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domenica 11 aprile 2010

Il “Nuovo Ordine” in Europa

Capitolo VII, Paragrafo I

La volontà di Hitler era senza dubbio quella di dominare l'Europa. Ma alla sua politica presentò delle differenze considerevoli a seconda dei paesi presi in considerazione.

La Germania aveva annesso zone molto estese: l'Austria, il territorio dei Sudeti, la parte occidentale della Polonia (la parte orientale era invece occupata dall'Urss), il territorio di Danzica, Memel, l'Alsazia-Lorena, la Slovenia settentrionale e, dopo la disfatta italiana, anche Trieste e il Tirolo italiano.

Alcuni paesi erano soggetti al suo protettorato: la Boemia e la Moravia, la parte occidentale della Polonia non ammessa. E altri erano semplicemente occupati, ma erano trattati in modo molto diverso.

I paesi occidentali, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca e, in misura minore, la Norvegia godevano di un trattamento abbastanza favorevole.

Al contrario Serbia, Grecia, Polonia e tutti territori sovietici occupati erano invece soggetti ad un'occupazione estremamente dura. Altri paesi invece come la Spagna, l'Italia, l'Ungheria, la Bulgaria, la Romania, la Slovacchia, la Croazia e la Finlandia erano amici o alleati della Germania.

Solo tre paesi dell'Europa continentale sfuggivano completamente alla sua autorità: il Portogallo (tradizionalmente vicino all'Inghilterra), la Svizzera (neutrale) e la Svezia. L'Irlanda era rimasta neutrale.

La volontà di Hitler di dominare l'Europa si tradusse in diversi metodi che andavano dalla firma di un trattato, all'occupazione militare e all'attività poliziesca. Il carattere più comune della dominazione nazista fu la terribile persecuzione intrapresa contro gli ebrei che furono massacrati in parecchi milioni e l'invio degli oppositori in campi di concentramento.

Il patto tripartito

Il patto tripartito fu firmato il 27 settembre del 1941 a Berlino da Germania, Italia Giappone. Sul piano europeo, prevedeva la costruzione di un "nuovo ordine europeo" guidato da Germania Italia, e il diritto per queste due potenze ad avere in Europa lo "spazio vitale" che sarebbe loro convenuto.

In generale paesi occupati, presentavano soprattutto dei vantaggi per la macchina da guerra tedesca. In essi Hitler vi trovava le materie prime, i viveri e soprattutto la manodopera. Le pesanti indennità di occupazione gli permettevano di regolare a suo piacimento l'economia dei territori e di alleviare le finanze tedesche. L'adesione al patto tripartito fu per Hitler uno dei criteri di fedeltà all'ordine nuovo.

Quando la Germania attaccò l'Urss, un certo numero di paesi satelliti dichiararono guerra a quest'ultima sin dalla fine di giugno del 1941: Italia, Slovacchia, Ungheria e Romania. La Finlandia si unì nella lotta senza però allearsi con la Germania. La propaganda per la "crociata anti-bolscevica" diventò uno dei temi principali in tutti paesi filotedeschi.

L'Ungheria

Dopo il 1938 l'orientamento dell'Ungheria era nettamente filo-tedesco. Gli ungheresi avevano beneficiato di quest'atteggiamento e annesso, poco dopo la conferenza di Monaco, il sud della Slovacchia (novembre 1938), la Rutenia subcarpatica (marzo 1939, immediatamente dopo la dissoluzione dello stato cecoslovacco) e i due terzi della Transilvania (agosto 1940, ai danni della Romania occupata dai tedeschi) e infine dei territori jugoslavi (aprile 1941, in occasione dell'invasione tedesca di questo paese).

Tuttavia il capo della Stato ungherese evitava di impegnarsi a fondo nella guerra e predicava una decisa politica antisemita.

Nell'aprile del 1941 vi fu un avvicendamento di governo, che garantì una politica di maggiore sottomissione alla Germania. Infatti l'Ungheria dichiarò guerra alla Russia sin dal 27 giugno del 1941. A ciò valse all'Ungheria una direzione di guerra della Gran Bretagna nel dicembre del 1941 e la rottura delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti. Quando, poco più tardi, gli Stati Uniti entrarono in guerra, Hitler spinse i governi ungherese, bulgaro perlomeno a dichiarare guerra a questo paese.

Il nuovo capo di Stato ungherese tuttavia cercò di ridurre al minimo la partecipazione ungherese alla guerra. Per questa ragione nel marzo del 1942 fu costretto a rassegnare le dimissioni e fu sostituito da Kallay. Questo comporta un cambiamento completo della politica estera ungherese.

Kallay infatti si adoperò personalmente per far uscire il paese della guerra e di concludere un armistizio con gli alleati. Ma temendo di veder i tedeschi costituirono una specie di blocco romeno-croato-slovacco diretto contro l'Ungheria, per altro abbastanza simile alla vecchia Piccola Intesa, Kallay cercò di ottenere contro questa coalizione l'appoggio italiano e si recò a Roma nell'aprile del 1943.

Ma Mussolini in quella fase era ormai troppo debole per resistere seriamente alla Germania. Inoltre cercò anche di stabilire dei contatti ufficiosi con i diplomatici anglosassoni ad Istanbul, accettando anche l'idea di una resa senza condizioni. Le stesse proposte furono anche trasmesse alla Russia nel settembre del 1943. L'ambasciatore britannico ad Istanbul con un i colla risposta degli alleati: la capitolazione ungherese a dover essere tenuta segreta. L'Ungheria doveva ridurre progressivamente la sua cooperazione militare ed economica con la Germania, promettere di resistere ad un eventuale occupazione militare da parte dei tedeschi e lasciar passare ieri alleati sul territorio ungherese. Si sarebbero dovuti, in un secondo momento, impegnare ad attaccare i tedeschi. Questo tentativo per uscire dalla guerra fallì. Nell'aprile del 1943, Hitler aveva protestato energicamente contro la politica del governo Kallay.

Così alla fine di febbraio del 1944 la Germania reclamò il diritto di passaggio attraverso l'Ungheria di 100.000 soldati diretti al fronte russo. Il governo esitò credendo che queste truppe fossero in effetti destinate ad occupare l'Ungheria. Così Horthy, presidente ungherese, accettò di incontrare Hitler a Berchtesgaden. Questi gli fece una violenta scenata e pretese una completa cooperazione militare d'economica e severe misure contro gli ebrei. Ma Horthy rifiutò. Così nella notte fra il 18 19 marzo le truppe tedesche entrano in Ungheria, senza che fosse possibile una resistenza. Quando Horthy tornò Budapest, ormai l'Ungheria era già occupata dai tedeschi.

L'11 ottobre del 1944 fu firmato a Mosca un armistizio e il 15 venne reso pubblico. A quel punto i tedeschi insediarono un governo formato dal partito della "Croce Frecciata". Il nuovo regime durò però solo alcuni mesi e fece regnare il terrorismo Ungheria.

