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domenica 11 aprile 2010

Il “Nuovo Ordine” in Europa

Capitolo VII, Paragrafo I

La volontà di Hitler era senza dubbio quella di dominare l'Europa. Ma alla sua politica presentò delle differenze considerevoli a seconda dei paesi presi in considerazione.

La Germania aveva annesso zone molto estese: l'Austria, il territorio dei Sudeti, la parte occidentale della Polonia (la parte orientale era invece occupata dall'Urss), il territorio di Danzica, Memel, l'Alsazia-Lorena, la Slovenia settentrionale e, dopo la disfatta italiana, anche Trieste e il Tirolo italiano.

Alcuni paesi erano soggetti al suo protettorato: la Boemia e la Moravia, la parte occidentale della Polonia non ammessa. E altri erano semplicemente occupati, ma erano trattati in modo molto diverso.

I paesi occidentali, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca e, in misura minore, la Norvegia godevano di un trattamento abbastanza favorevole.

Al contrario Serbia, Grecia, Polonia e tutti territori sovietici occupati erano invece soggetti ad un'occupazione estremamente dura. Altri paesi invece come la Spagna, l'Italia, l'Ungheria, la Bulgaria, la Romania, la Slovacchia, la Croazia e la Finlandia erano amici o alleati della Germania.

Solo tre paesi dell'Europa continentale sfuggivano completamente alla sua autorità: il Portogallo (tradizionalmente vicino all'Inghilterra), la Svizzera (neutrale) e la Svezia. L'Irlanda era rimasta neutrale.

La volontà di Hitler di dominare l'Europa si tradusse in diversi metodi che andavano dalla firma di un trattato, all'occupazione militare e all'attività poliziesca. Il carattere più comune della dominazione nazista fu la terribile persecuzione intrapresa contro gli ebrei che furono massacrati in parecchi milioni e l'invio degli oppositori in campi di concentramento.

Il patto tripartito

Il patto tripartito fu firmato il 27 settembre del 1941 a Berlino da Germania, Italia Giappone. Sul piano europeo, prevedeva la costruzione di un "nuovo ordine europeo" guidato da Germania Italia, e il diritto per queste due potenze ad avere in Europa lo "spazio vitale" che sarebbe loro convenuto.

In generale paesi occupati, presentavano soprattutto dei vantaggi per la macchina da guerra tedesca. In essi Hitler vi trovava le materie prime, i viveri e soprattutto la manodopera. Le pesanti indennità di occupazione gli permettevano di regolare a suo piacimento l'economia dei territori e di alleviare le finanze tedesche. L'adesione al patto tripartito fu per Hitler uno dei criteri di fedeltà all'ordine nuovo.

Quando la Germania attaccò l'Urss, un certo numero di paesi satelliti dichiararono guerra a quest'ultima sin dalla fine di giugno del 1941: Italia, Slovacchia, Ungheria e Romania. La Finlandia si unì nella lotta senza però allearsi con la Germania. La propaganda per la "crociata anti-bolscevica" diventò uno dei temi principali in tutti paesi filotedeschi.

L'Ungheria

Dopo il 1938 l'orientamento dell'Ungheria era nettamente filo-tedesco. Gli ungheresi avevano beneficiato di quest'atteggiamento e annesso, poco dopo la conferenza di Monaco, il sud della Slovacchia (novembre 1938), la Rutenia subcarpatica (marzo 1939, immediatamente dopo la dissoluzione dello stato cecoslovacco) e i due terzi della Transilvania (agosto 1940, ai danni della Romania occupata dai tedeschi) e infine dei territori jugoslavi (aprile 1941, in occasione dell'invasione tedesca di questo paese).

Tuttavia il capo della Stato ungherese evitava di impegnarsi a fondo nella guerra e predicava una decisa politica antisemita.

Nell'aprile del 1941 vi fu un avvicendamento di governo, che garantì una politica di maggiore sottomissione alla Germania. Infatti l'Ungheria dichiarò guerra alla Russia sin dal 27 giugno del 1941. A ciò valse all'Ungheria una direzione di guerra della Gran Bretagna nel dicembre del 1941 e la rottura delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti. Quando, poco più tardi, gli Stati Uniti entrarono in guerra, Hitler spinse i governi ungherese, bulgaro perlomeno a dichiarare guerra a questo paese.

Il nuovo capo di Stato ungherese tuttavia cercò di ridurre al minimo la partecipazione ungherese alla guerra. Per questa ragione nel marzo del 1942 fu costretto a rassegnare le dimissioni e fu sostituito da Kallay. Questo comporta un cambiamento completo della politica estera ungherese.

Kallay infatti si adoperò personalmente per far uscire il paese della guerra e di concludere un armistizio con gli alleati. Ma temendo di veder i tedeschi costituirono una specie di blocco romeno-croato-slovacco diretto contro l'Ungheria, per altro abbastanza simile alla vecchia Piccola Intesa, Kallay cercò di ottenere contro questa coalizione l'appoggio italiano e si recò a Roma nell'aprile del 1943.

Ma Mussolini in quella fase era ormai troppo debole per resistere seriamente alla Germania. Inoltre cercò anche di stabilire dei contatti ufficiosi con i diplomatici anglosassoni ad Istanbul, accettando anche l'idea di una resa senza condizioni. Le stesse proposte furono anche trasmesse alla Russia nel settembre del 1943. L'ambasciatore britannico ad Istanbul con un i colla risposta degli alleati: la capitolazione ungherese a dover essere tenuta segreta. L'Ungheria doveva ridurre progressivamente la sua cooperazione militare ed economica con la Germania, promettere di resistere ad un eventuale occupazione militare da parte dei tedeschi e lasciar passare ieri alleati sul territorio ungherese. Si sarebbero dovuti, in un secondo momento, impegnare ad attaccare i tedeschi. Questo tentativo per uscire dalla guerra fallì. Nell'aprile del 1943, Hitler aveva protestato energicamente contro la politica del governo Kallay.

Così alla fine di febbraio del 1944 la Germania reclamò il diritto di passaggio attraverso l'Ungheria di 100.000 soldati diretti al fronte russo. Il governo esitò credendo che queste truppe fossero in effetti destinate ad occupare l'Ungheria. Così Horthy, presidente ungherese, accettò di incontrare Hitler a Berchtesgaden. Questi gli fece una violenta scenata e pretese una completa cooperazione militare d'economica e severe misure contro gli ebrei. Ma Horthy rifiutò. Così nella notte fra il 18 19 marzo le truppe tedesche entrano in Ungheria, senza che fosse possibile una resistenza. Quando Horthy tornò Budapest, ormai l'Ungheria era già occupata dai tedeschi.

