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domenica 11 aprile 2010

Gli inizi del risollevamento francese

 

Il 1941 era stato caratterizzato dai clamorosi successi della Germania. La prima metà del 1942 vide invece il Giappone riportare molte vittorie. All'inizio dell'autunno del 1942 i tedeschi combattevano a Stalingrado e alle frontiere dell'Egitto. I giapponesi invece occupavano una vasta zona dei mari del sud e solo con la battaglia del Mar dei Coralli (primi di maggio del 1942) si era impedita l'invasione dell'Australia.

Tuttavia sembra che si sia arrivati ad una svolta nelle operazioni militari e quest'evoluzione si va caratterizzando con importanti cambiamenti politici. Si assiste nei mesi successivi all'autunno del 1942 alla riapparizione della Francia, all'attacco britannico ad El-Alamein (ottobre 1942), ha lo sbarco anglo-americano in Africa del Nord (novembre 1942), all'ingresso nella lotta dell'impero coloniale francese e al crollo dell'Italia di Mussolini.

Preparativi politici che lo sbarco alleato in Africa

Il desiderio di sollevare l'Africa francese contro Germania era molto vivo presso gli anglosassoni, tra i Francesi liberi e tra i movimenti di resistenza dell'Africa del Nord. Sin dalla conferenza di Arcadia (Washington) del 22 dicembre 1941 Roosevelt e Churchill cominciarono a discutere di un possibile sbarco in Africa del Nord. Si trattava di sapere quale autorità francese avrebbe potuto sollevare contro la Germania le truppe francesi in quella zona.

Gli americani si erano sforzarsi invano di ottenere l'adesione del generale Weygand, comandante in capo delle truppe francesi nei tre paesi dell'Africa del Nord. Dopo di che il generale era stato richiamato, sotto la pressione dei tedeschi.

Il governo americano cercò nuovamente di convincerlo ad assumere il comando di una insurrezione, ma Weygand rifiutò in modo assoluto disubbidire al maresciallo Pétain. Quest'ultimo si limitava ad affermare che le truppe francesi d'Africa avrebbero resistito a qualsiasi invasione da parte degli anglosassoni, delle truppe del generale de Gaulle e della Germania.

Si sarebbe potuto chiedere al generale de Gaulle di farsi carico di quest'insurrezione, ma i alleati ritenevano che questo fosse impossibile. Pensavano che i Francesi liberi fossero impopolari in Africa del Nord e che fossero stati associati, nella mente dei coloni e degli arabi, agli inglesi, il cui atteggiamento a Mers-el-Kebir non era stato dimenticato. In larga maggioranza, il colpo gli ufficiali francesi, pur essendo ostile ai tedeschi e desideroso di riprendere un giorno la lotta contro di loro, era fedele al maresciallo Pétain e invece ostile al generale de Gaulle.

La questione di Saint Pierre e Miquelon

Un incidente, de il vero estremamente limitato, ma irritante del governo americano, aveva accresciuto la tensione fra quest'ultimo e il generale de Gaulle. Nel dicembre del 1941, proprio durante la conferenza di Washington, le forze navali francese libere sbarcarono nelle isole di Saint Pierre e Miquelon, al largo di Terranova, che dipendevano dal governo di Vichy: su queste isole era presente un'emittente radio, il governo canadese aveva proposto di organizzare una spedizione per distruggerla. Il generale de Gaulle l'aveva preteso che i Francesi liberi fossero incaricati dell'operazione, ma il presidente Roosevelt vi si era opposto a causa di un accordo che stava concludendo con l'ammiraglio Robert e che prevedeva il mantenimento dello status quo nei possedimenti francesi di America. Nonostante ciò, il generale de Gaulle si assunse la responsabilità di un'operazione più ampia, che avrebbe soppresso la sovranità di Vichy su queste isole. I Francesi liberi furono accolti con entusiasmo e un plebiscito pro o contro l'operazione ottenne una schiacciante maggioranza.

L'opinione pubblica americana fu nel suo insieme soddisfatta, ma il governo di Vichy protestò e accusò il governo americano di doppiezza. Churchill, al contrario, accolse l'occupazione delle isole con soddisfazione.

In seguito a questo fatto, Cordell Hull estremamente irritato indirizzò a Roosevelt un memorandum nel quale suggeriva di far a meno per il futuro della cooperazione del generale de Gaulle soprattutto per i progetti dell'Africa del Nord. Da quel punto in poi gli Stati Uniti avrebbero mantenuto il loro atteggiamento ostile nei confronti del generale.

Negoziati con Giraud

Gli americani finirono per scegliere come eventuali capo dei Francesi d'Africa del Nord il generale Giraud, evaso nel frattempo dalla Germania.

Il generale Giraud aveva un piano ambizioso: usare l'esercito dell'armistizio per creare una testa di ponte sulla costa francese del Mediterraneo, in modo da permettere lo sbarco di importanti forze anglo americane; pensava ad uno sbarco alleato in Africa del Nord, ma come operazioni secondarie. Era necessario convincere Giraud a modificare il suo piano, tanto più che gli americani avevano già deciso che il comandante in capo dell'operazione sarebbe stata il generale Eisenhower.

Per risolvere questi problemi, fu organizzato un incontro segreto nell'ottobre del 1942 tre capi militari francesi e americani. Si decise che Murphy avrebbe indirizzato a Giraud tre lettere. Queste, una volta approvate dal generale francese, sarebbero divenute quello che è noto come "l'accordo Murphy-Giraud". La prima riguardava l'equipaggiamento delle forze francesi. La terza e escludeva preventivamente i Francesi liberi dall'operazione. La seconda, di carattere politico, era la più importante: garantiva la restaurazione della potenza francese, con tutti i suoi possedimenti territoriali di ante guerra, sia in Europa che oltremare, al termine della guerra. La Francia sarebbe stata alleata degli Stati Uniti, mentre il comando dell'operazione sarebbe stato americano finché la sicurezza dell'area dell'Africa del Nord non sarebbe stata assicurata.

Queste lettere furono recapitate al generale Giraud, il 5 novembre lasciò la Francia. Tuttavia perse parecchie ore a rivendicare il comando. Arrivò ad Algeri solo il 9 novembre, quando lo sbarco americano era già cominciato.