 

La Romania

La Romania e la Bulgaria furono i due principali alleati della Germania nell'Europa balcanica. Nel settembre del 1940, re Carol di Romania aveva invano cercato di dissipare la diffidenza di Hitler e fu obbligato ad abdicare. A quel punto divenne dittatore della Romania Antonescu, che sviluppò una politica apertamente filo-tedesca e una campagna antisemita. Aprì il suo paese tedeschi, gli consegnò i campi petroliferi rumeni e dichiarò guerra alla Russia sin dal 22 giugno del 1941.

Il suo scopo sembra sia stato quello di convincere Hitler che il secondo arbitrato di Vienna (agosto 1940) doveva essere annullato e l'intera Transilvania riunita alla Romania (l'arbitrato aveva di fatto spartito le zone contese della Romania, tra cui la Bessarabia).

Le vittorie russe dell'inverno 1943-1944 misero La Romania in una situazione difficile. Gli avversari del dittatore Antonescu cercarono di negoziare con gli alleati e fu inviata una delegazione segreta al Cairo dove nell'aprile del 1944 ebbero luogo i primi negoziati di armistizio. Molotov annunciò pubblicamente l'unione sovietica non aveva alcuna rivendicazione territoriale verso la Romania, ad eccezione della Bessarabia e della Bucovina del Nord.

Mentre l'armata Rossa penetrava in territorio rumeno, ebbe luogo a Bucarest un colpo di Stato (agosto 1944) che accelerò definitivamente l'avanzata dei sovietici. La Romania accettò le condizioni di armistizio alleate e lo stesso giorno il giovane re Michele fece arrestare Antonescu e costituì un nuovo governo.

 

La Bulgaria

Re Boris di Bulgaria scelse il campo tedesco durante il 1940. La Bulgaria, dove le simpatie filo-russe erano notevoli, non dichiarò guerra alla Russia nonostante la pressione dei nazisti. I bulgari, che avevano firmato nel 1941 un trattato di non aggressione con la Turchia, si limitarono ad occupare la macedonia jugoslava e la Tracia.

Alla fine di agosto del 1943 morì re Boris, cui successe suo figlio di soli sei anni. Il principale reggente era molto favorevole ai nazisti: per cui fu costituito un nuovo governo che dette una svolta alle relazioni con la Germania. Tra l'agosto e l'ottobre del 1944 situazione era molto confusa. Il governo reclamò la partenza delle truppe tedesche ed inviò un emissario al Cairo. Temendo di essere escluso dai negoziati, dichiarò guerra Germania il 5 settembre. Tuttavia l'armata Rossa aveva invaso La Bulgaria il 9 settembre. Vi fu un solo definitivo armistizio firmato a Mosca per conto dei tre alleati.

 

La Jugoslavia e l'Albania

Quando fu sconfitta La Jugoslavia, re Pietro II andò in esilio a Londra con il suo governo. Sul territorio jugoslavo furono costituiti due principali movimenti di resistenza. Da una parte, il generale serbo Mihailovic, poco propenso ad azioni di guerriglia e decisa conservare le sue forze intatte per appoggiare un eventuale sbarco alleato. Questa soluzione era voluta dal governo in esilio a Londra, per questo abbandonò praticamente qualsiasi operazione militare.

Un altro movimento di resistenza si era invece sviluppato sotto la guida del segretario generale del partito comunista, che dei primi della guerra aveva assunto il nome di Tito. Egli aveva costituito il "Movimento dei partigiani". Questi partigiani riuscirono a sette mettere le mani sulla maggior parte delle armi abbandonate dalle truppe italiane di occupazione dopo l'armistizio dell'Italia nel settembre del 1943.

Tito fu anche moderatamente appoggiato dai russi. Ben presto però entrò in opposizione a Mihailovic, così il comitato nazionale di Tito decise di inviarono una delegazione al Cairo per negoziare con il governo Di Pietro II.

Il re era assai contraria Tito e rifiutò di ricevere una delegazione. Così il 23 dicembre del 1943 il comitato nazionale jugoslavo proclamò la decadenza del governo e accusò il generale Mihailovic di essere in contatto con le autorità tedesche. A partire da questa data la tensione fra re Pietro II e il maresciallo Tito divenne estrema. Nel maggio del 1944 re Pietro II affidò l'incarico di formare un nuovo governo, che tentò di raggiungere un accordo con Tito.

Nel giugno del 1944 si recò in Jugoslavia per incontrarlo. Contemporaneamente il governo britannico faceva sapere che ritirano le proprie appoggio a Mihailovic a causa della sua collaborazione con i tedeschi.

Fu firmato un accordo fra Tito e Subasic, primo ministro del governo in esilio, il 31 agosto in vista della liberazione della Jugoslavia.

Alla conferenza anglo-sovietica di Mosca nell'ottobre del 1944, russi e inglesi si misero d'accordo per trovare una soluzione difficoltà interne di questo paese. Il maresciallo Tito si trovava Mosca durante la conferenza. E’ durante questa stessa conferenza, che russi e partigiani liberarono Belgrado. Vi è da rilevare che la Jugoslavia e l'unico paese che si liberò con le sue sole forze.

Il governo croato, rimasto fedele alla Germania, tentò invano di resistere all'avanzata dei partigiani. Dopo la disfatta italiana, i nazisti presero in mano l'amministrazione dell'Albania. Nel giugno del 1944 tentarono inutilmente di eliminare guerriglieri comunisti guidati da Hoxha. Nel novembre del 1944 quest'ultimo entrò nella capitale liberata e di costituì un governo comunista.

 

L'Europa occidentale

In Europa occidentale si tenta di stabilire un nuovo ordine come riforme. A partire dal 1942 l'occupazione divenne più dura. Hitler aveva creduto di vincere qualche mese con guerra lampo, cosa che gli era ben riuscita almeno fino a quella data. La resistenza dei sovietici lo obbligò a lanciarsi nel 1942 e soprattutto dal 1943 nella guerra totale.

Alla Germania occorreva utilizzare molto più sistematicamente le risorse dei paesi occupati. Così gli attentati anti-tedeschi si moltiplicarono provocarono violente rappresaglie. Il Belgio e il nord della Francia erano soggetti al comando tedesco. Il governo danese si sforzava di limitare per quanto possibile la collaborazione con le autorità tedesche. In Norvegia fu creato un governo satellite, che però ebbe contro la stragrande maggioranza la popolazione. Il re di Norvegia si era rifugiato peraltro Londra con il suo governo e una gran parte della flotta mercantile norvegese si era messa a disposizione degli alleati.

La situazione dei Paesi Bassi era simile, poiché la regina Guglielmina si trovava anch'essa Londra. I re del Belgio Leopoldo III era rimasto in patria, considerandosi prigioniero dei tedeschi, con i quali rifiutava di collaborare.

