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domenica 11 aprile 2010

Le relazioni tra gli alleati dal 1942 al 1944

The Big Three: British Prime Minister Winston ...

Image via Wikipedia

Capitolo VII, Paragrafo III

 

La conferenza di "Arcadia" o di Washington

L'attacco giapponese contro Pearl Harbor convinse Roosevelt ad accettare la proposta di Churchill di un incontro Washington.

Il primo ministro inglese vi giunse il 22 dicembre del 1941. Poiché gli Stati Uniti erano entrati in guerra era necessario stabilire solidamente le basi della loro collaborazione e determinare quale priorità sarebbe stata data alle operazioni in estremo oriente o quelle in Europa. L'ambasciatore dell'unione sovietica negli Stati Uniti, Litvinov assistette ad alcune di queste riunioni.

La prima decisione che fu presa fu quella di formulare una dichiarazione di principio che sarebbe stata sottoposta a tutte le nazioni in guerra contro l'asse. Questa "Dichiarazione delle Nazioni Unite" fu firmata il 1 gennaio del 1942 alla Casa Bianca dai rappresentanti di 26 nazioni.

Era un richiamo dei principi della Carta Atlantica con una giunta, quelle delle libertà religiose, ammessa anche dai sovietici. D'altra parte le Nazioni Unite si impegnavano a impiegare tutte le loro risorse militari ed economiche contro l'asse e a non firmare né armistizi né pace separata. Fu deciso che lo sforzo principale doveva essere diretto contro la Germania, il cui potenziale industriale era superiore a quello del Giappone. Questo principio della Germania per prima non fu difeso solo da Churchill ma anche dal generale americano Marshall che voleva si attaccasse il nemico più forte.

Fu anche accolto il principio di dividere il mondo in zone di operazioni, ognuna delle quali sarebbe sottoposta ad un comando unico. Infine si decise che l'autorità suprema sarebbe stato uno "Stato Maggiore combinato", con sede Washington.

In realtà però, le rivalità fra i membri americani britannici di questo organismo furono molto vive. Alla strategia di concentrazione degli americani, gli inglesi contrapponevano quella della divisione periferica, cioè logoramento del nemico nei suoi punti più deboli.

L'alleanza anglo-sovietica

Durante primi mesi del 1942, gli alleati subirono numerose sconfitte. Solo sul fronte russo la situazione era migliore, grazie ai successi sovietici ottenuti durante l'inverno. Stalin non cessava di chiedere l'apertura del secondo fronte e l'accelerazione delle forniture di armi all'unione sovietica. Si decise allora che Molotov avrebbe fatto un viaggio in Inghilterra e negli Stati Uniti.

A Londra, il ministro sovietico negozio e firmò un trattato di alleanza con l'Inghilterra (26 maggio 1942). Questo trattato era diretto contro la Germania e i suoi associati. I due paesi si impegnavano a non entrare i negoziati con il governo di Hitler, né con nessun altro governo tedesco.

A Washington, Molotov arrivò il 29 maggio. Ebbe diversi incontri con Roosevelt, Cordell Hull, Hopkins e l'ambasciatore Litvinov. Il presidente degli Stati Uniti approfittò di quest'incontro per dichiarare che era convinto che la pace avrebbe potuta essere garantita per almeno 25 anni. La discussione principale si svolse ancora sul secondo fronte, che Molotov pretendeva per il 1942. Il presidente Roosevelt dichiarò che gli sarebbe piaciuto incontrare Stalin. Discutendo ancora dei problemi del dopoguerra, Roosevelt suggerì un sistema di tutela internazionale sul numerose isole e possedimenti coloniali, che sarebbe stato opportuno sottrarre nazioni troppo deboli per avviarle verso l'indipendenza totale. Roosevelt alla precisa domanda di Molotov dichiarò che il secondo fronte poteva essere aperto nel 1942 (questo suscitò però obiezioni da parte di Marshall e di Hopkins). In definitiva il soggiorno di Molotov fece un'ottima impressione negli Stati Uniti.

Le conferenze della Casa Bianca, di Mosca e di Anfa

Churchill era estremamente contrariato all'idea di uno sbarco, anche se limitato, in Francia nel 1942. Riteneva più preferibile spingere a fondo per la preparazione dello sbarco in Africa del Nord.

Nel giugno del 1942, Churchill tornò a Washington, proprio in coincidenza con i successi enormi di Rommel in Nord Africa, situazione che lo preoccupava molto. Malgrado le proteste dei generali americani, si decise nel luglio del 1942 di sostituire lo sbarco in Francia, con uno in Africa del Nord, in modo da attenuare gli effetti della sconfitta dell'esercito britannico stava subendo in Libia.

Restava da far accettare a Stalin il ritardo nello stabilimento di un secondo fronte. Churchill si recò quindi a Mosca, dove arrivò nel settembre del 1942 e vi rimase tre giorni. Stalin fu estremamente scontento del ritardo e l'inizio della conferenza fu molto difficile. Si rassegnò tuttavia d'accettare quello degli proponeva Churchill, cioè un'intensificazione dei bombardamenti aerei e l'operazione di sbarco in Africa del Nord.

Nel corso di una riunione, Churchill e Stalin per essere in considerazione la possibilità di un incontro con il presidente Roosevelt. Ma questa eventualità era molto lontana da potersi realizzare e corse voce alla fine del 1942 della possibilità di una pace separata fra l'unione sovietica e la Germania attraverso la mediazione del Giappone.

Dopo lo sbarco in Africa del Nord, Stalin ruppe il suo lungo silenzio e si felicitò con Churchill di successi riportati. I due capi di governo anglosassoni decisero allora di incontrarsi nel gennaio del 1943 in Marocco. Avrebbero voluto che venisse anche Stalin, ma questi rifiutò a casa dell'importanza del operazioni militari in corso (battaglia di Stalingrado).

Si decise che la conferenza avrebbe avuto luogo ad Anfa. L'incontro aveva tre scopi principali:

1. Organizzare le operazioni militari nel Mediterraneo La conquista della Sicilia;

2. Cercare di riconciliare i francesi di Londra con quelli di Algeri;

3. Rassicurare i russi sulla volontà degli anglosassoni di proseguire la lotta.

Riguardo a quest'ultimo punto, Churchill accolse la proposta che Roosevelt aveva avanzato senza consultarlo: l'eliminazione totale della potenza bellica nemica.

La tensione tra anglosassoni e russi

La prima metà del 1943 è probabilmente quella in cui gli anglosassoni e russi si intesero peggio. I sovietici moltiplicarono le loro allusioni offensive su ritardo nell'apertura del secondo fronte o sulla lentezza della campagna d'Africa. E questa atmosfera che ebbero luogo tre importanti incontri anglo-americani.

Il primo si ebbe in occasione del viaggio di eden a Washington nel marzo del 1943. Gli incontri del capo del Foreign Office con Roosevelt, Cordell Hull, Summer Welles e Hopkins riguardarono quasi esclusivamente sulla situazione del mondo dopo la guerra. Di questi dibattiti si possono ricordare questi punti:

1. Gli anglosassoni ammettevano l'incorporazione di paesi baltici nell'Urss, ma desideravano un plebiscito a tale proposito.

2. Essi erano d'accordo nel ritenere che la Polonia poteva essere limitata verso est dalla linea Curzon. Per contro si sarebbe potuta dare la Russia orientale alla Polonia e di evacuare la popolazione tedesca.

3. Si ammetteva che la Bessarabia sarebbe stato incorporata nella Russia.

4. A proposito della Germania, Roosevelt e eden furono d'accordo nel ritenere che avrebbe dovuto essere smembrata. Furono ugualmente d'accordo che l'Austria vi divenisse indipendente.

5. Per l'estremo oriente, Eden proposte che le isole del Pacifico sotto mandato giapponese fossero attribuite agli Stati Uniti. Era invece poco favorevole al sistema dei mandati auspicato da Roosevelt. Non credeva nemmeno, al contrario del presidente americano, che La Cina avrebbe potuto diventare una grande potenza dopo la guerra.

