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giovedì 18 marzo 2010

Il medio oriente (1933-1941)

Parte II, Capitolo VI, Paragrafo I

 

La ripresa dei negoziati anglo-egiziani

Dopo il fallimento dei negoziati anglo-egiziani svoltesi nel 1932, non sarebbero stato possibile trovare una soluzione nell'ottobre del 1935 l'Italia non avesse aggredito l'Etiopia. Trovandosi fra l'Etiopia e la Libia, l'Egitto e il Sudan anglo-egiziano erano minacciati dalle ambizioni dell'Italia. Era naturale i dirigenti egiziani vedessero conveniente un'alleanza con la Gran Bretagna.

Sin dal dicembre del 1935 si costituì con il nome di "fronte unico" un partito che comprendeva anche lo storico movimento popolare Wafd. Si ottenne immediatamente da parte di re Fuad la cessazione del regime dittatoriale. Venne inoltrata una spedizione rappresentante britannico, chiedendo la ripresa dei negoziati.

L'Egitto aveva risposto all'appello della società delle nazioni ed applicava le sanzioni contro l'Italia, reclamava inoltre un'alleanza con la Gran Bretagna. Alla morte di re Fuad (aprile 1936) successe il figlio re Faruk, che non modificò però l'atteggiamento egiziano. Le elezioni generali del maggio 1936 diedero al fronte nazionale una schiacciante maggioranza e Pascià divenne Primo Ministro.

Il trattato anglo-egiziano del 1936.

Eden, a capo del Foreign Office, accettò queste nuove proposte dopo qualche esitazione. Così nell'agosto del 1936 fu raggiunto un accordo. I plenipotenziari egiziani furono invitati a firmare un trattato di alleanza a Londra. Questo trattato comprendeva delle clausole politiche, militari e alcuni articoli riguardanti il Sudan, poneva su nuove basi le relazioni fra i due paesi.

Nelle clausole politiche si confermava l'indipendenza dell'Egitto e si annunciava la fine dell'occupazione britannica. L'Egitto sarebbe stato rappresentato Londra da un ambasciatore; l'Inghilterra non avrebbe avuto più in Egitto un alto commissario, ma anch'essa l'ambasciatore. I due paesi sarebbero stati alleati. In caso di minaccia di guerra contro una delle due parti, essi si sarebbero consultate sulle misure da adottare. In caso di guerra l'una e l'altra sarebbero corse immediatamente in loro aiuto. Per l'Egitto l'aiuto non sarebbe costituito nell'invio di truppe, ma avrebbe messo a disposizione dell'alleato il suo territorio, i suoi porti, i suoi aeroporti e le sue vie di comunicazione. L'Inghilterra avrebbe appoggiato una domanda di ammissione alla società delle nazioni dell'Egitto e l'avrebbe aiutato ad ottenere dalle potenze interessate l'abolizione delle capitolazioni.

Sul piano militare, l'Egitto autorizzava lo stanziamento di truppe inglesi nelle vicinanze del Canale di Suez, per assicurare le comunicazioni dell'impero britannico. Ciò non avrebbe però costituito un'occupazione militare. Così allo scadere di 10 anni i due paesi si sarebbero consultate per studiare la possibilità delle truppe egiziane di proteggere il Canale ponte

per il Sudan veniva rimesso in vigore l'accordo sospeso dopo l'assassinio di Sir Lee Stack. Si ristabiliva quindi il principio del regime di condominio. Il sud Anna sarebbe stato difeso solo dalle truppe britanniche, ma anche da soldati egiziani. Il governatore generale avrebbe nominato funzionari che sarebbero stati inglesi e egiziani.

Si era raggiunto così un compromesso accettabile per i due paesi. Bisognava ora trarre dalla nuova situazione giuridica tutte le conseguenze che essa comportava per l'aria l'indipendenza dell'Egitto. Sin da i primi mesi del 1937 il governo egiziano indirizzò delle note alle potenze che godevano del privilegio delle capitolazioni, reclamandone l'abolizione. Appoggiato dall'Inghilterra e dalla Francia, l'Egitto non tardò ad ottenere soddisfazione. Una conferenza internazionale si riunì a Montreaux, nell'aprile del 1937, e fu fu raggiunto un accordo senza difficoltà. Il trattato finale sarà firmato l'8 maggio del 1937. Nel corso del stesso mese di maggio del 1937 l'Egitto era ammesso alla società delle nazioni.

Il nuovo statuto degli stretti.

La convenzione sugli stretti, annessa al trattato di Losanna del luglio 1923, aveva stabilito la libertà di passaggio attraverso gli stretti per tutte le navi. Questa libertà era assoluta se la Turchia fosse stata neutrale in un'eventuale guerra, sarebbe stata limitata nel caso in cui essa fosse stata belligerante. La Turchia avrebbe allora potuto adottare tutte le misure atte ad impedire il passaggio delle navi nemiche. Il passaggio delle navi da guerra in tempo di pace era limitato, per quanto riguardava le potenze rivierasca e, ad un tonnellaggio massimo che sarebbe stato fissato da un'apposita commissione. Inoltre gli stretti erano smilitarizzati. Il regime di Losanna favoriva così le potenze marittime. La Russia e soprattutto la Turchia vi erano contrarie.

Gli avvenimenti del 1935-1936 e La rioccupazione della Germania fornirono ai turchi l'occasione per domandare la revisione di questo statuto. Tale fu il contenuto di una nota inviate firmatari della convenzione di Losanna nell'aprile del 1936. Questi ultimi accettarono la riunione di una conferenza, che si aprì a Montreaux il 22 giugno. La convenzione manteneva il principio della libertà di passaggio e di navigazione di amare. Questa libertà era totale per le navi mercantili in tempo di pace o in tempo di guerra se la Turchia era neutrale. Sussisteva, se la Turchia era belligerante, solo per i paesi non in guerra contro la Turchia, la condizione di non aiutar in alcun modo il nemico. Per le navi da guerra, i paesi non rivierasca si avevano un diritto di passaggio limitato in tempo di pace a 15.000 t. Tale limite era un po' complicato per i paesi rivierasca. In tempo di guerra il passaggio era praticamente vietato alle navi da guerra dei belligeranti.

La clausola più importante della convenzione era la soppressione dei due principali ostacoli alla sovranità turca: la "commissione degli stretti", creata Losanna veniva abolita e le sue attribuzioni trasferiva governo turco. Inoltre la Turchia otteneva l'autorizzazione a rimilitarizzare gli stretti. La convenzione era conclusa per 20 anni.

