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giovedì 18 marzo 2010

L’espansione giappone e gli inizi della guerra della Cina (1934-1939)

Parte II, Capitolo VI, Paragrafo III

 

IL Giappone pur non avendo per proprio governo fascista, era dominato da tendenze espansionistiche ed imperialistiche. Quest'atteggiamento si manifestò principalmente sotto due profili: la corsa agli armamenti navali e nella guerra contro la Cina.

 

Gli armamenti navali.

Sul piano navale, il Giappone era firmatario degli accordi di Washington (1922) e di Londra (1930). Mentre l'Inghilterra aveva quasi raggiunto i limiti fissati con un certo numero di vecchie navi (i trattati stabilivano delle proporzioni relative al tonnellaggio delle navi fra le varie potenze), il Giappone aveva spinto le sue costruzioni navali in modo da raggiungere il 95% di quanto gli era permesso, mentre gli Stati Uniti nel 1933 avevano solo il 65% del tonnellaggio che era loro concesso. Roosevelt e il segretario la marina incoraggiati dal segretario di Stato, annunciarono l'intenzione di proseguire le costruzioni navali fine limiti permessi. Quest'atteggiamento incoraggiò il Giappone a sbarazzarsi dell'intralcio di questi trattati, cosicché il bilancio navale di questo paese raddoppiò nel periodo che va dal 1931 al 1934. Inoltre, si riunì a Londra nel 1935 una conferenza per discutere sugli armamenti navali. I dirigenti giapponesi decisero di rivendicare la parità navale con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna e, in caso di rifiuto, di denunciare gli accordi di Washington e di Londra, ciò che avrebbe significato la ripresa della corsa agli armamenti navali. Sebbene Roosevelt avesse deciso di dare un gesto distensivo, trasferendo nell'aprile del 1934 la flotta americana del Pacifico verso l'Atlantico, il ministro giapponese degli affari esteri annunciò ufficiosamente che il Giappone aveva deciso di denunciare il trattato di Washington (settembre 1934). Gli Stati Uniti l'Inghilterra, obbliga di suddividere la loro flotta tra diversi oceani, rifiutarono energicamente di accettare la parità. In queste condizioni, nel dicembre del 1934, il Giappone dichiarò che dal 31 dicembre 1936 avrebbe rinunciato i limiti fissati dal trattato di Washington.

La conferenza navale di Londra.

La conferenza navale di Londra ebbe tuttavia luogo nel dicembre del 1935, protraendosi sino alla fine di marzo del 1936, che riuniva gli Stati Uniti, il regno unito, la Francia, il Giappone e l'Italia. Le circostanze non erano affatto favorevoli, tanto più che era in corso la guerra italo-etiopica e che l'Inghilterra, senza consultare le altre potenze, aveva firmato nel giugno del 1935, un trattato navale con la Germania. Ancora una volta i giapponesi reclamavano la parità navale, ma le loro rivendicazioni urtarono contro l'opposizione americana e inglese. Nel gennaio del 1936 tutte le altre potenze, eccetto il Giappone, rifiutarono di acconsentire alle richieste giapponesi. Allora il Giappone si ritirò della conferenza, mantenendo solamente un osservatore. Il ritiro del Giappone diminuì notevolmente i risultati La conferenza. Essa si sciolse nel marzo del 1936, ma era evidente che presto o tardi, la corsa degli armamenti navali sarebbe ripresa, esattamente com'era accaduto per gli armamenti terrestri.

La ripresa dell'espansione giapponese in Cina.

Per quasi due anni, la tregua tra Giappone Cina (maggio 1933) fu rispettata. Ma il Giappone ne approfittava per organizzare solidamente l'occupazione del Manciukuò. Peraltro era sempre più preoccupato di vedere il governo nazionalista cinese, diretto da Ciang Kai Scek, sforzarsi di modernizzare La Cina per assicurare la sua indipendenza. Se vi fosse riuscito sarebbe stata la fine dei sogni giapponesi nell'estremo oriente e presto tardi una grave minaccia sarebbe pesata sul Giappone. Così a partire dalla primavera del 1935, il Giappone riprese la sua politica espansionistica.

Nell'agosto del 1935 il ministro giapponese degli affari esteri propose alla Cina la sottoscrizione di un accordo con il quale riconoscesse l'esistenza del Manciukuò e si accordasse con il Giappone per combattere i comunisti. Ma Chang Kai Scek rifiutò. I giapponesi cominciarono allora a costruire una specie di Stato autonomo nella Mongolia interna. Diffusero anche La voce che questo governo autonomo avrebbe potuto essere stesso altre province cinesi. In tal modo si sarebbe creato un nuovo Stato, simile a quello del Manciukuò. Ma queste notizie erano premature: il governo giapponese, preoccupato di vedere Ciang Kai Scek inviare 150.000 uomini alla frontiera meridionale di queste province, e senza dubbio tremendo atto una guerra contro la Russia, destituì il generale giapponese che ne era responsabile.

 

Negoziati con l'Urss.

L'Urss seguiva con preoccupazione i progressi della penetrazione giapponese in Cina. Essa aveva cercato di essere conciliante riconobbe in effetti il nuovo Stato del Manciukuò. Ma fin dall'ottobre del 1935 si ebbero gravi incidenti di frontiera fra il Manciukuò e la Siberia, fra le truppe sovietiche e le pattuglie comandate da ufficiali giapponesi. Più ad ovest, nel marzo del 1936, truppe giapponesi provenienti da Mongolia interna erano penetrate nella Mongolia esterna e si erano scontrate con truppe mongole. Ne era risultata nel marzo del 1936 la firma di un trattato di assistenza fra l'Urss e la Repubblica popolare mongola.

Nel novembre del 1935 riprese l'espansione giapponese. Truppe giapponesi penetrarono nella regione di Pechino e di Tientsin. Le guarnigioni cinesi rimasero al loro posto e Ciang Kai Scek, non avendo completa di preparativi, preferì accettare lo stato di fatto.

Ci si rese conto che questa situazione estremamente pericolosa essendo alla mercé di minimi incidenti. Ciang Kai Scek era tuttavia sempre più deciso a resistere.

Il patto anti-Komintern.

Il 25 novembre del 1936 fu firmato il patto anti-Komintern fra Germania Giappone. Questo trattato aveva teoricamente lo scopo di organizzare la difesa contro la stampa comunista. In effetti significava che la Germania nonostante lo sviluppo del suo commercio con la Cina, gli ammetteva l'espansione giapponese. Nonostante il diniego dei firmatari vi era un accordo segreto allegato al patto. L'articolo uno dichiarava che se uno dei due paesi fosse stato minacciato o attaccato dall'Urss senza provocazione l'altro non avrebbe lodato l'Urss e sarebbero state organizzate delle consultazioni. L'articolo due affermava che né l'uno né l'altro dei firmatari avrebbe concluso un accordo politico con l'unione sovietica senza il consenso dell'altro.