6. A proposito della futura organizzazione internazionale, furono invece prese poche decisione.

D'altra parte inglesi americani non riusciva ad accordarsi a proposito della Francia. Eden desiderava l'unificazione sotto un'unità forte, dei francesi liberi di Londra e dei francesi di Algeri. Roosevelt preferiva continuare a negoziare invece con le diverse autorità locali.

In definitiva il viaggio di Eden a Washington aveva ampiamente chiarito i problemi che si sarebbero posti dopo la guerra, senza tuttavia che gli anglosassoni avessero calcolato nel loro esatto valore le rivendicazioni future dei sovietici.

Le conferenze "Tridente" e "Quadrante"

Il viaggio di eden a Washington fu seguito da due incontri successivi tra Roosevelt e Churchill. Il primo (conferenza Tridente) ebbe luogo a Washington nel maggio del 1943. Era una conferenza di carattere militare. La principale decisione presa fu lo sbarco in Europa occidentale che avrebbe avuto luogo il 1 maggio del 1944. Si decise di affidare a Churchill la cura di negoziare con il Portogallo per la creazione di basi alleate nelle Azzorre. Questo negoziato si concluse nell'ottobre del 1943 con un accordo.

Ci si rifiutò di dare la priorità alla guerra nel Pacifico, come chiedeva il generale Stilwel. Si pensò di organizzare un incontro con Stalin, sia che Roosevelt vi prendesse parte, sia revisioniste anche Churchill. Niente però consentiva di sperare in una prossima realizzazione di questo obiettivo. Senza dubbio Stalin diede un pegno della sua moderazione dissolvendo il Komintern. Ma nello stesso tempo scambiava con Churchill una corrispondenza estremamente vivace, nella quale si dichiarava che gli anglosassoni avendo già rinviato varie volte l'apertura del secondo fronte non respiravano più fiducia, quando promettevano di aprirlo nel maggio del 1944.

Si poté temere che l'Urss, con un rovesciamento simile a quello avutosi nell'agosto del 1939, tentasse una pace separata con la Germania. D'altra parte La Cina, la cui situazione era decisamente cattiva (era rifornita solo dal ponte aereo al di sopra dell'Himalaya), poteva anche essa essere costretta a concludere una pace separata con il Giappone.

Le dimissioni di Mussolini e la creazione del governo Badoglio (25 luglio 1943) spinsero Roosevelt e Churchill e incontrarsi nuovamente. Questa volta La conferenza organizzata nella città canadese di Quebec (conferenza Quadrante). Cominciò il 17 agosto del 1943. E alla conferenza di Quebec che fu redatto il progetto di dichiarazione delle quattro grandi potenze (regno unito, Stati Uniti, Urss, Cina) per l'istituzione di una organizzazione internazionale. Nonostante le reticenze di Churchill, assai poco favorevole all'operazione di sbarco in Francia, e propensi invece ad uno sbarco nei Balcani, fu confermata la decisione di fissare l'operazione per il 1 maggio del 1944 e fu deciso di completarla con uno sbarco nel sud della Francia.

Fatto essenziale, si apprese alla fine della conferenza di Stalin accettava una proposta americana di riunire prossimamente a Mosca i ministri degli esteri dei tre grandi.

La conferenza terminò il 24 agosto. Churchill passò ancora tre settimane a Washington e si trovava la quando le truppe alleate sbarcarono in Italia e quest'ultima capitolò (3 settembre). Ricevette all'università di Harvard una laurea honoris causa, in quell'occasione pronunciò un discorso nel quale propose per l'avvenire che fosse creata una cittadinanza comune fra americani e britannici, in toni vaghi esattamente come era avvenuto nel giugno del 1940 quando venne proposta l'idea dell'unione franco-britannica.

Poco dopo la conferenza del Quebec, il 25 settembre ebbe luogo un importante modifica nella direzione della politica estera degli Stati Uniti. Il sottosegretario di Stato Samner Welles rassegnò le dimissioni e fu sostituito da Stettinius. Da parecchio tempo infatti Welles non andava d'accordo con Cordell Hull e poiché quest'ultimo godeva al Senato di un notevole prestigio, Roosevelt preferì questa soluzione per evitare un fallimento clamoroso com'era accaduto al suo predecessore Wilson.

La conferenza dei tre ministri a Mosca

Accettato da Stalin il 10 agosto, la conferenza dei ministri degli esteri era la prima riunione fra i rappresentanti dei tre alleati. Churchill e Roosevelt speravano di poterla completare con una riunione fra i tre capi di governo. Eden e Cordell Hull si recarono a Mosca, dove la conferenza si aprì il 19 ottobre 1943. Subito il anglosassoni constatarono una maggiore preoccupazione del loro collega russo Molotov, era di ottenere l'assicurazione che l'invasione della Francia, annunciata per la primavera del 1944 non fosse ritardata. Churchill, che desiderava uno sbarco nel Mediterraneo orientale e la prosecuzione attiva delle operazioni in Italia, sperava che non fossero presi impegni vincolanti. Per contro, appoggiava un'altra proposta russa che tendeva trascinare la Turchia in guerra.

Stalin acconsentì ad una riunione dei tre capi di governo a condizione che avesse luogo a Teheran. I tre ministri discussero anche dei problemi del dopoguerra e decisero la creazione di una "commissione consultiva Europea", che si sarebbe riunita a Londra nel momento in cui il regime di Hitler fosse stato vicino al crollo, in modo da studiare le soluzioni per risolvere problema tedesco. La conferenza terminò il 3 novembre e pose fine all'attenzione degli alleati. Tuttavia aveva lasciato nell'ombra un punto essenziale: quello di sapere quale regolamento sarebbe stato dato nel dopoguerra ai problemi europei.

La prima conferenza del Cairo

Recandosi a Teheran, Roosevelt e Churchill dovette rincontrare il generale Chang Kai Sheck al Cairo; la conferenza regolò principalmente problemi militari. Sul piano politico, Churchill insistette sulla necessità della Gran Bretagna di recuperare Singapore e Hong Kong. Si parlò soprattutto dell'avvenire della Cina.

Il 1 dicembre del 1943 fu pubblicata una dichiarazione dei tre capi di governo, che costituiva la base degli ulteriori sviluppi in estremo oriente. Gli scopi di guerra delle tre potenze sarebbero stati di punire l'aggressione giapponese. Quest'ultimo avrebbe dovuto abbandonare tutti gli ex arcipelaghi tedeschi conquistati nel 1914 e la Corea, che sarebbe divenuta libera e indipendente. Avrebbe restituito alla Cina i territori che le erano stati strappati in epoche differenti e soprattutto formosa e la Manciuria.

Si può notare il trattato di neutralità nippo-sovietico aveva quasi interamente interrotto le consegne di materiale bellico sovietico alla Cina.

La conferenza di Teheran

Roosevelt e Hopkins arrivarono a Teheran il 27 novembre del 1943. Il 28 Stalin fece visita al Roosevelt. I due uomini di Stato si limitarono a passare in rivista la situazione generale. Dopo di che vi raggiunse Churchill ed ebbe luogo la prima conferenza generale, presieduta da Roosevelt. Gli incontri durarono fino al 1 dicembre del 1943.

Sul piano militare si parlò parecchio dello sbarco in Normandia, fissato per il 1 maggio del 1944. Il punto principale fu l'opposizione di Roosevelt e, soprattutto di Stalin, ad un piano di Churchill che voleva un'operazione simultanea nei Balcani.

A proposito della Germania, Stalin dichiarò che i polacchi dovevano estendere la loro frontiera fino al fiume Oder. Si mostrò estremamente pessimista sulla possibilità di cambiare il popolo tedesco e, come gli inglesi, era favorevole ad uno smembramento della Germania. Riteneva che una Germania unita potesse recuperare la sua potenza entro un periodo di 15-20 anni. Raccomandava l'installazione di un sistema di basi in Germania e fuori che permettesse di sorvegliare questo paese. Suggerì peraltro un sistema analogo per il Giappone. Roosevelt propose la creazione di cinque Stati autonomi in Germania.