L'intermezzo Darlan

Come detto lo sbarco americano iniziò l'8 novembre. L'ammiraglio Darlan era ancora ad Algeri e sembrò inizialmente atterrito nell'apprendere la notizia. Inviò un messaggio via radio al maresciallo Pétain, che forse non ricevette. Il presidente Roosevelt inviò a sua volta un messaggio al maresciallo, che questa volta rispose protestando e diede ordine di resistere agli invasori. Vi fu una una resistenza solo sporadica in Algeria e soprattutto in Marocco. Dopo lunghi negoziati con Murphy, il generale Darlan, che non credeva più come nel 1941 alla vittoria tedesca, ordinò il cessate il fuoco (l'8 novembre alle 19:00).

Indirizzò messaggio Pétain, dal quale ricevette due risposte. La prima accettava il principio del cessate il fuoco e ordinava alla flotta di Tolone di prendere il mare. La seconda, probabilmente ispirata da Laval, condannava l'atteggiamento di Darlan e lo rimuoveva dall'incarico. Alla fine, il generale Darlan aderì alla tesi secondo il quale il maresciallo Pétain era prigioniero dei tedeschi e, non essendo più libero, doveva lui prendere il comando in Africa del nord. Con questo espediente, mostrava di voler mantenere all'interno il regime autoritario del governo di Vichy. Gli americani si rassegnarono a questa soluzione, così i rapporti fra le autorità americani e francesi furono regolati dagli accordi Darlan-Clark del 22 novembre, molto meno vantaggiosi per la Francia rispetto agli accordi originali Giraud-Murphy anteriori allo sbarco.

Questo voltafaccia di Darlan ebbe gravi conseguenze. Il 9 novembre Hitler convocò Laval a Monaco e lo stesso giorno decise di invadere la zona non occupata per mettere la costa francese del Mediterraneo in stato di difesa. Intimò a Laval di firmare un'alleanza con l'asse, ma questi rifiutò, promettendo però in cambio delle basi in Tunisia a partire dal 14 novembre. I tedeschi l'avevano peraltro già invasa prima di quella data. Così l'11 novembre Darlan inviò alla flotta di Tolone l'ordine di dirigersi verso l'Africa settentrionale, ma il comandante in capo della squadra rifiutò di obbedire di obbedirgli. I tedeschi garantirono uno statuto speciale al porto e alla zona nei dintorni della città. Ma l'intenzione reale di Hitler era di impadronirsi della flotta.

Un improvviso attacco contro di questa, il 27 novembre la obbligò ad autoaffondarsi. I tedeschi, allora in difficoltà sul fronte russo (battaglia di Stalingrado), accentuarono la pressione sulla Francia.

Ad Algeri, Darlan aveva preso posizione per favorire la ripresa della lotta. Il suo atteggiamento indusse i principali amministratori dell'impero francese ad unirsi alla lotta contro la Germania.

Questa soluzione, che prolungava il regime di Vichy in Africa settentrionale suscitò naturalmente le proteste del generale de Gaulle. Tuttavia, il 24 dicembre del 1942 un giovane di tendenze monarchiche e al tempo stesso gollista, assassinò l'ammiraglio Darlan ad Algeri. Fu immediatamente giudicato, condannato a morte e giustiziato. A questo punto subentrò Giraud con il titolo di alto commissario: abolì le leggi di Vichy e soprattutto le misure eccezionali contro gli ebrei, ma solo in seguito alle pressioni degli americani. Era piuttosto singolare che ci si trovasse nella condizione di avere due gruppi di francesi impegnati nella lotta contro la Germania: i Francesi liberi di Londra agli ordini del generale de Gaulle, e i Francesi di Algeri agli ordini del generale Giraud.

Il ristabilimento dell'unità

Ci vollero lunghi e difficili negoziati per realizzare la fine l'unità dei francesi nella lotta contro la Germania. Il 25 dicembre del 1942 il generale de Gaulle aveva scritto a Giraud per proporgli un incontro ad Algeri, ma questi rifiutò.

Nel frattempo Roosevelt e Churchill si riunirono, come già visto, ad Anfa vicino Casablanca (gennaio 1943). Erano desiderosi di mettere fine alla divisione dei francesi, così convocarono il generale de Gaulle e Giraud. Fu necessario inviare un vero e proprio ultimatum di Churchill perché de Gaulle si decidesse ad accettare. ma l'accordo fra i due uomini fu impossibile. Ad Anfa, Giraud aveva ottenuto un risultato interessante: aveva fissato un tasso vantaggioso per il franco.

In seguito consigli di Roosevelt, Giraud accettò la collaborazione di Jean Monnet. Questi persuase il generale ad assumere un atteggiamento più democratico, che manifestò nella dichiarazione del 14 marzo. Questa dichiarazione permise la ripresa dei negoziati con de Gaulle, che furono annunciati poco dopo. Ma il generale de Gaulle non poté recarsi subito ad Algeri. Peraltro i rapporti dei "francesi combattenti" con gli inglesi, dopo la conferenza di Anfa, erano pessimi. Temendo che l'arrivo del generale de Gaulle in Algeria avesse provocato disordini, gli inglesi gli rifiutarono l'autorizzazione a lasciare l'Inghilterra. In aprile, lo stesso generale Eisenhower si allineò su quest'opinione.

Dopo molte difficoltà, si riuscì ad intendersi sulla creazione di un "Comitato Francese di Liberazione Nazionale" con sede ad Algeri. Il generale de Gaulle arrivò infine in questa città il 30 maggio. Ma non tutte le difficoltà erano risolte: Giraud voleva restare comandante in capo, mentre de Gaulle era contrario alla fusione in una sola persona del potere politico e militare. Fu necessaria una pressione del generale Eisenhower perché fosse mantenuto lo status quo.

Il generale Giraud, preoccupato unicamente della guerra e ignorante materia politica, fu invitato nel luglio del 1943 negli Stati Uniti e in Canada per ottenere la promessa di importanti forniture di armi e munizioni. Ma questo viaggio in deboli la sua posizione ad Algeri. Così il 1 ottobre, per restare comandante in capo delle forze militari, fu costretto a dare le dimissioni dalla CFLN. Perse anche il ruolo di comandante in capo, in seguito ad una controversia con de Gaulle, nell'aprile del 1944, peraltro dopo aver brillantemente conquistato la Corsica, primo territorio metropolitano ad essere liberato.

Il CFLN, che nel giugno del 1944, dopo un anno dalla sua fondazione, prese il nome di "governo provvisorio della Repubblica francese", non fu però riconosciuto come governo di fatto dalle potenze alleate. Bisognerà attendere la liberazione della Francia e la decisione del 23 ottobre 1944.

Il suo ruolo non fu tuttavia meno importante perché poté organizzare un potente esercito, riconquistare la Corsica, ottenere l'adesione di tutte le parti dell'impero francese.