La questione palestinese.

In Palestina La situazione andava peggiorando. Il nuovo commissario britannico era giunto in Palestina alla fine 1931. Il paese era apparentemente calmo, ma ebrei ed arabi vivevano il unione confronti degli altri in stato di profonda diffidenza. Nel novembre del 1931 la popolazione ebraica in Palestina ammontava a circa 175.000 abitanti. In coincidenza con lo sviluppo della politica antisemitica della Germania nazista, nel 1935 si contarono più di 60.000 immigrati ebrei, senza tenere conto dell'immigrazione clandestina.

Nell'ottobre del 1933, si verificò una sommossa araba contro britannici, accusati di favorire l'aumento dell'immigrazione ebraica e l'acquisto da parte di questi ultimi di terre.

È solo nel 1936 però che la tensione aumentò ad un punto tale da convincere il governo inglese a rivedere la proprio politica in Palestina. Nel novembre del 1935, i partiti arabi avevano presentato al commissario britannico delle rivendicazioni in favore della costituzione di un governo democratico. Reclamavano anche la cessazione immediata dell'immigrazione clandestina. L'alto commissario accettò di vietare la vendita delle terre e propose la creazione di un consiglio legislativo. Questo progetto fu accettato dai capi arabi, ma non dagli ebrei. Così nel marzo del 1936 il parlamento britannico respinse, facendo saltare l'opinione pubblica ebraica.

Questo spiega le ragioni dello scoppio nell'aprile del 1936 di una rivolta araba di notevole entità si iniziò con degli assassini isolati per poi estendersi ad uno sciopero generale, fino ad arrivare ad una vera e propria guerriglia. Il governo inglese dovette inviare notevoli rinforzi, riuscendo a controllare la rivolta solo verso la fine del 1936. Venne nominata anche una commissione reale che giunse nel novembre del 1936. Anche governi arabi vicini della Transgiordania, del Iraq e dell'Arabia Saudita avevano invitato il comitato arabo ad adottare un atteggiamento più moderato.

La commissione reale ascolto rappresentanti delle due parti e tornò in Inghilterra, dove pubblicò un suo rapporto. E se raggiunta la conclusione che La potenza mandataria aver fallito il suo compito e che quest'ultimo era contraddittorio, poiché gli arabi si opponevano la creazione di un focolare nazionale ebraico reclamavano invece un governo autonomo. Gli arabi erano sempre più diffidenti nei confronti degli inglesi, mentre si ha la un ardente nazionalismo ebraico. L'unica soluzione era quindi di dividere la Palestina in due Stati. Uno Stato ebraico comprendente il nord della Palestina, ad eccezione di un corridoio collegante i luoghi santi di Gerusalemme e Betlemme. Questi ultimi sarebbero rimasti sotto mandato, per i propri "sacrari di civiltà", come anche Nazaret e il mare di Galilea. Il resto della Palestina sarebbe stato invece unito alla Transgiordania.

Questo progetto incontrò una viva ciò posizione. Solo Transgiordania era favorevole al progetto. La commissione dei mandati della società delle nazioni, pur ammettendo il principio della spartizione, consigliava di prolungare il mandato nella sua forma attuale.

L'agitazione araba riprese così nel 1937. L'alto comitato arabo fu disciolto dalle autorità britanniche.

Nel settembre del 1937 numerosi delegati giunti da tutte le parti del mondo arabo, si riunirono vicino a Damasco per studiare la questione palestinese. La conferenza adottò all'unanimità una risoluzione in cui si dichiarava che la Palestina era parte integrante del patrimonio arabo, respingendo ogni progetto di spartizione e reclamando l'annullamento della dichiarazione di Balfour, l'abrogazione del mandato britannico La conclusione di un trattato anglo-palestinese che creasse una Palestina indipendente con delle garanzie per le minoranze. Così gli arabi, contrariamente agli ebrei, escludevano assolutamente il principio della spartizione.

L'alto commissario britannico rassegnò le sue dimissioni nell'ottobre del 1937. Il suo sostituto dovette affrontare una situazione sempre più tormentata. I ribelli arabi si organizzavano. Alla fine del 1938, tuttavia La situazione tornò quasi alla normalità il governo britannico aveva inviato sul posto, per studiare il problema della spartizione, una commissione tecnica, che giunsero conclusione che la spartizione era impossibile sul piano economico e strategico. Se si fosse deciso in favore di una spartizione, sarebbe stato necessario ridurre considerevolmente il territorio destinato agli ebrei. Anche governo britannico abbandonò al progetto e cercò di giungere a un accordo tra arabi ed ebrei. I governi arabi l'avevano accettata, ma non gli arabi di Palestina che rifiutavano energicamente di riconoscere l'agenzia ebraica, che non era decisa cedere sul computo delle rivendicazioni.

Allora il governo britannico pubblicò un "libro bianco", nel qual annunciava che uno Stato sovrano e indipendente di Palestina sarebbe stato creato allo scadere di un periodo di 10 anni. Ci si sarebbe sforzarsi di far collaborare arabi ed ebrei nell'amministrazione di uno Stato. Durante primi cinque anni sarebbero stati ammessi in Palestina solo 75.000 immigrati ebrei, ciò avrebbe voltato popolazione ebraica ad un terzo del totale della popolazione palestinese. Al termine di questi cinque anni una specie di assemblea costituente, nei quali sarebbero stati rappresentati gli inglesi, avrebbe elaborato una costituzione. Il paese sarebbe stato diviso in tre zone: una in cui l'acquisto delle terre da parte degli ebrei era vietato, una seconda in cui sarebbe stato limitato e una terza in cui sarebbe stato libero.

Questo progetto favoriva gli arabi, egli brevi si oppose energicamente. La guerra europea impedì di sottoporre questo progetto al consiglio delle società delle nazioni. La commissione dei mandati tuttavia lo disapprovo. Quando scoppiò il secondo conflitto mondiale, il problema palestinese era lontano dall'essere risolto.

Gli altri paesi del medio oriente prima del 1939.