Per protesta, l'Urss decise di avvicinarsi alla Cina e chiese al partito comunista cinese di interrompere la guerra civile e di offrire una collaborazione amichevole al governo del Kuomintang per la lotta contro il Giappone.

L'inizio della guerra cino-giapponese.

Nel 1937 l'espansione giapponese in Cina subì una profonda trasformazione. Invece di continuare la sua politica di conquiste progressive, il Giappone iniziò una guerra che, sebbene non dichiarata, presentò immediatamente tutti i caratteri di una lotta senza vita. Il Giappone voleva stabilire un per proprio protettorato sulla Cina, impedendole di industrializzata si, di creare un esercito forte, di risvegliare un sentimento nazionale. È da notare che in tali occasioni, dopo lo scoppio della guerra, i rappresentanti giapponesi all'estero dichiararono che il loro paese non cercava di annettere alcuna parte del territorio cinese. In effetti il sistema utilizzato nel Manciukuò si rivelava molto pratico. L'ideale sarebbe stato sostituire Ciang Kai Scek con uno pseudo-governo cinese fedele giapponesi.

La guerra vicina scoppiò in seguito ad un incidente avvenuto nei pressi di Pechino, usato dai giapponesi come pretesto persi primi di luglio del 1937. Pechino fu conquistati in due giorni. Ciang Kai Scek inviò dei rinforzi, ma i giapponesi fecero stesso. Per lasciare il tempo a rinforzi di giungere, i giapponesi si prestano ad un negoziato. Ciang Kai Scek rifiutò e accettò di negoziare sola condizione che nel frattempo le truppe giapponesi evacuassero le posizioni conquistate. Subito il comandante in capo giapponese, deciso ad un'azione in grande stile, ruppe le trattative il 25 luglio, indirizzando ultimatum al comandante cinese chiedendo l'evacuazione di Pechino. Il 26 dicembre iniziò la guerra senza che questa fosse dichiarata. Anche il governo cinese rifiutò di dichiarare La guerra, perché considerava i giapponesi come dei pirati e una direzione di guerra, secondo il diritto internazionale, avrebbe dato alle loro azioni una sanzione di legalità.

La guerra.

Pechino fu conquistata in soli due giorni. Le forze giapponesi si diressero immediatamente verso sud e in agosto sbarcarono presso Sciangai, che fu conquistata alla fine di ottobre. Infine i giapponesi marciarono verso ovest risalendo il fiume Yang-Tse-Kiang, prendendo l'inchino. Nel gennaio del 1938 ebbero luogo altri due sbarchi importanti nello Shantung, l'altro invece a Canton, siede del governo nazionalista. Ciang Kai Scek fu costretto a spostare il governo in una regione remota interna, dove condusse una resistenza ad oltranza, mentre un po' dappertutto si organizzavano delle guerriglia. Benché i cinesi avessero riportato nel corso del 1938 alcune battaglie vittoriose, queste non furono decisive. Non fecero altro che convincere i giapponesi che avrebbero potuto vincere i loro avversari solo se quest'ultimi non avessero più ricevuto armi e munizioni dall'estero. A partire dal 1938 fino al 1944, La campagna di Cina rallentò. I giapponesi non scatenarono offensive e si limitarono ad allargare progressivamente le zone conquistate.

Piuttosto che con una vittoria militare, il governo giapponese cercò di vincere suo avversario con l'asfissia, tagliando una dopo l'altra le sue vie di rifornimento di armi e munizioni.

I tentativi di pace.

Pur proseguendo la lotta, il governo giapponese in due occasioni fece conoscere alla Cina le suo condizioni di pace:

uno. Nel dicembre del 1937, prima dell'attacco di Nanchino, il Giappone esigeva dei vantaggi economici considerevoli. Reclamava la creazione di una zona smilitarizzata nella Cina del Nord, sotto controllo effettivo giapponese; reclamava l'autonomia della Mongolia interna; voleva l'adesione della Cina al patto anti-Komintern. Ciang Kai Scek rifiutò queste proposte.

Due. Nel dicembre del 1938, giapponesi proposero al in circa le stesse condizioni. Pretesero che prima di qualsiasi negoziato il governo di Ciang Kai Scek fosse rovesciato. Non parlava più di autonomia della Mongolia interna, ma avanzavano una nuova richiesta: il mantenimento temporaneo di guarnigioni giapponesi in alcune regioni della Cina. Queste proposte non ebbero alcun seguito.

Restava il metodo consistente lo stabilire un governo satellite. I giapponesi avevano creato nei territori occupati un "partito del rinnovamento del popolo", copiato dal Kuomintang. Questo partito aveva però poche influenza. Nel corso del 1938 furono iniziati dei negoziati con un dirigente del Kuomintang, che dopo lunghe trattative accettò di fondare a Nanchino nel gennaio del 1940, un "governo centrale della Repubblica cinese" fedele giapponesi, che entrò in funzione nel marzo del 1940. In cambio, il 30 novembre dello stesso anno, il Giappone si impegnò a rispettare la sovranità della Cina. L'esercito giapponese avrebbe potuto mantenere delle guarnigioni nella Cina del Nord, in Mongolia interna e nei grandi porti, per due anni dopo la disfatta di Ciang Kai Scek. Dopo di che, avrebbe evacuato il paese. L'importante per il Giappone era di trasformare La Cina in uno Stato vassallo, ma la resistenza del generale Ciang Kai Scek mandava a monte questo piano. Subito si ci si accorse che l'influenza del nuovo partito fondato era sei debole e che senza l'appoggio delle forze giapponesi non sarebbe data da crollare.

L'atteggiamento degli Usa.

Quale fu l'atteggiamento delle potenze di fronte a questi avvenimenti? La guerra vicina era dovuta incontestabilmente ad un'aggressione del Giappone. Il Giappone predicavano politica contraria sia alla "trattato delle nove potenze" firmata Washington nel 1922, si al patto Briand-Kellog. Questa aggressione poteva essere solo fermata con un'azione comune delle potenze interessate, specialmente dell'Inghilterra e degli Usa. L'Urss era nel 1937 in preda a serie difficoltà interne. Ora nel giugno del 1937, poco prima dello scoppio della guerra, Cordell-al aveva fatto sapere al nuovo primo ministro inglese Chamberlain, che gli Stati Uniti erano contrari ad un'azione comune concertata.

Così Roosevelt si limitò il 10 agosto ad un passo comune con gli inglesi, i tedeschi, i francesi e gli italiani per impedire le ostilità nella regione di Sciangai. Ma questo passo non ebbe alcun effetto. Gran parte dell'opinione pubblica americana reclamava il ritiro dei due 1000 cinquecento soldati americani dispersi in Cina e l'evacuazione dei civili.

