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sabato 13 marzo 2010

Parte II, Capitolo IV, Paragrafo V: La dichiarazione di Guerra

La notizia del viaggio di Von Ribbentrop a Mosca, e la successiva pubblicazione del trattato di non aggressione firmato il 24 agosto, portarono al massimo la tensione che regnava sin dalla primavera. L'opinione pubblica mondiale aveva compreso che la guerra era ormai inevitabile.

Tornando indietro per esaminare la crisi che si era sviluppata tra la Germania la Polonia, si può notare che la politica francese durante tutto questo periodo consistette nel rafforzare l'alleanza franco-polacca ma anche nel dare alla Polonia consigli di moderazione. Il governo francese era cosciente dell'impreparazione dell'esercito polacco. L'ambasciatore Georges Bonnet sembrava essere meno fermo di quello del presidente Daladier, poiché fino all'ultimo istante avrebbe voluto realizzare una nuova conferenza di Monaco.

Gli incidenti di frontiera

a partire quindi dal memorandum della Germania, Polonia il 27 aprile e il discorso di Hitler al Reichstag si moltiplicarono gli incidenti nella parte della Polonia in cui vivevano le minoranze tedesche. Il 20 e il 21 agosto i preparativi militari tedeschi si erano intensificati. Senza averlo programmato, la Germania era praticamente in stato di mobilitazione generale, con un conseguente intensificarsi degli incidenti di frontiera.

La crisi

a partire dal 24 agosto, gli avvenimenti precipitarono. Chamberlain dichiarò che la Gran Bretagna avrebbe mantenuto i suoi impegni nei confronti della Polonia, mentre la Germania del resto non poteva contare sull'Italia.

Il ministro ciano era spaventato dalla scoperta che la Germania si preparava realmente a fare la guerra, per cui aveva insistito sulla necessità per l'Italia periodo di parecchi anni prima di potervi partecipare. Hitler invece da parte sua aveva confermato che la guerra era molto prossima, avendo più possibilità di essere vittoriosa finché la Germania l'Italia sarebbero state governate da due grandi dittatori. Inoltre era necessario liquidare al più presto la Polonia e la Jugoslavia, dovendo entrare quindi in guerra prima della fine di ottobre, sfruttando le favorevoli condizioni climatiche.

In queste condizioni anche l'ambasciatore italiano in Germania avrebbe voluto che Senato città se per denunciare il patto di acciaio. Mussolini invece, benché rimasto male per l'iniziativa tedesca, era deciso a mantenere quest'ultimo in vigore, benché non fosse intenzionato a fare la guerra. La decisione italiana di astenersi dalla guerra non fu resa pubblica, benché la notizia trapelasse facilmente.

Hitler aveva ordinato il 22 agosto al tre comandanti in capo di attaccare la Polonia nella notte fra il 25 e 26 agosto, immediatamente dopo la firma del trattato tedesco-sovietico. Tuttavia il sito, poiché Hitler tentava di staccare definitivamente la Francia dalla Polonia, ma il governo inglese il 25 agosto aveva firmato un trattato di alleanza con la Polonia. Trattato che prevedeva un intervento automatico in caso di aggressione o nel caso di un'azione che avesse minacciato l'indipendenza di uno dei due paesi: quest'evenienza prevedeva un'azione contro Danzica. La tendenza favorevole ad una distensione, dal punto di vista della Gran Bretagna era del tutto svanita dopo la firma del trattato tedesco sovietico del 24 agosto, rafforzando la posizione di necessità della guerra.

Hitler fu condizionato anche da una lettera che Mussolini gli indirizzò il 25 agosto. La terza mattina Hitler aveva scritto a Mussolini per illustrargli la portata dell'accordo tedesco-sovietico, del quale l'Italia non era stata preavvisato. Gli annunciava la sua intenzione di attaccare la Polonia. Mussolini gli rispose che per lui era troppo presto per iniziare una guerra, egli propose una conferenza generale. Sarebbe stato diverso se l'Italia avesse ricevuto dalla Germania armi e materie prime per resistere ad un attacco anglo-francese; in tal caso l'Italia avrebbe potuto intervenire immediatamente al fianco della Germania.

Hitler chiese allora quali fossero le necessità dell'Italia: esse erano enormi, tanto da non essere possibile da parte della Germania impegnarsi in tal senso. Hitler dichiarò infine, che a queste condizioni comprendeva l'astensione militare dell'Italia. Mussolini era uscito certamente umiliato dalla confessione della sua debolezza militare, ma voleva giocare comunque il suo ruolo di mediatore. Chiedeva a tutti i costi la riunione di una conferenza internazionale.

Il tentativo di pace anglo-francese

Francia e Inghilterra cercarono tuttavia di ristabilire la Germania la Polonia un contatto, interrotto da mesi. Il 28 agosto il governo britannico propose Hitler di aprire questi negoziati. Ma Hitler rispose formulando delle nuove rivendicazioni: voleva Danzica, tutto il corridoio, una parte dell'alta Slesia polacca. Il giorno dopo ricevendo l'ambasciatore britannico, Hitler si mostrò ancora più minaccioso, ma accettò il principio dei negoziati diretti, pur dichiarando che non avrebbero portato nulla. Acconsentiva ricevere un inviato polacco, munito di pieni poteri, a condizione che arrivasse entro il 30 agosto.

Per gli inglesi questo inviato doveva essere il colonnello Beck impersona. Solamente però il mattino del 31 agosto Beck accettò questa idea. Credendo che non si trattasse di un ultimatum, il governo inglese non si era affrettato a comunicare la proposta tedesca al governo polacco. Così intorno a mezzogiorno becca incaricò l'ambasciatore polacco presso la Germania di andare ad accettare la sua presenza a Von Ribbentrop. Ma i dirigenti tedeschi avevano ritenuto che fosse ormai troppo tardi per negoziare.

