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sabato 6 marzo 2010

Parte II, Capitolo II, Paragrafo IV: La rimilitarizzazione della Renania

La questione della Renania si riaccese proprio nel marzo 1936, quando la camera francese ratificò il trattato franco-sovietico. Hitler non aspettava altro: il 7 marzo denunciò il trattato di Locarno e comunicò agli ambasciatori dei paesi interessati che dei distaccamenti tedeschi (in realtà 30.000 uomini) sarebbero penetrati in Renania, nonostante i suoi generali gli avessero prospettato una sconfitta in caso di attacco francese.

Il governo francese si trovava a sei settimane dalle elezioni, i militari temevano che la Wehrmacht fosse superiore all'esercito difensivo francese e auspicavano un intervento inglese fortificando ulteriormente la linea Maginot; in questa situazione l’atteggiamento del governo e del Quai d’Orsai fu quello della rinuncia, come intuito da Hitler, nonostante l’appoggio militare offerto subito dall’URSS e dalla Polonia (quest’ultimo subito ritirato).

Gli inglesi e i belgi, infine, riuscirono a scoraggiare il già scarso bellicismo francese e si ebbe una garanzia reciproca delle frontiere tra Francia, Belgio e Inghilterra, non una vera alleanza.

L’unica reazione fu quella di sottoporre il caso alla SDN e alla corte di giustizia internazionale dell’Aja, ma Hitler rifiutò queste proposte e presentò un piano di pace che sviluppava il memorandum tedesco contro il patto franco-sovietico e prevedeva dei patti di non aggressione e il ritorno della Germania nella SDN.

La Francia rifiutò e fece una controproposta ugualmente rifiutata da Hitler, ponendo fine alle trattative; nei primi di maggio le elezioni francesi diedero la vittoria al “Fronte popolare” della sinistra e le questioni interne presero nel paese il sopravvento.

Anche il colpo di forza tedesco, come quello italiano, era perfettamente riuscito.

giovedì 18 febbraio 2010

Parte I, Capitolo II, Paragrafo I, II e III: Contrasto Anglo-Francese e rapporti con la Germania

 

Le conferenze di Cannes, Genova e Rapallo

Riguardo al problema tedesco l’atteggiamento della Francia è stato, dal 1919, quello della fermezza nel richiedere l’applicazione integrale del trattato di Versailles, i cui rappresentanti principali di questa politica sono il Presidente della Repubblica Milleirand e l’ex Presidente Poincarè.

Poincaré 

Aristide BriandAnche il presidente del consiglio Briand mantenne inizialmente un atteggiamento di contrasto con la Germania, ma solo fino al 1921, anno in cui egli divenne  il leader di una politica di riavvicinamento franco-tedesca: Egi poteva contare sull’appoggio dei radicali di Herriot e dalle sinistre, ma non sicuramente della destra. Nelle elezioni del 1919 tuttavia il cartello delle sinistre uscì notevolmente ridimensionato in Francia, ridimensionando quindi anche il peso politico di Briand. Tuttavia egli non mutò il suo atteggiamento, poiché più incline al suo temperamento e soprattutto maggiormente allineato all’atteggiamento britannico: egli riteneva che fosse preferibile rinunciare a qualche concessione del Trattato di Versailles e mantenere saldi rapporti con la Gran Bretagna.

Lloyd GeorgeLa sua nuova politica era quindi vicina a quella di Lloyd George, da sempre favorevole ad una veloce ripresa economica tedesca. E’ proprio il primo ministro inglese che stimola il riavvicinamento. L’occasione ci fu quando Rathenau cercò appoggio da parte degli inglesi per ottenere delle riduzioni di pagamento delle riparazioni, che tenessero conto della “capacità di pagamento” della Germania.

Egli propose quindi nel Novembre del 1921 un piano che prevedeva di concedere alla Francia quel trattato di garanzia fallito nel ’19 a causa del rifiuto del Senato americano, ottenendo in cambio una maggiore conciliazione francese sulle difficoltà tedesche nelle riparazioni e la riunione di una conferenza per discutere la ripresa dei commerci in Europa alla quale avrebbero partecipato su un piano di parità anche la Germania e la Russia sovietica, che sarebbe state anche di nuovo chiamate a partecipare al concerto delle Potenze, fondamentale per le decisioni in campo internazionale.