La situazione Francia era molto differente per il fatto dell'esistenza del governo di Vichy. Dopo il ritorno al potere di Laval, il governo di Vichy aveva accentuato la sua politica di collaborazione.

Tuttavia nonostante fosse filo-tedesco, sembra che Laval abbia cercato fra il novembre del 1942 l'aprile del 1943 di evitare una collaborazione militare diretta con la Germania. L'occupazione della zona libera da parte della Germania (novembre 1942) e la ripresa della lotta nel resto dell'impero francese ridusse quasi a zero l'autorità del governo di Vichy. Le sue relazioni diplomatiche con l'estero si erano progressivamente rotte tanto che a partire dal 1943 si può dire che la Francia occupata non avesse più una politica estera propria. Il governo di Vichy dovette sparire con la liberazione della Francia e con la rimozione del maresciallo Pétain, condotto in Germania contro la sua volontà nel mese di agosto del 1944.

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domenica 14 marzo 2010

Parte II, Capitolo V, Paragrafo III: La disfatta della Francia e l’armistizio

La disfatta militare

il 10 maggio del 1940 Hitler lanciò la grande offensiva militare contro Olanda, Belgio e Francia. La disfatta anglo-francesi sul continente era certa.

La prima sconfitta subita dai francesi avvenne fra il 10 e il 14 maggio, determinando l'esito negativo di tutte le operazioni successive.

I tedeschi riportarono due successi decisivi: gli olandesi deposero le armi il 15 maggio; le truppe tedesche penetrarono dal 14 al 16 maggio nel verde in, rompendo il fronte francese. Infatti i francesi attendevano, com'era accaduto nella prima guerra mondiale, una penetrazione tedesca dal confine belga. A tal fine era stata predisposta la linea Maginot, mentre le truppe francesi unitamente alle quattro divisioni britanniche si erano disposte lungo il confine belga. Si riteneva improbabile che le truppe tedesche potessero penetrare attraverso la regione montuosa del bene. Dopo l'attacco sorpresa del 16 maggio, il generale Gamelin dichiarò che Parigi poteva essere presa in serata. La folgorante rapidità con cui le truppe tedesche operarono lo sfondamento, testimoniava la superiorità tedesca in fatto di armamenti, oltre che una migliore padronanza dell'uso dell'aviazione. Nonostante gli sforzi fatti dalla Francia negli anni 30, lo stato maggiore francese era rimasto fermo ad una concezione difensiva e classica. Il presidente francese Raynauld, contraria generale Gamelin, nominò questo punto il generale Weygand comandanti in capo delle operazioni belliche.

La seconda fase durò dal 19 maggio fino ai primi di giugno. Lo sfondamento tedesco aveva diviso le due linee difensive: il grosso delle truppe francesi era rimasto tagliato fuori in Belgio, mentre le truppe meno equipaggiate erano rimaste in territorio francese. Nonostante gli sforzi l'operazione fallì, portò alla resa incondizionata dell'esercito belga avvenuta il 28 maggio.

 

La terza fase fu il tentativo disperato del generale Weygand di organizzare una linea difensiva lungo il fiume insomma. Ma le divisioni francesi a disposizione erano male armate e inferiori di numero alle divisioni tedesche. La battaglia durò fino al 5 giugno, quando questo fronte fu definitivamente rotto dalle truppe tedesche. Il governo abbandonò Parigi il 10 giugno, lo stesso giorno in cui l'Italia entrò in guerra.

Parallelamente a questa evoluzione militare, la diplomazia tentava di concentrarsi su due punti: il rafforzamento degli effettivi e l'intervento dell'aviazione inglese, l'atteggiamento dell'Italia.

Le richieste di aiuto all'Inghilterra

All'indomani del 13 maggio, Churchill dopo aver scoperto che la Francia non disponeva di alcuna riserva generale, decise prudentemente di rimpatriare il corpo di spedizione britannico. Tuttavia il premier britannico diede a Reynaud la figurazione che se uno dei due paesi fosse caduto nella lotta, l'altro non lo avrebbe abbandonato. Vide anche il maresciallo Pétain, il cui atteggiamento era orientato verso una pace separata. Ma la risoluzione inglese era quella di proseguire i combattimenti ad ogni costo. Churchill il 4 giugno pronunciò di fronte al Parlamento un discorso celebre, nel quale dichiarava che la Gran Bretagna non si sarebbe mai resa. Per il 6 giugno annunciò l'arrivo in Francia di due nuove divisioni britanniche. Ma da quel momento le domande francesi di soccorso non furono più soddisfatte.

Ultimi negoziati con l'Italia

L'entrata in guerra dell'Italia a fianco della Germania, fu praticamente decisa nel corso dell'incontro tra Hitler e Mussolini al Brennero, il 18 marzo del 1940.

Il presidente francese, vedendola situazione che peggiorava, provò a contattare l'Italia offrendo amplissime concessioni territoriali nelle colonie. Il 26 maggio il presidente Roosevelt indirizzò a Mussolini un messaggio nel quale gli proponeva di divenire intermediario fra le richieste del governo italiano e quello francese e inglese.

Una volta trovata la soluzione, Roosevelt avrebbe garantito il nome degli Stati Uniti che dopo la guerra sarebbero stati raccordati all'Italia quei compensi territoriali promessi perché questa non entrasse nella lotta. Il governo italiano, peraltro, memore dell'accordo di Londra del 1915 mai onorato dagli alleati, non aveva fiducia in questo genere di promesse. Tuttavia ciano, rispose con un rifiuto. Con una lettera Mussolini comunicò a Hitler il 25 maggio, che l'Italia sarebbe entrata in guerra dopo il 5 giugno. Il Consiglio dei Ministri francese indirizzò allora la sera del 27 maggio un progetto di massicce concessioni agli italiani. Sarebbero stati ceduti degli immensi territori a spese dell'Africa equatoriale francese, assurdo della Libia e nel golfo di Guinea. Si aggiunsero anche cessioni della costa francese dei somali e della ferrovia di Addis Abeba.

Questo piano però fu aspramente criticato dal governo britannico, soprattutto per l'effetto morale che concessione di questo tipo avrebbero avuto in Francia e in Inghilterra.

L'entrata in guerra dell'Italia

Di fronte a questo posizione, il progetto fu abbandonato prima di essere sottoposto all'Italia. Infine fu deciso il 31 maggio di avviare un'ulteriore offerta di trattative all'Italia, concepita però in termini molto più vaghi. Lo stesso giorno il presidente Roosevelt fece un nuovo passo. Minacciò che l'intervento italiano avrebbe portato autunno aumento della produzione americana di armamenti. Tuttavia questi tentativi non ottennero risultati. Mussolini aveva inviato a Hitler una lettera in cui gli annunciava l'entrata in guerra dell'Italia per il 5 giugno, ma Hitler di risposte domandandogli di ritardare alcuni giorni. Ci si accordò quindi per l'11 giugno. La dichiarazione di guerra fu notificata il 10 giugno all'ambasciatore francese da ciano, che dichiarò che si trattava di un colpo di pugnale inferto ad un uomo in terra.