Pertanto Von Ribbentrop liquido l'ambasciatore polacco in pochi minuti, anche se non fece nulla per lasciar intravedere l'imminenza di un'aggressione.

Verso sera la radio tedesca annunciava che Hitler e il governo avevano invano atteso l'arrivo di un negoziatore polacco per tutti i precedenti due giorni. Venne comunicato un programma in 16 punti, che prevedeva l'annessione di Danzica, un plebiscito nel corridoio da organizzarsi entro lo scadere dell'anno, durante il quale le truppe polacche avrebbero dovuto evacuare la regione. Il corridoio di Danzica sarebbe stato durante questo periodo amministrato da una commissione internazionale. Danzica sarebbe stata smilitarizzata, mentre una commissione d'inchiesta internazionale avrebbe esaminato la sorte delle minoranze in Germania e in Polonia dopo il 1918, per riparare ai torti subiti.

Queste condizioni non erano state conosciute in tempo dei polacchi; era però poco probabile che le avrebbero accettate. In effetti durante il corso degli avvenimenti, la volontà ferma di Hitler era quello di portare la Polonia alla capitolazione, quindi di fare la guerra.

Fu quindi durante la mattinata del 30 agosto che fu proclamata la mobilitazione generale polacca. L'esercito tedesco era stato peraltro messo in stato di guerra. All'alba del 1 settembre l'esercito tedesco penetrò in Polonia. Nello stesso momento, Danzica proclamò la riunione alla Germania.

Il tentativo di pace di Mussolini

un altro di tentativo di pace ebbe luogo il 31 agosto: Mussolini offrì alla Francia e alla Gran Bretagna la riunione di una conferenza da convocarsi per il 5 settembre. Il governo francese era disposto ad accettare, purché la Polonia vi fosse rappresentata. Ma il 1 settembre il colonnello Beck rifiutò, dato lo scoppio della guerra. La conferenza era quindi divenuta impossibile. Il 2 settembre i governi francese inglese fecero sapere che avrebbero accettato la conferenza solo condizione che le truppe tedesche avessero evacuato prima il territorio polacco. Mussolini rifiutò di mantenere la sua proposta.

La Polonia fece appello ai suoi alleati. Il governo francese fin dal 1 settembre ordinò la mobilitazione generale. La sera del 2 settembre il colonnello Beck aveva indirizzato un appello pressante a Francia e Inghilterra: temeva che certi uomini politici trovassero mezzo all'ultima ora per eludere le obbligazioni dell'alleanza. In effetti sia Bonnet che Chamberlain sembravano intenzionati a ritardare il più possibile l'invio di un ultimatum alla Germania. Speravano che Hitler era avrebbe fatto un gesto distensivo. Questo spiega l'intervallo di due giorni fra l'aggressione tedesca e l'intervento di due alleati in favore della Polonia. In Francia con la seduta del 2 settembre in Parlamento non vi fu alcun incidente. Al contrario alla camera dei comuni in Gran Bretagna l'atmosfera fu tempestosa: alcuni deputati non nascosero la loro indignazione per le lungaggini di Chamberlain. Si può dire che fu questo risveglio dell'opinione pubblica e dei parlamentari che fece decidere al governo di agire.

Il 3 settembre alle nove del mattino l'Inghilterra inviò un ultimatum alla Germania. Se alle 11:00 il governo tedesco non avesse dato l'assicurazione che avrebbe ritirato le sue truppe dalla Polonia, sarebbe stata la guerra. A mezzogiorno fu la volta della Francia, che presentò un ultimatum analogo che scadeva le 17. Essendo stati respinti questi ultimatum, il regno unito e la Francia dichiararono guerra alla Germania.

I negoziati tedesco-sovietivi e il Trattato del 23 agosto 1939

Parte II, Capitolo IV, Paragrafo IV
 
Molotov

Image via Wikipedia

I primi passi

tutto porta a credere che l'iniziativa del riavvicinamento fra la Germania e l'Urss venisse da quest'ultimo paese. In realtà anche i sovietici volevano un riavvicinamento con la Germania, per questo Molotov sostituì al Ministero degli Affari Esteri Litvinov, più vicino al Francia Inghilterra. Sin dall'aprile del 1939 erano stati compiuti i primi passi di intesa fra i due governi, inizialmente per motivi di cooperazione economica.

La decisione tedesca

fu tra il 29 il 30 maggio che la Germania decise per l'alleanza in favore dell'Urss. Si trattava solo di arrivare ad un accordo economico sulla base delle proposte sovietiche avanzate nel febbraio del 1939. Il 26 luglio il riavvicinamento fra due paesi fece un ulteriore passo in avanti. In una incontro fra ambasciatori dei due paesi si discusse a lungo delle similitudini fra le due ideologie e la distanza dei due paesi dai paesi democratici, inoltre la Germania dimostrò di poter offrire all'unione sovietica più vantaggi dell'Inghilterra.

La Germania affretta a conclusione di un accordo

questa conversazione riportata è di grande importanza. Nel corso del mese di agosto il negoziato fra i due paesi era ormai ben avviato, si svolgeva soprattutto sul problema delle zone di influenza. Hitler aveva deciso di attaccare la Polonia per il 1 settembre. Bisognava agire rapidamente. Il 12 agosto, stesso giorno in cui cominciavano le trattative militari con gli occidentali, Von Ribbentrop decise di recarsi di persona a Mosca. Il 16 agosto Molotov e Von Ribbentrop si accordarono sul principio di un trattato di non aggressione, con annessi un protocollo del limitante le zone di influenza dei due paesi. Il 20 agosto Hitler indirizzò un telegramma personale a Stalin in cui sottolineava la tensione fra la Germania la Polonia e domandava di anticipare la firma del trattato al 22 o al massimo al 23 agosto. Stalin accettò la data del 23.