 

La Conferenza di Cannes del 1922

La proposta fu accettata da Briand. Quest’ultimo si incontrò però preventivamente con Lloyd George cercando di estendere i contenuti del Trattato di Garanzie più genericamente alle frontiere orientali europee, ottenendo l’appoggio inglese in caso di aggressione non provocata della Germania non solo sul territorio francese ma in tutti i paesi dell’Europa Orientale. Inoltre il governo francese intendeva legare la questione del pagamento dei debiti nei confronti USA e Gran Bretagna al pagamento delle riparazioni da parte della Germania, eventualità invece fermamente contestata da Lloyd George.

Benché i due statisti non abbiano raggiunto alcun accordo preventivo, si giunse comunque alla Conferenza di Cannes nel gennaio 1922, con Italia, Belgio e Giappone.

Conferenza di Cannes 1922

Cannes 1922

La politica di avvicinamento di Briand fu aspramente contrastata però da Parigi, soprattutto dal Presidente della Repubblica Millerand che inviò al suo primo ministro un memorandum in cui gli ricordava la ferma opposizione della Francia a fare concessioni sulle riparazioni, che l’unico organo ricnosciuto dal governo in questa materia era la “Commissione delle riparazioni” e che la Russia sovietica non poteva essere invitata se non avesse preventivamente accettato determinate condizioni.

Rathenau e Briand a Cannes

Tornato a Parigi nel mezzo della conferenza, Briand dopo un lungo discorso alla Camera nel quale spiegava le ragioni della sua politica, diede sorprendentemente le dimissioni e fu prontamente sostituito da Poincaré come Primo Ministro e Barthou (grande avversario di Briand) come Vice primo ministro. Il nuovo gabinetto cercò subito di far fallire subito il programma portato avanti da Briand dimostrandosi intransigente al suo ritorno alla Conferenza.

Innanzitutto, il capo del governo francese fece intendere a Lloyd George lo scarso interesse che egli nutriva verso il patto con gli inglesi insistendo sull’estensione (già peraltro negata da parte degli inglesi) a tutti i Paesi Orientali del Trattato di Garanzia, che preferibilmente sarebbe dovuto essere accompagnato da una vera e propria alleanza militare. Ma, quando, a sorpresa, Russi e Tedeschi formarono un Trattato a Rapallo, che permetteva ad entrambi di uscire dall’isolamento e riprendere le relazioni commerciali, un’alleanza Franco-Britannica era quanto mai necessaria. Poincaré non riuscì più a riaprire il negoziato con gli inglesi su questo punto, facendo fallire definitivamente la Conferenza di Cannes.

Altro obiettivo di Poincaré era quello di ostacolare la Russia durante la conferenza economica promessa da Briand a Lloyd George, cioè la Conferenza economica di Genova del maggio 1922.

Conferenza Economica di Genova 1922

L’obiettivo del vertice era quello di ottenere dalla Russia il riconoscimento dei suoi debiti di guerra ed il risarcimento delle proprietà straniere confiscate dallo stato comunista, inoltre gli Alleati cercavano di ottenere delle concessioni per il ristabilimento di attività industriali nel paese, oltre ché intendevano spartirsi le ricche concessioni petrolifere russe. Queste rivendicazioni si scontrarono con una controproposta russa, che chiedeva un risarcimento sostanzioso per i danni subiti durante la guerra civile. Si ebbe, di conseguenza, un totale fallimento.

 

Il Trattato di Rapallo del 1922

Tuttavia la conferenza ebbe un’appendice molto importante poiché Cicerin e Rathenau si incontrarono presso Genova, dove firmarono un accordo, il Trattato di Rapallo, con il quale i due paesi rinunciavano simultaneamente ai debiti di guerra e alle riparazioni, stabilendo rapporti commerciali (con la clausola della nazione più favorita) e soprattutto militari, con la quale la Germania poteva costruire armi in Russia ed addestrare soldati, mettendo la Germania a disposizione i tecnici e gli ingegneri necessari, e la Russia le sue basi logistiche. Il riavvicinamento della Russia alla Germania era cominciato già qualche tempo prima, poiché Cicerin, prima di recarsi a Genova, aveva incontrato a Berlino Rathenau, proponendosi di mantenere uno stretto contatto fra le due delegazioni durante la conferenza.