 

Sebbene il trattato anglo-franco-turco implicasse un intervento di quest'ultimo paese se la guerra si fosse stessa nel Mediterraneo, la Turchia non osò intervenire. Fu nominato ambasciatore ad Ankara sin dall'aprile del 1939 Von Papen per ottenere la neutralità della Turchia. Quest'ultima firmò con la Germania un trattato di non aggressione nel giugno del 1941 e un'importante trattato di commercio nell'ottobre del 1941, ma la Germania non riuscì a portare la Turchia in guerra contro l'Urss.

Negoziati anglo-francesi per l'armistizio

a partire dal 10 giugno, l'esercito francese era sconfitto. Il problema principale era quello di sapere quali sarebbe stato l'atteggiamento dei governi francese e britannico.

Le principali deliberazioni del governo francese ebbero luogo fra il primo e il 16 giugno. Nel frattempo il governo si era installato nella regione di Tours. L'11 giugno ebbe luogo un consiglio supremo inter-alleato. Churchill incontrò l'presidente francese, Weygand, Pétain, de Gaulle. Il generale Weygand reclamò ancora una volta l'intervento di squadriglie inglesi. Ma Churchill rifiutò: era assolutamente necessario mantenere tutte le forze per la difesa della Gran Bretagna. Weygand, a questo punto comprese che l'unica soluzione era l'armistizio. Il problema che si poneva era di sapere se si sarebbe proceduto ad una domanda di armistizio nel quale il governo si sarebbe impegnato, e che avrebbe immobilizzato la flotta e le truppe disponibili nelle colonie e nel nord Africa. Il maresciallo Pétain e Weygand non ammettevano questa seconda soluzione, vietata dal codice francese di giustizia militare. Per costoro il governo doveva rimanere in Francia per difendere il territorio. Al contrario il presidente Reynaud auspicavano la capitolazione dell'esercito e la partenza del governo per l'Africa del nord. Questa soluzione peraltro era la sola conforme al trattato anglo-francese stipulato il 28 marzo del 1940; questo prevedeva che non ci sarebbe stato né armistizio né pace separata. Inoltre questa soluzione avrebbe avvantaggiato l'Inghilterra, perché la flotta francese avrebbe continuato la lotta così come anche le divisioni d'oltremare. Ma ciò presentava un grave pericolo: le divisioni che stanziava no in Africa del Nord erano state trasportate in Francia. Queste erano mediocremente addestrate e male armate. Inoltre gli alleati pur avendo una supremazia sul mare, soprattutto nel Mediterraneo la loro aviazione era quasi inesistente. Ora il generale Franco, almeno in apparenza, era favorevole all'asse. Senza dubbio non avrebbe potuto impedire l'avanzamento delle truppe tedesche in Spagna, per poter sbarcare nell'Africa francese. Si sarebbe potuto prevenire questi invasione occupando il Marocco spagnolo. Ma questo avrebbe trascinato la Spagna in guerra. Questo fu alla base delle esitazioni degli uomini di governo francese.

Gli ultimi consigli supremi intera alleati

Churchill seguitava a mantenere contatti con il governo francese. Quando il 12 giugno al mattino, dovendo ripartire per l'Inghilterra, egli aveva ottenuto dall'ammiraglio Darlan l'assicurazione che la flotta francese non sarebbe mai caduta in mano ai tedeschi. Il presidente francese per altro aveva chiesto a Churchill quale sarebbe stato l'atteggiamento della Gran Bretagna nel caso in cui si verificasse il peggio, ottenendo da quest'ultimo la garanzia che l'Inghilterra avrebbe resistito fino all'ultimo ad Hitler.

A questo punto il presidente francese Raynaud decise di inviare un messaggio al presidente Roosevelt, nel quale si appellava adesso per ottenere tutto l'aiuto possibile il carattere non militare. Roosevelt peraltro gli rispose il 13 giugno incoraggiandolo a continuare la lotta. In un secondo messaggio egli chiedeva esplicitamente agli Stati Uniti un intervento militare mettendoli di fronte alle loro responsabilità per la difesa della civiltà occidentale. Churchill appoggiava in pieno peraltro Paul Raynaud.

Prima di prendere qualsiasi ulteriore decisione il presidente francese attendeva la risposta di Roosevelt.

Questa arrivò il 13 giugno, ma fu piena di simpatie, ma negativa. Il presidente Roosevelt insisteva in maniera pressante affinché la Francia continuasse la sua lotta in Africa del Nord.

Le due note inglesi

l'Inghilterra fece allora due passi successivi. L'ambasciatore inglese consegnò al presidente francese due messaggi. Il primo ricordava che l'accordo stipulato il 28 marzo impegnava tutto il governo francese. L'Inghilterra dava al suo consenso ad una richiesta delle condizioni tedesche di armistizio, solo condizione che la flotta francese fosse immediatamente inviata nei porti britannici. Il secondo reclamava che il governo inglese fosse consultato prima che qualsiasi condizione di armistizio fosse ricevuta. L'Inghilterra mandava l'invio dell'aviazione in Africa del Nord o in Inghilterra, e che le truppe polacche, belliche e cecoslovacche fossero tratte d'impaccio.

Il progetto di unione franco-britannica

queste due note però non furono sottoposte al Consiglio dei Ministri. L'ambasciatore inglese presentò invece un progetto di unione franco-britannica. Questo progetto, discusso da organismi privati sia a Parigi che a Londra, fu lanciato il 14 giugno a Londra. Il gabinetto britannico aveva deliberato su di esso tra il 15 e il 16 giugno. Il generale de Gaulle, arrivato a Londra il 16, lo approvò. Fu lui stesso che telefonò al presidente francese, leggendone il contenuto. La prima reazione di Churchill al testo fu favorevole, tanto che non si oppose.

Si proponeva la creazione di un'unione franco-britannica, laddove non ci sarebbero state più di due nazioni. Sarebbero stati creati degli organismi comuni per la difesa, la politica estera, le finanze degli affari economici. I cittadini francesi avrebbero goduto immediatamente della cittadinanza inglese e viceversa. I due paesi avrebbero condiviso la riparazione dei danni di guerra. Per tutta la durata della guerra ci sarebbe stato un solo gabinetto di guerra dal quale sarebbero dipese tutte le forze militari. I due Parlamento si sarebbero stati associati.

Quanto poteva considerarsi serio questo progetto? Non è facile dirlo. Si sa che se ne discusse, ma il presidente francese Raynauld fini per rassegnare le dimissioni. Il suo successore era il maresciallo Pétain, favorevole ad una domanda immediata di armistizio.

