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domenica 11 aprile 2010

Gli inizi del risollevamento francese

 

Il 1941 era stato caratterizzato dai clamorosi successi della Germania. La prima metà del 1942 vide invece il Giappone riportare molte vittorie. All'inizio dell'autunno del 1942 i tedeschi combattevano a Stalingrado e alle frontiere dell'Egitto. I giapponesi invece occupavano una vasta zona dei mari del sud e solo con la battaglia del Mar dei Coralli (primi di maggio del 1942) si era impedita l'invasione dell'Australia.

Tuttavia sembra che si sia arrivati ad una svolta nelle operazioni militari e quest'evoluzione si va caratterizzando con importanti cambiamenti politici. Si assiste nei mesi successivi all'autunno del 1942 alla riapparizione della Francia, all'attacco britannico ad El-Alamein (ottobre 1942), ha lo sbarco anglo-americano in Africa del Nord (novembre 1942), all'ingresso nella lotta dell'impero coloniale francese e al crollo dell'Italia di Mussolini.

Preparativi politici che lo sbarco alleato in Africa

Il desiderio di sollevare l'Africa francese contro Germania era molto vivo presso gli anglosassoni, tra i Francesi liberi e tra i movimenti di resistenza dell'Africa del Nord. Sin dalla conferenza di Arcadia (Washington) del 22 dicembre 1941 Roosevelt e Churchill cominciarono a discutere di un possibile sbarco in Africa del Nord. Si trattava di sapere quale autorità francese avrebbe potuto sollevare contro la Germania le truppe francesi in quella zona.

Gli americani si erano sforzarsi invano di ottenere l'adesione del generale Weygand, comandante in capo delle truppe francesi nei tre paesi dell'Africa del Nord. Dopo di che il generale era stato richiamato, sotto la pressione dei tedeschi.

Il governo americano cercò nuovamente di convincerlo ad assumere il comando di una insurrezione, ma Weygand rifiutò in modo assoluto disubbidire al maresciallo Pétain. Quest'ultimo si limitava ad affermare che le truppe francesi d'Africa avrebbero resistito a qualsiasi invasione da parte degli anglosassoni, delle truppe del generale de Gaulle e della Germania.

Si sarebbe potuto chiedere al generale de Gaulle di farsi carico di quest'insurrezione, ma i alleati ritenevano che questo fosse impossibile. Pensavano che i Francesi liberi fossero impopolari in Africa del Nord e che fossero stati associati, nella mente dei coloni e degli arabi, agli inglesi, il cui atteggiamento a Mers-el-Kebir non era stato dimenticato. In larga maggioranza, il colpo gli ufficiali francesi, pur essendo ostile ai tedeschi e desideroso di riprendere un giorno la lotta contro di loro, era fedele al maresciallo Pétain e invece ostile al generale de Gaulle.

La questione di Saint Pierre e Miquelon

Un incidente, de il vero estremamente limitato, ma irritante del governo americano, aveva accresciuto la tensione fra quest'ultimo e il generale de Gaulle. Nel dicembre del 1941, proprio durante la conferenza di Washington, le forze navali francese libere sbarcarono nelle isole di Saint Pierre e Miquelon, al largo di Terranova, che dipendevano dal governo di Vichy: su queste isole era presente un'emittente radio, il governo canadese aveva proposto di organizzare una spedizione per distruggerla. Il generale de Gaulle l'aveva preteso che i Francesi liberi fossero incaricati dell'operazione, ma il presidente Roosevelt vi si era opposto a causa di un accordo che stava concludendo con l'ammiraglio Robert e che prevedeva il mantenimento dello status quo nei possedimenti francesi di America. Nonostante ciò, il generale de Gaulle si assunse la responsabilità di un'operazione più ampia, che avrebbe soppresso la sovranità di Vichy su queste isole. I Francesi liberi furono accolti con entusiasmo e un plebiscito pro o contro l'operazione ottenne una schiacciante maggioranza.

L'opinione pubblica americana fu nel suo insieme soddisfatta, ma il governo di Vichy protestò e accusò il governo americano di doppiezza. Churchill, al contrario, accolse l'occupazione delle isole con soddisfazione.

In seguito a questo fatto, Cordell Hull estremamente irritato indirizzò a Roosevelt un memorandum nel quale suggeriva di far a meno per il futuro della cooperazione del generale de Gaulle soprattutto per i progetti dell'Africa del Nord. Da quel punto in poi gli Stati Uniti avrebbero mantenuto il loro atteggiamento ostile nei confronti del generale.

Negoziati con Giraud

Gli americani finirono per scegliere come eventuali capo dei Francesi d'Africa del Nord il generale Giraud, evaso nel frattempo dalla Germania.

Il generale Giraud aveva un piano ambizioso: usare l'esercito dell'armistizio per creare una testa di ponte sulla costa francese del Mediterraneo, in modo da permettere lo sbarco di importanti forze anglo americane; pensava ad uno sbarco alleato in Africa del Nord, ma come operazioni secondarie. Era necessario convincere Giraud a modificare il suo piano, tanto più che gli americani avevano già deciso che il comandante in capo dell'operazione sarebbe stata il generale Eisenhower.

Per risolvere questi problemi, fu organizzato un incontro segreto nell'ottobre del 1942 tre capi militari francesi e americani. Si decise che Murphy avrebbe indirizzato a Giraud tre lettere. Queste, una volta approvate dal generale francese, sarebbero divenute quello che è noto come "l'accordo Murphy-Giraud". La prima riguardava l'equipaggiamento delle forze francesi. La terza e escludeva preventivamente i Francesi liberi dall'operazione. La seconda, di carattere politico, era la più importante: garantiva la restaurazione della potenza francese, con tutti i suoi possedimenti territoriali di ante guerra, sia in Europa che oltremare, al termine della guerra. La Francia sarebbe stata alleata degli Stati Uniti, mentre il comando dell'operazione sarebbe stato americano finché la sicurezza dell'area dell'Africa del Nord non sarebbe stata assicurata.

Queste lettere furono recapitate al generale Giraud, il 5 novembre lasciò la Francia. Tuttavia perse parecchie ore a rivendicare il comando. Arrivò ad Algeri solo il 9 novembre, quando lo sbarco americano era già cominciato.

L'intermezzo Darlan

Come detto lo sbarco americano iniziò l'8 novembre. L'ammiraglio Darlan era ancora ad Algeri e sembrò inizialmente atterrito nell'apprendere la notizia. Inviò un messaggio via radio al maresciallo Pétain, che forse non ricevette. Il presidente Roosevelt inviò a sua volta un messaggio al maresciallo, che questa volta rispose protestando e diede ordine di resistere agli invasori. Vi fu una una resistenza solo sporadica in Algeria e soprattutto in Marocco. Dopo lunghi negoziati con Murphy, il generale Darlan, che non credeva più come nel 1941 alla vittoria tedesca, ordinò il cessate il fuoco (l'8 novembre alle 19:00).

Indirizzò messaggio Pétain, dal quale ricevette due risposte. La prima accettava il principio del cessate il fuoco e ordinava alla flotta di Tolone di prendere il mare. La seconda, probabilmente ispirata da Laval, condannava l'atteggiamento di Darlan e lo rimuoveva dall'incarico. Alla fine, il generale Darlan aderì alla tesi secondo il quale il maresciallo Pétain era prigioniero dei tedeschi e, non essendo più libero, doveva lui prendere il comando in Africa del nord. Con questo espediente, mostrava di voler mantenere all'interno il regime autoritario del governo di Vichy. Gli americani si rassegnarono a questa soluzione, così i rapporti fra le autorità americani e francesi furono regolati dagli accordi Darlan-Clark del 22 novembre, molto meno vantaggiosi per la Francia rispetto agli accordi originali Giraud-Murphy anteriori allo sbarco.

Questo voltafaccia di Darlan ebbe gravi conseguenze. Il 9 novembre Hitler convocò Laval a Monaco e lo stesso giorno decise di invadere la zona non occupata per mettere la costa francese del Mediterraneo in stato di difesa. Intimò a Laval di firmare un'alleanza con l'asse, ma questi rifiutò, promettendo però in cambio delle basi in Tunisia a partire dal 14 novembre. I tedeschi l'avevano peraltro già invasa prima di quella data. Così l'11 novembre Darlan inviò alla flotta di Tolone l'ordine di dirigersi verso l'Africa settentrionale, ma il comandante in capo della squadra rifiutò di obbedire di obbedirgli. I tedeschi garantirono uno statuto speciale al porto e alla zona nei dintorni della città. Ma l'intenzione reale di Hitler era di impadronirsi della flotta.

Un improvviso attacco contro di questa, il 27 novembre la obbligò ad autoaffondarsi. I tedeschi, allora in difficoltà sul fronte russo (battaglia di Stalingrado), accentuarono la pressione sulla Francia.

Ad Algeri, Darlan aveva preso posizione per favorire la ripresa della lotta. Il suo atteggiamento indusse i principali amministratori dell'impero francese ad unirsi alla lotta contro la Germania.

Questa soluzione, che prolungava il regime di Vichy in Africa settentrionale suscitò naturalmente le proteste del generale de Gaulle. Tuttavia, il 24 dicembre del 1942 un giovane di tendenze monarchiche e al tempo stesso gollista, assassinò l'ammiraglio Darlan ad Algeri. Fu immediatamente giudicato, condannato a morte e giustiziato. A questo punto subentrò Giraud con il titolo di alto commissario: abolì le leggi di Vichy e soprattutto le misure eccezionali contro gli ebrei, ma solo in seguito alle pressioni degli americani. Era piuttosto singolare che ci si trovasse nella condizione di avere due gruppi di francesi impegnati nella lotta contro la Germania: i Francesi liberi di Londra agli ordini del generale de Gaulle, e i Francesi di Algeri agli ordini del generale Giraud.

Il ristabilimento dell'unità

Ci vollero lunghi e difficili negoziati per realizzare la fine l'unità dei francesi nella lotta contro la Germania. Il 25 dicembre del 1942 il generale de Gaulle aveva scritto a Giraud per proporgli un incontro ad Algeri, ma questi rifiutò.

Nel frattempo Roosevelt e Churchill si riunirono, come già visto, ad Anfa vicino Casablanca (gennaio 1943). Erano desiderosi di mettere fine alla divisione dei francesi, così convocarono il generale de Gaulle e Giraud. Fu necessario inviare un vero e proprio ultimatum di Churchill perché de Gaulle si decidesse ad accettare. ma l'accordo fra i due uomini fu impossibile. Ad Anfa, Giraud aveva ottenuto un risultato interessante: aveva fissato un tasso vantaggioso per il franco.

In seguito consigli di Roosevelt, Giraud accettò la collaborazione di Jean Monnet. Questi persuase il generale ad assumere un atteggiamento più democratico, che manifestò nella dichiarazione del 14 marzo. Questa dichiarazione permise la ripresa dei negoziati con de Gaulle, che furono annunciati poco dopo. Ma il generale de Gaulle non poté recarsi subito ad Algeri. Peraltro i rapporti dei "francesi combattenti" con gli inglesi, dopo la conferenza di Anfa, erano pessimi. Temendo che l'arrivo del generale de Gaulle in Algeria avesse provocato disordini, gli inglesi gli rifiutarono l'autorizzazione a lasciare l'Inghilterra. In aprile, lo stesso generale Eisenhower si allineò su quest'opinione.

Dopo molte difficoltà, si riuscì ad intendersi sulla creazione di un "Comitato Francese di Liberazione Nazionale" con sede ad Algeri. Il generale de Gaulle arrivò infine in questa città il 30 maggio. Ma non tutte le difficoltà erano risolte: Giraud voleva restare comandante in capo, mentre de Gaulle era contrario alla fusione in una sola persona del potere politico e militare. Fu necessaria una pressione del generale Eisenhower perché fosse mantenuto lo status quo.

Il generale Giraud, preoccupato unicamente della guerra e ignorante materia politica, fu invitato nel luglio del 1943 negli Stati Uniti e in Canada per ottenere la promessa di importanti forniture di armi e munizioni. Ma questo viaggio in deboli la sua posizione ad Algeri. Così il 1 ottobre, per restare comandante in capo delle forze militari, fu costretto a dare le dimissioni dalla CFLN. Perse anche il ruolo di comandante in capo, in seguito ad una controversia con de Gaulle, nell'aprile del 1944, peraltro dopo aver brillantemente conquistato la Corsica, primo territorio metropolitano ad essere liberato.

Il CFLN, che nel giugno del 1944, dopo un anno dalla sua fondazione, prese il nome di "governo provvisorio della Repubblica francese", non fu però riconosciuto come governo di fatto dalle potenze alleate. Bisognerà attendere la liberazione della Francia e la decisione del 23 ottobre 1944.

Il suo ruolo non fu tuttavia meno importante perché poté organizzare un potente esercito, riconquistare la Corsica, ottenere l'adesione di tutte le parti dell'impero francese.

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Il “Nuovo Ordine” in Europa

Capitolo VII, Paragrafo I

La volontà di Hitler era senza dubbio quella di dominare l'Europa. Ma alla sua politica presentò delle differenze considerevoli a seconda dei paesi presi in considerazione.

La Germania aveva annesso zone molto estese: l'Austria, il territorio dei Sudeti, la parte occidentale della Polonia (la parte orientale era invece occupata dall'Urss), il territorio di Danzica, Memel, l'Alsazia-Lorena, la Slovenia settentrionale e, dopo la disfatta italiana, anche Trieste e il Tirolo italiano.

Alcuni paesi erano soggetti al suo protettorato: la Boemia e la Moravia, la parte occidentale della Polonia non ammessa. E altri erano semplicemente occupati, ma erano trattati in modo molto diverso.

I paesi occidentali, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca e, in misura minore, la Norvegia godevano di un trattamento abbastanza favorevole.

Al contrario Serbia, Grecia, Polonia e tutti territori sovietici occupati erano invece soggetti ad un'occupazione estremamente dura. Altri paesi invece come la Spagna, l'Italia, l'Ungheria, la Bulgaria, la Romania, la Slovacchia, la Croazia e la Finlandia erano amici o alleati della Germania.