Churchill sembrava pensare invece a tre Stati: Russia, Germania centrale e Germania meridionale. Stalin si mostrò assai scettico su questi due piani e fu deciso di affidare nello studio alla Commissione Consultiva Europea.

Si discusse anche dell'organizzazione internazionale delle Nazioni Unite. Roosevelt propose che l'Onu fosse composta da tre elementi: un'assemblea, che avrebbe riunito tutti i membri per discutere problemi mondiali, un Comitato esecutivo che avrebbe trattato le questioni non militari, composto da Urss e Stati Uniti, dal regno unito e dalla Cina ed almeno due nazioni europee, da una sudamericana e da una del medio oriente, da una dell'estremo oriente e da un Dominion. Infine ciò che Roosevelt e chiamava "quattro poliziotti" (Urss, Stati Uniti, regno unito, Cina), incaricati di prendere misure energiche e immediate nel caso in cui la pace fosse minacciata. Non era prevista l'eventualità di una minaccia alla pace da parte di uno di questi quattro poliziotti.

In definitiva La conferenza risultò importante, non tanto per i risultati concreti ottenuti, quanto per la nuova atmosfera che sembrava creare. Al termine della conferenza fu pubblicato un comunicato ufficiale ed una dichiarazione sull'Iran.

La seconda conferenza del Cairo

Sulla via del ritorno, Roosevelt e Churchill si fermarono di nuovo al Cairo, dove dal quattro al 6 settembre del 1943, ebbero incontri con i presidenti della Repubblica turca e del suo ministro degli esteri. Scopo di questi incontri era trascinare la Turchia in guerra. Questa avrebbe facilitato il piano di Churchill di intraprendere un'offensiva nei Balcani. I turchi però si rifiutarono, accampando l'insufficienza delle loro forze. Il presidente Roosevelt si recò poi via Tunisi dove annunciò che sarebbe stato nominato comandante in capo dello sbarco in Normandia il generale Eisenhower.

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domenica 21 marzo 2010

Il contrasto tra il Giappone e gli Stati Uniti e la rottura (1939-1941)

 

Negli Stati Uniti, dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale l'isolazionismo perse progressivamente terreno. Una forte tendenza dell'opinione pubblica, guidata soprattutto dall'ex segretario di Stato Stimson e da diversi quotidiani, sosteneva l'idea che occorreva distinguere fra aggressore vittima, e cessare di predicare una neutralità senza condizioni. Inoltre molti americani erano irritati nel vedere il Giappone bombardare le popolazioni civili.

L'evoluzione del politica giapponese

Da parte giapponese, vi fu un cambiamento di atteggiamento del governo in occasione delle dimissioni nel gennaio del 1939 del principe Konoye, che fu sostituito da un governo militarista vicino alle posizioni dell'Italia della Germania.

Konoye

Infatti questi due paesi firmarono il "patto d'acciaio" nel maggio del 1939. Restava da capire se il Giappone intendeva aderire a una vera e propria alleanza oppure si sarebbe accontentato di parteciparvi in termini molto vaghi com'era accaduto per il patto anti-Komintern che aveva firmato nel 1936.

Il nuovo governo giapponese inizialmente esitò, tanto da proporre gli Stati Uniti di unirsi al Giappone in un tentativo di mantenimento della pace in Europa. Fu però assai preoccupato nel vedere gli americani denunciare il trattato di commercio. Peraltro il Giappone era soddisfatto della firma del patto anti-Komintern.

Infatti la minaccia che Hitler faceva pensare sull'Occidente aveva impedito alle democrazie europee di aiutare La Cina nella sua lotta contro il Giappone. Tuttavia, Hitler non era contento della guerra cino-giapponese, e avrebbe preferito porre le basi per un trattamento privilegiato della Germania per il commercio con La Cina. Il gabinetto Konoye aveva accettato l'idea di aderire ad un'alleanza difensiva con la Germania l'Italia, ma a condizione che questo trattato fosse rivolto esclusivamente contro l'unione sovietica, cosa che non conveniva ad Hitler. L'esercito giapponese voleva invece un'alleanza molto più generale. I negoziati proseguirono durante tutta l'estate del 1939.

Ma il 21 agosto Von Ribbentrop telefono all'addetto militare giapponese a Berlino per informarlo che stava recandosi a Mosca per firmare un patto con la Russia sovietica. Il governo giapponese considerò questo patto come un tradimento e anche l'esercito nel fu profondamente scontento.

Il 18 settembre, quando Hitler si era assicurato l'occupazione tedesca in Polonia, con parecchio ritardo il governo giapponese presentò alla Germania una protesta. Ma nel frattempo in Giappone vi era stato un rovescio di governo che avrebbe portato il generale Abe al comando.

Lo scoppio della guerra in Europa indusse gli Stati Uniti a preparare più attivamente la loro difesa e ad aumentare la produzione di armamenti. Questo rendeva necessaria una limitazione dell'esportazione di materie prime verso il Giappone. Il 26 settembre, Roosevelt chiese alle imprese private di cessare l'esportazione di 11 materie prime. Il 3 novembre, il congresso rivide la legge di neutralità sopprimendo l'embargo sulle armi e sulle munizioni. Si stava sviluppando l'idea negli Stati Uniti di dover agire con dolcezza ma anche con determinazione. Per di più Francia e Inghilterra, occupate in Europa in un duro conflitto, non potevano più agire in Estremo Oriente, e questo cresceva le responsabilità dell'America. All'inizio del 1940 gli Stati Uniti rifiutarono di rinnovare il trattato di commercio con il Giappone. Questa politica portò alla caduta del governo Abe, che l'esercito non riteneva abbastanza energico.

I progetti di espansione verso il sud

Nel 1940 il governo giapponese si orientò deliberatamente verso una politica di espansione nei mari del Sud. Ancor prima dell'invasione dell'Olanda e della Francia da parte della Germania, nel gennaio del 1940 il Giappone dichiarò che rinunciava al trattato di arbitrato e di conciliazione che aveva firmato con i Paesi Bassi, chiedendo a quest'ultimo paese che gli venissero accordate vantaggi commerciali e lindi olandesi. Cordel Hull in aprile dichiarò che gli Stati Uniti erano contrari ad ogni cambiamento politiche in Indonesia, e nel mese di maggio propose agli inglesi un passo comune su quest'argomento presso il governo giapponese, senza però prendere alcun impegno di intervento nelle Indie olandesi.

In effetti, è verso l'Indocina che si rivolsero gli interessi del Giappone. Nel giugno del 1940 il governo giapponese chiese al maresciallo Pétain di permettere ad una missione militare giapponese di operare in Indocina. Il suo scopo era di tagliare i rifornimenti verso La Cina nazionalistica di Ciang Kai Scek. Il governatore generale dell'Indocina aveva accettato di sospendere il movimento di materiale bellico, ma questo non bastava giapponesi. La Francia accettò anche l'arrivo di una missione giapponese di osservazione, mentre il Giappone aveva anche chiesto all'Inghilterra di ritirare le sue truppe da Sciangai e di chiudere la frontiera di Hong Kong, come anche la strada della Birmania. In seguito al loro rifiuto, in luglio fu firmato un accordo anglo-giapponese che sospendeva per tre mesi il trasporto di materiale bellico verso La Cina.

Il ministro degli esteri giapponese nel giugno del 1940 aveva dichiarato che era necessario stabilire un nuovo ordine in Estremo Oriente. Si trattava di un vero e proprio ramo politico, che sarebbe stato realizzato "con mezzi pacifici". Quest'ultima frase però scontentò l'esercito. Il governo fu giudicato troppo pacifista e fu obbligata a rassegnare le dimissioni in luglio. Il principe Konoye accettò nuovamente di costituire il nuovo gabinetto, questa volta molto più favorevole ai fautori della guerra. Il programma segreto elaborato dal nuovo governo prevedeva:

  1. Di affrettare la guerra alla Cina;
  2. Di risolvere il problema della "nuovo ordine" nei paesi asiatici, in un quadro di riavvicinamento alla Germania e all'Italia, assumendo un atteggiamento più severo nei confronti della Cina, di Hong Kong e delle concessioni straniere in Cina.