Questi accordi ebbero fine con l’avvento di Hitler al potere. Gli alleati protestarono con la Germania e la Russia, escludendole definitivamente dalla Commissione politica e contestando la validità stessa del Trattato.

Stresemann e la questione della Ruhr

Le conferenze di Cannes e Genova avevano lasciato da parte il problema delle riparazioni.

Nel luglio 1922 il cancelliere Wirth chiese una moratoria dei pagamenti, a causa dell’inflazione galoppante che aveva colpito il marco. All’assenso di Lloyd George, seguì quello di Poincarè, a condizione che le miniere della Ruhr fossero date in pegno agli alleati. Iniziava, così, la politica del “pegno produttivo”.

L’Inghilterra si oppose a questo sistema, esigendo peraltro anche dalla Francia il pagamento dei debiti di guerra, cosa che i francesi erano disposti a fare solo dopo aver ricevuto le indennità tedesche. La moratoria fu quindi negata.

Altro motivo di attrito franco-inglese fu la ritirata francese da Cianak nella zona di Costantinopoli, che lasciava gli inglesi da soli a combattere contro le truppe di Kemal.

L’occupazione Militare della Ruhr

Nel novembre 1921 Lloyd George fu sostituito da Law, ma la politica inglese non mutò. Poincarè era deciso ad occupare la Ruhr alla prima inadempienza tedesca nei pagamenti, appoggiato nella Commissione per le riparazioni dai belgi e dagli italiani. Grazie a questi appoggi, alla conferenza di Parigi nel gennaio 1923 fu decisa l’occupazione militare della Ruhr copo che la Commissione dei Pagamenti aveva certificato l’insolvenza della Germania nel dicembre del 1920.

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Il governo tedesco protestò immediatamente e ordinò ai lavoratori della Ruhr di praticare una “resistenza passiva”, sostenendo economicamente i lavoratori nei loro scioperi. Vi furono scontri e sabotaggi ma, nonostante ciò, Poincarè usò l’esercito e minatori francesi per far produrre le miniere, organizzando il “monopolio delle ferrovie”: si trattava di treni speciali sotto il controllo delle truppe di occupazione, che trasportavano lavoratori francesi e belgi per lavorare nelle miniere, aggirando i picchetti e le manifestazioni.

Questa ostinazione ebbe effetto, in quanto la Germania, strozzata dalla crisi economica e dal peso del sostegno economico per i lavoratori della Ruhr, non poteva mantenere a lungo gli operai in sciopero. Questi riprendevano spesso spontaneamente il lavoro per paura di essere rimpiazzati nel tempo dai francesi, tenuto conto che durante il periodo del “monopolio delle ferrovie” furono espulsi dalle zone occupate ben 145.000 tedeschi.

StresemannNell’agosto 1923 a capo del governo fu chiamato il banchiere liberale Stresemann (una carica che in quel momento pochi agognavano in Germania) che, come primo atto, ordinò la fine della “resistenza passiva”.

La situazione interna tedesca era davvero molto critica. Stresemann dovette affrontare due tentativi rivoluzionari, uno comunista ed un altro nel 1923 nazionalsocialista durante il quale fu arrestato Adolf Hitler.

Movimenti Separatisti in Renania

Konrad AdenauerForte era anche la pressione dei separatisti renani, ai quali l’occupazione della Ruhr aveva offerto un ulteriore motivo di protesta. A capo del movimento separatista vi fu il dottor Dorten. Questi inizialmente intraprese un viaggio a Parigi per cercare un contatto e l’appoggio delle autorità francesi. Benché non fosse stato ricevuto dal Presidente Poincaré (comunque ostile al suo programma), ricavo una favorevole impressone da questo viaggio e fu incoraggiato nel suo progetto di creazione di un “governo provvisorio della Repubblica renana”. Successivamente la Francia appoggiò le rivendicazioni autonomiste più legalitarie del sindaco di Colonia, Adenauer, ma gli inglesi si opposero all’autonomia della regione renana. Inoltre grazie al lavoro di risanamento economico operato dal presidente Strasemann (varo del Ratenmark nel 1923), questi allentò le tensioni interne in Germania, ottenendo che Poincaré abbandonasse completamente la questione. Cosicché i movimenti autonomisti non sopravvissero che fino al ’24.