Solo tre paesi dell'Europa continentale sfuggivano completamente alla sua autorità: il Portogallo (tradizionalmente vicino all'Inghilterra), la Svizzera (neutrale) e la Svezia. L'Irlanda era rimasta neutrale.

La volontà di Hitler di dominare l'Europa si tradusse in diversi metodi che andavano dalla firma di un trattato, all'occupazione militare e all'attività poliziesca. Il carattere più comune della dominazione nazista fu la terribile persecuzione intrapresa contro gli ebrei che furono massacrati in parecchi milioni e l'invio degli oppositori in campi di concentramento.

Il patto tripartito

Il patto tripartito fu firmato il 27 settembre del 1941 a Berlino da Germania, Italia Giappone. Sul piano europeo, prevedeva la costruzione di un "nuovo ordine europeo" guidato da Germania Italia, e il diritto per queste due potenze ad avere in Europa lo "spazio vitale" che sarebbe loro convenuto.

In generale paesi occupati, presentavano soprattutto dei vantaggi per la macchina da guerra tedesca. In essi Hitler vi trovava le materie prime, i viveri e soprattutto la manodopera. Le pesanti indennità di occupazione gli permettevano di regolare a suo piacimento l'economia dei territori e di alleviare le finanze tedesche. L'adesione al patto tripartito fu per Hitler uno dei criteri di fedeltà all'ordine nuovo.

Quando la Germania attaccò l'Urss, un certo numero di paesi satelliti dichiararono guerra a quest'ultima sin dalla fine di giugno del 1941: Italia, Slovacchia, Ungheria e Romania. La Finlandia si unì nella lotta senza però allearsi con la Germania. La propaganda per la "crociata anti-bolscevica" diventò uno dei temi principali in tutti paesi filotedeschi.

L'Ungheria

Dopo il 1938 l'orientamento dell'Ungheria era nettamente filo-tedesco. Gli ungheresi avevano beneficiato di quest'atteggiamento e annesso, poco dopo la conferenza di Monaco, il sud della Slovacchia (novembre 1938), la Rutenia subcarpatica (marzo 1939, immediatamente dopo la dissoluzione dello stato cecoslovacco) e i due terzi della Transilvania (agosto 1940, ai danni della Romania occupata dai tedeschi) e infine dei territori jugoslavi (aprile 1941, in occasione dell'invasione tedesca di questo paese).

Tuttavia il capo della Stato ungherese evitava di impegnarsi a fondo nella guerra e predicava una decisa politica antisemita.

Nell'aprile del 1941 vi fu un avvicendamento di governo, che garantì una politica di maggiore sottomissione alla Germania. Infatti l'Ungheria dichiarò guerra alla Russia sin dal 27 giugno del 1941. A ciò valse all'Ungheria una direzione di guerra della Gran Bretagna nel dicembre del 1941 e la rottura delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti. Quando, poco più tardi, gli Stati Uniti entrarono in guerra, Hitler spinse i governi ungherese, bulgaro perlomeno a dichiarare guerra a questo paese.

Il nuovo capo di Stato ungherese tuttavia cercò di ridurre al minimo la partecipazione ungherese alla guerra. Per questa ragione nel marzo del 1942 fu costretto a rassegnare le dimissioni e fu sostituito da Kallay. Questo comporta un cambiamento completo della politica estera ungherese.

Kallay infatti si adoperò personalmente per far uscire il paese della guerra e di concludere un armistizio con gli alleati. Ma temendo di veder i tedeschi costituirono una specie di blocco romeno-croato-slovacco diretto contro l'Ungheria, per altro abbastanza simile alla vecchia Piccola Intesa, Kallay cercò di ottenere contro questa coalizione l'appoggio italiano e si recò a Roma nell'aprile del 1943.

Ma Mussolini in quella fase era ormai troppo debole per resistere seriamente alla Germania. Inoltre cercò anche di stabilire dei contatti ufficiosi con i diplomatici anglosassoni ad Istanbul, accettando anche l'idea di una resa senza condizioni. Le stesse proposte furono anche trasmesse alla Russia nel settembre del 1943. L'ambasciatore britannico ad Istanbul con un i colla risposta degli alleati: la capitolazione ungherese a dover essere tenuta segreta. L'Ungheria doveva ridurre progressivamente la sua cooperazione militare ed economica con la Germania, promettere di resistere ad un eventuale occupazione militare da parte dei tedeschi e lasciar passare ieri alleati sul territorio ungherese. Si sarebbero dovuti, in un secondo momento, impegnare ad attaccare i tedeschi. Questo tentativo per uscire dalla guerra fallì. Nell'aprile del 1943, Hitler aveva protestato energicamente contro la politica del governo Kallay.

Così alla fine di febbraio del 1944 la Germania reclamò il diritto di passaggio attraverso l'Ungheria di 100.000 soldati diretti al fronte russo. Il governo esitò credendo che queste truppe fossero in effetti destinate ad occupare l'Ungheria. Così Horthy, presidente ungherese, accettò di incontrare Hitler a Berchtesgaden. Questi gli fece una violenta scenata e pretese una completa cooperazione militare d'economica e severe misure contro gli ebrei. Ma Horthy rifiutò. Così nella notte fra il 18 19 marzo le truppe tedesche entrano in Ungheria, senza che fosse possibile una resistenza. Quando Horthy tornò Budapest, ormai l'Ungheria era già occupata dai tedeschi.

L'11 ottobre del 1944 fu firmato a Mosca un armistizio e il 15 venne reso pubblico. A quel punto i tedeschi insediarono un governo formato dal partito della "Croce Frecciata". Il nuovo regime durò però solo alcuni mesi e fece regnare il terrorismo Ungheria.

 

La Romania

La Romania e la Bulgaria furono i due principali alleati della Germania nell'Europa balcanica. Nel settembre del 1940, re Carol di Romania aveva invano cercato di dissipare la diffidenza di Hitler e fu obbligato ad abdicare. A quel punto divenne dittatore della Romania Antonescu, che sviluppò una politica apertamente filo-tedesca e una campagna antisemita. Aprì il suo paese tedeschi, gli consegnò i campi petroliferi rumeni e dichiarò guerra alla Russia sin dal 22 giugno del 1941.

Il suo scopo sembra sia stato quello di convincere Hitler che il secondo arbitrato di Vienna (agosto 1940) doveva essere annullato e l'intera Transilvania riunita alla Romania (l'arbitrato aveva di fatto spartito le zone contese della Romania, tra cui la Bessarabia).

Le vittorie russe dell'inverno 1943-1944 misero La Romania in una situazione difficile. Gli avversari del dittatore Antonescu cercarono di negoziare con gli alleati e fu inviata una delegazione segreta al Cairo dove nell'aprile del 1944 ebbero luogo i primi negoziati di armistizio. Molotov annunciò pubblicamente l'unione sovietica non aveva alcuna rivendicazione territoriale verso la Romania, ad eccezione della Bessarabia e della Bucovina del Nord.

Mentre l'armata Rossa penetrava in territorio rumeno, ebbe luogo a Bucarest un colpo di Stato (agosto 1944) che accelerò definitivamente l'avanzata dei sovietici. La Romania accettò le condizioni di armistizio alleate e lo stesso giorno il giovane re Michele fece arrestare Antonescu e costituì un nuovo governo.

 

La Bulgaria

Re Boris di Bulgaria scelse il campo tedesco durante il 1940. La Bulgaria, dove le simpatie filo-russe erano notevoli, non dichiarò guerra alla Russia nonostante la pressione dei nazisti. I bulgari, che avevano firmato nel 1941 un trattato di non aggressione con la Turchia, si limitarono ad occupare la macedonia jugoslava e la Tracia.

Alla fine di agosto del 1943 morì re Boris, cui successe suo figlio di soli sei anni. Il principale reggente era molto favorevole ai nazisti: per cui fu costituito un nuovo governo che dette una svolta alle relazioni con la Germania. Tra l'agosto e l'ottobre del 1944 situazione era molto confusa. Il governo reclamò la partenza delle truppe tedesche ed inviò un emissario al Cairo. Temendo di essere escluso dai negoziati, dichiarò guerra Germania il 5 settembre. Tuttavia l'armata Rossa aveva invaso La Bulgaria il 9 settembre. Vi fu un solo definitivo armistizio firmato a Mosca per conto dei tre alleati.

 

La Jugoslavia e l'Albania

Quando fu sconfitta La Jugoslavia, re Pietro II andò in esilio a Londra con il suo governo. Sul territorio jugoslavo furono costituiti due principali movimenti di resistenza. Da una parte, il generale serbo Mihailovic, poco propenso ad azioni di guerriglia e decisa conservare le sue forze intatte per appoggiare un eventuale sbarco alleato. Questa soluzione era voluta dal governo in esilio a Londra, per questo abbandonò praticamente qualsiasi operazione militare.

Un altro movimento di resistenza si era invece sviluppato sotto la guida del segretario generale del partito comunista, che dei primi della guerra aveva assunto il nome di Tito. Egli aveva costituito il "Movimento dei partigiani". Questi partigiani riuscirono a sette mettere le mani sulla maggior parte delle armi abbandonate dalle truppe italiane di occupazione dopo l'armistizio dell'Italia nel settembre del 1943.

Tito fu anche moderatamente appoggiato dai russi. Ben presto però entrò in opposizione a Mihailovic, così il comitato nazionale di Tito decise di inviarono una delegazione al Cairo per negoziare con il governo Di Pietro II.

Il re era assai contraria Tito e rifiutò di ricevere una delegazione. Così il 23 dicembre del 1943 il comitato nazionale jugoslavo proclamò la decadenza del governo e accusò il generale Mihailovic di essere in contatto con le autorità tedesche. A partire da questa data la tensione fra re Pietro II e il maresciallo Tito divenne estrema. Nel maggio del 1944 re Pietro II affidò l'incarico di formare un nuovo governo, che tentò di raggiungere un accordo con Tito.

Nel giugno del 1944 si recò in Jugoslavia per incontrarlo. Contemporaneamente il governo britannico faceva sapere che ritirano le proprie appoggio a Mihailovic a causa della sua collaborazione con i tedeschi.

Fu firmato un accordo fra Tito e Subasic, primo ministro del governo in esilio, il 31 agosto in vista della liberazione della Jugoslavia.

Alla conferenza anglo-sovietica di Mosca nell'ottobre del 1944, russi e inglesi si misero d'accordo per trovare una soluzione difficoltà interne di questo paese. Il maresciallo Tito si trovava Mosca durante la conferenza. E’ durante questa stessa conferenza, che russi e partigiani liberarono Belgrado. Vi è da rilevare che la Jugoslavia e l'unico paese che si liberò con le sue sole forze.

Il governo croato, rimasto fedele alla Germania, tentò invano di resistere all'avanzata dei partigiani. Dopo la disfatta italiana, i nazisti presero in mano l'amministrazione dell'Albania. Nel giugno del 1944 tentarono inutilmente di eliminare guerriglieri comunisti guidati da Hoxha. Nel novembre del 1944 quest'ultimo entrò nella capitale liberata e di costituì un governo comunista.

 

L'Europa occidentale

In Europa occidentale si tenta di stabilire un nuovo ordine come riforme. A partire dal 1942 l'occupazione divenne più dura. Hitler aveva creduto di vincere qualche mese con guerra lampo, cosa che gli era ben riuscita almeno fino a quella data. La resistenza dei sovietici lo obbligò a lanciarsi nel 1942 e soprattutto dal 1943 nella guerra totale.

Alla Germania occorreva utilizzare molto più sistematicamente le risorse dei paesi occupati. Così gli attentati anti-tedeschi si moltiplicarono provocarono violente rappresaglie. Il Belgio e il nord della Francia erano soggetti al comando tedesco. Il governo danese si sforzava di limitare per quanto possibile la collaborazione con le autorità tedesche. In Norvegia fu creato un governo satellite, che però ebbe contro la stragrande maggioranza la popolazione. Il re di Norvegia si era rifugiato peraltro Londra con il suo governo e una gran parte della flotta mercantile norvegese si era messa a disposizione degli alleati.

La situazione dei Paesi Bassi era simile, poiché la regina Guglielmina si trovava anch'essa Londra. I re del Belgio Leopoldo III era rimasto in patria, considerandosi prigioniero dei tedeschi, con i quali rifiutava di collaborare.

La situazione Francia era molto differente per il fatto dell'esistenza del governo di Vichy. Dopo il ritorno al potere di Laval, il governo di Vichy aveva accentuato la sua politica di collaborazione.

Tuttavia nonostante fosse filo-tedesco, sembra che Laval abbia cercato fra il novembre del 1942 l'aprile del 1943 di evitare una collaborazione militare diretta con la Germania. L'occupazione della zona libera da parte della Germania (novembre 1942) e la ripresa della lotta nel resto dell'impero francese ridusse quasi a zero l'autorità del governo di Vichy. Le sue relazioni diplomatiche con l'estero si erano progressivamente rotte tanto che a partire dal 1943 si può dire che la Francia occupata non avesse più una politica estera propria. Il governo di Vichy dovette sparire con la liberazione della Francia e con la rimozione del maresciallo Pétain, condotto in Germania contro la sua volontà nel mese di agosto del 1944.

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domenica 14 marzo 2010

L’Inghilterra sola contro l’asse

Parte II, Capitolo V, Paragrafo IV

Dopo la firma dell'armistizio da parte della Francia, l'Inghilterra rimaneva sola contro la Germania. Al massimo, poteva beneficiare del modesto appoggio dei governi in esilio, rifugiati a Londra, della piccola forza che si raggruppava intorno al generale de Gaulle, i all'amicizia sempre più attiva degli Stati Uniti. Le prime conseguenze della disfatta francese non tardarono a farsi sentire.

L'Urss annette gli Stati baltici.

