero coloniale. L'altra parte sarebbe stata riunita in porti da indicare e avrebbe dovuto essere disarmata, sotto il controllo della Germania dell'Italia.

Il governo tedesco dichiarava solennemente di non aver intenzione di impiegare durante la guerra e per i suoi fini la flotta da guerra francese. Tutte le navi e certo quelle che avrebbero difeso l'impero, sarebbero state richiamate in Francia. Inoltre la clausola per la sorveglianza dei coste avrebbe permesso ai tedeschi di impadronirsene con un simulacro giuridico di tutte le navi.

Era previsto peraltro che il governo tedesco avrebbe potuto denunciare in ogni momento la convenzione di armistizio.

Quanto all'armistizio con l'Italia, esso non aggiungeva granché a queste clausole: veniva smilitarizzata una zona di 50 km lungo la frontiera italo francese. All'Italia veniva concesso il diritto di utilizzo del porto di tributi e della ferrovia di Addis Abeba.

Furono create delle commissioni di armistizio tedesche di italiane per assicurare l'esecuzione dei due accordi.

sabato 13 marzo 2010

Parte II, Capitolo V: La fase europea della Guerra (1939-1941)

German dictator Adolf Hitler (right) and Itali...

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Durante tutta la guerra, la diplomazia propriamente detta passò in secondo piano. Erano le operazioni militari che occupavano il primo posto. Tutto si riduceva ad una questione di forza. La diplomazia giocava tuttavia il suo ruolo. Si proponeva di rafforzare le alleanze esistenti, di guadagnare la simpatia dei paesi neutrali, o anche di convincerli all'intervento e qualche volta di affrettare la conclusione della pace.

Il periodo che va dal 1939 al 1941 vide svilupparsi i successi della Germania in Europa. Volta a volta caddero Polonia, Norvegia, Francia, Grecia e Jugoslavia. La fase europea della guerra, in attesa dell'entrata in guerra dell'unione sovietica (22 giugno 1941), del Giappone e degli Stati Uniti (7 dicembre 1941).

La disfatta polacca

Vittoria tedesca e di intervento russo

Sul piano militare la Polonia non resistette a lungo. L'offensiva della Germania fu folgorante e condotta con forze molto superiori, anche se polacchi fecero subire delle serie perdite ai tedeschi. L'episodio determinante però avvenne il 17 settembre, quando le truppe sovietiche penetrarono in Polonia. Il 3 settembre, ancora prima dell'entrata in guerra delle democrazie occidentali, l'ambasciatore polacco a Mosca fu ricevuto da Molotov, che parve inizialmente favorevole ad un aiuto economico alla Polonia. Ma sembra che nel frattempo l'unione sovietica avesse cominciato la sua mobilitazione parziale. L'8 settembre, rendendo pretesto l'entrata in guerra della Francia e della Gran Bretagna, Molotov dichiarò all'ambasciatore polacco di non poter più facilitare le forniture alla Polonia. In effetti il giorno dopo Molotov aveva informato la Germania dell'imminenza di un intervento russo. Sembra che i sovietici avessero atteso prima di intervenire la firma di una tregua con i giapponesi, ottenuta il 16 settembre in seguito ai combattimenti che si svolgevano dal mese di maggio sulla frontiera mongolo-mancese. Il 17 settembre, adducendo il disfacimento dello Stato polacco, che rendeva caduchi tutti gli accordi precedentemente conclusi fra la Polonia l'Urss, il governo sovietico fece sapere che aveva dato ordine alle sue truppe di oltrepassare la frontiera. Nel frattempo Von Ribbentrop informò Ciano che questo era conforme ad un piano prestabilito. Il 18 settembre una dichiarazione congiunta tedesco-sovietica attestava l'identità di vedute dei due Stati e la volontà di restaurare in Polonia l'ordine. In effetti non sembra che la Germania avesse inizialmente considerato favorevolmente l'operazione sovietica, tanto più che l'Urss non incontrò quasi alcuna resistenza e avanzò molto più in fretta della Germania con perdite insignificanti.

La spartizione della Polonia

il 2 settembre fu fissata la linea di demarcazione fra le due zone di occupazione in modo conforme agli accordi segreti del 23 agosto. Varsavia resistette fino al 29 settembre, anche se uno dei suoi quartieri era posizionato sulla riva destra della Vistola, quindi in zona russa. Stalin aveva abbandonato l'idea di mantenere uno Stato polacco anche se ridotto, per cui il 28 agosto fu firmato un nuovo protocollo segreto fra la Germania e l'Urss in cui venivano ristabilite delle nuove linee di frontiera, questa volta più vantaggiose per i tedeschi. In cambio la Lituania, contrariamente a quanto era stato deciso il 23 agosto, passava nella zona di influenza sovietica.

Lo stabilimento di basi sovietiche nei paesi baltici

l'Urss non tardò ad approfittare dei protocolli segreti del 23 agosto e del 28 settembre. Il leader dei tre paesi baltici dovettero presto recarsi a Mosca per firmare dei patti di non aggressione. Erano dei trattati di mutua assistenza, dove questi paesi accordavano ai sovietici il diritto di mantenere delle forze armate sul loro territorio. Vilna e la sua regione erano restituiti alla Lituania.

Si trattava in realtà di annessioni dissimulate che però ponevano un problema: nei paesi baltici erano numerosi gli abitanti di lingua tedesca. Il protocollo segreto del 28 settembre prevedeva che i tedeschi nella zona di influenza sovietica potessero emigrare verso la Germania o verso la Polonia occupata dai tedeschi. Reciprocamente lo stesso era stabilito per gli ucraini e i russi bianchi della zona tedesca.

L'atteggiamento italiano

le democrazie occidentali e l'Italia non poterono far altro che assistere impotenti a questi avvenimenti. L'Italia fascista era contraria ai bolscevichi, ma deplorava il trattamento riservato ai cattolici polacchi. Per di più Mussolini e ciano temevano l'estendersi della penetrazione sovietica verso i Balcani, zona che consideravano di influenza italiana. Francia Inghilterra cercarono di approfittare di questo malcontento per tentare di disgregare il patto d'acciaio. Fin dal 5 settembre la Francia aveva revocato diverse misure precauzionali adottate contro gli italiani a Tunisi, Agip fu. Ma a quell'epoca Mussolini esitava, ma pensava comunque di fare la guerra a fianco della Germania.

La corrispondenza fra Halifax e il conte ciano era comunque amichevole. L'ambasciatore di Francia a Roma tentò anche di portare dalla propria parte l'Italia, dichiarando l'apprezzamento di Parigi per l'atteggiamento assunto dal governo fascista. Ma i tedeschi non volevano permettere allora alleato italiano di abbandonarli. Gli accordi segreti di Mosca del 28 settembre tuttavia furono firmati senza dell'Italia ne fosse stata avvertita. Così al ritorno di Von Ribbentrop quest'ultimo telefonò a ciano per proporre un incontro fra Hitler e Mussolini a Monaco oppure un viaggio di ciano a Berlino. Quest'ultimo si recò a Berlino il primo e il 2 ottobre, trovando Hitler la molto disteso. Quest'ultimo insisteva sul fatto che l'Italia dovesse diventare padrona assoluta del Mediterraneo. Annunciò anche una prossima offerta di pace ai governi occidentali.