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giovedì 18 marzo 2010

Il medio oriente (1933-1941)

Parte II, Capitolo VI, Paragrafo I

 

La ripresa dei negoziati anglo-egiziani

Dopo il fallimento dei negoziati anglo-egiziani svoltesi nel 1932, non sarebbero stato possibile trovare una soluzione nell'ottobre del 1935 l'Italia non avesse aggredito l'Etiopia. Trovandosi fra l'Etiopia e la Libia, l'Egitto e il Sudan anglo-egiziano erano minacciati dalle ambizioni dell'Italia. Era naturale i dirigenti egiziani vedessero conveniente un'alleanza con la Gran Bretagna.

Sin dal dicembre del 1935 si costituì con il nome di "fronte unico" un partito che comprendeva anche lo storico movimento popolare Wafd. Si ottenne immediatamente da parte di re Fuad la cessazione del regime dittatoriale. Venne inoltrata una spedizione rappresentante britannico, chiedendo la ripresa dei negoziati.

L'Egitto aveva risposto all'appello della società delle nazioni ed applicava le sanzioni contro l'Italia, reclamava inoltre un'alleanza con la Gran Bretagna. Alla morte di re Fuad (aprile 1936) successe il figlio re Faruk, che non modificò però l'atteggiamento egiziano. Le elezioni generali del maggio 1936 diedero al fronte nazionale una schiacciante maggioranza e Pascià divenne Primo Ministro.

Il trattato anglo-egiziano del 1936.

Eden, a capo del Foreign Office, accettò queste nuove proposte dopo qualche esitazione. Così nell'agosto del 1936 fu raggiunto un accordo. I plenipotenziari egiziani furono invitati a firmare un trattato di alleanza a Londra. Questo trattato comprendeva delle clausole politiche, militari e alcuni articoli riguardanti il Sudan, poneva su nuove basi le relazioni fra i due paesi.

Nelle clausole politiche si confermava l'indipendenza dell'Egitto e si annunciava la fine dell'occupazione britannica. L'Egitto sarebbe stato rappresentato Londra da un ambasciatore; l'Inghilterra non avrebbe avuto più in Egitto un alto commissario, ma anch'essa l'ambasciatore. I due paesi sarebbero stati alleati. In caso di minaccia di guerra contro una delle due parti, essi si sarebbero consultate sulle misure da adottare. In caso di guerra l'una e l'altra sarebbero corse immediatamente in loro aiuto. Per l'Egitto l'aiuto non sarebbe costituito nell'invio di truppe, ma avrebbe messo a disposizione dell'alleato il suo territorio, i suoi porti, i suoi aeroporti e le sue vie di comunicazione. L'Inghilterra avrebbe appoggiato una domanda di ammissione alla società delle nazioni dell'Egitto e l'avrebbe aiutato ad ottenere dalle potenze interessate l'abolizione delle capitolazioni.

Sul piano militare, l'Egitto autorizzava lo stanziamento di truppe inglesi nelle vicinanze del Canale di Suez, per assicurare le comunicazioni dell'impero britannico. Ciò non avrebbe però costituito un'occupazione militare. Così allo scadere di 10 anni i due paesi si sarebbero consultate per studiare la possibilità delle truppe egiziane di proteggere il Canale ponte

per il Sudan veniva rimesso in vigore l'accordo sospeso dopo l'assassinio di Sir Lee Stack. Si ristabiliva quindi il principio del regime di condominio. Il sud Anna sarebbe stato difeso solo dalle truppe britanniche, ma anche da soldati egiziani. Il governatore generale avrebbe nominato funzionari che sarebbero stati inglesi e egiziani.

Si era raggiunto così un compromesso accettabile per i due paesi. Bisognava ora trarre dalla nuova situazione giuridica tutte le conseguenze che essa comportava per l'aria l'indipendenza dell'Egitto. Sin da i primi mesi del 1937 il governo egiziano indirizzò delle note alle potenze che godevano del privilegio delle capitolazioni, reclamandone l'abolizione. Appoggiato dall'Inghilterra e dalla Francia, l'Egitto non tardò ad ottenere soddisfazione. Una conferenza internazionale si riunì a Montreaux, nell'aprile del 1937, e fu fu raggiunto un accordo senza difficoltà. Il trattato finale sarà firmato l'8 maggio del 1937. Nel corso del stesso mese di maggio del 1937 l'Egitto era ammesso alla società delle nazioni.

Il nuovo statuto degli stretti.

La convenzione sugli stretti, annessa al trattato di Losanna del luglio 1923, aveva stabilito la libertà di passaggio attraverso gli stretti per tutte le navi. Questa libertà era assoluta se la Turchia fosse stata neutrale in un'eventuale guerra, sarebbe stata limitata nel caso in cui essa fosse stata belligerante. La Turchia avrebbe allora potuto adottare tutte le misure atte ad impedire il passaggio delle navi nemiche. Il passaggio delle navi da guerra in tempo di pace era limitato, per quanto riguardava le potenze rivierasca e, ad un tonnellaggio massimo che sarebbe stato fissato da un'apposita commissione. Inoltre gli stretti erano smilitarizzati. Il regime di Losanna favoriva così le potenze marittime. La Russia e soprattutto la Turchia vi erano contrarie.

Gli avvenimenti del 1935-1936 e La rioccupazione della Germania fornirono ai turchi l'occasione per domandare la revisione di questo statuto. Tale fu il contenuto di una nota inviate firmatari della convenzione di Losanna nell'aprile del 1936. Questi ultimi accettarono la riunione di una conferenza, che si aprì a Montreaux il 22 giugno. La convenzione manteneva il principio della libertà di passaggio e di navigazione di amare. Questa libertà era totale per le navi mercantili in tempo di pace o in tempo di guerra se la Turchia era neutrale. Sussisteva, se la Turchia era belligerante, solo per i paesi non in guerra contro la Turchia, la condizione di non aiutar in alcun modo il nemico. Per le navi da guerra, i paesi non rivierasca si avevano un diritto di passaggio limitato in tempo di pace a 15.000 t. Tale limite era un po' complicato per i paesi rivierasca. In tempo di guerra il passaggio era praticamente vietato alle navi da guerra dei belligeranti.

La clausola più importante della convenzione era la soppressione dei due principali ostacoli alla sovranità turca: la "commissione degli stretti", creata Losanna veniva abolita e le sue attribuzioni trasferiva governo turco. Inoltre la Turchia otteneva l'autorizzazione a rimilitarizzare gli stretti. La convenzione era conclusa per 20 anni.

La questione palestinese.