L'occupazione del Tonchino e la risposta americana

Il Giappone, in seguito a questo cambiamento di governo, adottò immediatamente delle misure, indirizzando un ultimatum il 1 agosto al governo di Vichy, in cui esigeva il diritto di inviare delle truppe nella regione del Tonchino e di controllarvi gli aeroporti. Sotto pressione tedesca, il governo francese cedette. Così il 29 agosto fu firmata Tokio un accordo che garantiva queste richieste il Giappone. In cambio il governo nipponico prometteva di rispettare la sovranità francese in Indocina.

Fu inviata e lindi olandesi una missione giapponese che chiese la concessione di privilegi economici specialmente per quanto riguardava l'esportazione di petrolio verso il Giappone. Appoggiato dagli Stati Uniti dall'Inghilterra il negoziatore olandese resistette palmo a palmo.

In queste circostanze il governo americano prese una serie di energiche misure. Nel giugno del 1940 era stata votata una legge "sul rafforzamento della difesa nazionale", che autorizzava il presidente additarono limitare l'invio di qualsiasi prodotto necessario la difesa nazionale. Nei primi di luglio il presidente Roosevelt aveva posto sotto licenza l'esportazione di tre gruppi di prodotti, che includevano l'alluminio e pezzi di ricambio degli aerei. Verso la fine di luglio, Roosevelt firmò un decreto che sottoponeva a licenza l'esportazione dei materiali ferrosi, degli oli e dei carburanti per l'aviazione, fino alla decisione di metà settembre di interrompere completamente l'esportazione di metalli ferrosi. Era il primo grave colpo portato alla produzione bellica giapponese, dal momento che per più della metà dipendeva dalle esportazioni americane. Ma i dirigenti giapponesi continuarono ugualmente la loro politica di espansione territoriale.

Il patto tripartito 

Il Giappone rispose firmando a Berlino, il 27 settembre del 1940, il patto tripartito con la Germania e l'Italia.

Fin dalla sua costituzione, il ministero Konoye era disposto concludere un'alleanza con l'asse e desiderava far riconoscere alla Germania il predominio giapponese nella "sfera estremo-orientale". Von Ribbentrop voleva in cambio di vantaggi tangibili: riconoscimento reciproco del "nuovo ordine" in Europa in Asia e delle "sfera d'esistenza" giapponesi in estremo oriente, e tedesche e italiane in Europa e in Africa. La sfera giapponese si sarebbe estesa fino alle Indie. Il Giappone era risoluto ad usare la forza per raggiungere i suoi scopi, ma si sforzava di rimanere in pace con gli Stati Uniti. Sin dal 25 settembre Von Ribbentrop aveva fatto sapere a Molotov che questa alleanza non era diretta verso l'unione sovietica, ma contro gli Stati Uniti. Il trattato era breve, e negli articoli si fissava quanto detto prima: il riconoscimento del "nuovo ordine" in Asia orientale e in Europa, i principi della cooperazione politica, economica e militare, oltre alla cooperazione in caso di attacco di una de le potenze, ad eccezione di quanto già accaduto nella guerra europea con il conflitto cino-giapponese. I tre paesi si dichiaravano inoltre concordi nel non mutare la situazione politica esistente fra ciascuno di loro e l'unione sovietica.

Contrariamente al patto anti-Komintern, il patto tripartito non era più diretto contro l'unione sovietica ma contro gli Stati Uniti, arbitri della situazione nel Pacifico come in Europa.

Lo sviluppo della cooperazione anglo-americana nel Pacifico nuova linea nuova linea a partire dalla firma del patto tripartito (27 settembre), il governo americano e dei chiaramente coscienza che una guerra con il Giappone era possibile. Il problema era di sapere se bisognava prepararvisi stabilendo un embargo sui prodotti petroliferi, così sarebbe stato sufficiente preparare dei piani di resistenza accordi nati con la Gran Bretagna. Gli inglesi decisero in ottobre, con l'approvazione americana, di riaprire la strada della Birmania interrotta nel rispetto degli accordi di luglio con il Giappone.

La trionfale rielezione di Roosevelt, avvenuta nel 5 novembre, confermò La nuova tendenza dell'opinione pubblica americana in favore di una politica di fermezza. Non fu fatta alcuna promessa di difendere l'India olandesi in caso di attacco, nonostante le pressioni del governo australiano, ma fu accresciuto notevolmente l'aiuto verso La Cina. La politica dell'embargo progressivo nel frattempo in crudele La ogni settimana un numero sempre più crescente di prodotti soggetti a licenza. Furono avvistati anche alcuni politici giapponesi ufficiosamente gli Stati Uniti erano decisi ad appoggiare l'Inghilterra anche rischio di una guerra, dal momento dell'opinione pubblica era sempre più favorevole a questa eventualità.

Verso la fine del gennaio del 1941, iniziarono a Washington incontri segreti tra gli stati maggiori di Inghilterra, Stati Uniti e Dominions britannici. Le decisioni prese Washington furono estremamente importanti. In caso di entrata in guerra degli Stati Uniti era stabilito il principale sforzo militare americano doveva concentrarsi nella Atlantico e in Europa, essendo la Germania il membro principale dell'asse. Gli Stati Uniti avrebbero sviluppato le loro forze nel Atlantico e nel Mediterraneo, in modo da liberare le forze britanniche per la difesa dei territori britannici in estremo oriente. La flotta americana nel Pacifico non sarebbe stata incaricata della difesa di Singapore e, come gli inglesi però auspicavano, ma della produzione delle isole Hawaii, delle Filippine, di Guam e di altre isole del Pacifico. Questo piano fu approvato tra il mese di maggio e il giugno del 1940 dai due governi. Questo non impediva al segretario di Stato di tentare, nel frattempo, numerosi incontri con l'ambasciatore giapponese per tentare di raggiungere un accordo. Sembra infatti che l'ambasciatore giapponese presso gli Stati Uniti fosse sincero nel suo intento di trattativa, ma il suo governo lo poggiava sulla metà: gli americani erano a conoscenza delle realizzazioni giapponesi in quanto erano in grado di decodificare i loro codici segreti.

La base delle discussioni è un progetto secondo quale gli Stati Uniti avrebbero ristabilito completamente le loro relazioni commerciali con il Giappone e sarebbero intervenuti come mediatori presso Ciang Kai Scek, se il Giappone si fosse impegnato ad usare solo mezzi pacifici nei mari del sud, astenendosi dall'aiutare la Germania.

Le esitazioni giapponesi (primavera 1941)

In effetti fu solo durante la primavera del 1941 che il Giappone si preparò seriamente alla conduzione di una guerra. Dapprima il governo giapponese decise di chiarire con Berlino e Mosca La definizione precisa nella zona di influenza giapponese, la conclusione di un accordo con l'Urss che avrebbe armonizzato La politica di questo paese con quella delle potenze del patto tripartito. Il governo giapponese ignorava completamente l'intenzione di Hitler di attaccare l'unione sovietica. Hitler accettava volentieri questa prospettiva e incitava i giapponesi ad entrare immediatamente in guerra.
Matsuoka in un suo viaggio programmato in Germania, nel viaggio di andata il 23 marzo del 1941 passò per Mosca, offrendo a Stalin e a Molotov un patto di non aggressione. Poi dal 27 marzo al 4 aprile ebbe lunghe conversazioni con Hitler e Von Ribbentrop. Questi ultimi cercarono di persuaderlo essendo La disfatta inglesi imminente, il Giappone avrebbe avuto interesse a prendere immediatamente Singapore. Matsuoka, che non aveva il potere di prendere una tale decisione, si limitò a dichiarare che riteneva certa La guerra fra gli Stati Uniti Giappone, ma che non poteva fissarne la data. D'altra parte, Hitler cercò di dissuaderlo da concludere un patto di non aggressione con l'Urss, che avrebbe potuto diventare un nemico, senza però svelare le sue reali intenzioni aggressive nei confronti di questo paese.