L'attività diplomatica era stata meno importante del 1939 negli altri paesi del medio oriente

Gli inglesi avevano delle difficoltà con lo Yemen dove alcune tribù operavano dell'incursione nella colonia britannica. Inoltre l'Arabia Saudita e l'iman dello Yemen erano spesso in conflitto. Peraltro gli avversari di Saud si rifugiavano spesso nello Yemen. Scoppiò una guerra fra l'Arabia Saudita e nello Yemen nel marzo del 1934. L'armistizio fu firmato in maggio, a cui seguì un trattato di pace. Saud riconosceva l'indipendenza dello Yemen e non annetteva alcuno dei suoi territori, mentre due paesi avrebbero predicato una politica di fraternità e di amicizia islamica. Tuttavia lo Yemen era preoccupato per la penetrazione italiana nel suo territorio. Si era affrontato questo problema nel Gentlemen's agreement anglo-italiano nell'aprile del 1938, dove una clausola riguardava il medio oriente. I due paesi si impegnavano a rispettare la sovranità dell'Arabia Saudita dello Yemen e non fortificare le isole del Mar Rosso.

La questione del Iraq (1941).

L'inizio della guerra portò diverse complicazioni diplomatiche e militari in Medioriente. In applicazione del trattato del 1936, le guarnigioni britanniche in Egitto furono rafforzate. Senza dichiarare guerra Germania, l'Egitto ruppe le relazioni diplomatiche con questo paese. Fu proclamato lo stato di emergenza e furono ristabiliti diversi controlli militari e politici. Nel giugno del 1940 il governo egiziano indirizzò una nota l'Italia: l'Egitto avrebbero partecipato alla guerra solo se truppe italiane fossero penetrate profondamente in territorio egiziano, avessero bombardato città egiziane obiettivi militari. Nell'aprile del 1941 al momento dell'offensiva di Rommel verso l'Egitto, la camera egiziana riaffermò la sua politica di non belligeranza.

Le cose si svolsero in modo differente in Iraq. Dopo il trattato del 1930, la vita politica irachena era abbastanza travagliata. Re Faisal era morto nel 33, mentre suo figlio era morto nel 1939 * 1 incidente d'auto. Il nuovo re aveva solo nove anni ed era soggetto alla reggenza dello zio. In questo paese agitato, La propaganda tedesca si sviluppò energicamente. I tedeschi trascinarono dalla loro parte alcuni ministri. Rascid Alì con l'appoggio di quattro colonnelli rovesciò il governo e creò un "governo di difesa nazionale" appoggiato dall'esercito, deponendo il reggente. Si dichiarò dapprima favorevole all'applicazione del trattato anglo-iracheno, così nell'aprile del 1939 truppe britanniche sbarcarono a Bassora. Ma nel maggio del 39 il nuovo primo ministro si oppose energicamente ogni nuovo sbarco e gli iracheni attaccarono l'aeroporto di Bagdad. Il governo inglese protestò ed iniziò una campagna militare, mentre il nuovo reggente e il gabinetto rovesciato da Rascid Alì si erano rifugiati in Siria e in Transgiordania. L'azione britannica fu energica, tanto che tedeschi non ebbero il tempo di variare rivoltosi iracheni che un piccolo numero di tecnici. Rascid Alì sconfitto dovette fuggire. Nel giugno del 1939 il governo britannico proclamò nuovamente il suo rispetto per l'indipendenza del Iraq. Grazie all'influenza del nuovo ambasciatore britannico, l'Iraq ruppe le relazioni diplomatiche nel giugno del 1939 con l'Italia. Dichiarò guerra Germania, all'Italia e al Giappone solo nel gennaio del 1943.

La questione della Siria e del Libano.

La Siria e il Libano avevano concluso nel settembre e nel novembre del 1936 dei trattati di amicizia di alleanza con la Francia. Questi trattati, conclusi per 25 anni, prevedevano che al termine di tre anni questi due paesi sarebbero divenuti indipendenti e avrebbero presentato la loro candidatura alla società delle nazioni. La Francia ne avrebbe mantenuto per altri cinque anni in Siria delle truppe e alcune basi. Nel Libano non era stato fissato alcun limite di stazionamento delle truppe francesi. Ma né l'uno né l'altro di questi trattati fu ratificato dalla Francia, ciò che suscitò un vivo malcontento nei due paesi arabi sotto mandato. Dopo l'armistizio del giugno del 1940, ambedue si trovarono una situazione economica difficile e una commissione di armistizio italiana vi si installò. Nel maggio del 1941, Darlan acconsentì al passaggio di aerei tedeschi sulla Siria per portare aiuto ai ribelli iracheni e alla fornitura di armi al nuovo governo insediato. Il generale Catroux cercò invano di ottenere l'adesione pacifica alla Francia libera di de Gaulle. Infine il generale Catroux annunciò che la Francia avrebbe rinunciato al mandato e fatto della Siria del Libano due paesi sovrani e indipendenti.

Churchill affermò il 10 giugno del 1941 che l'Inghilterra non aveva alcuna ambizione territoriale sulla Siria, né sul con territorio francese. Le ostilità contro le forze del governo di Vichy durarono fino al 14 luglio, data in cui fu firmato un armistizio.

Il 27 luglio del 1941, il generale de Gaulle e il ministro di Stato Lyttleton con uno scambio di lettere garantirono indipendenza dei due paesi, che fu così programmata il 27 settembre del 1941 per la Siria e del 21 novembre del 1941 per il Libano. Nello stesso scambio di lettere si precisarono i diritti della Francia libera.

domenica 14 marzo 2010

Le questioni della Grecia e della Jugoslavia

Parte II, Capitolo V, Paragrafo V

Le ambizioni italiane.

Mussolini intendeva sfruttare al massimo l'ingresso dell'Italia in guerra, forse anche per invidia dei successi tedeschi. Progettava nel corso dell'estate del 1940 di attaccare sia la Grecia sia la Jugoslavia.

Il primo progetto dovette essere abbandonato a causa dell'opposizione tedesca. In occasione della visita a Roma, del 19 settembre 1940, di Von Ribbentrop, egli dichiarò Mussolini che ogni ulteriore movimento che tendesse ad aumentare l'influenza sovietica in Bulgaria o in Jugoslavia, o di avvicinare i russi agli stretti, era assolutamente contrario alle intenzioni tedesche. Ma per quanto riguarda la Grecia allo Jugoslavia, si trattava di interessi completamente italiani per i quali spettava solo all'Italia di scegliere una soluzione.

Si trattava di un passo indietro dovuto lo stato di tensione tedesco-sovietico e al desiderio tedesco di affrettare l'adesione italiana al nuovo patto tripartito, firmato il 27 settembre? Mussolini pensò di avere le mani libere almeno in Grecia. Quindi, all'indomani dell'occupazione della Romania da parte delle truppe tedesche, avvenuta come al solito senza che Mussolini ne fosse informato, quest'ultimo disse a ciano di organizzare per il 26 ottobre l'invasione della Grecia. Questa sarebbe avvenuta in effetti solo il 28 il ottobre.