Rafforzamento dei legami franco-britannici

Francia Inghilterra si accontentarono in questo periodo di rafforzare i rispettivi governi i propri legami. Il generale francese Gamelin fu riconosciuto dagli inglesi come generalissimo sul fronte occidentale. Mentre un consiglio supremo di guerra anglo-francese si riunì per la prima volta il 12 settembre. In ottobre quattro divisioni britanniche erano schierate lungo la frontiera belga. A Parigi si costituì il 30 settembre un governo polacco in esilio.

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Parte II, Capitolo IV, Paragrafo V: La dichiarazione di Guerra

La notizia del viaggio di Von Ribbentrop a Mosca, e la successiva pubblicazione del trattato di non aggressione firmato il 24 agosto, portarono al massimo la tensione che regnava sin dalla primavera. L'opinione pubblica mondiale aveva compreso che la guerra era ormai inevitabile.

Tornando indietro per esaminare la crisi che si era sviluppata tra la Germania la Polonia, si può notare che la politica francese durante tutto questo periodo consistette nel rafforzare l'alleanza franco-polacca ma anche nel dare alla Polonia consigli di moderazione. Il governo francese era cosciente dell'impreparazione dell'esercito polacco. L'ambasciatore Georges Bonnet sembrava essere meno fermo di quello del presidente Daladier, poiché fino all'ultimo istante avrebbe voluto realizzare una nuova conferenza di Monaco.

Gli incidenti di frontiera

a partire quindi dal memorandum della Germania, Polonia il 27 aprile e il discorso di Hitler al Reichstag si moltiplicarono gli incidenti nella parte della Polonia in cui vivevano le minoranze tedesche. Il 20 e il 21 agosto i preparativi militari tedeschi si erano intensificati. Senza averlo programmato, la Germania era praticamente in stato di mobilitazione generale, con un conseguente intensificarsi degli incidenti di frontiera.

La crisi

a partire dal 24 agosto, gli avvenimenti precipitarono. Chamberlain dichiarò che la Gran Bretagna avrebbe mantenuto i suoi impegni nei confronti della Polonia, mentre la Germania del resto non poteva contare sull'Italia.

Il ministro ciano era spaventato dalla scoperta che la Germania si preparava realmente a fare la guerra, per cui aveva insistito sulla necessità per l'Italia periodo di parecchi anni prima di potervi partecipare. Hitler invece da parte sua aveva confermato che la guerra era molto prossima, avendo più possibilità di essere vittoriosa finché la Germania l'Italia sarebbero state governate da due grandi dittatori. Inoltre era necessario liquidare al più presto la Polonia e la Jugoslavia, dovendo entrare quindi in guerra prima della fine di ottobre, sfruttando le favorevoli condizioni climatiche.

In queste condizioni anche l'ambasciatore italiano in Germania avrebbe voluto che Senato città se per denunciare il patto di acciaio. Mussolini invece, benché rimasto male per l'iniziativa tedesca, era deciso a mantenere quest'ultimo in vigore, benché non fosse intenzionato a fare la guerra. La decisione italiana di astenersi dalla guerra non fu resa pubblica, benché la notizia trapelasse facilmente.

Hitler aveva ordinato il 22 agosto al tre comandanti in capo di attaccare la Polonia nella notte fra il 25 e 26 agosto, immediatamente dopo la firma del trattato tedesco-sovietico. Tuttavia il sito, poiché Hitler tentava di staccare definitivamente la Francia dalla Polonia, ma il governo inglese il 25 agosto aveva firmato un trattato di alleanza con la Polonia. Trattato che prevedeva un intervento automatico in caso di aggressione o nel caso di un'azione che avesse minacciato l'indipendenza di uno dei due paesi: quest'evenienza prevedeva un'azione contro Danzica. La tendenza favorevole ad una distensione, dal punto di vista della Gran Bretagna era del tutto svanita dopo la firma del trattato tedesco sovietico del 24 agosto, rafforzando la posizione di necessità della guerra.

Hitler fu condizionato anche da una lettera che Mussolini gli indirizzò il 25 agosto. La terza mattina Hitler aveva scritto a Mussolini per illustrargli la portata dell'accordo tedesco-sovietico, del quale l'Italia non era stata preavvisato. Gli annunciava la sua intenzione di attaccare la Polonia. Mussolini gli rispose che per lui era troppo presto per iniziare una guerra, egli propose una conferenza generale. Sarebbe stato diverso se l'Italia avesse ricevuto dalla Germania armi e materie prime per resistere ad un attacco anglo-francese; in tal caso l'Italia avrebbe potuto intervenire immediatamente al fianco della Germania.

Hitler chiese allora quali fossero le necessità dell'Italia: esse erano enormi, tanto da non essere possibile da parte della Germania impegnarsi in tal senso. Hitler dichiarò infine, che a queste condizioni comprendeva l'astensione militare dell'Italia. Mussolini era uscito certamente umiliato dalla confessione della sua debolezza militare, ma voleva giocare comunque il suo ruolo di mediatore. Chiedeva a tutti i costi la riunione di una conferenza internazionale.

Il tentativo di pace anglo-francese

Francia e Inghilterra cercarono tuttavia di ristabilire la Germania la Polonia un contatto, interrotto da mesi. Il 28 agosto il governo britannico propose Hitler di aprire questi negoziati. Ma Hitler rispose formulando delle nuove rivendicazioni: voleva Danzica, tutto il corridoio, una parte dell'alta Slesia polacca. Il giorno dopo ricevendo l'ambasciatore britannico, Hitler si mostrò ancora più minaccioso, ma accettò il principio dei negoziati diretti, pur dichiarando che non avrebbero portato nulla. Acconsentiva ricevere un inviato polacco, munito di pieni poteri, a condizione che arrivasse entro il 30 agosto.

Per gli inglesi questo inviato doveva essere il colonnello Beck impersona. Solamente però il mattino del 31 agosto Beck accettò questa idea. Credendo che non si trattasse di un ultimatum, il governo inglese non si era affrettato a comunicare la proposta tedesca al governo polacco. Così intorno a mezzogiorno becca incaricò l'ambasciatore polacco presso la Germania di andare ad accettare la sua presenza a Von Ribbentrop. Ma i dirigenti tedeschi avevano ritenuto che fosse ormai troppo tardi per negoziare.

Pertanto Von Ribbentrop liquido l'ambasciatore polacco in pochi minuti, anche se non fece nulla per lasciar intravedere l'imminenza di un'aggressione.

Verso sera la radio tedesca annunciava che Hitler e il governo avevano invano atteso l'arrivo di un negoziatore polacco per tutti i precedenti due giorni. Venne comunicato un programma in 16 punti, che prevedeva l'annessione di Danzica, un plebiscito nel corridoio da organizzarsi entro lo scadere dell'anno, durante il quale le truppe polacche avrebbero dovuto evacuare la regione. Il corridoio di Danzica sarebbe stato durante questo periodo amministrato da una commissione internazionale. Danzica sarebbe stata smilitarizzata, mentre una commissione d'inchiesta internazionale avrebbe esaminato la sorte delle minoranze in Germania e in Polonia dopo il 1918, per riparare ai torti subiti.

Queste condizioni non erano state conosciute in tempo dei polacchi; era però poco probabile che le avrebbero accettate. In effetti durante il corso degli avvenimenti, la volontà ferma di Hitler era quello di portare la Polonia alla capitolazione, quindi di fare la guerra.

Fu quindi durante la mattinata del 30 agosto che fu proclamata la mobilitazione generale polacca. L'esercito tedesco era stato peraltro messo in stato di guerra. All'alba del 1 settembre l'esercito tedesco penetrò in Polonia. Nello stesso momento, Danzica proclamò la riunione alla Germania.