L'immediata reazione avvenne da parte dell'Urss contro gli Stati baltici e la Romania. Durante la battaglia di Francia, l'Urss era rimasta silenziosa, limitandosi a riavvicinarsi alla Jugoslavia, particolarmente minacciata dall'Italia. Furono firmati una serie di accordi economici. All'inizio di giugno del 1940, Molotov dichiarò che sperava di problemi balcanici sarebbero stati risolti da una collaborazione fra Urss, Germania e Italia. Peraltro agli inizi di giugno l'Urss aveva fatto sapere che non sarebbe rimasta passiva in caso di attacco italiano nei Balcani. In aprile e maggio del 1940 la Gran Bretagna tentò di rinforzare i propri legami con l'Urss, ma senza risultati. Sembra che il governo russo fosse poco soddisfatto della rapidità delle vittorie tedesche. Ma la stampa sovietica continuava a insistere sull'importanza del trattato tedesco-sovietico del 23 agosto 1939 seguito dal trattato del 28 settembre 1939.

Furono indirizzati nel giugno del 1940 tre ultimatum alla Lituania, alla Lettonia e all'Estonia. Questi paesi peraltro erano già occupati da truppe russe. Furono costituiti dei nuovi governi, anche se non erano propriamente comunisti. Ma verso la metà di luglio ebbero luogo in questi paesi delle nuove elezioni di tipo sovietico, alle quali si presentarono, liste uniche, comunisti e simpatizzanti. I nuovi Parlamento di costituiti reclamarono l'incorporazione immediata degli Stati baltici all'unione sovietica.

 

L'Urss annette la Bessarabia.

Inoltre Molotov annunciò il 13 giugno all'ambasciatore tedesco l'intenzione dei sovietici di ammettere oltre alla Bessarabia, anche la Bucovina, che non era stato originariamente inclusa nelle zone di influenza sovietica. I tedeschi protestarono, sostenendo che quella provincia non era mai appartenuta alla Russia. Molotov limitò le pretese sovietiche solo la parte settentrionale della regione. Pertanto indirizzò un ultimatum al governo rumeno in cui esigeva il ritorno alla Russia della Bessarabia e la cessione del Nord della Bucovina.

In queste condizioni, il governo rumeno rivolse un appello a Germania e Italia, che rifiutarono intervenire e dovette cedere. Il 2 agosto del 1940 fu così costituita una Repubblica socialista sovietica di Moldavia. I tedeschi risposero inviando in Romania una missione militare, preludio ad un'occupazione militare più accentuata.

Acquisizioni bulgare e ungheresi.

Subito dopo questi avvenimenti, Bulgaria e Ungheria rivendicarono dei territori rumeni. Iniziarono dei negoziati a metà agosto e si conclusero il 22 agosto con un accordo bulgaro-rumeno per la cessione della Dobrugia meridionale alla Bulgaria.

I negoziati con l'Ungheria furono invece più difficili. I rumeni speravano di ottenere l'appoggio dell'Urss. Ma d'altra parte il governo rumeno non voleva un'occupazione delle truppe russe. Così il 29 agosto ciano e Von Ribbentrop convocarono a Venezia il Ministro degli affari esteri rumeno e quel ungherese. Si giunse alla firma di un secondo "arbitrato di Vienna". La Transilvania veniva divise in due.

Qualche giorno dopo re Carol abdicò in favore di suo figlio Michele. Infine l'11 ottobre Hitler, col protesto di proteggere i pozzi di petrolio contro sabotaggi degli inglesi, ordinò alla Wermacht di occupare la Romania, fatto che scontentò gli italiani.

Il patto tripartito.

Questo profondo rimaneggiamento della carta europea fu consacrato da parte tedesca con la firma, avvenuta il 27 settembre del 1940, del patto tripartito. I rapporti fra l'Urss e la Germania peggioravano dopo il secondo arbitrato di Vienna (fra Romania e Ungheria). Il 10 settembre, peraltro, Molotov fu avvertito che ormai Germania Italia avrebbero garantito le frontiere della Romania. Si può notare, comunque, che alla fine di luglio del 1940 Hitler pensava seriamente a preparare un attacco contro l'Urss, il piano "Barbarossa". Il 27 settembre a Berlino, Germania, Italia e Giappone firmarono il patto tripartito. Era un trattato di alleanza politica e militare, nel caso in cui uno dei tre contraenti fosse attaccato da una potenza non impegnata fino a quel momento nella guerra europea o nella guerra cino-giapponese. L'articolo quinto prevedeva che il patto non avrebbe inficiato i rapporti esistenti fra i tre firmatari e l'unione sovietica. Esso aveva una portata molto più ampia del patto anti-Komintern. Ormai la politica tedesca cercava di ottenere il maggior numero di adesioni possibili al patto tripartito.

 

Negoziati con la Spagna.

Fu anche fatto un tentativo per introdurre la Spagna nel patto. Hitler e Mussolini desideravano vivamente trascinare la Spagna franchista nella guerra. Al momento dell'armistizio franco-tedesco (giugno 1940), il generale Franco in termini vaghi si era dichiarato pronto. Ma voleva anche evitare di prendere impegni, tenendo conto che il suo paese era esaurito distrutto da una profondissima guerra civile. Reclamava inoltre l'assicurazione che la Spagna avrebbe ammesso Gibilterra, Marocco francese, il dipartimento di Orano e dei vasti territori in Africa. Inoltre sottoponeva ogni accordo ad aiuti economici ingenti e in ogni caso solo successivamente allo sbarco tedesco in Gran Bretagna.

Mussolini gli rispose verso la fine di agosto, per spronarlo ad affrettare la sua decisione. Ma in settembre, vedendo la Germania non riportava un successo decisivo nella battaglia d'Inghilterra, Franco divenne ancora più prudente.

Hitler però non aveva perso la speranza di far entrare la Spagna nel patto. Così si espresse con Mussolini in un suo incontro al Brennero avvenuto il 4 ottobre. In quell'occasione, entrambi esposero alcune rivendicazioni. Hitler voleva una parte del Marocco e intendeva costituire un vasto impero in Africa occidentale. Mussolini reclamava Nizza, la Corsica, la Tunisia e tributi; annunciò anche il suo progetto di attaccare l'Egitto, rifiutando prudentemente l'appoggio tedesco. I due dittatori si misero d'accordo per non fare promesse precise alla Spagna poté

La speranza di un interventi in guerra di questo paese scomparve quando il 23 ottobre Hitler si incontrò con Franco a Hendelaya. A quella data l'esercito l'italiano aveva fallito nella sua offensiva contro l'Egitto. I due firmarono protocollo molto vago nei quali Franco si limitava promettere l'ingresso in guerra della Spagna e la sua adesione al patto tripartito, senza però fissare una data.

Le sole adesioni al patto tripartito nel 1940 furono quelle dell'Ungheria, della Romania e della Slovacchia. Questi tre paesi diventarono dunque satelliti dell'asse.

L'atteggiamento del governo Pétain.

Durante questo periodo, La situazione dell'Inghilterra era particolarmente difficile. Il primo grave problema che dovete risolvere fu quello dei suoi rapporti con la Francia. Gli articoli dell'armistizio lasciavano supporre che la flotta francese avrebbe potuto cadere in mano ai tedeschi. Le sole garanzie contro questa eventualità erano due promesse: quella dei tedeschi nel testo dell'armistizio, che Churchill considerava senza valore; quelle dei membri del governo francese e dell'ammiraglio Darlan. Ma se questi ultimi eseguivano integralmente le clausole dell'armistizio, non sarebbero stati più in grado di mantenere la promessa.

In un suo discorso il 22 giugno, Churchill condannò violentemente l'armistizio. D'altra parte, Laval entrato nel consiglio dei ministri il 23 giugno insisteva per la rottura immediata dei rapporti con l'Inghilterra. Nel mese di agosto arrivò persino a dichiarare l'ingresso in guerra della Francia contro la sua ex alleata. Il maresciallo Pétain seguì nel corso dell'estate del 1940 i consigli di moderazione di Baudouin.

L'operazione inglesi contro la flotta francese di fronte a questa tragica situazione, Churchill prese la decisione di impedire la flotta francese di nuocere. Il 3 luglio cominciarono una serie di operazioni. A Mers-el-Kebir, l'ammiraglio Sommerville indirizzò un ultimatum all'ammiragliato francese. Quest'ultimo doveva accettare di riunirsi alla flotta britannica o di partire con equipaggiamenti ridotti verso le Antille francesi o gli Stati Uniti. Tuttavia Darlan diede ordine di respingere l'ultimatum. La flotta inglese attaccò. Parecchie navi furono fondate e danneggiate: vi furono in totale 1200 morti. Il giorno stesso le navi da guerra francesi di stanza in Inghilterra furono sequestrate. Per quanto riguarda invece la flotta di stanza in Egitto fu firmato un accordo fra il agli che ne prevedeva il disarmo.

Quale sarebbe stata la reazione francese? Il 4 luglio Laval e Darlan ottennero da Pétain che la squadra di stanza ad Algeri, sfuggita all'attacco inglese, sferra su un attacco rappresaglia. Dopo una vivace discussione, Baoudouin convinse Pétain ad annullare l'ordine. Ci si limitò a decidere la rottura delle relazioni diplomatiche con Londra.

Le relazioni anglo-francesi prima della questione di Dakar.

I rapporti fra la Repubblica di Vichy e l'Inghilterra presentarono un aspetto differente prime dopo la questione di Dakar (22-25 settembre 1940). Prima di Dakar, l'Inghilterra sosteneva energicamente il generale de Gaulle. Quest'ultimo aveva creato sin dal 30 luglio un "consiglio di difesa della Francia d'oltremare", i cui Churchill aveva provatolo costituzione. Diverse colonie francesi accettavano peraltro la sua autorità. Il 3 agosto fu decisa da Churchill una spedizione, approvata anche da de Gaulle. Un contingente francese, appoggiato dalla flotte dall'esercito britannico, avrebbe tentato di impadronirsi di Dakar. L'operazione fallì, in seguito a indiscrezioni trapelate tanto al governo di Vichy che a Londra.

Dopo questa data, Churchill cambiò completamente atteggiamento e pur senza abbandonare il generale de Gaulle, cercò un nuovo accordo con il governo francese. Ciò diede luogo, tra settembre dicembre del 1940, ad una serie di negoziati ufficiosi.

Negoziati Hoare-de la Baume.

Sir Samuel Hoare, ambasciatore britannico a Madrid, e il suo collega francese de la Baume, si incontrarono a varie riprese durante il mese di agosto. Il 27 settembre, ovvero due giorni dopo il fallito attacco a Dakar, essi furono ripresi. L'ambasciatore britannico consegnò al collega francese un memorandum nel quale il governo britannico domandava al governo francese l'impegno di non attaccare le navi con i porti britannici, di non discutere l'appoggio dell'Inghilterra al generale de Gaulle, di non lasciar passare sotto influenza tedesca o italiana le colonie rimaste fedeli al maresciallo nella flotta. Il 22 ottobre il governo francese annunciò il suo desiderio di proseguire negoziati per raggiungere un'intesa. Esso tuttavia non riconosceva l'autorità di de Gaulle. Avrebbe però risposto ad ogni nuovo attacco inglese. Furono però raggiunte le basi di un accordo: il governo francese avrebbe rinunciato ad intraprendere la conquista dei territori che sinistra la Francia libera, se il governo inglese non avesse intrapreso alcuna azione contro altri territori. Le relazioni marittime sarebbero riprese fra la Francia metropolitana e le colonie.

Montoire

Pétain e Hitler si incontrarono a Montoire il 24 ottobre: questo pose bruscamente fine alle trattative con il britannici.

Nel corso dell'estate del 1940, la politica francese nei confronti della Germania, era divisa fra le tendenze moderate di Baudouin e quelle filo-tedesche di Laval. Il fatto principale fu il tentativo di Laval di entrare direttamente in contatto con i tedeschi per guadagnare la loro fiducia. Il 21 ottobre, Laval si recò a Parigi per vedere Von Ribbentrop. Il 22 ottobre nel corso dell'incontro di Hitler compie tre, gli promise che avrebbe convinto il maresciallo ad incontrarsi con lui. Hitler era si stava recando, come abbiamo visto, ad un incontro con Franco per convincerlo ad entrare in guerra. Al suo ritorno ebbe luogo l'incontro di Montoire. Fu ammesso il principio di una "collaborazione" fra i due   paesi e fu redatto un protocollo sull'impero francese.

In Inghilterra si credette inizialmente che il maresciallo Pétain si fosse impegnato a firmare una pace separata con la Germania e ciò causò gravi preoccupazioni. Re Giorgio VI indirizzò al maresciallo una lettera, chiedendo in ogni caso il sostegno della Francia, storica alleata della Gran Bretagna.

Quando il 28 ottobre Mussolini si incontrò a Firenze con Hitler, quest'ultimo dichiarò di non nutrire alcuna fiducia in Laval. Aveva però un altro opinione del maresciallo Pétain. Lo misi al corrente che il Laval si era dichiarato d'accordo ad una guerra contro l'Inghilterra, quando le condizioni psicologiche del suo paese fossero migliorate. Per i assicurare Mussolini, preoccupato da un eventuale riavvicinamento franco-tedesco, Hitler dichiarò che non avrebbe firmato alcun trattato di pace con la Francia se prima le rivendicazioni italiane non fossero state soddisfatte.

 

La missione Rougier.

Le trattative ufficiose dal governo francese l'Inghilterra furono riprese il 20 settembre da Rougier. Il maresciallo Pétain lo incoraggiò, comunicando il suo disprezzo e la sua sfiducia per Laval. Il mediatore ripartì per Londra, dove incontrò il sottosegretario di Stato al Foreign Office, che esigete da lui l'impegno preventivo di non incontrare de Gaulle. Si arrivò al 24 settembre ad un incontro di Rougier con Churchill. Propose un accordo su basi analoghe a quello scaturito dagli incontri Hoare-de La Baume. Ma la notizia dell'incontro del maresciallo Pétain con Hitler a Montoire, il 25 ottobre, rischiò di far fallire le trattative. Nel protocollo Churchill annotò che se il generale Weygand fosse passato la dissidenza in Africa settentrionale, avrebbe ottenuto l'appoggio incondizionato dei britannici. Se al contrario il governo francese avesse ceduto delle classi alla Germania, l'Inghilterra avrebbe fatto tutto il possibile per abbattere un governo considerato come traditore.