La domanda di armistizio

il maresciallo Pétain costituì il nuovo governo con una lista di fautori dell'armistizio. Per la direzione degli affari esteri scelse Baudouin invece di Laval, che rifiutò di far parte del nuovo governo. Questa scelta era importante perché la Val rappresentava la tendenza della rottura con l'Inghilterra. Infine alle 23:30 un breve Consiglio dei Ministri decise di domandare l'armistizio. A mezzanotte il ministro degli esteri francese convocò l'ambasciatore di Spagna, per chiedere al governo spagnolo di trasmettere il messaggio al governo tedesco. Nel frattempo furono avviati colloqui con gli ambasciatori di Inghilterra e degli Stati Uniti, ai quali il ministro dichiarò che in ogni caso la flotta francese non sarebbe stata consegnata nei tedeschi negli italiani.

Da quel momento i negoziati proseguirono parallelamente: tra la Francia, la Germania e l'Italia, per la conclusione dell'armistizio; tra Francia e la Gran Bretagna, quest'ultimo paese sforzandosi di evitare il peggio.

Le discussioni anglo-francesi

Fin dal 17 giugno Churchill aveva inviato un messaggio personale a Pétain, inviando un caloroso appello perché non consegnassero al nemico la flotta francese. Nel frattempo il 17 giugno dai microfoni della BBC il generale de Gaulle trasmetteva un celebre appello per il proseguimento della lotta. Durante la giornata del 19 giugno si ebbero numerosi incontri del primo Lord dell'ammiragliato inglese con diversi ministri francesi, che ripetutamente confermarono che la flotta non sarebbe caduta in mano dei tedeschi. Ma si rifiutarono in ogni caso di spostare le navi. Tutti tentativi britannici in questo senso furono vani, e quando la sera del 22 giugno il governo britannico ha prese che l'armistizio era stato firmato, richiamò il suo ambasciatore con tutto il personale dell'ambasciata, così come rappresentanti del Canada e del Sudafrica.

Gli inglesi allora si sforzarono di incoraggiare i movimenti di resistenza all'armistizio, in particolare quello del generale de Gaulle. Il 25 giugno il gabinetto di guerra britannico decise di inviare una delegazione in Marocco per prendere contatto con un certo numero di parlamentari che avevano lasciato la Francia il 21 giugno. Era stata predisposta una dichiarazione che istituiva un governo di resistenza. Questo messaggio fu comunicato a Pétain e a Darlan, senza però ottenere alcun risultato.

I negoziati di armistizio

Nel frattempo si svolgevano i negoziati di armistizio. Il governo tedesco aveva ricevuto la domanda francese il 17 giugno nelle prime ore del mattino. Bisognerà attendere il 19 perché l'ambasciatore spagnolo potesse comunicare al governo francese che la Germania era pronta a far conoscere le sue condizioni.

Nel frattempo Hitler aveva voluto conferire con Mussolini. L'incontro ebbe luogo il 18 e il 19 giugno a Monaco. Mussolini era scontento dei risultati ottenuti dalle sue truppe, che non avevano conseguito nessun successo militare. Voleva che fossero applicate delle condizioni estremamente dure alla Francia. Reclamava per l'Italia Nizza, la Corsica e la costa francese dei somali. Voleva inoltre la Tunisia, ingrandita a spese dell'Algeria.

Ma prima di tutto era necessario costringere l'Inghilterra alla pace e quindi impedire alla flotta francese di riunirsi a quelle inglese. Hitler, che aveva del resto assoluta libertà di decisione, era molto più moderato. Mussolini avrebbe voluto un solo armistizio fra la Francia e i due paesi dell'asse. Hitler invece insistette per due armistizi separati.

Il governo francese designò una delegazione, nelle cui istruzioni non era autorizzata a nessun titolo a consegnare la flotta francese.

Il 20 giugno il governo tedesco annunciò via radio che aspettava la delegazione francese al ponte di Tours. I tedeschi non avrebbero occupato questa città fino alla partenza del governo francese.

La delegazione francese penetrò nelle linee tedesche il 20 giugno di sera. Il giorno seguente a Rethondes ebbe luogo una grandiosa cerimonia nel "vagone dell'armistizio" del 1918.

Hitler stesso accolse i negoziatori francesi, rigettando sulla Francia la responsabilità della guerra. Tentò di presentare l'armistizio con un accordo fra soldati leali. Poi si ritirò e lasciò che i generali Keitel e Jodl e si ponessero le condizioni tedesche. Queste pervennero al governo francese il 21 giugno di sera. Ne seguì una riunione immediata del governo. Le condizioni erano dure ma non disonorevoli. Il Consiglio dei Ministri decise di redigere una serie di osservazioni: non occupazione di Parigi; la flotta da guerra sarebbe rimasta di stanza in Africa; sarebbe stato concluso un accordo sui militari stranieri che si trovavano in Francia; modifica della clausola relativa alla consegna dei rifugiati tedeschi in Francia. Il giorno seguente il Consiglio dei Ministri ha prese che tedeschi avevano respinto tutte queste osservazioni. Era solo previsto che la commissione di armistizio avrebbe esaminato la situazione della flotta.

Il Consiglio dei Ministri accettò, per cui la firma dell'armistizio ebbe luogo alle 18 50.

 

L'armistizio con l'Italia

Perché l'armistizio franco-tedesco entrasse in vigore, era necessario che fosse fermato l'armistizio italo-francese. Alcuni speravano che quest'ultimo sarebbe stato inaccettabile e che la Francia sarebbe stata così costretta a continuare la guerra.

I negoziatori arrivarono a Roma il 23 giugno. L'armistizio fu firmato nel tardo pomeriggio, per cui i due armistizi entrarono in vigore sei ore dopo, dopo che il governo tedesco fosse stato informato dell'avvenuta firma dell'armistizio con l'Italia.

Clausole dell'armistizio

quali erano le clausole di questi due armistizi? L'armistizio franco-tedesco era di gran lunga il più importante. Veniva creata una zona occupata, lungo tutta la costa dell'Atlantico. Il governo avrebbe potuto risiedere nella zona occupata o Parigi. Nella zona occupata, i tedeschi avrebbero avuto i diritti della potenza occupante. Nessun aereo, che equipaggiamento con nave sarebbe potuta essere trasferita in Inghilterra o all'estero. I prigionieri francesi sarebbero stati prigionieri fino alla pace, mentre quelli tedeschi sarebbero stati immediatamente restituiti. Il governo francese era obbligato a consegnare su richiesta della Germania tutti i rifugiati tedeschi.

Per la flotta gli articoli della convenzione erano poco rassicuranti dell'Inghilterra. Una parte di essa sarebbe rimasta a disposizione del governo francese per la salvaguardia dell'impero coloniale. L'altra parte sarebbe stata riunita in porti da indicare e avrebbe dovuto essere disarmata, sotto il controllo della Germania dell'Italia.