In Palestina La situazione andava peggiorando. Il nuovo commissario britannico era giunto in Palestina alla fine 1931. Il paese era apparentemente calmo, ma ebrei ed arabi vivevano il unione confronti degli altri in stato di profonda diffidenza. Nel novembre del 1931 la popolazione ebraica in Palestina ammontava a circa 175.000 abitanti. In coincidenza con lo sviluppo della politica antisemitica della Germania nazista, nel 1935 si contarono più di 60.000 immigrati ebrei, senza tenere conto dell'immigrazione clandestina.

Nell'ottobre del 1933, si verificò una sommossa araba contro britannici, accusati di favorire l'aumento dell'immigrazione ebraica e l'acquisto da parte di questi ultimi di terre.

È solo nel 1936 però che la tensione aumentò ad un punto tale da convincere il governo inglese a rivedere la proprio politica in Palestina. Nel novembre del 1935, i partiti arabi avevano presentato al commissario britannico delle rivendicazioni in favore della costituzione di un governo democratico. Reclamavano anche la cessazione immediata dell'immigrazione clandestina. L'alto commissario accettò di vietare la vendita delle terre e propose la creazione di un consiglio legislativo. Questo progetto fu accettato dai capi arabi, ma non dagli ebrei. Così nel marzo del 1936 il parlamento britannico respinse, facendo saltare l'opinione pubblica ebraica.

Questo spiega le ragioni dello scoppio nell'aprile del 1936 di una rivolta araba di notevole entità si iniziò con degli assassini isolati per poi estendersi ad uno sciopero generale, fino ad arrivare ad una vera e propria guerriglia. Il governo inglese dovette inviare notevoli rinforzi, riuscendo a controllare la rivolta solo verso la fine del 1936. Venne nominata anche una commissione reale che giunse nel novembre del 1936. Anche governi arabi vicini della Transgiordania, del Iraq e dell'Arabia Saudita avevano invitato il comitato arabo ad adottare un atteggiamento più moderato.

La commissione reale ascolto rappresentanti delle due parti e tornò in Inghilterra, dove pubblicò un suo rapporto. E se raggiunta la conclusione che La potenza mandataria aver fallito il suo compito e che quest'ultimo era contraddittorio, poiché gli arabi si opponevano la creazione di un focolare nazionale ebraico reclamavano invece un governo autonomo. Gli arabi erano sempre più diffidenti nei confronti degli inglesi, mentre si ha la un ardente nazionalismo ebraico. L'unica soluzione era quindi di dividere la Palestina in due Stati. Uno Stato ebraico comprendente il nord della Palestina, ad eccezione di un corridoio collegante i luoghi santi di Gerusalemme e Betlemme. Questi ultimi sarebbero rimasti sotto mandato, per i propri "sacrari di civiltà", come anche Nazaret e il mare di Galilea. Il resto della Palestina sarebbe stato invece unito alla Transgiordania.

Questo progetto incontrò una viva ciò posizione. Solo Transgiordania era favorevole al progetto. La commissione dei mandati della società delle nazioni, pur ammettendo il principio della spartizione, consigliava di prolungare il mandato nella sua forma attuale.

L'agitazione araba riprese così nel 1937. L'alto comitato arabo fu disciolto dalle autorità britanniche.

Nel settembre del 1937 numerosi delegati giunti da tutte le parti del mondo arabo, si riunirono vicino a Damasco per studiare la questione palestinese. La conferenza adottò all'unanimità una risoluzione in cui si dichiarava che la Palestina era parte integrante del patrimonio arabo, respingendo ogni progetto di spartizione e reclamando l'annullamento della dichiarazione di Balfour, l'abrogazione del mandato britannico La conclusione di un trattato anglo-palestinese che creasse una Palestina indipendente con delle garanzie per le minoranze. Così gli arabi, contrariamente agli ebrei, escludevano assolutamente il principio della spartizione.

L'alto commissario britannico rassegnò le sue dimissioni nell'ottobre del 1937. Il suo sostituto dovette affrontare una situazione sempre più tormentata. I ribelli arabi si organizzavano. Alla fine del 1938, tuttavia La situazione tornò quasi alla normalità il governo britannico aveva inviato sul posto, per studiare il problema della spartizione, una commissione tecnica, che giunsero conclusione che la spartizione era impossibile sul piano economico e strategico. Se si fosse deciso in favore di una spartizione, sarebbe stato necessario ridurre considerevolmente il territorio destinato agli ebrei. Anche governo britannico abbandonò al progetto e cercò di giungere a un accordo tra arabi ed ebrei. I governi arabi l'avevano accettata, ma non gli arabi di Palestina che rifiutavano energicamente di riconoscere l'agenzia ebraica, che non era decisa cedere sul computo delle rivendicazioni.

Allora il governo britannico pubblicò un "libro bianco", nel qual annunciava che uno Stato sovrano e indipendente di Palestina sarebbe stato creato allo scadere di un periodo di 10 anni. Ci si sarebbe sforzarsi di far collaborare arabi ed ebrei nell'amministrazione di uno Stato. Durante primi cinque anni sarebbero stati ammessi in Palestina solo 75.000 immigrati ebrei, ciò avrebbe voltato popolazione ebraica ad un terzo del totale della popolazione palestinese. Al termine di questi cinque anni una specie di assemblea costituente, nei quali sarebbero stati rappresentati gli inglesi, avrebbe elaborato una costituzione. Il paese sarebbe stato diviso in tre zone: una in cui l'acquisto delle terre da parte degli ebrei era vietato, una seconda in cui sarebbe stato limitato e una terza in cui sarebbe stato libero.

Questo progetto favoriva gli arabi, egli brevi si oppose energicamente. La guerra europea impedì di sottoporre questo progetto al consiglio delle società delle nazioni. La commissione dei mandati tuttavia lo disapprovo. Quando scoppiò il secondo conflitto mondiale, il problema palestinese era lontano dall'essere risolto.

Gli altri paesi del medio oriente prima del 1939.

L'attività diplomatica era stata meno importante del 1939 negli altri paesi del medio oriente

Gli inglesi avevano delle difficoltà con lo Yemen dove alcune tribù operavano dell'incursione nella colonia britannica. Inoltre l'Arabia Saudita e l'iman dello Yemen erano spesso in conflitto. Peraltro gli avversari di Saud si rifugiavano spesso nello Yemen. Scoppiò una guerra fra l'Arabia Saudita e nello Yemen nel marzo del 1934. L'armistizio fu firmato in maggio, a cui seguì un trattato di pace. Saud riconosceva l'indipendenza dello Yemen e non annetteva alcuno dei suoi territori, mentre due paesi avrebbero predicato una politica di fraternità e di amicizia islamica. Tuttavia lo Yemen era preoccupato per la penetrazione italiana nel suo territorio. Si era affrontato questo problema nel Gentlemen's agreement anglo-italiano nell'aprile del 1938, dove una clausola riguardava il medio oriente. I due paesi si impegnavano a rispettare la sovranità dell'Arabia Saudita dello Yemen e non fortificare le isole del Mar Rosso.