Il generale Weygand però non accettò. Arrivato a Vichy l'8 novembre, Rougier redasse una nota al in seduta di Laval, che nel frattempo aveva assunto la responsabilità degli affari esteri, e l'11 novembre fece una lunga visita al maresciallo Pétain. Quest'ultimo fece sapere che aveva dato ordine di ratificare il negoziato e il governo britannico aveva preso una decisione analoga. Ma si trattava in realtà della ratifica di un accordo?

Gli accordi Halifax-Chevalier.

Un terzo negoziato si svolse nel dicembre del 1940. Una coincidenza favorevole portò a Vichy ai primi di dicembre l'incaricato d'affari canadese Pier Dupuy, latore di un messaggio di Lord Halifax per il ministro della pubblica istruzione Jacques Chevalier. Si parlava della necessità di mantenere fra la Francia La Gran Bretagna uno stato di "tensione artificiale". Secondo Dupuy, gli inglesi si erano ben disposti nei confronti della Francia e scontenti di quanto accaduto a Mers-el-Kebir e a Dakar. Si sarebbe quindi mantenuta un'atmosfera di freddezza artificiale. Per le colonie francesi sarebbe stata mantenuto lo status quo. Nella flotta, nelle colonie sarebbero state però consegnate alla Germania. Il blocco verso la Francia sarebbe stato allentato. Durante il viaggio di ritorno, Dupuy inviò un telegramma di conferma della "ratifica" britannica dell'accordo. Da parte sua, il maresciallo Pétain congedò Laval il 13 dicembre, nominando Jacques Chevalier ministro della pubblica istruzione, onde offrire al Lord Halifax una prova tangibile delle sue intenzioni. Questi accordi, però, ebbero scarsi effetti, ma furono condotti all'insaputa del generale de Gaulle, dei quali Churchill si andava allontanando, dopo il fallimento di Dakar.

Gli anglo-sassoni e Vichy all'inizio del 1941.

Il maresciallo Pétain, dopo aver congedato il 13 dicembre del 1940 Laval, lo sostituì con Flandin, non ispirava però fiducia ai tedeschi. Il personale personaggio del regime divenne l'ammiraglio Darlan, che divenne vice-presidente del consiglio e successore designato del maresciallo, oltre che il Ministro degli affari esteri, delle informazioni e degli interni.

Mentre la rottura delle relazioni diplomatiche anglo-francesi continuava, Roosevelt, d'accordo con Churchill, decise di inviare un ambasciatore presso il governo francese. L'opinione pubblica americana perdeva però sfavorevolmente queste relazioni. Lo scopo di Roosevelt era quello di operare una pressione su Pétain e impedirgli di cedere le basi dell'impero francese ai tedeschi o agli italiani. Voleva anche favorire il ritorno al combattimento nei territori francesi d'oltremare. Il miglior accordo di pressione a disposizione gli americani fu la firma degli accordi Weygand-Murphy. Il nuovo console generale degli Stati uniti in Algeria, Murphy, ricevette il generale Weygand, comandante delle truppe francesi dell'Africa del Nord, ai quali trasmise diversi promemoria riguardanti le necessità dell'Africa del nord, ormai quasi completamente isolata dalla metropoli. Si svolsero dei negoziati ad Algeri. Le clausole consistevano nel promettere l'invio di carichi indispensabili da parte degli Stati Uniti all'Africa del Nord, con la tolleranza dei britannici. Weygand aveva però promesso di opporsi con tutti i mezzi a disposizione da un attacco contro l'Africa del Nord da parte di chiunque.

I protocolli di Parigi (maggio 1941).

L'ammiraglio Darlan, pur detestando gli inglesi, non era però filo-tedesco, anche se era convinto che tedeschi avrebbero vinto la guerra. I terribili rovesci subiti dai britannici durante la primavera del 1941 rafforzarono questa sua idea. Egli voleva anche ottenere dai tedeschi l'autorizzazione a riarmare le navi da guerra francesi. Il 3 maggio accettò un invito a Parigi dell'ambasciatore tedesco; in cambio del riarmo e alcune navi da guerra, permise che degli aerei tedeschi diretti in Iraq concessero scalo in Siria per rifornimenti e per fornire delle armi ai ribelli iracheni.

L'11 il 12 maggio Darlan incontrò il Hitler a Berchtesgaden. Si discusse soprattutto del dopoguerra. Hitler pensava di dare la Francia, se avesse collaborato con la Germania, la vallona e la Svizzera romanza in cambio della Alsazia-Lorena. La Francia avrebbe mantenuto il suo impero coloniale, eccetto il Marocco e la Tunisia. Avrebbe potuto ottenere dei compensi a spese dell'impero britannico. Tutto ciò restava però piuttosto vago. E americani, che avevano potuto violare il segreto, erano molto preoccupati.

Il 28 maggio Darlan firmò Parigi tre "protocolli". Il primo confermava l'appoggio della Francia i tedeschi in Siria. Il secondo metteva a disposizione dei tedeschi Biserta e la sua ferrovia, mentre navi da guerra francesi avrebbero scortato i convogli di rifornimento per le truppe di Rommel. Il terzo autorizzava i sottomarini tedeschi a rifornirsi a Dakar. Restava da rettificare protocolli. Il maresciallo Pétain convocò a questo scopo Weygand e diverse altre personalità. Quest'ultimo criticò violentemente il progetto di Darlan e rifiutò di consegnare le basi. Pétain si dichiarò d'accordo e, infine, il 6 giugno Darlan finì per cedere. Lo sforzo della guerra contro l'Urss allontanò l'attenzione tedesca da questi problemi.

Gli americani furono però molto di delusi quando Weygand, in disaccordo con Darlan, fu richiamato a Vichy nel novembre del 1941, in seguito forti pressioni tedesche. E si sospesero momentaneamente gli accordi Murphy-Weygand. Tuttavia la pressione tedesca era meno forte di quanto si credesse a Washington.

Bisognerà attendere il ritorno di Laval (aprile 1942) perché il governo francese cessasse praticamente di avere una politica indipendente. Fu in questa occasione che l'ambasciatore americano fu richiamata Washington.

Parte II, Capitolo V, Paragrafo III: La disfatta della Francia e l’armistizio

La disfatta militare

il 10 maggio del 1940 Hitler lanciò la grande offensiva militare contro Olanda, Belgio e Francia. La disfatta anglo-francesi sul continente era certa.

La prima sconfitta subita dai francesi avvenne fra il 10 e il 14 maggio, determinando l'esito negativo di tutte le operazioni successive.

I tedeschi riportarono due successi decisivi: gli olandesi deposero le armi il 15 maggio; le truppe tedesche penetrarono dal 14 al 16 maggio nel verde in, rompendo il fronte francese. Infatti i francesi attendevano, com'era accaduto nella prima guerra mondiale, una penetrazione tedesca dal confine belga. A tal fine era stata predisposta la linea Maginot, mentre le truppe francesi unitamente alle quattro divisioni britanniche si erano disposte lungo il confine belga. Si riteneva improbabile che le truppe tedesche potessero penetrare attraverso la regione montuosa del bene. Dopo l'attacco sorpresa del 16 maggio, il generale Gamelin dichiarò che Parigi poteva essere presa in serata. La folgorante rapidità con cui le truppe tedesche operarono lo sfondamento, testimoniava la superiorità tedesca in fatto di armamenti, oltre che una migliore padronanza dell'uso dell'aviazione. Nonostante gli sforzi fatti dalla Francia negli anni 30, lo stato maggiore francese era rimasto fermo ad una concezione difensiva e classica. Il presidente francese Raynauld, contraria generale Gamelin, nominò questo punto il generale Weygand comandanti in capo delle operazioni belliche.

La seconda fase durò dal 19 maggio fino ai primi di giugno. Lo sfondamento tedesco aveva diviso le due linee difensive: il grosso delle truppe francesi era rimasto tagliato fuori in Belgio, mentre le truppe meno equipaggiate erano rimaste in territorio francese. Nonostante gli sforzi l'operazione fallì, portò alla resa incondizionata dell'esercito belga avvenuta il 28 maggio.

 

La terza fase fu il tentativo disperato del generale Weygand di organizzare una linea difensiva lungo il fiume insomma. Ma le divisioni francesi a disposizione erano male armate e inferiori di numero alle divisioni tedesche. La battaglia durò fino al 5 giugno, quando questo fronte fu definitivamente rotto dalle truppe tedesche. Il governo abbandonò Parigi il 10 giugno, lo stesso giorno in cui l'Italia entrò in guerra.

Parallelamente a questa evoluzione militare, la diplomazia tentava di concentrarsi su due punti: il rafforzamento degli effettivi e l'intervento dell'aviazione inglese, l'atteggiamento dell'Italia.

Le richieste di aiuto all'Inghilterra

All'indomani del 13 maggio, Churchill dopo aver scoperto che la Francia non disponeva di alcuna riserva generale, decise prudentemente di rimpatriare il corpo di spedizione britannico. Tuttavia il premier britannico diede a Reynaud la figurazione che se uno dei due paesi fosse caduto nella lotta, l'altro non lo avrebbe abbandonato. Vide anche il maresciallo Pétain, il cui atteggiamento era orientato verso una pace separata. Ma la risoluzione inglese era quella di proseguire i combattimenti ad ogni costo. Churchill il 4 giugno pronunciò di fronte al Parlamento un discorso celebre, nel quale dichiarava che la Gran Bretagna non si sarebbe mai resa. Per il 6 giugno annunciò l'arrivo in Francia di due nuove divisioni britanniche. Ma da quel momento le domande francesi di soccorso non furono più soddisfatte.

Ultimi negoziati con l'Italia

L'entrata in guerra dell'Italia a fianco della Germania, fu praticamente decisa nel corso dell'incontro tra Hitler e Mussolini al Brennero, il 18 marzo del 1940.

Il presidente francese, vedendola situazione che peggiorava, provò a contattare l'Italia offrendo amplissime concessioni territoriali nelle colonie. Il 26 maggio il presidente Roosevelt indirizzò a Mussolini un messaggio nel quale gli proponeva di divenire intermediario fra le richieste del governo italiano e quello francese e inglese.

Una volta trovata la soluzione, Roosevelt avrebbe garantito il nome degli Stati Uniti che dopo la guerra sarebbero stati raccordati all'Italia quei compensi territoriali promessi perché questa non entrasse nella lotta. Il governo italiano, peraltro, memore dell'accordo di Londra del 1915 mai onorato dagli alleati, non aveva fiducia in questo genere di promesse. Tuttavia ciano, rispose con un rifiuto. Con una lettera Mussolini comunicò a Hitler il 25 maggio, che l'Italia sarebbe entrata in guerra dopo il 5 giugno. Il Consiglio dei Ministri francese indirizzò allora la sera del 27 maggio un progetto di massicce concessioni agli italiani. Sarebbero stati ceduti degli immensi territori a spese dell'Africa equatoriale francese, assurdo della Libia e nel golfo di Guinea. Si aggiunsero anche cessioni della costa francese dei somali e della ferrovia di Addis Abeba.

Questo piano però fu aspramente criticato dal governo britannico, soprattutto per l'effetto morale che concessione di questo tipo avrebbero avuto in Francia e in Inghilterra.

L'entrata in guerra dell'Italia

Di fronte a questo posizione, il progetto fu abbandonato prima di essere sottoposto all'Italia. Infine fu deciso il 31 maggio di avviare un'ulteriore offerta di trattative all'Italia, concepita però in termini molto più vaghi. Lo stesso giorno il presidente Roosevelt fece un nuovo passo. Minacciò che l'intervento italiano avrebbe portato autunno aumento della produzione americana di armamenti. Tuttavia questi tentativi non ottennero risultati. Mussolini aveva inviato a Hitler una lettera in cui gli annunciava l'entrata in guerra dell'Italia per il 5 giugno, ma Hitler di risposte domandandogli di ritardare alcuni giorni. Ci si accordò quindi per l'11 giugno. La dichiarazione di guerra fu notificata il 10 giugno all'ambasciatore francese da ciano, che dichiarò che si trattava di un colpo di pugnale inferto ad un uomo in terra.

 

Sebbene il trattato anglo-franco-turco implicasse un intervento di quest'ultimo paese se la guerra si fosse stessa nel Mediterraneo, la Turchia non osò intervenire. Fu nominato ambasciatore ad Ankara sin dall'aprile del 1939 Von Papen per ottenere la neutralità della Turchia. Quest'ultima firmò con la Germania un trattato di non aggressione nel giugno del 1941 e un'importante trattato di commercio nell'ottobre del 1941, ma la Germania non riuscì a portare la Turchia in guerra contro l'Urss.

Negoziati anglo-francesi per l'armistizio

a partire dal 10 giugno, l'esercito francese era sconfitto. Il problema principale era quello di sapere quali sarebbe stato l'atteggiamento dei governi francese e britannico.

Le principali deliberazioni del governo francese ebbero luogo fra il primo e il 16 giugno. Nel frattempo il governo si era installato nella regione di Tours. L'11 giugno ebbe luogo un consiglio supremo inter-alleato. Churchill incontrò l'presidente francese, Weygand, Pétain, de Gaulle. Il generale Weygand reclamò ancora una volta l'intervento di squadriglie inglesi. Ma Churchill rifiutò: era assolutamente necessario mantenere tutte le forze per la difesa della Gran Bretagna. Weygand, a questo punto comprese che l'unica soluzione era l'armistizio. Il problema che si poneva era di sapere se si sarebbe proceduto ad una domanda di armistizio nel quale il governo si sarebbe impegnato, e che avrebbe immobilizzato la flotta e le truppe disponibili nelle colonie e nel nord Africa. Il maresciallo Pétain e Weygand non ammettevano questa seconda soluzione, vietata dal codice francese di giustizia militare. Per costoro il governo doveva rimanere in Francia per difendere il territorio. Al contrario il presidente Reynaud auspicavano la capitolazione dell'esercito e la partenza del governo per l'Africa del nord. Questa soluzione peraltro era la sola conforme al trattato anglo-francese stipulato il 28 marzo del 1940; questo prevedeva che non ci sarebbe stato né armistizio né pace separata. Inoltre questa soluzione avrebbe avvantaggiato l'Inghilterra, perché la flotta francese avrebbe continuato la lotta così come anche le divisioni d'oltremare. Ma ciò presentava un grave pericolo: le divisioni che stanziava no in Africa del Nord erano state trasportate in Francia. Queste erano mediocremente addestrate e male armate. Inoltre gli alleati pur avendo una supremazia sul mare, soprattutto nel Mediterraneo la loro aviazione era quasi inesistente. Ora il generale Franco, almeno in apparenza, era favorevole all'asse. Senza dubbio non avrebbe potuto impedire l'avanzamento delle truppe tedesche in Spagna, per poter sbarcare nell'Africa francese. Si sarebbe potuto prevenire questi invasione occupando il Marocco spagnolo. Ma questo avrebbe trascinato la Spagna in guerra. Questo fu alla base delle esitazioni degli uomini di governo francese.