L'11 ottobre del 1944 fu firmato a Mosca un armistizio e il 15 venne reso pubblico. A quel punto i tedeschi insediarono un governo formato dal partito della "Croce Frecciata". Il nuovo regime durò però solo alcuni mesi e fece regnare il terrorismo Ungheria.

 

La Romania

La Romania e la Bulgaria furono i due principali alleati della Germania nell'Europa balcanica. Nel settembre del 1940, re Carol di Romania aveva invano cercato di dissipare la diffidenza di Hitler e fu obbligato ad abdicare. A quel punto divenne dittatore della Romania Antonescu, che sviluppò una politica apertamente filo-tedesca e una campagna antisemita. Aprì il suo paese tedeschi, gli consegnò i campi petroliferi rumeni e dichiarò guerra alla Russia sin dal 22 giugno del 1941.

Il suo scopo sembra sia stato quello di convincere Hitler che il secondo arbitrato di Vienna (agosto 1940) doveva essere annullato e l'intera Transilvania riunita alla Romania (l'arbitrato aveva di fatto spartito le zone contese della Romania, tra cui la Bessarabia).

Le vittorie russe dell'inverno 1943-1944 misero La Romania in una situazione difficile. Gli avversari del dittatore Antonescu cercarono di negoziare con gli alleati e fu inviata una delegazione segreta al Cairo dove nell'aprile del 1944 ebbero luogo i primi negoziati di armistizio. Molotov annunciò pubblicamente l'unione sovietica non aveva alcuna rivendicazione territoriale verso la Romania, ad eccezione della Bessarabia e della Bucovina del Nord.

Mentre l'armata Rossa penetrava in territorio rumeno, ebbe luogo a Bucarest un colpo di Stato (agosto 1944) che accelerò definitivamente l'avanzata dei sovietici. La Romania accettò le condizioni di armistizio alleate e lo stesso giorno il giovane re Michele fece arrestare Antonescu e costituì un nuovo governo.

 

La Bulgaria

Re Boris di Bulgaria scelse il campo tedesco durante il 1940. La Bulgaria, dove le simpatie filo-russe erano notevoli, non dichiarò guerra alla Russia nonostante la pressione dei nazisti. I bulgari, che avevano firmato nel 1941 un trattato di non aggressione con la Turchia, si limitarono ad occupare la macedonia jugoslava e la Tracia.

Alla fine di agosto del 1943 morì re Boris, cui successe suo figlio di soli sei anni. Il principale reggente era molto favorevole ai nazisti: per cui fu costituito un nuovo governo che dette una svolta alle relazioni con la Germania. Tra l'agosto e l'ottobre del 1944 situazione era molto confusa. Il governo reclamò la partenza delle truppe tedesche ed inviò un emissario al Cairo. Temendo di essere escluso dai negoziati, dichiarò guerra Germania il 5 settembre. Tuttavia l'armata Rossa aveva invaso La Bulgaria il 9 settembre. Vi fu un solo definitivo armistizio firmato a Mosca per conto dei tre alleati.

 

La Jugoslavia e l'Albania

Quando fu sconfitta La Jugoslavia, re Pietro II andò in esilio a Londra con il suo governo. Sul territorio jugoslavo furono costituiti due principali movimenti di resistenza. Da una parte, il generale serbo Mihailovic, poco propenso ad azioni di guerriglia e decisa conservare le sue forze intatte per appoggiare un eventuale sbarco alleato. Questa soluzione era voluta dal governo in esilio a Londra, per questo abbandonò praticamente qualsiasi operazione militare.

Un altro movimento di resistenza si era invece sviluppato sotto la guida del segretario generale del partito comunista, che dei primi della guerra aveva assunto il nome di Tito. Egli aveva costituito il "Movimento dei partigiani". Questi partigiani riuscirono a sette mettere le mani sulla maggior parte delle armi abbandonate dalle truppe italiane di occupazione dopo l'armistizio dell'Italia nel settembre del 1943.

Tito fu anche moderatamente appoggiato dai russi. Ben presto però entrò in opposizione a Mihailovic, così il comitato nazionale di Tito decise di inviarono una delegazione al Cairo per negoziare con il governo Di Pietro II.

Il re era assai contraria Tito e rifiutò di ricevere una delegazione. Così il 23 dicembre del 1943 il comitato nazionale jugoslavo proclamò la decadenza del governo e accusò il generale Mihailovic di essere in contatto con le autorità tedesche. A partire da questa data la tensione fra re Pietro II e il maresciallo Tito divenne estrema. Nel maggio del 1944 re Pietro II affidò l'incarico di formare un nuovo governo, che tentò di raggiungere un accordo con Tito.

Nel giugno del 1944 si recò in Jugoslavia per incontrarlo. Contemporaneamente il governo britannico faceva sapere che ritirano le proprie appoggio a Mihailovic a causa della sua collaborazione con i tedeschi.

Fu firmato un accordo fra Tito e Subasic, primo ministro del governo in esilio, il 31 agosto in vista della liberazione della Jugoslavia.

Alla conferenza anglo-sovietica di Mosca nell'ottobre del 1944, russi e inglesi si misero d'accordo per trovare una soluzione difficoltà interne di questo paese. Il maresciallo Tito si trovava Mosca durante la conferenza. E’ durante questa stessa conferenza, che russi e partigiani liberarono Belgrado. Vi è da rilevare che la Jugoslavia e l'unico paese che si liberò con le sue sole forze.

Il governo croato, rimasto fedele alla Germania, tentò invano di resistere all'avanzata dei partigiani. Dopo la disfatta italiana, i nazisti presero in mano l'amministrazione dell'Albania. Nel giugno del 1944 tentarono inutilmente di eliminare guerriglieri comunisti guidati da Hoxha. Nel novembre del 1944 quest'ultimo entrò nella capitale liberata e di costituì un governo comunista.

 

L'Europa occidentale

In Europa occidentale si tenta di stabilire un nuovo ordine come riforme. A partire dal 1942 l'occupazione divenne più dura. Hitler aveva creduto di vincere qualche mese con guerra lampo, cosa che gli era ben riuscita almeno fino a quella data. La resistenza dei sovietici lo obbligò a lanciarsi nel 1942 e soprattutto dal 1943 nella guerra totale.

Alla Germania occorreva utilizzare molto più sistematicamente le risorse dei paesi occupati. Così gli attentati anti-tedeschi si moltiplicarono provocarono violente rappresaglie. Il Belgio e il nord della Francia erano soggetti al comando tedesco. Il governo danese si sforzava di limitare per quanto possibile la collaborazione con le autorità tedesche. In Norvegia fu creato un governo satellite, che però ebbe contro la stragrande maggioranza la popolazione. Il re di Norvegia si era rifugiato peraltro Londra con il suo governo e una gran parte della flotta mercantile norvegese si era messa a disposizione degli alleati.