Al ritorno Matsuoka passò di nuovo per Mosca: Stalin era cosciente del pericolo tedesco, abbandonò tutte le condizioni che aveva posto prima alla firma di un accordo. Si giunse così il 13 aprile alla firma di un patto di neutralità valido per cinque anni che fu immediatamente approvato dal governo giapponese. I due paesi si impegnavano a rimanere neutrale se l'uno all'altro fossero diventati "oggetto di ostilità da parte di una o più potenze". Nulla era detto invece circa le zone di influenza. Hitler fu assai irritato per la firma di questo trattato.

Il 21 aprile, i principali dirigenti politici e militari giapponesi decisero di continuare i negoziati con gli Stati Uniti, ponendo però deve condizioni che, di fatto, rendevano impossibile un accordo. Si manifestarono due tendenze: quella dell'esercito, favorevole ad una guerra immediata; quella del principe Konoye e della marina, contraria d'una guerra contro gli Stati Uniti e fiduciosi Roosevelt per arrivare al regolamento del conflitto cino-giapponese. Quanto a Matsuoka, tornato dal suo viaggio, desiderava che in caso di guerra tedesco-sovietica, il Giappone combattè si affiancò la Germania. Chiedeva anche che fosse proposto agli Stati Uniti un patto di neutralità. In generale si trattava di un approccio estremamente confuso, cosa che lo indusse anche mandare verso la fine di maggio un messaggio al suo Ribbentrop chiedendogli di vita ad ogni costo una guerra contro la Russia. Quando il 22 giugno del 1941 La Germania attaccò l'Urss, Matsuoka invocò dall'imperatore l'ingresso in guerra del Giappone. Il principe Konoye vi si oppose.

Le decisioni giapponesi (giugno-luglio 1941)

La politica giapponese fu definita nelle conferenze dalla fine di giugno e gli inizi di luglio, nelle quali l'esercito fece prevalere le sue opinioni. Quella del 25 giugno decise l'estensione dell'influenza giapponese in Indocina e in Thailandia. Quella del 2 luglio, decise di spingere Ciang Kai Scek alla capitolazione con una manovra da sud. I preparativi per un eventuale guerra contro gli Stati Uniti l'Inghilterra sarebbero stati completati. Per sbarazzarsi di ogni opposizione, il gabinetto Konoye fu costretto a rassegnare le dimissioni il 16 luglio.

Il primo risultato delle decisioni del 25 giugno e del 2 luglio fu l'occupazione dell'Indocina. Si sa che verso la fine del settembre del 1940, il Giappone aveva ottenuto dei vantaggi dell'Indocina del nord. Aveva in seguito preso parte alla lotta che la Thailandia aveva iniziato contro la Francia (novembre 1940). Anche se le truppe francesi e la marina riportarono qualche   successo, la pressione giapponese non tardò a manifestarsi. Mentre il rapporto di alleanze cooperazione tra Giappone e la Thailandia aumentava, nel gennaio del 1941 quest'ultima accettò la mediazione giapponese sul conflitto scatenato contro la Francia. Minacciata da un intervento giapponese, nel marzo del 1941 il governo di Vichy si era rassegnata cedere alcuni territori della Cambogia e del Laos alla Thailandia. Un trattato di pace era stato firmato nel maggio del 1941.

Ma alla fine del giugno del 1941 con l'appoggio della diplomazia tedesca, il governo giapponese avanzò nuove rivendicazioni a proposito dell'Indocina. Si chiedeva il diritto di occupare nuovi aereoporti e nuove basi navali. In caso di rifiuto l'esercito giapponese si sarebbe impadronito con la forza di questi obiettivi.

Di fronte a queste pressioni, probabilmente sopportati da Berlino, il governo di Vichy cedette e con l'accordo del 31 luglio 1941 sanzionò le rivendicazioni giapponesi. Il Giappone avrebbe potuto inviare delle truppe dell'Indocina del sud; lo scopo di questo era in realtà minacciare Singapore è. L'occupazione ben immediatamente a partire dalla Cina del sud, dove le truppe giapponesi erano molto numerosi.

Di fronte a questa situazione piena di minacce, Gran Bretagna e Stati Uniti decisero di reagire energicamente. Sin dal 20 giugno era stata vietata l'esportazione dei prodotti petroliferi provenienti da tutti porti americani. In luglio ebbero luogo diverse conversazioni anglo-americane per studiare le rappresaglie da adottare nel caso in cui il Giappone avesse effettivamente invaso l'Indocina. Il 24 luglio si apprese che navi da guerra da trasporto cariche di truppe giapponesi erano in viaggio verso il sud dell'Indocina. Il 25 luglio, il presidente Roosevelt chiese di congelare tutti i fondi giapponesi negli Stati Uniti, cosa che danneggia notevolmente gli acquisti nipponici e permise al governo di interrompere ogni eventuale esportazione di prodotti petroliferi verso il Giappone. Si è Roosevelt e Churchill ritenevano che questa misura avrebbe scoraggiato l'intervento in guerra del Giappone nell'immediato. Il governo delle Indie olandesi avrebbe voluto l'assicurazione che gli Stati Uniti sarebbero intervenuti se il paese fosse stato attaccato, ma il governo americano rifiutò di assumersi una simile responsabilità.

In occasione dell'incontro dell'Atlantico tra Roosevelt e Churchill nell'agosto del 1941 al largo di Terranova, la minaccia giapponese costituì uno degli argomenti principali di conversazione fra due uomini di Stato.

Churchill era più pessimista rispetto ad alcune settimane prima e proponeva che fosse dato al Giappone un avvertimento esplicito: proseguendo la sua espansione verso sud rischiava la guerra generale. Roosevelt accettò questo suggerimento, a condizione che fosse accompagnato da un'offerta di conversazioni con il Giappone. Ma Cordel al ritenne che in tal modo questo basta avrebbe esasperato il Giappone. Così ci si limitò due avvertimenti separati.

Gli ultimi i negoziati e il loro fallimento

il governo giapponese pensava di proporre degli incontri personali fra Konoye e Roosevelt e cercò di mitigare l'effetto prodotto sull'opinione pubblica internazionale dalle dichiarazioni dei governi inglesi e americane. Ma Roosevelt si oppose a ciò, nel timore che si sarebbe risolto in una specie di conferenza di Monaco asiatica. Il fallimento di questo progetto affrettò la caduta del governo Konoye. L'idea che i metodi diplomatici erano ormai superati si andava facendo strada in Giappone. Il cinque il 6 settembre una conferenza presieduta dall'imperatore ebbe luogo, dove fu dibattuto il programma della politica giapponese. Si decise che laddove metodi diplomatici non fossero stati più utili per raggiungere un accordo, il Giappone avrebbe mosso guerra agli Stati Uniti all'Inghilterra, e all'Olanda. Il capo di Stato Maggiore dell'esercito dichiarò che la campagna nei mari del sud sarebbe terminata in tre mesi. L'imperatore avanzò seri dubbi in proposito. In effetti l'esercito riteneva che le riduzioni considerevoli della fornitura di prodotti petroliferi e di molte altre materie prime da parte degli Stati Uniti rendeva necessaria una rapida conquista del sud-est asiatico. Ciò implicava la necessità di cacciare gli inglesi da Singapore e gli americani dalle Filippine e dalle altre isole del Pacifico. La data più favorevole per un'operazione di questo tipo sarebbe stata fra ottobre e novembre, al più tardi dicembre. Poiché si era già all'inizio di ottobre, bisognava prendere una decisione. Dopo alcuni giorni di aspre discussioni, prevalse il partito della guerra rispetto a Konoye, che rassegnò definitivamente le dimissioni. Il due e il 5 novembre una conferenza stabilì che sarebbero state fatte agli Stati Uniti delle proposte finali e che se, il 25 novembre, non fosse stata raggiunta alcun accordo, l'imperatore avrebbe deciso nella guerra. Le proposte giapponese precisavano:
uno. Che sarebbe stata accettato il principio dell'uguaglianza economica in Cina e nel Pacifico, se questo uguaglianza fosse stata ammessa nel resto del mondo; nuova linea due. Che dell'unità giapponesi sarebbero rimaste nella Cina del Nord, in Mongolia e nella regione di Hainan per circa 25 anni: le altre truppe giapponesi sarebbero state ritirate dalla Cina entro due anni seguenti ristabilimento della pace dell'ordine; nuova linea tre. Che le forze giapponese in Indocina sarebbero state ritirate quando fosse stata conclusa una giusta pace in estremo oriente.