L'attacco italiano contro la Grecia.

Le truppe italo-albanese attaccarono la Grecia il 28 ottobre per ordine di Mussolini, nonostante il parere sfavorevole del capo di Stato maggiore generale Badoglio. Era stato rivolto un ultimatum al governo greco, in cui si domandava l'occupazione di alcuni punti strategici, ed era stato respinto. Dopo appena otto giorni le truppe italiane soffrivano l'iniziativa dei greci. Era l'inizio di una lunga serie di disfatte italiane che si sarebbero protratte nei mesi di novembre, dicembre e gennaio 1941. Ciò rendeva la situazione estremamente umiliante per Mussolini, poiché a partire dal 9 dicembre era in corso l'offensiva condotta dai britannici in Libia che porterà fra il gennaio e il settembre del 1941 alla conquista totale da parte degli inglesi dell'Africa orientale italiana. Non era quindi lui più in condizione di poter "controbilanciare" i tedeschi, ma era costretto a chiedere il loro aiuto.

 

Negoziati con la Russia

Hitler fin dall'ottobre del 1940 aveva pensato di allargare il patto tripartito facendovi aderire alla Russia. Questo presupponeva che Balcani sarebbero dovuti rimanere una zona riservata all'espansione italiana e tedesca. Si sarebbe dovuto anche a bollire la convenzione di Montreaux sugli stretti, per consentire il libero traffico attraverso i Dardanelli. In cambio di questo le quattro potenze avrebbero dovuto garantire lo status quo territoriale della Turchia. Hitler voleva assolutamente impedire ogni nuova avanzata della Russia in Europa, sia nei Balcani, si è Finlandia. In quest'ultimo paese le truppe tedesche stazionavano dal settembre del 1940, dopo la guerra d'inverno svoltasi in Carelia, col pretesto di assicurare le comunicazioni indispensabili con la Norvegia. Il governo finlandese aveva accettato di concludere un accordo, di cui l'Urss era stata avvertita sin dal settembre del 1940.

Lo scopo di Hitler era quello di allontanare la Russia dall'Europa. Il patto quadripartito sarebbe stato basato sul sistema delle zone di influenza. Germania e Italia si sarebbero divise l'Europa e l'Africa (Africa settentrionale ed orientale per l'Italia; Africa centrale per la Germania). Il Giappone avrebbe avuto nella sua sfera d'influenza la Siria e estremo-orientale. Alla Russia sarebbe stata lasciata la regione del Golfo Persico, l'Iran e forse l'India. In questo modo si sarebbe riusciti ad isolare l'Inghilterra e a scoraggiare gli Stati uniti.

Il viaggio di Molotov a Berlino.

Il 13 ottobre del 1940, Von Ribbentrop indirizzò a Stalin una lettera molto importante, che fu però consegnata solo il 17 ottobre. Proponeva un vasto accordo sulla base di reciproci interessi, per cui invitava Molotov a recarsi a Berlino. Stalin indirizzò alla sua risposta, accordando quest'incontro per il 12 novembre. Molotov incontrò a Berlino in questa data sia Von Ribbentrop che Hitler. Approvava i principi generali delle proposte tedesche e ammetteva che la spartizione in zone di influenza fatta nell'agosto del 1939 aveva bisogno di essere completata. Ma sulla sfera d'influenza russa non condivideva le idee di Hitler, e pur senza rifiutare un'espansione russa verso il Golfo Persico e l'Iran, reclamava più vantaggi in Europa.

Il 13 novembre Von Ribbentrop propose a Molotov la firma di un trattato, che prevedeva l'adesione al patto tripartito, e di due protocolli segreti. Il primo fissava alla spartizione delle zone di influenza sulle basi già indicate. Il secondo riconosceva l'Urss il libero passaggio attraverso gli stretti. Molotov però non si accontentò di queste proposte e lasciò Berlino il 14 novembre. Il 25 consegnò all'ambasciatore tedesco La risposta sovietica, in cui l'Urss accettava di aderire al patto tripartito a condizioni precise. Accettava il primo protocollo in cui si stabilivano le zone di influenza proposto da Von Ribbentrop. Ma il secondo protocollo sarebbe stato modificato: l'Urss avrebbe potuto creare una base terrestre navale negli stretti. La Turchia sarebbe stata invitata ad unirsi al patto quadripartito. In cambio sarebbe stata garantita la sua integrità territoriale, solo se essa avesse accettato. I sovietici proponevano anche altri tre protocolli:

1. La Germania avrebbe ritirato le sue truppe dalla Finlandia;

2. Il Giappone avrebbe rinunciato alle sue concessioni nel nord di Sakhalin;

3. La Bulgaria si trovava nella zona di sicurezza delle frontiere sovietiche, di conseguenza un patto di reciproca assistenza tra Urss e Bulgaria era politicamente necessario. Così l'Urss intendeva restare una potenza europea sia sulla costa del Baltico e nei Balcani. Nonostante l'insistenza sovietica, la Germania non rispose mai a queste proposte.

Hitler si sforza di isolare l'Urss.

Questo spiega molto bene perché Hitler, dopo aver esitato a un attacco immediato all'Inghilterra, che si rivelava molto difficoltoso dopo il fallimento della battaglia aerea che era durata tutta l'estate del 1940, decise l'attacco contro l'unione sovietica. Fin dal novembre e dicembre 1940 furono prese le prime misure per mettere in opera il "piano Barbarossa" contro l'Urss.

Per portare a buon fine il suo piano, Hitler aveva bisogno di dominare i Balcani e l'Europa centrale. Ungheria e Romania avevano del resto aderito al patto tripartito. Restavano la Bulgaria e la Jugoslavia. Hitler voleva che anche questi due paesi dessero la loro adesione. Egli dichiarò formalmente a ciano, almeno per quanto riguardava la Jugoslavia. Promise di attaccare la Grecia a partire dalla metà di marzo del 1941. Per soddisfare l'Italia, suggeriva solamente che la Jugoslavia smilitarizzasse la costa dalmata. Quanto alla Bulgaria, le sarebbe stata concessa uno sbocco sul mar Egeo. L'attacco italiano contro l'Egitto avrebbe contribuito ad accrescere l'entità della disfatta britannica.