La situazione dei Paesi Bassi era simile, poiché la regina Guglielmina si trovava anch'essa Londra. I re del Belgio Leopoldo III era rimasto in patria, considerandosi prigioniero dei tedeschi, con i quali rifiutava di collaborare.

La situazione Francia era molto differente per il fatto dell'esistenza del governo di Vichy. Dopo il ritorno al potere di Laval, il governo di Vichy aveva accentuato la sua politica di collaborazione.

Tuttavia nonostante fosse filo-tedesco, sembra che Laval abbia cercato fra il novembre del 1942 l'aprile del 1943 di evitare una collaborazione militare diretta con la Germania. L'occupazione della zona libera da parte della Germania (novembre 1942) e la ripresa della lotta nel resto dell'impero francese ridusse quasi a zero l'autorità del governo di Vichy. Le sue relazioni diplomatiche con l'estero si erano progressivamente rotte tanto che a partire dal 1943 si può dire che la Francia occupata non avesse più una politica estera propria. Il governo di Vichy dovette sparire con la liberazione della Francia e con la rimozione del maresciallo Pétain, condotto in Germania contro la sua volontà nel mese di agosto del 1944.

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domenica 14 marzo 2010

Le questioni della Grecia e della Jugoslavia

Parte II, Capitolo V, Paragrafo V

Le ambizioni italiane.

Mussolini intendeva sfruttare al massimo l'ingresso dell'Italia in guerra, forse anche per invidia dei successi tedeschi. Progettava nel corso dell'estate del 1940 di attaccare sia la Grecia sia la Jugoslavia.

Il primo progetto dovette essere abbandonato a causa dell'opposizione tedesca. In occasione della visita a Roma, del 19 settembre 1940, di Von Ribbentrop, egli dichiarò Mussolini che ogni ulteriore movimento che tendesse ad aumentare l'influenza sovietica in Bulgaria o in Jugoslavia, o di avvicinare i russi agli stretti, era assolutamente contrario alle intenzioni tedesche. Ma per quanto riguarda la Grecia allo Jugoslavia, si trattava di interessi completamente italiani per i quali spettava solo all'Italia di scegliere una soluzione.

Si trattava di un passo indietro dovuto lo stato di tensione tedesco-sovietico e al desiderio tedesco di affrettare l'adesione italiana al nuovo patto tripartito, firmato il 27 settembre? Mussolini pensò di avere le mani libere almeno in Grecia. Quindi, all'indomani dell'occupazione della Romania da parte delle truppe tedesche, avvenuta come al solito senza che Mussolini ne fosse informato, quest'ultimo disse a ciano di organizzare per il 26 ottobre l'invasione della Grecia. Questa sarebbe avvenuta in effetti solo il 28 il ottobre.

L'attacco italiano contro la Grecia.

Le truppe italo-albanese attaccarono la Grecia il 28 ottobre per ordine di Mussolini, nonostante il parere sfavorevole del capo di Stato maggiore generale Badoglio. Era stato rivolto un ultimatum al governo greco, in cui si domandava l'occupazione di alcuni punti strategici, ed era stato respinto. Dopo appena otto giorni le truppe italiane soffrivano l'iniziativa dei greci. Era l'inizio di una lunga serie di disfatte italiane che si sarebbero protratte nei mesi di novembre, dicembre e gennaio 1941. Ciò rendeva la situazione estremamente umiliante per Mussolini, poiché a partire dal 9 dicembre era in corso l'offensiva condotta dai britannici in Libia che porterà fra il gennaio e il settembre del 1941 alla conquista totale da parte degli inglesi dell'Africa orientale italiana. Non era quindi lui più in condizione di poter "controbilanciare" i tedeschi, ma era costretto a chiedere il loro aiuto.

 

Negoziati con la Russia

Hitler fin dall'ottobre del 1940 aveva pensato di allargare il patto tripartito facendovi aderire alla Russia. Questo presupponeva che Balcani sarebbero dovuti rimanere una zona riservata all'espansione italiana e tedesca. Si sarebbe dovuto anche a bollire la convenzione di Montreaux sugli stretti, per consentire il libero traffico attraverso i Dardanelli. In cambio di questo le quattro potenze avrebbero dovuto garantire lo status quo territoriale della Turchia. Hitler voleva assolutamente impedire ogni nuova avanzata della Russia in Europa, sia nei Balcani, si è Finlandia. In quest'ultimo paese le truppe tedesche stazionavano dal settembre del 1940, dopo la guerra d'inverno svoltasi in Carelia, col pretesto di assicurare le comunicazioni indispensabili con la Norvegia. Il governo finlandese aveva accettato di concludere un accordo, di cui l'Urss era stata avvertita sin dal settembre del 1940.

Lo scopo di Hitler era quello di allontanare la Russia dall'Europa. Il patto quadripartito sarebbe stato basato sul sistema delle zone di influenza. Germania e Italia si sarebbero divise l'Europa e l'Africa (Africa settentrionale ed orientale per l'Italia; Africa centrale per la Germania). Il Giappone avrebbe avuto nella sua sfera d'influenza la Siria e estremo-orientale. Alla Russia sarebbe stata lasciata la regione del Golfo Persico, l'Iran e forse l'India. In questo modo si sarebbe riusciti ad isolare l'Inghilterra e a scoraggiare gli Stati uniti.

Il viaggio di Molotov a Berlino.

Il 13 ottobre del 1940, Von Ribbentrop indirizzò a Stalin una lettera molto importante, che fu però consegnata solo il 17 ottobre. Proponeva un vasto accordo sulla base di reciproci interessi, per cui invitava Molotov a recarsi a Berlino. Stalin indirizzò alla sua risposta, accordando quest'incontro per il 12 novembre. Molotov incontrò a Berlino in questa data sia Von Ribbentrop che Hitler. Approvava i principi generali delle proposte tedesche e ammetteva che la spartizione in zone di influenza fatta nell'agosto del 1939 aveva bisogno di essere completata. Ma sulla sfera d'influenza russa non condivideva le idee di Hitler, e pur senza rifiutare un'espansione russa verso il Golfo Persico e l'Iran, reclamava più vantaggi in Europa.