Il trattato di non aggressione

Von Ribbentrop partì con pieni poteri, che gli erano stati conferiti da Hitler per firmare un trattato immediatamente applicabile. Questo permise di raggiungere un risultato molto rapidamente. Il patto fu firmato nella notte del 23 agosto, si componeva di due elementi. Il primo, un trattato di non aggressione, reso pubblico il giorno dopo, in cui si dichiarava che due paesi volevano rafforzare la causa della pace e si impegnavano a non partecipare ad alcun atto di aggressione l'uno contro l'altro, a non sostenere una terza potenza contro di essi e a non unirsi ad un gruppo di potenze ostili. Si decideva inoltre di risolvere le controversie reciproche solo attraverso scambi di opinione amichevoli o arbitrato. Il trattato era immediatamente applicabile ed era concluso per 10 anni, si sarebbe inoltre prolungato automaticamente per altri cinque se nessuna delle due parti l'avesse denunciato un anno prima della scadenza.

Il protocollo segreto

il protocollo segreto era invece molto più importante, si componeva di tre articoli principali. Il primo articolo comprendeva nelle zone di influenza russa la Finlandia, l'Estonia e la Lettonia. La Lituania sarebbe stata invece nella zona d'influenza tedesca: i due paesi riconoscevano gli interessi della Lituania a su Vilna. L'articolo due fissava il limite delle zone di influenza in Polonia su una linea corrispondente orientativamente sul tracciato della Vistola. L'articolo tre

Sottolinea l'interesse dell'Urss per la Bessarabia. La Germania dichiarava infine di non avere alcun interesse politico per questa regione.

 

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Parte II, Capitolo IV, Paragrafo III: I negoziati delle Democrazie con l’URSS

Le esitazioni dell'Urss

La prospettiva di una guerra per la Polonia rendeva fondamentale la collaborazione con l'Urss. Non c'è quindi da meravigliarsi che le democrazie occidentali e la Germania abbiano tentato di trascinarla dalla propria parte. Sin dal mese di agosto del 1939, l'unione sovietica non aveva fatto una scelta. Per questo si ebbero due negoziati paralleli.

L'unione sovietica era separata dalla Germania, dalla Polonia ed alla Romania, paesi con cui Francia Inghilterra avevano stipulato dei trattati di alleanza. Di conseguenza essa non aveva una necessità di alleanza con la Germania. Inoltre sul piano ideologico, essa non condivideva né le idee delle democrazie liberali, né quelli di Hitler, né quelle della Polonia del Colonnello Beck.

Tuttavia l'Urss sembrò orientarsi inizialmente dalla parte delle democrazie. Tanto è vero che il 19 marzo protestò contro la Germania per l'occupazione di Praga. Iniziarono così degli scambi di opinione fra l'Inghilterra e l'unione sovietica.

 

Il negoziato per un accordo politico

 

il vere proprio negoziato per un accordo cominciò nell'aprile del 1939. Il 14 aprile il governo francese aveva proposto l'unione sovietica una dichiarazione congiunta in cui Francia Inghilterra si sarebbero impegnate per la di difesa di Romania e Polonia in caso di aggressione non provocata. Ma il punto di vista francese non coincideva con quello della Gran Bretagna. Mentre la Francia accettava il principio di una vera alleanza, l'Inghilterra invece auspicava l'appoggio sovietico alla Polonia, ma non era disposta a combattere in favore dell'Urss si quest'ultima fosse stata attaccata.

 

Il 18 aprile Litvinov presentò delle controproposte volta la firma di un patto fra i tre paesi contro l'ipotesi di un'aggressione fascista. Questo accordo si sarebbe composto da tre atti, di cui uno di reciproca assistenza, uno che stipulavano convenzione militare e uno per la garanzia di tutti gli stati situati tra il Mar Baltico e il Mar Nero, compresi paesi baltici. Nell'eventualità di una guerra i tre paesi si sarebbero impegnati a non firmare una pace separata. Tuttavia durante lo svolgimento dei negoziati, Litvinov rassegnò le dimissioni e fu sostituito da Molotov. Litvinov aveva la reputazione di essere un uomo favorevole al principio della sicurezza collettiva e quindi un amico della Francia e dell'Inghilterra. Le sue dimissioni furono interpretate come il segno di un possibile cambiamento della politica sovietica.

 

In questo contesto si inseriva la Polonia che rifiutava sistematicamente di accordarsi con tutti i suoi grandi vicini, poiché il colonnello Beck cercava di praticare la politica dell'equilibrio che aveva mantenuto sino ad allora l'indipendenza della Polonia.

 

Gli inglesi, per evitare il fallimento delle trattative trasmisero Molotov il 27 maggio delle nuove proposte. Questa volta si trattava di un trattato di reciproca assistenza nel caso di una guerra scoppiata a causa di un'aggressione contro la Polonia, la Romania, la Grecia, la Turchia o il Belgio; non era previsto nulla invece in favore dei paesi baltici. L'Urss invece teneva moltissimo a quest'ultima inclusione, poiché forse pensava di estendere la propria influenza su questi paesi. Questo sembrò porre fine alle trattative, perché paesi baltici rifiutavano a loro volta di essere garantiti dall'Inghilterra contro la loro volontà.

 

Dopo qualche tempo i negoziati ripresero a Mosca, ma ci si scontrò grosso modo sulle stesse difficoltà. Peraltro i sovietici insistevano perché una convenzione militare accompagnasse la convenzione politica. Sembra che in realtà il governo sovietico, impegnato in un negoziato segreto con la Germania, cercasse soprattutto di guadagnare tempo.