La questione del Iraq (1941).

L'inizio della guerra portò diverse complicazioni diplomatiche e militari in Medioriente. In applicazione del trattato del 1936, le guarnigioni britanniche in Egitto furono rafforzate. Senza dichiarare guerra Germania, l'Egitto ruppe le relazioni diplomatiche con questo paese. Fu proclamato lo stato di emergenza e furono ristabiliti diversi controlli militari e politici. Nel giugno del 1940 il governo egiziano indirizzò una nota l'Italia: l'Egitto avrebbero partecipato alla guerra solo se truppe italiane fossero penetrate profondamente in territorio egiziano, avessero bombardato città egiziane obiettivi militari. Nell'aprile del 1941 al momento dell'offensiva di Rommel verso l'Egitto, la camera egiziana riaffermò la sua politica di non belligeranza.

Le cose si svolsero in modo differente in Iraq. Dopo il trattato del 1930, la vita politica irachena era abbastanza travagliata. Re Faisal era morto nel 33, mentre suo figlio era morto nel 1939 * 1 incidente d'auto. Il nuovo re aveva solo nove anni ed era soggetto alla reggenza dello zio. In questo paese agitato, La propaganda tedesca si sviluppò energicamente. I tedeschi trascinarono dalla loro parte alcuni ministri. Rascid Alì con l'appoggio di quattro colonnelli rovesciò il governo e creò un "governo di difesa nazionale" appoggiato dall'esercito, deponendo il reggente. Si dichiarò dapprima favorevole all'applicazione del trattato anglo-iracheno, così nell'aprile del 1939 truppe britanniche sbarcarono a Bassora. Ma nel maggio del 39 il nuovo primo ministro si oppose energicamente ogni nuovo sbarco e gli iracheni attaccarono l'aeroporto di Bagdad. Il governo inglese protestò ed iniziò una campagna militare, mentre il nuovo reggente e il gabinetto rovesciato da Rascid Alì si erano rifugiati in Siria e in Transgiordania. L'azione britannica fu energica, tanto che tedeschi non ebbero il tempo di variare rivoltosi iracheni che un piccolo numero di tecnici. Rascid Alì sconfitto dovette fuggire. Nel giugno del 1939 il governo britannico proclamò nuovamente il suo rispetto per l'indipendenza del Iraq. Grazie all'influenza del nuovo ambasciatore britannico, l'Iraq ruppe le relazioni diplomatiche nel giugno del 1939 con l'Italia. Dichiarò guerra Germania, all'Italia e al Giappone solo nel gennaio del 1943.

La questione della Siria e del Libano.

La Siria e il Libano avevano concluso nel settembre e nel novembre del 1936 dei trattati di amicizia di alleanza con la Francia. Questi trattati, conclusi per 25 anni, prevedevano che al termine di tre anni questi due paesi sarebbero divenuti indipendenti e avrebbero presentato la loro candidatura alla società delle nazioni. La Francia ne avrebbe mantenuto per altri cinque anni in Siria delle truppe e alcune basi. Nel Libano non era stato fissato alcun limite di stazionamento delle truppe francesi. Ma né l'uno né l'altro di questi trattati fu ratificato dalla Francia, ciò che suscitò un vivo malcontento nei due paesi arabi sotto mandato. Dopo l'armistizio del giugno del 1940, ambedue si trovarono una situazione economica difficile e una commissione di armistizio italiana vi si installò. Nel maggio del 1941, Darlan acconsentì al passaggio di aerei tedeschi sulla Siria per portare aiuto ai ribelli iracheni e alla fornitura di armi al nuovo governo insediato. Il generale Catroux cercò invano di ottenere l'adesione pacifica alla Francia libera di de Gaulle. Infine il generale Catroux annunciò che la Francia avrebbe rinunciato al mandato e fatto della Siria del Libano due paesi sovrani e indipendenti.

Churchill affermò il 10 giugno del 1941 che l'Inghilterra non aveva alcuna ambizione territoriale sulla Siria, né sul con territorio francese. Le ostilità contro le forze del governo di Vichy durarono fino al 14 luglio, data in cui fu firmato un armistizio.

Il 27 luglio del 1941, il generale de Gaulle e il ministro di Stato Lyttleton con uno scambio di lettere garantirono indipendenza dei due paesi, che fu così programmata il 27 settembre del 1941 per la Siria e del 21 novembre del 1941 per il Libano. Nello stesso scambio di lettere si precisarono i diritti della Francia libera.

domenica 14 marzo 2010

L’Inghilterra sola contro l’asse

Parte II, Capitolo V, Paragrafo IV

Dopo la firma dell'armistizio da parte della Francia, l'Inghilterra rimaneva sola contro la Germania. Al massimo, poteva beneficiare del modesto appoggio dei governi in esilio, rifugiati a Londra, della piccola forza che si raggruppava intorno al generale de Gaulle, i all'amicizia sempre più attiva degli Stati Uniti. Le prime conseguenze della disfatta francese non tardarono a farsi sentire.

L'Urss annette gli Stati baltici.

L'immediata reazione avvenne da parte dell'Urss contro gli Stati baltici e la Romania. Durante la battaglia di Francia, l'Urss era rimasta silenziosa, limitandosi a riavvicinarsi alla Jugoslavia, particolarmente minacciata dall'Italia. Furono firmati una serie di accordi economici. All'inizio di giugno del 1940, Molotov dichiarò che sperava di problemi balcanici sarebbero stati risolti da una collaborazione fra Urss, Germania e Italia. Peraltro agli inizi di giugno l'Urss aveva fatto sapere che non sarebbe rimasta passiva in caso di attacco italiano nei Balcani. In aprile e maggio del 1940 la Gran Bretagna tentò di rinforzare i propri legami con l'Urss, ma senza risultati. Sembra che il governo russo fosse poco soddisfatto della rapidità delle vittorie tedesche. Ma la stampa sovietica continuava a insistere sull'importanza del trattato tedesco-sovietico del 23 agosto 1939 seguito dal trattato del 28 settembre 1939.