D'altra parte il presidente Roosevelt, approfittando del fatto che la guerra non era stata dichiarata, si astenne dal mettere in vigore le leggi di neutralità, la quale avrebbe impedito agli Stati Uniti di fornire armi La Cina e, in virtù della clausola Cash and Carry, avrebbe favorito il Giappone che sola possedeva una flotta per l'acquisto del materiale e dei prodotti non militari. Così gli Stati Uniti si limitarono a condannare moralmente l'aggressione giapponese, pur continuando l'invio di armi alla Cina nazionalista.

La società delle nazioni e la conferenza di Bruxelles.

La società delle nazioni mantenne un atteggiamento esitante. La Cina le aveva indirizzato un appello nel settembre del 1937, poco dopo l'ultima ad un giapponese. La società delle nazioni incaricò la "commissione consultiva dell'estremo oriente", creata nel 1933 per studiare il problema della Cina, di trovare una soluzione. Poi il 6 ottobre adottò una risoluzione che denunciava l'atteggiamento giapponese, perché contrario al trattato delle nove potenze e al patto Briand-Kellog, ma guardandosi bene dal dichiarare il Giappone come aggressore o di votare sanzioni. Essa suggeriva i firmatari del trattato delle nove potenze si riunissero in una conferenza per sugli alimenti per porre fine al conflitto.

L'atteggiamento dell'Urss.

Quanto all'Urss, essa si limitava a difendere le sue frontiere e quelle della Mongolia esterna. Firmò con la Cina un patto di non aggressione nell'agosto del 1937. Le forniva del materiale bellico attraverso la Mongolia esterna.

Fin dall'inizio del 1938, i giapponesi protestarono contro queste forniture di armi e si verificarono diversi incidenti, soprattutto a proposito della pescheria giapponesi di Sakhalin. Il più grave di tutti fu quello noto come quello del conflitto del lago Hasan. In seguito ad una serie di incidenti di frontiera l'esercito giapponese attaccò quello sovietico ma il 10 agosto l'Urss propose un armistizio che stabiliva che le due parti sarebbero rimasti sulle loro posizioni e la frontiera sarebbe stata fissata in seguito da una commissione composta da giapponesi, sovietici e un mediatore neutrale. I giapponesi accettarono una tregua, ma non La nuova delimitazione le frontiere e le operazioni terminano.

La tregua non migliorò le relazioni fra due paesi tanto che nel marzo del 1939 Stalin denunciò La politica aggressiva del Giappone e si dichiarò contrario al sistema del non intervento radicato gli occidentali. Anche nel maggio del 1939 si verificò un nuovo incidente. Nel settembre del 1939 fu conclusa fra l'Urss e il Giappone una tregua. Questa volta le operazioni erano state più favorevoli ai sovietici che non è giapponesi. Tuttavia in occasione di tutti questi conflitti di frontiera, le relazioni fra i due paesi non mutarono nei si trattò di conflitti di natura tale da provocare un conflitto generale tra il Giappone l'Urss. Senza dubbio questo dipendeva da volontà dei due paesi di non sacrificare i loro interessi vitali, che per l'Urss erano in Europa, e per il Giappone in Cina e nell'oceano indiano. Nel 1939 si assistette ad una sensibile evoluzione della politica americana così come quella giapponese.

 

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domenica 28 febbraio 2010

Parte I, Capitolo V, Paragrafo I e II: I Primi insuccessi della Sicurezza Collettiva (1929-1933). Il fallimento del Progetto di Unione Europea.

La principale causa del fallimento del sistema della sicurezza collettiva fu sicuramente il crollo della borsa di Wall Street dell’ottobre 1929.

Numerose banche ed imprese fallirono ed il governo americano decise di sospendere i prestiti all’estero e di far rientrare i propri capitali; il ribasso dei prezzi mondiali provocò una crisi in tutti gli stati europei.

Gli USA scelsero di operare una politica isolazionista, lasciando campo libero alle potenze che volevano modificare gli accordi di Versailles, soprattutto la Germania che approfittava delle crisi di governo che si successero in Francia dopo la morte di Poincaré. Anche l’Inghilterra cercò di superare la crisi intensificando i suoi rapporti con il Commonwealth, disinteressandosi dei problemi europei.

Il Giappone (1931), l’Italia (1932) e la Germania con Hitler (1933) furono controllate dai partiti nazionalisti che predicavano una politica di forza; ciò avvenne proprio a causa della crisi che esasperò l’opinione pubblica e screditò il sistema democratico che ancora vigeva in Giappone e nella Germania della Repubblica Weimar.

In Italia Mussolini si orientò sempre più su di una politica di aggressione, dalla quale sembrava essersi tenuto lontano sino ad allora.

Il fallimento del progetto di Unione Europea di Briand

- Ad aumentare la spaccatura definitiva degli stati europei fu anche il fallimento del progetto di “Unione europea” proposto nel 1929 da Briand all’Assemblea della SDN.

Il politico francese stilò un memorandum che inviò a tutti gli stati europei interessati, nel quale prevedeva l’estensione del regime di sicurezza creato a Locarno a tutti gli stati europei, riuniti soprattutto a livello economico da una unione doganale e su quello politico da una conferenza con i rappresentanti di tutti i paesi.

Nel corso del 1930 tutti i paesi interessati risposero al memorandum, ognuno con delle critiche e delle riserve: la Germania temeva la stabilizzazione delle ristrette frontiere orientali, l’Italia voleva allargare l’Unione alla Russia e alla Turchia, la Gran Bretagna, infine, si opponeva a particolari organismi europei privilegiando l rapporti con i dominions. Fu solo costituita una “Commissione di studio per l’Unione europea”.

Questa commissione funzionò per tutto il 1931 sotto la presidenza di Briand. si occupò soprattutto di questioni economiche, senza raggiungere però alcun risultato concreto. Si trattava per Briand di un fallimento importante che lo avrebbe portato a perdere le elezioni in Francia a favore dei suoi avversari. Lo si accusava di praticare verso una Germania sempre più nazionalista una politica di concessioni unilaterali. Nel maggio del 1931 fu eletto alla presidenza della Repubblica francese Paul Doumer.

Parte I, Capitolo III, Paragrafo V: l'Europa orientale e mediterranea dal 1925 al 1929

 

Il periodo che va dal 1925 1929 fu meno travagliato del precedente nell'Europa orientale e mediterranea. l'Urss, il cui governo era già riconosciuto dalla maggior parte degli Stati europei, dopo la morte di Lenin avvenuta nel 1924 sino al 1927, in cui fu escluso Trotsky dal partito comunista, una grave crisi interna le impedì di partecipare attivamente alla politica europea.

L'unione sovietica temeva la costituzione di un fronte anche sovietico e considerava il trattato di Locarno come una minaccia. Inoltre l'Urss condannava la società delle nazioni, considerandola uno strumento privilegiato di controllo delle potenze europee.