Gli ultimi consigli supremi intera alleati

Churchill seguitava a mantenere contatti con il governo francese. Quando il 12 giugno al mattino, dovendo ripartire per l'Inghilterra, egli aveva ottenuto dall'ammiraglio Darlan l'assicurazione che la flotta francese non sarebbe mai caduta in mano ai tedeschi. Il presidente francese per altro aveva chiesto a Churchill quale sarebbe stato l'atteggiamento della Gran Bretagna nel caso in cui si verificasse il peggio, ottenendo da quest'ultimo la garanzia che l'Inghilterra avrebbe resistito fino all'ultimo ad Hitler.

A questo punto il presidente francese Raynaud decise di inviare un messaggio al presidente Roosevelt, nel quale si appellava adesso per ottenere tutto l'aiuto possibile il carattere non militare. Roosevelt peraltro gli rispose il 13 giugno incoraggiandolo a continuare la lotta. In un secondo messaggio egli chiedeva esplicitamente agli Stati Uniti un intervento militare mettendoli di fronte alle loro responsabilità per la difesa della civiltà occidentale. Churchill appoggiava in pieno peraltro Paul Raynaud.

Prima di prendere qualsiasi ulteriore decisione il presidente francese attendeva la risposta di Roosevelt.

Questa arrivò il 13 giugno, ma fu piena di simpatie, ma negativa. Il presidente Roosevelt insisteva in maniera pressante affinché la Francia continuasse la sua lotta in Africa del Nord.

Le due note inglesi

l'Inghilterra fece allora due passi successivi. L'ambasciatore inglese consegnò al presidente francese due messaggi. Il primo ricordava che l'accordo stipulato il 28 marzo impegnava tutto il governo francese. L'Inghilterra dava al suo consenso ad una richiesta delle condizioni tedesche di armistizio, solo condizione che la flotta francese fosse immediatamente inviata nei porti britannici. Il secondo reclamava che il governo inglese fosse consultato prima che qualsiasi condizione di armistizio fosse ricevuta. L'Inghilterra mandava l'invio dell'aviazione in Africa del Nord o in Inghilterra, e che le truppe polacche, belliche e cecoslovacche fossero tratte d'impaccio.

Il progetto di unione franco-britannica

queste due note però non furono sottoposte al Consiglio dei Ministri. L'ambasciatore inglese presentò invece un progetto di unione franco-britannica. Questo progetto, discusso da organismi privati sia a Parigi che a Londra, fu lanciato il 14 giugno a Londra. Il gabinetto britannico aveva deliberato su di esso tra il 15 e il 16 giugno. Il generale de Gaulle, arrivato a Londra il 16, lo approvò. Fu lui stesso che telefonò al presidente francese, leggendone il contenuto. La prima reazione di Churchill al testo fu favorevole, tanto che non si oppose.

Si proponeva la creazione di un'unione franco-britannica, laddove non ci sarebbero state più di due nazioni. Sarebbero stati creati degli organismi comuni per la difesa, la politica estera, le finanze degli affari economici. I cittadini francesi avrebbero goduto immediatamente della cittadinanza inglese e viceversa. I due paesi avrebbero condiviso la riparazione dei danni di guerra. Per tutta la durata della guerra ci sarebbe stato un solo gabinetto di guerra dal quale sarebbero dipese tutte le forze militari. I due Parlamento si sarebbero stati associati.

Quanto poteva considerarsi serio questo progetto? Non è facile dirlo. Si sa che se ne discusse, ma il presidente francese Raynauld fini per rassegnare le dimissioni. Il suo successore era il maresciallo Pétain, favorevole ad una domanda immediata di armistizio.

La domanda di armistizio

il maresciallo Pétain costituì il nuovo governo con una lista di fautori dell'armistizio. Per la direzione degli affari esteri scelse Baudouin invece di Laval, che rifiutò di far parte del nuovo governo. Questa scelta era importante perché la Val rappresentava la tendenza della rottura con l'Inghilterra. Infine alle 23:30 un breve Consiglio dei Ministri decise di domandare l'armistizio. A mezzanotte il ministro degli esteri francese convocò l'ambasciatore di Spagna, per chiedere al governo spagnolo di trasmettere il messaggio al governo tedesco. Nel frattempo furono avviati colloqui con gli ambasciatori di Inghilterra e degli Stati Uniti, ai quali il ministro dichiarò che in ogni caso la flotta francese non sarebbe stata consegnata nei tedeschi negli italiani.

Da quel momento i negoziati proseguirono parallelamente: tra la Francia, la Germania e l'Italia, per la conclusione dell'armistizio; tra Francia e la Gran Bretagna, quest'ultimo paese sforzandosi di evitare il peggio.

Le discussioni anglo-francesi

Fin dal 17 giugno Churchill aveva inviato un messaggio personale a Pétain, inviando un caloroso appello perché non consegnassero al nemico la flotta francese. Nel frattempo il 17 giugno dai microfoni della BBC il generale de Gaulle trasmetteva un celebre appello per il proseguimento della lotta. Durante la giornata del 19 giugno si ebbero numerosi incontri del primo Lord dell'ammiragliato inglese con diversi ministri francesi, che ripetutamente confermarono che la flotta non sarebbe caduta in mano dei tedeschi. Ma si rifiutarono in ogni caso di spostare le navi. Tutti tentativi britannici in questo senso furono vani, e quando la sera del 22 giugno il governo britannico ha prese che l'armistizio era stato firmato, richiamò il suo ambasciatore con tutto il personale dell'ambasciata, così come rappresentanti del Canada e del Sudafrica.

Gli inglesi allora si sforzarono di incoraggiare i movimenti di resistenza all'armistizio, in particolare quello del generale de Gaulle. Il 25 giugno il gabinetto di guerra britannico decise di inviare una delegazione in Marocco per prendere contatto con un certo numero di parlamentari che avevano lasciato la Francia il 21 giugno. Era stata predisposta una dichiarazione che istituiva un governo di resistenza. Questo messaggio fu comunicato a Pétain e a Darlan, senza però ottenere alcun risultato.

I negoziati di armistizio

Nel frattempo si svolgevano i negoziati di armistizio. Il governo tedesco aveva ricevuto la domanda francese il 17 giugno nelle prime ore del mattino. Bisognerà attendere il 19 perché l'ambasciatore spagnolo potesse comunicare al governo francese che la Germania era pronta a far conoscere le sue condizioni.

Nel frattempo Hitler aveva voluto conferire con Mussolini. L'incontro ebbe luogo il 18 e il 19 giugno a Monaco. Mussolini era scontento dei risultati ottenuti dalle sue truppe, che non avevano conseguito nessun successo militare. Voleva che fossero applicate delle condizioni estremamente dure alla Francia. Reclamava per l'Italia Nizza, la Corsica e la costa francese dei somali. Voleva inoltre la Tunisia, ingrandita a spese dell'Algeria.

Ma prima di tutto era necessario costringere l'Inghilterra alla pace e quindi impedire alla flotta francese di riunirsi a quelle inglese. Hitler, che aveva del resto assoluta libertà di decisione, era molto più moderato. Mussolini avrebbe voluto un solo armistizio fra la Francia e i due paesi dell'asse. Hitler invece insistette per due armistizi separati.

Il governo francese designò una delegazione, nelle cui istruzioni non era autorizzata a nessun titolo a consegnare la flotta francese.

Il 20 giugno il governo tedesco annunciò via radio che aspettava la delegazione francese al ponte di Tours. I tedeschi non avrebbero occupato questa città fino alla partenza del governo francese.

La delegazione francese penetrò nelle linee tedesche il 20 giugno di sera. Il giorno seguente a Rethondes ebbe luogo una grandiosa cerimonia nel "vagone dell'armistizio" del 1918.

Hitler stesso accolse i negoziatori francesi, rigettando sulla Francia la responsabilità della guerra. Tentò di presentare l'armistizio con un accordo fra soldati leali. Poi si ritirò e lasciò che i generali Keitel e Jodl e si ponessero le condizioni tedesche. Queste pervennero al governo francese il 21 giugno di sera. Ne seguì una riunione immediata del governo. Le condizioni erano dure ma non disonorevoli. Il Consiglio dei Ministri decise di redigere una serie di osservazioni: non occupazione di Parigi; la flotta da guerra sarebbe rimasta di stanza in Africa; sarebbe stato concluso un accordo sui militari stranieri che si trovavano in Francia; modifica della clausola relativa alla consegna dei rifugiati tedeschi in Francia. Il giorno seguente il Consiglio dei Ministri ha prese che tedeschi avevano respinto tutte queste osservazioni. Era solo previsto che la commissione di armistizio avrebbe esaminato la situazione della flotta.

Il Consiglio dei Ministri accettò, per cui la firma dell'armistizio ebbe luogo alle 18 50.

 

L'armistizio con l'Italia

Perché l'armistizio franco-tedesco entrasse in vigore, era necessario che fosse fermato l'armistizio italo-francese. Alcuni speravano che quest'ultimo sarebbe stato inaccettabile e che la Francia sarebbe stata così costretta a continuare la guerra.

I negoziatori arrivarono a Roma il 23 giugno. L'armistizio fu firmato nel tardo pomeriggio, per cui i due armistizi entrarono in vigore sei ore dopo, dopo che il governo tedesco fosse stato informato dell'avvenuta firma dell'armistizio con l'Italia.

Clausole dell'armistizio

quali erano le clausole di questi due armistizi? L'armistizio franco-tedesco era di gran lunga il più importante. Veniva creata una zona occupata, lungo tutta la costa dell'Atlantico. Il governo avrebbe potuto risiedere nella zona occupata o Parigi. Nella zona occupata, i tedeschi avrebbero avuto i diritti della potenza occupante. Nessun aereo, che equipaggiamento con nave sarebbe potuta essere trasferita in Inghilterra o all'estero. I prigionieri francesi sarebbero stati prigionieri fino alla pace, mentre quelli tedeschi sarebbero stati immediatamente restituiti. Il governo francese era obbligato a consegnare su richiesta della Germania tutti i rifugiati tedeschi.

Per la flotta gli articoli della convenzione erano poco rassicuranti dell'Inghilterra. Una parte di essa sarebbe rimasta a disposizione del governo francese per la salvaguardia dell'impero coloniale. L'altra parte sarebbe stata riunita in porti da indicare e avrebbe dovuto essere disarmata, sotto il controllo della Germania dell'Italia.

Il governo tedesco dichiarava solennemente di non aver intenzione di impiegare durante la guerra e per i suoi fini la flotta da guerra francese. Tutte le navi e certo quelle che avrebbero difeso l'impero, sarebbero state richiamate in Francia. Inoltre la clausola per la sorveglianza dei coste avrebbe permesso ai tedeschi di impadronirsene con un simulacro giuridico di tutte le navi.

Era previsto peraltro che il governo tedesco avrebbe potuto denunciare in ogni momento la convenzione di armistizio.

Quanto all'armistizio con l'Italia, esso non aggiungeva granché a queste clausole: veniva smilitarizzata una zona di 50 km lungo la frontiera italo francese. All'Italia veniva concesso il diritto di utilizzo del porto di tributi e della ferrovia di Addis Abeba.

Furono create delle commissioni di armistizio tedesche di italiane per assicurare l'esecuzione dei due accordi.

sabato 13 marzo 2010

Parte II, Capitolo IV, Paragrafo III: I negoziati delle Democrazie con l’URSS

Le esitazioni dell'Urss

La prospettiva di una guerra per la Polonia rendeva fondamentale la collaborazione con l'Urss. Non c'è quindi da meravigliarsi che le democrazie occidentali e la Germania abbiano tentato di trascinarla dalla propria parte. Sin dal mese di agosto del 1939, l'unione sovietica non aveva fatto una scelta. Per questo si ebbero due negoziati paralleli.

L'unione sovietica era separata dalla Germania, dalla Polonia ed alla Romania, paesi con cui Francia Inghilterra avevano stipulato dei trattati di alleanza. Di conseguenza essa non aveva una necessità di alleanza con la Germania. Inoltre sul piano ideologico, essa non condivideva né le idee delle democrazie liberali, né quelli di Hitler, né quelle della Polonia del Colonnello Beck.

Tuttavia l'Urss sembrò orientarsi inizialmente dalla parte delle democrazie. Tanto è vero che il 19 marzo protestò contro la Germania per l'occupazione di Praga. Iniziarono così degli scambi di opinione fra l'Inghilterra e l'unione sovietica.

 

Il negoziato per un accordo politico

 

il vere proprio negoziato per un accordo cominciò nell'aprile del 1939. Il 14 aprile il governo francese aveva proposto l'unione sovietica una dichiarazione congiunta in cui Francia Inghilterra si sarebbero impegnate per la di difesa di Romania e Polonia in caso di aggressione non provocata. Ma il punto di vista francese non coincideva con quello della Gran Bretagna. Mentre la Francia accettava il principio di una vera alleanza, l'Inghilterra invece auspicava l'appoggio sovietico alla Polonia, ma non era disposta a combattere in favore dell'Urss si quest'ultima fosse stata attaccata.

 

Il 18 aprile Litvinov presentò delle controproposte volta la firma di un patto fra i tre paesi contro l'ipotesi di un'aggressione fascista. Questo accordo si sarebbe composto da tre atti, di cui uno di reciproca assistenza, uno che stipulavano convenzione militare e uno per la garanzia di tutti gli stati situati tra il Mar Baltico e il Mar Nero, compresi paesi baltici. Nell'eventualità di una guerra i tre paesi si sarebbero impegnati a non firmare una pace separata. Tuttavia durante lo svolgimento dei negoziati, Litvinov rassegnò le dimissioni e fu sostituito da Molotov. Litvinov aveva la reputazione di essere un uomo favorevole al principio della sicurezza collettiva e quindi un amico della Francia e dell'Inghilterra. Le sue dimissioni furono interpretate come il segno di un possibile cambiamento della politica sovietica.