Il tentativo di pace di Mussolini

un altro di tentativo di pace ebbe luogo il 31 agosto: Mussolini offrì alla Francia e alla Gran Bretagna la riunione di una conferenza da convocarsi per il 5 settembre. Il governo francese era disposto ad accettare, purché la Polonia vi fosse rappresentata. Ma il 1 settembre il colonnello Beck rifiutò, dato lo scoppio della guerra. La conferenza era quindi divenuta impossibile. Il 2 settembre i governi francese inglese fecero sapere che avrebbero accettato la conferenza solo condizione che le truppe tedesche avessero evacuato prima il territorio polacco. Mussolini rifiutò di mantenere la sua proposta.

La Polonia fece appello ai suoi alleati. Il governo francese fin dal 1 settembre ordinò la mobilitazione generale. La sera del 2 settembre il colonnello Beck aveva indirizzato un appello pressante a Francia e Inghilterra: temeva che certi uomini politici trovassero mezzo all'ultima ora per eludere le obbligazioni dell'alleanza. In effetti sia Bonnet che Chamberlain sembravano intenzionati a ritardare il più possibile l'invio di un ultimatum alla Germania. Speravano che Hitler era avrebbe fatto un gesto distensivo. Questo spiega l'intervallo di due giorni fra l'aggressione tedesca e l'intervento di due alleati in favore della Polonia. In Francia con la seduta del 2 settembre in Parlamento non vi fu alcun incidente. Al contrario alla camera dei comuni in Gran Bretagna l'atmosfera fu tempestosa: alcuni deputati non nascosero la loro indignazione per le lungaggini di Chamberlain. Si può dire che fu questo risveglio dell'opinione pubblica e dei parlamentari che fece decidere al governo di agire.

Il 3 settembre alle nove del mattino l'Inghilterra inviò un ultimatum alla Germania. Se alle 11:00 il governo tedesco non avesse dato l'assicurazione che avrebbe ritirato le sue truppe dalla Polonia, sarebbe stata la guerra. A mezzogiorno fu la volta della Francia, che presentò un ultimatum analogo che scadeva le 17. Essendo stati respinti questi ultimatum, il regno unito e la Francia dichiararono guerra alla Germania.

Parte II, Capitolo IV, Paragrafo II: Il Patto d’Acciaio

Preliminari

Pur preparando l'aggressione contro lo Polonia, Hitler lavorava per rafforzare la sua posizione diplomatica.

Da tempo desiderava firmare con l'Italia un'alleanza militare, ma all'atteggiamento di Mussolini alla conferenza di Monaco lo aveva deluso.

Nel corso dell'estate del 1938, von Ribbentrop aveva proposto all'Italia di trasformare il patto anti-Komintern in una triplice alleanza difensiva. Nell'ottobre del 1938, von Ribbentrop durante il suo viaggio a Roma aveva prospettato nuovamente questa sua proposta, dichiarando in maniera esplicita che il conflitto con le democrazie sarebbe scoppiato nel settembre del 1939. Mussolini in quell'occasione rifiutò, ma cambiò opinione nel dicembre del 1938.

Da quel momento e iniziarono dei negoziati: Ciano sperava di ottenere una garanzia per il Tirolo meridionale, appartenente all'Italia dal 1920, ma abitato da cittadini di lingua tedesca. L'annessione della Cecoslovacchia avvenuta il 15 marzo irritò profondamente l'opinione pubblica italiana, tanto che Mussolini ritenne di abbandonare il progetto di alleanza. Ma cambiò di nuovo idea alla fine di marzo, dichiarandosi al gran consiglio fascista assolutamente fedele all'asse. Peraltro il successo ottenuto in Albania cancellò l'umiliazione causata dal colpo di forza tedesco, concertato a sua insaputa. L'Italia si gettava così nelle braccia della Germania. Tuttavia il 2 aprile il Giappone rifiutò di aderire ad un'alleanza militare: si trattava quindi di una alleanza italo-tedesca.

 

La conclusione del trattato

 

Nel maggio del 1939 Mussolini, preoccupato dai preparativi tedeschi contro Polonia, decise di affrettare la conclusione del trattato. Diedi istruzioni precise a ciano di insistere sul fatto che l'Italia non voleva entrare in guerra prima del 1943, dal momento che prima era necessario pacificare l'Albania dell'Etiopia, rafforzare l'esercito, far rientrare dalla Francia la maggior parte degli italiani che vi lavoravano e infine spostare l'industria dalla pianura padana verso sud.

Ci fu un incontro fra i due ministri degli esteri a Milano nei primi di maggio. I tedeschi insistevano sull'urgenza della risoluzione del problema di Danzica, mentre gli italiani sul rifiuto di entrare immediatamente in guerra. Fu però stabilito un progetto di patto, in cui il testo sarebbe stato firmato a Berlino successivamente. Questo trattato è conosciuto sotto il nome di patto d'acciaio: si trattava di un trattato offensivo, dove era anche previsto un rafforzamento della cooperazione militare fra i due paesi. In questo trattato era chiaro che la politica italiana si metteva alle dipendenze della politica tedesca.

La questione del Tirolo meridionale

nel trattato non si parlava del Tirolo meridionale. Per questo furono avviati dei negoziati, che portarono ad un accordo nel luglio del 1939 dove si stabiliva che i tirolesi di lingua tedesca avrebbero potuto portare per la nazionalità italiana o l'emigrazione in Germania. Inoltre veniva concessa alla Germania una zona franca Trieste, che gli assicurava anche grossi vantaggi commerciali.

Hitler voleva estendere questo sistema firmando anche dei patti di non aggressione con diversi paesi. Norvegia, Svezia e Finlandia rifiutarono, mentre la Danimarca, la Lettonia e l'Estonia accettarono.

Parte II, Capitolo IV, Paragrafo I: Le minacce tedesce contro la Polonia e le garanzie Franco-Britanniche

First edition of Adolf Hitler's book "Mei...

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Cambiamento dell'atteggiamento inglese

a conseguenza più importante del colpo di mano nel marzo del 1939 fu l'atteggiamento della politica estera inglese. Sul piano pratico però la reazione anglo-francese fu puramente verbale.

L'appello inviato dal presidente cecoslovacco alle truppe tedesche dava colpo di forza un apparente legalità. Ma se Chamberlain e Daladier non volevano entrare in guerra, l'atteggiamento del governo britannico si stava andando rapidamente modificare. Chamberlain aveva compreso che Hitler non avrebbe limitato le sue ambizioni ai paesi abitati dai tedeschi, ma che voleva dare al suo paese uno spazio vitale, come del resto programmato dai suoi scritti e dalla filosofia del movimento nazista.

L'opinione pubblica inglese peraltro era ferita nel suo sentimento democratico, favorevole al diritto di autodeterminazione dei popoli; inoltre veniva da alterarsi il tradizionale equilibrio europeo, distrutto dalla costituzione al centro dell'Europa di uno stato di 90 milioni di abitanti. Infine Hitler dimostrava ancora una volta di rinnegare la parola data, constatazione che portò Chamberlain a ritenere impossibile un qualsiasi negoziato con Hitler.

 

La Gran Bretagna avrebbe evitato ad ogni costo la guerra, ma non si sarebbe rifiutata di assumersi un qualsiasi impegno verso un paese dell'Europa centrale o orientale attaccato dalla Germania. Pertanto considerava la guerra come possibile e inevitabile rispetto ad una nuova capitolazione, come del resto era accaduto per la conferenza di Monaco. Pertanto in accordo con la Francia, iniziò a concedere una serie di garanzie ai paesi che riteneva più esposti, soprattutto la Polonia.