Il 13 novembre Von Ribbentrop propose a Molotov la firma di un trattato, che prevedeva l'adesione al patto tripartito, e di due protocolli segreti. Il primo fissava alla spartizione delle zone di influenza sulle basi già indicate. Il secondo riconosceva l'Urss il libero passaggio attraverso gli stretti. Molotov però non si accontentò di queste proposte e lasciò Berlino il 14 novembre. Il 25 consegnò all'ambasciatore tedesco La risposta sovietica, in cui l'Urss accettava di aderire al patto tripartito a condizioni precise. Accettava il primo protocollo in cui si stabilivano le zone di influenza proposto da Von Ribbentrop. Ma il secondo protocollo sarebbe stato modificato: l'Urss avrebbe potuto creare una base terrestre navale negli stretti. La Turchia sarebbe stata invitata ad unirsi al patto quadripartito. In cambio sarebbe stata garantita la sua integrità territoriale, solo se essa avesse accettato. I sovietici proponevano anche altri tre protocolli:

1. La Germania avrebbe ritirato le sue truppe dalla Finlandia;

2. Il Giappone avrebbe rinunciato alle sue concessioni nel nord di Sakhalin;

3. La Bulgaria si trovava nella zona di sicurezza delle frontiere sovietiche, di conseguenza un patto di reciproca assistenza tra Urss e Bulgaria era politicamente necessario. Così l'Urss intendeva restare una potenza europea sia sulla costa del Baltico e nei Balcani. Nonostante l'insistenza sovietica, la Germania non rispose mai a queste proposte.

Hitler si sforza di isolare l'Urss.

Questo spiega molto bene perché Hitler, dopo aver esitato a un attacco immediato all'Inghilterra, che si rivelava molto difficoltoso dopo il fallimento della battaglia aerea che era durata tutta l'estate del 1940, decise l'attacco contro l'unione sovietica. Fin dal novembre e dicembre 1940 furono prese le prime misure per mettere in opera il "piano Barbarossa" contro l'Urss.

Per portare a buon fine il suo piano, Hitler aveva bisogno di dominare i Balcani e l'Europa centrale. Ungheria e Romania avevano del resto aderito al patto tripartito. Restavano la Bulgaria e la Jugoslavia. Hitler voleva che anche questi due paesi dessero la loro adesione. Egli dichiarò formalmente a ciano, almeno per quanto riguardava la Jugoslavia. Promise di attaccare la Grecia a partire dalla metà di marzo del 1941. Per soddisfare l'Italia, suggeriva solamente che la Jugoslavia smilitarizzasse la costa dalmata. Quanto alla Bulgaria, le sarebbe stata concessa uno sbocco sul mar Egeo. L'attacco italiano contro l'Egitto avrebbe contribuito ad accrescere l'entità della disfatta britannica.

Hitler seguitava sperare di poter convincere Franco ad entrare in guerra. Così nel dicembre del 1940 fu chiesto da parte della Germania l'autorizzazione al passaggio delle truppe tedesche attraverso la Spagna, prevedendo un attacco contro Gibilterra. Ma Franco rifiutò. Hitler chiese quindi a Mussolini di insistere. Franco e il suo ministro degli affari esteri accettarono un incontro a Bordighera per il febbraio del 1941. Ma il rifiuto di Franco fu ancora determinato. Avrebbe accettato solo a condizione di massicce forniture di prodotti alimentari, oltre che con la cessione del Marocco francese.

Per quanto riguarda la Bulgaria, si scatenò un duello diplomatico fra la Germania e l'Urss. Fin dal 18 novembre del 1940, Molotov propose al primo ministro bulgaro la garanzia sovietica, offrendo alla Bulgaria anche un patto di reciproca assistenza. Tuttavia il 30 novembre la Bulgaria rifiutò, sostenendo che non voleva preoccupare La Germania. Nel febbraio del 1941, Von Ribbentrop riuscì ad ottenere l'adesione della Bulgaria al patto tripartito. Nello stesso giorno, il 1 marzo, le truppe tedesche entrarono in Bulgaria, nonostante le proteste sovietiche.

L'attacco contro la Jugoslavia.

Hitler stava per ottenere un accordo analogo con il governo jugoslavo. Il 25 marzo infatti la Jugoslavia aderì al patto, ma si verificò un colpo di scena: il 27 marzo il giovane re Pietro II, benché ancora minorenne, fu convinto ad assumere il potere, allontanando il principe Paolo e a costruire un governo di unità nazionale. Era un colpo di stato militare filo-britannico sostenuto dagli elementi dell'opposizione democratica serba. Hitler irritato, decise di attaccare la Jugoslavia anche se ciò avrebbe ritardato l'entrata in guerra contro l'Urss, prevista per il 15 maggio.

Il 6 aprile le truppe tedesche entrarono in Jugoslavia e in Grecia. Lo stesso giorno Stalin firmò con il ministro jugoslavo a Mosca un patto di non-aggressione ed amicizia a cui fece apporre la data del 5 aprile, ovvero un giorno prima dell'invasione tedesca. Il 18 aprile, appena 12 giorni dopo, terminarono in Jugoslavia le operazioni militari con la vittoria totale della Germania. Il 27 aprile i tedeschi entrarono ad Atene. Il loro atteggiamento scontentò del tutto Mussolini, irritato di vedere conquistare così facilmente la Germania questo paese che aveva messo in scacco le sue truppe. I tedeschi costituirono un governo satellite ad Atene.

La spartizione della Jugoslavia.

Quale sarebbe stata la sorte della Jugoslavia vinta? Sin dal 10 aprile, la Croazia si era proclamata indipendente. Pavelic, capo degli Ustascià, fu nominato capo del nuovo stato, che doveva comprendere la Croazia, la Bosnia e l'Erzegovina. Von Ribbentrop incontrò ciano a Vienna verso la fine di aprile del 1941, dopo che le operazioni militari in Jugoslavia e Grecia erano completate. Mostrò di ritenere che la Croazia facesse parte della sfera d'influenza italiana, così fu deciso che un principe della casa Savoia sarebbe diventato re di Croazia. Le frontiere del nuovo stato prevedevano che a nord la Germania annettesse la Slovenia settentrionale, mentre l'Italia annetteva la Slovenia meridionale. Ad ovest gli italiani rivendicavano l'intera Dalmazia. Tuttavia Von Ribbentrop per non scontentare il nuovo Stato croato, privandolo di uno sbocco sul mare, gli lasciò una striscia di territorio costiero vicino fiume. Fu ricostituito anche il Montenegro, secondo le frontiere del 1914, che avrebbe dovuto essere "indipendente", ma soggetto alla corona italiana.

L'Ungheria che era entrata in guerra il 10 aprile contro Jugoslavia, annetteva alcuni territori sulla riva sinistra del Danubio. Rimaneva una Serbia indipendente, ma ridotta praticamente ai confini dell'antica Serbia.

 

La Bulgaria annetteva verso sud quasi tutta la macedonia e la traccia a danno della Grecia. Il 18 maggio il duca di Spoleto fu proclamato Re di Croazia. Venne firmato contestualmente un trattato di garanzia e collaborazione fra l'Italia e la Croazia, che aderì il 15 giugno al patto tripartito.

domenica 28 febbraio 2010

Parte I, Capitolo III, Paragrafo V: l'Europa orientale e mediterranea dal 1925 al 1929

 

Il periodo che va dal 1925 1929 fu meno travagliato del precedente nell'Europa orientale e mediterranea. l'Urss, il cui governo era già riconosciuto dalla maggior parte degli Stati europei, dopo la morte di Lenin avvenuta nel 1924 sino al 1927, in cui fu escluso Trotsky dal partito comunista, una grave crisi interna le impedì di partecipare attivamente alla politica europea.