La politica italiana era ancora più attiva, soprattutto nelle regioni del Danubio e dei Balcani, e quest'attività provocava un rafforzamento delle alleanze francesi.

Nella zona del Mediterraneo, gli avvenimenti principali furono le controversie che opponevano alla Grecia ai suoi vicini: Turchia, Bulgaria, Jugoslavia, Albania e Italia.

 

Il trattato di Berlino

 

Le relazioni tedesco-sovietiche erano cordiali dopo la firma del trattato di Rapallo, dove erano state poste le basi di una certa collaborazione politica economica. Durante la conferenza di Locarno, Cicerin fece dei passi presso il governo tedesco per concludere un trattato di amicizia neutralità. Stresemann cercò inizialmente di sottrarvisi, poi preoccupato di tenere in equilibrio la bilancia con i paesi occidentali, accettò la firma di un accordo economico  (ottobre 1925), seguito da un accordo politico che fu sottoscritto a Berlino nell'aprile del 1926.

Dopo qualche mese, con l'ingresso della Germania nella società delle nazioni, l'unione sovietica si preoccupò nuovamente del rapporto con questo paese, considerando la SDN come uno strumento della politica capitalistica diretta contro l'Urss.

 

Russia, Polonia e Stati baltici

 

La Polonia cercò nel 1925 di ottenere un trattato di garanzia delle sue frontiere orientali. Nel gennaio fu firmato un trattato di arbitrato fra i quattro paesi. Tuttavia la Lituania, era rimasta molto ostile alla Polonia per la questione di Vilna. Per questo cercò di creare una piccola intesa baltica. L'Urss intervenire per impedire la firma di un tale accordo, che riteneva giustamente diretto contro di sé. I polacchi replicarono proponendo al contrario un patto di garanzia globale; i paesi baltici risposero in maniera identica. La Lituania invece accettò la proposta sovietica: spazio ciascuna delle due parti avrebbe rispettato l'inviolabilità del territorio dell'altra e sarebbe rimasta neutrale in caso di aggressione contro l'altra parte. Anche la Lettonia sottoscrisse un trattato di neutralità con l'Urss. In quel periodo furono firmati trattati analoghi anche con la Turchia, l'Afganistan. In effetti le preoccupazioni dell'Urss non erano del tutto ingiustificate. Durante gli anni che vanno dal 1926 al 1928 le relazioni fra i sovietici e la Francia, l'Inghilterra e l'Italia dall'altra, peggiorarono sensibilmente, per non parlare delle difficoltà con la Polonia, la Lettonia e l'Estonia.

 

Tensione franco-russa

 

In Francia vi era ancora una debole speranza di ottenere il rimborso dei debiti russi contratti dagli Zara e azzerati durante la rivoluzione bolscevica. Nel febbraio del 1925 si riunì a Parigi una conferenza franco-sovietica per studiare questo problema, ma alla conferenza terminò con un fallimento nel marzo del 1927. Nel frattempo un altro avvenimento aveva cresciuto la tensione: la firma del trattato franco-rumeno.

Dopo il 1920 la Romania cercava di ottenere la garanzia delle sue frontiere e soprattutto della Bessarabia. Il protocollo del 1920, con il quale aveva ottenuto riconoscimento di questa regione, era stato ratificato dalla Francia dall'Inghilterra, ma non dal Giappone e dall'Italia. Nel 1926 la Romania rinnovò la sua alleanza militare con la Polonia. Cercò anche di riavvicinarsi all'Inghilterra, all'Italia e alla Francia: la Francia fini quindi per allearsi con la Romania, firmando un trattato di alleanza nel giugno del 1926.

A questo trattato l'unione sovietica rispose con una nota del nell'ottobre del 1926, protestando contro un accordo che sanzionava l'annessione della Bessarabia alla Romania. Dopo questa nota e il fallimento definitivo delle trattative sui debiti russi, si delineò in Francia un forte movimento favorevole alla rottura delle relazioni diplomatiche trai due paesi. Ma Briand preferì non arrivare alle estreme conseguenze.

 

Tensione italo-russa

 

L'Italia faceva un grosso sforzo dopo il 1924 per avvicinarsi al paesi della piccola intesa. Mussolini firmò nel 1924 un trattato di amicizia con la Cecoslovacchia. Anche con la Romania, in quel periodo particolarmente vicina all'Italia, sottoscrisse un trattato di amicizia. Con questo accordo l'Italia riconosceva formalmente i diritti della Romania sulla Bessarabia. L'unione sovietica, quattro giorni dopo la nota di protesta che aveva inviato alla Francia sullo stesso tema, ne indirizzò una simile all'Italia.

Tensione anglo-russa

Assai peggiori furono le relazioni con l'Inghilterra. L'origine della tensione risale allo sciopero generale, proclamato nel maggio del 1926, dalle Trade Unions e che durò una settimana. Questo sciopero 1925 durante il 14º congresso del partito comunista. I sindacati russi organizzarono delle collette per sostenere i minatori inglesi. Ma il governo conservatore britannico indirizzò una nota di protesta ai sovietici, per il fatto che i sindacati sovietici finanziassero dei sindacati inglesi. Nel giugno dello stesso anno il governo Baldwin pubblicò un "libro azzurro " una raccolta di documenti destinata approvare l'ingerenza dei sovietici nella politica britannica. Poco dopo, Chamberlain minacciò l'unione sovietica di rompere l'accordo commerciale e persino le relazioni diplomatiche. Si giunse nel maggio del 1927, quando fu organizzata una perquisizione nei locali di una società commerciale anglo-sovietica. L'unione sovietica protestò contro questa violazione dell'immunità diplomatica. La questione fu dibattuta alla camera dei comuni, ma solo Lloyd George. Il primo ministro Baldwin decisione di annullare gli effetti dell'accordo un sale e di rompere le relazioni diplomatiche, con l'approvazione della camera dei comuni. Fu pubblicato quindi un " libro bianco " che raccoglieva tutta la documentazione relativa agli intrighi organizzati dall'unione sovietica per ingerire nella politica britannica.

 

L'isolamento dell'Urss

 

Verso la fine di giugno del 1926 ebbe luogo a Ginevra una conferenza fra Inghilterra, Germania, Francia, Belgio e Italia nel corso della quale fu trattato il problema dei rapporti con l'unione sovietica. Chamberlain propose a Stresemann di usare l'influenza del governo tedesco sul governo russo per ottenere un riavvicinamento economico fra la Russia e il resto dell'Europa. E gli era contrario ad una crociata contro i bolscevichi. Ma dopo l'assassinio di uno dei suoi diplomatici, l'unione sovietica ruppe le sue relazioni diplomatiche con la Svizzera. Bisognerà aspettare il 1929 con l'adesione dell'unione sovietica al patto Briand-Kellog, per registrare un miglioramento delle relazioni dell'unione sovietica con i principali paesi europei.