 

In questo contesto si inseriva la Polonia che rifiutava sistematicamente di accordarsi con tutti i suoi grandi vicini, poiché il colonnello Beck cercava di praticare la politica dell'equilibrio che aveva mantenuto sino ad allora l'indipendenza della Polonia.

 

Gli inglesi, per evitare il fallimento delle trattative trasmisero Molotov il 27 maggio delle nuove proposte. Questa volta si trattava di un trattato di reciproca assistenza nel caso di una guerra scoppiata a causa di un'aggressione contro la Polonia, la Romania, la Grecia, la Turchia o il Belgio; non era previsto nulla invece in favore dei paesi baltici. L'Urss invece teneva moltissimo a quest'ultima inclusione, poiché forse pensava di estendere la propria influenza su questi paesi. Questo sembrò porre fine alle trattative, perché paesi baltici rifiutavano a loro volta di essere garantiti dall'Inghilterra contro la loro volontà.

 

Dopo qualche tempo i negoziati ripresero a Mosca, ma ci si scontrò grosso modo sulle stesse difficoltà. Peraltro i sovietici insistevano perché una convenzione militare accompagnasse la convenzione politica. Sembra che in realtà il governo sovietico, impegnato in un negoziato segreto con la Germania, cercasse soprattutto di guadagnare tempo.

 

Il 1 luglio furono presentate delle nuove proposte anglo-francesi, in cui si ammetteva una garanzia anche per i paesi baltici e la Finlandia, ma si giungeva anche l'Olanda e la Svizzera. Quest'ultima ipotesi non fu accettata da Molotov, e suscitò anche le proteste di questi ultimi paesi.

 

Verso la metà di luglio Francia e Inghilterra abbandonarono il progetto di garanzia per Olanda e Svizzera, ma restava da regolare il problema dei rapporti tra una convenzione politica e una militare. Infine il 24 luglio tutti questi punti erano stati regolati, ma non era stato firmato ancora alcun accordo.

 

Le trattative per un accordo militare

 

Molotov si dichiarò pronto ad iniziare dei negoziati per una convenzione militare entro pochi giorni. Francia Inghilterra inviarono nel frattempo delle delegazioni militari e navali. Sorse però una difficoltà: quali erano i reali poteri dei negoziatori occidentali? I sovietici si lamentavano del fatto di non avere di fronte dei plenipotenziari. Poi vi era una difficoltà ancora più seria: la Polonia avrebbe accettato il passaggio delle truppe sovietiche sul suo territorio?

Si sapeva in linea di principio che i polacchi erano contrari al passaggio delle truppe sovietiche, ma si aspettava una risposta diretta. La Francia era orientata a portare avanti le trattative anche se questo paese avesse rifiutato, poiché riteneva fondamentale raggiungere un accordo ad ogni costo con l'Urss. In effetti inizialmente sembrò che il governo polacco avrebbe accettato il passaggio dei sovietici, sotto la minaccia di vedere la Francia denunciare la sua alleanza con la Polonia. Ma il 24 agosto smentì formalmente tale consenso.

Era ormai troppo tardi. L'Urss pretendeva la medesima garanzia anche per la Romania, oltre che per la Polonia. Mentre si dibattevano queste questioni, nel frattempo il 23 agosto Von Ribbentrop era arrivato a Mosca per firmare un patto di non aggressione: era il fallimento definitivo della politica anglo-francese.

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Anche il trattato franco-sovietico del 1935 divenne inoperante: questo genere di risposta ricevette l'ambasciatore francese dopo che il patto di non aggressione franco-tedesco del 1938 era stato firmato.

Parte II, Capitolo IV, Paragrafo I: Le minacce tedesce contro la Polonia e le garanzie Franco-Britanniche

First edition of Adolf Hitler's book "Mei...

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Cambiamento dell'atteggiamento inglese

a conseguenza più importante del colpo di mano nel marzo del 1939 fu l'atteggiamento della politica estera inglese. Sul piano pratico però la reazione anglo-francese fu puramente verbale.

L'appello inviato dal presidente cecoslovacco alle truppe tedesche dava colpo di forza un apparente legalità. Ma se Chamberlain e Daladier non volevano entrare in guerra, l'atteggiamento del governo britannico si stava andando rapidamente modificare. Chamberlain aveva compreso che Hitler non avrebbe limitato le sue ambizioni ai paesi abitati dai tedeschi, ma che voleva dare al suo paese uno spazio vitale, come del resto programmato dai suoi scritti e dalla filosofia del movimento nazista.

L'opinione pubblica inglese peraltro era ferita nel suo sentimento democratico, favorevole al diritto di autodeterminazione dei popoli; inoltre veniva da alterarsi il tradizionale equilibrio europeo, distrutto dalla costituzione al centro dell'Europa di uno stato di 90 milioni di abitanti. Infine Hitler dimostrava ancora una volta di rinnegare la parola data, constatazione che portò Chamberlain a ritenere impossibile un qualsiasi negoziato con Hitler.

 

La Gran Bretagna avrebbe evitato ad ogni costo la guerra, ma non si sarebbe rifiutata di assumersi un qualsiasi impegno verso un paese dell'Europa centrale o orientale attaccato dalla Germania. Pertanto considerava la guerra come possibile e inevitabile rispetto ad una nuova capitolazione, come del resto era accaduto per la conferenza di Monaco. Pertanto in accordo con la Francia, iniziò a concedere una serie di garanzie ai paesi che riteneva più esposti, soprattutto la Polonia.

Prime minacce contro Polonia

al momento della conferenza di Monaco, il colonnello Beck aveva creduto opportuno partecipare alla spartizione dei resti della Cecoslovacchia. Sorsero tuttavia alcune difficoltà con la Germania, ma Hitler in quell'occasione diede ordine di appianare gli incidenti. Verso la fine di ottobre del 1938 si ripeterono altri incidenti nelle regioni polacche in cui vivevano minoranze tedesche. Numerosi polacchi di lingua tedesca e migrarono verso la Germania, mentre i tedeschi espulsero 15.000 cittadini ebrei polacchi dalla Germania.

Per altro sin dall'ottobre del 1938 la Germania aveva cominciato a porre il problema di Danzica, tanto che von Ribbentrop aveva proposto al governo polacco il ritorno della cittadina di Danzica alla Germania in cambio della costruzione di una ferrovia e di un'autostrada che godessero di privilegi di extraterritorialità.

I due Stati si sarebbero reciprocamente garantiti la frontiera comune e il patto di non aggressione firmato nel 1934 sarebbe stato prolungato da 10 a 20 anni. In tal modo le relazioni tedesco-polacche sarebbero diventate buon esattamente come le relazioni italo-tedesche.

Beck sapeva di dover affrontare il problema di Danzica, ma rifiutava categoricamente l'idea di una annessione della città libera alla Germania. Di quest'incontro avuto con il governo tedesco, il governo francese non fu informato. Peraltro la Francia era favorevole ad una revisione degli accordi franco-polacchi, soprattutto sul carattere di automatismo che l'alleanza aveva in caso di aggressione, considerando anche che la Polonia si stava di avvicinando anche all'unione sovietica.

Nonostante queste trattative, non vi era nessuna crisi grave in vista prima del 15 marzo del 1939. Peraltro in gennaio il colonnello Beck era stato invitato da Hitler a Berchtesgaden, dove fu accolto con tutti gli onori. Hitler insisteva sulla comune ostilità dei due paesi nei confronti dell'unione sovietica, ma volle anche di affrontare il problema di Danzica, pur promettendo che in questo caso non avrebbe adottato il sistema del "fatto compiuto". Becca era rimasto soddisfatto di quest'incontro.

Sviluppo della crisi dopo il 15 marzo 1939

tutto cambiò dopo il 15 marzo. La dissoluzione della Cecoslovacchia, l'annessione da parte dell'Ungheria della Rutenia subcarpatica e il ritorno alla Germania della cittadina di Memel, finirono per creare alla Polonia nuovi pericoli. Apparve chiaro negli incontri avvenuti alla fine di marzo tra il governo polacco e von Ribbentrop che la Germania andava assumendo un atteggiamento minaccioso nei confronti della Polonia: ad essa veniva intimato di unirsi al blocco antisovietico e furono poste di nuovo le rivendicazioni su Danzica, questa volta con maggiore fermezza. Il colonnello becca mantenne un atteggiamento di fermezza, pur tuttavia seguitando segretamente a mantenere delle buone relazioni con la Germania.

 

Le garanzie alla Polonia

 

Il 31 marzo del 1939 Chamberlain, dopo aver consultato il governo francese, annunciò di garantire il territorio polacco in caso di aggressione da parte della Germania. Dal governo francese il 13 aprile pervenne una medesima dichiarazione. Infatti il 6 aprile il colonnello becca era giunto in visita a Londra: in quell'occasione fu annunciato un trattato di alleanza tra l'Inghilterra Polonia. Nello stesso giorno il segretario di Stato tedesco fece sapere al governo polacco che il trattato di non aggressione firmato nel 1934 con la Germania non era compatibile con un accordo anglo-polacco.

Le garanzie agli altri paesi minacciati

Francia e Inghilterra ritenevano che vi fossero altri paesi minacciati. Attraverso degli accordi commerciali, la Germania si sforzava di porre sotto il proprio controllo l'economia dei paesi del sud-est europeo, soprattutto: la Jugoslavia, la Romania, la Bulgaria e la Turchia.

Il 13 aprile Francia Gran Bretagna annunciarono di concedere la loro garanzia alla Romania alla Grecia, mentre un mese dopo l'Inghilterra firmò con la Turchia una dichiarazione di reciproca assistenza cooperazione in caso di aggressione. Non fu possibile per la Francia stipulare il medesimo accordo con la Turchia, dal momento che i due paesi si erano divisi dalla controversia relativa al sangiaccato di Alessandretta. Tuttavia questi due paesi giunsero ad un accordo nel giugno del 1939, con il quale la Francia cedeva questo territorio alla Turchia. Il nuovo trattato anglo-franco-turco non impediva però la Turchia in caso di guerra contro l'unione sovietica una larga libertà di azione per mantenere sugli obblighi precedenti.

Il passo del presidente Roosevelt

il presidente Roosevelt cercò di dare a questo sistema di garanzie anglo-francesi un aspetto internazionale. Così il 16 aprile indirizzò un messaggio personale ad Hitler e Mussolini chiedendo loro di impegnarsi a non aggredire nei 10 anni successivi una lista di 29 paesi. Inoltre proponeva di rilanciare la discussione relativa al disarmo, con la partecipazione americana. Gli Stati Uniti si proponevano come arbitri della situazione internazionale. Naturalmente i due dittatori rifiutarono, ma appare chiaro che il presidente Roosevelt voleva solo dimostrare all'opinione pubblica americana l'aggressività di queste due nazioni.

Hitler rispose a questo sistema di alleanze con un minaccioso discorso il 28 aprile, nel quale denunciò l'accordo anglo-tedesco del 1935 e la dichiarazione tedesco-polacca nel gennaio del 1934. Respingevo ufficialmente le proposte del presidente Roosevelt, inoltre rivendicava l'annessione di Danzica. Lasciava anche intendere che la Germania avrebbe formulato nuove rivendicazioni. Bisogna considerare che sin da allora l'attacco alla Polonia era già fissato per il 1 settembre.

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Parte II, Capitolo III, Paragrafo VII: Contrasto italo-francese e occupazione dell’Albania.

 

Nel maggio 1938 Mussolini aveva rifiutato di firmare un accordo con la Francia. Allo scopo di riavvicinare la Francia all'Italia, allontanandola dalla alleanza sempre più stretta con la Germania, il governo francese finì per riconoscere la conquista italiana dell’Etiopia e tentare un riavvicinamento.

Ma alla fine dell’anno il contrasto tra i due paesi si accentuò; nel novembre del 1938 si ebbero le manifestazioni indegne del parlamento che con le loro urla misero inaspettatamente al corrente la Francia delle rivendicazioni italiane su Tunisi, Gibuti e la Corsica.

François-Poncet, nuovo ambasciatore francese in Italia, chiese spiegazioni e Ciano. Questi per tutta risposta denunciò a dicembre gli “Accordi di Roma” del 1935; la reazione francese fu ferma e immediata, Daladier fece un viaggio dimostrativo in Corsica e Tunisia dove fu ben accolto. Affermò anche la Francia avrebbe difeso palmo a palmo tutto il suo territorio da qualsiasi aggressione.

Daladier

Dopo un timido tentativo di mediazione l’Inghilterra disse che avrebbe garantito la Francia non solo contro un attacco tedesco ma anche contro uno italiano.

In seguito, favorito dal prudente metodo del non intervento adottato da Francia e Gran Bretagna, il generale Franco riuscì a sottomettere i governativi e nel marzo 1939 Madrid cadde; Mussolini volle quindi approfittare dell’effetto psicologico che la vittoria di Franco poteva suscitare in Francia (ora circondata da Stati dittatoriali) e fece delle proposte sui problemi di Gibuti e della Tunisia, che il governo francese respinse con fermezza ricordando che era stato lo stesso Mussolini a denunciare gli “Accordi di Roma”.

Intrappolato, come abbiamo già detto, da questa politica di rivendicazioni territoriali, il Duce si rivolse bruscamente verso l’Albania, Paese soggetto dal 1921 alla netta influenza italiana;

Ciano aveva fatto in gennaio un viaggio in Jugoslavia dove Stojadinoviç, temendo le mire tedesche sulla Croazia, gli aveva dato il via libera in Albania.

Imitando i metodi di Hitler, Mussolini ordinò il 7 aprile 1939 l’invasione dell’Albania.