Il governo tedesco dichiarava solennemente di non aver intenzione di impiegare durante la guerra e per i suoi fini la flotta da guerra francese. Tutte le navi e certo quelle che avrebbero difeso l'impero, sarebbero state richiamate in Francia. Inoltre la clausola per la sorveglianza dei coste avrebbe permesso ai tedeschi di impadronirsene con un simulacro giuridico di tutte le navi.

Era previsto peraltro che il governo tedesco avrebbe potuto denunciare in ogni momento la convenzione di armistizio.

Quanto all'armistizio con l'Italia, esso non aggiungeva granché a queste clausole: veniva smilitarizzata una zona di 50 km lungo la frontiera italo francese. All'Italia veniva concesso il diritto di utilizzo del porto di tributi e della ferrovia di Addis Abeba.

Furono create delle commissioni di armistizio tedesche di italiane per assicurare l'esecuzione dei due accordi.

sabato 13 marzo 2010

La Drole de Guerre.

Parte II, Capitolo V, Paragrafo II

Il tentativo di pace e di Hitler

dopo la disfatta della Polonia, fino al maggio del 1940, la guerra terrestre sul fronte occidentale assunse un andamento molto tranquillo. Solo il problema della Norvegia sarebbe venuto a turbare questa calma prima dell'attacco decisivo della Germania. In queste condizioni non c'è da stupirsi che Hitler avesse tentato di fare la pace, in modo da consacrare le sue conquiste ed assorbirle. La fine del 1939 fu quindi caratterizzata da alcuni tentativi di pace. Egli si dichiarò pronto a disporre gli scopi della guerra, ad eccezione delle rivendicazioni coloniali non domandava nulla né alla Francia nell'Inghilterra. Ma nella Francia nell'Inghilterra potevano ammettere queste richieste. In Inghilterra erano ben pochi favorevoli del resto alle proposte di Hitler. L'offensiva di pace tedesca languiva, così il 13 ottobre il governo tedesco pubblicò una dichiarazione in cui constatava l'assenza di volontà per raggiungere un compromesso di pace.

Il tentativo di piccoli stati neutrali

un secondo tentativo di differente origine ebbe luogo nel novembre del 1939. Gli Stati Uniti avevano anche pensato di offrire una loro mediazione, ma dopo aver consultato i propri collaboratori il segretario di Stato Cordell Hull ritenne che ciò fosse inutile, sicché il presidente Roosevelt rese pubblica questa decisione l'11 ottobre. Hitler, nonostante il parere contrario dei suoi generali, aveva peraltro deciso di iniziare le operazioni ad ovest per il 12 novembre. Ben 90 divisioni tedesche erano ammassate lungo la frontiera del Belgio e dell'Olanda. Questi due paesi erano neutrale e non volevano chiedere aiuto né alla Francia e all'Inghilterra. Avevano quindi rifiutato tutte le proposte franco-inglesi, avanzate sin dal mese di settembre, di iniziare delle conversazioni militari. I due alleati fecero allora sapere al Belgio che, in caso di attacco, non avrebbero portato le loro truppe in territorio belga.

Il Ministro degli affari esteri olandese propose il 5 novembre alla regina Guglielmina una mediazione belga-olandese. I due sovrani inviarono un telegramma a Giorgio VI e a Hitler, offrendo i loro buoni uffici e la mediazione per risolvere il conflitto. Questa proposta ricevette immediata adesione dai re dei paesi del Nord, Danimarca, Norvegia, Svezia, oltre che della Repubblica finlandese, della Romania e del Papa. Ma Hitler oppose un rifiuto: il 9 novembre, proprio in quest'occasione, era scampato ad un attentato in una birreria di Monaco. Infine anche i capi di Stato inglese francese rifiutarono la mediazione. Questo metteva fine alle speranze tedesche di una guerra limitata.

La "guerra d'inverno" russo-finlandese

La situazione era molto tesa nei paesi nordici e soprattutto in Finlandia. Questo paese era considerato dall'Urss come facente parte della zona di influenza sovietica. Fra questi due paesi era stato firmato nel 1932 un trattato di non aggressione, prolungato nel 1934 sino alla fine del 1945. La Russia, dopo aver ottenuto delle basi militari negli Stati baltici, iniziò il 12 ottobre dei negoziati con la Finlandia per ottenere vantaggi analoghi.

Ma il 28 novembre l'Urss denunciò il patto di non aggressione del 1932, e dopo aver rotto le relazioni diplomatiche il giorno seguente, l'armata Rossa il 30 invase il territorio finlandese. Il 1 dicembre con l'appoggio sovietico fu costituito un governo finlandese comunista. Il 3 dicembre il nuovo governo finlandese rivolse un appello alla società delle nazioni, che il 14 decise di escludere l'Urss dalla lista dei suoi membri. Questo fatto importante perché spiega l'insistenza sovietica nel 1944-1945 per creare al posto del primo organismo internazionale, la società delle nazioni, un'istituzione del tutto nuova.

La dichiarazione di neutralità fatta nel febbraio del 1940 dagli altri Stati scandinavi, impedì alle truppe alleate di giungere in Finlandia. La Germania dal canto suo aveva cessato di fornire le armi alla Finlandia fin dall'inizio della guerra russo-finlandese. La Germania era strettamente fedele al patto con l'Urss.

La vittoria faticosamente conquistata dall'armata Rossa in Finlandia allontanò ogni nuovo occasione di pace. Nel marzo del 1940 la Finlandia cedeva definitivamente all'Urss l'istmo di Carelia.

La guerra di Norvegia

Dalla guerra russo-finlandese deriva la guerra di Norvegia.

In Francia alla fine di marzo del 1940, il governo Daladier rassegnò le dimissioni. Il nuovo governo diretto da Paul Reynaud ottenne una maggioranza risicatissima. Reynaud firmò con la Gran Bretagna una dichiarazione con la quale due stati si impegnavano a non concludere né armistizio, né pace separata, ci si aspettava che il nuovo governo francese agisse con maggior energia. Per questo fu richiamato l'ambasciatore dell'Urss a Parigi.

Fino all'8 aprile Francia Inghilterra avevano informato la Norvegia che avrebbero posto delle mine nelle sue acque territoriali. Così il 9 aprile, cogliendo questo pretesto, la Germania invase da prima la Danimarca, occupata senza che questa resistesse in alcun modo e posta quindi sotto protezione armata, e la Norvegia, dove fu installato un governo filo tedesco. Si trattava di un semplice pretesto, dal momento che la campagna era stata ordinata da Hitler fin dal 1 marzo del 1940. Essa terminò una rapida vittoria dei tedeschi e con la fuga del re di Norvegia a Londra, avvenuta il 10 giugno. Inoltre il 10 aprile, l'Islanda, dipendente dalla Danimarca, prese in mano la condotta dei propri affari esteri in modo autonomo, stipulando un accordo con Washington.