 

 

Il primo trattato italo-albanese

 

L'Italia mussoliniana si sforzava di rafforzare la sua posizione di influenza sull'Europa danubiana e balcanica, ma trovava un limite nell'influenza che la Francia esercitava su questi paesi. Quest'ultima era storicamente contraria alla revisione dei trattati scaturiti dalla fine della prima guerra mondiale. Come già detto Zogu, inizialmente protetto dagli jugoslavi, si schierò dalla parte degli italiani, cacciando il precedente governo dall'Albania. Una volta eletto presidente per sette anni, annunciò a Mussolini nel gennaio del 1925, che desiderava un governo solido in Albania che contribuisse la pace nei Balcani. Mussolini riconobbe immediatamente il suo governo, tanto che nel novembre del 1926 i due paesi firmarono a Tirana un patto di amicizia e di sicurezza valido per cinque anni, garantendo quindi l'assetto politiche territoriale dell'Albania.

 

L'alleanza franco-jugoslava

 

Il trattato di Tirana suscitò immediatamente delle preoccupazioni in Francia e in Jugoslavia. Garantendo l'indipendenza dell'Albania, l'Italia guadagnava una preponderanza nell'Adriatico. Gli jugoslavi temevano che questo accordo violasse il patto di amicizia firmato con loro a Roma. Ma alla Jugoslavia, membro della piccola intesa, considerava il patto di Roma come praticamente abolito. La tensione crebbe così fra i due paesi. Nel corso dell'estate del 1927 Italia Jugoslavia ruppero le relazioni diplomatiche.

Sin dal marzo del 1926 la Jugoslavia negoziavano un accordo con la Francia. Briand pensava di potersi includere anche l'Italia, ma Mussolini rifiutò. Nel novembre del 1927 il ministro degli esteri jugoslavo firmò l'accordo a Parigi. Si trattava di un trattato di alleanza ed amicizia. Briand dichiarò che non era diretto contro l'Italia, ma Mussolini si lamentò aspramente del trattato.

 

Il secondo trattato italo-albanese

Così in seguito al trattato di alleanza franco-jugoslavo, l'Italia rispose il 22 novembre firmando a Tirana con l'Albania un nuovo trattato di alleanza, che questa volta prevedeva una garanzia difensiva e che sarebbe durato 20 anni. In caso di guerra i due paesi non avrebbero concluso una pace separata. L'Albania entrava sempre di più nella zona di influenza italiana.

Tuttavia il presidente francese Briand cercò di non avvelenare i rapporti franco-italiani e qualche giorno dopo firmò con essi un accordo temporaneo che regolava la situazione di cittadini francesi in territorio italiano e viceversa. Mussolini ne approfittò per dichiarare che non avevo obiezioni al trattato franco-jugoslavo. Da parte sua la Jugoslavia finì per ratificare le convenzioni stipulate a Nettuno nel 1925. Ma il patto di amicizia firmato a Roma nel 1924 è giunto a scadenza non fu rinnovato. Oltretutto nel settembre del 1928 con l'approvazione italiana Zogu assunse il titolo re degli albanesi.

Il revisionismo italiano e l'Ungheria

L'Italia aveva anche consolidato i suoi legami con l'Ungheria, concludendo con essa nel settembre del 1925 un trattato di commercio e nell'aprile del 1927 un trattato di amicizia. Tuttavia i due paesi non erano alleati, ma il governo ungherese dichiarò che il suo paese entrava nella sfera degli interessi italiani.

La politica italiana raggiunse la sua completa realizzazione nel 1928. Mussolini già negli anni precedenti aveva dichiarato il suo favore ad una posizione di revisione dei trattati succeduti alla prima guerra mondiale. Profetizzò che l'Europa sarebbe arrivata in una fase delicata della sua storia fra il 1935 e il 1940, per questo si dichiarò favorevole ad una revisione dei trattati a vantaggio dell'Ungheria.

La Grecia ed i suoi vicini

La situazione nei Balcani restava agitata. La Grecia in particolare era in contrasto con tutti i suoi vicini. Con la Turchia nel 1925 gli scambi di popolazione non erano ancora terminati. Ponevano infatti una quantità di problemi soprattutto finanziari.

Con la Bulgaria avvennero diversi incidenti di frontiera, tanto che nell'ottobre del 1925 si arrivò ad un aperto conflitto fra i due paesi. Truppe greche penetrarono nel territorio bulgaro. Il governo bulgaro si rivolse alla società delle nazioni, che impose alle due parti di astenersi al ricorso alla guerra. Il consiglio si riunì e di inviò degli addetti militari sul luogo. Le truppe greche furono costrette ad evacuare la Bulgaria. Si trattò forse dell'unico successo ottenuto dalla società delle nazioni.

La Grecia era anche in cattivi rapporti con l'Albania. Esistevano anche delle serie difficoltà fra la Grecia e la Jugoslavia. La Gran Bretagna, da sempre interessata alla Grecia per la sua particolare posizione geografica, cercò di farla riavvicinare alla Jugoslavia e alla Bulgaria, per realizzare una sorta di Locarno balcanica. Fin dal gennaio del 1926 Grecia Jugoslavia intrapresero dei negoziati che portarono all'agosto del 1926 alla firma di un trattato di amicizia collaborazione fra i due paesi. Ma la Francia era poco favorevole alla creazione di una Locarno balcanica, preferendo il sistema della piccola intesa. Sarebbe stato però impossibile integrare la Bulgaria in questo sistema, considerandola su ostilità verso la Grecia. Le manovre inglesi fallirono, giacché il governo greco rifiutò l'anno successivo di ratificare il trattato greco-jugoslavo.

sabato 27 febbraio 2010

Parte I, Capitolo III, Paragrafo I: L’Europa e l’apogeo della Sicurezza Collettiva

 

I Trattati di Locarno e l’ammissione della Germania alla Società delle Nazioni.

Partendo da un’idea dell’ex Cancelliere Cuno, nel febbraio 1925 Strasemann redasse un memorandum ai governi alleati, il quale proponeva un accordo in cui la Germania avrebbe rispettato il confine franco-tedesco e la zona smilitarizzata della Renania, accettando in questo modo solo due punti del Trattato di Versailles e tralasciando il resto.

L’Inghilterra non approva questa nuova politica revisionista di Strasemann, Mussolini avrebbe preferito anche un impegno tedesco nel non applicare l’anschluss, mentre in Francia cadeva Herriot ed il nuovo governo francese di Painlevè con agli esteri Briand (che manterrà questa carica fino alla morte nel 1932), accettò la proposta a condizione che la Germania fosse entrata nella SDN senza porre condizioni particolari.

La conferenza per discutere questi ed altri temi si svolse a Locarno nell’ottobre 1925. Ad essa vi parteciparono anche Chamberlain, il belga Vandervelde e Mussolini.