L'unione sovietica temeva la costituzione di un fronte anche sovietico e considerava il trattato di Locarno come una minaccia. Inoltre l'Urss condannava la società delle nazioni, considerandola uno strumento privilegiato di controllo delle potenze europee.

La politica italiana era ancora più attiva, soprattutto nelle regioni del Danubio e dei Balcani, e quest'attività provocava un rafforzamento delle alleanze francesi.

Nella zona del Mediterraneo, gli avvenimenti principali furono le controversie che opponevano alla Grecia ai suoi vicini: Turchia, Bulgaria, Jugoslavia, Albania e Italia.

 

Il trattato di Berlino

 

Le relazioni tedesco-sovietiche erano cordiali dopo la firma del trattato di Rapallo, dove erano state poste le basi di una certa collaborazione politica economica. Durante la conferenza di Locarno, Cicerin fece dei passi presso il governo tedesco per concludere un trattato di amicizia neutralità. Stresemann cercò inizialmente di sottrarvisi, poi preoccupato di tenere in equilibrio la bilancia con i paesi occidentali, accettò la firma di un accordo economico  (ottobre 1925), seguito da un accordo politico che fu sottoscritto a Berlino nell'aprile del 1926.

Dopo qualche mese, con l'ingresso della Germania nella società delle nazioni, l'unione sovietica si preoccupò nuovamente del rapporto con questo paese, considerando la SDN come uno strumento della politica capitalistica diretta contro l'Urss.

 

Russia, Polonia e Stati baltici

 

La Polonia cercò nel 1925 di ottenere un trattato di garanzia delle sue frontiere orientali. Nel gennaio fu firmato un trattato di arbitrato fra i quattro paesi. Tuttavia la Lituania, era rimasta molto ostile alla Polonia per la questione di Vilna. Per questo cercò di creare una piccola intesa baltica. L'Urss intervenire per impedire la firma di un tale accordo, che riteneva giustamente diretto contro di sé. I polacchi replicarono proponendo al contrario un patto di garanzia globale; i paesi baltici risposero in maniera identica. La Lituania invece accettò la proposta sovietica: spazio ciascuna delle due parti avrebbe rispettato l'inviolabilità del territorio dell'altra e sarebbe rimasta neutrale in caso di aggressione contro l'altra parte. Anche la Lettonia sottoscrisse un trattato di neutralità con l'Urss. In quel periodo furono firmati trattati analoghi anche con la Turchia, l'Afganistan. In effetti le preoccupazioni dell'Urss non erano del tutto ingiustificate. Durante gli anni che vanno dal 1926 al 1928 le relazioni fra i sovietici e la Francia, l'Inghilterra e l'Italia dall'altra, peggiorarono sensibilmente, per non parlare delle difficoltà con la Polonia, la Lettonia e l'Estonia.

 

Tensione franco-russa

 

In Francia vi era ancora una debole speranza di ottenere il rimborso dei debiti russi contratti dagli Zara e azzerati durante la rivoluzione bolscevica. Nel febbraio del 1925 si riunì a Parigi una conferenza franco-sovietica per studiare questo problema, ma alla conferenza terminò con un fallimento nel marzo del 1927. Nel frattempo un altro avvenimento aveva cresciuto la tensione: la firma del trattato franco-rumeno.

Dopo il 1920 la Romania cercava di ottenere la garanzia delle sue frontiere e soprattutto della Bessarabia. Il protocollo del 1920, con il quale aveva ottenuto riconoscimento di questa regione, era stato ratificato dalla Francia dall'Inghilterra, ma non dal Giappone e dall'Italia. Nel 1926 la Romania rinnovò la sua alleanza militare con la Polonia. Cercò anche di riavvicinarsi all'Inghilterra, all'Italia e alla Francia: la Francia fini quindi per allearsi con la Romania, firmando un trattato di alleanza nel giugno del 1926.

A questo trattato l'unione sovietica rispose con una nota del nell'ottobre del 1926, protestando contro un accordo che sanzionava l'annessione della Bessarabia alla Romania. Dopo questa nota e il fallimento definitivo delle trattative sui debiti russi, si delineò in Francia un forte movimento favorevole alla rottura delle relazioni diplomatiche trai due paesi. Ma Briand preferì non arrivare alle estreme conseguenze.

 

Tensione italo-russa

 

L'Italia faceva un grosso sforzo dopo il 1924 per avvicinarsi al paesi della piccola intesa. Mussolini firmò nel 1924 un trattato di amicizia con la Cecoslovacchia. Anche con la Romania, in quel periodo particolarmente vicina all'Italia, sottoscrisse un trattato di amicizia. Con questo accordo l'Italia riconosceva formalmente i diritti della Romania sulla Bessarabia. L'unione sovietica, quattro giorni dopo la nota di protesta che aveva inviato alla Francia sullo stesso tema, ne indirizzò una simile all'Italia.

Tensione anglo-russa

Assai peggiori furono le relazioni con l'Inghilterra. L'origine della tensione risale allo sciopero generale, proclamato nel maggio del 1926, dalle Trade Unions e che durò una settimana. Questo sciopero 1925 durante il 14º congresso del partito comunista. I sindacati russi organizzarono delle collette per sostenere i minatori inglesi. Ma il governo conservatore britannico indirizzò una nota di protesta ai sovietici, per il fatto che i sindacati sovietici finanziassero dei sindacati inglesi. Nel giugno dello stesso anno il governo Baldwin pubblicò un "libro azzurro " una raccolta di documenti destinata approvare l'ingerenza dei sovietici nella politica britannica. Poco dopo, Chamberlain minacciò l'unione sovietica di rompere l'accordo commerciale e persino le relazioni diplomatiche. Si giunse nel maggio del 1927, quando fu organizzata una perquisizione nei locali di una società commerciale anglo-sovietica. L'unione sovietica protestò contro questa violazione dell'immunità diplomatica. La questione fu dibattuta alla camera dei comuni, ma solo Lloyd George. Il primo ministro Baldwin decisione di annullare gli effetti dell'accordo un sale e di rompere le relazioni diplomatiche, con l'approvazione della camera dei comuni. Fu pubblicato quindi un " libro bianco " che raccoglieva tutta la documentazione relativa agli intrighi organizzati dall'unione sovietica per ingerire nella politica britannica.