Furono indirizzati nel giugno del 1940 tre ultimatum alla Lituania, alla Lettonia e all'Estonia. Questi paesi peraltro erano già occupati da truppe russe. Furono costituiti dei nuovi governi, anche se non erano propriamente comunisti. Ma verso la metà di luglio ebbero luogo in questi paesi delle nuove elezioni di tipo sovietico, alle quali si presentarono, liste uniche, comunisti e simpatizzanti. I nuovi Parlamento di costituiti reclamarono l'incorporazione immediata degli Stati baltici all'unione sovietica.

 

L'Urss annette la Bessarabia.

Inoltre Molotov annunciò il 13 giugno all'ambasciatore tedesco l'intenzione dei sovietici di ammettere oltre alla Bessarabia, anche la Bucovina, che non era stato originariamente inclusa nelle zone di influenza sovietica. I tedeschi protestarono, sostenendo che quella provincia non era mai appartenuta alla Russia. Molotov limitò le pretese sovietiche solo la parte settentrionale della regione. Pertanto indirizzò un ultimatum al governo rumeno in cui esigeva il ritorno alla Russia della Bessarabia e la cessione del Nord della Bucovina.

In queste condizioni, il governo rumeno rivolse un appello a Germania e Italia, che rifiutarono intervenire e dovette cedere. Il 2 agosto del 1940 fu così costituita una Repubblica socialista sovietica di Moldavia. I tedeschi risposero inviando in Romania una missione militare, preludio ad un'occupazione militare più accentuata.

Acquisizioni bulgare e ungheresi.

Subito dopo questi avvenimenti, Bulgaria e Ungheria rivendicarono dei territori rumeni. Iniziarono dei negoziati a metà agosto e si conclusero il 22 agosto con un accordo bulgaro-rumeno per la cessione della Dobrugia meridionale alla Bulgaria.

I negoziati con l'Ungheria furono invece più difficili. I rumeni speravano di ottenere l'appoggio dell'Urss. Ma d'altra parte il governo rumeno non voleva un'occupazione delle truppe russe. Così il 29 agosto ciano e Von Ribbentrop convocarono a Venezia il Ministro degli affari esteri rumeno e quel ungherese. Si giunse alla firma di un secondo "arbitrato di Vienna". La Transilvania veniva divise in due.

Qualche giorno dopo re Carol abdicò in favore di suo figlio Michele. Infine l'11 ottobre Hitler, col protesto di proteggere i pozzi di petrolio contro sabotaggi degli inglesi, ordinò alla Wermacht di occupare la Romania, fatto che scontentò gli italiani.

Il patto tripartito.

Questo profondo rimaneggiamento della carta europea fu consacrato da parte tedesca con la firma, avvenuta il 27 settembre del 1940, del patto tripartito. I rapporti fra l'Urss e la Germania peggioravano dopo il secondo arbitrato di Vienna (fra Romania e Ungheria). Il 10 settembre, peraltro, Molotov fu avvertito che ormai Germania Italia avrebbero garantito le frontiere della Romania. Si può notare, comunque, che alla fine di luglio del 1940 Hitler pensava seriamente a preparare un attacco contro l'Urss, il piano "Barbarossa". Il 27 settembre a Berlino, Germania, Italia e Giappone firmarono il patto tripartito. Era un trattato di alleanza politica e militare, nel caso in cui uno dei tre contraenti fosse attaccato da una potenza non impegnata fino a quel momento nella guerra europea o nella guerra cino-giapponese. L'articolo quinto prevedeva che il patto non avrebbe inficiato i rapporti esistenti fra i tre firmatari e l'unione sovietica. Esso aveva una portata molto più ampia del patto anti-Komintern. Ormai la politica tedesca cercava di ottenere il maggior numero di adesioni possibili al patto tripartito.

 

Negoziati con la Spagna.

Fu anche fatto un tentativo per introdurre la Spagna nel patto. Hitler e Mussolini desideravano vivamente trascinare la Spagna franchista nella guerra. Al momento dell'armistizio franco-tedesco (giugno 1940), il generale Franco in termini vaghi si era dichiarato pronto. Ma voleva anche evitare di prendere impegni, tenendo conto che il suo paese era esaurito distrutto da una profondissima guerra civile. Reclamava inoltre l'assicurazione che la Spagna avrebbe ammesso Gibilterra, Marocco francese, il dipartimento di Orano e dei vasti territori in Africa. Inoltre sottoponeva ogni accordo ad aiuti economici ingenti e in ogni caso solo successivamente allo sbarco tedesco in Gran Bretagna.

Mussolini gli rispose verso la fine di agosto, per spronarlo ad affrettare la sua decisione. Ma in settembre, vedendo la Germania non riportava un successo decisivo nella battaglia d'Inghilterra, Franco divenne ancora più prudente.

Hitler però non aveva perso la speranza di far entrare la Spagna nel patto. Così si espresse con Mussolini in un suo incontro al Brennero avvenuto il 4 ottobre. In quell'occasione, entrambi esposero alcune rivendicazioni. Hitler voleva una parte del Marocco e intendeva costituire un vasto impero in Africa occidentale. Mussolini reclamava Nizza, la Corsica, la Tunisia e tributi; annunciò anche il suo progetto di attaccare l'Egitto, rifiutando prudentemente l'appoggio tedesco. I due dittatori si misero d'accordo per non fare promesse precise alla Spagna poté

La speranza di un interventi in guerra di questo paese scomparve quando il 23 ottobre Hitler si incontrò con Franco a Hendelaya. A quella data l'esercito l'italiano aveva fallito nella sua offensiva contro l'Egitto. I due firmarono protocollo molto vago nei quali Franco si limitava promettere l'ingresso in guerra della Spagna e la sua adesione al patto tripartito, senza però fissare una data.

Le sole adesioni al patto tripartito nel 1940 furono quelle dell'Ungheria, della Romania e della Slovacchia. Questi tre paesi diventarono dunque satelliti dell'asse.

L'atteggiamento del governo Pétain.

Durante questo periodo, La situazione dell'Inghilterra era particolarmente difficile. Il primo grave problema che dovete risolvere fu quello dei suoi rapporti con la Francia. Gli articoli dell'armistizio lasciavano supporre che la flotta francese avrebbe potuto cadere in mano ai tedeschi. Le sole garanzie contro questa eventualità erano due promesse: quella dei tedeschi nel testo dell'armistizio, che Churchill considerava senza valore; quelle dei membri del governo francese e dell'ammiraglio Darlan. Ma se questi ultimi eseguivano integralmente le clausole dell'armistizio, non sarebbero stati più in grado di mantenere la promessa.