Furono stipulati una serie di trattati, il più importante dei quali fu quello che stabiliva il mutuo rispetto delle frontiere tra Francia, Belgio e Germania, fatto con la garanzia militare dell’Inghilterra e dell’Italia.

Fu deciso, inoltre, che se la Germania avesse invaso la zona smilitarizzata si sarebbe potuto intervenire con le armi; furono stipulati dalla Francia due trattati di alleanza con la Cecoslovacchia e la Polonia.

Il tutto fu chiuso con accordi di arbitrato tra la Germania da una parte e Francia, Belgio, Cecoslovacchia e Polonia dall’altra per evitare conflitti.

La Germania subordinò la firma del Trattato allo sgombero della zona di Colonia, che fu accettata dalla Francia; successivamente il Trattato fu approvato in Germania superando l’ostacolo dei nazionalisti.

Per quanto riguarda l’entrata nella Società delle Nazioni, la Germania chiese un seggio permanente e (per il suo esercito ridotto) di non partecipare alle sanzioni militari.

Alla prima votazione del Consiglio la Germania fu esclusa per l’opposizione del Brasile, poi nel settembre 1926 fu approvata una riforma dello Statuto per cui i membri del Consiglio divenivano 15: 6 permanenti (compresa la Germania, ammessa dopo l’uscita del Brasile dall’organizzazione), 3 a carattere semipermanente e 6 non permanenti.

La Germania fu ammessa nella SDN nel settembre 1926, dando l’idea al mondo dell’inizio di un periodo di pace e collaborazione tra le nazioni.

Questo riavvicinamento franco-tedesco fu soprattutto opera di Briand e Stresemann. Il primo era un idealista che operava sinceramente per la pace invece di cercare a tutti i costi un vantaggio per la Francia o l’umiliazione della Germania (per questo fu spesso criticato dai nazionalisti francesi);

Stresemann era invece più concreto. La sua più grande vittoria è stata proprio quella di far accettare gli accordi di Locarno ai vincitori, poiché egli ottenne da questi il riconoscimento che il Trattato di Versailles fu un'imposizione senza la minima mediazione con i vinti e che, inoltre, la Germania non era la sola responsabile dello scoppio della guerra.

Riuscì ad imporre il suo revisionismo ai vincitori, sconfisse l’opposizione montante all’interno della destra nazionalista e contribuì a dare al mondo negli anni che vanno dal 1926 al 1929 una forte speranza di pace e stabilità.

Dopo Locarno Briand propose a Strasemann (accordi di Thoiry del settembre 1926) la fine dell’occupazione militare, la restituzione della Saar e la fine dei controlli sull’arsenale militare. In cambio di queste importanti concessioni politiche egli chiedeva alcuni vantaggi finanziari per la Francia in modo da salvare la credibilità del franco.

Il governo tedesco fu subito favorevole ma in Francia rimaneva viva soprattutto la paura per la fine dei controlli militari; il progetto fallì perché il mese successivo il franco cominciò a rinforzarsi, rendendo non più prioritarie le manovre finanziarie.

Tuttavia la Germania ottenne comunque la fine del controllo militare a partire dal 1927, poiché la Società delle Nazioni decise di richiamare la Commissione competente in quanto i governi non ne tenevano conto.

Il patto Briand-Kellogg ed il piano Young.

L’apogeo di questa ondata pacifista si ebbe nell’agosto 1928 con il patto Briand-Kellogg, firmato a Parigi da quasi tutte le nazioni del mondo (57).

Esso nasce da una proposta di Briand al governo americano, vale a dire la firma di un patto che avrebbe sancito l'abbandono della guerra come risoluzione dei conflitti tra i due stati; gli americani accettarono a condizione di allargare l’accordo a tutti gli stati, mentre la Francia ottenne che la firma del patto non avrebbe annullato gli obblighi di Locarno (intervento armato in caso di invasione tedesca) e della appartenenza alla Società delle Nazioni (intervento contro uno stato inadempiente).

Presi gli accordi, il “patto di rinuncia generale alla guerra” fu accettato anche dagli altri governi, condannando il ricorso alla guerra come risoluzione dei conflitti internazionali (art.1) e impegnandosi alla ricerca di mezzi pacifici nelle situazioni di conflitto (art.2).

La Russia vi aderì dopo aver firmato un patto simile con i suoi vicini (Polonia, Estonia, Lituania, Lettonia, Turchia e Romania) detto “accordo di Mosca” o “protocollo Litvinov”.

Durante la firma del patto Stresemann, Briand e Poincarè (rieletto a grande maggioranza in Francia poco tempo prima) discussero circa i due problemi ancora pendenti tra Germania e Francia: le riparazioni e l’evacuazione della Renania, occupata dalla fine del conflitto.

Poincarè voleva (come fu per il piano Dawes) unire le due questioni, cosicché anche la Francia avrebbe potuto pagare i suoi debiti di guerra a USA ed Inghilterra.

Nell’agosto 1929 una conferenza franco-anglo-tedesca tenutasi all’Aia decise che l’evacuazione della Renania sarebbe stata completata nel luglio 1930. La questione delle riparazioni era invece più complessa: il piano Dawes aveva valenza per cinque anni, fino al 1929 (da qui la preoccupazione di Poincarè), la Germania aveva pagato regolarmente quasi 10 miliardi di marchi-oro in valuta e in merci prodotte.

In giugno si era riunita una commissione sotto la presidenza dell’americano Young, la quale presentò un progetto di pagamento in 36 annualità crescenti da 1,5 miliardi a 2,5 miliardi di marchi-oro (la scadenza era nel 1988, anno in cui Francia ed Inghilterra finivano il pagamento dei debiti agli USA, ma non si era adottata appositamente la politica “clausola di salvaguardia”), pagati dalla Germania direttamente in valuta straniera per riacquistare la sua autonomia finanziaria; inoltre la Commissione per le riparazioni sarebbe stata soppressa.

In Francia il Piano Young fu approvato contemporaneamente con l’approvazione del pagamento dei debiti di guerra agli alleati.

La conferenza dell'Aja fu l'ultimo successo di Strasemann.

Egli morì a Berlino nell'ottobre del 1929.

giovedì 18 febbraio 2010

Parte I, Capitolo II, Paragrafo I, II e III: Contrasto Anglo-Francese e rapporti con la Germania

 

Le conferenze di Cannes, Genova e Rapallo

Riguardo al problema tedesco l’atteggiamento della Francia è stato, dal 1919, quello della fermezza nel richiedere l’applicazione integrale del trattato di Versailles, i cui rappresentanti principali di questa politica sono il Presidente della Repubblica Milleirand e l’ex Presidente Poincarè.