Se queste proposte, dette "proposte A", fossero state respinte sarebbero state avanzate delle nuove proposte, chiamate Di, per ottenere un modus vivendi. Queste differivano dalla prima in quanti giapponesi si dichiaravano pronti ad evacuare immediatamente il sud dell'Indocina se fosse stato firmato un accordo o gli Stati Uniti, che avrebbero aiutato il Giappone ad ottenere dal Indie olandesi i prodotti di cui aveva bisogno. Il Giappone avrebbe ottenuto compensi in termini di forniture di prodotti. Inoltre gli Stati Uniti non avrebbero aiutato La Cina nella sua lotta contro il Giappone.

Le "proposte A" furono presentate a Cordell Hull La sera del 7 novembre del 1941. Il 10 novembre Roosevelt è praticamente le respinse dichiarando che prima di qualsiasi decisione, il Giappone avrebbe dovuto ritirare le sue truppe della Cina. Furono allora presentate dall'ambasciatore giapponese le "proposte Di", il 20 novembre, che furono però dichiarate subito inaccettabili.

In accordo con il governo britannico, il governo americano respingendo ufficialmente tutte le proposte, offrì all'ambasciatore giapponese una serie di controproposte basate sui principi del diritto internazionale: il Giappone e gli Stati Uniti avrebbero facilitato la firma di patti di non aggressione fra tutti paesi interessati ai problemi dell'estremo oriente. Il Giappone avrebbe ritirato tutte le sue truppe dalla Cina dall'Indocina. È evidente che queste proposte erano assolutamente contrarie alle ambizioni militari giapponesi. Ma non s'immaginava ne nell'opinione pubblica americana, né nei circoli governativi e neppure negli ambienti militari della guerra contro il Giappone fosse imminente. In quel momento, in particolar modo, i preparativi militari americani erano insufficienti.

Il 6 dicembre il presidente Roosevelt indirizzò un ultimo messaggio al imperatore Hiroito. Bisogna ricordare che servizi segreti americani erano riusciti a decifrare i codici giapponesi e conoscevano il senso generale delle proposte nipponiche.

Pearl Harbor

Il 26 novembre, una potente flotta giapponese lasciò le isole Curili e navigava verso Pearl Harbor, nelle isole Hawaii.

La Germania aveva fatto sapere più riprese che si il Giappone fu senza di in guerra contro Gran Bretagna e gli Stati Uniti, si sarebbe immediatamente schierata al suo fianco e avrebbe dichiarato guerra agli Stati Uniti. Il 1 dicembre una conferenza imperiale decise definitivamente l'ingresso in guerra del Giappone. Si tratta ormai di favorire l'effetto sorpresa, fingendo di continuare negoziati.

La mattina del 7 dicembre, i giapponesi attaccavano Pearl Harbor, distruggendo o danneggiando gran parte della flotta del Pacifico. Nel frattempo sbarcavano con delle truppe in Malesia. Il governo americano, mentre prevedeva un attacco in Siam o in Malesia, sembrò essere stato completamente colto di sorpresa per l'attacco a Pearl Harbor. Non era stata presa alcuna precauzione. In effetti questo attacco diede all'opinione pubblica americana un impulso senza il quale la guerra non sarebbe stata possibile. Gli Stati Uniti furono brutalmente cacciati nel conflitto, che diveniva una guerra mondiale.
l'11 dicembre Germania e Italia dichiararono guerra agli Stati Uniti.

domenica 14 marzo 2010

L’attacco tedesco contro l’Unione Sovietica

Parte II, Capitolo V, Paragrafo VI

La decisione di Hitler.

Il 12 e il 13 novembre del 1940, come detto, ebbe luogo l'incontro fra Molotov e Von Ribbentrop a Berlino. Fin dal 12 novembre era stata firmata una direttiva militare che abbandonava l'idea di uno sbarco immediato in Inghilterra e prevedeva un'accentuazione della spinta italo-tedesca nel Mediterraneo. Il fallimento dell'incontro fra Ribbentrop e Molotov, confermato peraltro dalla lettera che quest'ultimo inviò il 25 novembre precisando la volontà dell'unione sovietica relativamente agli allegati segreti, convinse Hitler a pensare in maniera più precisa ad una guerra contro la Russia. Non è sufficiente spiegare questa operazione solo per il suo odio contro il comunismo. Vi era il desiderio di abbattere un rivale, ma soprattutto La guerra contro la Gran Bretagna andava per le lunghe e diventava essenziale assicurarsi il controllo delle materie prime e i viveri necessari. Il progetto di guerra contro l'Urss si collocava nel piano più generale di Hitler in modo molto logico: non derivava da un colpo di testa. Pertanto nei primi di dicembre del 1940 ordinò di preparare un'offensiva da scatenarsi per il 15 maggio del 1941 (ritardata poi successivamente per intervenire in Jugoslavia e Grecia).

I dirigenti tedeschi si sforzavano così di mascherare il più possibile lo spostamento della Wermacht verso est. Il colpo di stato jugoslavo ritardò di circa cinque settimane l'operazione.

L'operazione Barbarossa venne definitivamente fissata per il 22 giugno. Nel corso dei mesi di maggio e giugno tutte le notizie che arrivavano in Inghilterra e negli Stati Uniti indicavano che un attacco tedesco contro i sovietici era imminente. Da parte sua, Stalin era riuscito a ottenere la neutralità del Giappone, verso cui moltiplicò i tentativi per allontanarlo dalla guerra.

I sovietici da parte loro accettarono le pretese tedesche sul tracciato delle frontiere tedesco-sovietiche in Polonia (aprile 1941) e riconobbero ufficialmente il governo favorevole alla Germania insediato in Iraq (maggio 1941). Stalin in persona assunse nel maggio del 1941 la direzione del governo per dimostrare la volontà di continuare la politica filo-tedesca del 1939. La collaborazione dei sovietici proseguì fino all'ultimo.

L'attacco tedesco (22 giugno 1941).

Tutti questi eventi non modificarono La decisione di Hitler. Così il 2 giugno Hitler incontrò Mussolini al Brennero. Il 12 giugno fu dato ordine alle navi tedesche di abbandonare i porti sovietici. Furono rafforzate le guarnigioni tedesche in Finlandia in Romania. Gli inglesi e gli americani moltiplicarono gli avvertimenti ai sovietici e questi ultimi adottarono diverse misure militari segrete di carattere difensivo.

La sera del 21 giugno fu fatto un passo distensivo tentato dei russi nei confronti dei tedeschi, ma era ormai troppo tardi. Il 22 giugno, al mattino, le truppe tedesche attaccarono l'unione sovietica. I pretesti principali forniti per questa aggressione erano: la minaccia che le truppe sovietiche facevano pesare sulla Germania, la propaganda del Komintern, la firma del trattato di amicizia sovietico-jugoslavo ante trattato al 5 aprile.

Ormai la guerra terrestre, che sin qui si era limitata a campagne fulminanti, avrebbe cambiato carattere. Hitler aveva impegnato le sue forze in una delle guerre più terribili della storia.

 

sabato 13 marzo 2010

La Drole de Guerre.