Il re Zog fuggì, lo stato fu reso un protettorato italiano e si ebbe l’unione delle due corone; la Germania era stata preventivamente avvisata e l’intesa tra i due dittatori aumentava.

lunedì 8 marzo 2010

Parte II, Capitolo III, Paragrafo III: Crisi cecoslovacca e Conferenza di Monaco.

 

Il gentlemen's agreement del 1938

I negoziati

L'accordo anglo-italiano nel gennaio del 1937 lasciava supporre ulteriori sviluppi. Chamberlain intraprese un nuovo tentativo di riavvicinamento, avviando dei negoziati con l'Italia nel gennaio e febbraio del 1938. Il 4 febbraio l'Italia, la Francia e la Gran Bretagna sottoscrissero un accordo per rafforzare le misure di sorveglianza contro la pirateria nel Mediterraneo. Queste conversazioni affrontarono anche la questione dell'Austria, ma anche le basi di un futuro accordo. L'ambasciatore italiano grandi sottolineano che condizione preliminare per qualsiasi accordo era il riconoscimento da parte inglese dell'impero italiano in Etiopia. Chamberlain accettò il punto di vista italiano sull'Etiopia, a condizione che la sua opinione fosse approvata dal gabinetto britannico. Nel corso di queste conversazioni fu trattato anche il problema dei volontari Spagna. Si decise infine di proseguire queste conversazioni a Roma.

Le dimissioni di Eden favorirono lo sviluppo dei negoziati, che si svolsero a Roma nell'aprile del 1938. Gli accordi di Roma sono conosciuti dagli storici italiani con il nome di "accordo di Pasqua".

Un protocollo sottolineava la volontà dei due paesi di proseguire in modo permanente le relazioni amichevoli. Il fulcro del trattato era contenuto in otto allegati, ed uno scambio di note. Il primo allegato si richiamava agli accordi del 1937. Il secondo allegato prevedeva uno scambio di informazioni sui movimenti di truppe in Africa orientale e l'impegno di non costruire nuove basi navali o aerei. Il terzo allegato proclamava l'uguaglianza degli interessi italiani e britannici in Arabia Saudita e nello Yemen. Il quarto vietava ogni propaganda ostile. Il quinto era un impegno dell'Italia a non deviare le acque del lago tana in Etiopia, indispensabili per il Sudan. Il sesto riguardava gli obblighi del servizio militare degli indigeni nell'Africa orientale italiana. Il settimo forniva alcune garanzie alle comunità religiose britanniche in Africa orientale italiana. L'ottavo confermava la convenzione del 1888 che garantiva il libero uso del Canale di Suez anche in tempo di guerra.

L'Italia accettava una soluzione di compromesso sul problema dei volontari Spagna; s'impegnava a non cercare in questo paese vantaggi territoriali e politici, impegnandosi altresì a ritirare il materiale bellico le truppe alla fine della guerra civile. Infine l'Inghilterra s'impegnava ad agire presso il consiglio della società delle nazioni per far riconoscere l'annessione dell'Etiopia da diversi paesi, cosa che avvenne in effetti il 12 maggio del 1938. La condizione essenziale di applicazione di questo accordo era il regolamento della questione spagnola. In realtà nonostante i grandi successi del generale Franco nell'aprile del 1938, la guerra civile spagnola sarebbe durata ancora un anno.

La crisi cecoslovacca prima del 12 settembre 1938

i tedeschi dei Sudeti.

Nella riunione del 5 novembre del 1937, Hitler aveva posto l'unione dei tedeschi della Cecoslovacchia come primo punto. Questi abitavano in prevalenza la regione dei Sudeti. Prima della disfatta al nostro-ungarica del 1918, essi non erano mai stati uniti all'impero tedesco. Erano mischiati ai cechi, con i quali vivevano in buona armonia. Peraltro la regione era fortemente industrializzata.

La Cecoslovacchia beneficiava di due trattati di alleanza: con la Francia, i trattati del 1924 e di Locarno del 1925, che prevedevano un aiuto praticamente automatico in caso di attacco non provocato da parte della Germania. Con l'Urss nel maggio del 1935 era stata stipulata un'alleanza, che divenire effettiva solo se la Francia avesse fatto fronte ai suoi impegni. È da rilevare che la piccola intesa, che raggruppava al fianco della Cecoslovacchia la Romania e la Jugoslavia, era diretta essenzialmente contro l'Ungheria e non si applicava in caso di aggressione tedesca. Nel 1937 la piccola intesa era molto indebolita. Nulla lasciava supporre che la Francia però non avrebbe tenuto fede ai propri impegni. Anzi corse voce che la Francia fosse pronta a concludere un patto di reciproca assistenza con la piccola intesa.

La Anschluss provocò viva preoccupazione in Cecoslovacchia, sebbene nella notte fra l'11 e il 12 marzo Goering avesse garantito il governo cecoslovacco e l'ingresso delle truppe tedesche in Austria era semplicemente una "questione di famiglia".

Il programma di Karlsbad

La crisi iniziò veramente solo nel mese di aprile del 1938. Il partito tedesco dei Sudeti si era riunito il 23 a Karlsbad, dove il suo leader aveva fatto adottare un programma in vari punti. I principali comportavano il ristabilimento dell'uguaglianza completa fra il gruppo nazionale tedesco ed il popolo ceco, oltre che l'instaurazione di un governo autonomo nella zona. Si invocava inoltre la riparazione dei torti inflitti dopo il 1918, la libertà di aderire all'ideologia nazista, il controllo della pubblica amministrazione tramite l'assunzione di funzionari di lingua tedesca.

Henlein

Il 21 aprile Hitler e Keitel avevano messo a punto un piano che prevedeva l'attacco della Cecoslovacchia, dopo un periodo di trattative diplomatiche che si sarebbero risolte in una crisi. La stampa tedesca iniziò ad adottare un tono sempre più violento nei riguardi della Cecoslovacchia. Era importante sapere in quale misura Francia e Inghilterra avrebbero appoggiato il governo cecoslovacco.

Dall'aprile del 1938 il governo francese, diretto da Daladier, era fautore di una politica di distensione. Anche gli inglesi ritenevano che sarebbe stato pericoloso spingere i cechi alla resistenza e che fosse meglio incoraggiarli a negoziare. Francia Inghilterra si incontrarono a Londra il 28 il 29 aprile. Il governo francese si riteneva sempre vincolato dal trattato franco-cecoslovacco e cercò invano di ottenere un impegno preciso da parte dell'Inghilterra per una garanzia comune verso questo stato. L'unico risultato fu però la decisione di proseguire le conversazioni degli Stati maggiori e di intervenire presso il governo ceco. Francia Inghilterra invitarono il governo ceco ad intavolare delle conversazioni dirette con il partito tedesco dei Sudeti, con spirito comprensivo.

La crisi del maggio 1938.

In queste condizioni scoppiò la crisi di maggio. Il governo cecoslovacco nella notte del 20 e del 31 maggio sosteneva che truppe tedesche si andavano concentrando lungo la frontiera, per cui decise di mobilitare. Sembra che questa misura fosse stata presa su consiglio dell'unione sovietica. La crisi fu breve. Il governo inglese intervenne energicamente presso la Germania e la Cecoslovacchia; l'ambasciatore britannico il 22 maggio insistette per essere ricevuto dal ministro degli esteri francese, al quale consegnò una nota con il quale il governo francese era pregato di non illudersi sull'atteggiamento britannico: quest'ultima sarebbe intervenuta solo in caso di aggressione non provocata contro la Francia. Respingeva l'eventualità di una guerra europea, di riuscite incerta, a causa della Cecoslovacchia. Il governo francese seguì questi consigli, ma ricordò che in caso di aggressione tedesca l'alleanza militare con la Cecoslovacchia sarebbe stata applicata. Hitler non si mosse e le misure militari furono rinviate al 24 maggio. Egli era rimasto tuttavia scontento e decise l'applicazione del piano di invasione della Cecoslovacchia per il 30 maggio.

Il problema dell'intervento sovietico

d'altra parte la Francia si sforzò di rafforzare la sua posizione diplomatica. Il 12 maggio 1938 Bonnet incontrò Litvinov a Ginevra. Il governo sovietico si dichiarò pronto a soccorrere la Cecoslovacchia, a condizione di essere autorizzato a far passare le sue truppe attraverso la Polonia o la Romania, fatto che ambedue rifiutarono. La Polonia, non era in buone relazioni con la Cecoslovacchia: si limitò a garantire che non avrebbe attaccato questo paese. La Romania invece era preoccupata per la Bessarabia, contesa con l'unione sovietica. Il governo francese fece inoltre sapere all'Italia che era pronta a negoziare un accordo diplomatico. Questo progetto non andò in porto, poiché dal quattro all'8 maggio Hitler era Roma per un'importante viaggio che rafforzò considerevolmente la coesione dell'asse Roma-Berlino. Il 14 maggio Mussolini si felicitò dell'intesa con la Gran Bretagna, ma dichiarò che negoziati con la Francia sarebbero falliti. Bisogna notare che gli inglesi reagirono dichiarando che in questo caso l'accordo anglo-italiano perdeva la maggior parte del suo valore.

Nel settembre del 1938 i negoziati non procedettero oltre. Il problema è non era risolto, non essendo note le reali intenzioni dei sovietici. L'unione sovietica poteva accettare di intervenire in funzione del trattato di alleanza del maggio del 1935, ma solo con l'autorizzazione polacco-romena, pure agire in seguito ad una decisione del consiglio della società delle nazioni, che però sembrava essere orientato ad una volontà di inazione.
L'ambasciatore degli Stati Uniti a Parigi pronunciò nel settembre del 1938 Parigi un discorso in cui affermò che in caso di guerra in Europa, nessuno avrebbe potuto predire come gli Stati Uniti si sarebbero comportati. Ma in quella data la politica di neutralità americana portò il presidente Roosevelt a dichiarare che l'impegno dell'ambasciatore non era un impegno morale da parte degli Stati Uniti verso le democrazie.

Così in caso di aggressione tedesca contro la Cecoslovacchia, la Francia si sarebbe trovata a dover intervenire da sola.

La missione di Lord Runciman

il governo inglese non restò però inattivo, rafforzando il suo sforzo di mediazione. Poiché il 1 settembre la tensione cresceva sensibilmente, il governo britannico aveva incaricato Henderson di chiedere a Von Ribbentrop delle spiegazioni sulle misure militari che la Germania aveva adottato, senza ottenere alcun risultato. Il governo ceco si rassegnò a fare delle ampie concessioni, così il 5 settembre sottopose al Runciman un progetto che soddisfaceva sette degli otto punti di Karlsbad. Il testo consegnato il 7 settembre, non impedì lo scoppio di violenti incidenti. Il partito tedesco dei Sudeti affermò che il governo di Praga non era più padrone della situazione, per cui negoziati erano interrotti.

La crisi del settembre 1938 e la conferenza di Monaco

il discorso di Hitler a Norimberga

il 12 settembre davanti ad una folla immensa, Hitler pronunciò un discorso estremamente violento, dichiarando che tedeschi dei Sudeti erano torturati con la complicità del governo cecoslovacco. La Germania sarebbe quindi intervenuta in loro difesa. Aggiungeva che la potenza militare della Germania andava rafforzandosi, le sue fortificazioni sul Reno erano quasi completate. Hitler in persona prendeva in mano la crisi. Benché non dichiarasse apertamente l'intenzione di annettere la zona dei Sudeti, sottolineando il valore del diritto dei popoli di disporre di se stessi. Il giorno seguente scoppiarono nuovi disordini in tutta la regione. Si trattò probabilmente di un tentativo di rivolta organizzata. In ogni caso fallì, poiché il governo cecoslovacco già il 14 settembre aveva ristabilito l'ordine. Questi avvenimenti ebbero due conseguenze: da una parte Lord Runciman ritenne che il suo sforzo di mediazione era terminato. Dall'altra Chamberlain fece recapitare ad Hitler un messaggio nel quale si offriva di recarsi in visita per l'indomani. Chamberlain temeva che venissero commesse azioni irreparabili.

Hitler accettò e si dichiarò pronto ad incontrare Chamberlain il 15 settembre. Per questa stessa data il capo del partito tedesco dei Sudeti domandò pubblicamente l'annessione al Reich.

L'incontro di Berchtesgaden

l'incontro di Berchtesgaden si svolse in questa modalità. Chamberlain auspicava un riavvicinamento anglo-tedesco, a cui Hitler era rispose positivamente. Quest'ultimo inoltre espresse il suo punto di vista sul problema dei Sudeti. Sosteneva che la situazione era molto grave, che bisognava intervenire immediatamente, con una annessione alla Germania. Era l'unica rivendicazione tedesca: la Germania aveva firmato degli accordi con la Polonia, i Paesi Bassi, il Belgio; aveva dichiarato che non avrebbe più sollevato il problema della Alsazia-Lorena. Aveva annesso i tedeschi della Austria, bisognava ancora annettere la regione di Sudeti. Hitler dichiarava di essere nel pieno delle forze e di voler condurre queste sue battaglie quando ancora era nel pieno delle forze. Hitler reclamava ufficialmente l'annessione della regione, presentando un vero e proprio ultimatum. Chamberlain rispose che doveva consultare almeno la Francia. Egli sarebbe quindi ripartito per l'Inghilterra e tornato in Germania per portare una risposta.

La pressione sulla Cecoslovacchia

Chamberlain tornò a Londra ed incontrò il ministro degli esteri esponendogli il proprio parere. Il suo rapporto era favorevole alle rivendicazioni del partito dei Sudeti. Il governo britannico era invece piuttosto diviso, ma accettò il principio dell'annessione dei Sudeti alla Germania. Bisognava ancora consultare il gabinetto francese, che era ancora più diviso. Infine i due governi si misero d'accordo per indirizzare al governo cecoslovacco, il 19 settembre, le "proposte anglo-francesi". Il governo cecoslovacco era molto preoccupato dopo l'incontro di Berchtesgaden e le proposte anglo-francesi confermarono i timori: al fine di mantenere la pace, la Cecoslovacchia avrebbe dovuto accettare una modifica delle sue frontiere in base al quale tutti territori abitati almeno dal 50% di abitanti di lingua tedesca, sarebbero stati uniti alla Germania. Una commissione internazionale avrebbe fissato le nuove frontiere.