Poincaré 

Aristide BriandAnche il presidente del consiglio Briand mantenne inizialmente un atteggiamento di contrasto con la Germania, ma solo fino al 1921, anno in cui egli divenne  il leader di una politica di riavvicinamento franco-tedesca: Egi poteva contare sull’appoggio dei radicali di Herriot e dalle sinistre, ma non sicuramente della destra. Nelle elezioni del 1919 tuttavia il cartello delle sinistre uscì notevolmente ridimensionato in Francia, ridimensionando quindi anche il peso politico di Briand. Tuttavia egli non mutò il suo atteggiamento, poiché più incline al suo temperamento e soprattutto maggiormente allineato all’atteggiamento britannico: egli riteneva che fosse preferibile rinunciare a qualche concessione del Trattato di Versailles e mantenere saldi rapporti con la Gran Bretagna.

Lloyd GeorgeLa sua nuova politica era quindi vicina a quella di Lloyd George, da sempre favorevole ad una veloce ripresa economica tedesca. E’ proprio il primo ministro inglese che stimola il riavvicinamento. L’occasione ci fu quando Rathenau cercò appoggio da parte degli inglesi per ottenere delle riduzioni di pagamento delle riparazioni, che tenessero conto della “capacità di pagamento” della Germania.

Egli propose quindi nel Novembre del 1921 un piano che prevedeva di concedere alla Francia quel trattato di garanzia fallito nel ’19 a causa del rifiuto del Senato americano, ottenendo in cambio una maggiore conciliazione francese sulle difficoltà tedesche nelle riparazioni e la riunione di una conferenza per discutere la ripresa dei commerci in Europa alla quale avrebbero partecipato su un piano di parità anche la Germania e la Russia sovietica, che sarebbe state anche di nuovo chiamate a partecipare al concerto delle Potenze, fondamentale per le decisioni in campo internazionale.

 

La Conferenza di Cannes del 1922

La proposta fu accettata da Briand. Quest’ultimo si incontrò però preventivamente con Lloyd George cercando di estendere i contenuti del Trattato di Garanzie più genericamente alle frontiere orientali europee, ottenendo l’appoggio inglese in caso di aggressione non provocata della Germania non solo sul territorio francese ma in tutti i paesi dell’Europa Orientale. Inoltre il governo francese intendeva legare la questione del pagamento dei debiti nei confronti USA e Gran Bretagna al pagamento delle riparazioni da parte della Germania, eventualità invece fermamente contestata da Lloyd George.

Benché i due statisti non abbiano raggiunto alcun accordo preventivo, si giunse comunque alla Conferenza di Cannes nel gennaio 1922, con Italia, Belgio e Giappone.

Conferenza di Cannes 1922

Cannes 1922

La politica di avvicinamento di Briand fu aspramente contrastata però da Parigi, soprattutto dal Presidente della Repubblica Millerand che inviò al suo primo ministro un memorandum in cui gli ricordava la ferma opposizione della Francia a fare concessioni sulle riparazioni, che l’unico organo ricnosciuto dal governo in questa materia era la “Commissione delle riparazioni” e che la Russia sovietica non poteva essere invitata se non avesse preventivamente accettato determinate condizioni.

Rathenau e Briand a Cannes

Tornato a Parigi nel mezzo della conferenza, Briand dopo un lungo discorso alla Camera nel quale spiegava le ragioni della sua politica, diede sorprendentemente le dimissioni e fu prontamente sostituito da Poincaré come Primo Ministro e Barthou (grande avversario di Briand) come Vice primo ministro. Il nuovo gabinetto cercò subito di far fallire subito il programma portato avanti da Briand dimostrandosi intransigente al suo ritorno alla Conferenza.

Innanzitutto, il capo del governo francese fece intendere a Lloyd George lo scarso interesse che egli nutriva verso il patto con gli inglesi insistendo sull’estensione (già peraltro negata da parte degli inglesi) a tutti i Paesi Orientali del Trattato di Garanzia, che preferibilmente sarebbe dovuto essere accompagnato da una vera e propria alleanza militare. Ma, quando, a sorpresa, Russi e Tedeschi formarono un Trattato a Rapallo, che permetteva ad entrambi di uscire dall’isolamento e riprendere le relazioni commerciali, un’alleanza Franco-Britannica era quanto mai necessaria. Poincaré non riuscì più a riaprire il negoziato con gli inglesi su questo punto, facendo fallire definitivamente la Conferenza di Cannes.

Altro obiettivo di Poincaré era quello di ostacolare la Russia durante la conferenza economica promessa da Briand a Lloyd George, cioè la Conferenza economica di Genova del maggio 1922.

Conferenza Economica di Genova 1922

L’obiettivo del vertice era quello di ottenere dalla Russia il riconoscimento dei suoi debiti di guerra ed il risarcimento delle proprietà straniere confiscate dallo stato comunista, inoltre gli Alleati cercavano di ottenere delle concessioni per il ristabilimento di attività industriali nel paese, oltre ché intendevano spartirsi le ricche concessioni petrolifere russe. Queste rivendicazioni si scontrarono con una controproposta russa, che chiedeva un risarcimento sostanzioso per i danni subiti durante la guerra civile. Si ebbe, di conseguenza, un totale fallimento.

 

Il Trattato di Rapallo del 1922

Tuttavia la conferenza ebbe un’appendice molto importante poiché Cicerin e Rathenau si incontrarono presso Genova, dove firmarono un accordo, il Trattato di Rapallo, con il quale i due paesi rinunciavano simultaneamente ai debiti di guerra e alle riparazioni, stabilendo rapporti commerciali (con la clausola della nazione più favorita) e soprattutto militari, con la quale la Germania poteva costruire armi in Russia ed addestrare soldati, mettendo la Germania a disposizione i tecnici e gli ingegneri necessari, e la Russia le sue basi logistiche. Il riavvicinamento della Russia alla Germania era cominciato già qualche tempo prima, poiché Cicerin, prima di recarsi a Genova, aveva incontrato a Berlino Rathenau, proponendosi di mantenere uno stretto contatto fra le due delegazioni durante la conferenza.

Questi accordi ebbero fine con l’avvento di Hitler al potere. Gli alleati protestarono con la Germania e la Russia, escludendole definitivamente dalla Commissione politica e contestando la validità stessa del Trattato.

Stresemann e la questione della Ruhr

Le conferenze di Cannes e Genova avevano lasciato da parte il problema delle riparazioni.

Nel luglio 1922 il cancelliere Wirth chiese una moratoria dei pagamenti, a causa dell’inflazione galoppante che aveva colpito il marco. All’assenso di Lloyd George, seguì quello di Poincarè, a condizione che le miniere della Ruhr fossero date in pegno agli alleati. Iniziava, così, la politica del “pegno produttivo”.

L’Inghilterra si oppose a questo sistema, esigendo peraltro anche dalla Francia il pagamento dei debiti di guerra, cosa che i francesi erano disposti a fare solo dopo aver ricevuto le indennità tedesche. La moratoria fu quindi negata.