Parte II, Capitolo V, Paragrafo II

Il tentativo di pace e di Hitler

dopo la disfatta della Polonia, fino al maggio del 1940, la guerra terrestre sul fronte occidentale assunse un andamento molto tranquillo. Solo il problema della Norvegia sarebbe venuto a turbare questa calma prima dell'attacco decisivo della Germania. In queste condizioni non c'è da stupirsi che Hitler avesse tentato di fare la pace, in modo da consacrare le sue conquiste ed assorbirle. La fine del 1939 fu quindi caratterizzata da alcuni tentativi di pace. Egli si dichiarò pronto a disporre gli scopi della guerra, ad eccezione delle rivendicazioni coloniali non domandava nulla né alla Francia nell'Inghilterra. Ma nella Francia nell'Inghilterra potevano ammettere queste richieste. In Inghilterra erano ben pochi favorevoli del resto alle proposte di Hitler. L'offensiva di pace tedesca languiva, così il 13 ottobre il governo tedesco pubblicò una dichiarazione in cui constatava l'assenza di volontà per raggiungere un compromesso di pace.

Il tentativo di piccoli stati neutrali

un secondo tentativo di differente origine ebbe luogo nel novembre del 1939. Gli Stati Uniti avevano anche pensato di offrire una loro mediazione, ma dopo aver consultato i propri collaboratori il segretario di Stato Cordell Hull ritenne che ciò fosse inutile, sicché il presidente Roosevelt rese pubblica questa decisione l'11 ottobre. Hitler, nonostante il parere contrario dei suoi generali, aveva peraltro deciso di iniziare le operazioni ad ovest per il 12 novembre. Ben 90 divisioni tedesche erano ammassate lungo la frontiera del Belgio e dell'Olanda. Questi due paesi erano neutrale e non volevano chiedere aiuto né alla Francia e all'Inghilterra. Avevano quindi rifiutato tutte le proposte franco-inglesi, avanzate sin dal mese di settembre, di iniziare delle conversazioni militari. I due alleati fecero allora sapere al Belgio che, in caso di attacco, non avrebbero portato le loro truppe in territorio belga.

Il Ministro degli affari esteri olandese propose il 5 novembre alla regina Guglielmina una mediazione belga-olandese. I due sovrani inviarono un telegramma a Giorgio VI e a Hitler, offrendo i loro buoni uffici e la mediazione per risolvere il conflitto. Questa proposta ricevette immediata adesione dai re dei paesi del Nord, Danimarca, Norvegia, Svezia, oltre che della Repubblica finlandese, della Romania e del Papa. Ma Hitler oppose un rifiuto: il 9 novembre, proprio in quest'occasione, era scampato ad un attentato in una birreria di Monaco. Infine anche i capi di Stato inglese francese rifiutarono la mediazione. Questo metteva fine alle speranze tedesche di una guerra limitata.

La "guerra d'inverno" russo-finlandese

La situazione era molto tesa nei paesi nordici e soprattutto in Finlandia. Questo paese era considerato dall'Urss come facente parte della zona di influenza sovietica. Fra questi due paesi era stato firmato nel 1932 un trattato di non aggressione, prolungato nel 1934 sino alla fine del 1945. La Russia, dopo aver ottenuto delle basi militari negli Stati baltici, iniziò il 12 ottobre dei negoziati con la Finlandia per ottenere vantaggi analoghi.

Ma il 28 novembre l'Urss denunciò il patto di non aggressione del 1932, e dopo aver rotto le relazioni diplomatiche il giorno seguente, l'armata Rossa il 30 invase il territorio finlandese. Il 1 dicembre con l'appoggio sovietico fu costituito un governo finlandese comunista. Il 3 dicembre il nuovo governo finlandese rivolse un appello alla società delle nazioni, che il 14 decise di escludere l'Urss dalla lista dei suoi membri. Questo fatto importante perché spiega l'insistenza sovietica nel 1944-1945 per creare al posto del primo organismo internazionale, la società delle nazioni, un'istituzione del tutto nuova.

La dichiarazione di neutralità fatta nel febbraio del 1940 dagli altri Stati scandinavi, impedì alle truppe alleate di giungere in Finlandia. La Germania dal canto suo aveva cessato di fornire le armi alla Finlandia fin dall'inizio della guerra russo-finlandese. La Germania era strettamente fedele al patto con l'Urss.

La vittoria faticosamente conquistata dall'armata Rossa in Finlandia allontanò ogni nuovo occasione di pace. Nel marzo del 1940 la Finlandia cedeva definitivamente all'Urss l'istmo di Carelia.

La guerra di Norvegia

Dalla guerra russo-finlandese deriva la guerra di Norvegia.

In Francia alla fine di marzo del 1940, il governo Daladier rassegnò le dimissioni. Il nuovo governo diretto da Paul Reynaud ottenne una maggioranza risicatissima. Reynaud firmò con la Gran Bretagna una dichiarazione con la quale due stati si impegnavano a non concludere né armistizio, né pace separata, ci si aspettava che il nuovo governo francese agisse con maggior energia. Per questo fu richiamato l'ambasciatore dell'Urss a Parigi.

Fino all'8 aprile Francia Inghilterra avevano informato la Norvegia che avrebbero posto delle mine nelle sue acque territoriali. Così il 9 aprile, cogliendo questo pretesto, la Germania invase da prima la Danimarca, occupata senza che questa resistesse in alcun modo e posta quindi sotto protezione armata, e la Norvegia, dove fu installato un governo filo tedesco. Si trattava di un semplice pretesto, dal momento che la campagna era stata ordinata da Hitler fin dal 1 marzo del 1940. Essa terminò una rapida vittoria dei tedeschi e con la fuga del re di Norvegia a Londra, avvenuta il 10 giugno. Inoltre il 10 aprile, l'Islanda, dipendente dalla Danimarca, prese in mano la condotta dei propri affari esteri in modo autonomo, stipulando un accordo con Washington.

Il 10 maggio del 1940, con il pretesto di salvaguardare la loro neutralità, le truppe tedesche attaccarono il Belgio e l'Olanda. Iniziava la campagna militare voluta da Hitler per sferrare sugli alleati un colpo decisivo. In quello stesso giorno Winston Churchill succedette a Chamberlain, al quale si rimproverava la disfatta della Norvegia, costituendo un gabinetto di unione nazionale.

I negoziati tedesco-sovietivi e il Trattato del 23 agosto 1939

Parte II, Capitolo IV, Paragrafo IV
 
Molotov

Image via Wikipedia

I primi passi

tutto porta a credere che l'iniziativa del riavvicinamento fra la Germania e l'Urss venisse da quest'ultimo paese. In realtà anche i sovietici volevano un riavvicinamento con la Germania, per questo Molotov sostituì al Ministero degli Affari Esteri Litvinov, più vicino al Francia Inghilterra. Sin dall'aprile del 1939 erano stati compiuti i primi passi di intesa fra i due governi, inizialmente per motivi di cooperazione economica.

La decisione tedesca

fu tra il 29 il 30 maggio che la Germania decise per l'alleanza in favore dell'Urss. Si trattava solo di arrivare ad un accordo economico sulla base delle proposte sovietiche avanzate nel febbraio del 1939. Il 26 luglio il riavvicinamento fra due paesi fece un ulteriore passo in avanti. In una incontro fra ambasciatori dei due paesi si discusse a lungo delle similitudini fra le due ideologie e la distanza dei due paesi dai paesi democratici, inoltre la Germania dimostrò di poter offrire all'unione sovietica più vantaggi dell'Inghilterra.

La Germania affretta a conclusione di un accordo

questa conversazione riportata è di grande importanza. Nel corso del mese di agosto il negoziato fra i due paesi era ormai ben avviato, si svolgeva soprattutto sul problema delle zone di influenza. Hitler aveva deciso di attaccare la Polonia per il 1 settembre. Bisognava agire rapidamente. Il 12 agosto, stesso giorno in cui cominciavano le trattative militari con gli occidentali, Von Ribbentrop decise di recarsi di persona a Mosca. Il 16 agosto Molotov e Von Ribbentrop si accordarono sul principio di un trattato di non aggressione, con annessi un protocollo del limitante le zone di influenza dei due paesi. Il 20 agosto Hitler indirizzò un telegramma personale a Stalin in cui sottolineava la tensione fra la Germania la Polonia e domandava di anticipare la firma del trattato al 22 o al massimo al 23 agosto. Stalin accettò la data del 23.