 

L'isolamento dell'Urss

 

Verso la fine di giugno del 1926 ebbe luogo a Ginevra una conferenza fra Inghilterra, Germania, Francia, Belgio e Italia nel corso della quale fu trattato il problema dei rapporti con l'unione sovietica. Chamberlain propose a Stresemann di usare l'influenza del governo tedesco sul governo russo per ottenere un riavvicinamento economico fra la Russia e il resto dell'Europa. E gli era contrario ad una crociata contro i bolscevichi. Ma dopo l'assassinio di uno dei suoi diplomatici, l'unione sovietica ruppe le sue relazioni diplomatiche con la Svizzera. Bisognerà aspettare il 1929 con l'adesione dell'unione sovietica al patto Briand-Kellog, per registrare un miglioramento delle relazioni dell'unione sovietica con i principali paesi europei.

 

 

Il primo trattato italo-albanese

 

L'Italia mussoliniana si sforzava di rafforzare la sua posizione di influenza sull'Europa danubiana e balcanica, ma trovava un limite nell'influenza che la Francia esercitava su questi paesi. Quest'ultima era storicamente contraria alla revisione dei trattati scaturiti dalla fine della prima guerra mondiale. Come già detto Zogu, inizialmente protetto dagli jugoslavi, si schierò dalla parte degli italiani, cacciando il precedente governo dall'Albania. Una volta eletto presidente per sette anni, annunciò a Mussolini nel gennaio del 1925, che desiderava un governo solido in Albania che contribuisse la pace nei Balcani. Mussolini riconobbe immediatamente il suo governo, tanto che nel novembre del 1926 i due paesi firmarono a Tirana un patto di amicizia e di sicurezza valido per cinque anni, garantendo quindi l'assetto politiche territoriale dell'Albania.

 

L'alleanza franco-jugoslava

 

Il trattato di Tirana suscitò immediatamente delle preoccupazioni in Francia e in Jugoslavia. Garantendo l'indipendenza dell'Albania, l'Italia guadagnava una preponderanza nell'Adriatico. Gli jugoslavi temevano che questo accordo violasse il patto di amicizia firmato con loro a Roma. Ma alla Jugoslavia, membro della piccola intesa, considerava il patto di Roma come praticamente abolito. La tensione crebbe così fra i due paesi. Nel corso dell'estate del 1927 Italia Jugoslavia ruppero le relazioni diplomatiche.

Sin dal marzo del 1926 la Jugoslavia negoziavano un accordo con la Francia. Briand pensava di potersi includere anche l'Italia, ma Mussolini rifiutò. Nel novembre del 1927 il ministro degli esteri jugoslavo firmò l'accordo a Parigi. Si trattava di un trattato di alleanza ed amicizia. Briand dichiarò che non era diretto contro l'Italia, ma Mussolini si lamentò aspramente del trattato.

 

Il secondo trattato italo-albanese

Così in seguito al trattato di alleanza franco-jugoslavo, l'Italia rispose il 22 novembre firmando a Tirana con l'Albania un nuovo trattato di alleanza, che questa volta prevedeva una garanzia difensiva e che sarebbe durato 20 anni. In caso di guerra i due paesi non avrebbero concluso una pace separata. L'Albania entrava sempre di più nella zona di influenza italiana.

Tuttavia il presidente francese Briand cercò di non avvelenare i rapporti franco-italiani e qualche giorno dopo firmò con essi un accordo temporaneo che regolava la situazione di cittadini francesi in territorio italiano e viceversa. Mussolini ne approfittò per dichiarare che non avevo obiezioni al trattato franco-jugoslavo. Da parte sua la Jugoslavia finì per ratificare le convenzioni stipulate a Nettuno nel 1925. Ma il patto di amicizia firmato a Roma nel 1924 è giunto a scadenza non fu rinnovato. Oltretutto nel settembre del 1928 con l'approvazione italiana Zogu assunse il titolo re degli albanesi.

Il revisionismo italiano e l'Ungheria

L'Italia aveva anche consolidato i suoi legami con l'Ungheria, concludendo con essa nel settembre del 1925 un trattato di commercio e nell'aprile del 1927 un trattato di amicizia. Tuttavia i due paesi non erano alleati, ma il governo ungherese dichiarò che il suo paese entrava nella sfera degli interessi italiani.

La politica italiana raggiunse la sua completa realizzazione nel 1928. Mussolini già negli anni precedenti aveva dichiarato il suo favore ad una posizione di revisione dei trattati succeduti alla prima guerra mondiale. Profetizzò che l'Europa sarebbe arrivata in una fase delicata della sua storia fra il 1935 e il 1940, per questo si dichiarò favorevole ad una revisione dei trattati a vantaggio dell'Ungheria.

La Grecia ed i suoi vicini

La situazione nei Balcani restava agitata. La Grecia in particolare era in contrasto con tutti i suoi vicini. Con la Turchia nel 1925 gli scambi di popolazione non erano ancora terminati. Ponevano infatti una quantità di problemi soprattutto finanziari.

Con la Bulgaria avvennero diversi incidenti di frontiera, tanto che nell'ottobre del 1925 si arrivò ad un aperto conflitto fra i due paesi. Truppe greche penetrarono nel territorio bulgaro. Il governo bulgaro si rivolse alla società delle nazioni, che impose alle due parti di astenersi al ricorso alla guerra. Il consiglio si riunì e di inviò degli addetti militari sul luogo. Le truppe greche furono costrette ad evacuare la Bulgaria. Si trattò forse dell'unico successo ottenuto dalla società delle nazioni.

La Grecia era anche in cattivi rapporti con l'Albania. Esistevano anche delle serie difficoltà fra la Grecia e la Jugoslavia. La Gran Bretagna, da sempre interessata alla Grecia per la sua particolare posizione geografica, cercò di farla riavvicinare alla Jugoslavia e alla Bulgaria, per realizzare una sorta di Locarno balcanica. Fin dal gennaio del 1926 Grecia Jugoslavia intrapresero dei negoziati che portarono all'agosto del 1926 alla firma di un trattato di amicizia collaborazione fra i due paesi. Ma la Francia era poco favorevole alla creazione di una Locarno balcanica, preferendo il sistema della piccola intesa. Sarebbe stato però impossibile integrare la Bulgaria in questo sistema, considerandola su ostilità verso la Grecia. Le manovre inglesi fallirono, giacché il governo greco rifiutò l'anno successivo di ratificare il trattato greco-jugoslavo.

sabato 27 febbraio 2010

Parte I, Capitolo II, Paragrafo V: L’Europa Mediterraneo ed Orientale ed il Riconoscimento dell’URSS

 

La questione di fiume e la questione albanese

Il principale punto di conflitto fra Italia Jugoslavia verteva soprattutto a proposito della questione di Fiume.