Hitler seguitava sperare di poter convincere Franco ad entrare in guerra. Così nel dicembre del 1940 fu chiesto da parte della Germania l'autorizzazione al passaggio delle truppe tedesche attraverso la Spagna, prevedendo un attacco contro Gibilterra. Ma Franco rifiutò. Hitler chiese quindi a Mussolini di insistere. Franco e il suo ministro degli affari esteri accettarono un incontro a Bordighera per il febbraio del 1941. Ma il rifiuto di Franco fu ancora determinato. Avrebbe accettato solo a condizione di massicce forniture di prodotti alimentari, oltre che con la cessione del Marocco francese.

Per quanto riguarda la Bulgaria, si scatenò un duello diplomatico fra la Germania e l'Urss. Fin dal 18 novembre del 1940, Molotov propose al primo ministro bulgaro la garanzia sovietica, offrendo alla Bulgaria anche un patto di reciproca assistenza. Tuttavia il 30 novembre la Bulgaria rifiutò, sostenendo che non voleva preoccupare La Germania. Nel febbraio del 1941, Von Ribbentrop riuscì ad ottenere l'adesione della Bulgaria al patto tripartito. Nello stesso giorno, il 1 marzo, le truppe tedesche entrarono in Bulgaria, nonostante le proteste sovietiche.

L'attacco contro la Jugoslavia.

Hitler stava per ottenere un accordo analogo con il governo jugoslavo. Il 25 marzo infatti la Jugoslavia aderì al patto, ma si verificò un colpo di scena: il 27 marzo il giovane re Pietro II, benché ancora minorenne, fu convinto ad assumere il potere, allontanando il principe Paolo e a costruire un governo di unità nazionale. Era un colpo di stato militare filo-britannico sostenuto dagli elementi dell'opposizione democratica serba. Hitler irritato, decise di attaccare la Jugoslavia anche se ciò avrebbe ritardato l'entrata in guerra contro l'Urss, prevista per il 15 maggio.

Il 6 aprile le truppe tedesche entrarono in Jugoslavia e in Grecia. Lo stesso giorno Stalin firmò con il ministro jugoslavo a Mosca un patto di non-aggressione ed amicizia a cui fece apporre la data del 5 aprile, ovvero un giorno prima dell'invasione tedesca. Il 18 aprile, appena 12 giorni dopo, terminarono in Jugoslavia le operazioni militari con la vittoria totale della Germania. Il 27 aprile i tedeschi entrarono ad Atene. Il loro atteggiamento scontentò del tutto Mussolini, irritato di vedere conquistare così facilmente la Germania questo paese che aveva messo in scacco le sue truppe. I tedeschi costituirono un governo satellite ad Atene.

La spartizione della Jugoslavia.

Quale sarebbe stata la sorte della Jugoslavia vinta? Sin dal 10 aprile, la Croazia si era proclamata indipendente. Pavelic, capo degli Ustascià, fu nominato capo del nuovo stato, che doveva comprendere la Croazia, la Bosnia e l'Erzegovina. Von Ribbentrop incontrò ciano a Vienna verso la fine di aprile del 1941, dopo che le operazioni militari in Jugoslavia e Grecia erano completate. Mostrò di ritenere che la Croazia facesse parte della sfera d'influenza italiana, così fu deciso che un principe della casa Savoia sarebbe diventato re di Croazia. Le frontiere del nuovo stato prevedevano che a nord la Germania annettesse la Slovenia settentrionale, mentre l'Italia annetteva la Slovenia meridionale. Ad ovest gli italiani rivendicavano l'intera Dalmazia. Tuttavia Von Ribbentrop per non scontentare il nuovo Stato croato, privandolo di uno sbocco sul mare, gli lasciò una striscia di territorio costiero vicino fiume. Fu ricostituito anche il Montenegro, secondo le frontiere del 1914, che avrebbe dovuto essere "indipendente", ma soggetto alla corona italiana.

L'Ungheria che era entrata in guerra il 10 aprile contro Jugoslavia, annetteva alcuni territori sulla riva sinistra del Danubio. Rimaneva una Serbia indipendente, ma ridotta praticamente ai confini dell'antica Serbia.

 

La Bulgaria annetteva verso sud quasi tutta la macedonia e la traccia a danno della Grecia. Il 18 maggio il duca di Spoleto fu proclamato Re di Croazia. Venne firmato contestualmente un trattato di garanzia e collaborazione fra l'Italia e la Croazia, che aderì il 15 giugno al patto tripartito.

sabato 13 marzo 2010

Parte II, Capitolo IV, Paragrafo I: Le minacce tedesce contro la Polonia e le garanzie Franco-Britanniche

First edition of Adolf Hitler's book "Mei...

Image via Wikipedia

Cambiamento dell'atteggiamento inglese

a conseguenza più importante del colpo di mano nel marzo del 1939 fu l'atteggiamento della politica estera inglese. Sul piano pratico però la reazione anglo-francese fu puramente verbale.

L'appello inviato dal presidente cecoslovacco alle truppe tedesche dava colpo di forza un apparente legalità. Ma se Chamberlain e Daladier non volevano entrare in guerra, l'atteggiamento del governo britannico si stava andando rapidamente modificare. Chamberlain aveva compreso che Hitler non avrebbe limitato le sue ambizioni ai paesi abitati dai tedeschi, ma che voleva dare al suo paese uno spazio vitale, come del resto programmato dai suoi scritti e dalla filosofia del movimento nazista.

L'opinione pubblica inglese peraltro era ferita nel suo sentimento democratico, favorevole al diritto di autodeterminazione dei popoli; inoltre veniva da alterarsi il tradizionale equilibrio europeo, distrutto dalla costituzione al centro dell'Europa di uno stato di 90 milioni di abitanti. Infine Hitler dimostrava ancora una volta di rinnegare la parola data, constatazione che portò Chamberlain a ritenere impossibile un qualsiasi negoziato con Hitler.

 

La Gran Bretagna avrebbe evitato ad ogni costo la guerra, ma non si sarebbe rifiutata di assumersi un qualsiasi impegno verso un paese dell'Europa centrale o orientale attaccato dalla Germania. Pertanto considerava la guerra come possibile e inevitabile rispetto ad una nuova capitolazione, come del resto era accaduto per la conferenza di Monaco. Pertanto in accordo con la Francia, iniziò a concedere una serie di garanzie ai paesi che riteneva più esposti, soprattutto la Polonia.