Il 10 maggio del 1940, con il pretesto di salvaguardare la loro neutralità, le truppe tedesche attaccarono il Belgio e l'Olanda. Iniziava la campagna militare voluta da Hitler per sferrare sugli alleati un colpo decisivo. In quello stesso giorno Winston Churchill succedette a Chamberlain, al quale si rimproverava la disfatta della Norvegia, costituendo un gabinetto di unione nazionale.

sabato 6 marzo 2010

Parte II, Capitolo II, Paragrafo V e VI: La Guerra civile spagnola e l’asse Roma-Berlino

La Spagna, dopo le dittature di Berenguer e Primo de Rivera dal 1923 al 1931, era divenuta una repubblica inizialmente guidata da moderati di destra; nelle elezioni del febbraio 1936 si costituì un “Fronte popolare” simile a quello francese che ottenne la maggioranza dei seggi nonostante non avesse ottenuto la maggioranza dei voti.

La situazione si surriscaldò e membri militari e di estrema destra, tra cui il generale Franco, organizzarono un colpo di stato partendo dal Marocco spagnolo nel luglio del 1936; il giorno dopo si estese a tutta la Spagna e Franco ne prese il comando.

Il Generale Franco

Le grandi potenze presero rapidamente posizione: l’Urss comunista e la Francia frontista di Leon Blum si schierarono a favore dei repubblicani, la Gran Bretagna era timidamente favorevole ai repubblicani solo per il timore della nascita di un altro stato dittatoriale, l’Italia era naturalmente favorevole a Franco e sembra che se non direttamente da Hitler, Franco abbia ricevuto l’appoggio di alcuni nazisti tedeschi.

Su proposta di Leon Blum e con l’appoggio inglese si costituì un accordo di non intervento e di divieto di invio di armi in Spagna in Agosto; tuttavia i paesi totalitari (Urss, Germania ed Italia) non osservarono l’accordo ed inviarono ingenti aiuti alle due fazioni in lotta.

Leon Blum

Mussolini inviò ben quattro divisioni di “volontari”, Hitler 20.000 uomini e sfruttò la guerra per far esercitare gli aviatori della neonata Luftwaffe, Stalin inviò mezzi pesanti, finanziò e armò le “brigate internazionali” reclutate dal Komintern: il non intervento era nettamente fallito.

- Intanto la posizione della Germania si andava nettamente rafforzando.

Nel luglio 1936 fu firmato un accordo Austro-Tedesco in cui la Germania riconosceva la piena sovranità dell’Austria e quest’ultima avrebbe tenuto conto di essere uno “stato tedesco”; Mussolini era consapevole di non essere più in grado di impedire un eventuale Anshluss sia per il riarmo tedesco sia per la dispersione delle forze militari in Etiopia e in Spagna, quindi acconsentì ad un accordo che garantiva quantomeno l’indipendenza austriaca.

Questo era il prezzo da pagare per il riconoscimento internazionale delle conquiste in Africa.

Grazie all’accordo la propaganda tedesca pose piede in Austria, molti nazisti furono amnistiati e si poteva così ricostituire il partito nazista austriaco.

Un’altra vittoria tedesca fu l’allontanamento del Belgio dalla politica anglo-francese dopo il fallimento nell’estate del ’36 di una conferenza sul rispetto dei confini occidentali dopo Locarno; delusi, i Belgi decisero di rinunciare ad ogni alleanza e di non garantire più le frontiere di Francia e Inghilterra, gestendo una politica estera indipendente e soggetta ai soli obblighi internazionali derivanti dal patto della SDN.

Questo era una nuova sconfitta per il sistema di sicurezza della Francia: non potendo disporre dell’attraversamento del Belgio, i paesi dell’est, cardine delle alleanze francesi sul fronte orientale della Germania, divenivano irraggiungibili e le alleanze con questi inoperative; a ciò doveva aggiungersi l’allontanamento in atto da da parte della Jugoslavia e della Romania sempre più vicine alla Germania e all’Italia.

Ma probabilmente il colpo più grave la Francia lo ebbe dalla costituzione dell’Asse Roma-Berlino; la vittoria del “Fronte popolare” (governo di ispirazione socialista, di sinistra= aveva fatto cessare in Mussolini i propositi di collaborazione con Parigi e aveva favorito un riavvicinamento alla Germania.

Hitler, da parte sua, era indeciso sulla collaborazione con l’Italia o con l’Inghilterra (che erano nel ’36 in contrasto) e fu convinto da un dossier segreto del governo britannico consegnatogli da Ciano intitolato “Il pericolo tedesco”; nell’ottobre 1936 fu dunque siglato un accordo (il “protocollo di ottobre”) che univa i due paesi nella lotta al bolscevismo e ne intensificava i rapporti. Fu Mussolini a definirlo “Asse Roma-Berlino” e fu da questo momento che egli cominciò a volgere il suo interesse verso il Mediterraneo, abbandonando l’antica idea di un’espansione italiana nella zona danubiana, lasciata così all’influenza tedesca.

Galeazzo Ciano

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sabato 13 febbraio 2010

Parte I, Capitolo I, Paragrafi 1 e 2: Le Prime Conseguenze dei Trattati di Pace

LA GERMANIA: NUOVE FRONTIERE, GARANZIE E RIPARAZIONI.


La sorte della Germania fu regolata dal Trattato di Versailles del giugno 1919, un minuzioso e complesso documento che regolava unilateralmente il problema delle frontiere e delle garanzie di ogni tipo che furono prese contro la Germania da parte delle potenze vincitrici.
Per stabilire i nuovi confini fu adottato il “principio di nazionalità”, secondo cui ogni popolo aveva il diritto di disporre di se stesso.
Ad Ovest la Germania perse l’Alsazia e la Lorena, “restituite alla Francia” nel novembre 1918, addirittura prima dell’entrata in vigore del trattato (gennaio 1920), senza che gli abitanti potessero approvare o rifiutare l’annessione allo stato francese.
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I francesi avrebbero voluto il distaccamento dalla Germania dell’intera Renania (la parte ad ovest del Reno) ma Clemanceau non appoggiò gli autonomisti per l’opposizione assoluta degli alleati.

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La Saar

La Francia avanzò pretese sulle miniere della Saar nel marzo 1919: un mese dopo fu deciso che le miniere sarebbero passate sotto la proprietà francese per 15 anni, durante i quali la zona sarebbe stata amministrata da una commissione della Società delle Nazioni composta da cinque membri; dopo i 15 anni gli abitanti avrebbero deciso con un plebiscito se unire la Saar alla Francia, alla Germania o restare sotto protettorato internazionale.

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Molti furono gli scontri nel 1920 tra i lavoratori tedeschi e l’esercito francese.


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Le rivendicazioni del Belgio

La Germania perse due cantoni tedeschi al confine con il Belgio, il quale avanzò anche altre pretese territoriali a danno dell’Olanda (che avrebbe potuto rifarsi a danno della Germania più a Nord) ,che furono respinte dagli alleati.

Il Belgio, inoltre, voleva abbandonare la neutralità, fatto che riteneva essenziale per aderire alla Società delle Nazioni che imponeva azioni di tutela collettiva anche militare.