Zone di conflitto in Europa

Strasemann e il problema delle Riparazioni

L’eccellente operato di Stresemann riuscì soprattutto a riaprire il dialogo con la Francia sulla questione delle riparazioni; risolta la situazione egli lasciò il posto da Cancelliere per far si che si formasse un vero e proprio governo, ma fu sempre chiamato al ministero degli esteri.

Il Presidente Americano CoolidgeNel novembre 1923 Poincaré (pressato dalla crisi economica francese e dalle elezioni imminenti) accettò la proposta del presidente americano Coolidge (succeduto ad Hardings morto nell’agosto del 1923) di istituire una commissione di esperti per valutare il problema delle riparazioni, al fine di ridare vigore all’economia tedesca ed in tal modo far saldare ai paesi europei i loro debiti verso gli Stati Uniti.

La commissione fu presieduta dal banchiere americano Dawes e presentò il suo piano nell’aprile 1924, sia agli alleati che alla Germania.

Stresemann si dichiarò disponibile ad accettare le decisioni della commissione, come pure Poincarè, più che altro per l’incalzante crisi economica che stava colpendo la Francia, che aveva sempre più bisogno del sostegno finanziario della Gran Bretagna.

Intanto in Francia ed Inghilterra i governi cambiavano guida: in Francia il “cartello delle sinistre” portò al potere il radicale Herriot, in Inghilterra diveniva Primo Ministro il laburista MacDonald. Questo determinò un allentamento delle tendenze nazionaliste presenti soprattutto nell’opinione pubblica francese, determinando un clima più favorevole alla distensione dei rapporti con la Germania.

Herriot MacDonald

 

Il Piano Dawes

Sia Herriot che MacDonald chiesero a Stresemann un controllo generale sull’armamento tedesco, accettato dal Cancelliere Tedesco. Herriot annunciò così la fine dell’occupazione della Ruhr con l’applicazione del piano Dawes.

Il piano Dawes consisteva in un accordo valevole per cinque anni, durante i quali la Germania avrebbe dovuto pagare rate annuali crescenti da 1 miliardo a 2.5 miliardi di marchi oro (cifra notevolmente inferiore rispetto ai 132 miliardi di marchi oro chiesti all’epoca dello “Stato dei pagamenti”).

Conferenza di Londra del 1924

MacDonald, il premier laburista ingleseNella Conferenza di Londra del luglio 1924 si discusse sull’adozione del piano, inizialmente però senza la Germania chiamata a partecipare solo alla seconda parte della Conferenza (questo avrebbe provocato una protesta da parte di Stresemann). Si discusse sull’evacuazione della Ruhr (solo tra Herriot e Strasemann); grazie anche alla mediazione di MacDonald, stabilendo una evacuazione scaglionata in un anno, tranne la città di Colonia (occupata in virtù del trattato di Versailles) che doveva essere liberata secondo il Trattato entro il 10 Gennaio del 1925, quindi a breve. Questo però avrebbe di fatto tagliato fuori le truppe di occupazioni francesi: a questo ovviamente si opponeva la Francia.

Nel frattempo però le ispezioni degli armamenti tedeschi rivelarono la presenza di armi proibite dal trattato di Versailles: questo provocò le preoccupazioni del governo francese e britannico che decisero di rimandare l’evacuazione.

Perciò la Ruhr fu liberata nell’agosto 1925 dopo che furono giudicate sufficienti da parte di Francia e Inghilterra gli impegni presi dalla Germania relativamenhte agli armamenti. La zona di Colonia, in seguito ai patti di Locarno, fu liberata solo nel gennaio 1926.

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sabato 13 febbraio 2010

Parte I, Capitolo I, Paragrafi 1 e 2: Le Prime Conseguenze dei Trattati di Pace

LA GERMANIA: NUOVE FRONTIERE, GARANZIE E RIPARAZIONI.