 

Il 1 luglio furono presentate delle nuove proposte anglo-francesi, in cui si ammetteva una garanzia anche per i paesi baltici e la Finlandia, ma si giungeva anche l'Olanda e la Svizzera. Quest'ultima ipotesi non fu accettata da Molotov, e suscitò anche le proteste di questi ultimi paesi.

 

Verso la metà di luglio Francia e Inghilterra abbandonarono il progetto di garanzia per Olanda e Svizzera, ma restava da regolare il problema dei rapporti tra una convenzione politica e una militare. Infine il 24 luglio tutti questi punti erano stati regolati, ma non era stato firmato ancora alcun accordo.

 

Le trattative per un accordo militare

 

Molotov si dichiarò pronto ad iniziare dei negoziati per una convenzione militare entro pochi giorni. Francia Inghilterra inviarono nel frattempo delle delegazioni militari e navali. Sorse però una difficoltà: quali erano i reali poteri dei negoziatori occidentali? I sovietici si lamentavano del fatto di non avere di fronte dei plenipotenziari. Poi vi era una difficoltà ancora più seria: la Polonia avrebbe accettato il passaggio delle truppe sovietiche sul suo territorio?

Si sapeva in linea di principio che i polacchi erano contrari al passaggio delle truppe sovietiche, ma si aspettava una risposta diretta. La Francia era orientata a portare avanti le trattative anche se questo paese avesse rifiutato, poiché riteneva fondamentale raggiungere un accordo ad ogni costo con l'Urss. In effetti inizialmente sembrò che il governo polacco avrebbe accettato il passaggio dei sovietici, sotto la minaccia di vedere la Francia denunciare la sua alleanza con la Polonia. Ma il 24 agosto smentì formalmente tale consenso.

Era ormai troppo tardi. L'Urss pretendeva la medesima garanzia anche per la Romania, oltre che per la Polonia. Mentre si dibattevano queste questioni, nel frattempo il 23 agosto Von Ribbentrop era arrivato a Mosca per firmare un patto di non aggressione: era il fallimento definitivo della politica anglo-francese.

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Anche il trattato franco-sovietico del 1935 divenne inoperante: questo genere di risposta ricevette l'ambasciatore francese dopo che il patto di non aggressione franco-tedesco del 1938 era stato firmato.

Parte II, Capitolo IV, Paragrafo I: Le minacce tedesce contro la Polonia e le garanzie Franco-Britanniche

First edition of Adolf Hitler's book "Mei...

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Cambiamento dell'atteggiamento inglese

a conseguenza più importante del colpo di mano nel marzo del 1939 fu l'atteggiamento della politica estera inglese. Sul piano pratico però la reazione anglo-francese fu puramente verbale.

L'appello inviato dal presidente cecoslovacco alle truppe tedesche dava colpo di forza un apparente legalità. Ma se Chamberlain e Daladier non volevano entrare in guerra, l'atteggiamento del governo britannico si stava andando rapidamente modificare. Chamberlain aveva compreso che Hitler non avrebbe limitato le sue ambizioni ai paesi abitati dai tedeschi, ma che voleva dare al suo paese uno spazio vitale, come del resto programmato dai suoi scritti e dalla filosofia del movimento nazista.

L'opinione pubblica inglese peraltro era ferita nel suo sentimento democratico, favorevole al diritto di autodeterminazione dei popoli; inoltre veniva da alterarsi il tradizionale equilibrio europeo, distrutto dalla costituzione al centro dell'Europa di uno stato di 90 milioni di abitanti. Infine Hitler dimostrava ancora una volta di rinnegare la parola data, constatazione che portò Chamberlain a ritenere impossibile un qualsiasi negoziato con Hitler.

 

La Gran Bretagna avrebbe evitato ad ogni costo la guerra, ma non si sarebbe rifiutata di assumersi un qualsiasi impegno verso un paese dell'Europa centrale o orientale attaccato dalla Germania. Pertanto considerava la guerra come possibile e inevitabile rispetto ad una nuova capitolazione, come del resto era accaduto per la conferenza di Monaco. Pertanto in accordo con la Francia, iniziò a concedere una serie di garanzie ai paesi che riteneva più esposti, soprattutto la Polonia.

Prime minacce contro Polonia

al momento della conferenza di Monaco, il colonnello Beck aveva creduto opportuno partecipare alla spartizione dei resti della Cecoslovacchia. Sorsero tuttavia alcune difficoltà con la Germania, ma Hitler in quell'occasione diede ordine di appianare gli incidenti. Verso la fine di ottobre del 1938 si ripeterono altri incidenti nelle regioni polacche in cui vivevano minoranze tedesche. Numerosi polacchi di lingua tedesca e migrarono verso la Germania, mentre i tedeschi espulsero 15.000 cittadini ebrei polacchi dalla Germania.

Per altro sin dall'ottobre del 1938 la Germania aveva cominciato a porre il problema di Danzica, tanto che von Ribbentrop aveva proposto al governo polacco il ritorno della cittadina di Danzica alla Germania in cambio della costruzione di una ferrovia e di un'autostrada che godessero di privilegi di extraterritorialità.

I due Stati si sarebbero reciprocamente garantiti la frontiera comune e il patto di non aggressione firmato nel 1934 sarebbe stato prolungato da 10 a 20 anni. In tal modo le relazioni tedesco-polacche sarebbero diventate buon esattamente come le relazioni italo-tedesche.

Beck sapeva di dover affrontare il problema di Danzica, ma rifiutava categoricamente l'idea di una annessione della città libera alla Germania. Di quest'incontro avuto con il governo tedesco, il governo francese non fu informato. Peraltro la Francia era favorevole ad una revisione degli accordi franco-polacchi, soprattutto sul carattere di automatismo che l'alleanza aveva in caso di aggressione, considerando anche che la Polonia si stava di avvicinando anche all'unione sovietica.