Prime minacce contro Polonia

al momento della conferenza di Monaco, il colonnello Beck aveva creduto opportuno partecipare alla spartizione dei resti della Cecoslovacchia. Sorsero tuttavia alcune difficoltà con la Germania, ma Hitler in quell'occasione diede ordine di appianare gli incidenti. Verso la fine di ottobre del 1938 si ripeterono altri incidenti nelle regioni polacche in cui vivevano minoranze tedesche. Numerosi polacchi di lingua tedesca e migrarono verso la Germania, mentre i tedeschi espulsero 15.000 cittadini ebrei polacchi dalla Germania.

Per altro sin dall'ottobre del 1938 la Germania aveva cominciato a porre il problema di Danzica, tanto che von Ribbentrop aveva proposto al governo polacco il ritorno della cittadina di Danzica alla Germania in cambio della costruzione di una ferrovia e di un'autostrada che godessero di privilegi di extraterritorialità.

I due Stati si sarebbero reciprocamente garantiti la frontiera comune e il patto di non aggressione firmato nel 1934 sarebbe stato prolungato da 10 a 20 anni. In tal modo le relazioni tedesco-polacche sarebbero diventate buon esattamente come le relazioni italo-tedesche.

Beck sapeva di dover affrontare il problema di Danzica, ma rifiutava categoricamente l'idea di una annessione della città libera alla Germania. Di quest'incontro avuto con il governo tedesco, il governo francese non fu informato. Peraltro la Francia era favorevole ad una revisione degli accordi franco-polacchi, soprattutto sul carattere di automatismo che l'alleanza aveva in caso di aggressione, considerando anche che la Polonia si stava di avvicinando anche all'unione sovietica.

Nonostante queste trattative, non vi era nessuna crisi grave in vista prima del 15 marzo del 1939. Peraltro in gennaio il colonnello Beck era stato invitato da Hitler a Berchtesgaden, dove fu accolto con tutti gli onori. Hitler insisteva sulla comune ostilità dei due paesi nei confronti dell'unione sovietica, ma volle anche di affrontare il problema di Danzica, pur promettendo che in questo caso non avrebbe adottato il sistema del "fatto compiuto". Becca era rimasto soddisfatto di quest'incontro.

Sviluppo della crisi dopo il 15 marzo 1939

tutto cambiò dopo il 15 marzo. La dissoluzione della Cecoslovacchia, l'annessione da parte dell'Ungheria della Rutenia subcarpatica e il ritorno alla Germania della cittadina di Memel, finirono per creare alla Polonia nuovi pericoli. Apparve chiaro negli incontri avvenuti alla fine di marzo tra il governo polacco e von Ribbentrop che la Germania andava assumendo un atteggiamento minaccioso nei confronti della Polonia: ad essa veniva intimato di unirsi al blocco antisovietico e furono poste di nuovo le rivendicazioni su Danzica, questa volta con maggiore fermezza. Il colonnello becca mantenne un atteggiamento di fermezza, pur tuttavia seguitando segretamente a mantenere delle buone relazioni con la Germania.

 

Le garanzie alla Polonia

 

Il 31 marzo del 1939 Chamberlain, dopo aver consultato il governo francese, annunciò di garantire il territorio polacco in caso di aggressione da parte della Germania. Dal governo francese il 13 aprile pervenne una medesima dichiarazione. Infatti il 6 aprile il colonnello becca era giunto in visita a Londra: in quell'occasione fu annunciato un trattato di alleanza tra l'Inghilterra Polonia. Nello stesso giorno il segretario di Stato tedesco fece sapere al governo polacco che il trattato di non aggressione firmato nel 1934 con la Germania non era compatibile con un accordo anglo-polacco.

Le garanzie agli altri paesi minacciati

Francia e Inghilterra ritenevano che vi fossero altri paesi minacciati. Attraverso degli accordi commerciali, la Germania si sforzava di porre sotto il proprio controllo l'economia dei paesi del sud-est europeo, soprattutto: la Jugoslavia, la Romania, la Bulgaria e la Turchia.

Il 13 aprile Francia Gran Bretagna annunciarono di concedere la loro garanzia alla Romania alla Grecia, mentre un mese dopo l'Inghilterra firmò con la Turchia una dichiarazione di reciproca assistenza cooperazione in caso di aggressione. Non fu possibile per la Francia stipulare il medesimo accordo con la Turchia, dal momento che i due paesi si erano divisi dalla controversia relativa al sangiaccato di Alessandretta. Tuttavia questi due paesi giunsero ad un accordo nel giugno del 1939, con il quale la Francia cedeva questo territorio alla Turchia. Il nuovo trattato anglo-franco-turco non impediva però la Turchia in caso di guerra contro l'unione sovietica una larga libertà di azione per mantenere sugli obblighi precedenti.

Il passo del presidente Roosevelt

il presidente Roosevelt cercò di dare a questo sistema di garanzie anglo-francesi un aspetto internazionale. Così il 16 aprile indirizzò un messaggio personale ad Hitler e Mussolini chiedendo loro di impegnarsi a non aggredire nei 10 anni successivi una lista di 29 paesi. Inoltre proponeva di rilanciare la discussione relativa al disarmo, con la partecipazione americana. Gli Stati Uniti si proponevano come arbitri della situazione internazionale. Naturalmente i due dittatori rifiutarono, ma appare chiaro che il presidente Roosevelt voleva solo dimostrare all'opinione pubblica americana l'aggressività di queste due nazioni.

Hitler rispose a questo sistema di alleanze con un minaccioso discorso il 28 aprile, nel quale denunciò l'accordo anglo-tedesco del 1935 e la dichiarazione tedesco-polacca nel gennaio del 1934. Respingevo ufficialmente le proposte del presidente Roosevelt, inoltre rivendicava l'annessione di Danzica. Lasciava anche intendere che la Germania avrebbe formulato nuove rivendicazioni. Bisogna considerare che sin da allora l'attacco alla Polonia era già fissato per il 1 settembre.

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Parte II, Capitolo III, Paragrafo VII: Contrasto italo-francese e occupazione dell’Albania.

 

Nel maggio 1938 Mussolini aveva rifiutato di firmare un accordo con la Francia. Allo scopo di riavvicinare la Francia all'Italia, allontanandola dalla alleanza sempre più stretta con la Germania, il governo francese finì per riconoscere la conquista italiana dell’Etiopia e tentare un riavvicinamento.

Ma alla fine dell’anno il contrasto tra i due paesi si accentuò; nel novembre del 1938 si ebbero le manifestazioni indegne del parlamento che con le loro urla misero inaspettatamente al corrente la Francia delle rivendicazioni italiane su Tunisi, Gibuti e la Corsica.

François-Poncet, nuovo ambasciatore francese in Italia, chiese spiegazioni e Ciano. Questi per tutta risposta denunciò a dicembre gli “Accordi di Roma” del 1935; la reazione francese fu ferma e immediata, Daladier fece un viaggio dimostrativo in Corsica e Tunisia dove fu ben accolto. Affermò anche la Francia avrebbe difeso palmo a palmo tutto il suo territorio da qualsiasi aggressione.

Daladier

Dopo un timido tentativo di mediazione l’Inghilterra disse che avrebbe garantito la Francia non solo contro un attacco tedesco ma anche contro uno italiano.