La sorte della Germania fu regolata dal Trattato di Versailles del giugno 1919, un minuzioso e complesso documento che regolava unilateralmente il problema delle frontiere e delle garanzie di ogni tipo che furono prese contro la Germania da parte delle potenze vincitrici.
Per stabilire i nuovi confini fu adottato il “principio di nazionalità”, secondo cui ogni popolo aveva il diritto di disporre di se stesso.
Ad Ovest la Germania perse l’Alsazia e la Lorena, “restituite alla Francia” nel novembre 1918, addirittura prima dell’entrata in vigore del trattato (gennaio 1920), senza che gli abitanti potessero approvare o rifiutare l’annessione allo stato francese.
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I francesi avrebbero voluto il distaccamento dalla Germania dell’intera Renania (la parte ad ovest del Reno) ma Clemanceau non appoggiò gli autonomisti per l’opposizione assoluta degli alleati.

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La Saar

La Francia avanzò pretese sulle miniere della Saar nel marzo 1919: un mese dopo fu deciso che le miniere sarebbero passate sotto la proprietà francese per 15 anni, durante i quali la zona sarebbe stata amministrata da una commissione della Società delle Nazioni composta da cinque membri; dopo i 15 anni gli abitanti avrebbero deciso con un plebiscito se unire la Saar alla Francia, alla Germania o restare sotto protettorato internazionale.

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Molti furono gli scontri nel 1920 tra i lavoratori tedeschi e l’esercito francese.


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Le rivendicazioni del Belgio

La Germania perse due cantoni tedeschi al confine con il Belgio, il quale avanzò anche altre pretese territoriali a danno dell’Olanda (che avrebbe potuto rifarsi a danno della Germania più a Nord) ,che furono respinte dagli alleati.

Il Belgio, inoltre, voleva abbandonare la neutralità, fatto che riteneva essenziale per aderire alla Società delle Nazioni che imponeva azioni di tutela collettiva anche militare.

Ne ottenenne l’approvazione ufficiale solo con il Trattato di Locarno nel 1925.

 

Lo Schleswig


I tedeschi persero anche il nord dello Schleswig, che passò alla Danimarca con un referendum popolare che mantenne il sud alla Germania.

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Più importanti furono le modifiche che la Germania subì ad est (dove non fu rispettato il principio di nazionalità), con la perdita della Posnania e di una parte della Prussia occidentale.
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Corridoio di Danzica

Gli alleati decisero di far rinascere la Polonia, concedendo al nuovo stato uno sbocco al mare con un porto e cioè la città di Danzica.

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Essa era una grande città quasi completamente tedesca, nella conferenza di pace essa fu dichiarata “Città libera” sotto la protezione della Società delle Nazioni, con accesso totalmente libero ai cittadini polacchi (novembre 1920). Si sarebbe dotata di una costituzione propria attraverso dei rappresentanti liberamente eletti.
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- Nel 1921 vi fu un plebiscito sull’Alta Slesia in cui la Germania ottenne la maggioranza ma, sotto la guida di Korfanty, i polacchi scatenarono una rivolta che fu sedata dai “corpi franchi”; successivamente fu operata una spartizione del territorio, che vide i 2/3 della Slesia andare alla Germania. Il sud andava alla Polonia, compresa parte della zona industriale.

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Sempre nella Prussia orientale la Germania perse la regione di Memel, che fu posta sotto amministrazione internazionale senza alcun plebiscito; successivamente i lituani, che occupavano le campagne della zona, compirono nel 1923 un atto di forza che fu poi ratificato dalla Società delle Nazioni, la quale assegnò il territorio alla Lituania con statuto speciale.

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In totale la Germania perse 1/7 del suo territorio e 1/10 della popolazione.
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Il Disarmo

Per prevenire una ripresa della potenza tedesca, gli alleati stabilirono una serie di garanzie militari e politiche:
Lloyd GeorgeDisarmo. Su proposta di Lloyd George si decise che l’esercito tedesco sarebbe stato di tipo professionale con sole 100.000 unità: l’artiglieria pesante, i carri armati e l’aviazione proibiti, la flotta avrebbe dovuto consegnarsi agli alleati (ma le navi da guerra si autoaffondarono nel 1919, prima dell’entrata in vigore del trattato), i sottomarini proibiti.