Prime minacce contro Polonia

al momento della conferenza di Monaco, il colonnello Beck aveva creduto opportuno partecipare alla spartizione dei resti della Cecoslovacchia. Sorsero tuttavia alcune difficoltà con la Germania, ma Hitler in quell'occasione diede ordine di appianare gli incidenti. Verso la fine di ottobre del 1938 si ripeterono altri incidenti nelle regioni polacche in cui vivevano minoranze tedesche. Numerosi polacchi di lingua tedesca e migrarono verso la Germania, mentre i tedeschi espulsero 15.000 cittadini ebrei polacchi dalla Germania.

Per altro sin dall'ottobre del 1938 la Germania aveva cominciato a porre il problema di Danzica, tanto che von Ribbentrop aveva proposto al governo polacco il ritorno della cittadina di Danzica alla Germania in cambio della costruzione di una ferrovia e di un'autostrada che godessero di privilegi di extraterritorialità.

I due Stati si sarebbero reciprocamente garantiti la frontiera comune e il patto di non aggressione firmato nel 1934 sarebbe stato prolungato da 10 a 20 anni. In tal modo le relazioni tedesco-polacche sarebbero diventate buon esattamente come le relazioni italo-tedesche.

Beck sapeva di dover affrontare il problema di Danzica, ma rifiutava categoricamente l'idea di una annessione della città libera alla Germania. Di quest'incontro avuto con il governo tedesco, il governo francese non fu informato. Peraltro la Francia era favorevole ad una revisione degli accordi franco-polacchi, soprattutto sul carattere di automatismo che l'alleanza aveva in caso di aggressione, considerando anche che la Polonia si stava di avvicinando anche all'unione sovietica.

Nonostante queste trattative, non vi era nessuna crisi grave in vista prima del 15 marzo del 1939. Peraltro in gennaio il colonnello Beck era stato invitato da Hitler a Berchtesgaden, dove fu accolto con tutti gli onori. Hitler insisteva sulla comune ostilità dei due paesi nei confronti dell'unione sovietica, ma volle anche di affrontare il problema di Danzica, pur promettendo che in questo caso non avrebbe adottato il sistema del "fatto compiuto". Becca era rimasto soddisfatto di quest'incontro.

Sviluppo della crisi dopo il 15 marzo 1939

tutto cambiò dopo il 15 marzo. La dissoluzione della Cecoslovacchia, l'annessione da parte dell'Ungheria della Rutenia subcarpatica e il ritorno alla Germania della cittadina di Memel, finirono per creare alla Polonia nuovi pericoli. Apparve chiaro negli incontri avvenuti alla fine di marzo tra il governo polacco e von Ribbentrop che la Germania andava assumendo un atteggiamento minaccioso nei confronti della Polonia: ad essa veniva intimato di unirsi al blocco antisovietico e furono poste di nuovo le rivendicazioni su Danzica, questa volta con maggiore fermezza. Il colonnello becca mantenne un atteggiamento di fermezza, pur tuttavia seguitando segretamente a mantenere delle buone relazioni con la Germania.

 

Le garanzie alla Polonia

 

Il 31 marzo del 1939 Chamberlain, dopo aver consultato il governo francese, annunciò di garantire il territorio polacco in caso di aggressione da parte della Germania. Dal governo francese il 13 aprile pervenne una medesima dichiarazione. Infatti il 6 aprile il colonnello becca era giunto in visita a Londra: in quell'occasione fu annunciato un trattato di alleanza tra l'Inghilterra Polonia. Nello stesso giorno il segretario di Stato tedesco fece sapere al governo polacco che il trattato di non aggressione firmato nel 1934 con la Germania non era compatibile con un accordo anglo-polacco.

Le garanzie agli altri paesi minacciati

Francia e Inghilterra ritenevano che vi fossero altri paesi minacciati. Attraverso degli accordi commerciali, la Germania si sforzava di porre sotto il proprio controllo l'economia dei paesi del sud-est europeo, soprattutto: la Jugoslavia, la Romania, la Bulgaria e la Turchia.

Il 13 aprile Francia Gran Bretagna annunciarono di concedere la loro garanzia alla Romania alla Grecia, mentre un mese dopo l'Inghilterra firmò con la Turchia una dichiarazione di reciproca assistenza cooperazione in caso di aggressione. Non fu possibile per la Francia stipulare il medesimo accordo con la Turchia, dal momento che i due paesi si erano divisi dalla controversia relativa al sangiaccato di Alessandretta. Tuttavia questi due paesi giunsero ad un accordo nel giugno del 1939, con il quale la Francia cedeva questo territorio alla Turchia. Il nuovo trattato anglo-franco-turco non impediva però la Turchia in caso di guerra contro l'unione sovietica una larga libertà di azione per mantenere sugli obblighi precedenti.

Il passo del presidente Roosevelt

il presidente Roosevelt cercò di dare a questo sistema di garanzie anglo-francesi un aspetto internazionale. Così il 16 aprile indirizzò un messaggio personale ad Hitler e Mussolini chiedendo loro di impegnarsi a non aggredire nei 10 anni successivi una lista di 29 paesi. Inoltre proponeva di rilanciare la discussione relativa al disarmo, con la partecipazione americana. Gli Stati Uniti si proponevano come arbitri della situazione internazionale. Naturalmente i due dittatori rifiutarono, ma appare chiaro che il presidente Roosevelt voleva solo dimostrare all'opinione pubblica americana l'aggressività di queste due nazioni.

Hitler rispose a questo sistema di alleanze con un minaccioso discorso il 28 aprile, nel quale denunciò l'accordo anglo-tedesco del 1935 e la dichiarazione tedesco-polacca nel gennaio del 1934. Respingevo ufficialmente le proposte del presidente Roosevelt, inoltre rivendicava l'annessione di Danzica. Lasciava anche intendere che la Germania avrebbe formulato nuove rivendicazioni. Bisogna considerare che sin da allora l'attacco alla Polonia era già fissato per il 1 settembre.

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sabato 27 febbraio 2010

Parte I, Capitolo I, Paragrafo IV: I Balcani e lo smembramento dell’Impero Ottomano

Nella regione balcanica i due Paesi vinti erano la Bulgaria e l’Impero Ottomano.

La Bulgaria

Le sorti della Bulgaria furono decise nel Trattato di Neuilly del novembre 1919: essa dovette cedere parte della Macedonia alla Serbia e lasciare la Dobrugia del Sud alla Romania nonché la Tracia orientale alla Grecia, perdendo così ogni possibile sbocco sul Mediterraneo.