Quale sarebbe stato l'atteggiamento del governo ceco? Dapprima rispose con una protesta: tale decisione, che non prevedeva plebiscito, era anti-democratica. Peraltro l'idea del plebiscito era stata lanciata da Mussolini. Inoltre la Cecoslovacchia sarebbe stata privata del suo sistema di difesa e l'equilibrio delle forze in Europa centrale sarebbe stato distrutto. Si proposte dunque di negoziare utilizzando la procedura prevista dal trattato di arbitrato ceco-tedesco nel 1925. Tuttavia il 21 settembre, Francia Inghilterra indirizzarono alla Cecoslovacchia un vero e proprio ultimatum: se il governo ceco voleva resistere, non sarebbe stato aiutato. In tali condizioni il governo ceco dovette rassegnarsi nel pomeriggio del 21 settembre. Il presidente del consiglio rassegnò le dimissioni. Il comandante in capo dell'esercito costituì il nuovo governo.

L'incontro di Godesberg

Come previsto, Chamberlain partì il 22 settembre per Godersberg. Ma con suo grande stupore sin dal suo primo incontro con Hitler La sorsero delle gravi difficoltà. Per Hitler, infatti, il piano anglo-francese era inaccettabile. Bisognava dare soddisfazione ad un'ingiustizia durata vent'anni a danno dei tedeschi, ma anche per i polacchi e degli ungheresi. Per quanto riguarda i tedeschi, occorreva trovare una soluzione non più tardi del 1 ottobre. Se nei territori dubbi avessero avuto luogo dei plebisciti, gli abitanti tedeschi dei Sudeti dovevano essere ammessi a votare. Così il giorno dopo Chamberlain scrisse a Hitler, sottolineando che tale soluzione proposta era inaccettabile per l'opinione pubblica inglese, francese e mondiale. Hitler rispose che non poteva abbandonare alcuna delle sue rivendicazioni. Così la sera del 23 settembre ebbe luogo un nuovo incontro fra i capi di Stato, senza raggiungere alcun risultato. Durante questa riunione fu portata Hitler La notizia che nel frattempo La Cecoslovacchia annunciava la mobilitazione generale. La crisi era quindi eccezionalmente grave, per cui Chamberlain lasciò Godersberg con un memorandum consegnato da Hitler.

Il 27 settembre Hitler fece sapere al Chamberlain che la Germania avrebbe effettuato la mobilitazione generale il giorno dopo. Ogni speranza di pace sembrava quindi esclusa e tutto portava credere che la guerra era imminente. La Francia, nel frattempo, mobilitava dei riservisti e l'Inghilterra aveva posto la flotta in stato di allarme, poiché sarebbero entrate in guerra a fianco della Cecoslovacchia. L'unione sovietica era stata contraria sin dall'inizio alle proposte di Chamberlain e giorno dopo giorno, però, si dichiarava pronta a mantenere i suoi impegni a patto che la Francia gli avesse rispettati. Tuttavia l'Urss era favorevole alla riunione di una conferenza internazionale, alla quale avrebbe preso parte. Il presidente Roosevelt aveva anche indirizzato un messaggio a Benes, Hitler, Chamberlain e Daladier chiedendogli di non rompere i negoziati.

Verso la conferenza di Monaco

nella mattinata del 28 settembre, Chamberlain fece un ultimo sforzo, inviando un messaggio a Hitler e Mussolini dove si proponeva la riunione di una conferenza fra i capi di Stato, compreso quello cecoslovacco. Hitler, del resto, non aveva avvisato delle sue reali intenzioni Mussolini, che era preoccupato per l'eventualità di uno scoppio della guerra, a cui l'Italia non era preparata. Per questo aveva rifiutato tutti tentativi tedeschi per un'alleanza militare esplicita, ma si dichiarava favorevole Hitler, all'Ungheria e ai polacchi e contrario a Benes. Accolse così molto favorevolmente la proposta inglese di riunirono conferenza. Su queste basi, Hitler decise di accettare, e Mussolini suggerì che la conferenza si tenesse fra i quattro capi di Stato, Cecoslovacchia e esclusa quindi. Hitler fissò la sede a Monaco.

La conferenza

La conferenza di Monaco si riunì il 29 settembre. La seduta inizio a mezzogiorno senza ambasciatori. Con un'abile manovra di Mussolini La conferenza iniziò basandosi su un testo di Von Ribbentrop.

Conferenza di Monaco

Hitler attaccò violentemente cecoslovacchi; Daladier invece pose chiaramente la domanda se l'intenzione di Hitler fosse quella di smembrare La Cecoslovacchia. In quel caso egli avrebbe rifiutato ogni accordo. Egli avrebbe accettato di discutere esclusivamente dell'avvenire di una Cecoslovacchia amputata del territorio dei Sudeti. Mussolini dichiarò che questa era la sua idea. L'accordo dei quattro fu firmato il giorno seguente all'una del mattino. Era una grande vittoria per Hitler, poiché il memorandum di Godersberg era ripreso quasi per intero: le sole concessioni tedesche erano che la regione dei Sudeti, invece di essere interamente evacuata dai cechi il 1 ottobre, non sarebbe stata successivamente per zone fino al 10 ottobre; ai cechi ha consentito di portare con sé una parte dei loro beni. Una commissione internazionale avrebbe delimitato le frontiere e le zone eventualmente sottoposte a plebiscito. Inoltre Francia Inghilterra dichiaravano in un allegato all'accordo, di essere pronta garantire le frontiere del nuovo stato cecoslovacco contro un'aggressione non provocata. Germania Italia promettevano in modo vago di fare lo stesso, a condizione che problemi delle minoranze polacche ungheresi fossero state risolte.

Lo smembramento della Cecoslovacchia (30 settembre 1938-15 marzo 1939).

La conferenza di Monaco aveva sacrificato l'integrità della Cecoslovacchia a favore di una politica di appeasement. Era soprattutto opera di Chamberlain, seguito con molta meno convinzione da Daladier. L'unico risultato raggiunto era quello di aver sostituito un colpo di forza che Hitler era deciso a fare ad ogni costo con un simulacro giuridico, poiché si era acconsentito di fatto a far ottenere a Hitler ciò che pretendeva, senza consultare La principale interessata: La Cecoslovacchia. Questo era basato sull'illusione che Hitler avrebbe rispettato i trattati sottoscritti e che le sue ambizioni si limitassero alle annessioni di paesi abitati da tedeschi. Questa era l'opinione di dirigenti francesi e inglesi, ma era ben lontana dall'essere generale. Psicologicamente strategicamente Monaco colpiva l'assetto generale del sistema di alleanze francesi. L'impressione dominante delle piccole nazioni era fortemente negativa, ovvero che essi sarebbero state assoggettate ad un "direttorio" di quattro grandi potenze, che avrebbero imposto delle soluzioni ingiuste. In Germania il successo politico riportato da Hitler gli conferì una reputazione di infallibilità, che fece vanificare ogni possibile opposizione al suo operato. Si assisterà nei mesi seguenti a tre ordini di fenomeni: La firma dei trattati di non aggressione anglo-tedesco e franco-tedesco, la dislocazione progressiva dello stato cecoslovacco e la campagna di rivendicazioni italiane.

I trattati di non aggressione

il 30 settembre Chamberlain firmò con Hitler una dichiarazione di non aggressione. Essa stabiliva che il problema delle relazioni anglo-tedesche era di primaria importanza per i due paesi e per l'Europa, e che quindi l'accordo navale precedentemente sottoscritto, unitamente all'accordo di Monaco costituivano la prova migliore della reciproca volontà di pace. L'accordo fu concluso senza che fosse preventivamente consultato il governo francese. Chamberlain fu accolto trionfalmente a Londra, dove pronunciò un discorso in cui si mostrava sicuro che fosse stato raggiunto un traguardo importante per la pace. Churchill invece dichiarò che la conferenza di Monaco era un disastro di prima grandezza, e predisse l'annientamento della Cecoslovacchia. Da parte francese, Daladier non condivideva l'ottimismo di Chamberlain. Esisteva in Francia, infatti, una forte corrente "anti-Monaco", che si sviluppò trasversalmente in tutti i partiti. Tuttavia il ministro degli esteri Bonnet era favorevole alla firma di un accordo franco-tedesco di non aggressione simile a quello stipulato dalla Gran Bretagna. Così il 22 novembre, Bonnet annunciò che l'accordo era concluso. Questo accordo aveva lo scopo di mantenere la pace in Europa. Dichiarava che fra i due paesi le frontiere esistenti erano definitive e che per risolvere tutti i problemi che sarebbero sorti in avvenire sarebbe stato adottato il metodo delle consultazioni. Questi due accordi sembrano portare ad una distensione generale, ma non bisogna esagerare la portata.

A questo, seguitò nel corso del mese di novembre una campagna antisemitica in Germania, che indignò a tal punto il presidente Roosevelt da fargli richiamare l'ambasciatore americano.

 

Le annessioni polacca ed ungherese

nel momento in cui firmava il patto di non aggressione, il governo francese assicurò alla Polonia e all'Urss che esso non avrebbe invalidato gli altri accordi della Francia. L'atteggiamento dell'Urss, dopo lo conferenza di Monaco, era molto ostile alla Francia. Il governo sovietico si sforzava di dare l'impressione di essere il solo a credere ancora alla sicurezza collettiva. Il governo ceco fece sapere il 21 ottobre all'Urss che non si interessava più al patto del 1935.

Il periodo che va dal 18 marzo 1939 è quello in cui La Cecoslovacchia si disgregò. La regione dei Sudeti fu annessa alla Germania, laddove in alcune zone furono organizzati dei plebisciti. In effetti la commissione internazionale che avrebbe dovuto delimitare le frontiere adottò quasi integralmente le rivendicazioni tedesche. Infine non fu praticamente organizzato alcun plebiscito, avendovi i cechi definitivamente rinunciato. La Polonia l'Ungheria presero anche se parte alla spoliazione della Cecoslovacchia. Il colonnello becca approfittò della crisi per annettere la Slesia di Teschen. Il trattato di non aggressione ceco-polacco del 1924, era stato denunciato nel 1937 dalla Polonia, che aveva così mani libere. Nonostante la pressione sovietica, che minacciò di denunciare il patto di non aggressione del 1932 stipulato con la Polonia, e francese, la Polonia si schierò a fianco della Germania.

Del resto l'accordo di Monaco comprendeva un allegato concepito in favore delle minoranze polacche e ungheresi in Cecoslovacchia, fissando il principio della necessità di un regolamento da attuarsi entro tre mesi dalla data dell'accordo. Il colonnello becca, peraltro 1 miliardo per non essere stato invitato a Monaco, voleva regolare la questione della Slesia con accordi diretti. Appena conosciuti i contenuti dell'accordo di Monaco il 30 settembre, becca indirizzò al governo ceco un brutale ultimatum in cui effettuava le rivendicazioni territoriali polacche, da accettarsi entro il 1 ottobre. La Cecoslovacchia cedette. Le truppe polacche oltre passarono i confini il 2 ottobre ed entrarono in Teschen. La frontiera fu definitivamente fissata con uno scambio di note il 1 novembre. La Polonia aveva anche l'ambizione di annettere l'Ucraina sub-carpatica, sia per avere una frontiera comune con l'Ungheria, sia per eliminare ogni focolaio di agitazione. Ma Hitler vi si oppose.

Per quanto riguarda invece l'Ungheria, dei negoziati diretti con il governo cecoslovacco non raggiunsero alcun risultato. La Cecoslovacchia accettò l'arbitrato italo-tedesco. Con "l'arbitrato di Vienna" (novembre 1938), ciano e Von Ribbentrop accordarono all'Ungheria un vasto territorio a sud della Cecoslovacchia.

D'altra parte La Cecoslovacchia si trovò in un periodo di disgregazione interna. Fin dal 7 ottobre, giorno in cui cominciò la smobilitazione dell'esercito, si costituì un governo slovacco autonomo. Alla fine di ottobre la camera dei deputati cecoslovacca ratificò la legge per l'autonomia della Slovacchia e della Rutenia. Il 30 novembre, fu eletto presidente della Repubblica Hacha, avendo rassegnato le dimissioni Benes.

Il colpo di forza del 15 marzo

alla Germania non restava più che liquidare definitivamente La Cecoslovacchia. Sembra che Hitler avesse preso questa decisione sin dal mese di dicembre: bisognava solamente trovare un pretesto. Così il 10 marzo, il giorno stesso in cui il governo britannico dichiarava solennemente che tutto era sereno sulla scena europea, il presidente cecoslovacco Hacha congedò il governo slovacco, col pretesto che contribuiva a rompere l'unità dello stato cecoslovacco; proclamò altresì La legge marziale. Monsignor Tiso si rivolse a Hitler e si recò a Berlino il 13 marzo. A questo punto Hitler obbligò il presidente cecoslovacco a riunire la dieta cecoslovacca, che domandò la completa indipendenza per la Slovacchia. Hitler convocò a Berlino il presidente Hacha e, dopo una notte estremamente drammatica, sotto la minaccia di veder Praga distrutta da un bombardamento, Hacha si rassegnò firmare un documento con il quale poneva il suo paese sotto la protezione della Germania. Nel frattempo le truppe tedesche erano già penetrate in Boemia e Moravia. Praga fu occupata il 15 marzo, giorno in cui Hitler entrò trionfalmente nella città. Di fatto La Cecoslovacchia si trasformava in un "protettorato" della Germania.

Lo stesso giorno la Slovacchia proclamava la sua indipendenza ed il 16 marzo si poneva sotto la protezione della Germania. Le truppe ungheresi invasero la Rutenia sub-carpatica, fissando così una frontiere in comune con la Polonia.

Questi avvenimenti dimostravano che la forza era considerata come un mezzo legale per risolvere problemi internazionali. Inoltre, per la prima volta, Hitler annetteva un territorio non tedesco. Qualche giorno dopo, il 22 marzo, in seguito ad un ultimatum, il governo della Lituania cedette il territorio e la città di Memel alla Germania. Il 23 marzo Germania e Romania firmarono un accordo economico, in cui la clausola principale consisteva nell'affidare lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio a società miste tedesco-romene.