Altro motivo di attrito franco-inglese fu la ritirata francese da Cianak nella zona di Costantinopoli, che lasciava gli inglesi da soli a combattere contro le truppe di Kemal.

L’occupazione Militare della Ruhr

Nel novembre 1921 Lloyd George fu sostituito da Law, ma la politica inglese non mutò. Poincarè era deciso ad occupare la Ruhr alla prima inadempienza tedesca nei pagamenti, appoggiato nella Commissione per le riparazioni dai belgi e dagli italiani. Grazie a questi appoggi, alla conferenza di Parigi nel gennaio 1923 fu decisa l’occupazione militare della Ruhr copo che la Commissione dei Pagamenti aveva certificato l’insolvenza della Germania nel dicembre del 1920.

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Il governo tedesco protestò immediatamente e ordinò ai lavoratori della Ruhr di praticare una “resistenza passiva”, sostenendo economicamente i lavoratori nei loro scioperi. Vi furono scontri e sabotaggi ma, nonostante ciò, Poincarè usò l’esercito e minatori francesi per far produrre le miniere, organizzando il “monopolio delle ferrovie”: si trattava di treni speciali sotto il controllo delle truppe di occupazione, che trasportavano lavoratori francesi e belgi per lavorare nelle miniere, aggirando i picchetti e le manifestazioni.

Questa ostinazione ebbe effetto, in quanto la Germania, strozzata dalla crisi economica e dal peso del sostegno economico per i lavoratori della Ruhr, non poteva mantenere a lungo gli operai in sciopero. Questi riprendevano spesso spontaneamente il lavoro per paura di essere rimpiazzati nel tempo dai francesi, tenuto conto che durante il periodo del “monopolio delle ferrovie” furono espulsi dalle zone occupate ben 145.000 tedeschi.

StresemannNell’agosto 1923 a capo del governo fu chiamato il banchiere liberale Stresemann (una carica che in quel momento pochi agognavano in Germania) che, come primo atto, ordinò la fine della “resistenza passiva”.

La situazione interna tedesca era davvero molto critica. Stresemann dovette affrontare due tentativi rivoluzionari, uno comunista ed un altro nel 1923 nazionalsocialista durante il quale fu arrestato Adolf Hitler.

Movimenti Separatisti in Renania

Konrad AdenauerForte era anche la pressione dei separatisti renani, ai quali l’occupazione della Ruhr aveva offerto un ulteriore motivo di protesta. A capo del movimento separatista vi fu il dottor Dorten. Questi inizialmente intraprese un viaggio a Parigi per cercare un contatto e l’appoggio delle autorità francesi. Benché non fosse stato ricevuto dal Presidente Poincaré (comunque ostile al suo programma), ricavo una favorevole impressone da questo viaggio e fu incoraggiato nel suo progetto di creazione di un “governo provvisorio della Repubblica renana”. Successivamente la Francia appoggiò le rivendicazioni autonomiste più legalitarie del sindaco di Colonia, Adenauer, ma gli inglesi si opposero all’autonomia della regione renana. Inoltre grazie al lavoro di risanamento economico operato dal presidente Strasemann (varo del Ratenmark nel 1923), questi allentò le tensioni interne in Germania, ottenendo che Poincaré abbandonasse completamente la questione. Cosicché i movimenti autonomisti non sopravvissero che fino al ’24.

Zone di conflitto in Europa

Strasemann e il problema delle Riparazioni

L’eccellente operato di Stresemann riuscì soprattutto a riaprire il dialogo con la Francia sulla questione delle riparazioni; risolta la situazione egli lasciò il posto da Cancelliere per far si che si formasse un vero e proprio governo, ma fu sempre chiamato al ministero degli esteri.

Il Presidente Americano CoolidgeNel novembre 1923 Poincaré (pressato dalla crisi economica francese e dalle elezioni imminenti) accettò la proposta del presidente americano Coolidge (succeduto ad Hardings morto nell’agosto del 1923) di istituire una commissione di esperti per valutare il problema delle riparazioni, al fine di ridare vigore all’economia tedesca ed in tal modo far saldare ai paesi europei i loro debiti verso gli Stati Uniti.

La commissione fu presieduta dal banchiere americano Dawes e presentò il suo piano nell’aprile 1924, sia agli alleati che alla Germania.

Stresemann si dichiarò disponibile ad accettare le decisioni della commissione, come pure Poincarè, più che altro per l’incalzante crisi economica che stava colpendo la Francia, che aveva sempre più bisogno del sostegno finanziario della Gran Bretagna.

Intanto in Francia ed Inghilterra i governi cambiavano guida: in Francia il “cartello delle sinistre” portò al potere il radicale Herriot, in Inghilterra diveniva Primo Ministro il laburista MacDonald. Questo determinò un allentamento delle tendenze nazionaliste presenti soprattutto nell’opinione pubblica francese, determinando un clima più favorevole alla distensione dei rapporti con la Germania.

Herriot MacDonald

 

Il Piano Dawes

Sia Herriot che MacDonald chiesero a Stresemann un controllo generale sull’armamento tedesco, accettato dal Cancelliere Tedesco. Herriot annunciò così la fine dell’occupazione della Ruhr con l’applicazione del piano Dawes.

Il piano Dawes consisteva in un accordo valevole per cinque anni, durante i quali la Germania avrebbe dovuto pagare rate annuali crescenti da 1 miliardo a 2.5 miliardi di marchi oro (cifra notevolmente inferiore rispetto ai 132 miliardi di marchi oro chiesti all’epoca dello “Stato dei pagamenti”).

Conferenza di Londra del 1924

MacDonald, il premier laburista ingleseNella Conferenza di Londra del luglio 1924 si discusse sull’adozione del piano, inizialmente però senza la Germania chiamata a partecipare solo alla seconda parte della Conferenza (questo avrebbe provocato una protesta da parte di Stresemann). Si discusse sull’evacuazione della Ruhr (solo tra Herriot e Strasemann); grazie anche alla mediazione di MacDonald, stabilendo una evacuazione scaglionata in un anno, tranne la città di Colonia (occupata in virtù del trattato di Versailles) che doveva essere liberata secondo il Trattato entro il 10 Gennaio del 1925, quindi a breve. Questo però avrebbe di fatto tagliato fuori le truppe di occupazioni francesi: a questo ovviamente si opponeva la Francia.

Nel frattempo però le ispezioni degli armamenti tedeschi rivelarono la presenza di armi proibite dal trattato di Versailles: questo provocò le preoccupazioni del governo francese e britannico che decisero di rimandare l’evacuazione.

Perciò la Ruhr fu liberata nell’agosto 1925 dopo che furono giudicate sufficienti da parte di Francia e Inghilterra gli impegni presi dalla Germania relativamenhte agli armamenti. La zona di Colonia, in seguito ai patti di Locarno, fu liberata solo nel gennaio 1926.

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