Ne ottenenne l’approvazione ufficiale solo con il Trattato di Locarno nel 1925.

 

Lo Schleswig


I tedeschi persero anche il nord dello Schleswig, che passò alla Danimarca con un referendum popolare che mantenne il sud alla Germania.

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Più importanti furono le modifiche che la Germania subì ad est (dove non fu rispettato il principio di nazionalità), con la perdita della Posnania e di una parte della Prussia occidentale.
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Corridoio di Danzica

Gli alleati decisero di far rinascere la Polonia, concedendo al nuovo stato uno sbocco al mare con un porto e cioè la città di Danzica.

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Essa era una grande città quasi completamente tedesca, nella conferenza di pace essa fu dichiarata “Città libera” sotto la protezione della Società delle Nazioni, con accesso totalmente libero ai cittadini polacchi (novembre 1920). Si sarebbe dotata di una costituzione propria attraverso dei rappresentanti liberamente eletti.
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- Nel 1921 vi fu un plebiscito sull’Alta Slesia in cui la Germania ottenne la maggioranza ma, sotto la guida di Korfanty, i polacchi scatenarono una rivolta che fu sedata dai “corpi franchi”; successivamente fu operata una spartizione del territorio, che vide i 2/3 della Slesia andare alla Germania. Il sud andava alla Polonia, compresa parte della zona industriale.

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Sempre nella Prussia orientale la Germania perse la regione di Memel, che fu posta sotto amministrazione internazionale senza alcun plebiscito; successivamente i lituani, che occupavano le campagne della zona, compirono nel 1923 un atto di forza che fu poi ratificato dalla Società delle Nazioni, la quale assegnò il territorio alla Lituania con statuto speciale.

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In totale la Germania perse 1/7 del suo territorio e 1/10 della popolazione.
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Il Disarmo

Per prevenire una ripresa della potenza tedesca, gli alleati stabilirono una serie di garanzie militari e politiche:
Lloyd GeorgeDisarmo. Su proposta di Lloyd George si decise che l’esercito tedesco sarebbe stato di tipo professionale con sole 100.000 unità: l’artiglieria pesante, i carri armati e l’aviazione proibiti, la flotta avrebbe dovuto consegnarsi agli alleati (ma le navi da guerra si autoaffondarono nel 1919, prima dell’entrata in vigore del trattato), i sottomarini proibiti.


Per controllare l’esecuzione delle clausole militari fu costituita una “Commissione di controllo interalleata”.
Smilitarizzazione ed occupazione della Renania

Il presidente Wilson Oltre la riva sinistra del Reno furono proibite fortificazioni militari o manovre. Dopo l’abbandono del progetto francese di annessione, Wilson e Lloyd George accettarono un'occupazione militare temporanea della Renania, che doveva essere progressivamente abbandonata nel corso di 15 anni. L’occupazione sarebbe stata sospesa se non si fosse avuto con certezza il rischio di aggressione; le spese erano a carico della Germania.

 

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Trattati di garanzia franco-inglese e franco-americano (falliti)

Per far abbandonare le rivendicazioni francesi sulla Renania, Wilson e Lloyd George proposero due trattati in cui garantivano la difesa della Francia in caso di aggressione non provocata da parte della Germania.
I due accordi decaddero poiché il Senato americano non approvò il trattato di Versailles e gli accordi suddetti in esso contenuti, sciogliendo in tal modo dal vincolo anche l’Inghilterra, con grande soddisfazione degli inglesi, i quali erano preoccupati delle mire imperialiste della Francia sul continente.

L’alleanza franco-belga

La sola alleanza che la Francia ottenne contro la Germania fu quella con il Belgio. Per riavvicinarsi a questo paese, i cui rapporti si erano deteriorati non avendo appoggiato la Francia le pretese territoriali del Belgio, i francesi rinunciarono al congiungimento economico con il Lussemburgo e garantirono la partecipazione belga alla Conferenza degli Ambasciatori, che regolava l’applicazione del trattato di Versailles (accordo firmato nel settembre 1920).

I Belgi consideravano questo accordo militare un semplice accomodamento, mentre la Francia lo considerava a tutti gli effetti una alleanza.

Riparazioni di guerra

Nel trattato di Versailles fu aggiunto un piano incompleto circa il pagamento dei danni di guerra da parte della Germania.
Si affermava che la Germania era responsabile dei danni subiti dagli stati alleati, in quanto essa soltanto aveva provocato il conflitto (art. 231, sorta di dichiarazione di “colpevolezza morale”, molto contestato dai tedeschi).
Secondo alcuni questo articolo stabiliva una responsabilità finanziaria di diritto civile, dando una base di diritto alla riparazione dei danni subiti.
Gli Alleati non fissarono subito l’ammontare delle riparazioni: si stabilì che entro il I Maggio 1921 la Germania avrebbe versato 20 miliardi di marchi-oro (sotto il controllo di una “Commissione delle riparazioni”) e che, entro quella data, si sarebbe definito l’ammontare reale dei danni di guerra con l’aggiunta delle pensioni di guerra voluta dall’Inghilterra.
Durante il ’20 ed il ’21 vi fu in tutta la Germania una forte opposizione al trattato, soprattutto per le riparazioni; un violento movimento di protesta nazionale indusse gli Alleati a rinunciare all’estradizione dell’Imperatore e dei vertici militari tedeschi (Hindemburg, Ludendorff, von Tirpitz, ecc…).
Corpi franchi dell’esercito giravano per il paese, vi fu un tentativo di colpo di stato e uno sciopero nella Ruhr fu interrotto dall’esercito tedesco violando la zona smilitarizzata (per reazione la Francia occupò Francoforte).

Zone occupate della Renania

Nella Conferenza di Londra del marzo 1921 la Germania espose chiaramente la sua opposizione sulle pretese alleate dei pagamenti, ottenendo come conseguenza l’occupazione di Dusseldorf e di altre città.

Il 30 aprile 1921 la Commissione delle riparazioni stimò i danni di guerra in 132 miliardi di marchi-oro (120 +12 di arretrati non pagati il I maggio, così divisi: 52% alla Francia, 22% all’Inghilterra, 10% all’Italia e 8% al Belgio), da pagare 2 miliardi all’anno ed il 26% delle esportazioni.
Per costringere la Germania ad accettare fu inviato dagli Alleati un vero e proprio ultimatum, minacciando l’occupazione militare del paese.
Walther Rathenau Il nuovo governo assistito dall’uomo d’affari Rathenau accettò lo “stato dei pagamenti” e nell’estate del 1921 la Germania cominciò ad onorare il suo debito, cercando di approfittare al momento opportuno delle divergenze tra la Francia (che premeva per stroncare la pericolosa economia tedesca) e l’Inghilterra, che era a favore del risollevamento economico della Germania poiché cliente principale per la sua economia.
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