Soprattutto l'ulteriore perdita di territori macedoni (dopo una prima cessione alla Serbia per la sconfitta nella guerra balcanica del 1913), fu la causa di anni di guerriglia in Macedonia e di rapporti tesi tra la Jugoslavia e la Bulgaria nel primo dopoguerra.

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La politica italiana in Albania

per quanto riguarda la Albania, il trattato di Londra del 1915 aveva stabilito che la parte settentrionale andasse al Montenegro e alla Serbia. Mentre nella parte centrale, si sarebbe costituito uno Stato neutrale sotto protettorato italiano sarebbe stata così limitata per l'Italia la minaccia dell'insediamento una grande potenza sull'altra riva dell'Adriatico. Ma la Serbia ingrandita notevolmente e divenuta regno di Jugoslavia, costituiva una minaccia. L'Italia pensò quindi 1919 ad un protettorato sull'Albania. Per questo il ministro degli affari esteri Tittoni, succeduto a Sonnino, nel giugno del 1919 un accordo segreto con il ministro greco Venizelos: l'Italia avrebbe appoggiato le rivendicazioni greche sulla Tracia e l'Epiro, la Grecia avrebbe sostenuto invece le pretese italiane sull'Albania.

Il fallimento della politica italiana

Fin dal luglio del 1909 i greci resero pubblico l'accordo segreto, provocando il risentimento degli albanesi e degli jugoslavi. Nel novembre del 1919 scoppiò una rivolta anti-italiana. Il governo italiano fu rovesciato e si insediò un governo contrario.nel gennaio del 1920 compromesso italo-Jugoslavi dall'opposizione del presidente Wilson, e lo considerò un attentato al principio di nazionalità in Italia in seguito al montare della destra in Albania dove le rinunciare all'accordo sottoscritto con la Grecia: nell'agosto del 1920 il governo Giolitti sottoscrisse un trattato di amicizia con l'Albania. L'Italia rinunciava a Valona e conservava l'isola di Saseno.

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Su proposta dell'Italia dicembre del 1920 Albania uomini alla Società delle nazioni nel novembre del 1900, la conferenza degli ambasciatori nominò una commissione per fissare le frontiere albanesi e, poco dopo, decise che in caso di aggressione contro la Albania sarebbe stata Italia a prestarle soccorso stabilizzava così la frontiera del nuovo Stato, il quale in Italia intratteneva rapporti amichevoli .

La Turchia

Per quanto riguarda la Turchia la situazione fu più tragica e complessa.

L’impero arabo nasce dalla predicazione di Maometto nella penisola arabica (632, inizio dell’Egira), successivamente esso si espande nell’Africa del nord raggiungendo nel 1500 parte della Spagna e della Sicilia.

La seconda ondata di conquiste investe la Mesopotamia e la Turchia, dove gli Arabi instaurano stretti legami con i Bizantini ortodossi, spostando il centro dell’impero dall’Arabia alla Turchia.

L’invasione nell’Europa orientale balcanica giunge al culmine con l’assedio di Vienna del 1683, poi inizia un declino (questione d’Oriente) sotto la pressione del mondo russo e tedesco che porterà alla fine dei possedimenti europei nel 1911-13 (guerre balcaniche) e al crollo dell’Impero nel 1918.

Durante la Grande Guerra i turchi si schierano con gli Imperi centrali; questa scelta si ebbe perché fino ad allora la rivalità anglo-russa sul controllo degli stretti e sulla questione orientale aveva permesso il mantenimento dell’impero. Ma guerra queste due potenze trovarono un accordo (possibilità per i russi di accedere agli Stretti in modo da poter mantenere un collegamento con gli alleati), perciò i turchi dovettero schierarsi contro di esse per mantenere l’indipendenza.

IL TRATTATO DI SÈVRES DELL’AGOSTO 1920 regolava le sorti dell’ex Impero:

esso si basava sul principio di divisione dei territori turchi da quelli arabi, cosicché la nuova Turchia dei “Giovani Turchi” si distacca dal mondo arabo sia politicamente che culturalmente.

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Il trattato fu preceduto da una serie di accordi tra gli Alleati a partire da quello franco-inglese già nel 1916 (accordi Sykes-Picot), fino ad arrivare alla conferenza di Londra del febbraio 1920 in cui si decise che i Turchi avrebbero conservato Costantinopoli, ai Greci sarebbe andata la Tracia e la regione di Smirne, agli Italiani la regione di Adalia ed ai Francesi la Cilicia, mentre gli stretti sul mar Nero sarebbero stati smilitarizzati; in Armenia ed in Kurdistan sarebbero nati due stati indipendenti, mentre in Palestina doveva nascere un “focolare nazionale” per gli ebrei.

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Per quanto riguarda la sorte degli arabi, francesi ed inglesi ottengono dei mandati sotto il nome della SDN, mentre altri territori sono resi indipendenti.

Qualche mese dopo questi accordi furono sanzionati definitivamente dal trattato di Sèvres.

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Alla notizia di questi accordi scoppia in Turchia una rivolta popolare guidata dai “Giovani Turchi”, un movimento riformatore con una base laica e di stampo occidentale, i quali rivendicano una separazione tra chiesa e stato (l’islam, infatti, era una teocrazia) e l’instaurazione della repubblica.

Mustafa KemalQuando iniziano le occupazioni militari alleate previste dal trattato, il gruppo riformatore turco si organizzò militarmente sotto la guida di Mustafà Kemal, un generale che aveva respinto durante la guerra lo sbarco inglese nella zona degli stretti.

Egli chiese subito lo sgombero delle truppe alleate, poi strinse un patto con la Russia sovietica nel 1921 per assicurare i confini orientali (riconoscimento dei confini sovietici e dei diritti russi nella regione transcaucasica in cambio dei distretti di Kars e Ardahan).

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Nello stesso anno Ataturk riesce a fermare l’avanzata greca in Anatolia (Venizelos cadde e tornò, solo per un anno, la monarchia con Costantino I) e soprattutto ad ottenere senza combattere l’evacuazione italiana dall’Adalia (mantenendo comunque Rodi ed il Dodecanneso), l’abbandono della Cilicia da parte della Francia e il riconoscimento del suo governo da parte russa e francese; i greci invece, appoggiati dall’Inghilterra, continuano la guerra.

Nel 1923 i kemalisti sconfissero definitivamente i greci e gli inglesi nella battaglia di Smirne, dopo una guerra dove non vi furono prigionieri.

Cominciarono dei lunghi negoziati che si conclusero con il TRATTATO DI LOSANNA DEL LUGLIO 1923.