Nonostante queste trattative, non vi era nessuna crisi grave in vista prima del 15 marzo del 1939. Peraltro in gennaio il colonnello Beck era stato invitato da Hitler a Berchtesgaden, dove fu accolto con tutti gli onori. Hitler insisteva sulla comune ostilità dei due paesi nei confronti dell'unione sovietica, ma volle anche di affrontare il problema di Danzica, pur promettendo che in questo caso non avrebbe adottato il sistema del "fatto compiuto". Becca era rimasto soddisfatto di quest'incontro.

Sviluppo della crisi dopo il 15 marzo 1939

tutto cambiò dopo il 15 marzo. La dissoluzione della Cecoslovacchia, l'annessione da parte dell'Ungheria della Rutenia subcarpatica e il ritorno alla Germania della cittadina di Memel, finirono per creare alla Polonia nuovi pericoli. Apparve chiaro negli incontri avvenuti alla fine di marzo tra il governo polacco e von Ribbentrop che la Germania andava assumendo un atteggiamento minaccioso nei confronti della Polonia: ad essa veniva intimato di unirsi al blocco antisovietico e furono poste di nuovo le rivendicazioni su Danzica, questa volta con maggiore fermezza. Il colonnello becca mantenne un atteggiamento di fermezza, pur tuttavia seguitando segretamente a mantenere delle buone relazioni con la Germania.

 

Le garanzie alla Polonia

 

Il 31 marzo del 1939 Chamberlain, dopo aver consultato il governo francese, annunciò di garantire il territorio polacco in caso di aggressione da parte della Germania. Dal governo francese il 13 aprile pervenne una medesima dichiarazione. Infatti il 6 aprile il colonnello becca era giunto in visita a Londra: in quell'occasione fu annunciato un trattato di alleanza tra l'Inghilterra Polonia. Nello stesso giorno il segretario di Stato tedesco fece sapere al governo polacco che il trattato di non aggressione firmato nel 1934 con la Germania non era compatibile con un accordo anglo-polacco.

Le garanzie agli altri paesi minacciati

Francia e Inghilterra ritenevano che vi fossero altri paesi minacciati. Attraverso degli accordi commerciali, la Germania si sforzava di porre sotto il proprio controllo l'economia dei paesi del sud-est europeo, soprattutto: la Jugoslavia, la Romania, la Bulgaria e la Turchia.

Il 13 aprile Francia Gran Bretagna annunciarono di concedere la loro garanzia alla Romania alla Grecia, mentre un mese dopo l'Inghilterra firmò con la Turchia una dichiarazione di reciproca assistenza cooperazione in caso di aggressione. Non fu possibile per la Francia stipulare il medesimo accordo con la Turchia, dal momento che i due paesi si erano divisi dalla controversia relativa al sangiaccato di Alessandretta. Tuttavia questi due paesi giunsero ad un accordo nel giugno del 1939, con il quale la Francia cedeva questo territorio alla Turchia. Il nuovo trattato anglo-franco-turco non impediva però la Turchia in caso di guerra contro l'unione sovietica una larga libertà di azione per mantenere sugli obblighi precedenti.

Il passo del presidente Roosevelt

il presidente Roosevelt cercò di dare a questo sistema di garanzie anglo-francesi un aspetto internazionale. Così il 16 aprile indirizzò un messaggio personale ad Hitler e Mussolini chiedendo loro di impegnarsi a non aggredire nei 10 anni successivi una lista di 29 paesi. Inoltre proponeva di rilanciare la discussione relativa al disarmo, con la partecipazione americana. Gli Stati Uniti si proponevano come arbitri della situazione internazionale. Naturalmente i due dittatori rifiutarono, ma appare chiaro che il presidente Roosevelt voleva solo dimostrare all'opinione pubblica americana l'aggressività di queste due nazioni.

Hitler rispose a questo sistema di alleanze con un minaccioso discorso il 28 aprile, nel quale denunciò l'accordo anglo-tedesco del 1935 e la dichiarazione tedesco-polacca nel gennaio del 1934. Respingevo ufficialmente le proposte del presidente Roosevelt, inoltre rivendicava l'annessione di Danzica. Lasciava anche intendere che la Germania avrebbe formulato nuove rivendicazioni. Bisogna considerare che sin da allora l'attacco alla Polonia era già fissato per il 1 settembre.

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domenica 28 febbraio 2010

Parte II, Capitolo I, Paragrafo III: La crisi dell’estate del 1934

Nel 1934 la Germania iniziò il suo riarmo. I francesi erano sicuri della superiorità degli investimenti militari che avevano fatto, in realtà Hitler impiegò somme enormi per la ricostruzione dell’esercito, mentre cercava pazientemente di smantellare il sistema delle alleanze francesi in Europa.

Nel gennaio 1934 fu firmata una dichiarazione di non aggressione con la Polonia valida per dieci anni, dopo una preparazione totalmente segreta per l’ostilità di alcuni ambienti prussiani alla Polonia e per i legami di quest’ultima con la Francia; in realtà prima dell’accordo era fallito (su rifiuto francese) un accordo franco-polacco per un’operazione preventiva contro l’hitlerismo.

Il patto dichiarava l’inizio di rapporti pacifici tra Germania e Polonia sulla base dei principi del patto Briand-Kellogg, quindi tramite una risoluzione pacifica delle controversie.

Sul versante italiano la tattica tedesca fu molto meno fortunata, nonostante l’ammirazione che Hitler nutriva sinceramente per Mussolini; ciò che divideva i due dittatori era la questione dell’Anschluss e le zone di influenza nell’Europa dell’est.