In un suo discorso il 22 giugno, Churchill condannò violentemente l'armistizio. D'altra parte, Laval entrato nel consiglio dei ministri il 23 giugno insisteva per la rottura immediata dei rapporti con l'Inghilterra. Nel mese di agosto arrivò persino a dichiarare l'ingresso in guerra della Francia contro la sua ex alleata. Il maresciallo Pétain seguì nel corso dell'estate del 1940 i consigli di moderazione di Baudouin.

L'operazione inglesi contro la flotta francese di fronte a questa tragica situazione, Churchill prese la decisione di impedire la flotta francese di nuocere. Il 3 luglio cominciarono una serie di operazioni. A Mers-el-Kebir, l'ammiraglio Sommerville indirizzò un ultimatum all'ammiragliato francese. Quest'ultimo doveva accettare di riunirsi alla flotta britannica o di partire con equipaggiamenti ridotti verso le Antille francesi o gli Stati Uniti. Tuttavia Darlan diede ordine di respingere l'ultimatum. La flotta inglese attaccò. Parecchie navi furono fondate e danneggiate: vi furono in totale 1200 morti. Il giorno stesso le navi da guerra francesi di stanza in Inghilterra furono sequestrate. Per quanto riguarda invece la flotta di stanza in Egitto fu firmato un accordo fra il agli che ne prevedeva il disarmo.

Quale sarebbe stata la reazione francese? Il 4 luglio Laval e Darlan ottennero da Pétain che la squadra di stanza ad Algeri, sfuggita all'attacco inglese, sferra su un attacco rappresaglia. Dopo una vivace discussione, Baoudouin convinse Pétain ad annullare l'ordine. Ci si limitò a decidere la rottura delle relazioni diplomatiche con Londra.

Le relazioni anglo-francesi prima della questione di Dakar.

I rapporti fra la Repubblica di Vichy e l'Inghilterra presentarono un aspetto differente prime dopo la questione di Dakar (22-25 settembre 1940). Prima di Dakar, l'Inghilterra sosteneva energicamente il generale de Gaulle. Quest'ultimo aveva creato sin dal 30 luglio un "consiglio di difesa della Francia d'oltremare", i cui Churchill aveva provatolo costituzione. Diverse colonie francesi accettavano peraltro la sua autorità. Il 3 agosto fu decisa da Churchill una spedizione, approvata anche da de Gaulle. Un contingente francese, appoggiato dalla flotte dall'esercito britannico, avrebbe tentato di impadronirsi di Dakar. L'operazione fallì, in seguito a indiscrezioni trapelate tanto al governo di Vichy che a Londra.

Dopo questa data, Churchill cambiò completamente atteggiamento e pur senza abbandonare il generale de Gaulle, cercò un nuovo accordo con il governo francese. Ciò diede luogo, tra settembre dicembre del 1940, ad una serie di negoziati ufficiosi.

Negoziati Hoare-de la Baume.

Sir Samuel Hoare, ambasciatore britannico a Madrid, e il suo collega francese de la Baume, si incontrarono a varie riprese durante il mese di agosto. Il 27 settembre, ovvero due giorni dopo il fallito attacco a Dakar, essi furono ripresi. L'ambasciatore britannico consegnò al collega francese un memorandum nel quale il governo britannico domandava al governo francese l'impegno di non attaccare le navi con i porti britannici, di non discutere l'appoggio dell'Inghilterra al generale de Gaulle, di non lasciar passare sotto influenza tedesca o italiana le colonie rimaste fedeli al maresciallo nella flotta. Il 22 ottobre il governo francese annunciò il suo desiderio di proseguire negoziati per raggiungere un'intesa. Esso tuttavia non riconosceva l'autorità di de Gaulle. Avrebbe però risposto ad ogni nuovo attacco inglese. Furono però raggiunte le basi di un accordo: il governo francese avrebbe rinunciato ad intraprendere la conquista dei territori che sinistra la Francia libera, se il governo inglese non avesse intrapreso alcuna azione contro altri territori. Le relazioni marittime sarebbero riprese fra la Francia metropolitana e le colonie.

Montoire

Pétain e Hitler si incontrarono a Montoire il 24 ottobre: questo pose bruscamente fine alle trattative con il britannici.

Nel corso dell'estate del 1940, la politica francese nei confronti della Germania, era divisa fra le tendenze moderate di Baudouin e quelle filo-tedesche di Laval. Il fatto principale fu il tentativo di Laval di entrare direttamente in contatto con i tedeschi per guadagnare la loro fiducia. Il 21 ottobre, Laval si recò a Parigi per vedere Von Ribbentrop. Il 22 ottobre nel corso dell'incontro di Hitler compie tre, gli promise che avrebbe convinto il maresciallo ad incontrarsi con lui. Hitler era si stava recando, come abbiamo visto, ad un incontro con Franco per convincerlo ad entrare in guerra. Al suo ritorno ebbe luogo l'incontro di Montoire. Fu ammesso il principio di una "collaborazione" fra i due   paesi e fu redatto un protocollo sull'impero francese.

In Inghilterra si credette inizialmente che il maresciallo Pétain si fosse impegnato a firmare una pace separata con la Germania e ciò causò gravi preoccupazioni. Re Giorgio VI indirizzò al maresciallo una lettera, chiedendo in ogni caso il sostegno della Francia, storica alleata della Gran Bretagna.

Quando il 28 ottobre Mussolini si incontrò a Firenze con Hitler, quest'ultimo dichiarò di non nutrire alcuna fiducia in Laval. Aveva però un altro opinione del maresciallo Pétain. Lo misi al corrente che il Laval si era dichiarato d'accordo ad una guerra contro l'Inghilterra, quando le condizioni psicologiche del suo paese fossero migliorate. Per i assicurare Mussolini, preoccupato da un eventuale riavvicinamento franco-tedesco, Hitler dichiarò che non avrebbe firmato alcun trattato di pace con la Francia se prima le rivendicazioni italiane non fossero state soddisfatte.

 

La missione Rougier.

Le trattative ufficiose dal governo francese l'Inghilterra furono riprese il 20 settembre da Rougier. Il maresciallo Pétain lo incoraggiò, comunicando il suo disprezzo e la sua sfiducia per Laval. Il mediatore ripartì per Londra, dove incontrò il sottosegretario di Stato al Foreign Office, che esigete da lui l'impegno preventivo di non incontrare de Gaulle. Si arrivò al 24 settembre ad un incontro di Rougier con Churchill. Propose un accordo su basi analoghe a quello scaturito dagli incontri Hoare-de La Baume. Ma la notizia dell'incontro del maresciallo Pétain con Hitler a Montoire, il 25 ottobre, rischiò di far fallire le trattative. Nel protocollo Churchill annotò che se il generale Weygand fosse passato la dissidenza in Africa settentrionale, avrebbe ottenuto l'appoggio incondizionato dei britannici. Se al contrario il governo francese avesse ceduto delle classi alla Germania, l'Inghilterra avrebbe fatto tutto il possibile per abbattere un governo considerato come traditore.