Per controllare l’esecuzione delle clausole militari fu costituita una “Commissione di controllo interalleata”.
Smilitarizzazione ed occupazione della Renania

Il presidente Wilson Oltre la riva sinistra del Reno furono proibite fortificazioni militari o manovre. Dopo l’abbandono del progetto francese di annessione, Wilson e Lloyd George accettarono un'occupazione militare temporanea della Renania, che doveva essere progressivamente abbandonata nel corso di 15 anni. L’occupazione sarebbe stata sospesa se non si fosse avuto con certezza il rischio di aggressione; le spese erano a carico della Germania.

 

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Trattati di garanzia franco-inglese e franco-americano (falliti)

Per far abbandonare le rivendicazioni francesi sulla Renania, Wilson e Lloyd George proposero due trattati in cui garantivano la difesa della Francia in caso di aggressione non provocata da parte della Germania.
I due accordi decaddero poiché il Senato americano non approvò il trattato di Versailles e gli accordi suddetti in esso contenuti, sciogliendo in tal modo dal vincolo anche l’Inghilterra, con grande soddisfazione degli inglesi, i quali erano preoccupati delle mire imperialiste della Francia sul continente.

L’alleanza franco-belga

La sola alleanza che la Francia ottenne contro la Germania fu quella con il Belgio. Per riavvicinarsi a questo paese, i cui rapporti si erano deteriorati non avendo appoggiato la Francia le pretese territoriali del Belgio, i francesi rinunciarono al congiungimento economico con il Lussemburgo e garantirono la partecipazione belga alla Conferenza degli Ambasciatori, che regolava l’applicazione del trattato di Versailles (accordo firmato nel settembre 1920).

I Belgi consideravano questo accordo militare un semplice accomodamento, mentre la Francia lo considerava a tutti gli effetti una alleanza.

Riparazioni di guerra

Nel trattato di Versailles fu aggiunto un piano incompleto circa il pagamento dei danni di guerra da parte della Germania.
Si affermava che la Germania era responsabile dei danni subiti dagli stati alleati, in quanto essa soltanto aveva provocato il conflitto (art. 231, sorta di dichiarazione di “colpevolezza morale”, molto contestato dai tedeschi).
Secondo alcuni questo articolo stabiliva una responsabilità finanziaria di diritto civile, dando una base di diritto alla riparazione dei danni subiti.
Gli Alleati non fissarono subito l’ammontare delle riparazioni: si stabilì che entro il I Maggio 1921 la Germania avrebbe versato 20 miliardi di marchi-oro (sotto il controllo di una “Commissione delle riparazioni”) e che, entro quella data, si sarebbe definito l’ammontare reale dei danni di guerra con l’aggiunta delle pensioni di guerra voluta dall’Inghilterra.
Durante il ’20 ed il ’21 vi fu in tutta la Germania una forte opposizione al trattato, soprattutto per le riparazioni; un violento movimento di protesta nazionale indusse gli Alleati a rinunciare all’estradizione dell’Imperatore e dei vertici militari tedeschi (Hindemburg, Ludendorff, von Tirpitz, ecc…).
Corpi franchi dell’esercito giravano per il paese, vi fu un tentativo di colpo di stato e uno sciopero nella Ruhr fu interrotto dall’esercito tedesco violando la zona smilitarizzata (per reazione la Francia occupò Francoforte).

Zone occupate della Renania

Nella Conferenza di Londra del marzo 1921 la Germania espose chiaramente la sua opposizione sulle pretese alleate dei pagamenti, ottenendo come conseguenza l’occupazione di Dusseldorf e di altre città.

Il 30 aprile 1921 la Commissione delle riparazioni stimò i danni di guerra in 132 miliardi di marchi-oro (120 +12 di arretrati non pagati il I maggio, così divisi: 52% alla Francia, 22% all’Inghilterra, 10% all’Italia e 8% al Belgio), da pagare 2 miliardi all’anno ed il 26% delle esportazioni.
Per costringere la Germania ad accettare fu inviato dagli Alleati un vero e proprio ultimatum, minacciando l’occupazione militare del paese.
Walther Rathenau Il nuovo governo assistito dall’uomo d’affari Rathenau accettò lo “stato dei pagamenti” e nell’estate del 1921 la Germania cominciò ad onorare il suo debito, cercando di approfittare al momento opportuno delle divergenze tra la Francia (che premeva per stroncare la pericolosa economia tedesca) e l’Inghilterra, che era a favore del risollevamento economico della Germania poiché cliente principale per la sua economia.
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