L’Italia voleva sottoporre sotto la sua influenza economica l’Austria, l’Ungheria e la Croazia e nel marzo ’34 furono firmati a Roma importanti accordi economici a tal fine, vantaggiosi soprattutto per gli austriaci; Hitler, al contrario, sosteneva il partito nazista austriaco e riteneva che la zona danubiana fosse di influenza tedesca e che l’Italia dovesse rivolgersi verso il Mediterraneo. Il contrasto fu a culmine nel luglio 1934, un mese dopo l’incontro tra i due che si svolse a Venezia e che non diede alcun risultato positivo concreto e subito prima della violenta epurazione interna che Hitler operò ordinando l’assassinio di molte personalità, ufficiali delle Sa e delle SS, compiuti nella “notte dei lunghi coltelli”(30 giugno).

Cominciò ad essere chiaro con questo episodio che i nazisti non osservavano regole.

Fu a luglio che avvenne in Austria l’assassinio del cancelliere austriaco Dollfuss, capo del partito cattolico che, insieme ai socialisti, era contrario all’unione con la Germania nazista.

 

L’omicidio fu preparato in Germania e compiuto dai nazisti austriaci con lo scopo di porre come cancelliere un fantoccio di Hitler, Rintelen; il piano fallì poiché fu tempestivamente nominato un nuovo cancelliere cattolico e perché la Heimwehr (gruppo nazionalista legato ai fascisti italiani) occuparono la centrale telefonica ed impedirono le comunicazioni tra i nazisti e Berlino. Reintelen fu arrestato e Mussolini (che ospitava la famiglia Dollfuss) inviò due divisioni di alpini al confine del Brennero come monito alla Germania.

Il governo nazista si dissociò subito dall’azione ma il Duce constatò in questa occasione l’immobilità delle democrazie occidentali verso la questione dell’Anschluss.

domenica 21 febbraio 2010

Parte I, Capitolo I, Paragrafo V: Il problema sovietico

La politica di appoggio ai Russi bianchi

Gli alleati durante il 1918, con l’evolversi della Rivoluzione in Russia cominciarono a porsi il problema di come relazionarsi con il nuovo governo che si era instaurato in quel gigantesco paese. Sebbene almeno per tutto il 1918 la preoccupazione maggiore fosse quella di mantenere un fronte Orientale contro la Germania, quando l’11 novembre 1918 i Bolscevichi denunciarono il Trattato di Brest-Litovsk, gli Alleati furono costretti a prendere una decisione.

Vi erano tre opzioni:

  1. negoziare con il nuovo governo Bolscevico;
  2. sostenere la controrivoluzione, capeggiata dai Russi bianchi;
  3. applicare una politica di blocco o “cordone sanitario”, come fu definito successivamente.

Inizialmente si optò per la lotta armata. Gli inglesi sostennero le truppe di Kolciak in Siberia, dove si era insediato un “governo panrusso”. La Francia invece inviò un contingente di uomini al comando del Generale Berthelot (che giocherà un ruolo fondamentale nella politica estera francese successiva) che sbarcarono ad Odessa, attraverso la Romania.

Il tentativo dell’Isola dei Principi e La missione Bullit

All’inizio del 1919 i Bolscevichi passarono all’offensiva riconquistando ampi territori (tutta la Russia Bianca e l’Ucraina), oltre ché in quella fase avevano pesantemente battuto le truppe di Kolciak.

Truppe di Kolciak

Aleksander Kolchak

Questo convinse Lloyd George della possibile vittoria dei Bolscevichi e della necessità di iniziare a trattare con loro. Propose quindi di convocare una Conferenza di pace a Parigi, dove Bolscevichi e Russi Bianchi si sarebbero dovuti incontrare e trattare la fine delle ostilità. Poi su suggerimento di Wilson, si propose invece di organizzarla nell’Isola dei Principi vicono Costantinopoli. Benché Clemanceu e Sonnino non fossero del tutto convinti, acconsentirono.

L'isola dei Principi, vicino Istanbul

L'Isola dei Principi

Chicherin, Commissario del popolo per gli affari esteri inizialmente accettò, ma i governi antibolscevichi non accettarono, anche perché preparavano insieme a Kolciak una offensiva in cui speravano di battere i Rossi.

Wilson e Lloyd George decisero di insistere ed inviarono un esperto diplomatico americano, William Bullit a Mosca per trattare con i Bolscevichi. Quest’ultimo incontrò sia Chicherin che Lenin, con i quali si accordò per un progetto di pace. Ma quando fece ritorno a Parigi, il piano non fu preso in considerazione.

La politica del Cordone Sanitario

L’atteggiamento delle potenze Alleate cambiò anche in considerazione del fatto che in Europa stavano scoppiando varie rivoluzioni di ispirazione comunista, che preoccupavano i governi europei (gli Spartachisti a Berlino nel Gennaio del 1919, Bela Khun in Ungheria dove assunse il potere per vari giorni nel Marzo del 1919.

Non giovò neanche il Congresso Comunista che si riunì a Mosca nel Marzo del 1919, che proclamò la “Terza Internazionale”, da cui avrebbe avuto inizio una nuova era internazionale della rivoluzione comunista: il Leninismo usciva quindi fuori dai confini della Russia, per configurarsi come pericoloso movimento rivoluzionario nel resto del mondo.

Questo coincise con la riprese dell’offensiva anche di numerose truppe irregolari, comandate da Kolciak in Siberia, da Denikin nel sud della Russia, da von der Goltz in Lettonia e dal generale Yudenic che marciava su Pietrogrado.