In seguito, favorito dal prudente metodo del non intervento adottato da Francia e Gran Bretagna, il generale Franco riuscì a sottomettere i governativi e nel marzo 1939 Madrid cadde; Mussolini volle quindi approfittare dell’effetto psicologico che la vittoria di Franco poteva suscitare in Francia (ora circondata da Stati dittatoriali) e fece delle proposte sui problemi di Gibuti e della Tunisia, che il governo francese respinse con fermezza ricordando che era stato lo stesso Mussolini a denunciare gli “Accordi di Roma”.

Intrappolato, come abbiamo già detto, da questa politica di rivendicazioni territoriali, il Duce si rivolse bruscamente verso l’Albania, Paese soggetto dal 1921 alla netta influenza italiana;

Ciano aveva fatto in gennaio un viaggio in Jugoslavia dove Stojadinoviç, temendo le mire tedesche sulla Croazia, gli aveva dato il via libera in Albania.

Imitando i metodi di Hitler, Mussolini ordinò il 7 aprile 1939 l’invasione dell’Albania.

Il re Zog fuggì, lo stato fu reso un protettorato italiano e si ebbe l’unione delle due corone; la Germania era stata preventivamente avvisata e l’intesa tra i due dittatori aumentava.

lunedì 8 marzo 2010

Parte II, Capitolo III, Paragrafo III: Crisi cecoslovacca e Conferenza di Monaco.

 

Il gentlemen's agreement del 1938

I negoziati

L'accordo anglo-italiano nel gennaio del 1937 lasciava supporre ulteriori sviluppi. Chamberlain intraprese un nuovo tentativo di riavvicinamento, avviando dei negoziati con l'Italia nel gennaio e febbraio del 1938. Il 4 febbraio l'Italia, la Francia e la Gran Bretagna sottoscrissero un accordo per rafforzare le misure di sorveglianza contro la pirateria nel Mediterraneo. Queste conversazioni affrontarono anche la questione dell'Austria, ma anche le basi di un futuro accordo. L'ambasciatore italiano grandi sottolineano che condizione preliminare per qualsiasi accordo era il riconoscimento da parte inglese dell'impero italiano in Etiopia. Chamberlain accettò il punto di vista italiano sull'Etiopia, a condizione che la sua opinione fosse approvata dal gabinetto britannico. Nel corso di queste conversazioni fu trattato anche il problema dei volontari Spagna. Si decise infine di proseguire queste conversazioni a Roma.

Le dimissioni di Eden favorirono lo sviluppo dei negoziati, che si svolsero a Roma nell'aprile del 1938. Gli accordi di Roma sono conosciuti dagli storici italiani con il nome di "accordo di Pasqua".

Un protocollo sottolineava la volontà dei due paesi di proseguire in modo permanente le relazioni amichevoli. Il fulcro del trattato era contenuto in otto allegati, ed uno scambio di note. Il primo allegato si richiamava agli accordi del 1937. Il secondo allegato prevedeva uno scambio di informazioni sui movimenti di truppe in Africa orientale e l'impegno di non costruire nuove basi navali o aerei. Il terzo allegato proclamava l'uguaglianza degli interessi italiani e britannici in Arabia Saudita e nello Yemen. Il quarto vietava ogni propaganda ostile. Il quinto era un impegno dell'Italia a non deviare le acque del lago tana in Etiopia, indispensabili per il Sudan. Il sesto riguardava gli obblighi del servizio militare degli indigeni nell'Africa orientale italiana. Il settimo forniva alcune garanzie alle comunità religiose britanniche in Africa orientale italiana. L'ottavo confermava la convenzione del 1888 che garantiva il libero uso del Canale di Suez anche in tempo di guerra.

L'Italia accettava una soluzione di compromesso sul problema dei volontari Spagna; s'impegnava a non cercare in questo paese vantaggi territoriali e politici, impegnandosi altresì a ritirare il materiale bellico le truppe alla fine della guerra civile. Infine l'Inghilterra s'impegnava ad agire presso il consiglio della società delle nazioni per far riconoscere l'annessione dell'Etiopia da diversi paesi, cosa che avvenne in effetti il 12 maggio del 1938. La condizione essenziale di applicazione di questo accordo era il regolamento della questione spagnola. In realtà nonostante i grandi successi del generale Franco nell'aprile del 1938, la guerra civile spagnola sarebbe durata ancora un anno.

La crisi cecoslovacca prima del 12 settembre 1938

i tedeschi dei Sudeti.

Nella riunione del 5 novembre del 1937, Hitler aveva posto l'unione dei tedeschi della Cecoslovacchia come primo punto. Questi abitavano in prevalenza la regione dei Sudeti. Prima della disfatta al nostro-ungarica del 1918, essi non erano mai stati uniti all'impero tedesco. Erano mischiati ai cechi, con i quali vivevano in buona armonia. Peraltro la regione era fortemente industrializzata.

La Cecoslovacchia beneficiava di due trattati di alleanza: con la Francia, i trattati del 1924 e di Locarno del 1925, che prevedevano un aiuto praticamente automatico in caso di attacco non provocato da parte della Germania. Con l'Urss nel maggio del 1935 era stata stipulata un'alleanza, che divenire effettiva solo se la Francia avesse fatto fronte ai suoi impegni. È da rilevare che la piccola intesa, che raggruppava al fianco della Cecoslovacchia la Romania e la Jugoslavia, era diretta essenzialmente contro l'Ungheria e non si applicava in caso di aggressione tedesca. Nel 1937 la piccola intesa era molto indebolita. Nulla lasciava supporre che la Francia però non avrebbe tenuto fede ai propri impegni. Anzi corse voce che la Francia fosse pronta a concludere un patto di reciproca assistenza con la piccola intesa.

La Anschluss provocò viva preoccupazione in Cecoslovacchia, sebbene nella notte fra l'11 e il 12 marzo Goering avesse garantito il governo cecoslovacco e l'ingresso delle truppe tedesche in Austria era semplicemente una "questione di famiglia".

Il programma di Karlsbad

La crisi iniziò veramente solo nel mese di aprile del 1938. Il partito tedesco dei Sudeti si era riunito il 23 a Karlsbad, dove il suo leader aveva fatto adottare un programma in vari punti. I principali comportavano il ristabilimento dell'uguaglianza completa fra il gruppo nazionale tedesco ed il popolo ceco, oltre che l'instaurazione di un governo autonomo nella zona. Si invocava inoltre la riparazione dei torti inflitti dopo il 1918, la libertà di aderire all'ideologia nazista, il controllo della pubblica amministrazione tramite l'assunzione di funzionari di lingua tedesca.

Henlein

Il 21 aprile Hitler e Keitel avevano messo a punto un piano che prevedeva l'attacco della Cecoslovacchia, dopo un periodo di trattative diplomatiche che si sarebbero risolte in una crisi. La stampa tedesca iniziò ad adottare un tono sempre più violento nei riguardi della Cecoslovacchia. Era importante sapere in quale misura Francia e Inghilterra avrebbero appoggiato il governo cecoslovacco.

Dall'aprile del 1938 il governo francese, diretto da Daladier, era fautore di una politica di distensione. Anche gli inglesi ritenevano che sarebbe stato pericoloso spingere i cechi alla resistenza e che fosse meglio incoraggiarli a negoziare. Francia Inghilterra si incontrarono a Londra il 28 il 29 aprile. Il governo francese si riteneva sempre vincolato dal trattato franco-cecoslovacco e cercò invano di ottenere un impegno preciso da parte dell'Inghilterra per una garanzia comune verso questo stato. L'unico risultato fu però la decisione di proseguire le conversazioni degli Stati maggiori e di intervenire presso il governo ceco. Francia Inghilterra invitarono il governo ceco ad intavolare delle conversazioni dirette con il partito tedesco dei Sudeti, con spirito comprensivo.