Il trattato di non aggressione

Von Ribbentrop partì con pieni poteri, che gli erano stati conferiti da Hitler per firmare un trattato immediatamente applicabile. Questo permise di raggiungere un risultato molto rapidamente. Il patto fu firmato nella notte del 23 agosto, si componeva di due elementi. Il primo, un trattato di non aggressione, reso pubblico il giorno dopo, in cui si dichiarava che due paesi volevano rafforzare la causa della pace e si impegnavano a non partecipare ad alcun atto di aggressione l'uno contro l'altro, a non sostenere una terza potenza contro di essi e a non unirsi ad un gruppo di potenze ostili. Si decideva inoltre di risolvere le controversie reciproche solo attraverso scambi di opinione amichevoli o arbitrato. Il trattato era immediatamente applicabile ed era concluso per 10 anni, si sarebbe inoltre prolungato automaticamente per altri cinque se nessuna delle due parti l'avesse denunciato un anno prima della scadenza.

Il protocollo segreto

il protocollo segreto era invece molto più importante, si componeva di tre articoli principali. Il primo articolo comprendeva nelle zone di influenza russa la Finlandia, l'Estonia e la Lettonia. La Lituania sarebbe stata invece nella zona d'influenza tedesca: i due paesi riconoscevano gli interessi della Lituania a su Vilna. L'articolo due fissava il limite delle zone di influenza in Polonia su una linea corrispondente orientativamente sul tracciato della Vistola. L'articolo tre

Sottolinea l'interesse dell'Urss per la Bessarabia. La Germania dichiarava infine di non avere alcun interesse politico per questa regione.

 

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Parte II, Capitolo IV, Paragrafo III: I negoziati delle Democrazie con l’URSS

Le esitazioni dell'Urss

La prospettiva di una guerra per la Polonia rendeva fondamentale la collaborazione con l'Urss. Non c'è quindi da meravigliarsi che le democrazie occidentali e la Germania abbiano tentato di trascinarla dalla propria parte. Sin dal mese di agosto del 1939, l'unione sovietica non aveva fatto una scelta. Per questo si ebbero due negoziati paralleli.

L'unione sovietica era separata dalla Germania, dalla Polonia ed alla Romania, paesi con cui Francia Inghilterra avevano stipulato dei trattati di alleanza. Di conseguenza essa non aveva una necessità di alleanza con la Germania. Inoltre sul piano ideologico, essa non condivideva né le idee delle democrazie liberali, né quelli di Hitler, né quelle della Polonia del Colonnello Beck.

Tuttavia l'Urss sembrò orientarsi inizialmente dalla parte delle democrazie. Tanto è vero che il 19 marzo protestò contro la Germania per l'occupazione di Praga. Iniziarono così degli scambi di opinione fra l'Inghilterra e l'unione sovietica.

 

Il negoziato per un accordo politico

 

il vere proprio negoziato per un accordo cominciò nell'aprile del 1939. Il 14 aprile il governo francese aveva proposto l'unione sovietica una dichiarazione congiunta in cui Francia Inghilterra si sarebbero impegnate per la di difesa di Romania e Polonia in caso di aggressione non provocata. Ma il punto di vista francese non coincideva con quello della Gran Bretagna. Mentre la Francia accettava il principio di una vera alleanza, l'Inghilterra invece auspicava l'appoggio sovietico alla Polonia, ma non era disposta a combattere in favore dell'Urss si quest'ultima fosse stata attaccata.

 

Il 18 aprile Litvinov presentò delle controproposte volta la firma di un patto fra i tre paesi contro l'ipotesi di un'aggressione fascista. Questo accordo si sarebbe composto da tre atti, di cui uno di reciproca assistenza, uno che stipulavano convenzione militare e uno per la garanzia di tutti gli stati situati tra il Mar Baltico e il Mar Nero, compresi paesi baltici. Nell'eventualità di una guerra i tre paesi si sarebbero impegnati a non firmare una pace separata. Tuttavia durante lo svolgimento dei negoziati, Litvinov rassegnò le dimissioni e fu sostituito da Molotov. Litvinov aveva la reputazione di essere un uomo favorevole al principio della sicurezza collettiva e quindi un amico della Francia e dell'Inghilterra. Le sue dimissioni furono interpretate come il segno di un possibile cambiamento della politica sovietica.

 

In questo contesto si inseriva la Polonia che rifiutava sistematicamente di accordarsi con tutti i suoi grandi vicini, poiché il colonnello Beck cercava di praticare la politica dell'equilibrio che aveva mantenuto sino ad allora l'indipendenza della Polonia.

 

Gli inglesi, per evitare il fallimento delle trattative trasmisero Molotov il 27 maggio delle nuove proposte. Questa volta si trattava di un trattato di reciproca assistenza nel caso di una guerra scoppiata a causa di un'aggressione contro la Polonia, la Romania, la Grecia, la Turchia o il Belgio; non era previsto nulla invece in favore dei paesi baltici. L'Urss invece teneva moltissimo a quest'ultima inclusione, poiché forse pensava di estendere la propria influenza su questi paesi. Questo sembrò porre fine alle trattative, perché paesi baltici rifiutavano a loro volta di essere garantiti dall'Inghilterra contro la loro volontà.

 

Dopo qualche tempo i negoziati ripresero a Mosca, ma ci si scontrò grosso modo sulle stesse difficoltà. Peraltro i sovietici insistevano perché una convenzione militare accompagnasse la convenzione politica. Sembra che in realtà il governo sovietico, impegnato in un negoziato segreto con la Germania, cercasse soprattutto di guadagnare tempo.

 

Il 1 luglio furono presentate delle nuove proposte anglo-francesi, in cui si ammetteva una garanzia anche per i paesi baltici e la Finlandia, ma si giungeva anche l'Olanda e la Svizzera. Quest'ultima ipotesi non fu accettata da Molotov, e suscitò anche le proteste di questi ultimi paesi.

 

Verso la metà di luglio Francia e Inghilterra abbandonarono il progetto di garanzia per Olanda e Svizzera, ma restava da regolare il problema dei rapporti tra una convenzione politica e una militare. Infine il 24 luglio tutti questi punti erano stati regolati, ma non era stato firmato ancora alcun accordo.

 

Le trattative per un accordo militare

 

Molotov si dichiarò pronto ad iniziare dei negoziati per una convenzione militare entro pochi giorni. Francia Inghilterra inviarono nel frattempo delle delegazioni militari e navali. Sorse però una difficoltà: quali erano i reali poteri dei negoziatori occidentali? I sovietici si lamentavano del fatto di non avere di fronte dei plenipotenziari. Poi vi era una difficoltà ancora più seria: la Polonia avrebbe accettato il passaggio delle truppe sovietiche sul suo territorio?

Si sapeva in linea di principio che i polacchi erano contrari al passaggio delle truppe sovietiche, ma si aspettava una risposta diretta. La Francia era orientata a portare avanti le trattative anche se questo paese avesse rifiutato, poiché riteneva fondamentale raggiungere un accordo ad ogni costo con l'Urss. In effetti inizialmente sembrò che il governo polacco avrebbe accettato il passaggio dei sovietici, sotto la minaccia di vedere la Francia denunciare la sua alleanza con la Polonia. Ma il 24 agosto smentì formalmente tale consenso.

Era ormai troppo tardi. L'Urss pretendeva la medesima garanzia anche per la Romania, oltre che per la Polonia. Mentre si dibattevano queste questioni, nel frattempo il 23 agosto Von Ribbentrop era arrivato a Mosca per firmare un patto di non aggressione: era il fallimento definitivo della politica anglo-francese.

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Anche il trattato franco-sovietico del 1935 divenne inoperante: questo genere di risposta ricevette l'ambasciatore francese dopo che il patto di non aggressione franco-tedesco del 1938 era stato firmato.