Denikin von der Goltz  Yudenich

Nel Maggio del 1919, Francia, Inghilterra, USA e Italia si spinsero a dichiarare di voler sostenere Kolciak nella sua avanzata purché si dichiarasse pronto ad utilizzare metodi di governo democratico e a rispettare l’indipendenza della Polonia e della Finlandia. Decisero quindi di applicare una politica di non intervento che sarebbe stata successivamente definita “Cordone Sanitario”, pur continuando a sostenere i Russi Bianchi.

Le vicende che si successero nel 1919 sono molto complesse, ma sostanzialmente videro la progressiva sconfitta delle truppe contro-rivoluzionarie bianche e la definitiva affermazione dei Bolscevichi. Questo decretò definitivamente il fallimento della politica alleata e quindi della politica del Cordone Sanitario.

Frontiera russo-finlandese

La Finlandia si era proclamata indipendente già dalla fine del 1917, sostenuta dal Generale von der Goltz.

Nell’ottobre del 1920 fu firmato un trattato di Pace con la Russia, grazie al quale la Finlandia otteneva la gran parte della Carelia (ad eccezione della parte Orientale, se amministrata in modo autonomo), la regione di Petsamo che divideva quindi la Russia dalla Norvegia.

Zone ottenute dalla Finlandia indipendente

Tuttavia la Finlandia lamentò la mancata applicazione del Trattato, da cui derivò una rivolta (fallita) in Carelia, sostenuta dalle truppe finlandesi. Inoltre la Finlandia si era rivolta anche alla SDN per ottenere giustizia, senza peraltro risolvere il problema.

Altro problema era legato alle isole Aland, cedute alla Finlandia, ma rivendicate anche dalla Svezia, dove fu imposto il mantenimento dello statuto di neutralità dalla SDN, voluto soprattutto dall’Inghilterra, che avrebbe potuto facilmente utilizzarle come avamposto per attaccare la Russia.

Le isole Aland, contese fra Finlandia e Svezia e smilitarizzate

Frontiera Russo-Estone, RUSSO-LETTONE e LA PACE CON LA LITUANIA

A sud della Finlandia, i tre paesi Baltici di Estonia, Lettonia e Lituania avevano già proclamato la loro indipendenza agli inizi del 1918, confermata nell’agosto del 1919 dalle potenze Alleate che rimandavano ad un arbitrato con la SDN per la definitiva definizione della loro indipendenza.

Inizialmente la Francia voleva costituire un blocco degli Stati del Baltico in funzione anti-russa (Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia), ma a causa delle rivalità fra i vari paesi (soprattutto per il conflitto fra Lituania e Polonia), questo tentativo fallì.

Le tre repubbliche Baltiche

I sovietici, dal canto loro, preferirono stabilizzare i problemi in quell’area riconoscendo l’indipendenza dell’Estonia.

von der GoltzPer la Lettonia, invece, fu più difficile, dovendo combattere sia contro i Bolscevichi, sia contro truppe più o meno regolari al comando di Von der Goltz: questo cessò comunque quando la Germania firmò il Trattato di Versailles nella Primavera del 1919 e fu costretta a richiamare il Generale. Quest’ultimo, come già detto, seguitò a combattere questa volta in nome del movimento della Russia Occidentale. Il paese venne liberato definitivamente alla fine del 1919 con il supporto della marina francese e britannica e nel Luglio del 1920 fu siglata la pace con la Germania, seguita da quella con i Sovietici in Agosto del 1920.

La Lituania arrivò alla pace nel Luglio del 1920 con i Sovietici, pur restando il problema di Vilna, l’antica capitale del Granducato. Benché questa fosse stata assegnata alla Lituania dal consiglio supremo interalleato alla fine del 1919, questa era occupata dalla Polonia. Nel Giugno del 1920 questi si ritirarono incalzati dall’avanzata sovietica e la città fu di nuovo occupata dai Lituani.

Le regioni della Lituania

La vicenda sembrava conclusa, senonché le truppe polacche ripresero di nuovo possesso della città nel 1920. Si dovrà attendere una decisione della SDN che avrebbe riconosciuto il fatto compiuto da parte dei polacchi, in coincidenza con l’invasione del territorio di Memel da parte dei Lituani.

Zone di conflitto della Lituania: Vilna e Memel

La Guerra Russo-Polacca

Ricostruita dal Trattato di Versailles, la Polonia poneva un serio problema di attribuzione delle frontiere. Il Maresciallo Pilsudski aveva fatto proclamare la Repubblica nel Novembre del 1918, ma era in cattivi rapporti con gli Alleati. Inoltre alla fine del 1918 essi erano ancora in guerra contro la Germania e le ostilità cessarono solo per pressione degli alleati agi inizi del 1919.

I polacchi combattevano anche ad est contro l’Ucraina per la conquista di Leopoli, inoltre a Maggio del 1919 conquistò tutta la Galizia orientale. A nord, infine, combattevano contro la Russia ed erano riusciti a penetrare nel suo territorio fin quasi a Minsk.

L'offensiva polacca verso l'Ucraina, la Galizia e la Russia Bianca

Nel dicembre del 1919 i Bolscevichi cercarono di trattare la pace con la Polonia. Gli alleati ritenevano inoltre che la Polonia dovesse limitarsi a governare territori eminentemente polacchi, secondo una linea che verrà definita convenzionalmente “Linea Curzon”.

I Polacchi comunque rifiutarono sia le proposte dell’Intesa, sia le proposte dei sovietici e nell’Aprile del 1920 ripresero l’offensiva.

Dopo alcuni successi inziali, i Russi contrattaccarono interrompendo la ferrovia Varsavia-Danzica. La Polonia inoltre era tagliata fuori dai rifornimenti, poiché Germania e Austria-Ungheria rifiutavano di far passare i convogli.