La crisi del maggio 1938.

In queste condizioni scoppiò la crisi di maggio. Il governo cecoslovacco nella notte del 20 e del 31 maggio sosteneva che truppe tedesche si andavano concentrando lungo la frontiera, per cui decise di mobilitare. Sembra che questa misura fosse stata presa su consiglio dell'unione sovietica. La crisi fu breve. Il governo inglese intervenne energicamente presso la Germania e la Cecoslovacchia; l'ambasciatore britannico il 22 maggio insistette per essere ricevuto dal ministro degli esteri francese, al quale consegnò una nota con il quale il governo francese era pregato di non illudersi sull'atteggiamento britannico: quest'ultima sarebbe intervenuta solo in caso di aggressione non provocata contro la Francia. Respingeva l'eventualità di una guerra europea, di riuscite incerta, a causa della Cecoslovacchia. Il governo francese seguì questi consigli, ma ricordò che in caso di aggressione tedesca l'alleanza militare con la Cecoslovacchia sarebbe stata applicata. Hitler non si mosse e le misure militari furono rinviate al 24 maggio. Egli era rimasto tuttavia scontento e decise l'applicazione del piano di invasione della Cecoslovacchia per il 30 maggio.

Il problema dell'intervento sovietico

d'altra parte la Francia si sforzò di rafforzare la sua posizione diplomatica. Il 12 maggio 1938 Bonnet incontrò Litvinov a Ginevra. Il governo sovietico si dichiarò pronto a soccorrere la Cecoslovacchia, a condizione di essere autorizzato a far passare le sue truppe attraverso la Polonia o la Romania, fatto che ambedue rifiutarono. La Polonia, non era in buone relazioni con la Cecoslovacchia: si limitò a garantire che non avrebbe attaccato questo paese. La Romania invece era preoccupata per la Bessarabia, contesa con l'unione sovietica. Il governo francese fece inoltre sapere all'Italia che era pronta a negoziare un accordo diplomatico. Questo progetto non andò in porto, poiché dal quattro all'8 maggio Hitler era Roma per un'importante viaggio che rafforzò considerevolmente la coesione dell'asse Roma-Berlino. Il 14 maggio Mussolini si felicitò dell'intesa con la Gran Bretagna, ma dichiarò che negoziati con la Francia sarebbero falliti. Bisogna notare che gli inglesi reagirono dichiarando che in questo caso l'accordo anglo-italiano perdeva la maggior parte del suo valore.

Nel settembre del 1938 i negoziati non procedettero oltre. Il problema è non era risolto, non essendo note le reali intenzioni dei sovietici. L'unione sovietica poteva accettare di intervenire in funzione del trattato di alleanza del maggio del 1935, ma solo con l'autorizzazione polacco-romena, pure agire in seguito ad una decisione del consiglio della società delle nazioni, che però sembrava essere orientato ad una volontà di inazione.
L'ambasciatore degli Stati Uniti a Parigi pronunciò nel settembre del 1938 Parigi un discorso in cui affermò che in caso di guerra in Europa, nessuno avrebbe potuto predire come gli Stati Uniti si sarebbero comportati. Ma in quella data la politica di neutralità americana portò il presidente Roosevelt a dichiarare che l'impegno dell'ambasciatore non era un impegno morale da parte degli Stati Uniti verso le democrazie.

Così in caso di aggressione tedesca contro la Cecoslovacchia, la Francia si sarebbe trovata a dover intervenire da sola.

La missione di Lord Runciman

il governo inglese non restò però inattivo, rafforzando il suo sforzo di mediazione. Poiché il 1 settembre la tensione cresceva sensibilmente, il governo britannico aveva incaricato Henderson di chiedere a Von Ribbentrop delle spiegazioni sulle misure militari che la Germania aveva adottato, senza ottenere alcun risultato. Il governo ceco si rassegnò a fare delle ampie concessioni, così il 5 settembre sottopose al Runciman un progetto che soddisfaceva sette degli otto punti di Karlsbad. Il testo consegnato il 7 settembre, non impedì lo scoppio di violenti incidenti. Il partito tedesco dei Sudeti affermò che il governo di Praga non era più padrone della situazione, per cui negoziati erano interrotti.

La crisi del settembre 1938 e la conferenza di Monaco

il discorso di Hitler a Norimberga

il 12 settembre davanti ad una folla immensa, Hitler pronunciò un discorso estremamente violento, dichiarando che tedeschi dei Sudeti erano torturati con la complicità del governo cecoslovacco. La Germania sarebbe quindi intervenuta in loro difesa. Aggiungeva che la potenza militare della Germania andava rafforzandosi, le sue fortificazioni sul Reno erano quasi completate. Hitler in persona prendeva in mano la crisi. Benché non dichiarasse apertamente l'intenzione di annettere la zona dei Sudeti, sottolineando il valore del diritto dei popoli di disporre di se stessi. Il giorno seguente scoppiarono nuovi disordini in tutta la regione. Si trattò probabilmente di un tentativo di rivolta organizzata. In ogni caso fallì, poiché il governo cecoslovacco già il 14 settembre aveva ristabilito l'ordine. Questi avvenimenti ebbero due conseguenze: da una parte Lord Runciman ritenne che il suo sforzo di mediazione era terminato. Dall'altra Chamberlain fece recapitare ad Hitler un messaggio nel quale si offriva di recarsi in visita per l'indomani. Chamberlain temeva che venissero commesse azioni irreparabili.

Hitler accettò e si dichiarò pronto ad incontrare Chamberlain il 15 settembre. Per questa stessa data il capo del partito tedesco dei Sudeti domandò pubblicamente l'annessione al Reich.

L'incontro di Berchtesgaden

l'incontro di Berchtesgaden si svolse in questa modalità. Chamberlain auspicava un riavvicinamento anglo-tedesco, a cui Hitler era rispose positivamente. Quest'ultimo inoltre espresse il suo punto di vista sul problema dei Sudeti. Sosteneva che la situazione era molto grave, che bisognava intervenire immediatamente, con una annessione alla Germania. Era l'unica rivendicazione tedesca: la Germania aveva firmato degli accordi con la Polonia, i Paesi Bassi, il Belgio; aveva dichiarato che non avrebbe più sollevato il problema della Alsazia-Lorena. Aveva annesso i tedeschi della Austria, bisognava ancora annettere la regione di Sudeti. Hitler dichiarava di essere nel pieno delle forze e di voler condurre queste sue battaglie quando ancora era nel pieno delle forze. Hitler reclamava ufficialmente l'annessione della regione, presentando un vero e proprio ultimatum. Chamberlain rispose che doveva consultare almeno la Francia. Egli sarebbe quindi ripartito per l'Inghilterra e tornato in Germania per portare una risposta.