Dopo la sconfitta di Gabriele D'Annunzio ebbero luogo a fiume delle elezioni di assicurarono il successo degli autonomisti, ma i nazionalisti filo-italiani e i fascisti bruciarono le urne. Questi ultimi organizzarono un colpo di stato che fu coronato da successo. Una conferenza italo-jugoslava si riunì nel maggio del 1922 a Santa Margherita da cui scaturì un accordo, che fu firmato a Roma nell'ottobre seguente. Gli italiani avrebbero evacuato le ultime zone della Jugoslavia che occupavano ancora, concentrate al confine del territorio di fiume. Questo accordo fu male applicato e gli jugoslavi posero il blocco al territorio di fiume. Nel frattempo, nell'ottobre del 1922, era diventato presidente del consiglio e ministro degli affari esteri Mussolini, che si mostrò favorevole ad una ratifica della convenzione di Santa Margherita. Tuttavia nel luglio del 1923 propose l'incorporazione di fiume all'Italia, in cambio della cessione alla Jugoslavia di una piccola parte del suo territorio. La Jugoslavia chiese quindi aiuto alla Francia, ma Poincaré in quel momento era assorbito dalla questione della Ruhr. Sentendosi libero da vincoli, Mussolini inviò a fiume un amministratore italiano.

Sa delle sue difficoltà interne, la Jugoslavia finì per rassegnarsi al fatto compiuto e nel gennaio del 1924, con il patto di Roma, riconobbe la sovranità dell'Italia su fiume e della Jugoslavia su Porto Baros.

 

Divideva l'aiuto salaria dall'Italia un'altra controversia: la questione dell'Albania. Arrivato al potere, Mussolini aveva rafforzato i legami fra l'Italia e l'Albania. Con il patto di Roma tra Italia e Jugoslavia, si stabiliva che i due paesi non sarebbero intervenuti negli affari interni albanesi. Tuttavia allo fecero ambedue: l'Italia sosteneva il governo in carica, mentre la Jugoslavia sosteneva Zogu, che riuscì a rovesciare il governo in carica. Tuttavia Zogu una volta giunto al potere, si avvicinò all'Italia da cui sperava maggiori aiuti e fini per firmare un patto di sicurezza e di amicizia nel novembre del 1926.

 

Relazioni dell'Italia e dell’Italia Francia con la piccola intesa

 

cogli altri paesi della piccola intesa, le relazioni dell'Italia furono meno tese che con la Jugoslavia. Con la Cecoslovacchia, l'Italia aveva l'interesse comune di opporsi alla riunificazione fra la Germania e l'Austria. Questo riavvicinamento fra i due paesi si fu rafforzato nel luglio del 1924 con un trattato di amicizia, analogo a quello concluso nel 1926 con la Romania.

 

La Francia s'interessava al pari dell'Italia ai problemi dell'Europa centrale, ed era anch'essa contraria alla riunificazione a austro-tedesca.

 

L'Italia di Mussolini doveva anche superare gravi difficoltà ha nelle sue relazioni con la Grecia. Nel conflitto di frontiera nella opponeva con questo paese se riguardo all'Albania, l'Italia appoggiava naturalmente quest'ultima. In occasione di un incidente di frontiera in cui fu assassinato un ufficiale italiano, Mussolini fece bombardare Corfù. In questo caso intervenne la società delle nazioni, che riuscì ad ottenere l'evacuazione delle truppe italiane, ricompensando l'Italia con una indennità in denaro.

 

La Francia intendeva anche proteggere la Cecoslovacchia, per questo firmò con essa nel gennaio del 1924 un trattato di alleanza.

 

Riconoscimento dell'Urss da parte dell'Inghilterra dell'Italia

 

l'avvenimento più importante di questo periodo nell'Europa orientale, fu il riconoscimento dell'Urss da parte di quasi tutte le potenze. In seguito al fallimento delle conferenze di Genova e dell'Aja del 1922, i paesi occidentali erano contrari ad un riconoscimento almeno fino alla morte di Lenin. I sovietici da parte loro, invece, auspicavano una distensione nelle relazioni con i paesi europei e cercavano quindi un riconoscimento internazionale.

 

L'Inghilterra dette l'esempio: MacDonald a capo di un gabinetto laburista era favorevole ad un riavvicinamento fra i due paesi, pertanto nel febbraio del 1924 la Gran Bretagna riconobbe il governo sovietico. Concluse con essa in agosto un accordo che sostituì la precedente convenzione commerciale del 1920. Questo accordo comportava anche l'impegno di ciascuno dei due governi di astenersi da ogni intervento negli affari interni dell'altro. Questo accordo, però, fu utilizzato dai conservatori come argomento e elettorale, in modo positivo tanto che vinsero le elezioni. Il nuovo gabinetto conservatore rifiutò quindi di ratificare l'accordo.

 

Mussolini aveva dichiarato di non vedere particolari impedimenti al riconoscimento del governo sovietico tanto che esso arrivò nel febbraio del 1924. A riconoscimento di Inghilterra e Italia seguirono quello di numerose altre nazioni.

 

Riconoscimento da parte della Francia solo in seguito anche la Francia riconobbe l'Urss. Il presidente del consiglio Herriot aveva compiuto nel 1922 un viaggio in Russia, dal quale era tornato molto impressionato. Avrebbe riconosciuto il governo russo, ma a tale decisione si opponevano i creditori francesi. La Francia, sotto la minaccia di veder chiudersi la Russia ha i commerci, finì nel 1924 per riconoscere l'unione sovietica. La Francia aveva deciso anche di rinunciare al riconoscimento dei debiti da parte dei sovietici. Si aprì anche un negoziato volta la riduzione dei crediti francesi, ma nel luglio del 1926 Poincaré assunse il potere. La sua intransigenza fece fallire il negoziato.

 

Nel gennaio del 1925 il Giappone con un accordo fra i due paesi si completerà il riconoscimento dei paesi si maggiormente influenti. Solo gli Stati Uniti, governati in quel periodo da e repubblicani, non imitarono le altre grandi potenze.

domenica 14 febbraio 2010

Parte I, Capitolo I, Paragrafi IV e VI (estratti): La Politica Estera Italiana: Fiume, i Balcani e le Colonie

Sulla base del Trattato segreto di Londra del 1915, gli Italiani rivendicavano l’Istria, la Carinzia ed una parte della Dalmazia, ma non Fiume, che fu rivendicata in seguito dal primo ministro Orlando.

Aree rivendicate dall'Italia nel 1919 (Istria e Fiume)

Istria - 1919

Le rivendicazioni jugoslave riguardavano gli stessi territori ed erano in parte sostenute da Wilson, il quale rivolse un appello diretto al popolo italiano per l’abbandono delle rivendicazioni su Fiume senza consultare il nostro governo, provocando l’abbandono temporaneo della Conferenza di pace da parte di Orlando e Sonnino (aprile 1919).