Gli Inglesi ritenevano che la Polonia non fosse economicamente vitale e pertanto propose alla Russia di concludere un armistizio a 50 km. a est della Linea Curzon, proponendo una successiva conferenza a Londra con i rappresentanti Sovietici, Polacchi e degli Stati Baltici per definire l’assetto complessivo delle frontiere.

Ma la Russia non accettò chiedendo alla Polonia delle trattative dirette: nel frattempo a fine Luglio del 1920 la Polonia chiedeva l’armistizio. Alcuni Polacchi ritenevano in Agosto di dover accettare le proposte sovietiche, peraltro incoraggiati anche dagli Inglesi che pur minacciando i Sovietici per paura che instaurassero un regime comunista in Polonia, tendevano a voler stabilizzare la situazione. I Francesi invece incoraggiavano i polacchi alla resistenza promettendo un sostegno. Così a metà agosto, i Polacchi ripresero l’offensiva e nel giro di pochi giorni respinsero i russi 400 km. oltre la Linea Curzon, tramutando una sconfitta in una incredibile vittoria.

I negoziati furono interrotti, poiché non era sicuramente più possibile parlare della Linea Curzon. Ad ottobre del 1920 si arrivò quindi ai preliminari di pace, che fissarono i confini a 150 km. ad est della Linea Curzon. Dopo l’alleanza con la Francia, firmata nel Gennaio del 1921, si arrivò alla conferma della Pace a Marzo.

La Bessarabia

Questa regione, appartenente alla Romania, si era staccata dalla Russia nel 1917 ed era abitata in prevalenza da Rumeni. Il consiglio supremo interalleato aveva stabilito di assegnare questo territorio alla Romania, decisione tuttavia contestata dai Sovietici che la reclamavano come terra irredenta.

La Transcaucasia

Le frontiere Sovietiche in Medio Oriente rappresentavano invece un problema molto maggiore , perché la rivoluzione russa aveva dato il via a tutti i movimenti nazionalisti di indipendenza che portarono progressivamente al formarsi di nuovi stati come la Georgia, l’Azerbaigian e l’Armenia. Nell’Aprile del 1918 si formò una “Federazione Transcaucasica” che finì per dividersi nelle 3 repubbliche prima citate.

Le tre Repubbliche Caucasiche

Questi tre paesi furono inizialmente invasi da truppe tedesche e turche, ma furono difesi dall’Inghilterra. Si arrivò all’armistizio di Mudros (Ottobre del 1918) in Turchia, che portò le truppe inglesi ad occupare tutta la zona, sostenendo quindi i governi delle tre repubbliche che si diedero costituzioni repubblicane.

Il Consiglio supremo interalleato riconobbe de facto nel 1920 le tre repubbliche e l’assetto dell’Armenia fu confermato dal Trattato di Sèvres nell’agosto del 1920.

Successivamente però il movimento nazionalista di Mustafà Kemal obbligò la ritirata in Transcaucasia delle truppe inglesi e riconquistarono in breve (ottobre 1920) tutta l’Armenia turca (su cui gli USA avevavo rifiutato un mandato).

Nell’aprile del 1920 inoltre c’era stato in Azebargian un colpo di stato comunista sostenuto dalle truppe bolsceviche che erano penetrate nel territorio della repubblica inseguendo quelle di Denikin. Si era quindi formata la Repuvbblica Socialista Sovietica di Azebergia, che stipulava una alleanza fraterna con Mosca.

Nel maggio del 1920 la Russia Sovietica aveva riconosciuto la Repubblica Georgiana, ma dopo aver inviato una missione diplomatica, contribuì fattivamente ad un colpo di stato comunista che portò alla formazione della Repubblica Socialista Sovietica di Georgia (marzo 1921), sostenuta dalle truppe dell’Armata Rossa.

La Russia si era anche assicurata con il trattato Turco-russo del Marzo del 1921 l’impegno di Kemal di non intervenire nelle questioni Transcaucasiche, cedendo il controllo dei distretti di Kars-Kardahan.

I distretti di Kars e Ardahan

L’ultimo avamposto, l’Armenia, perse fattivamente la sua indipendenza nell’Aprile del 1921.

La frontiera Russo-Iraniana

Sulla frontiera Russo-Iraniana, in seguito alla Rivoluzione, ci furono numerosi scontri, soprattutto a causa di numerosi movimenti separatisti. Nella zona inoltre operavano gli inglesi per combattere alcune divisioni dell’esercito Austriaco, ma furono sconfitti dai Russi che occuparono anche Askabad.

Tuttavia gli inglesi cercarono di consolidare la loro presenza in Iran firmando nell’agosto del 1919 un trattato anglo-iraniano che conferiva ai britannici l’onere di organizzare le finanze e l’esercito iraniano, in cambio di un prestito verso il governo iraniano. Si cercava così di stabilire un vero e proprio protettorato.

Reza KhanMa nel Febbraio del 1921 un colpo di stato diede il potere allo Scia Reza Khan, che come primo atto di governo concluse un trattato con la Russia, denunciano quello stipulato con gli inglesi. per cui nel Maggio del 1921 le truppe inglesi evacuarono la zona.

Tuttavia, l’armata rossa con il pretesto di inseguire le truppe contro-rivoluzionarie di Denikin era penetrata in Iran, occupando la provincia di Gilan. Erano intervenuti vari trattati fra Iran e Russia, che peraltro concedevano anche all’Iran il diritto di mantenere una propria flotta nel Mar Caspio, rinunciando i due paesi ad intervenire nella politica interna dell’altro. Benché si fosse stabilito per una evacuazione dell’Armata Rossa, in realtà questa finì per marciare su Teheran, interrompendo però la sua avanzata nel Settembre del 1921. Forse i Russi speravano con questa azione di propaganda che anche in Iran potesse insediarsi un regime comunista.

Zone controllate dai Sovietici