La pressione sulla Cecoslovacchia

Chamberlain tornò a Londra ed incontrò il ministro degli esteri esponendogli il proprio parere. Il suo rapporto era favorevole alle rivendicazioni del partito dei Sudeti. Il governo britannico era invece piuttosto diviso, ma accettò il principio dell'annessione dei Sudeti alla Germania. Bisognava ancora consultare il gabinetto francese, che era ancora più diviso. Infine i due governi si misero d'accordo per indirizzare al governo cecoslovacco, il 19 settembre, le "proposte anglo-francesi". Il governo cecoslovacco era molto preoccupato dopo l'incontro di Berchtesgaden e le proposte anglo-francesi confermarono i timori: al fine di mantenere la pace, la Cecoslovacchia avrebbe dovuto accettare una modifica delle sue frontiere in base al quale tutti territori abitati almeno dal 50% di abitanti di lingua tedesca, sarebbero stati uniti alla Germania. Una commissione internazionale avrebbe fissato le nuove frontiere.

Quale sarebbe stato l'atteggiamento del governo ceco? Dapprima rispose con una protesta: tale decisione, che non prevedeva plebiscito, era anti-democratica. Peraltro l'idea del plebiscito era stata lanciata da Mussolini. Inoltre la Cecoslovacchia sarebbe stata privata del suo sistema di difesa e l'equilibrio delle forze in Europa centrale sarebbe stato distrutto. Si proposte dunque di negoziare utilizzando la procedura prevista dal trattato di arbitrato ceco-tedesco nel 1925. Tuttavia il 21 settembre, Francia Inghilterra indirizzarono alla Cecoslovacchia un vero e proprio ultimatum: se il governo ceco voleva resistere, non sarebbe stato aiutato. In tali condizioni il governo ceco dovette rassegnarsi nel pomeriggio del 21 settembre. Il presidente del consiglio rassegnò le dimissioni. Il comandante in capo dell'esercito costituì il nuovo governo.

L'incontro di Godesberg

Come previsto, Chamberlain partì il 22 settembre per Godersberg. Ma con suo grande stupore sin dal suo primo incontro con Hitler La sorsero delle gravi difficoltà. Per Hitler, infatti, il piano anglo-francese era inaccettabile. Bisognava dare soddisfazione ad un'ingiustizia durata vent'anni a danno dei tedeschi, ma anche per i polacchi e degli ungheresi. Per quanto riguarda i tedeschi, occorreva trovare una soluzione non più tardi del 1 ottobre. Se nei territori dubbi avessero avuto luogo dei plebisciti, gli abitanti tedeschi dei Sudeti dovevano essere ammessi a votare. Così il giorno dopo Chamberlain scrisse a Hitler, sottolineando che tale soluzione proposta era inaccettabile per l'opinione pubblica inglese, francese e mondiale. Hitler rispose che non poteva abbandonare alcuna delle sue rivendicazioni. Così la sera del 23 settembre ebbe luogo un nuovo incontro fra i capi di Stato, senza raggiungere alcun risultato. Durante questa riunione fu portata Hitler La notizia che nel frattempo La Cecoslovacchia annunciava la mobilitazione generale. La crisi era quindi eccezionalmente grave, per cui Chamberlain lasciò Godersberg con un memorandum consegnato da Hitler.

Il 27 settembre Hitler fece sapere al Chamberlain che la Germania avrebbe effettuato la mobilitazione generale il giorno dopo. Ogni speranza di pace sembrava quindi esclusa e tutto portava credere che la guerra era imminente. La Francia, nel frattempo, mobilitava dei riservisti e l'Inghilterra aveva posto la flotta in stato di allarme, poiché sarebbero entrate in guerra a fianco della Cecoslovacchia. L'unione sovietica era stata contraria sin dall'inizio alle proposte di Chamberlain e giorno dopo giorno, però, si dichiarava pronta a mantenere i suoi impegni a patto che la Francia gli avesse rispettati. Tuttavia l'Urss era favorevole alla riunione di una conferenza internazionale, alla quale avrebbe preso parte. Il presidente Roosevelt aveva anche indirizzato un messaggio a Benes, Hitler, Chamberlain e Daladier chiedendogli di non rompere i negoziati.

Verso la conferenza di Monaco

nella mattinata del 28 settembre, Chamberlain fece un ultimo sforzo, inviando un messaggio a Hitler e Mussolini dove si proponeva la riunione di una conferenza fra i capi di Stato, compreso quello cecoslovacco. Hitler, del resto, non aveva avvisato delle sue reali intenzioni Mussolini, che era preoccupato per l'eventualità di uno scoppio della guerra, a cui l'Italia non era preparata. Per questo aveva rifiutato tutti tentativi tedeschi per un'alleanza militare esplicita, ma si dichiarava favorevole Hitler, all'Ungheria e ai polacchi e contrario a Benes. Accolse così molto favorevolmente la proposta inglese di riunirono conferenza. Su queste basi, Hitler decise di accettare, e Mussolini suggerì che la conferenza si tenesse fra i quattro capi di Stato, Cecoslovacchia e esclusa quindi. Hitler fissò la sede a Monaco.

La conferenza

La conferenza di Monaco si riunì il 29 settembre. La seduta inizio a mezzogiorno senza ambasciatori. Con un'abile manovra di Mussolini La conferenza iniziò basandosi su un testo di Von Ribbentrop.

Conferenza di Monaco

Hitler attaccò violentemente cecoslovacchi; Daladier invece pose chiaramente la domanda se l'intenzione di Hitler fosse quella di smembrare La Cecoslovacchia. In quel caso egli avrebbe rifiutato ogni accordo. Egli avrebbe accettato di discutere esclusivamente dell'avvenire di una Cecoslovacchia amputata del territorio dei Sudeti. Mussolini dichiarò che questa era la sua idea. L'accordo dei quattro fu firmato il giorno seguente all'una del mattino. Era una grande vittoria per Hitler, poiché il memorandum di Godersberg era ripreso quasi per intero: le sole concessioni tedesche erano che la regione dei Sudeti, invece di essere interamente evacuata dai cechi il 1 ottobre, non sarebbe stata successivamente per zone fino al 10 ottobre; ai cechi ha consentito di portare con sé una parte dei loro beni. Una commissione internazionale avrebbe delimitato le frontiere e le zone eventualmente sottoposte a plebiscito. Inoltre Francia Inghilterra dichiaravano in un allegato all'accordo, di essere pronta garantire le frontiere del nuovo stato cecoslovacco contro un'aggressione non provocata. Germania Italia promettevano in modo vago di fare lo stesso, a condizione che problemi delle minoranze polacche ungheresi fossero state risolte.

Lo smembramento della Cecoslovacchia (30 settembre 1938-15 marzo 1939).

La conferenza di Monaco aveva sacrificato l'integrità della Cecoslovacchia a favore di una politica di appeasement. Era soprattutto opera di Chamberlain, seguito con molta meno convinzione da Daladier. L'unico risultato raggiunto era quello di aver sostituito un colpo di forza che Hitler era deciso a fare ad ogni costo con un simulacro giuridico, poiché si era acconsentito di fatto a far ottenere a Hitler ciò che pretendeva, senza consultare La principale interessata: La Cecoslovacchia. Questo era basato sull'illusione che Hitler avrebbe rispettato i trattati sottoscritti e che le sue ambizioni si limitassero alle annessioni di paesi abitati da tedeschi. Questa era l'opinione di dirigenti francesi e inglesi, ma era ben lontana dall'essere generale. Psicologicamente strategicamente Monaco colpiva l'assetto generale del sistema di alleanze francesi. L'impressione dominante delle piccole nazioni era fortemente negativa, ovvero che essi sarebbero state assoggettate ad un "direttorio" di quattro grandi potenze, che avrebbero imposto delle soluzioni ingiuste. In Germania il successo politico riportato da Hitler gli conferì una reputazione di infallibilità, che fece vanificare ogni possibile opposizione al suo operato. Si assisterà nei mesi seguenti a tre ordini di fenomeni: La firma dei trattati di non aggressione anglo-tedesco e franco-tedesco, la dislocazione progressiva dello stato cecoslovacco e la campagna di rivendicazioni italiane.