Il generale Weygand però non accettò. Arrivato a Vichy l'8 novembre, Rougier redasse una nota al in seduta di Laval, che nel frattempo aveva assunto la responsabilità degli affari esteri, e l'11 novembre fece una lunga visita al maresciallo Pétain. Quest'ultimo fece sapere che aveva dato ordine di ratificare il negoziato e il governo britannico aveva preso una decisione analoga. Ma si trattava in realtà della ratifica di un accordo?

Gli accordi Halifax-Chevalier.

Un terzo negoziato si svolse nel dicembre del 1940. Una coincidenza favorevole portò a Vichy ai primi di dicembre l'incaricato d'affari canadese Pier Dupuy, latore di un messaggio di Lord Halifax per il ministro della pubblica istruzione Jacques Chevalier. Si parlava della necessità di mantenere fra la Francia La Gran Bretagna uno stato di "tensione artificiale". Secondo Dupuy, gli inglesi si erano ben disposti nei confronti della Francia e scontenti di quanto accaduto a Mers-el-Kebir e a Dakar. Si sarebbe quindi mantenuta un'atmosfera di freddezza artificiale. Per le colonie francesi sarebbe stata mantenuto lo status quo. Nella flotta, nelle colonie sarebbero state però consegnate alla Germania. Il blocco verso la Francia sarebbe stato allentato. Durante il viaggio di ritorno, Dupuy inviò un telegramma di conferma della "ratifica" britannica dell'accordo. Da parte sua, il maresciallo Pétain congedò Laval il 13 dicembre, nominando Jacques Chevalier ministro della pubblica istruzione, onde offrire al Lord Halifax una prova tangibile delle sue intenzioni. Questi accordi, però, ebbero scarsi effetti, ma furono condotti all'insaputa del generale de Gaulle, dei quali Churchill si andava allontanando, dopo il fallimento di Dakar.

Gli anglo-sassoni e Vichy all'inizio del 1941.

Il maresciallo Pétain, dopo aver congedato il 13 dicembre del 1940 Laval, lo sostituì con Flandin, non ispirava però fiducia ai tedeschi. Il personale personaggio del regime divenne l'ammiraglio Darlan, che divenne vice-presidente del consiglio e successore designato del maresciallo, oltre che il Ministro degli affari esteri, delle informazioni e degli interni.

Mentre la rottura delle relazioni diplomatiche anglo-francesi continuava, Roosevelt, d'accordo con Churchill, decise di inviare un ambasciatore presso il governo francese. L'opinione pubblica americana perdeva però sfavorevolmente queste relazioni. Lo scopo di Roosevelt era quello di operare una pressione su Pétain e impedirgli di cedere le basi dell'impero francese ai tedeschi o agli italiani. Voleva anche favorire il ritorno al combattimento nei territori francesi d'oltremare. Il miglior accordo di pressione a disposizione gli americani fu la firma degli accordi Weygand-Murphy. Il nuovo console generale degli Stati uniti in Algeria, Murphy, ricevette il generale Weygand, comandante delle truppe francesi dell'Africa del Nord, ai quali trasmise diversi promemoria riguardanti le necessità dell'Africa del nord, ormai quasi completamente isolata dalla metropoli. Si svolsero dei negoziati ad Algeri. Le clausole consistevano nel promettere l'invio di carichi indispensabili da parte degli Stati Uniti all'Africa del Nord, con la tolleranza dei britannici. Weygand aveva però promesso di opporsi con tutti i mezzi a disposizione da un attacco contro l'Africa del Nord da parte di chiunque.

I protocolli di Parigi (maggio 1941).

L'ammiraglio Darlan, pur detestando gli inglesi, non era però filo-tedesco, anche se era convinto che tedeschi avrebbero vinto la guerra. I terribili rovesci subiti dai britannici durante la primavera del 1941 rafforzarono questa sua idea. Egli voleva anche ottenere dai tedeschi l'autorizzazione a riarmare le navi da guerra francesi. Il 3 maggio accettò un invito a Parigi dell'ambasciatore tedesco; in cambio del riarmo e alcune navi da guerra, permise che degli aerei tedeschi diretti in Iraq concessero scalo in Siria per rifornimenti e per fornire delle armi ai ribelli iracheni.

L'11 il 12 maggio Darlan incontrò il Hitler a Berchtesgaden. Si discusse soprattutto del dopoguerra. Hitler pensava di dare la Francia, se avesse collaborato con la Germania, la vallona e la Svizzera romanza in cambio della Alsazia-Lorena. La Francia avrebbe mantenuto il suo impero coloniale, eccetto il Marocco e la Tunisia. Avrebbe potuto ottenere dei compensi a spese dell'impero britannico. Tutto ciò restava però piuttosto vago. E americani, che avevano potuto violare il segreto, erano molto preoccupati.

Il 28 maggio Darlan firmò Parigi tre "protocolli". Il primo confermava l'appoggio della Francia i tedeschi in Siria. Il secondo metteva a disposizione dei tedeschi Biserta e la sua ferrovia, mentre navi da guerra francesi avrebbero scortato i convogli di rifornimento per le truppe di Rommel. Il terzo autorizzava i sottomarini tedeschi a rifornirsi a Dakar. Restava da rettificare protocolli. Il maresciallo Pétain convocò a questo scopo Weygand e diverse altre personalità. Quest'ultimo criticò violentemente il progetto di Darlan e rifiutò di consegnare le basi. Pétain si dichiarò d'accordo e, infine, il 6 giugno Darlan finì per cedere. Lo sforzo della guerra contro l'Urss allontanò l'attenzione tedesca da questi problemi.

Gli americani furono però molto di delusi quando Weygand, in disaccordo con Darlan, fu richiamato a Vichy nel novembre del 1941, in seguito forti pressioni tedesche. E si sospesero momentaneamente gli accordi Murphy-Weygand. Tuttavia la pressione tedesca era meno forte di quanto si credesse a Washington.

Bisognerà attendere il ritorno di Laval (aprile 1942) perché il governo francese cessasse praticamente di avere una politica indipendente. Fu in questa occasione che l'ambasciatore americano fu richiamata Washington.