Durante la loro assenza, nel maggio 1919, le potenze si divisero le ex colonie tedesche; al nostro paese non fu assegnata alcuna colonia poiché fu adoperato il sistema dei mandati che non era previsto nel Patto di Londra.

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L’Italia riuscì solo ad ottenere delle piccole rettifiche al confine libico-tunisino (due oasi) e a quello libico-egiziano (un’oasi); l’Inghilterra concesse anche il Giuba in cambio di alcuni diritti italiani sullo Zanzibar.

Colonie Italiane

Il malcontento per la questione coloniale continuò fino alla campagna etiopica condotta da Mussolini.

Tornando alla questione fiumana, alla conferenza di pace fu in seguito deciso su proposta italiana che la questione sarebbe stata direttamente risolta dalle parti in causa, l’Italia e la Jugoslavia, cosa che avvenne con il Trattato di Rapallo del novembre 1920.

Trattato di Rapallo del 1920

Per la pressione congiunta di Francia ed Inghilterra (grazie alle relazioni del nuovo ministro Sforza) e per la caduta elettorale di Wilson, la Jugoslavia dovette accettare un trattato molto svantaggioso, in cui l’Italia otteneva tutto tranne parte della Dalmazia e la città di Fiume, che fu riconosciuta “stato indipendente” (l’occupazione della città da parte delle truppe di D’Annunzio durò dal settembre 1919 al dicembre 1920, dopo la firma del patto).

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Le elezioni per il Parlamento di Fiume si tennero nel 1921 ed i nazionalisti italiani bruciarono le urne, successivamente nel marzo 1922 gruppi fascisti organizzarono con successo un colpo di stato nella città.

Con l’avvento al potere di Mussolini (ottobre 1922) la politica italiana si fa sempre più aggressiva, finché nel 1923, rifiutato un arbitrato, egli invia a Fiume un amministratore italiano.

La Jugoslavia non può far altro che accettare il fatto compiuto, in quanto una richiesta di aiuto rivolta alla Francia non ha esito.

Nel gennaio 1924 fu firmato il patto di Roma, con il quale fu riconosciuta la potestà italiana su Fiume.

Sempre nell’ambito dei rapporti italiani con la Grecia e la Jugoslavia, si inserisce un problema molto importante nell’instabile regione balcanica, quello dell’Albania.

L’Italia aveva delle mire sul piccolo stato per contrastare la neo potenza jugoslava che si andava formando di fronte le sue coste.

Si giunse ad un patto segreto con la Grecia (accordo Tittoni-Venizelos, luglio 1919), con il quale l’Italia annetteva Valona e otteneva il mandato sull’Albania con il sostegno greco, la Grecia era sostenuta dall’Italia nelle sue rivendicazioni sulla Tracia e sull’Epiro.

Ma qualche mese dopo i greci resero pubblico l’accordo, scatenando proteste in Jugoslavia ed un’insurrezione anti-italiana a Valona (fu in seguito all’occupazione delle coste turche a danno della Grecia). L’accordo fu così denunciato dal nostro governo, che in seguito cercò di intrattenere rapporti di amicizia con l’Albania in mancanza del protettorato.

L’Italia mussoliniana ebbe gravi contrasti anche con la Grecia.

Nel 1923 un ufficiale italiano fu assassinato dai greci nella rilevazione del confine albanese; Mussolini invase per reazione l’isola di Corfù, liberandola solo dopo l’intervento diplomatico degli altri membri del Consiglio della SDN.

 

Negli anni seguenti la Grecia si trovò in conflitto con la Bulgaria per il controllo di territori di frontiera (un azione militare greca fu fermata dall’intervento della SDN, l’unico efficace della sua breve storia), ma anche con l’Albania e la Jugoslavia per fattori etnici e territoriali.

Sentendosi perlopiù tradita dalle clausole del Trattato di Versailles, l’Italia appoggiò le richieste dei paesi revisionisti (Ungheria e Bulgaria), contro quelle dei paesi della Piccola Intesa (Jugoslavia, Romania e Cecoslovacchia, che di certo non erano revisionisti ed erano appoggiati dalla Francia).

Nonostante ciò l’Italia di Mussolini riuscì a stringere proficui rapporti con la Cecoslovacchia (trattato di amicizia del 1924) e con la Romania nel 1926 (grazie al filo-italianismo del generale Averescu), soprattutto sulla comune base di opposizione all’anschluss austro-tedesca.

Re Zogu di AlbaniaLa competizione italo-francese continuava anche nel settore balcanico: con l’avvento di Mussolini i rapporti tra Italia ed Albania si rafforzano, grazie anche alla firma di un patto di amicizia e di sicurezza firmato nel 1926 con il re Zogu, il quale aveva tradito l’appoggio che gli era stato dato dagli jugoslavi per impadronirsi del potere. Con questo patto l’Italia riconosceva l’integrità territoriale dell’Albania, i due stati si impegnavano a sottoporsi ad arbitrato e a non pregiudicare con accordi gli interessi dell’altra parte.

Questo trattato peggiorò ulteriormente i rapporti tra Italia e Jugoslavia (che aveva a sua volta stipulato un trattato di alleanza ed amicizia con la Francia), al punto che nel 1927 furono interrotte le relazioni diplomatiche tra i due paesi e non fu rinnovato il “patto di amicizia e di collaborazione cordiale” firmato a Roma nel 1924; successivamente Mussolini siglò con Zogu un vero e proprio trattato di alleanza militare, facendo entrare definitivamente l’Albania nella sfera di influenza italiana.

Nell’aprile 1927 l’Italia siglò un trattato di amicizia anche con l’Ungheria che prevedeva, però, solo i casi di arbitrato e non comportava alleanze.

Tuttavia Mussolini considerava la zona danubiana una naturale zona di espansione italiana ed il governo ungherese stesso affermò che “l’Ungheria entrava nella sfera degli interessi politici italiani”, in cambio di un appoggio che negli anni seguenti il Duce dette alle sue rivendicazioni revisioniste.

Sulla questione coloniale Mussolini dichiarò che “l’Italia aveva fame di colonie” e nel 1925 fu siglato una accordo anglo-italiano circa la spartizione delle zone di influenza in Etiopia, stato sovrano membro della SDN dal 1923.

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L’accordo fu contestato da Francia ed Etiopia alla Società delle Nazioni, ma Mussolini riuscì a rassicurare il governo etiope sulla sua indipendenza futura, cosicché nel 1928 fu siglato un trattato di amicizia tra Italia ed Etiopia che prevedeva procedure di conciliazione e di arbitrato e assicurava l’indipendenza dello stato africano.