I trattati di non aggressione

il 30 settembre Chamberlain firmò con Hitler una dichiarazione di non aggressione. Essa stabiliva che il problema delle relazioni anglo-tedesche era di primaria importanza per i due paesi e per l'Europa, e che quindi l'accordo navale precedentemente sottoscritto, unitamente all'accordo di Monaco costituivano la prova migliore della reciproca volontà di pace. L'accordo fu concluso senza che fosse preventivamente consultato il governo francese. Chamberlain fu accolto trionfalmente a Londra, dove pronunciò un discorso in cui si mostrava sicuro che fosse stato raggiunto un traguardo importante per la pace. Churchill invece dichiarò che la conferenza di Monaco era un disastro di prima grandezza, e predisse l'annientamento della Cecoslovacchia. Da parte francese, Daladier non condivideva l'ottimismo di Chamberlain. Esisteva in Francia, infatti, una forte corrente "anti-Monaco", che si sviluppò trasversalmente in tutti i partiti. Tuttavia il ministro degli esteri Bonnet era favorevole alla firma di un accordo franco-tedesco di non aggressione simile a quello stipulato dalla Gran Bretagna. Così il 22 novembre, Bonnet annunciò che l'accordo era concluso. Questo accordo aveva lo scopo di mantenere la pace in Europa. Dichiarava che fra i due paesi le frontiere esistenti erano definitive e che per risolvere tutti i problemi che sarebbero sorti in avvenire sarebbe stato adottato il metodo delle consultazioni. Questi due accordi sembrano portare ad una distensione generale, ma non bisogna esagerare la portata.

A questo, seguitò nel corso del mese di novembre una campagna antisemitica in Germania, che indignò a tal punto il presidente Roosevelt da fargli richiamare l'ambasciatore americano.

 

Le annessioni polacca ed ungherese

nel momento in cui firmava il patto di non aggressione, il governo francese assicurò alla Polonia e all'Urss che esso non avrebbe invalidato gli altri accordi della Francia. L'atteggiamento dell'Urss, dopo lo conferenza di Monaco, era molto ostile alla Francia. Il governo sovietico si sforzava di dare l'impressione di essere il solo a credere ancora alla sicurezza collettiva. Il governo ceco fece sapere il 21 ottobre all'Urss che non si interessava più al patto del 1935.

Il periodo che va dal 18 marzo 1939 è quello in cui La Cecoslovacchia si disgregò. La regione dei Sudeti fu annessa alla Germania, laddove in alcune zone furono organizzati dei plebisciti. In effetti la commissione internazionale che avrebbe dovuto delimitare le frontiere adottò quasi integralmente le rivendicazioni tedesche. Infine non fu praticamente organizzato alcun plebiscito, avendovi i cechi definitivamente rinunciato. La Polonia l'Ungheria presero anche se parte alla spoliazione della Cecoslovacchia. Il colonnello becca approfittò della crisi per annettere la Slesia di Teschen. Il trattato di non aggressione ceco-polacco del 1924, era stato denunciato nel 1937 dalla Polonia, che aveva così mani libere. Nonostante la pressione sovietica, che minacciò di denunciare il patto di non aggressione del 1932 stipulato con la Polonia, e francese, la Polonia si schierò a fianco della Germania.

Del resto l'accordo di Monaco comprendeva un allegato concepito in favore delle minoranze polacche e ungheresi in Cecoslovacchia, fissando il principio della necessità di un regolamento da attuarsi entro tre mesi dalla data dell'accordo. Il colonnello becca, peraltro 1 miliardo per non essere stato invitato a Monaco, voleva regolare la questione della Slesia con accordi diretti. Appena conosciuti i contenuti dell'accordo di Monaco il 30 settembre, becca indirizzò al governo ceco un brutale ultimatum in cui effettuava le rivendicazioni territoriali polacche, da accettarsi entro il 1 ottobre. La Cecoslovacchia cedette. Le truppe polacche oltre passarono i confini il 2 ottobre ed entrarono in Teschen. La frontiera fu definitivamente fissata con uno scambio di note il 1 novembre. La Polonia aveva anche l'ambizione di annettere l'Ucraina sub-carpatica, sia per avere una frontiera comune con l'Ungheria, sia per eliminare ogni focolaio di agitazione. Ma Hitler vi si oppose.

Per quanto riguarda invece l'Ungheria, dei negoziati diretti con il governo cecoslovacco non raggiunsero alcun risultato. La Cecoslovacchia accettò l'arbitrato italo-tedesco. Con "l'arbitrato di Vienna" (novembre 1938), ciano e Von Ribbentrop accordarono all'Ungheria un vasto territorio a sud della Cecoslovacchia.

D'altra parte La Cecoslovacchia si trovò in un periodo di disgregazione interna. Fin dal 7 ottobre, giorno in cui cominciò la smobilitazione dell'esercito, si costituì un governo slovacco autonomo. Alla fine di ottobre la camera dei deputati cecoslovacca ratificò la legge per l'autonomia della Slovacchia e della Rutenia. Il 30 novembre, fu eletto presidente della Repubblica Hacha, avendo rassegnato le dimissioni Benes.

Il colpo di forza del 15 marzo

alla Germania non restava più che liquidare definitivamente La Cecoslovacchia. Sembra che Hitler avesse preso questa decisione sin dal mese di dicembre: bisognava solamente trovare un pretesto. Così il 10 marzo, il giorno stesso in cui il governo britannico dichiarava solennemente che tutto era sereno sulla scena europea, il presidente cecoslovacco Hacha congedò il governo slovacco, col pretesto che contribuiva a rompere l'unità dello stato cecoslovacco; proclamò altresì La legge marziale. Monsignor Tiso si rivolse a Hitler e si recò a Berlino il 13 marzo. A questo punto Hitler obbligò il presidente cecoslovacco a riunire la dieta cecoslovacca, che domandò la completa indipendenza per la Slovacchia. Hitler convocò a Berlino il presidente Hacha e, dopo una notte estremamente drammatica, sotto la minaccia di veder Praga distrutta da un bombardamento, Hacha si rassegnò firmare un documento con il quale poneva il suo paese sotto la protezione della Germania. Nel frattempo le truppe tedesche erano già penetrate in Boemia e Moravia. Praga fu occupata il 15 marzo, giorno in cui Hitler entrò trionfalmente nella città. Di fatto La Cecoslovacchia si trasformava in un "protettorato" della Germania.

Lo stesso giorno la Slovacchia proclamava la sua indipendenza ed il 16 marzo si poneva sotto la protezione della Germania. Le truppe ungheresi invasero la Rutenia sub-carpatica, fissando così una frontiere in comune con la Polonia.

Questi avvenimenti dimostravano che la forza era considerata come un mezzo legale per risolvere problemi internazionali. Inoltre, per la prima volta, Hitler annetteva un territorio non tedesco. Qualche giorno dopo, il 22 marzo, in seguito ad un ultimatum, il governo della Lituania cedette il territorio e la città di Memel alla Germania. Il 23 marzo Germania e Romania firmarono un accordo economico, in cui la clausola principale consisteva nell'affidare lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio a società miste tedesco-romene.