La Turchia riconquistava tutta l’Asia Minore, Costantinopoli e manteneva una striscia europea in Tracia; perdeva tutti i territori arabi dell’ex impero.

Le popolazioni greche in Turchia e turche in Grecia furono scambiate, la questione degli Stretti fu rimandata a tempo indeterminato.

La rivoluzione kemalista aveva intanto trasformato completamente la Turchia: furono adottati codici giuridici italiani e francesi, il Sultano scomparve e nacque una repubblica sulla base dei principi laici delle antiche tribù turche prima della massiccia islamizzazione; fu adottata la separazione tra chiesa e stato e si ebbe una netta divisione tra turchi e musulmani arabi.

I mandati dei pesi arabi

Re FaisalIn rapporto all'impero romano del 1914 il territorio turco era notevolmente ridotto. In effetti i paesi arabi, Arabia e zona delle mezzelune fertili cessarono di appartenere alla Turchia. La rivolta araba del 1916 era stata guidata da una grande famiglia Ascemita e dall'emiro Hussein, appoggiato dalle truppe britanniche e questo rese possibile nel 1918 la conquista dei paesi arabi a spese della Turchia. Faisal, figlio maggiore di Hussein, entrò trionfalmente a Damasco nell'ottobre del 1918

Il sogno di Faisal era quello di creare un vasto Stato arabo indipendente: ma questo riscontrò come rivendicazioni angolo-francesi. Queste erano state formulate negli accordi Sykes-Picot del maggio del 1916. I francesi avrebbero dovuto amministrare la cosa siriana e libanese mentre la Gran Bretagna avrebbe amministrato la Mesopotamia meridionale, corrispondente, e la Palestina. Contemporaneamente Balfour, in nome del governo inglese, aveva annunciato nel 1917 la fondazione del focolare nazionale ebraico.

La formula dei mandati sembrò la più adatta a risolvere le questioni e le contraddizioni del medio oriente. Francia e Inghilterra ricevettero dalla società delle nazioni il mandato di amministrare i territori della mezza luna fertile per portarli a completa indipendenza.

Nel corso del 1919 Faisal cercò di rafforzare il suo potere in Siria, firmando un accordo con Waizmann che rappresentava l'organizzazione sionista. Fece anche eleggere un congresso siriano a Damasco e si oppose vigorosamente allo statuto del mandato per la Siria, l'Iraq, la Palestina e Libano. Fini anche per respingere le rivendicazioni sioniste sulla Palestina.

Il presidente americano Wilson mandò in Siria Palestina una commissione americana d'inchiesta, detta King-Crane, che consegnò il suo rapporto il 28 agosto: questo rapporto si dichiarava favorevole al sistema dei mandati. Ma nell'ottobre dello stesso anno il presidente Wilson rifiutò la proposta di affidare gli Stati Uniti un mandato sull'Armenia. Così fece anche l'Inghilterra riguardo ad un mandato sulla Siria, consigliando nel contempo ha Faisal di riavvicinarsi alla Francia. Le popolazioni cristiani del Libano si dichiararono favorevoli alla Francia: Faisal cercò quindi di accordarsi con Clemanceau. Era però già troppo tardi, perché le truppe francesi erano già sbarcate in Siria e in cilicio per sostituire le truppe inglesi. Faisal allora, sostenuto dall'inglese Lawrence, tentò di resistere e si fece proclamare re della Siria, ponendo suo fratello Abdullah sul trono del Iraq.

Era già troppo tardi, perché la conferenza di San remo nell'aprile del 1920 aveva attribuito alla Francia il mandato sulla Siria, compreso il Libano, e all'Inghilterra i mandati sulla Palestina e l'Iraq. In seguito al verificarsi di gravi disordini, le truppe francesi si impadronirono di Damasco, cacciando Faisal.

Il generale Gourand diede al paese una struttura frazionata, formando uno Stato del Libano, e altre province indipendenti, che si sarebbero dovuti riunire in una federazione. Nel dicembre del 1920, infine, creò lo Stato del Libano. Da questo momento in poi il Libano sarebbe rimasto separato dalla Siria. Tuttavia in questo territorio vi era una forte minoranza musulmana, soluzione che avrebbe finito per creare numerosi contrasti all'interno del territorio. Nel 1923 il successore di Gourand trasformò anche la Siria in stato unitario.

Gli inglesi in Iraq sostituirono Abdullah, fratello di Faisal, nel 1921. Staccarono dalla Palestina i territori ad est del giordano, costituendo la Transgiordania, in cui nominarono lo stesso Abdullah emiro. Da quel momento la France Giordania sarebbe rimasta esclusa dai territori sui quali si sarebbe stabilito il focolare nazionale ebraico.

Infine la conferenza di Sanremo assegnò all'Iraq e non alla Siria il distretto periferico di Mossul, che gli accordi di Sykes-Picot originariamente avevano concesso alla Gran Bretagna.

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L'Egitto

Fra i paesi arabi, l'Egitto occupava un posto a parte. Nel 1914 il governo britannico, con un atto unilaterale, aveva abolito la sovranità turca e aveva posto il paese sotto il suo protettorato. L'Egitto era una importante base strategica per tutto il medio oriente, ed era fondamentale per controllare il Canale di Suez. Nel novembre del 1918 l'ex ministro Pascià si rivolse all'alto commissario inglese per reclamare l'indipendenza dell'Egitto. Il Foreign Office rifiutò, ma pascià si mise

di un movimento nazionalista che chiamò partito della delegazione. Gli inglesi lo arrestarono e lo deportarono a Malta, ma decisero di condurre un'inchiesta che arrivò alla conclusione che bisognava sostituire il protettorato con un sistema di auto-governo, decidendo quindi di aprire una trattato anglo-egiziano e dei negoziati con i rappresentanti del partito nazionalista. Le trattative andarono avanti dal 1920 al 1921 senza raggiungere alcun risultato. Infine nel 1922 l'Inghilterra con un ulteriore atto unilaterale proclamò la fine del protettorato, riservandosi determinate prerogative:

1. La sicurezza delle comunicazioni dell'impero britannico in Egitto;

2. La difesa dell'Egitto contro l'aggressione non ingerenza straniera;

3. La protezione degli interessi straniere delle minoranze in Egitto;

4. La costituzione di Sudan anglo-egizio ;

Re Fuad I si autoproclamò re d'Egitto. Bisognerà attendere il 1936 per la firma di un trattato anglo-egiziano.